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tutti i suoi cittadini, nel rispetto delle differenze tra le singole comunità dell’identità culturale dei luoghi.

III Città e Cittadini. La città futura dovrà garantire ad ogni cittadino la più ampia possibilità di accesso ai luoghi, ai

servizi ed alle informazioni; è una città nella quale ogni diversità trova condizioni adeguate alle proprie esigenze che

devono potersi esprimere liberamente.

IV Città e Mobilità. Il sistema della mobilità nella città futura dovrà privilegiare il tra- sporto collettivo; dovrà inoltre

essere consentita la piena libertà di movimento indivi- duale in tutte le forme compatibili con la struttura urbana: in primo

luogo pedonale e ciclabile.

V Città e Complessità. Nella città futura il governo della complessità deve coinvol- gere l’intero sistema urbano e ogni

sub-sistema e deve attuarsi alle diverse scale di intervento: dal sistema funzionale a quello istituzionale, dalla scala

architettonica alla scala territoriale.

VI Città e Tecnologia. L’innovazione tecnologica e la telematica, in particolare, de- vono essere orientate al

miglioramento delle prestazioni urbane e al governo della città futura.

VII Città e Recupero. Alla base di ogni ipotesi di intervento edilizio deve essere vagliata la possibilità di effettuare operazioni

di recupero e di rifunzionalizzazione orientate al ri-uso dell’esistente, nel rispetto del valore semantico dei luoghi.

VIII Città e Sicurezza. Le strategie di pianificazione dovranno ridurre la vulnerabilità urbana, superare la rigidità fisica,

garantire l’accesso e l’esodo. Raggiungere, per- correre, abbandonare e, quindi, condividere la città dovrà essere

garantito a tutte le categorie di utenza.

IX Città e Bellezza. La Nuova Architettura deve produrre manufatti capaci di andare oltre la sola efficienza funzionale.

Essa deve contribuire a realizzare una città bella che, interpretando e valorizzando tutte le forme espressive dell’uomo, non

solo soddisfi le esigenze materiali, ma rifletta anche il mondo interiore dei suoi abitanti.

X Città e Tempo. La città del XXI secolo, la città cablata, città della pace, città della scienza dovrà essere l’espressione

della storia e della cultura urbana che in essa, nel tempo, si sono consolidate. La bellezza di una città è un’astrazione a cui è

impossibile assegnare una definizione condivisa.

Carta di Aalborg (1994)

La carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile, detta anche Car- ta di Aalborg, è stata approvata dai

partecipanti alla Conferenza europea sulle città sostenibili tenutasi nel 1994.

Essa elabora il concetto di sostenibilità; individua le responsabilità ambientali delle città; impegna a sviluppare politiche

ed azioni positive per la costruzione di città so- stenibili.

LA FIGURA DEL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO

Il responsabile del procedimento è una figura di notevole importanza nell’ambito della progettazione e realizzazione di

opere di architettura o di ingegneria civile. La legge 241/1990 lo introduce nell’ordinamento amministrativo, imponendone

alle pubbliche amministrazioni la nomina, per ogni procedimento di loro competenza. L’articolo 7 comma 1 della legge

109/1994 (legge Merloni) ha specificato che tale responsabile, nelle opere pubbliche, sia unico, e ciò è stato confermato

dal Codice appalti.

Il RUP è quindi un tecnico in possesso di titolo di studio adeguato alla natura dell’in- tervento da realizzare, abilitato

all’esercizio della professione o, quando non prevista o richiesta, con anzianità di servizio in ruolo non inferiore a 5 anni.

Egli può svolgere le funzioni di progettista o di direttore lavori solo nel caso di interventi non complessi di importo inferiore

a 500.000 euro. Ai sensi del T.U. sicurezza (d.lgs. 81/2008), assume anche il ruolo di responsabile dei lavori. Le principali

mansioni del RUP sono:

redigere il D.P.P. (documento preliminare di progettazione);

curare e seguire unitariamente le fasi di progettazione (verifica e validazione rispetto agli obiettivi contenuti nel D.P.P.),

affidamento, esecuzione dell’opera, collaudo;

coordinare l’attività del direttore lavori;

verificare il livello prestazionale, per qualità e prezzo delle opere, il rispetto dei tempi di attuazione del programma ed

il corretto svolgimento delle procedure, in collaborazione con il coordinatore unico;

attivare la risoluzione in via amministrativa delle controversie con proposta motivata di accordo bonario con l’affidatario, a

seguito dell’iscrizione di riserve (cioè la pretesa di maggiori compensi da parte della ditta appaltatrice) sui documenti

contabili.

FASI E DOCUMENTAZIONE DI UN PROGETTO ARCHITETTONICO CON COMMITTENTE PUBBLICO O PRIVATO

Il progetto architettonico, quale che sia la committenza, pubblica o privata, e l’oggetto dell’in- carico, architettura,

strutture, impianti, design o quant’altro di competenza dell’architetto, si articola in una serie di documenti fondamentali

per la buona riuscita dell’intervento, e per il corretto e sereno svilupparsi del rapporto tra cliente e professionista,

sempre disciplinato da una lettera d’incarico, accompagnata dal preventivo delle prestazioni professionali da

effettuarsi. In sintesi, le principali prestazioni professionali in ambito progettuale dell’architetto, sono riconducibili alla

redazione dei seguenti documenti:

Elaborati grafici del progetto preliminare

Elaborati grafici del progetto definitivo

Elaborati grafici del progetto esecutivo

Elaborati grafici del progetto amministrativo

Documenti di stima del costo di realizzazione del progetto definitivo

Documenti contrattuali per regolare le condizioni di svolgimento dell’incarico di realizzazione dell’opera, tra

impresa e committente

A titolo esemplificativo analizziamo nel dettaglio la documentazione di un progetto di archi- tettura per la realizzazione

di un fabbricato di elevata complessità tecnica, specificando che incarichi professionali di natura diversa, come la

progettazione di un complemento di arredo o di una grafica pubblicitaria, saranno corredati da documenti in gran parte

diversi da quelli di seguito menzionati, ma comunque riconducibili, almeno nel metodo generale, all’esempio prescelto:

Il progetto preliminare

Il progetto preliminare è la prima rappresentazione dell’idea progettuale e per tanto ha il compito di definire le

caratteristiche qualitative e funzionali dell’ opera, rendendone evidenti gli elementi più significativi mediante un insieme

di documenti che, in funzione degli aspetti economici, della tipologia e categoria dell’intervento, può essere

caratterizzato dai seguenti elaborati:

Relazione tecnico-illustrativa;

Valutazione di inserimento e di impatto ambientale;

Studi necessari per un’adeguata conoscenza del contesto in cui andrà a inserirsi l’opera (indagini topografiche,

geologiche, geotecniche, idrogeologiche, idrologiche, idrauliche, sismiche, archeologiche ecc.);

Elaborati grafici descrittivi e rappresentativi del progetto, redatti nel numero, nelle tecni- che e nelle scale di

rappresentazione più idonee in funzione dell’oggetto specifico;

Analisi economica di massima del costo di realizzazione dell’opera progettata.

Nel dettaglio, per opere di particolare complessità, la documentazione costituente il progetto preliminare, è rappresentata

dai seguenti elaborati:

Relazione tecnico-illustrativa

La relazione tecnico-illustrativa, secondo la tipologia, la categoria e l’entità dell’intervento, si può articolare nella

descrizione delle finalità e delle opzioni progettuali scelte e nelle indica- zioni delle modalità e della tempistica per la

prosecuzione dell’iter progettuale, nonché nella sintesi degli aspetti economici e finanziari previsti. Deve evidenziare

inoltre lo sviluppo degli studi tecnico-specialistici del progetto ed indica- re i requisiti e le prestazioni che devono

essere riscontrati nell’intervento, descrivendo nel dettaglio le indagini effettuate e motivando la caratterizzazione del

progetto sotto il profilo dell’inserimento nel territorio e nell’ambiente. La relazione deve infine fornire una chiara e

precisa conoscenza di quelle circostanze che non possono risultare evidenti dai disegni e che hanno influenza sulla

scelta e sulla riuscita del progetto.

Studio di impatto ambientale e di fattibilità ambientale

Lo studio di impatto ambientale, ove previsto dalla normativa vigente, è predisposto conte- stualmente al progetto

preliminare sulla base dei dati e delle informazioni raccolte nell’ambito del progetto stesso.

La relazione di compatibilità ambientale analizza e determina le misure atte a mitigare e compensare gli effetti

dell’intervento sull’ambiente e sulla salute e a riqualificare e migliorare la qualità ambientale e paesaggistica del

contesto territoriale, con particolare riguardo agli esiti delle indagini tecniche, alle caratteristiche dell’ambiente

interessato dall’intervento in fase di cantiere e di esercizio, alla natura delle attività e lavorazioni necessarie all’esecuzio-

ne dell’intervento, e all’esistenza di vincoli sulle aree interessate.

