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Teorie e strumenti di valutazione psicosociale

Rielaborazione personale basata sulle videolezioni con approfondimento nei seguenti testi: Teorie e tecniche dei test, uso e interpretazione di Picone-Rizzuti; i test psicologici di Pedrabissi-Santinello; Tecniche dell'intervista e del questionario di Zammuner; Misurare la mente di Di Nuovo.

Esame di Teorie e strumenti di valutazione psicosociale docente Prof. M. Paciello

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Test di abilità misurano fattori specifici che correlano con l’abilità cognitiva generale.

Sono utili nell’orientamento scolastico e professionale e nella selezione del personale.

Test di attitudine si riferiscono a potenzialità dell’individuo.

Test di profitto misurano quanto i soggetti abbiamo imparato in un determinato

campo.

Test speciali usati per particolari ragioni, tipo prove per soggetti cerebrolesi, per

monitorare particolari disabilità, o per studiare popolazioni a rischio, o individuare

precocemente particolari deficit e sono utili per fare diagnosi e suggerire terapie e

programmi di riabilitazione.

Il modello della teoria dell’errore casuale o modello classico della teoria dei

test. Secondo questa teoria, il punteggio ottenuto in un test può essere scomposto in

due componenti. X =V + E. Cioè la componente vera e l’errore legato all’operazione

stessa di misurazione. Gli errori possono essere distinti in sistematici e casuali.

L’errore è sistematico quando il suo effetto influenza sistematicamente, cioè nella

stessa direzione e con la stessa intensità, tutti i punteggi raccolti a un test, cioè tutti i

soggetti sottoposti al test. L’apporto di errore sistematico può essere tendenzialmente

eliminato con un’accurata costruzione e taratura del test. L’errore casuale influenza in

modo diverso i diversi soggetti sottoposti a uno stesso test. esso può essere dovuto ad

ambiguità degli item, dalle condizioni interne ai soggetti (umore, stanchezza), dal

somministratore. L’errore casuale incide sull’attendibilità e validità del test. La

conseguenza nell’assumere questo modello sarà, che se è vero che ogni misurazione

produce errore, allora il punteggio di un soggetto a un test non sarà il punteggio vero

ma un punteggio osservato che sarà uno dei possibili punteggi del soggetto dato il suo

punteggio vero. Di conseguenza, se potessimo compiere misurazioni all’infinito,

l’errore scomparirebbe perché facendo la media di tutti i punteggi osservati

otterremmo il punteggio vero. Fare misurazioni infinite non è possibile.

Teoria della risposta all’item indica la probabilità di produrre una certa risposta

all’item di un test dipende da due parametri (secondo il modello di Rasch): uno legato

alla persona (abilità o caratteristica) e uno legato all’item (difficoltà o capacità

discriminativa). La risposta che ogni soggetto dà a un item dipende dal tratto latente

(costrutto non osservato ma inferito da indicatori). Attraverso questo modello

calcoliamo la probabilità che una persona, che possiede un certo livello in un tratto

latente, risponda correttamente a un item che ha una certa difficoltà. La probabilità si

ottiene dividendo l’abilità del soggetto (rapporto tra n. di risposte corrette e n. di

risposte errate a tutti gli item) e la difficoltà dell’item (rapporto tra n.risposte errate e

n. risposte corrette date allo stesso item da tutti i soggetti). Se la capacità del

soggetto è maggiore della difficoltà dell’item, la probabilità di rispondere

correttamente è maggiore di 0.5. quindi secondo questo modello, la risposta corretta è

più probabile rispetto quella sbagliata quando il parametro della capacità del soggetto

supera quello della difficoltà degli item.

Nella costruzione di un test, il ricercatore dovrebbe sempre esplicitare il tipo di

indicatore usato. Si distinguono: indicatori riflettivi, che riflettono l’effetto del

costrutto teorico, questo si ipotizza come latente e gli indicatori come variabili

misurate causate dal costrutto (es: alla prima difficoltà tendo a deprimermi –

indicatore; risposta: molto – variabile misurata; costrutto latente: depressione che

causa la risposta), gli indicatori riflettivi sono effetto di un fattore comune quindi sono

correlati tra loro; indicatori formativi formano il costrutto latente che è la somma di

una serie di indicatori e quindi funzione di essi (es: perdita di un familiare, divorzio,

perdita di lavoro, numero di ore lavorative ecc. formano il costrutto latente dello

stress) tra loro non è necessaria correlazione.

Se gli indicatori usati sono riflettivi, il modello usato sarà fattoriale. L’analisi

fattoriale è una tecnica statistica che consente di individuare dimensioni latenti a una

serie di item o variabili. La logica è semplice se una serie di item o variabili correlano

tra di loro, si ipotizza che qualcosa le accomuni.

Se gli indicatori usati sono formativi, il modello usato è regressivo che si basa sulla

tecnica della regressione multipla, attraverso essa distinguiamo variabili che predicono

(ind.) e variabili predette (dip.) con questa tecnica non otteniamo solo la correlazione

tra variabile dip e ind. ma valutiamo anche l’importanza relativa di ciascuna variabile

predittrice.

le proprietà psicometriche dei test.

Dimensionalità. Lo studio della dimensionalità di un test è lo studio del numero e

delle caratteristiche delle dimensioni latenti di un costrutto. Per questo studio, la

tecnica da usare è l’analisi fattoriale, che si applica nel caso di indicatori riflettivi, cioè

ipotizziamo che gli item siano il riflesso osservabile del costrutto latente. Questa

tecnica serva a identificare i fattori latenti (dimensioni, tratti, componenti) dei costrutti

che spiegano le correlazioni tra variabili osservate (indicatori/item). Esistono diverse

tecniche di analisi fattoriale, ma quella più usata è l’analisi delle componenti principali.

Bisogna scegliere quindi la tecnica, il numero di fattori/dimensioni da estrarre e il tipo

di rotazione fattoriale da effettuare. Rotazione fattoriale consiste nel ruotare un

angolo dell’item in modo da rendere gli item il più possibile correlati con un fattore e

meno possibile correlati con gli altri fattori. Con la rotazione fattoriale otteniamo

un’interpretazione migliore dei risultati. La rotazione fattoriale si effettua quando sono

estratti almeno due fattori e può essere ortogonale o obliqua. Rotazione ortogonale:

quando s ipotizza che i fattori estratti non siano correlati tra di loro. Rotazione obliqua:

quando si ipotizza che i fattori estratti siano correlati tra loro. Dopo questa prima fase

si scartano gli item che hanno una bassa correlazione con i fattori oppure si può

modificare il numero di fattori ipotizzati teoricamente. La procedura è ripetuta finché

la soluzione fattoriale non è soddisfacente. I risultati di un’analisi fattoriale. La

percentuale di varianza spiegata complessivamente rende ragione della correlazione

tra gli item e ci consente di identificare il numero delle dimensioni latenti. Le

saturazioni fattoriali di ogni item con le dimensioni ci diranno indicazioni su come gli

item tendono a raggrupparsi. Come si scelgono gli item migliori? Si estraggono due

fattori. Si stabilisce una rotazione obliqua, cioè si ipotizza che i due fattori siano

sottodimensioni di una dimensione più generale e quindi correlati tra loro. Si

controllano le saturazioni (correlazioni) degli item su ciascun fattore. La situazione

ideale è che la maggior parte degli item che riguardano un fattore saturino su quel

fattore e non sull’altro. Se ciò accade, allora i due fattori estratti ipotizzati sono

veramente dimensioni del fattore. Per la scelta degli item si seguono due criteri. Primo

criterio: l’item satura sul fattore di pertinenza raggiungendo la soglia minima di 0.40.

secondo criterio: confronto tra saturazione sul fattore pertinente e saturazione su

quello non pertinente che deve essere almeno il doppio.

Attendibilità di un test fedeltà o affidabilità è l’accordo tra tentativi indipendenti di

misurare lo stesso concetto teorico. Con questo termine si intende la precisione (il

dato ottenuto dal test riporta la misura esatta di ciò che stiamo misurando) e la

ripetibilità di un test.

Dato che i costrutti psicologici sono inferiti dagli indicatori, nel processo di misurazione

c’è sempre un errore inevitabile, tuttavia un buon test deve comunque consentire un

grado sufficiente di attendibilità nella misura. Secondo la teoria classica del test: X=

Vv+Ve, cioè la variabilità del punteggio osservato dipende dalla variabilità vera e dalla

variabilità dovuta all’errore. La variabilità vera dipende dalla maggiore o minore

capacità del soggetto di rispondere effettuando la prestazione richiesta o di riferire i

suoi stati interni. La variabilità dell’errore dipende da varie cause relative alla fase di

costruzione del test o alla fase di somministrazione. La componente di errore non può

essere eliminata, ma può essere controllata per non far perdere le informazioni

essenziali sulla componente vera della prestazione. A questi problemi di misurazione

risponde la valutazione dell’attendibilità del test. Un test è affidabile quando la sua

attendibilità è elevata , cioè l’accuratezza e la precisione con cui la variabile è

misurata riducendo gli errori di misurazione. L’attendibilità (rxx) può essere definita

come la proporzione di variazione vera rispetto a quella totale, che include anche

quella di errore. Rxx= vv/(vv+ve)= vv/vx. Se consideriamo come indicatori delle

variazioni la varianza osservata del test (sx2) e quella vera (sv2), la formula diventa:

rxx= sv2/sx2. Essendo la varianza vera ciò che resta togliendo dalla varianza totale

quella di errore, l’attendibilità può essere stimata a partire dalla varianza di errore.

Rxx= 1-(se2/sx2). es: un rxx= 0,85 dice che l’85% della varianza dei punteggi è

dovuta alle reali differenze nelle risposte dei soggetti mentre il restante 15% è dovuto

a fonti diverse e difficilmente controllabili.

