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Teorie e strumenti di valutazione psicosociale

Prima parte: metodi qualitativi

Aspetti metodologici e tecniche di ricerca

La ricerca psicosociale è la ricerca scientifica condotta nell’ambito delle scienze psicologiche e sociali. La ricerca psicosociale si distingue dalla ricerca scientifica delle scienze naturali per il diverso oggetto (persona), la prossimità ontologica tra osservatore e osservato, e la comprensione (valutare la mente degli individui).

Può seguire due orientamenti:

  • Teorico: produce i propri asserti partendo da altre teorie e sviluppando proprie ipotesi e modelli.
  • Empirico: produce i propri asserti attraverso l’esperienza diretta con l’oggetto.

La ricerca psicosociale è costituita da una successione di operazioni il cui obiettivo è trovare risposte a interrogativi di varia natura sulla realtà. Questa procedura prevede quattro momenti fondamentali:

  • Il disegno della ricerca.
  • La costruzione della documentazione empirica.
  • L’analisi.
  • La comunicazione dei risultati.

L’obiettivo è dare una risposta alla domanda iniziale sulla realtà. Per dare questa risposta possono essere usati metodi diversi che si distinguono in:

  • Metodi quantitativi (esperimento di laboratorio, analisi campionaria ecc.) basati sull’uso dei numeri e della statistica.
  • Metodi qualitativi (osservazione, interviste ecc.) basati sulla rappresentazione narrativa dei fenomeni in studio.

Modi della ricerca psicosociale

I modi della ricerca psicosociale sono: l’esperimento (metodo quantitativo), la simulazione (metodo quantitativo) e l’osservazione (metodo qualitativo).

L'esperimento

L’esperimento è lo strumento che permette di controllare le ipotesi causali, cioè quelle ipotesi di relazione causa effetto tra due variabili. Per sottoporre a verifica le ipotesi devono essere soddisfatti tre requisiti:

  • Covarianza tra variabile indipendente X e variabile dipendente.
  • Eliminare gli effetti delle variabili terze.
  • Controllo sulla direzione causale ottenuta rendendo omogenei i gruppi sperimentale e di controllo e manipolando le variabili.

L’esperimento di laboratorio, pur rientrando nell’ambito dei metodi quantitativi, può essere declinato anche in ambito qualitativo in due modi: facendo entrare la ricerca qualitativa in laboratorio (esempio esperimento di Asch che introduce l’intervista discorsiva) permettendo una maggiore conoscenza del fenomeno che si vuole studiare; portando l’esperimento fuori dal laboratorio (esempio esperimento di Rosenham) in questi casi il controllo sulla variabile indipendente c’è sempre ma viene meno il controllo sulle variabili terze, tuttavia l’aspetto positivo è una maggiore conoscenza del fenomeno attraverso l’indagine di relazioni causali osservando relazioni sociali vere.

La simulazione non è una procedura di ricerca empirica perché il ricercatore non fa esperienza diretta del suo oggetto di studio ma conduce la propria attività osservatrice o sperimentale su una copia dell’oggetto.

Osservazione

L’osservazione è uno dei modi della ricerca psicosociale nel quale è possibile trovare tecniche di ricerca qualitativa. Le procedure osservative si applicano a due tipi di situazioni:

  • Osservazione dei comportamenti di individui o collettivi e in quest’ultimo caso l’attenzione si focalizza sull’interazione sociale.
  • Osservazione dei prodotti dei comportamenti, detti documenti naturali perché prodotti spontaneamente dall’individuo e non sotto richiesta del ricercatore. I documenti naturali si distinguono in segnici (testi) e non segnici (manufatti).

Tassonomie delle tecniche di osservazione

Tecniche di osservazione degli individui

Intervista di ricerca è una forma speciale di conversazione che coinvolge due o più individui con lo scopo di raggiungere un obiettivo cognitivo precedentemente definito. L’intervista di ricerca somiglia ad altri tipi di dialogo usati dallo psicologo ma si distingue sia dal test psicologico, infatti non richiede una performance cognitiva, sia dal colloquio clinico, infatti non prevede una modificazione dell’intervistato. In base allo schema di rilevazione, cioè la procedura con la quale i soggetti sono interpellati e a loro volta rispondono ai quesiti, l’intervista può essere strutturata (cioè c’è un copione con domande e risposte prestabilite, per cui l’intervistato deve scegliere quale risposta dare tra quelle fornite), oppure l’intervista può essere discorsiva (cioè l’intervistatore pone delle domande prestabilite ma dà la possibilità all’intervistato di rispondere a parole sue).