Elaborati grafici

Gli elaborati grafici, redatti in scala opportuna e debitamente quotati, debbono essere diffe- renziati in relazione alla

dimensione, alla categoria e alla tipologia dell’intervento e possono precisarsi nel seguente elenco:

stralcio dello strumento di pianificazione paesaggistico - territoriale e del piano urbanisti- co generale o attuativo sul

quale indicare la localizzazione dell’intervento da realizzare;

planimetria generale in scala adeguata (1/2000, 1/1000, 1/500) su cui riportare le opere ed i lavori da realizzare;

schemi grafici e sezioni schematiche in scala adeguata (1/200, 1/100, 1/50) in numero opportuno a consentire

l’individuazione di massima di tutte le caratteristiche spaziali, tipologiche, funzionali e tecnologiche delle opere e dei

lavori da realizzare.

Calcolo estimativo e quadro economico

Il calcolo estimativo o stima sommaria è effettuato applicando alle quantità caratteristiche dell’opera i corrispondenti

prezzi parametrici dedotti dai costi standardizzati, oppure, in as- senza di costi standardizzati, riferendosi a parametri

desunti da interventi similari realizzati o direttamente dal mercato.

Il quadro economico dovrà comprendere in questa fase, oltre alla stima di costo dell’opera derivante dalla stima

sommaria, anche tutti gli ulteriori oneri di carattere amministrativo o finanziario che dovranno essere sostenuti dalla

committenza (oneri e diritti per la Pubblica Amministrazione, oneri finanziari per eventuali istituti di credito, onorari

professionali dei pro- fessionisti coinvolti, ecc.).

Il progetto definitivo

Il progetto definitivo, funzionale alla richiesta e ottenimento di tutte la autorizzazioni previste dalla normativa vigente, è

redatto sulla base delle indicazioni del progetto preliminare ap- provato, e sviluppa gli elaborati grafici e descrittivi,

nonché i relativi calcoli, ad un livello di definizione tale da non generare apprezzabili differenze tecniche e di costo nella

successiva progettazione esecutiva.

In sintesi può arrivare a comporsi dei seguenti elaborati:

relazione generale

relazioni tecniche e specialistiche

rilievi planoaltimetrici

elaborati grafici (piante, prospetti, sezioni, prospettive, assonometrie, in scala adegua- ta)

calcoli delle strutture e degli impianti

progetto di monitoraggio ambientale

piano particellare rappresentativo della corrispondente situazione catastale

computo metrico estimativo e quadro economico

cronoprogramma delle lavorazioni necessarie a consegnare l’opera finita

contratto di appalto e capitolato speciale di appalto delle opere per le imprese esecutrici

Nel dettaglio, per opere di particolare complessità, la documentazione sopra descritta e costituente il progetto definitivo,

può arrivare a contenere le seguenti informazioni:

Relazione generale

La relazione generale fornisce tutti gli elementi atti a dimostrare la rispondenza del progetto alle finalità dell’intervento, il

rispetto del prescritto livello qualitativo, dei conseguenti costi e dei benefici attesi.

Descrive, con espresso riferimento ai singoli punti della relazione illustrativa del progetto preliminare, i criteri utilizzati

per le scelte progettuali, gli aspetti dell’inserimento dell’interven- to sul territorio, le caratteristiche prestazionali e

descrittive dei materiali prescelti, nonché i criteri di progettazione delle strutture e degli impianti, in particolare per

quanto riguarda la sicurezza, la funzionalità e l’economia di gestione.

Espone inoltre tutti gli aspetti riguardanti la topografia, la geologia, l’idrologia, l’idrogeologia, la sismica, le interferenze,

le opere e misure mitigative e compensative dell’impatto am- bientale, territoriale e sociale, le soluzioni adottate per il

superamento delle barriere archi- tettoniche e, in particolare, riferisce di tutte le indagini e studi integrativi sviluppati in

sede di progetto preliminare.

Analizza anche l’idoneità delle reti esterne dei servizi atti a soddisfare le esigenze connesse alla cantierizzazione e

all’esercizio dell’intervento da realizzare.

Relazioni tecniche e specialistiche

A completamento di quanto riportato nella relazione generale, il progetto definitivo deve com- prendere anche una serie

di relazioni tecniche, sviluppate sulla base di quelle eseguite per il progetto preliminare ma condotte ad un livello di

definizione tale che nella successiva progettazione esecutiva non si verifichino apprezzabili incrementi nei tempi e

nei costi di realizzazione delle opere progettate; queste sono:

relazione geologica e idrogeologica

relazione geotecnica e geomeccanica

relazioni idrologica e idraulica

relazione archeologica

relazione sismica

relazione tecnica impianti

Elaborati grafici

Gli elaborati grafici descrivono le principali caratteristiche dell’intervento da realizzare. Essi sono redatti nelle opportune

scale in relazione al tipo di opera o di lavoro da realizzare e ad un livello di definizione tale che nella successiva

progettazione esecutiva non si abbiano apprezzabili differenze tecniche, di costo o di durata delle lavorazioni previste.

Normalmente sono costituiti dalla seguente documentazione:

planimetria generale in scala non inferiore a 1:500, con indicazioni delle curve di livello dell’area interessata

all’intervento, le strade, la posizione di sagome e distacchi delle eventuali costruzioni confinanti, le alberature esistenti

con la specifica delle essenze;

planimetria generale in scala non inferiore a 1:500 con l’ubicazione delle indagini geo- gnostiche;

planimetria in scala non inferiore a 1:200, in relazione alla dimensione dell’intervento, corredato da due o più sezioni

atte ad illustrare tutti i profili significativi, anche in rela- zione al terreno, alle strade ed agli edifici circostanti, nella quale

risultino precisati la su- perficie coperta di tutti i corpi di fabbrica,oltre alle quote altimetriche relative sia al piano di

campagna originario sia alla sistemazione del terreno dopo la realizzazione dell’inter- vento riferite ad un caposaldo. La

planimetria deve riportare anche la sistemazione degli spazi esterni indicando le recinzioni, le essenze arboree da porre a

dimora e le eventuali superfici da destinare a parcheggio; è integrata da una tabella riassuntiva di tutti gli ele- menti

geometrici del progetto: superficie dell’area, volume dell’edificio, superficie coperta totale e dei singoli piani e ogni altro

utile elemento dimensionale;

piante dei vari livelli, nella scala prescritta dai regolamenti edilizi o da normative specifiche e comunque non inferiore a

1:100 con l’indicazione delle destinazioni d’uso, delle quote planimetriche e altimetriche e delle strutture portanti, oltre

alle tabelle per la verifi- ca delle superfici aeroilluminanti;

sezioni trasversali e longitudinali nel numero e nella scala adeguati e/o prescritti da re- golamenti edilizi o da normative

specifiche e comunque non inferiore alla scala di 1:100, con la misura delle altezze nette dei singoli piani, dello spessore

dei solai e della altezza totale dell’edificio. In tali sezioni è altresì indicato l’andamento del terreno prima e dopo la

realizzazione dell’intervento lungo le sezioni stesse, fino al confine ed alle eventuali strade limitrofe;

prospetti nella scala e nel numero adeguati e/o prescritti da normative specifiche e co- munque non inferiori alla scala

di 1:100 e completi di riferimento alle altezze e ai distac- chi degli edifici circostanti, alle quote del terreno e alle sue

eventuali modifiche;

elaborati grafici nella diversa scala prescritta da normative specifiche e comunque non inferiore a 1:100 atti a illustrare

il progetto strutturale nei suoi aspetti fondamentali, in particolare per quanto riguarda le fondazioni;

schemi funzionali e dimensionamento dei singoli impianti, sia interni che esterni, corre- dati di planimetrie e sezioni in

scala non inferiore a 1:100 in cui siano riportati i tracciati principali delle reti impiantistiche esterne e la localizzazione

delle centrali dei diversi apparati;

piano particellare degli espropri (quando dovuto), degli asservimenti e delle interferenze con i servizi, redatto in base alle

mappe catastali aggiornate e comprendente anche le espropriazioni e gli asservimenti necessari per gli attraversamenti

e le deviazioni di stra- de e di corsi d’acqua e le altre interferenze che richiedono espropriazioni. Sulle mappe catastali

sono altresì indicate le eventuali zone di rispetto o da sottoporre a vincolo in relazione a specifiche normative o ad

esigenze connesse alla categoria dell’intervento. Vanno inoltre indicate le zone (per opere puntuali) o fasce (per opere a

rete) di interesse urbanistico di pertinenza dell’opera.