L’attendibilità di un test può essere dimostrata in modi differenti e la dimostrazione

deve essere presente nel manuale di un test. I metodi per la stima dell’attendibilità

seguono due modalità.

La prima modalità prevede di valutare l’attendibilità usando una solo

somministrazione. Rientrano in questa categoria i metodi:

- Metodo split-half, divisione a metà. Il test o più precisamente gli item sono

divisi a metà per verificare se ogni metà misura la stessa cosa. Se il test è

graduato per difficoltà, ovviamente si cercherà di graduare la difficoltà

all’interno di ogni metà. Solitamente si dividono in item pari e dispari.

Successivamente si correlano i punteggi ottenuti dalle due parti, questo

coefficiente di correlazione si chiama coefficiente di equivalenza. Tuttavia

poiché il coefficiente è calcolato su metà degli item, è necessario apportare una

correzione che rapporti il valore ottenuto all’effettiva lunghezza del test. La

correzione è effettuata attraverso la formula di Spearman-Brown, che stima il

coefficiente che si otterrebbe con un test di diversa lunghezza. Questo metodo è

indicato nel caso in cui non si può fare una doppia somministrazione del test nel

tempo, perché potrebbero cambiare i risultati o a causa di costi eccessivi.

- Metodo della coerenza interna. Ogni item può essere considerato come un

test formato da un singolo item. In questo modo è possibile controllare se tutti

gli item tendono a misurare lo stesso costrutto. Ogni item verrà confrontato con

gli altri e il risultato ci dice quali domande misurano davvero il costrutto e quali

no. Questo metodo è indicato nel caso di test omogenei cioè test in cui qualsiasi

item misura lo stesso costrutto. Il coefficiente usato è l’alpha di Cronbach, che è

l’indice del grado in cui un test misura un singolo fattore. I test omogenei hanno

alpha alti mentre i test eterogenei hanno alpha bassi. Proprio per questo motivo

il coefficiente alpha di Cronbach è considerato un indice della coerenza interna

di un test. affinché l’attendibilità possa essere considerata accettabile il

coefficiente alpha di Cronbach deve essere di almeno 0.70.

L’attendibilità può essere valutata con due somministrazioni:

- Metodo test-retest. Lo stesso test è somministrato allo stesso gruppo di

soggetti per due volte con un certo intervallo di tempo. Questo metodo è

appropriato per verificare la stabilità temporale dei risultati. Scegliere il giusto

intervallo temporale è fondamentale perché un tempo troppo breve rischia di

far ricordare le prove ai soggetti, un tempo troppo lungo può portare

cambiamenti. Solitamente si stima un periodo di 6 mesi. La correlazione fra le

due somministrazioni del test costituisce il coefficiente di attendibilità, detto

anche di stabilità.

- Metodo dell’attendibilità per forme parallele. Consiste nel somministrare

due test simili, per contenuti, lunghezza e difficoltà allo stesso gruppo di

soggetti e poi si correlano i risultati.

Altro metodo di valutazione dell’attendibilità è interscorers reliability o coerenza

tra valutatori che consiste nel far valutare gli stessi protocolli da più persone e

correlare i punteggi assegnati. Più alta è la correlazione meno incide l’errore di

misurazione dovuto allo scoring.

In questi metodi l’ipotesi è che se l’errore di misurazione è basso (o gli errori si

annullano a vicenda in molteplici somministrazioni), la somiglianza tra le due

prestazioni dovrebbe essere elevata. Un indice di attendibilità elevato (superiore a

0.80) testimonia che l’errore dovuto a fattori casuali è limitato. Un valore inferiore a

0.60 segnala che l’errore è eccessivo quindi il test non è affidabile.

L’attendibilità ci dice quanto un test sia una misurazione precisa e ripetibile ma non è

sufficiente come dimostrazione di un buon test. C’è un’altra proprietà psicometrica

che ci dice se il test misura ciò che davvero vogliamo misurare. Si tratta della validità.

Validità è la capacità del test di misurare ciò che effettivamente vogliamo che misuri.

Quando si parla di validità ci si riferisce a un’ampia area che comprende vari tipi di

validità.

- Validità di facciata. È l’impressione che il test misuri ciò che effettivamente si

propone di misurare. La struttura del test e gli item devono apparire motivanti e

significativi sia nella forma che nel contenuto. È anche importante il setting e il

modo di apparire del somministratore. Va ricercata nel corso di costruzione del

test in modo che questo risulti gradevole, comprensibile e pertinente all’oggetto

di valutazione.

- Validità di costrutto. È il grado in cui uno strumento misura il costrutto che

dovrebbe misurare e non qualcos’altro. Per dimostrare che un test ha validità di

costrutto, cioè il punteggio ci dà una buona misurazione del costrutto esistono

diverse procedure. 1- valutazione dell’omogeneità del test, cioè ogni item

misura davvero lo stesso costrutto?. 2- valutazione tramite la matrice multi

tratto multimetodo, per trovare altri costrutti collegati a quello che stiamo

misurando, dobbiamo ottenere almeno due misure dello stesso tratto con

almeno due metodi diversi. 3- analisi fattoriale procedimento matematico che

parte dalle risposte date a un test per identificare dei fattori o costrutti

sottostanti che non emergono a prima vista e che possono influenzare le

risposte. Essa è divisa in due aspetti. Validità convergente: si mette a confronto

un test nuovo con altri già esistenti. Se c’è un’alta correlazione allora il

nuovo test sarà valido. Se la correlazione è troppo alta allora forse il nuovo test

è un duplicato di quello esistente. Questa procedura è adottata per validare

forme simili o ridotte di test già esistenti. Validità discriminante: si mettono a

confronto due test diversi proprio per verificare che il nuovo test non misuri altri

costrutti. La correlazione deve essere bassa.

- Validità di contenuto. Riguarda la pertinenza con l’argomento da valutare. Si

ottiene nel corso di costruzione di un test, che viene sottoposto a un gruppo di

giudici esperti ai quali è chiesto di valutare per ciascun item comprensibilità,

gradevolezza e pertinenza su scale dicotomiche oppure su scale a livelli. Gli

item che ottengono valutazioni positive al di sotto del 75% oppure medie basse

sono riformulati (se il problema riguarda la comprensibilità o la gradevolezza)

oppure sostituiti (se la valutazione riguarda la pertinenza). Nel caso di test

tradotti da altre lingue, gli item vanno prima tradotti, poi fatti ritradurre in

lingua originale partendo dalla traduzione in italiano da un madrelingua. Il

giudizio degli esperti riguarderà anche la comprensibilità della traduzione

definitiva.

- Validità di criterio/esterna è il grado di relazione tra i punteggi di un test e

un criterio esterno di riferimento. Si distingue tra validità concorrente e

predittiva in funzione di quando viene rilevata la relazione tra misura e criterio.

Validità concorrente: il test è correlato con una misura di un’altra variabile

contemporaneamente nello stesso gruppo di soggetti. Validità predittiva: il test

è correlato con un criterio valutabile in un secondo momento. Metodo

discriminante: il test è usato in gruppi di soggetti diversi, in uno solo dei quali è

presente il costrutto che intendiamo misurare: questo gruppo dovrebbe

differenziarsi significativamente dagli altri, oppure sullo stesso gruppo è usato

un altro test che misura un costrutto opposto.

Dopo che è stato ottenuto il punteggio da un test attendibile e valido, si pone il

problema del significato da attribuire al punteggio. È necessario fare riferimento a una

taratura, cioè a una norma stabilita a priori dal costruttore del test basandosi su un

campione della popolazione. Questo riferimento permette di collocare i punteggi

ottenuti dai soggetti su un metro corrispondente alle loro caratteristiche e valutare la

prestazione in termini di scala standard.

Per confrontare i punteggi con una norma di riferimento è necessario standardizzarli,

cioè trasformare il punteggio grezzo di un soggetto ottenuti a un test in punteggi

dotati di significatività, confrontando la prestazione di un soggetto con le

caratteristiche del gruppo di riferimento.

Per costruire delle norme di riferimento è necessario supporre che la caratteristica

che si vuole misurare abbia una distribuzione normale. Si presuppone che molti

individui abbiano quantità intermedie della caratteristica mentre pochi abbiano

quantità rilevanti o irrilevanti. Una conseguenza di tale assunto è quella di usare la

media come riferimento normativo.

Per una buona taratura del test si devono eseguire dei passi.

1- Identificare la popolazione cui il test è destinato.

2- Decidere come effettuare il campionamento affinché il campione sia

rappresentativo della popolazione di riferimento, cioè deve avere una buona

corrispondenza con le caratteristiche della popolazione e deve essere

sufficientemente ampio da ridurre possibili errori di stima dei parametri. Bisogna

distinguere tra campionamento probabilistico e non probabilistico. Nel

campionamento probabilistico tutte le unità della popolazione dalla quale si

vuole estrarre un campione hanno la stessa probabilità di essere estratti. Nel

campionamento non probabilistico la probabilità di essere estratti non è uguale

per tutti gli elementi. Il più semplice campionamento probabilistico è il

campionamento casuale semplice: si estrae a caso da una popolazione

predeterminata un numero prefissato di elementi che costituiranno il campione

normativo (cioè quel gruppo di soggetti le cui risposte al test vengono prese

come termine di riferimento per valutare le risposte di qualsiasi altro soggetto

che successivamente venga sottoposto a quel test. Sul campione normativo

sono calcolate la media e la DV come stima degli stessi parametri della

popolazione; se il campione è rappresentativo, la media del campione è

abbastanza simile alla media della popolazione. I due parametri differiscono in

base all’errore di campionamento: se estraessimo infiniti campioni dalla

popolazione, la distribuzione delle loro medie sarebbe una curva normale

distribuita attorno alla media della popolazione; e la deviazione standard viene

chiamato errore standard della media. Esso si utilizza per stimare un intervallo

di confidenza intorno alla media del campione entro il quale con una certa

probabilità rientrerà la media della popolazione; più l’intervallo è ridotto,

maggiore è la precisione della stima. La formula per calcolarlo: sigmam= sx

(deviazione standard del campione)/ radice quadrata di n (numerosità del

campione). L’errore standard della media diminuisce (e la precisione aumenta)

se la numerosità del campione cresce. Un altro tipo di campionamento è il

campionamento stratificato che consiste nel suddividere la popolazione oggetto

di studio in più tipologie di popolazioni omogenee rispetto a una caratteristica e

da queste estrarre campioni casuali semplici. Più le sottopopolazioni sono

omogenee minore sarà la numerosità del campione necessaria a garantirne la

rappresentatività. In questo caso l’errore standard della media è calcolato sulla

media ponderata. Altro tipo di campionamento è il campionamento a grappolo è

usato quando la popolazione oggetto di studio è già raggruppata (es. scuole,

aziende). Il campione si ottiene estraendo a caso una o più unità e considerando

elementi del campione tutti gli individui appartenenti a quella unità (es. tutti gli

alunni di una classe).

