Logopedia I anno (AA 2015/2016)
La LIS: la lingua dei segni
La lingua dei segni è una lingua che veicola i propri significati attraverso un sistema codificato di segni delle mani, espressioni del viso e movimenti del corpo. È utilizzata dalle comunità dei segnanti, a cui appartengono in maggioranza persone sorde, e contiene aspetti verbali (i segni) e aspetti non verbali (le espressioni sovrasegmentali di intonazione, per esempio) come tutte le lingue parlate o dei segni.
La comunicazione avviene producendo quelli che a un profano possono sembrare disegni compiuti con una o entrambe le mani, banali gesti, ma che sono in realtà precisi che, a differenza di quelli percepibili nell'ordinaria gestualità, hanno uno specifico significato, codificato e assodato, come avviene per le parole. A ognuno di essi è assegnato un significato, o più significati. Le lingue dei segni sfruttano il canale visivo-gestuale, perciò il messaggio viene espresso con il corpo e percepito con la vista.
Le lingue dei segni sono afferenti alle comunità dei sordi sparse su tutto il mondo: a diverse nazioni corrispondono diversi sistemi di segni, e quindi una diversa lingua. Esiste anche la proposta di una lingua internazionalmente valida, il Signuno, basata sull'Esperanto.
È da sottolineare poi che, al pari di quanto avviene con le lingue ordinarie, le lingue dei segni possono presentare, all'interno dello stesso paese, leggere varianti regionali e, in certi casi, perfino all'interno di una stessa città tra circoli di diversi istituti.
La LIS è la lingua italiana dei sordomuti. La scelta della definizione “lingua dei segni italiana” vuole sottolineare il fatto che si tratta di una lingua vera e propria, con uso di un sistema di simboli e regole grammaticali, che viene usata dai membri di una “comunità”, e che, come tutte le lingue, muta nel tempo e nello spazio a seconda delle esigenze comunicative dei parlanti (e segnanti) della comunità stessa e ne definisce l'identità.
La comunità dei sordi è una sorta di rete che si estende su tutto il territorio attraverso eventi che rappresentano un crocevia all'interno del quale si incontrano e passano persone sorde e udenti, costruendo tra loro relazioni interpersonali e rapporti tra associazioni ed enti. I nodi di questa rete sono i luoghi di incontro delle persone sorde, ma anche udenti, che usano la LIS oltre all'italiano, luoghi formali come associazioni, scuole ed università, enti di ricerca, e luoghi informali come bar, circoli, punti di ritrovo.
Cenni storici
La comunicazione visiva dei sordi è nota sin dall'antichità, anche se le notizie su quello che allora veniva chiamato linguaggio mimico o dei gesti, sono molto frammentarie. Il primo a descrivere nei suoi scritti in modo più sistematico la lingua dei segni usata dai suoi studenti sordi è l'educatore e fondatore della Scuola di Parigi per sordi, l'Abbé de L'Epée, che, nella seconda metà del 1700, decide di utilizzare questa forma di comunicazione per insegnare la lingua scritta e parlata aggiungendo dei segni da lui creati corrispondenti a elementi grammaticali e sintattici della lingua francese.
Tra gli allievi di de l'Epée troviamo anche un abate italiano, Tommaso Silvestri, che nel 1783 si recò a Parigi per imparare la nuova “arte di istruire i sordomuti” grazie al generoso contributo di Pasquale Di Pietro, ricco signore romano, che intendeva offrire la possibilità di un'educazione ai sordi della sua città, al tempo lasciati ancora senza nessuna forma di istruzione. Tornato in Italia, Silvestri iniziò subito la sua opera. Del suo lavoro rimane una parziale descrizione nel suo “Maniera di far parlare e d'istruire speditamente i sordi e i muti di nascita”, in cui sostanzialmente afferma di aver adottato il metodo dei segni metodici di de L'Epée.
Tra la fine del '700 e la prima metà dell'800 nascono in Italia, grazie al successo della scuola di Silvestri, numerosi istituti per sordomuti. Per lungo tempo saranno questi i luoghi in cui si identifica la storia della comunità sorda.
Dopo il 1880 lo sviluppo della lingua dei segni subisce una profonda battuta di arresto. È questo l'anno del “Congresso internazionale per il miglioramento della sorte dei sordomuti” tenutosi a Milano, assemblea generale degli educatori. Il congresso stabilì, nonostante alcuni voti contrari da parte sia di educatori sordi che udenti, la superiorità del metodo oralista ad un'educazione bimodale, concentrando l'attenzione sulla riabilitazione acustico-logopedica, impedendo quindi un'educazione che prevedeva l'utilizzo sia di una lingua orale che di una lingua segnata per gli studenti sordi. Tale risoluzione interruppe di fatto la via al riconoscimento della lingua dei segni. La filosofia oralista si impose, per circa un secolo, in tutto il mondo. Questa controversa decisione non impedì tuttavia alle comunità sorde di continuare ad utilizzare i segni, sebbene in maniera “clandestina”.
La mancanza di una istituzione preposta all'insegnamento sistematico di questa lingua, ha portato gli studiosi ad ipotizzare che in ogni nuova generazione si verificasse tra i segnanti sordi un processo di “creolizzazione”: inteso come il lavoro che ogni bambino, esposto a un sistema di comunicazione in cui l'input sia carente o non sistematico, si trova a dover compiere per elaborare una lingua completa e funzionale.
Bisognerà attendere la metà del '900 perché la comunità scientifica cominci a rivolgere l'attenzione a questa forma di comunicazione. Sarà l'americano William Stokoe il primo studioso ad approcciarsi in maniera obiettiva all'allora misconosciuta lingua dei segni della comunità americana. La genesi della lingua dei segni americana ha avuto una storia simile a quella italiana, infatti entrambe le lingue affondano le loro radici nella scuola di de l'Epée.
Lo statunitense Thomas Hopkins Gallaudet, affascinato dall'opera di Sicard (successore di de L'Epée), si recò in Francia e dopo un anno di tirocinio presso l'istituto dei sordi di Parigi, decise di tornare in patria nel 1816 portando negli Stati Uniti la lingua dei segni francese, che si diffuse grazie alla nascita di istituti per sordi, a partire dalla prima scuola a Hartford, nel Connecticut. La LSF, comb...
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