Il progetto esecutivo

Il progetto esecutivo costituisce la ingegnerizzazione di tutte le lavorazioni e, pertanto, defi- nisce compiutamente ed in

ogni particolare architettonico, strutturale ed impiantistico l’inter- vento da realizzare, inclusi i piani operativi di cantiere, i

piani di approvvigionamenti, nonché i calcoli e i grafici relativi alle opere provvisionali. Il progetto è redatto nel pieno

rispetto del progetto definitivo. Il progetto esecutivo è composto dai seguenti documenti:

relazione generale

relazioni specialistiche

elaborati grafici comprensivi anche di quelli delle strutture, degli impianti e di ripristino e

miglioramento ambientale

calcoli esecutivi delle strutture e degli impianti

piani di manutenzione dell’opera e delle sue parti

piani di sicurezza e di coordinamento

computo metrico-estimativo.

Relazione generale

La relazione generale del progetto esecutivo descrive in dettaglio, anche attraverso specifici riferimenti agli elaborati

grafici e alle prescrizioni del capitolato speciale d’appalto, i criteri utilizzati per le scelte progettuali esecutive, per i

particolari costruttivi e per il conseguimento e la verifica dei prescritti livelli di sicurezza e qualitativi. Nel caso in cui il

progetto prevede l’impiego di componenti prefabbricati, la relazione precisa le caratteristiche illustrate negli elaborati

grafici e le prescrizioni del capitolato speciale d’appalto riguardanti le modalità di presentazione e di approvazione dei

componenti da utilizzare. La relazione generale contie- ne l’illustrazione dei criteri seguiti e delle scelte effettuate per

trasferire sul piano contrattuale e sul piano costruttivo le soluzioni spaziali, tipologiche, funzionali, architettoniche e

tecnolo- giche previste dal progetto definitivo approvato; la relazione contiene inoltre la descrizione delle indagini,

rilievi e ricerche effettuati al fine di ridurre in corso di esecuzione la possibilità di imprevisti. La relazione contiene

l’attestazione della rispondenza al progetto definitivo e alle eventuali prescrizioni dettate in sede di approvazione dello

stesso, con particolare riferi- mento alla compatibilità ambientale ed alla localizzazione dell’opera; contiene le motivazioni

che hanno indotto il progettista alla variazione delle indicazioni contenute nel progetto preli- minare stesso.

Relazioni specialistiche

Il progetto esecutivo prevede almeno le medesime relazioni specialistiche contenute nel progetto definitivo, che

illustrino puntualmente le eventuali indagini integrative, le soluzioni adottate e le modifiche rispetto al progetto

definitivo. Le relazioni contengono l’illustrazione di tutte le problematiche esaminate e delle verifiche analitiche effettuate

in sede di progetta- zione esecutiva.

Elaborati grafici

Gli elaborati grafici esecutivi, eseguiti con i procedimenti più idonei, sono costituiti:

dagli elaborati che sviluppano nelle scale ammesse o prescritte, tutti gli elaborati grafici del progetto definitivo;

dagli elaborati che risultino necessari all’esecuzione delle opere o dei lavori sulla base degli esiti, degli studi e di

indagini eseguite in sede di progettazione esecutiva;

dagli elaborati di tutti i particolari costruttivi;

dagli elaborati atti ad illustrare le modalità esecutive di dettaglio;

dagli elaborati di tutte le lavorazioni che risultano necessarie per il rispetto delle prescri- zioni disposte dagli organismi

competenti in sede di approvazione dei progetti prelimina- ri, definitivi o di approvazione di specifici aspetti dei progetti;

dagli elaborati atti a definire le caratteristiche dimensionali, prestazionali e di assemblag- gio dei componenti

prefabbricati.

Gli elaborati sono comunque redatti in scala non inferiore al doppio di quelle del progetto definitivo, e comunque in

modo da consentire all’esecutore una sicura interpretazione ed esecuzione dei lavori in ogni loro elemento.

Calcoli esecutivi delle strutture e degli impianti

I calcoli esecutivi delle strutture devono consentire la definizione e il dimensionamento delle stesse in ogni loro aspetto

generale e particolare, in modo da escludere la necessità di va- riazioni in corso di esecuzione. I calcoli esecutivi degli

impianti sono eseguiti con riferimento alle condizioni di esercizio, alla destinazione specifica dell’intervento e devono

permettere di stabilire e dimensionare tutte le apparecchiature, condutture, canalizzazioni e qualsiasi altro elemento

necessario per la funzionalità dell’impianto stesso, nonché consentire di de- terminarne il prezzo. La progettazione

esecutiva delle strutture e degli impianti è effettuata unitamente alla progettazione esecutiva delle opere civili al fine di

prevedere esattamente ingombri, passaggi, cavedi, sedi, attraversamenti e simili e di ottimizzare le fasi di realizza-

zione. I calcoli delle strutture e degli impianti sono accompagnati da una relazione illustrativa dei criteri e delle modalità di

calcolo che ne consentano una agevole lettura e verificabilità.

Il progetto esecutivo delle strutture

Il progetto esecutivo delle strutture comprende:

a) gli elaborati grafici di insieme (carpenterie, profili e sezioni) in scala non inferiore ad 1:50, e gli elaborati grafici di

dettaglio in scala non inferiore ad 1:10, contenenti fra l’altro:

per le strutture in cemento armato o in cemento armato precompresso: i tracciati dei ferri di armatura con l’indicazione

delle sezioni e delle misure parziali e complessive, nonché i tracciati delle armature per la precompressione;

per le strutture metalliche o lignee: tutti i profili e i particolari relativi ai collegamenti, com- pleti nella forma e spessore

delle piastre, del numero e posizione di chiodi e bulloni, dello spessore, tipo, posizione e lunghezza delle saldature;

per le strutture murarie: tutti gli elementi tipologici e dimensionali atti a consentire l’ese- cuzione;

b) la relazione di calcolo contenente:

l’indicazione delle norme di riferimento;

la specifica della qualità delle caratteristiche meccaniche dei materiali e delle modalità di

esecuzione qualora necessarie;

l’analisi dei carichi per i quali le strutture sono state dimensionate;

le verifiche statiche.

Il progetto esecutivo degli impianti

Il progetto esecutivo degli impianti comprende:

a) gli elaborati grafici di insieme, in scala ammessa o prescritta e comunque non inferiore ad 1:50, e gli elaborati grafici di

dettaglio, in scala non inferiore ad 1:10, con le notazioni metri- che necessarie;

b) l’elencazione descrittiva particolareggiata delle parti di ogni impianto con le relative rela- zioni di calcolo;

c) la specificazione delle caratteristiche funzionali e qualitative dei materiali, macchinari ed

apparecchiature.

Piano di manutenzione dell’opera

Il piano di manutenzione è il documento complementare al progetto esecutivo che prevede, pianifica e programma

l’attività di manutenzione dell’intervento comprese le opere connesse di mitigazione e compensazione, al fine di

mantenere nel tempo la funzionalità, le caratteri- stiche di qualità, l’efficienza ed il valore economico. Il piano di

manutenzione assume contenuto differenziato in relazione all’importanza e alla specificità dell’intervento, ed è costituito

dai seguenti documenti operativi:

il manuale d’uso;

il manuale di manutenzione;

il programma di manutenzione.

Piani di sicurezza e coordinamento

I piani di sicurezza e di coordinamento sono i documenti complementari al progetto esecu- tivo che prevedono

l’organizzazione delle lavorazioni atti a prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. La loro

redazione comporta, con riferimento alle va- rie tipologie di lavorazioni, l’individuazione, l’analisi e la valutazione dei

rischi intrinseci al particolare procedimento di lavorazione connessi a congestione di aree di lavorazione e

dipendenti da sovrapposizione di fasi di lavorazioni. I piani sono costituiti da una relazione tecnica contenente le

coordinate e la descrizione dell’intervento e delle fasi del procedimento attuativo, la individuazione delle caratteristiche

delle attività lavorative con la specificazione di quelle critiche, la stima della durata delle lavorazioni, e da una relazione

contenente la individuazione, l’analisi e la valutazione dei rischi in rapporto alla morfologia del sito, alla pia- nificazione e

programmazione delle lavorazioni, alla presenza contemporanea di più soggetti prestatori d’opera, all’utilizzo di sostanze

pericolose e ad ogni altro elemento utile a valutare oggettivamente i rischi per i lavoratori. I piani sono integrati da un

disciplinare contenente le prescrizioni operative atte a garantire il rispetto delle norme per la prevenzione degli infortuni e

per la tutela della salute dei lavoratori e da tutte le informazioni relative alla gestione del cantiere. Tale disciplinare

comprende la stima dei costi per dare attuazione alle prescrizioni in esso contenute.

Computo metrico estimativo definitivo

Il computo metrico-estimativo del progetto esecutivo costituisce l’aggiornamento del computo metrico-estimativo del

progetto definitivo, per le sole parti d’opera computate a misura che avessero subito modifiche, rispetto al progetto

definitivo, a seguito di eventuali indagini integrative ovvero per le parti di opera computate a corpo soggette a variazioni

a termini di contratto.