3- Calcolare gli indicatori statistici (media, varianza, attendibilità e validità)

4- Preparare le tavole di conversione dei punteggi grezzi in punteggi

standardizzati.

La trasformazione dei punteggi più semplice è in percentili e ranghi percentili. Lo

scopo è collocare il soggetto che ottiene un certo punteggio in una scala standard

(scala centilica cioè scala ordinale a 100 gradi), valutandone la posizione (rango)

rispetto agli altri soggetti dello stesso gruppo oppure confrontando la posizione dello

stesso soggetto in test diversi. Per rendere omogenea l’attribuzione del rango si

calcola il percentile con apposita formula con cui si valuta la percentuale di soggetti

che si collocano al di sotto o alla pari del soggetto in esame. A livello intuitivo la

distribuzione centilica è suddivisa in quattro quartili. La scala centilica ha dei vantaggi:

cioè la facilità di intuizione; e svantaggi: attraverso di essa otteniamo la posizione del

soggetto rispetto a altri ma non precisa quanto è ampio lo scostamento fra ciascun

grado della scala. La curva di distribuzione dei dati è deformata se riportata su scala

centilica. Tuttavia essa rappresenta l’unica alternativa quando la distribuzione dei dati

di riferimento non si può presumere approssimata alla distribuzione normale.

La più semplice modalità di standardizzazione dei punteggi grezzi è la trasformazione

in punti z. I punteggi sono trasformati in base al punteggio medio e alla variabilità del

campione di cui il soggetto fa parte. Un punto z adatta il punto grezzo su una scala

standard che ha media 0, coincidente con la media del campione normativo, e DV 1.

La formula sarà: z= (xì-X)/S. Il vantaggio di questa trasformazione è duplice: scala

omogenea dove è possibile confrontare soggetti diversi o punteggi dello stesso

soggetto in test diversi. Svantaggio: punteggi z negativi, che si ottengono quando il

punteggio grezzo si colloca al di sotto della media del gruppo. Soluzione convertire i

punti z in punti T, che hanno per convenzione media 50 e DV 10, in modo da eliminare

i segni negativi. Formula: T= 50 + (10z).

Punteggi stanine consentono di trasformare i punti z su una scala a 9 punti, con

media 5 e DV 2.

Punteggi QI trasforma i punteggi su una scala con media 100 e DV 15.

È importante chiarire che queste scale permettono la trasformazione dei punteggi su

scale a intervalli equivalenti.

Prima di passare alla misurazione dell’intelligenza, bisogna cercare di definire questo

costrutto teorico.

Nel 1904 Spearman parlava di un’intelligenza generale, determinata e misurata

oggettivamente. Egli postulava l’esistenza di un fattore g, generale, di intelligenza, pur

ammettendo l’esistenza di abilità specifiche all’interno di questo fattore.

Nel 1920 Cattel si convinse che esistessero diverse forme di intelligenza, a lui risale la

distinzione tra intelligenza fluida (caratterizzata dalla capacità di risolvere problemi

nuovi, di comprendere relazioni e fare sintesi indipendentemente dagli apprendimenti

pregressi) e intelligenza cristallizzata (connessa alle conoscenze e alle competenze

acquisite con l’esperienza).

Nel 1938 Thurstone si opponeva a una concezione unitaria dell’intelligenza e parlava

di abilità mentali primarie, consistenti in abilità diversamente sviluppate nelle persone

come la comprensione verbale, la fluidità verbale, il ragionamento numerico, la

visualizzazione spaziale, la memoria associativa, la velocità percettiva e il

ragionamento. Già Thornidike ne aveva parlato come di abilità separate e poco

correlate tra loro.

Nel panorama più attuale si protende verso una struttura dell’intelligenze multiple.

Nel 1967 Guilford afferma che l’intelligenza è una complessa combinazioni di

contenuti, prodotti e operazioni diverse.

Nel 1981 Sternberg afferma la teoria triarchica secondo la quale si passa da

un’intelligenza generale a una più articolata con il passare dell’età.

Nel 1983 Gardner afferma l’esistenza di diversi componenti dell’intelligenza.

Anni ’90 Goleman afferma l’importanza della componente emotiva nell’intelligenza.

La valutazione tradizionale dell’intelligenza può includere dunque sia un elemento

valutativo generale sia un insieme di abilità specifiche da cui deriva il punteggio

globale.

Il primo tentativo di misurare l’intelligenza fu intrapreso da Binet e Simon. Il loro test

prevedeva il calcolo dell’età mentale. Gli autori avevano selezionato per ogni livello

d’età che andava dai 3 agli 11 anni, un serie di item riguardanti specifiche aree

cognitive che alle somministrazioni preliminari erano risolti dalla metà dei bambini. Il

bambino iniziava con le prove corrispondenti alla sua età cronologica, se venivano

superate gli venivano proposte quelle dell’età successiva, se non venivano superate,

gli venivano sottoposto quelle di età inferiore. Il test continuava fino a che non si

arrivava a un livello base (l’età in corrispondenza della quale tutte le prove erano

superate) e un livello tetto (l’età in corrispondenza della quale nessuna prova veniva

superata). La proporzione delle prove risolte ai livelli superiore a quello base

permetteva di pervenire all’età mentale del soggetto, espressa in mesi.

Quando il test di Binet Simon giunse in America, venne inserito da Stern, nella

versione americana del test chiamata Stanford-Binet, il Quoziente Intellettivo.

Calcolato dal rapporto tra età mentale/età cronologica per 100. L’età mentale

corrisponde alle capacità medie dei bambini di quell’età. Queste capacità medie sono

fissate a priori su base empirica al momento della costruzione e taratura del test.

L’uso di questa formula mostrò dei limiti. 1- diverso peso tra numeratore e

denominatore. Se il denominatore assume un valore più alto del numeratore. Il valore

del rapporto varia in proporzione dell’età cronologica, il rapporto non varia in modo

consequenziale. 2- arbitrarietà di stabilire per gli adulti un’età mentale di 16 anni. Fu

necessario ricorrere ad altri mezzi per il calcolo del quoziente intellettivo.

Nel 1939 Wechsler mette a punto un test dove il QI è calcolato con il metodo della

deviazione dalla media (si parla di QI di deviazione). La procedura è la seguente: si

fissa come punteggio medio per ogni livello di età 100 con deviazione standard 15.

Ogni soggetto sottoposto al test è confrontato con i valori normativi della sua età, cioè

con le prestazioni dei soggetti del campione di standardizzazione del test che avevano

la sua stessa età. Quindi il test di Wechsler non prevede prove diverse per le varie età

ma prove uguali per tutte e valutate su un metro diverso in base all’età. Egli considera

l’intelligenza come capacità globale di agire in modo finalizzao, pensare razionalmente

e trattare efficacemente con il proprio ambiente. Ogni componente dell’intelligenza è

misurata separatamente da un subtest per cui ciascun soggetto otterrà un profilo

costituito dai punti standard nei singoli subtest. Ciò consente un doppio confronto.

Confronto normativo: confronto del punteggio del soggetto con la norma generale del

campione di riferimento. Quindi vedo se il soggetto si colloca sopra o sotto la media

generale sia a livello del QI totale sia a livello dei punteggi delle singole scale.

Confronto ipsativo o profilo: confronto le prestazioni dello stesso soggetto nelle diverse

scale, in modo da evidenziarne i punti di forza e debolezza.

I test di intelligenza maggiormente usati a livello nazionale e internazionale sono le

scale Wechsler. Intorno agli anni ’30 Wechsler iniziò a progettare gli strumenti di

valutazione dell’intelligenza partendo dalle teorie dei suoi predecessori e aggiungendo

la sua esperienza di psicologo clinico, giunse così a sottolineare tre caratteristiche

fondamentali dell’intelligenza: la globalità (intelligenza come insieme di tutti i

comportamenti), la complessità (intelligenza formata da attitudini e capacità diverse e

indipendenti), l’utilità adattiva (intelligenza come capacità del soggetto di mettere in

atto comportamenti orientati a uno scopo al fine di un miglior adattamento

all’ambiente).

La prima scala fu messa a punto nel 1939 e prende il nome di Wechsler-Bellevue

Intelligence scale. Il primo obiettivo era creare uno strumento di valutazione

dell’intelligenza degli adulti, infatti fino a quel momento erano adattati i test per

bambini agli adulti e ciò comportava scarso interesse da parte degli adulti a svolgere il

test. Altro obiettivo era introdurre un nuovo criterio di valutazione non più basato

sull’età mentale ma sul QI di deviazione, cioè un punteggio ponderato ottenuto dalla

trasformazione dei punteggi grezzi in una nuova distribuzione con media 100 e

deviazione standard 15. Ultimo obiettivo era usare un test con prove non solo verbali

ma anche pratici e manipolativi.