L’intervista discorsiva è quella usata nell’ambito della ricerca qualitativa. Con questa intervista il ricercatore non ottiene solo un profilo sociodemografico dell’intervistato ma qualcosa di più vasto che nel caso di una ricerca quantitativa non sarebbe riuscito a ottenere. Si ottengono conoscenze sulle forme espressive usate, sulla struttura argomentativa, sulla punteggiatura usata, sulle emozioni provate durante particolari esperienze e sulla posizione del locutore, che può essere protagonista della propria narrazione oppure può assumere un ruolo di passività.

L’intervista discorsiva per forma si distingue in libera (l’intervistatore introduce un tema più o meno generale e poi lascia l’intervistato a costruire da sé il suo discorso) o guidata (l’intervistatore usa una traccia, una sorta di canovaccio costituito da domande la cui posizione è flessibile che guida lo sviluppo della conversazione).

L’intervista discorsiva sulla base del contenuto si distingue in tematica (l’intervistatore indaga su temi ben precisi, come sistemi di valori, credenze e atteggiamenti del soggetto) o narrativa (attenzione al passato del soggetto e alla sua biografia).

Passi per una ricerca qualitativa con intervista discorsiva

Quando si decide di fare una ricerca qualitativa impiegando la tecnica dell’intervista discorsiva quali sono i passi da seguire?

Il primo passo è quello del disegno della ricerca ossia della sua progettazione, che prevede la definizione della domanda cognitiva, cioè cosa il ricercatore vuole conoscere sulla realtà e non parte da ipotesi (ambito della ricerca quantitativa). Successivamente bisogna individuare gli intervistati, cioè quale tipo di persona è in grado di rispondere alla domanda, e per scegliere gli intervistati occorre ricorrere a un piano di campionamento. Il campione può essere scelto secondo la tecnica della scelta ragionata (theoretical sampling) definito prima dell’intervista (es: decido di intervistare 50 soggetti eterogenei che credo essere in grado di rispondere alla mia domanda cognitiva); oppure campionamento per saturazione teorica, cioè continuo a fare interviste fino a quando otterrò nuove conoscenze.

Il passo successivo del disegno di ricerca è scegliere la forma dell’intervista e il suo contenuto, ciò dipende dalla domanda cognitiva, dalle caratteristiche degli intervistati (es: sono in grado di produrre da soli un discorso?) e dal tipo di analisi cui si vuole sottoporre un documento (il ricercatore vuole focalizzarsi sul contenuto o sulla strutturazione del discorso?).

L’ultimo passo del disegno di ricerca consiste nella selezione degli intervistatori, che devono aver maturato una certa esperienza in questa tecnica e devono essere edotti sul tema della ricerca.

Dopo che la ricerca è stata strutturata, si passa alla fase della costruzione della documentazione empirica. In questa fase il ricercatore deve porsi in una posizione di ascolto attivo, deve porre domande brevi e incisive, deve usare la tecnica dell’eco. Si procede poi con la trascrizione dell’intervista che è stata registrata, annotando anche la comunicazione non verbale, usando il corsivo.

La fase successiva della ricerca prevede l’analisi della documentazione empirica, osservando il primato dei casi sulle variabile e attenzionando i contenuti e la forma del discorso. Per questa analisi si può ricorrere a procedure informali, in cui il ricercatore costruisce dei tipi ideali, o formalizzate come l’analisi strutturale del discorso. Gli esiti di queste analisi consistono nella classificazione dei testi dell’intervista o classificazione dei soggetti intervistati.

L’ultimo passo della ricerca prevede la comunicazione dei risultati in documenti scritti che devono riportare le argomentazioni teoriche supportate da citazioni e l’allegato digitale con le trascrizioni integrali delle interviste.

Tecniche di osservazione dei collettivi

Per distinguere queste tecniche di osservazione si prendono in considerazione due criteri. Il primo criterio è rappresentato dalle caratteristiche dell’ambiente per cui si distingue tra ambiente naturale e artificiale; il secondo criterio è rappresentato dal grado di intrusività del ricercatore durante l’osservazione nell’ambiente naturale.