Elenco prezzi

Per la redazione dei computi metrici-estimativi facenti parte integrante dei progetti definitivi, vengono utilizzati i prezzi

unitari fissati attraverso specifiche analisi dei principali prezzi. Le analisi faranno enti nell’area interessata, attraverso i

quali saranno parimenti determinati i restanti prezzi.

Quadro economico definitivo

Il computo metrico-estimativo viene redatto applicando alle quantità delle lavorazioni i prezzi unitari riportati nell’elaborato

«Elenco Prezzi unitari». In relazione alle specifiche caratteristi- che dell’intervento il computo metrico-estimativo può

prevedere le somme da accantonare per eventuali lavorazioni in economia, da prevedere nel contratto d’appalto o da

inserire nel quadro economico tra quelle a disposizione della stazione appaltante. Il risultato del computo metrico-

estimativo e delle espropriazioni confluisce in un quadro economico. Nel quadro economico confluiscono:

il risultato del computo metrico-estimativo dei lavori;

gli oneri per la sicurezza valutati sulla base delle linee guida relative;

gli oneri per il monitoraggio ambientale;

l’accantonamento in misura non superiore al 10 per cento per imprevisti e per eventuali lavori in economica;

l’importo dei costi di acquisizione o di espropriazione di aree o immobili, come da - piano particellare allegato al progetto;

l’importo dedotto da una percentuale determinata sulla base delle tariffe professionali per le prestazioni di

progettazione e direzione lavori del contraente generale o del concessionario;

tutti gli oneri fino al collaudo.

Cronoprogramma

Il progetto definitivo è corredato dal cronoprogramma delle lavorazioni, redatto anche al fine di stabilire in via

convenzionale l’importo degli stessi da eseguire in ciascun mese dalla data della consegna. Il cronoprogramma è

composto:

da una rappresentazione grafica di tutte le attività costruttive suddivise in livelli gerarchici dal più generale oggetto del

progetto fino alle più elementari attività gestibili autonoma- mente da punto di vista delle responsabilità, dei costi e dei

tempi;

da un diagramma che rappresenti graficamente la pianificazione delle lavorazioni nei suoi principali aspetti di

sequenza logica e temporale, ferma restando la prescrizione all’impresa, in sede di capitolato speciale d’appalto,

dell’obbligo di presentazione di un programma di esecuzione delle lavorazioni riguardante tutte le fasi costruttive

interme- die, con la indicazione dell’importo dei vari stati di avanzamento dell’esecuzione dell’in- tervento alle scadenze

temporali contrattualmente previste.

Contratto di appalto e capitolato speciale di appalto

Lo schema di contratto contiene, per quanto non disciplinato dal presente allegato e dal ca- pitolato generale le clausole

dirette a regolare il rapporto tra stazione appaltante e impresa, distinte in rapporti tra l’alta vigilanza e la direzione lavori

e rapporti tra la direzione lavori e l’esecutore con particolare riferimento a:

termini di esecuzione penali e pareri;

programma di esecuzione delle attività;

sospensione o riprese dei lavori;

oneri a carico dell’appaltatore;

contabilizzazione dei lavori a misura e a corpo;

liquidazione dei corrispettivi;

controlli;

specifiche e modalità di attuazione del monitoraggio ambientale anche per le fasi di post operam;

specifiche modalità e termini di collaudo;

modalità di soluzione delle controversie.

Allo schema di contratto è allegato il capitolato speciale, che riguarda le prescrizioni tecniche da applicare all’oggetto del

singolo contratto. Il capitolato speciale è diviso in due parti, la prima delle quali contenente la descrizione delle

lavorazioni e la seconda la specificazione delle prescrizioni tecniche; esso illustra in dettaglio:

nella prima parte tutti gli elementi necessari per una compiuta definizione tecnica ed economica dell’oggetto

dell’appalto, anche ad integrazione degli aspetti non pienamente deducibili dagli elaborati grafici del progetto definitivo;

nella seconda parte le modalità di esecuzione e le norme di misurazione di ogni lavora- zione, i requisiti di accettazione

di materiali e componenti, le specifiche di prestazione e le modalità di prove, nonché, ove necessario, in relazione alle

caratteristiche dell’intervento, l’ordine da tenersi nello svolgimento di specifiche lavorazioni; nel caso in cui il progetto

prevede l’impiego di componenti prefabbricati, ne vanno precisate le caratteristiche principali, descrittive e prestazionali,

la documentazione da presentare in ordine all’omologazione e all’esito di prove di laboratorio, nonché le modalità di

approvazione da parte dell’alta vigilanza e del direttore dei lavori, sentito il progettista, per assicurarne la rispondenza alle

scelte progettuali.

Dai piani per l’edilizia economica e popolare al Social Housing

In Italia il tema dell’edilizia popolare può essere ricondotta a questo breve riepilogo storico. In principio fu il “piano Ina casa”: la

soluzione keynesiana per rilanciare l’economia dell’Italia che usciva dalla seconda guerra mondiale e allo stesso tempo dare un

alloggio dignitoso alle famiglie che cominciavano ad assediare le grandi città, sulla base dell’immigrazione verso i grandi centri

industriali.

Il piano Ina casa nacque su impulso di Amintore Fanfani, ministro della Previdenza sociale del governo Saragat, che lanciò il

programma nel 1949. Il piano era sostenuto dalla possi- bilità di riscattare nel tempo l’alloggio: si pagava come una casa in

affitto ma alla fine diven- tava l’agognata casa di proprietà. Nella sostanza era un patto di futura vendita, trasformato

successivamente in un piano di riscatto, con ipoteca sull’immobile da estinguere con il pa- gamento delle rate.

L’iniziativa aveva anche il sapore di una di quelle sfide impossibili, ma in realtà vinte, che permise di realizzare 2 milioni di

alloggi economici, un vero miracolo, raggiunto con la sola concessione di una proroga del programma, nel 1963, rispetto

all’iniziale termine di sette anni. Risultato questo straordinario, che fa capire perché il così detto “piano Fanfani”, a di- stanza

di tanti anni, resta, il riferimento base dei programmi di Social Housing.

Infatti la domanda elevatissima di alloggi popolari, non risolta dal piano Ina casa, ha visto in successione temporale, la

promulgazione della L. 167/1962 che ha aperto la stagione degli espropri e dei peep (piani di edilizia economica e

popolare).

Con la L. 865/71 si identificano, nell’ambito della edilizia residenziale pubblica, 3 diverse

tipologie di realizzazioni:

l’edilizia sovvenzionata, cioè a totale carico dello Stato, delle Regioni o di altri enti pub-

blici (Comuni e IACP);

l’edilizia agevolata, realizzata dai privati con il concorso di finanziamenti pubblici (mutui a tasso minimo, agevolato e

indicizzato), finalizzati al riscatto della locazione;

l’edilizia convenzionata, realizzata dai privati, attraverso convenzioni stipulate tra i sog- getti beneficiari delle

aree(cooperative) e i comuni con concessione delle aree a basso costo.

Successivamente, nel 1978 sono stati attivati i fondi gescal (gestione case per lavorato- ri), destinati alla costruzione ed alla

assegnazione di case ai lavoratori e loro famiglie, costi- tuiti attraverso una trattenuta di contributi aziendali e dei lavoratori.

Questo meccanismo ha sostenuto la produzione di alloggi sociali per vent’anni.

Successivamente l’edilizia residenziale pubblica è diventato un tema di competenza delle Regioni, seguita poi dalle

sperimentazioni di urbanistica negoziata Comune-costruttore, ove, a fronte della possibilità di realizzare interventi edilizi,

l’operatore edilizio deve pagare, oltre ai tradizionali oneri di urbanizzazione, ai costi di costruzione e alle opere di urbanizza-

zione, i così detti “oneri fuori piano”, che altro non sono se non alloggi popolari, unità immo- biliari a favore dell’ente pubblico, o

persino monetizzazioni, cioè versamenti all’ente pubblico, calcolati spesso sull’aumento di valore dell’area a seguito del cambio

di destinazione.

Infine, nel 2008 l’ex premier Silvio Berlusconi, e più recentemente il viceministro delle infra- strutture, Mario Ciaccia, stante

l’emergenzialità della richiesta di abitazioni a basso costo, hanno annunciato il piano nazionale per il social housing, in

italiano edilizia privata so- ciale (EpS), basato su criteri di efficienza energetica e riduzioni delle emissioni inquinanti, con

coinvolgimento di capitali pubblici e privati, richiamandosi espressamente al programma fanfaniano precedentemente descritto.