Da questa scala deriva nel 1949 la WISC adatta a bambini e adolescenti dai 6 ai 16

anni, arrivata in Italia nel 1956. Nel 1974 c’è la prima revisione della scala WISC-R

tradotta in Italia nel 1993. Nel 1991 c’è la terza edizione della scale WISC-III tradotta in

italiano nel 2006. Nel 2003 c’è la quarta edizione della WISC-IV tradotta in italiano nel

2012.

Da questa scala deriva nel 1955 la WAIS per adolescenti e adulti dai 16 ai 64 anni,

tradotta in italiano nel 1974. Nel 1981-1997 prima revisione di WAIS-R tradotta in

italiano nel 1997-2003 ed estesa agli anziani dai 65 agli 84 anni. Nel 1997 WAIS-III. Nel

2008 WAIS- IV tradotta in italiano nel 2013.

Da questa scala deriva la WPPSI per bambini in età prescolare nel 1967 tradotta in

italiano nel 2006. Revisionata nel 2006 WPPSI-III e tarata in italiano nel 2008.

Ovviamente in ogni revisione vengono eliminati item ritenuti vecchi e ne vengono

aggiunti di nuovi, anche per adattarsi alla cultura di applicazione delle scale. La

costruzione delle scale ha seguito delle regole comuni:

- gli item dei subtest sono in ordine di difficoltà.

- l’item da cui iniziare varia in funzione dell’età del soggetto;

- se si commettono un certo numero di errori consecutivamente si effettua

l’interruzione della somministrazione del subtest.

- sono stati introdotti subtest supplementari per approfondire o sostituire quelli

presenti;

- è prevista la trasformazione dei punteggi grezzi di ogni subtest in punteggi

ponderati con media 10 e dv 5;

- è prevista la trasformazione della somma dei punteggi ponderati in QI di

deviazione con media 100 e dv 15.

Le differenze tra le varie scale dipendono dalla complessità degli item e dalla revisione

delle tabelle di conversione dei punteggi, per la WPPSI-III ogni 2 mesi, per la WISC-IV

ogni 4 mesi e per la WAIS-IV in fasce di anni.

Queste scale sono composte da prove divisibili in due grandi categorie (subtest verbali

e subtest di performance). Le prove che compongono ogni categoria si alternano nel

corso della somministrazione per evitare di affaticare il soggetto, in questi casi

soprattutto con i bambini, il subtest può essere interrotto e somministrato in un

secondo momento comunque entro e non oltre il giorno successivo. Il punteggio

attribuito a ogni item varia da 0 a 2 a seconda della complessità dell’item. Per le prove

a tempo è previsto un punteggio bonus.

I sub test verbali sono:

- Informazione: quesiti di carattere generale che valutano le conoscenze dei

soggetti derivanti dal loro ambiente socioculturale, familiare e scolastico. Nella

WPPSI_III sono previsti item illustrati e verbali. Gli individui che rispondono bene

hanno una buona memoria a lungo termine e sono attenti all’ambiente. Per ogni

risposta esatta è assegnato 1 punto.

- Comprensione: si valuta la capacità dei soggetti di comprendere i concetti e i

problemi quotidiani e sul modo di reagire oltre che la competenza sintattica. Il

punteggio massimo è 2 se il soggetto dimostra di essere autonomo e di sapere

trovare una soluzione adeguata.

- Somiglianze o analogie: si valuta la capacità del soggetto di concettualizzare

che permette di estrarre gli attributi importanti di due oggetti, categorizzarli e

vedere se sono uguali. Il punteggio max è 2.

- Vocabolario: valuta la competenza lessicale del soggetto. Il punteggio max è 2

punti.

- Vocabolario recettivo solo per WPPSI_III, il soggetto deve scegliere tra quattro

figure mostrate quella nominata dall’esaminatore. Si valuta l’integrazione

dell’input uditivo con quello visuopercettivo. Il punteggio massimo è 1 punto.

- Denominazioni di immagini: Il soggetto nomina le immagini presentate in un

libretto, si valuta il linguaggio espressivo e il recupero della parola. Punteggio

massimo 1. Solo per WPPSI-III.

- Ragionamento aritmetico: al soggetto è richiesto di risolvere a mente alcuni

problemi di tipo matematico presentati verbalmente. Si valuta la competenza

numerica, la comprensione verbale, la concentrazione e la memoria. 1 punto

massimo. Solo per WAIS_IV, WISC-IV.

- Memoria di cifre: Il soggetto deve ripetere i numeri letti dal somministratore

prima in ordine e poi all’inverso. Si valuta la capacità di attenzione, la memoria

a breve termine nel primo caso e la memoria di lavoro nel secondo caso. Un

punteggio scarso in questa prova può essere indicatore di deficit neurologici. Il

punteggio finale è dato dalla somma degli elementi ricordati nelle due

ripetizioni. Solo per WAIS-IV e WISC-IV.

I sub test di performance sono:

- completamento di figure: sono presentate figure in un libretto a cui manca una

parte e il soggetto deve indicare cosa manca, è previsto un tempo di

esposizione per ogni figura. Si valuta la capacità selettiva, di codifica, di

spostamento oculare e di stabilire i giusti rapporti tra la parte e il tutto. Si

possono individuare anche deficit visivi. Un punto massimo.

- Disegno con i cubi: il soggetto deve comporre figure usando dei cubi con le

facce colorate, alcune di rosso, altre di bianco e altre per metà rosse e per metà

bianche. La prima composizione è svolta dall’esaminatore, le altre sono

elencate in un libretto. Si valuta la capacità percettiva del soggetto, di isolare la

parte e lo sfondo, di scomporre e ricomporre il modello, la coordinazione oculo

motoria. Dalla strategia messa in atto dal soggetto si ricavano informazioni utili

sullo stile cognitivo. I soggetti che ordinano i cubetti cercando il singolo cubo

corrispondente alla figura posizionandolo e poi procedendo piano piano hanno

uno stile cognitivo analitico. I soggetti che prima cercano tutti i cubetti presenti

nella figura e poi li assemblano hanno uno stile sintetico. I soggetti che non si

orientano nello spazio o che non riescono a dare ai cubi la giusta direzione

potrebbero avere un danno cognitivo. Punteggio bonus.

- Cifrario o associazione di simboli a numeri: è chiesto al soggetto di copiare

simboli associati o a figure geometriche o numeri in un tempo prestabilito. Si

valuta l’attenzione selettiva, la memoria visiva e l’apprendimento, la

coordinazione oculo motorio e l’orientamento nello spazio.

- Concetti per immagini o illustrati: solo per WPPSI-III e WISC-IV, al soggetto

vengono mostrate due o tre file di immagini e deve scegliere la figura della

prima fila che può essere inserita nella seconda. Si valuta la capacità di

astrazione e categorizzazione.

- Ragionamento con parole: solo per WPPSI-III e WISC-IV, il soggetto deve

identificare un concetto comune partendo da una serie di indizi verbali. Si valuta

la capacità verbale di astrazione e di generare concetti alternativi.

- Ricerca di simboli: al soggetto sono presentati due gruppi di simboli, gruppo

bersaglio e gruppo ricerca, il soggetto deve individuare l’immagine del gruppo

di ricerca nel gruppo bersaglio, in breve tempo. Si valuta la velocità di

elaborazione cognitiva.

- Matrici logiche o ragionamento con le matrici: il soggetto osserva una matrice

incompleta e seleziona la figura mancante fra le varie proposte. Si valuta

l’organizzazione percettiva e i ragionamento non verbale.

- Ricostruzione di oggetti: il soggetto deve ricomporre alcune figure presentate a

pezzi, tipo puzzle a tempo. Solo WPPSI-III.

- Riordinamento di storie figurate: ai soggetti è richiesto di mettere in ordine

logico delle vignette che raffigurano degli eventi di una storia, in modo da

creare una storia significativa. Si valuta la capacità di logica seriale, di

pianificazione, interpretazione di eventi sociali, compiti esecutivi riconducibili

alla funzionalità del lobo frontale. I soggetti con patologia psichiatrica riordinano

le storie in modo bizzarro e completamento sconnesso dalla realtà. Solo WAIS.

- Riordinamento di lettere e numeri: al soggetto è letta una sequenza di lettere e

numeri in disordine e gli viene chiesto di ripeterli in ordine crescente per i

numeri e alfabetico per le lettere.

- Cancellazione: solo WISC-IV e WAIS-IV.

- Confronto di pesi: solo WAIS_IV come subtest supplementare di logica.

- Puzzle: solo WAIS-IV.

I punteggi sono registrati in un protocollo di notazione prestampato. Nelle prima

pagina sono inseriti i dati del soggetto e dell’esaminatore. é inserita la data esatta del

soggetto. Si inseriscono i punteggi grezzi e ponderati di ogni singola prova per

individuare gli indici di comprensione verbale, di organizzazione visuo-percettiva, di

memoria di lavoro e di velocità di elaborazione, e il QI totale. Nel protocollo è possibile

tracciare anche i profili grafici.

Come si ottengono i punteggi?

Si sommano i punteggi grezzi si singoli item che costituiscono ogni subtest e si ottiene

il punteggio grezzo totale. Il punteggio grezzo deve essere trasformato in punteggi

ponderati con media 10 e Dv 3, usando apposite tabelle di conversione espresse in

fasce di età. Bisogna individuare la colonna di un dato sub test il punteggio grezzo a

cui corrisponde il punteggio ponderato nella colonna di estrema sinistra.

Altri test di intelligenza.

Matrici progressive di Raven (RPM).

Test costruito nel 1939 da Raven, sulla base del fattore G d Spearman, che valuta il

ragionamento astratto e non verbale che richiede l’abilità di trovare una relazione tra

figure. La presenza di stimoli e istruzioni non verbali fa sì che questo strumento sia

usato in tutti i contesti socioculturali, infatti ha trovato standardizzazione in molti paesi

del mondo. Gli studi attuali di Raven hanno dimostrato un aumento dei punteggi in

tutte le fasce di età negli ultimi sessanta anni, questo è dovuto al miglioramento delle

condizioni culturali, all’introduzione dei nuovi mezzi di comunicazione e di specifiche

stimolazioni.