Tecniche di osservazione di collettivi in ambiente naturale e alta intrusività del ricercatore

Osservazione partecipante: è la tecnica per eccellenza della ricerca qualitativa, utilizzata soprattutto dall’etnografo. La caratteristica di questa tecnica è l’osservazione, da parte del ricercatore, di una cultura, sottolineando che osservazione non significa solo riportare i dati di ciò che si vede ma significa fare esperienza di un’intera cultura, di ricostruirla secondo gli occhi del ricercatore.

Di conseguenza questa tecnica richiede una forte relazione tra l’osservatore e l’osservato, il ricercatore infatti entra all’interno della cultura nel suo contesto naturale e ne diventa parte. Inoltre la ricerca è fortemente influenzata dalle caratteristiche del ricercatore. Questa osservazione di una cultura e dell’interazione sociale dei membri di una cultura nel loro contesto naturale è caratterizzata dalla partecipazione dell’osservatore, partecipazione significa vivere con i soggetti di studio e a volte vivere come loro, ciò permette al ricercatore di fare un’esperienza emotiva e cognitiva della cultura oggetto di studio appropriata. Il ricercatore può affiancare all’osservazione partecipante altre tecniche, come: l’osservazione documentaria, l’osservazione naturalistica, e l’intervista discorsiva.

Come si svolge la ricerca qualitativa, la ricerca etnografica, secondo la tecnica dell’osservazione partecipante?

Il primo passo è il disegno di ricerca. In questa fase il ricercatore deve definire il ruolo osservativo, cioè scegliere di effettuare un’osservazione coperta cioè agire all’insaputa degli ospiti o un’osservazione scoperta, cioè esplicitare a tutti o a molti dei membri della cultura la sua identità e gli scopi della sua ricerca.

Ovviamente la scelta di uno o dell’altro ruolo ha aspetti positivi e negativi che il ricercatore deve considerare. I pro della scelta del ruolo di osservatore coperto sono: l’entrata nella cultura senza alcuna difficoltà, ci si presenta come un individuo qualsiasi, la presenza di questa nuova figura non mette in difficoltà gli altri perché non sanno veramente la sua identità e quindi tendono ad agire con maggiore naturalezza, inoltre al ricercatore è assegnato un ruolo, se quest’ultimo aspetto può essere positivo da un lato perché si è completamente inglobati in quella cultura dall’altro lato però non permette al soggetto di sperimentare altri ruoli entrando in contatto con altri membri della società.

Questa rigidità nel ruolo è uno dei contro della scelta del ruolo di osservatore nascosto cui si aggiungono anche la difficoltà che il ricercatore avrà quando dovrà lasciare il gruppo e i problemi spesso etici legati alla pubblicazione del suo lavoro. Di contro, gli aspetti positivi della scelta del ruolo di osservatore scoperto sono la maggiore flessibilità nei ruoli, nei tempi e nei modi di lavoro; la possibilità di usare gli strumenti del back talk cioè la possibilità di chiedere ai soggetti commenti sull’appropriatezza delle procedure osservative impiegate e delle interpretazioni fatte; e ovviamente il distacco con più facilità dal gruppo dopo la fine della ricerca. I contro sono la difficoltà e le resistenze che si possono incontrare per entrare in quel gruppo, infatti i membri di una cultura possono sentirsi controllati e non sono liberi di mostrare realmente i loro modi di fare e volte possono anche chiedere al ricercatore di fare da arbitro in particolari controversie, perché lo percepiscono come qualcuno di più esperto, e a volte rischiano di manipolarlo.

Durante il disegno della ricerca, si deve stabilire l’oggetto e per fare questo si possono scegliere due percorsi: 1) partire dalla domanda cognitiva e poi individuare l’oggetto; 2) dall’oggetto arrivare alla domanda cognitiva. La seconda fase della ricerca etnografica prevede la costruzione della documentazione empirica che si articola in due momenti diversi:

  • Momento dell’accesso da parte del ricercatore nella cultura oggetto di studio che dipende dal ruolo che il ricercatore ha deciso di ricoprire. Infatti, se vuole condurre un’osservazione coperta entrerà nella cultura secondo trafile standard o addirittura ridefinendo il suo ruolo; se invece opta per un’osservazione scoperta può farsi aiutare da un mediatore culturale.
  • Momento del lavoro sul campo costituito dall’osservazione e dal back talk. I momenti dell’osservazione sono tre: osservazione descrittiva (una descrizione ampia della cultura studiata attenzionando lo spazio, il tempo, gli attori e le attività principali); osservazione focalizzata (descrizione focalizzata di un aspetto specifico della cultura studiata); osservazione selettiva (ancora più particolareggiata). Ciascuna di queste tre fasi osservative è combinata dal back-talk, cioè si coinvolgono i soggetti e si chiedono dei commenti sulla relazione osservativa e sull’appropriatezza dell’interpretazione. A volte questi possono essere resi spontaneamente al ricercatore altre volte deve essere lui a sollecitarli.

La produzione della documentazione prevede la redazione di note etnografiche quotidiane e si distinguono in appunti rapidi presi durante la giornata e nella redazione più metodica di note etnografiche in un secondo momento, sviluppando gli appunti presi sul campo. Quando si stendono le note etnografiche, sono tre i principi guida: concretezza (utilizzare un linguaggio semplice e vicino alla cultura), ridondanza (essere dettagliati), distinzione (tra note etnografiche e relazione osservativa).

La terza fase della ricerca prevede l’analisi della documentazione empirica che inizia con la stesura delle prime note etnografiche. La terza fase della ricerca etnografica è la testualizzazione, cioè la comunicazione dei risultati, che deve essere accompagnata non solo da dati obiettivi ma anche dalle interpretazioni dell’autore.

Shadowing

Il ricercatore osserva l’interazione sociale seguendo, come un’ombra appunto, un individuo per giorni o settimane e registrando le interazioni sociali in cui è coinvolto e ascoltandone i dialoghi. L’osservatore non si limita a osservare il soggetto ma dialoga con quest’ultimo. Questa tecnica si caratterizza per l’elevata intrusività da parte del ricercatore, per un carattere di parzialità (si conosce la cultura e l’interazione sociale così come è vissuta da quel soggetto specifico), l’applicabilità a soggetti in grado di tollerare questa presenza intrusiva e continua di un osservatore.

Tecniche di osservazione dei collettivi caratterizzate da assenza di intrusività e applicate in un ambiente naturale

Osservazione naturalistica: osservazione dell’interazione sociale in ambiente naturale senza l’intrusività del ricercatore, per cui ci si limita a riferire i comportamenti visti dal ricercatore senza interpretazione. È tipica dell’etologia animale e umana.

Tecniche di osservazione dei collettivi applicate in un contesto artificiale

Focus group: tecnica di osservazione che si applica su piccoli gruppi condotti da un moderatore che sollecita la discussione su un tema specifico. Questa procedura osservativa è condotta da due ricercatori: uno che funge da moderatore, cioè conduce il gruppo e porge le domande, e uno che funge da assistente cioè registra tutte le interazioni verbali e non verbali tra i membri del gruppo. Il gruppo è artificiale cioè costituito dal ricercatore, quindi gli individui non si conoscono; è relativamente piccolo (6-10 persone), la dimensione dipende da due considerazioni, da un lato il numero ridotto è scelto in modo da consentire a tutti la possibilità di esprimere la propria opinione, d’altro lato non ci può ridurre a 2 o 3 persone perché bisogna raccogliere una gamma di opinioni abbastanza ampia; inoltre il gruppo deve presentare le condizioni per favorire l’interazione reciproca tra i membri.

Il focus group serve a rilevare gli atteggiamenti, le rappresentazioni sociali, i valori sostenuti dai membri del gruppo che discute su un determinato tema; perché gli individui si rappresentano il mondo in un determinato modo; come gli individui sono giunti alla costruzione di determinate rappresentazioni attraverso l’interazione sociale (con il focus group riproduciamo in vitro l’interazione sociale naturale); e come gli individui si accostano o si distanziano dalle opinioni altrui. Avendo definito cosa è e a cosa serve il focus group, si può definire cosa non è: non è un’intervista di gruppo (non c’è alternarsi di domande e risposte tra osservatore e soggetti);

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/02 Psicobiologia e psicologia fisiologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fre15189 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e strumenti di valutazione psicosociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica internazionale UNINETTUNO di Roma o del prof Paciello Marinella.
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