D’altra parte la domanda di alloggi sociali resta oggi altissima, e cioè almeno 600mila abita- zioni popolari. Di fatto però il piano

nazionale di edilizia privata sociale non soddisferà l’edili- zia pubblica che in minima parte, essendo sostanzialmente indirizzato

alle famiglie che sono in grado di pagare un affitto o un prezzo di acquisto, sia pure non di mercato.

Infatti esso si esplica nelle seguenti sottocategorie: dal co-housing (strutture con spazi co- muni) e le residenze temporanee,

agli appartamenti a canoni agevolati, fino alle formule d’affitto con accordi per un riscatto futuro.

La novità del social housing è comunque di aver proposto un rapporto diverso tra pubblico e privato, per cui il secondo aiuta a

migliorare l’offerta abitativa a fronte di ricavi economici contenuti. Oltre alla Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce i fondi del

Ministero delle Finan- ze, gli attori principali di questo mercato sono le imprese e gli operatori locali, che poi coo- perano

insieme a fondazioni, non profit e soggetti che per statuto si occupano di riduzione del disagio.

Inoltre dovrebbe prevedersi anche un diverso rapporto qualitativo, con abitazioni che offrano standard edilizi e di qualità della vita

medio alti rispetto ai ghetti o alle brutte residenze emar- ginate realizzate in passato, specie in regime di L. 167/1962 e 865/71.

TENDENZE, LINGUAGGI, TECNOLOGIE E SOSTENIBILITà NELLA PROGETTAZIONE DELL’INVOLUCRO EDILIZIO

La consapevolezza della necessità di un’architettura ecologica, oggi sempre più richiesta, esiste in realtà da parecchi

decenni, durante i quali i sostenitori del low-tech e dell’high-tech si sono spesso scontrati.

Fin dagli anni Settanta, in risposta alla prima crisi petrolifera, qualche pioniere idealista propose delle alternative

ecologiche, soprattutto nei settori delle abitazioni e delle piccole strutture educative e culturali. Sull’onda del movimento

di contestazione del ’68, alcuni architetti, contestando la rigidità e la freddezza delle costruzioni moderniste, incoraggiarono

gli utenti a partecipare alla realizzazione di edifici più conviviali. Il legno, materiale caldo, leggero e facile da lavorare era

presente nella maggior parte di questi progetti. Nel decennio seguente, molti altri architetti hanno lavorato con altri

materiali naturali. Il norvegese Sverre Fehn e i francesi Jourda e Perraudin hanno realizzato costruzioni in terra. Alcuni

progettisti hanno sviluppato edifici con facciate e tetti «vegetali». Il profeta del low-tech, o per meglio dire del «no-

tech», è tuttavia Paolo Soleri, allievo di Frank Lloyd Wright, e sperimentatore dal vero, ad Arcosanti, di una nuova forma

di architettura ecologica. In contrapposizione con i precedenti, l’architettura high-tech è simboleggiata inve- ce da

complessi per uffici e da grandi spettacolari costruzioni in metallo e vetro dei protagonisti dell’architettura internazionale.

Molti di questi progettisti, come Norman Foster, Renzo Piano, Richard Rogers, Thomas Herzog, Françoise-Helene

Jourda e Gilles Perraudin hanno dato vita all’associazione «Read» per riflettere sull’utilizzo delle energie rinnovabili in

architettura. I simboli dell’«eco-tech» sono la torre della Commerzbank a Francoforte sul Meno e la cupola del Parlamento

tedesco a Berlino nel rinnovato Reichstag, entrambi progetti di Norman Foster. Da ricordare anche, a Milano, la sede de «Il

Sole 24 ore» di Renzo Piano. Queste realizzazioni, molto pubblicizzate, hanno avuto il merito di determinare un effetto

trascinante: molte innovazioni applicate per la prima volta in questi progetti, come la facciata vetrata a doppio

involucro, sono state poi utilizzate in progetti più modesti dove si sono rivelate molto efficaci. Tra i due estremi del low-

tech e dell’high-tech esiste una terza via che ha avuto molto seguito nel centro-Europa, detta l’umanesimo ecologico. La

differenza essenziale rispetto all’architettura low-tech è la sua immagine contemporanea, favorita dall’abbinamento

intelligente dei materiali della tradizione con prodotti industriali innovativi. Günter Behnisch è stato fin dagli anni ’70

l’iniziatore di un’architettura luminosa e colorata, molto libera nella composizione delle forme e dei volumi. L’influenza

dello studio Behnisch & Partner è stata molto forte in Germania, soprattutto riguardo agli edifici per uffici e agli

insediamenti scolastici e sportivi. Infine attraverso il minimalismo ecologico una nuova generazione di architetti e di

ingegneri, meno militanti e più pragmatici dei pionieri degli anni ’70, da circa dieci anni si è progressivamente imposta,

avvalendosi dei più moderni strumenti di pro- gettazione e simulazione; questi ideatori di un’architettura minimalista

realizzano, con tecniche e prodotti innovativi, degli edifici che esprimono una decisa appartenenza al moderno. Intorno

al lago di Costanza da menzionare le realizzazioni di architetti tedeschi come Glück & Partner o Schaudt Arkitekten, lo

studio svizzero Metron e gli austriaci Baum- schlager & Eberle e Hermann Kaufmann. In Italia siamo in ritardo anche perché

le scelte politico normative non hanno indirizzato sapientemente scelte di tipo ecologico, come ad esempio in Germania.

Comunque i principi alla base di una maggior consapevolezza del costruire sostenibile devono partire da scelte

pianificatorie, con il ritorno ad edifici correttamente inseriti nel contesto (corretto orientamento rispetto a sole e venti

dominanti, oltre a incremento di superfici verdi intorno e sull’involucro edilizio); oltre a ciò scelte architettoniche

tendenti a sfruttare passivamente il sole (velette orizzontali e/o frangisole sulle pareti maggiormente esposte alla

radiazione solare; serre solari; muro Trombe; parete ventilata), un maggior isolamento (a cappotto con pannelli di

almeno 10/12 cm associati a blocchi di buona prestazione termica, o tecnologie a secco con pareti perimetrali

composte da pannelli isolanti in successione, anche di 40/50 cm di spessore). Inoltre utilizzo dei sistemi attivi per lo

sfruttamento dell’ener- gia solare (solare termico e fotovoltaico), questi ultimi comunque molto costosi e quindi

utilizzati esclusivamente quando esistano precisi incentivi e obblighi (vedi paesi del nord Europa). Lo stesso ritorno

prepotente nell’architettura contemporanea del linguaggio mini- malista è probabilmente associato alle

problematiche prodotte dalla crisi econo- mica e alle esigenze di risparmio energetico. Infatti il dibattito critico che si è

levato contro l’eccesso di progetti di stampo decostruttivista e neo barocco di alcune archistar (Gehry, Zaha

Hadid, ecc.) ha determinato la selezione ai principali con- corsi internazionali di architettura di progetti più

improntati sul minimalismo alla Toyo Ito che non alle forme teorizzate da Eisenman.

ARCHITETTURA SOSTENIBILE

L’attività del costruire non è certo un’attività ecologica né di difesa dell’ambiente: il lavoro dell’architetto modifica

senz’altro la natura, sottraendo energie e risorse all’ambiente. Il set- tore delle costruzioni assorbe infatti più del 40%

delle risorse energetiche e i prodotti per l’edilizia consumano quantità sempre maggiori di risorse territoriali, prima fra

tutte il suolo. Anche un edificio consuma energia durante tutto il suo ciclo di vita, dalla fase di reperimento delle materie

prime per la produzione dei materiali edilizi, fino al momento della sua dismis- sione. La fase più critica coincide con

l’utilizzo dell’edificio: su un orizzonte di 50 anni, climatizzazione estiva, riscaldamento, illuminazione e produzione di

acqua calda incidono, per oltre il 90%, sul consumo complessivo di energia dell’intero ciclo di vita. Pertanto, considerato

che l’aspetto gestionale di una costruzione edilizia influisce notevolmente sull’impatto che essa ha sull’ambiente e,

quindi, sui costi diretti ed indiretti, l’architettura sostenibile ha, come obiettivo, la progettazione “consapevole” degli

edifici in grado di risolvere l’eventuale divario tra la concezione esteticaformale e quella energetica-funzionale, sulla base

di un approccio progettuale integrato che garantisca la qualità del risultato anche sotto il profilo prestazionale,

economico ed ambientale; in questo contesto assume partico- lare importanza il legame esistente tra il sistema

costituito dall’involucro edilizio ed i sistemi impiantistici, atti a soddisfare il fabbisogno di energia dell’edificio: ogni scelta

adottata in uno dei due sistemi incide significativamente sulla progettazione e sul dimensionamento dell’altro. Dunque,

attraverso la definizione di architettura sostenibile si intende superare l’annosa con- trapposizione tra architettura

cosiddetta “tradizionale” e “bioarchitettura” (detta anche bioedilizia, architettura bioecologica, architettura ecologica, ecc.),