I test di Raven sono attualmente una serie di 3 differenti formi che si somigliano ma

che hanno differenze nelle strategie di problem solving.

- Matrici Progressive Standard (SPM) che consistono in 60 item divisi in 5

categorie ognuna della quali fa riferimento a un principio logico diverso che

guida la risoluzione dei problemi. La standardizzazione in Italia non è

soddisfacente, per questo ne è in corso un’altra su un campione di soggetti di

età compresa tra i 6-18 anni.

- Matrici Progressive Colorate (CPM) per bambini dai 5 agli 11 anni. Consiste in 36

item divisi in 3 categorie ognuna delle quali fa riferimento a un principio logico

diverso. La differenze con le matrici standard è l’introduzione del colore per

mantenere l’attenzione dei bambini più piccoli.

- Matrici Progressive Avanzate (APM) sono di livello superiore e consistono in 12

item di addestramento e 36 item devono essere risolti nell’arco di 40 minuti.

Questo test è strutturato per soggetti con intelligenza di livello superiore.

Le Matrici misurano l’intelligenza di persone:

di qualsiasi età, indipendentemente dal livello culturale;

 con deficit cognitivi e ritardo mentale;

 con deficit di comprensione e produzione verbale;

 con sospetto disturbo di ADHD.

Il test è inserito nelle Linee-guida per la diagnosi e la terapia farmacologica del

Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD) in età evolutiva.

Cognitive Assessment System (CAS).

Strumento di valutazione individuale dei processi cognitivi in ragazzi dai 5 ai 17 anni;

in particolare è utile per diagnosticare soggetti che presentano disturbi

dell’apprendimento.

Vi sono due forme del test:

- la batteria base formata da 8 subtest da somministrare in 40 minuti e da usare

quando il tempo deve essere abbreviato (per esempio con bambini iperattivi).

- la batteria standard formata da 12 subtest da somministrare in 60 minuti. I

subtest sono divisi in 4 scale inerenti ai quattro processi della teoria Pass

(pianificazione, attenzione, simultaneità, successione).

Il sistema di valutazione è organizzato su tre livelli:

- punteggio completo: per una visione globale basato sui punteggi di tutti gli 8/12

subtest.

- punteggio per ogni scala: rappresenta il processo cognitivo del bambino per

ogni area ed è usato per esaminare i punti di forza e di debolezza.

- punteggio per ognuno dei 12 subtest di ogni scala Pass misure dei quattro tipi di

processi.

Scala di pianificazione comprende 2/3 subtest che richiedono al bambino di creare e

applicare un piano e modificarlo se necessario. Le prove sono facili da risolverle ma

chiedono una decisione su come risolverle. La prima prova è confronti di numeri è

formata da 4 pagine, ciascuna di 8 righe di numeri con 6 numeri per riga. Il bambino

deve selezionare per ogni riga i numeri uguali. I numeri crescono in lunghezza nelle

quattro pagine fino ad arrivare a numeri formati da 7 cifre. Ogni item ha un tempo

limite. Il punteggio è assegnato dalla combinazione risposta esatta e tempo impiegato

per rispondere.

La seconda prova Codici pianificati è composta da 2 pagine, ciascuna con un set

distinto di codici e di ordinamento per righe e colonne.

La terza prova connessioni pianificate contiene 8 item. I primi 6 richiedono di mettere

in ordine sequenziale i numeri che appaiono in ordine casuale. Gli ultimi due

richiedono di mettere numeri e lettere in ordine sequenziali alternati.

Scala di attenzione comprende 2/3 subtest che chiedono di focalizzare l’attenzione su

un compito/stimolo. La prova attenzione espressiva consiste in due differenti set di

item in base all’età del bambino. Ai bambini di 5/7 anni si chiede di identificare se ogni

animale raffigurato nell’item è grande o piccolo. Per i bambini di 8 anni lo stimolo è

una parola colorata. La seconda prova individuazione di numeri consiste in una pagina

di numeri, e viene chiesto al bambino di sottolineare quelli che sono indicati in alto alla

pagina. La terza prova Attenzione recettiva

Scala di simultaneità formata da 2/3 subtest in cui il soggetto deve comprendere che

le informazioni visive o verbali sono interrale in un gruppo. Prova matrici non verbali,

relazioni verbali/spaziali, memoria di figure.

Scala di successione formata da 2/3 subtest che richiedono al soggetto di ricordare o

comprendere la sequenza di informazioni. Prove: serie di parole, ripetizione di frasi,

linguaggio rapido/frasi domande.

Kaufman Assessment Battery for Children, Second edition (KABC-II).

Questa batteria è caratterizzata da:

- scale di profitto che valutano le abilità tradizionalmente misurate attraverso

prove di tipo verbale e fanno riferimento all’intelligenza cristallizzata;

- scale di elaborazione sequenziale che valutano la soluzione di problemi

presentati in ordine seriale e temporale.

- scale di elaborazione simultanea in cui si richiede l’integrazione e la sintesi di

materiali presentati simultaneamente.

La KABC-II può essere somministrata a soggetti dai 3 ai 18 anni e 11 mesi di età.

Nella KABC-II la teoria neurologica di Lurija viene affiancata a quella che sintetizza il

pensiero di Cattel, Horn e Carroll (modello CHC). Questa duplice base teorica in un

unico strumento offre al clinico la possibilità di scegliere, secondo il caso, se applicare

e interpretare il test dando maggiormente importanza alla dimensione culturale

(fondamentale per il modello CHC) o se escludere le misure della conoscenza acquisita

come indicatori delle capacità cognitive (modello di Lurija). Ciò è importante, ad

esempio, quando si valutano figli di immigrati di madrelingua diversa dall’italiano,

bambini con moderati o gravi deficit linguistici o bambini con autismo.

All’interno della batteria è presente anche una Scala non verbale composta di subtest

che possono essere somministrati utilizzando la comunicazione non verbale e molto

utile per una valutazione attendibile di bambini con deficit uditivi o linguistici o con

una limitata padronanza della lingua italiana. Questa flessibilità di somministrazione

permette alla KABC-II di valutare la capacità mentale del bambino nel modo più adatto

a seconda del suo background culturale e linguistico, così da ricevere un quadro reale

della sua capacità, anche quando le difficoltà linguistiche o le differenze culturali

potrebbero influenzarne la prestazione.

Scala Stanford-Binet, quinta edizione.

Rivolta ai soggetti tra i 2 e gli oltre 85 anni di età. Teoria CHC. Valutare i cinque fattori

dell’intelligenza: ragionamento fluido, conoscenza, ragionamento quantitativo,

elaborazione visuo spaziale, working memory. La scala contiene 10 subtest distinti in

due categorie verbali e non verbali.

Comprehensive Test of Nonverbal Intelligence 2 (CTONI-2).

è un test che utilizza il formato non verbale per misurare l’intelligenza generale di

bambini e adulti, che potrebbero avere deficit del linguaggio o delle abilità motorie.

Valuta il ragionamento analogico, la classificazione categoriale e il ragionamento

sequenziale attraverso 6 subtest in due differenti contesti: immagini di oggetti

familiari e disegni geometrici.

Teorie della personalità.

La personalità è l’insieme delle caratteristiche psichiche (emotive, motivazionali,

interpersonali e di atteggiamento) e del comportamento di un individuo che

rimangono costanti nelle diverse situazioni ambientali in cui agisce.

I test per misurare la personalità sono diversi e ognuno si basa su teorie differenti.

Il sistema empirico-intuitivo su cui si fonda il questionario MMPI di Hathaway e

McKinley, la teoria dei cinque fattori che ha ispirato il Big Five Questionnaire, la teoria

dei bisogni di Murray alla base del TAT, la psicoanalisi freudiana e in particolare il

lavoro sui meccanismi di difesa alla base del test di Rorschach.

Alla base della teoria dei 5 fattori si situa la teoria dei tratti. Il tratto è una disposizione

stabile che varia da un individuo a un altro rendendolo unico. Si distinguono dagli stati

che sono disposizioni comportamentali temporanee. Le diverse combinazioni di tratti

possono fornire dei tipi psicologici utili a differenziare le persone. Tra i primi autori che

hanno sviluppato una teoria dei tratti ricordiamo Allport che riteneva che teorie come

la psicoanalisi sono di grande valore per comprendere i comportamenti anomali ma

non spiegano la normalità. Questo perché non è mai stata fatta una differenziazione

tra temperamento e personalità. Il temperamento è la materia grezza su cui si basa la

personalità. La personalità è l’organizzazione dinamica dei sistemi psicofisici che

determinano l’adattamento dell’individuo all’ambiente. I tratti sono fattori

motivazionali, strutture neuropsichiche con la capacità di dare inizio a comportamenti

coerenti agli stimoli e adattivi. Questi tratti sono distinguibili in tre categorie:

- cardinali (rari nella personalità e ne influenzano continuamente il

comportamento. Es: casanova, don Chisciotte, il narcisista).

- centrali (più frequenti e sono tratti caratterizzanti che contraddistinguono una

personalità dall’altra).

- secondari (caratterizzati da un focus più ristretto e sono meno distintivi

dell’individuo, e si presentano solo in particolari situazioni e non incidono in

modo determinante sulle caratteristiche di personalità).

Allport introduce anche il concetto di sé chiamandolo il Proprio: nei primi 3 anni di vita

compaiono il sé corporeo, l’identità permanente del sé e autostima, tra i 4-6 anni

appaiono l’estensione del sé e dell’immagine del sé, tra i 6-12 si sviluppa

l’autoconsapevolezza e in adolescenza compare l’intenzionalità cioè la tendenza del

proprio. Allport sostiene che per lo studio della personalità normale sia necessario

usare i questionari.