individuando un’unica architettura in grado di soddisfare le esigenze espresse ed implicite di tutte le parti interessate,

presenti e future. Più nel dettaglio, nel 2004, la Comunità Europea ha definito il concetto di “edilizia sostenibile”

promuovendo, all’interno del processo edilizio, un approccio metodologico che si basa sull’intero ciclo di vita

dell’edificio, e cioè dall’individuazione del sito, alla costruzione, gestione e manutenzione, fino alla dismissione e al

recupero dei materiali, con l’obiettivo di ridurne l’impatto ambientale complessivo. La sostenibilità dell’edificio può

contribuire, inoltre, a saldare il momento progettuale a quello realizzativo, in quanto, solo attraverso il controllo di tutte

le fasi del processo, è possibile ottenere un prodotto edilizio che esprima la com- patibilità tra le finalità estetico-

funzionali, le prescrizioni normative, i controlli di qualità e di prestazione, le esigenze organizzative, i condizionamenti

socio-economici ed ambientali, le garanzie di sicurezza, ottenendo una vita utile programmata ed un invecchiamento

control- lato dei manufatti, dei prodotti e dei materiali impiegati. Tutto questo comporta un approccio progettuale

integrato che ha, come fine, un prodotto edilizio che risulti: gradevole, durevole, funzionale, accessibile, comodo e sano;

efficiente, per quanto riguarda il consumo di risorse naturali ed energetiche; rispettoso dell’ambiente circostante e della

cultura locale; competiti- vo in termini di costi di gestione e di manutenzione. La bioedilizia, anche detta architettura

sostenibile, progetta e costruisce edifici in grado di limitare l'impatto ambientale. Bioedilizia L'energia usata dall'uomo è

sempre stata legata ai combustibili fossili. Petrolio, carbone, gas naturale ed energia nucleare sono sempre stati

utilizzati, nonostante gli effetti negativi per la Terra. È per questo che, con l'andare degli anni, si è iniziato a pensare

all'utilizzo di energie rinnovabili, che non fossero di alcun danno per l'ambiente. Energia solare, marina, eolica,

geotermica e idroelettrica, hanno iniziato a progredire e con loro, anche se già negli anni '70 in Germania, l'architettura

sostenibile stava iniziando a svilupparsi, la bioedilizia assieme a tutto ciò che riguarda lo sviluppo sostenibile. Dunque, i

principi generali della bioedilizia si basano sulle energie rinnovabili e su ciò che la natura può darci senza sforzi. Alcuni

esempi pratici sono: - Illuminazione naturale: gli ambienti interni che ricevono più luce dall'esterno fanno sì che si utilizzi

meno luce elettrica. - Pannelli solari fotovoltaici e termici: l'installazione di questi pannelli prevista già alla progettazione

Serre: alcuni ambienti possono essere progettati con le funzionalità delle serre, potendo

dell'edificio non costa molto. -

poi riutilizzare l'energia ricavata per il riscaldamento. - Climatizzazione/raffrescamento naturale: l'uso di condotti d'aria

sotterranei o mediante una gestione delle ventilazioni naturali o dei movimenti d'aria, abbatte l'inquinamento dell'esterno

e i costi per i climatizzatori elettrici. - Una casa immersa nel verde: La bioarchitettura non porta l'edilizia nei luoghi

naturali bensì integra il verde e la natura nelle località urbane residenziali. Un mix ottimale tra comfort e natura,

migliorando il piacere e la qualità della vita. - Il risparmio energetico: L'edilizia verde può ridurre del 50% la spesa

energetica delle famiglie e abbattere l'inquinamento di CO2 prodotto dal riscaldamento, l'illuminazione e la

climatizzazione. La bioedilizia, nonostante i suoi costi maggiori, ha i suoi punti positivi che vedono i minori costi di

bollette varie, migliore qualità di vita e miglioramenti per l'ambiente.

BIOEDILIZIA

La bioedilizia è quella branca dell’architettura particolarmente sensibile e attenta al tema ambiente e che, dunque,

progetta e costruisce edifici che riducono al massimo il loro impatto sull’ecosistema. È, allora, davvero possibile vivere in

una casa che sia totalmente green, grazie all’utilizzo di particolari materiali di costruzione e ad una serie di accorgimenti

architettonici e anche tecnologici che puntano a un maggior risparmio energetico e a una minore dispersione di risorse.

i

Una casa fatta con materiali ecologici, infatti, è una casa che non danneggia chi ci abita e che abbassa notevolmente

valori di inquinamento interno e, inevitabilmente, di quello esterno. Il termine bioedilizia, spesso associato ad altri

sinonimi, quali bioarchitettura, architettura bio- ecologica, architettura naturale, architettura ecologica, è la traduzione del

termine tedesco “Baubiologie”, ossia “studio della vita o degli esseri viventi in relazione alle costruzioni”. La bioedilizia

ha, come finalità, lo studio, la progettazione e la realizzazione di edifici che soddisfino le esigenze fisiche, biologiche e

spirituali di chi vi abita. Si tratta quindi di un approccio progettuale rispettoso del rapporto equilibrato tra ambiente

(risorse disponibili), salute (modo di abitare), architettura (modalità progettuali e costruttive). Va innanzitutto

puntualizzato che diversi aspetti della bioedilizia, che oggi sembrano essere una novità, sono stati in realtà alla base del

trabili proprio nell’architettura tradizionale, risultato della saggezza di

buon costruire nei secoli passati e sono riscon-

generazioni di costrut- tori che hanno affinato nel tempo la scelta dei materiali, le tecniche realizzative ed i modi

progettuali, in stretto rapporto con le disponibilità e le risorse locali, con i fattori socio-culturali ed economici, con le

situazioni climatiche ed ambientali. Infatti, fino all’avvento della società industriale, i materiali e le finiture impiegate nelle

co- struzioni, soprattutto nelle architetture spontanee, vernacolari, definite in alcuni casi con il termine sintetico di

“architettura senza architetti”, erano di origine naturale.In seguito, l’industrializzazione ed il contributo della chimica

hanno immesso nel mercato delle costruzioni centinaia dl nuovi materiali, che avrebbero dovuto perfezionare l’abitare

ed il costruire ma che, in realtà, ne hanno reso più difficile il controllo dl qualità e della ri- spondenza alle esigenze degli

abitanti, a causa dell’ applicazione delle nuove soluzioni non adeguatamente sperimentate. Dal dopoguerra ad oggi

infatti la crescita del settore delle costruzioni e la disponibilità di nuovi materiali di basso costo, ha portato ad uno

smisurato impiego di componenti edilizi artificiali, riducendo a circa il 20% del totale l’impiego di quelli tradizionali. Il

risultato finale della modernità è stato un alto tasso di inquinamento diffuso. La casa, infatti, rappresenta la nostra “terza

pelle”, che, oltre ad avvolgerci ed a proteggerci, deve essere capace di “respirare”, di avere cioè continui interscambi

con l’ambiente esterno al fine di fornire un ambiente interno salubre, che non arrechi alcun’danno agli individui che vi

dimorano. In sintesi il benessere ambientale di un individuo che si trovi all’interno di un abitazione di- pende da vari

fattori, come i fattori di natura termoigrometrica, di natura chimico-emissiva e radio-emissiva, di natura respiratoria,

olfattiva, tattile, di percezione, ecc: l’alterazione di questi valori implica l’alterazione delle condizioni globali di salubrità e,

quindi, di comfort ambientale.

Pertanto, i punti qualificanti e basilari della bioedilizia sono:

l’indagine preliminare per individuare, localizzare e misurare gli elementi perturbatori ed inquinanti che possono

sussistere nell’ambiente, nei materiali e negli impianti;

l’analisi della potenzialità energetica del sito, che dovrà essere utilizzata al massimo grado, usando solo impianti

tecnologici bio eco compatibili, ridotti al minimo indispensabile e comunque in grado di garantire un microclima sempre

gradevole in un ambiente naturale riequilibrato;

la tutela e la salvaguardia dell’ambiente, anche in caso di inserimenti che devono soddi- sfare la condizione di

compatibilità;

i criteri di scelta dei materiali, che devono soddisfare i seguenti requisiti fondamentali:

siano possibilmente reperibili in loco;

si privilegino quelli naturali non nocivi, che non siano stati resi inquinanti da trasformazioni strutturali, stravolgenti la loro

composizione chimica;

in ogni fase di utilizzo e trasformazione essi conservino costantemente la propria bioecologicìtà;

siano facilmente riciclabili e riutilizzabili.