Eysenck considera la personalità un prodotto delle strutture biologiche del sistema

nervoso centrale e sostiene l’ereditarietà della personalità. Egli individua due tratti di

personalità: nevroticismo/stabilità e introversione/estroversione cui successivamente

ne aggiunge un altro psicoticismo/controllo degli impulsi.

Cattel afferma che alcuni tratti sono dinamici cioè si riferiscono alla tendenza

dell’individuo ad agire verso uno scopo e altri sono di abilità cioè riguardano

l’efficienza a raggiungere lo scopo, altri sono di temperamento che riguardano la

rapidità, l’energia con cui l’individuo risponde alle stimolazioni esterne. Selezionò 16

tratti fondamentali da cui è tratto il questionario 16PF.

Oggi con la teoria dei cinque fattori che racchiude le idee dei precedenti sono appunto

5 i fattori che rappresentano in toto le caratteristiche di personalità individuali. Essi

sono:

1) estroversione (energia): cioè forte impiego di energia del soggetto per

approcciarsi alla realtà esterna, fisica e sociale; un orientamento esplorativo e

attivo accompagnato dall’attesa fiduciosa che la propria azione ottenga rinforzi

positivi.

2) amicalità: in riferimento al processo di socializzazione indica un’apertura alla

relazione e alla comunicazione, espansività e convivialità, unite a un

atteggiamento di fiducia nei confronti dell’altro e una capacità empatica, e una

visione ottimistica della vita che si traduce in una piena fiducia nell’onestà e

correttezza degli uomini.

3) coscienziosità: concerne il modo in cui controlliamo, regoliamo, dirigiamo i

nostri impulsi, risolviamo i problemi, pianificando e perseverando con volontà,

costanza e senso di responsabilità.

4) stabilità emotiva (nevroticismo): riguarda la capacità di controllo sulla vita

pulsionale ed emotiva che si esprime con sentimenti di calma, serenità,

pazienza e capacità di tollerale lo stress e la frustrazione.

5) apertura all’esperienza: si rifersice agli stili cognitivi cha oscillano tra uno stile

più fantasioso e creativo e uno più convenzionale. Gli individui mentalmente

aperti sono più curiosi, interessati all’arte e alla bellezza, alla cultura e

all’innovazione.

Nel 1993 Caprara e collaboratori hanno messo a punto il questionario Big Five

revisionato nel 2008.

Le tecniche proiettive consentono un’investigazione dinamica e globale della

personalità considerata come una totalità in evoluzione in cui elementi costitutivi sono

in relazione. Esse consistono nella presentazione di stimoli ambigui che consentono al

soggetto di proiettare i propri stati interni, bisogni, aspetti di sé e delle proprie

relazioni con gli altri e fornire elementi per la valutazione della personalità.

Le basi teoriche da cui hanno avuto origine sono la psicologia della percezione

(Gestalt) e la psicoanalisi e la teoria dei bisogni di Murray.

La psicologia della percezione asserisce che il comportamento è determinato dal

campo psicofisico, consistente in un insieme organizzato di tensioni come un campo

gravitazionale. Il modo in cui noi percepiamo un oggetto è determinato dalla totalità

del campo in cui l’oggetto è contenuto. Bellack parla di distorsione appercettiva

sostenendo che in ogni percezione vi è un apporto soggettivo che si dispiega lungo un

continuum che va da un polo normale a uno patologico. Interpretare un test proiettivo

vuol dire cogliere la distorsione appercettiva e comprendere da cosa o da chi è

influenzata. Esistono 4 tipi di distorsione appercettiva:

- esteriorizzazione: il soggetto ammette che la sua percezione è soggettiva.

- sensibilizzazione: la percezione è più sensibile agli stimoli.

- proiezione semplice o transfert di apprendimento: se subiamo un rifiuto siamo

più propensi siamo propensi a vedere gli altri come rifiutanti anche se non è

così.

- proiezione invertita: è il massimo della distorsione e consiste nell’attribuire agli

altri comportamenti che in realtà rispecchiano la nostra personalità.

Rogers con la sua teoria dell’appercezione del Sé (ogni soggetto ha la possibilità

potenziale di crescere psicologicamente sano, ma tale potenzialità viene limitata da

alcuni fattori come l’educazione genitoriale, scolastica e le pressioni sociali) crea una

scala di valutazione per misurare i progressi del paziente in terapia e la tecnica Q che

propone al una serie di proposizioni da ordinare per importanza valutando il

cambiamento dell’ordine durante i passaggi della terapia.

Murray nel 1938 propose la teoria dei bisogni distinguendoli in bisogni primari

(fisiologici) e secondari (sfera psichica). I bisogni sono forze interne che organizzano

l’esperienza e danno tendenze direzionali all’organismo. Vi sono bisogni viscerogeni

(organici) e psicogeni (psicologico-culturali). Vi sono i bisogni proattivi (provenienti

dall’esterno e servono per iniziare un’attività), bisogni focali (orientati su un oggetto

preciso), bisogni reattivi (provenienti dall’esterno o dall’interno e si manifestano sotto

forma di risposte o reazioni), bisogni diffusi (generici e comprendenti un’ampia gamma

di oggetti). L’individuo è legato ai suoi bisogni ma anche l’ambiente esercita su di lui

vari tipi di pressione. Vi sono pressioni alfa, legate a fattori oggettivi, e pressioni beta,

quelle percepite dal soggetto come tali ma che potrebbero non esserlo. Nello studio

della personalità è fondamentale approfondire gli eventi del soggetto. Murray parla

anche di complesso in cui rientrano tutte le esperienze precoci del soggetto di tipo

affettivo, conflittuale, relazionale che lasciano traccia nella personalità adulta. Vi sono

5 complessi: claustrali (vita uterina), orali (prima alimentazione), anali (prime funzioni

intestinali), uretrali (espressioni narcisistiche e di autocompiacimento) e di evirazione

(fantasie legate alla masturbazione infantile). Murray sviluppa il TAT fondato sulla

percezione distorta dei processi proiettivi.

Dalla psicoanalisi il contributo maggiore alla base delle tecniche proiettive è il

meccanismo di difesa, cioè di modalità difensive che si sono strutturate nel corso dello

sviluppo per far fronte alle situazioni conflittuali. Tra i meccanismi di difesa

maggiormente implicati durante la somministrazione di un test vi è la proiezione cioè

l’espulsione verso l’esterno di contenuti mentali. La proiezione può essere:

- attributiva: l’individuo sposta inconsciamente su un altro caratteristiche sue di

cui ha coscienza (si convince che gli altri siano simili a lui). Non si tratta di un

elemento patologico ma ha una connotazione narcisistica per cui si cerca negli

altri l’immagine riflessa di sé.

- difensiva: il soggetto sposta su un altro individuo desideri, fantasie, emozioni

che non riconosce come proprie perché fonte di ansia. In questo meccanismo

tutto è regolato dalle pulsioni secondarie (non sono io che lo odio ma è lui che

odia me e perciò sono autorizzato a odiarlo). è riscontrabile in personalità

patologiche ma si può riscontrare anche in persone normali.

- proiezione razionalizzata: il soggetto nega la realtà esterna al fine di individuare

in essa quei fattori razionali che giustificano il suo comportamento.

- autistica: è fortemente condizionata dai bisogni interni e quelli fisiologi.

- rimozione: è un meccanismo di difesa caratterizzato dal ricorso all’amnesia di

fonte ad eventi che creano angoscia.

- regressione: prevede un ritorno a uno studio psichico precedente allo sviluppo

dell’io di fronte ad eventi angoscianti dovuti alla frustrazione.

- scissione è un comportamento in cui la persona, da una parte è vicina alla

realtà ma dall’altra la nega e la sostituisce con un desiderio inespresso (bianco-

nero).

- identificazione: vede il soggetto assumere le caratteristiche di un altro soggetto,

impossessandone.

- negazione: vede l’individuo che di fronte a un desiderio, un comportamento, un

sentimento, per difendersi da essi rifiutata la possibilità che gli possono essere

attribuiti.

- intellettualizzazione: è lo sforzo di risolvere le proprie angosce investendo nei

processi mentali. L’emotività viene sostituita dalla razionalità.

- la formazione reattiva il soggetto modifica nel loro contrario pulsioni e bisogni.

Si difende da desideri inaccettabili comportandosi all’opposto.

Questionari di personalità: MMPI-2 e MMPI-A.

MMPI è un test ad ampio spettro per valutare le principali caratteristiche strutturali di

personalità e i disordini di tipo emotivo. La nuova versione è MMPI-2 presenta nuovi

indicatori di validità, scale supplementari e sottoscale e un nuovo gruppo di scale la

PSY-5.

I punteggi sono ponderati attraverso l’uso dei punti T con media 50 e ds 10.

Il test può essere somministrato a partire dai 18 anni di età, individualmente o

collettivamente.

Si presenta come un questionario di 567 item a doppia alternativa di risposta

(vero/falso) raggruppati in 10 scale cliniche, 9 scale di validità, 15 di contenuto, 15

supplementari e 5 scale PSY-5. Forma ridotta 370 item.

Il test offre un profilo di personalità lungo 10 dimensioni cliniche, allo scopo di

individuare i tratti patologici della personalità. Esiste in versione carta matita,

audiocassetta e computerizzata.

Le scale di validità sono 9 e permettono al somministratore di valutare

l’accettabilità del protocollo e di individuare eventuali atteggiamenti difensivi del

soggetto.

1) scala Non so: numero di item a cui non è stata data risposta.

2) scale L-lie: 15item valuta il tentativo di dare un’immagine di sé diversa dalla

realtà.

3) scala F (frequenza): misura la tendenza del soggetto a esagerare sulle proprie

sintomatologie. (60 item)

4) scala K (correzione): tendenza a negare la patologia. (30 item).

5) scala FB (back-f): valuta la risposta casuale al test a partire da metà test

quando il soggetto comincia a sentirsi affaticato.