Una strada per valutare la bio-eco-compatibilità di un materiale, oltre ai vari marchi e le certificazioni rilasciati da

organismi di valutazione bio-ecologica, è rappresentata dalla di- chiarazione completa del produttore relativa ai

componenti e/o alla funzione bioecologica espletata dal singolo ingrediente, componente e prodotto finale. Oltre a

questo, è necessaria un’attenta analisi dell’intero ciclo di vita del prodotto (LCA), che consenta di studiare l’impatto

complessivo di un prodotto, dal momento dell’estrazione delle materie prime utilizzate, fino al suo smaltimento e

all’eventuale riciclaggio, passando attraverso i costi ambientali del tra- sporto e dei processi di produzione, di

applicazione e di utilizzo.

EFFICIENZA ENERGETICA

Molti degli attuali processi edilizi e delle tecnologie costruttive risultano essere inefficienti, sia dal punto di vista energetico

che ambientale, dato che il loro utilizzo è ottimizzato solo sulla base di parametri meramente economici a breve termine,

ignorando i costi di manutenzione e gestione, di dispendio e consumo energetico, di sostenibilità ambientale e

sociale che dovranno essere sostenuti direttamente dall’utente ed indirettamente dall’intera comunità e dalle

generazioni future. L’insostenibilità di tale modello di sviluppo comporta che, in un futuro non molto lontano, il valore di

un edificio sarà sostanzialmente basato sul costo ambientale da esso determinato, valore in cui il consumo energetico

per il suo “funzionamento” avrà un peso rilevante. Ciò significa che gli edifici realizzati con standard inferiori all’attuale

“classe energetica A” avran- no un deprezzamento notevole a favore delle costruzioni ad alta efficienza energetica. Per-

tanto, scelte oculate ed intelligenti consiglierebbero di indirizzarsi, già da oggi, verso sistemi costruttivi che permettano

una riduzione drastica dei consumi energetici, soprattutto perché la tecnologia è già disponibile: lo dimostrano gli

edifici ad alta efficienza energetica (case passive, nZEBs ovvero edifici a consumo quasi zero di energia, case

autonome energy+, case attive, self-sufficient house (SSH), Plus Energy Building, Zero Emission Building, case solari,

costruzioni carbon neutral, ecc.) che vanno oltre il concetto di semplice riduzione dei consumi e che mirano alla

massima efficienza energetica attraverso l’integrazione tra edificio ed impianti; in pratica, sono edifici che non hanno

bisogno di un impianto di riscaldamento tradizionale, in quanto è necessaria una quantità minima di apporto

energetico per mante- nere le condizioni ottimali di benessere e comfort all’interno della costruzione. L’assenza di tale

impianto, oltre a contribuire ad abbattere l’inquinamento, contribuisce al contenimento dei costi di costruzione. Il

fabbisogno termico residuo viene fornito all’edificio tramite un impianto di ventilazione meccanica controllata con

recupero di calore (supportato, in alcuni casi, da piccoli impianti ad energia rinnovabile come le pompe di calore) in

modo da consen- tire il ricambio dell’aria evitando la dispersione termica indotta dall’apertura delle finestre e, al

contempo, contribuire al riscaldamento, raffrescamento e deumidificazione. Ad esempio, le “case passive” sono edifici

che hanno un fabbisogno energetico del riscaldamento non superiore a 15 kWh/mq/anno (lo stesso dicasi per il

raffrescamento estivo). Come paragone si può prendere in considerazione che, in media, un abitazione in Italia

consuma, per il ri- scaldamento, 106 kW/mq/anno e 160 kW/mq/anno per l’insieme dei consumi domestici. Ciò significa

che, trasformando il patrimonio edilizio, portandolo tutto ad una classe energetica efficiente, A o A+, rispetto alle classi

energetiche degli edifici realizzati fino a ad oggi (E, F, G), si otterrebbe un risparmio nei consumi energetici altissimo,

riducendo gli stessi ad un decimo rispetto a quanto si spende oggi. Di conseguenza risulta indispensabile promuovere

una nuova etica del costruire e dell’abi- tare, attraverso un approccio progettuale energeticamente efficiente ed

ambientalmente so- stenibile; tale approccio deve iniziare a livello ambientale, prestando particolare attenzione al clima

locale ed alle condizioni del sito, per passare poi al livello tipologico dove forma, orien- tamento e distribuzione interna

degli ambienti incidono profondamente sul comportamento energetico dell’edificio. Ciò vuol dire che i criteri

progettuali di un edificio ad alta efficienza energetica, per lo più sperimentati e messi a punto nel nord Europa (in cui la

priorità è costi- tuita dal contenimento delle dispersione del calore nella stagione invernale), devono esse- re

adeguatamente ponderati, rivisitati ed adattati al clima mediterraneo temperato, poiché, alle nostre latitudini, è

fondamentale risolvere il problema del surriscaldamento estivo e del conseguente contenimento energetico delle spese

di condizionamento: quindi relativamente all’involucro edilizio, questo dovrà essere in grado di ridurre le perdite di calore

verso l’ester- no, di sfruttare i guadagni di energia solare in inverno, di proteggersi contro di essi in estate e, sempre nel

periodo estivo, di smaltire adeguatamente gli apporti di calore gratuiti interni. Inoltre un progetto che abbia come

obiettivo l’efficienza energetica dell’edificio, deve com- prendere necessariamente l’impiego di sistemi per la captazione,

l’accumulo e lo sfruttamen- to delle energie rinnovabili, l’ottimizzazione dell’uso dell’illuminazione naturale e la massima

integrazione delle tecnologie innovative, con soluzioni tecniche semplici ed economicamente convenienti come, ad

esempio, l’impiego dei sistemi solari passivi, delle antiche tecniche di raffrescamento e ventilazione naturale e lo

sfruttamento degli apporti gratuiti dell’ener- gia solare e geotermica. In definitiva, più che aggiungere nuovi sistemi e

componenti alle costruzioni, è necessario realizzare meglio quelli già presenti, aumentandone le prestazio- ni, senza

incrementarne eccessivamente i costi. L’efficienza energetica applicata al settore delle costruzioni edilizie costituisce,

pertanto, una variabile progettuale che comporta scelte tecnologiche volte a fornire beni e servizi di alto livello qualitativo,

ma con un minor consumo energetico ed impatto sul territorio e sull’ambiente.

Azioni da intraprendere per una corretta progettazione bioclimatica

Analisi dei fattori climatici (sole - vento), toponomastici, geologici, storici e culturali del luogo.

Verifica della presenza di fonti di inquinamento (atmosferico, acustico, elettromagnetico) con relative apposite

contromisure.

Individuazione della corretta localizzazione dell’edificio all’interno del lotto, attraverso il diagramma solare, polare o

cilindrico, relativo alla latitudine ove si opera, e attraverso il dia- gramma dei venti.

Gestione della forma e dello sviluppo planimetrico dell’intervento in maniera tale da ga- rantire il pieno soleggiamento

invernale su tutti i piani degli edifici, evitando ombre portate di un volume su altri.

Definizione di un corretto orientamento per ottimizzare l’apporto solare e minimizzare il livello di surriscaldamento estivo,

in relazione alla distribuzione interna degli ambienti.

Ottimizzazione della forma dell’edificio in funzione dei fattori climatici; ciò attraverso una corretta conformazione di

pianta e sezione, che consenta accumulo di calore per irraggiamento in inverno e correnti d’aria per il raffrescamento

d’estate.

Sfruttamento del terreno come massa termica, dal momento che la sua temperatura nel sottosuolo è costante (circa 8°-

9°); attraverso apposite tubazioni poste nel sottosuolo (o in acqua) nelle quali passi aria (tramite i moti convettivi) si

possono raffrescare ambienti.

Presenza nel lotto di intervento di spazi verdi, alberi a foglia caduca a sud e sempre Verdi a nord, specchi d’acqua con

funzione di raffrescamento.

Condizioni di comfort ambientale interno

Quattro sono le condizioni fisiologiche ideali che devono caratterizzare un ambiente interno:

Termo igrometriche

Acustiche

Visive

Di salubrità dell’aria

Le azioni da intraprendere per realizzare le suddette condizioni sono:

Realizzare un involucro edilizio ad elevata resistenza ed inerzia termica. La resistenza termica, cioè l’isolamento, si

ottiene con materiali a ridotto peso specifico (pannelli isolanti). L’inerzia termica, cioè la capacità di attenuare le

oscillazioni di temperatura che si verificano all’esterno, si ottiene con materiali con alto peso specifico, che hanno anche

una buona capacità di accumulo di calore. La buona inerzia termica permette quindi di ridurre la trasmissione all’interno

del calore estivo attraverso un fenomeno detto sfasamento, cioè lo slittamento nell’arco della giornata dell’onda termica

dall’esterno all’interno della facciata. Un’adeguata massa termica della costruzione garantisce lo sfasamento dell’onda

termica nelle ore notturne, quando l’aria è più fresca e il caldo più sopportabile.

Realizzare un involucro con elevata traspirabilità, fondamentale per il benessere umano.