6) scala VRIN (incoerenza nelle risposte): verifica l’incoerenza del soggetto nel

fornire una risposta. (67item).

7) scala TRIN (incoerenza nelle risposte vero): valuta la tendenza del

soggetto a rispondere in modo indiscriminato o sempre vero o sempre falso. 23

item

8) scala FP (frequenza psicopatologia): verificare i punteggi elevati per

distinguere la vera patologia a dall’esagerazione. 27 item.

9) scala S (superlativa presentazione di Sé): 50 item che prevedono risposte

false.

Le scale cliniche sono 10 e ognuna valuta una particolare patologia, in alcune scale

i cui item hanno un contenuto disomogeneo sono previste delle sottoscale per

comprendere meglio alcuni punteggi elevati in alcune scale e per specificare la

patologia nelle sue varie forme.

1) Ipocondria (HS): indicano la preoccupazione per il proprio stato di salute

senza un’effettiva patologia organica. I contenuti dell’item sono sintomi

abbastanza generali. I soggetti con alto punteggio presentano egoismo,

egocentrismo e pessimismo e usano i sintomi fisici a scopo manipolativo.

2) Depressione (D): fornisce una misura di depressione sintomatica, sentimenti

di tristezza e mancanza di apertura verso gli altri. Prevede 5 sottoscale

(depressione soggettiva, rallentamento psicomotorio, disfunzioni fisiche,

inefficienza mentale, rimuginazione).

3) Isteria (HY): i soggetti sembrano stare bene e ignorano i problemi ma se sono

sottoposti a stress reagiscono immobilizzandosi e utilizzano i sintomi per

risolvere i conflitti o deresponsabilizzandosi. Sono previste 5 sottoscale

(negazione di ansia sociale, bisogno di affetto, stanchezza e malessere, disagio

somatico, inibizione dell’aggressività).

4) Deviazione psicopatica (PD): misura delle tendenze antisociali. 5 sottoscale

(contrasti familiari, problemi con l’autorità, imperturbabilità sociale, alienazione

sociale, autoalienazione).

5) Mascolinità/femminilità (MF): è una misura della tendenza verso interessi

femminili o maschili e soprattutto la tendenza a conformismo.

6) paranoia (PA): valuta caratteristiche di comportamento quali sfiducia, idee

fisse, sensibilità interpersonale eccessiva, pensiero rigido, atteggiamento

critico, sospettosità tipici nei disordini di tipo paranoide. Prevede 3 sottoscale

(idee persecutorie, suscettibilità, ingenuità).

7) Psicoastenia (Pt): disturbo ansia con tratti ossessivo compulsivi.

8) Schizofrenia (SC): 6 sottoscale (alienazione sociale, alienazione emozionale,

perdita di controllo dell’io cognitiva, perdita dell’io conativa, perdita di controllo

dell’io, esperienze sensoriali bizzarre).

9) Ipomania (Ma): valuta soggetti con eccitamento tipico di psicosi maniaco

depressiva. Prevede 4 sottoscale (Amoralità, accelerazione psicomotoria,

imperturbabilità, ipertrofia dell’io).

10) Introversione sociale (O): misura una personalità bipolare in cui gli alti

punteggi indicano introversione e bassi punteggi indicano estroversione. 3

Sottoscale (timidezza, evitamento sociale, alienazione personale e sociale)

queste scale cliniche possono essere raggruppate in 3 grandi aree: nevrotica (scale

con disturbi corporei e psicosomatici), bipolare (scale con disturbi che oscillano tra due

poli), psicotica (scale che descrivono personalità gravemente disturbate).

Vi sono delle scale supplementari con la funzione di approfondire con più esattezza

la patologia del soggetto e sono: ansietà, repressione, forza dell’io, mcandrew di

alcolismo rivista, ostilità ipercontrollata, dominanza, responsabilità sociale, ruolo di

genere maschile, ruolo di genere femminile, disagio coniugale, tossicodipendenza

potenziale, ammissione di tossicodipendenza, disturbo post traumatico da stress).

Le scale di contenuto aiutano nell’identificazione del giusto profilo del paziente e

hanno elevata validità. Esse sono: ansia, paure, ossessività, depressione,

preoccupazioni per la salute, ideazione bizzarra, rabbia, cinismo, comportamenti

antisociali, tipo a, bassa autostima, disagio sociale, problemi familiari, difficoltà sul

lavoro, indicatori di difficoltà di trattamenti.

Nella versione nuova sono stati aggiunti 5 scale supplementari per dare una

descrizione degli aspetti principali della personalità secondo uno modello che si

collega al big five. Essi sono: aggressività, psicoticismo, alterazione dell’autocontrollo,

emozionalità negativa/nevroticismo, introversione/bassa emozionalità positiva).

Le tecniche per attribuire i punteggi sono tre: punte, codici e assi.

Prima dell’interpretazione dei punteggi, bisogna raccogliere tutte le informazioni extra:

problema riferito, osservazioni comportamentali, storia, sintomi clinici e obiettiva.

Dopo la raccolta delle informazioni, si somministra il questionario e si procede

all’interpretazione del profilo. Bisogna stabilire se il protocollo è valido analizzando

l’andamento dei punteggi nella scale di validità, quali sono gli item omessi e se sono

più di trenta punti T, il protocollo è nullo. Se il punteggio della scala Lie supera 80 il

test non sarà valido. Nelle scale K e F il punteggio superiore a 70 indica

un’interpretazione cauta.

Per ogni scale si deve tenere conto del punto T raggiunto, i punti T sono suddivisi in

cinque grandi aree, a seconda della distanza della deviazione standard dalla media:

molto alto (punteggio > 80 punti T), alto (da 70 a 79 punti T), moderato (da 60 a 69

punti T), modale (da 41 a 59 punti T), basso (punteggio <44 punti T). In genere si

prendono in considerazione i valori superiori a 60 e/o inferiori a 40.

MMPI-A è la versione per adolescenti composto da 478 item.

Big Five Questionnaire-2 (BFQ-2).

è un questionario di personalità usato nella pratica clinica e nell’ambito della

psicologia del lavoro, perché adatto a descrivere una personalità normale,

valorizzando le risorse personali in termini costruttivi e propositivi.

Il BFQ di Caprara e collaboratori (1993) è il punto di riunione di 2 teorie: la teoria

lessicografica, che parte dall’assunto che le differenze individuali basilari e

socialmente rilevanti sono rintracciabili nel linguaggio quotidiano, e la teoria

fattorialista, che indaga la struttura della personaltà come tratto stabile e considera le

differenze individuali come una varietà di possibili modi di espressione della propria

personalità. Il BFQ -2 (1993-2008) prevede i seguenti 5 fattori:

1) Energia (E): riguarda tutto ciò che ci entusiasma e ci fa avere fiducia nei

confronti della vita. Soggetti con punteggi alti sono dinamici, attivi, energici,

dominanti e loquaci. Soggetti con punteggi bassi sono poco dinamiche, poco

energiche, sottomesse e taciturne. Tale dimensione si articola in due

sottodimensioni: Dinamismo (Di) e Dominanza (DO), la prima valuta aspetti

che riguardano comportamenti energici e dinamici, l’entusiasmo; la seconda

valuta la voglia di prevalere sull’altro, di eccellere, di emergere, mettendo in

evidenza l’aspetto negativo dell’essere attivi.

2) Amicalità (A): soggetti con punteggi alti sono altruiste, cooperative, disponibili

ed empatiche. Soggetti con punteggi bassi sono poco cooperative, poco

disponibili e poco empatiche. Le sottodimensioni sono Cooperatività/empatia

(CP) e Cordialità/atteggiamento amichevole (Co): la prima misura la

capacità del soggetto di venire incontro ai bisogni dell’altro e la seconda misura

l’espansività, l’ottimismo e l’apertura verso gli altri.

3) Coscenziosità (C): capacità di autoregolazione e autocontrollo. Soggetti con

punteggi alti sono attente, pignole, scrupolose, perseveranti. Soggetti con

punteggi bassi hanno caratteristiche opposte. Le sottodimensioni sono:

Scrupolosità (SC) e Perseveranza (PE): la prima misura aspetti legati alla

precisione e all’ordine, la seconda misura aspetti riferibili alla costanza

nell’assolvimento di una mansione e al non abbandonare gli impegni presi.

4) Stabilità emotiva (S): i soggetti con punteggi alti sono forti, razionali,

riflessivi, concilianti, tolleranti. I soggetti con punteggi bassi sono fragili,

emotivi, istintivi, inquieti, suscettibile. Le due sottodimensioni sono Controllo

dell’emozione (Ce) e controllo degli impulsi (CI), la prima misura gli

aspetti riconducibili al controllo della tensione di fronte a un’esperienza

emotiva, la seconda misura l’abilità nel saper controllare il proprio

comportamento anche in situazioni di disagio, conflitto e rischio.

5) Apertura mentale (M): soggetti con punteggi alti sono istruiti, informati,

incuriositi dalla cose e dalle esperienze nuove, vicini a culture e usanze diverse.

soggetti con punteggi bassi sono l’opposto. Le sottodimensioni sono Apertura

alla cultura (Ac) e apertura all’esperienza (AE): la prima misura la voglia

di sapere, la seconda indaga la predisposizione degli individui verso le novità, e

culture differenti.

è presente anche una scala di controllo: scala LIE (L). Lo scopo è fornire una misura

della tendenza del soggetto a fornire un profilo di sé falsamente positivo in modo

volontario o involontario. Tale scala valuta due tendenze definite con termini di bias

egoistic e bias moralistic. I bias egoistic rappresentano al tendenza ad attribuire a

sé stessi qualità positive associate allo status sociale e intellettuale e a presentarsi

come una persona brillante, capace, sicura di sé. I bias moralistic rappresentano la

tendenza ad attribuire a sé stessi qualità moralmente accettabili e desiderabili e a

presentarsi come persone affidabili e rispettose delle norme sociali. Gli item sono

strutturati in modo che una risposta di completo accordo o disaccordo risulti

inverosimile. Questa scala è composta da 14 item. Punteggi elevati indicano un profilo

falsato.

Il BFQ-2 è un questionario composto da 134 item. Può essere somministrato sia

individualmente che collettivamente ad adolescenti e adulti. Il tempo di compilazione

va dai 15 ai 45 minuti. Le risposte al test sono espresse tramite scala Likert a 5 punti

da assolutamente vero per me ad assolutamente falso per me. Può essere

somministrato secondo la modalità carta matita o online. Lo scoring può avvenire

online.

I punteggi grezzi sono convertiti in punti T con media 50 e Dv 10 secondo tabelle

apposite distinte per sesso e situazione di somministrazione. I punti T sono trascritti su

un foglio di profilo il quale fornisce con un istogramma l’andamento del soggetto al

test. Prima di procedere all’individuazione del profilo è necessario verificare

l’andamento del soggetto nella scal Lie:

- punteggio <45 punti T: profilo libero da falsificazioni;

- punteggio tra 45-55 punti T: la persona ha risposto sostanzialmente in modo

sincero;

- punteggio tra 56 e 65 punti T: la persona potrebbe presentare una falsificazione

in senso positivo al fine di migliorare la propria immagine;

- punteggi >65 punti T: profilo falsato in senso positivo, dovrebbe essere

considerato non valido se accompagnato da punteggi molto elevati in almeno

tre dimensioni principali o in 3 sottodimensione.

Per l’interpretazione del profilo sono considerati bassi i punteggi sotto i 40 e sono alti i

punteggi sopra i 60. Holland riporta sei tipologie di profili: realistico, investigativo,

creativo, sociale, imprenditoriale e convenzionale. Lo scopo dell’interpretazione è

trovare i legami tra le differenti dimensioni e riassumere gli elementi principali. Il

report interpretativo deve essere ampliato con colloqui, dati biografici ecc.

Il report interpretativo computerizzato è diviso in quattro sezioni.

- profilo generale dove sono riportati i risultati ottenuti in forma numerica e

grafica.

- presentazione di sé: modo di presentarsi del soggetto e tentativi di

falsificazione.

- profilo di personalità: descrizione dettagliata delle caratteristiche del soggetto

per ogni dimensione e sottodimensione.

- aspetti caratterizzanti: selezione dell’item in cui ha ottenuto il punteggio più

elevato e dei due item con punteggio più basso, su cui incentrare il colloquio

successivo.

Il Bfq trova applicazione nei contesti organizzativi per individuare profili specifici per

alcuni settori lavorativi. Nell’ambito della clinica l’esame di questo profilo è utile per

individuare i punti di debolezza che hanno portato il soggetto a chiedere aiuto, ma

anche i punti di forza utili ai fini terapeutici. Nell’ambito della psicologia

dell’educazione trova ampia applicazione tipo coscienziosità e apertura mentale sono

predittivi di successo scolastico. è importante anche per la valutazione del successo

psicoterapeutico.

Dal Big Five Q. derivano il BFQ-C per misurare i fattori nei bambini preadolescenti, è

composto da 65 item; il BFQ_O applicato nell’ambito della valutazione aziendale, è una

scheda di valutazione dei comportamenti organizzativi individuali e sociali.

Altri questionari di personalità.

16 PF-5 di Cattel. Misura 16 dimensioni di personalità. è rivolto a soggetti di età

superiore ai sedici anno e può essere somministrato collettivamente o individualmente

con un tempo che varia dai 35 ai 50 minuti. è formato da 185 item che comprendono

sia le scale bipolari riferite ai sedici fattori di personalità, un indice di Management

dell’immagine che valuta la desiderabilità sociale, un indice di acquiescenza e uno di

infrequenza. Mediante l’aggregazione dei sedici fattori è possibile avere 5 misure

globali di personalità.

Ogni scala è formata da 10 a 15 item ai quali si risponde affermativamente,

negativamente o incertezza. I punteggi grezzi sono trasformati in punteggi Sten ed è

possibile avere un profilo.

Eysenck Personality Questionnaire Revised (EPQ-R).

Nasce nel 1976 e misura le tre dimensioni della personalità ponendosi a metà strada

come strumento per la valutazione della personalità normale e patologica. Nell’ultima

revisione del 2004 è presente una scala LIe e altre due dimensioni: dipendenza da

sostanze e criminalità. Esistono una versione integrale formata da 106 item e

somministrata in 15/20 minuti; e una ridotta di 48 item che richiede 10 minuti.

ESPQ formato da 13 scale, che misurano una dimensione della personalità del

bambino. Contiene 80item. è somministrato a bambini dai 6-9 anni e dura un’ora.

HSPQ indaga le stesse dimensioni del precedente, ma si applica a ragazzi dai 13/1

anni ed è costituito da 142 item.

Test proiettivi.

La nascita delle tecniche proiettive risale al 1910 quando Jung introduce la tecnica

della libera associazione di parole. Nel 1921 Rorschach pubblica la sua monografica

psicodiagnostica e nel 1935 compare il TAT di Murray e nel 1949 Machover scrive il

disegno della figura umana.

Nel 1939, Franck conia il termine metodi proiettivi esprimendo la ribellione verso

l’approccio normativo nello studio della personalità. Ci si focalizzava sull’individuo e

su come questi proietta su uno stimolo la sua visione della vita, i suoi vissuti e i suoi

sentimenti. Le tecniche proiettive sono viste come strumenti per focalizzarsi

sull’individuo da una prospettiva clinica offrendo un’immagine olistica della

personalità. Dopo il boom degli anni ’40 si assiste a un progressivo atteggiamento

critico a cause delle scarse caratteristiche psicometriche, ma negli anni ’80 si registra

una ripresa di interesse con la modifica degli strumenti nel tentativo di standardizzarli.

Il termine tecniche proiettive raggruppa un grande numero di procedure di indagine

della personalità che si servono come stimolo di materiali di natura ambigua, dei quali

si richiede ai soggetti di fornire liberamente la loro personale interpretazione. Sono

prove non strutturate alle quali è possibile dare delle risposte illimitate. Le risposte

ottenute sono interpretate sulla base di quella che viene definita ipotesi proiettiva, che

assume che il modo in cui un soggetto percepisce uno stimolo è determinato dalla sua

personalità globale, che si rivela in tale processo. La fondazione di tale principio deriva

dalla psicologia della percezione e dalla psicoanalisi. La caratteristicha che uno stimolo

deve avere per far riaffiorare elementi inconsci è l’ambiguità perché accresce l’influsso

delle variabili intrapsichiche nella percezione. Secondo i gestaltisti, infatti, la

percezione è il risultato di fattori strutturali (legati agli stimoli) e fattori funzionali

(legate alle strutture cognitive ed emotive del soggetto). Sottoponendo uno stimolo

ambiguo, la riduzione dell’influsso di quest’ultimo aumenta l’influsso della personalità

del percettore. L’ambiguità dello stimolo unita alla fluidità della consegna favorisce la

comparsa un fenomeno regressivo, per cui si allentano i processi secondari della

razionalità ed emergono i processi primari. Bisogna sottolineare che stimolo ambiguo

non vuol dire poco strutturato ma quando è impoverito di alcuni elementi fisici o si

presta a differenti interpretazioni.

I test proiettivi possono essere suddivisi nelle seguenti categorie:

- associazioni con macchie di inchiostro o parole.

- costruzione di storie e sequenze.

- completamento di frasi o storie.

- ordinamento/selezione di figure o scelte verbali.

- espressione tramite il disegno, il gioco o la drammatizzazione.

Test grafici

Disegno della figura umana.

Il tipo di successione con cui i bambini disegnano le varie parti del corpo è stato

studiato dalla psicologia cognitiva. I bambini iniziano con il cerchio collocato nella

parte alta del foglio, e seguono due tipi di evoluzione: i bambini completano i dettagli

dall’alto verso il basso, oppure ritornano verso l’alto per aggiungere dettagli.

Aspetti del disegno della figura umana sono legati all’età cronologica e mentale del

bambino.

- 2-3: al cerchio si aggiunge una coda (omino girino) e poi due righe che

rappresentano gambe e braccia, compaiono dettagli del volto.

- 3-4 anni: bambino rappresenta la persona con uno schema grafico unico per

uomo e donna e compare il cefalopode, figura nel bordo inferiore, gambe più

lunghe delle braccia.

- 5 anni: orecchie, occhi con pupille e si riconosce il maschio dalla femmina.

- 6 anni: figura organica con particolari e compare il profilo.

- 7 anni: compaiono fumetti, scritte, e il movimento.

- 8-9 anni: si cercano di variare i piani.

- 10-11 anni: disegno realistico.

- 12-14 anni: disegno come un adulto.

L’uso del disegno ha una lunga tradizione nella psicologia clinica che li ha integrati al

colloquio per facilitare il soggetto a esprimere contenuti emotivamente difficili, in

modo da diminuire l’ansia. Questo disegno fu inizialmente usato da Goodenough nel

1926 come strumento oggettivo per la valutazione dell’intelligenza. Nel 1963 Harris si

occupa della revisione del test chiedendo al soggetto di disegnare prima una figura

maschile e poi femminile destinato a bambini dai 2 ai 15 anni. Riguardo la validità di

questi test si è riscontrata una correlazione modesta tra il TFU e la WISC, quindi il TFU

non misura il livello intellettivo ma la maturità intellettiva in termini di maturazione

dell’evoluzione delo schema corporeo correlata alla capacità di eleborazione mentale

dei concetti che portano il soggetto a dominare e comprendere l’ambiente che lo


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Fre15189

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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Discipline Psicosociali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fre15189 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e strumenti di valutazione psicosociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Uninettuno - Uninettuno o del prof Paciello Marinella.

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