Realizzare un involucro con elevato isolamento acustico.

Ridurre la trasmissione interna dei rumori.

Progettare la distribuzione interna dei locali in modo da garantire adeguata luminosità naturale; per ottenere ciò è meglio

collocare a nord scale, servizi e bagni, a sud ambienti atti allo svolgimento delle attività principali.

Consentire un buon livello di luminosità naturale, indispensabile per migliorare il livello di vita ditutte le attività umane,

facendo però attenzione ai disturbi di abbagliamento e/o eccessiva luminosità, da attenuarsi attraverso vetri speciali e/o

frangisole.

Limitare l’intensità dei campi magnetici all’interno dell’ambiente, attraverso opportuni ac- corgimenti nella realizzazione

dell’impianto elettrico (a stella in luogo che ad anello).

Mantenere un’elevata qualità dell’aria interna attraverso adeguati ricambi e attraverso l’utilizzo disistemi di riscaldamento

e/o raffrescamento funzionanti secondo i principi fisici dell’irragiamentoe non della convezione.

LE POTENZIALITà DELL’ENERGIA RINNOVABILE

L’uso continuato delle fonti fossili negli ultimi anni ha reso critica la situazione ambientale in termini di cambiamenti

climatici ed emissioni inquinanti. L’attenzione si sta concentrando sulla maggiore richiesta di fonti di energia da parte dei

Paesi emergenti. L’esigenza crescente di nuova energia ha accelerato il processo di “rivoluzione energetica” per la

risoluzione delle problematiche relative lo sviluppo sostenibile. In questo contesto, l’insieme delle regole inteso come

sistema di relazioni tra aree geografiche, politiche ed economiche, diventa fondamentale. La sottoscrizione del

protocollo di Kyoto ha comportato lo sviluppo di nuove fonti rinnovabili che hanno assunto, così, un ruolo importante

del mix delle fonti di

nella riduzione della dipendenza dalle fonti di energia fossile determinando anche un miglioramento

energia con una riduzione delle emissioni di CO2. L’introduzione delle fonti di energia rinnovabile ha inevitabilmente

determinato una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti di energia primaria, alimentando la speranza che il

mercato dell’energia possa aprirsi sempre più verso questo tipo di energia pulita. L’energia solare, in particolare è una

fonte inesauribile che se sfruttata in modo adeguato, potrebbe soddisfare l’intero fabbisogno mondiale di energia. Per

raggiungere gli obbiettivi individuati nel Protocollo di Kyoto, l’Italia ha adottato il meccanismo dei “Certificati verdi” e

quello dei “Titoli di Efficienza Energetica”; strumenti utili per incrementare l’efficienza energetica e l’impiego di fonti

rinnovabili. La normativa del DM 05/05/2010 definisce i criteri utilizzati per l’incentivazione di produzione di energia

elettrica da impianti solari fotovoltaici. Nella seconda parte si esamina la profittabilità di un investimento nel settore del

fotovoltaico in Italia, applicando il meccanismo del “conto energia”.

CONTENIMENTO ENERGETICO NEGLI EDIFICI: SOLUZIONI TECNICHE DA ADOTTARSI NEll’EDIlIzIa

rESIDEnzIalE

L'alterazione ambientale data dalle emissioni antropogeniche di CO2 e il problema dell'esaurimento di carburante,

hanno portato al dialogo i paesi di tutto il mondo. La Commissione Europea ha assunto provvedimenti sul risparmio

energetico tracciando alcune linee guida con ricadute, sull’edilizia residenziale e terziaria, oggi responsabile di buona

parte delle emissioni inquinanti e di consumo energetico. La direttiva europea 2002/91/CE è stata recepita in Italia con i

D.lgs 192/2005 e 311/2006; a questi si è aggiunta altra normativa come la Legge Finanziaria 2007-2008 per le detrazioni

fiscali e vari decreti e norme UNI in merito a singoli argomenti. Queste disposizioni, che devono essere lette in modo

integrato, obbligano a considerare già in fase progettuale l’edificio nel suo complesso, valutando anche il consumo

annuale di energia per il suo riscaldamento. Sulla base di tale consumo si potrà descrivere l’edificio secondo classi

energetiche, classificazione obbligatoria per la successiva certificazione energetica. Dall’analisi comparata della

normativa sul risparmio energetico attualmente vigente in Italia, emerge un quadro molto complesso, non privo di

contraddizioni, che obbliga il progettista a un confronto su più livelli delle varie prescrizioni nazionali, regionali e

comunali. OBIETTIVO) Il lavoro svolto prende in considerazione questo insieme di norme e si propone di valutarne gli

effetti in particolare sulla progettazione dell' involucro degli edifici, al fine di fornire al progettista uno strumento di

supporto alle scelte compositive. METODI E STRUMENTI) Partendo dalle richieste della normativa si è proceduto per

argomenti trattando: per quanto riguarda la struttura interna dell’involucro: - la massa superficiale minima - l’isolamento

termico limite - la verifica della condensa. Per quanto riguarda l’aspetto esterno: - gli apporti solari - le protezioni solari -

le fonti rinnovabili. Per risolvere i problemi derivanti dalle richieste dei requisiti vengono fornite indicazioni progettuali e

vengono ricercati e caratterizzati alcuni materiali presenti sul mercato, prediligendo quelli innovativi. Con il loro impiego

si sono effettuati esempi progettuali tramite software, in modo da soddisfare la normativa con verifiche di calcolo. Inoltre,

messi

data la contradditorietà delle norme, per individuare il valore di trasmittanza più restrittivo tra quelli indicati, si sono

a sistema attraverso tabelle tutti i requisiti di trasmittanza richiesti dai vari testi di legge. RISULTATI) Dallo studio delle

leggi e della loro applicazione, emergono alcune fondamentali considerazioni. Gli aspetti legislativi inerenti il risparmio

energetico vanno considerati fin dall’inizio del progetto, in modo che questo non debba essere stravolto in fasi

successive. Un esempio su tutti: nell’inserimento di pannelli solari termici e fotovoltaici si deve tenere conto

preliminarmente della superficie necessaria, in modo da integrarli al meglio. Per questo è stato fatto, in via dimostrativa,

un calcolo di massima per ogni unità abitativa e lo studio dell’inclinazione migliore nel caso di un installazione di pannelli

a Genova. Anche le protezioni solari, fisse o mobili, richiedono attenzione in fase progettuale. In particolare le protezioni

fisse, che possono anche essere costituite da aggetti, presentano la necessità di essere dimensionate in modo da

permettere il passaggio degli apporti solari gratuiti invernali e schermare l’irraggiamento estivo. Il fatto che nel calcolo

della prestazione energetica si possano considerare anche gli apporti solari gratuiti, comporta la possibilità di utilizzare

Uno dei problemi

grandi superfici vetrate, opportunamente orientate o l’uso di sistemi bioclimatici come le serre solari.

affrontati, comune alle coperture e alle pareti verticali, è quello del rispetto della massa superficiale limite o in alternativa

dell’uso di un sistema equivalente, che permetta di contenere le oscillazioni di temperatura in funzione

dell’irraggiamento solare. Sorge il problema degli involucri leggeri e, per la ricerca di sistemi equivalenti, si è reso

necessario definire un involucro di riferimento che abbia massa superficiale e isolamento termico come da normativa,

calcolare il suo sfasamento e smorzamento, in modo da ottenere dei valori di equiparazione. Si è potuto così dimostrare

con i calcoli che gli involucri leggeri in legno e fibra di legno hanno dato risultati di comportamento termico migliori

rispetto all’involucro di riferimento ad alta densità.La necessità di adeguamento alla normativa sul risparmio energetico

può sembrare elemento vincolante nella progettazione, tuttavia l’attenzione richiesta non è da intendersi solo in senso

limitativo, ma l’applicazione delle norme in ambito architettonico può essere vista come una opportunità, intesa come

sviluppo e ricerca tecnologica, come possibilità di esperienze compositive innovative e, non in ultimo, come atto di

rispetto per l’ambiente.

Isolamento delle strutture

Involucro opaco:

Disposizione di un opportuno strato isolante (di origine naturale o minerale), posto sulla su-

perficie interna, esterna (a “cappotto”) o in intercapedine, da applicare su:

Pareti leggere: tamponamenti multistrato in legno, muri in terra cruda leggera (pisè);

Pareti massicce: muratura in laterizio, laterizio porizzato, pareti in c.a., pareti in blocchi a

cassero in legno mineralizzato, muri in mattoni di terra cruda (adobe), muri in pietrame;

Materiali isolanti di origine naturale: legno mineralizzato, sughero, fibra di cellulosa, co- tone;

Materiali isolanti di origine minerale: lana di vetro, lana di roccia, vetro cellulare, perlite,

polistirene espanso, polistirene estruso, poliuretano, EPS.

Sulla base della disposizione dell’isolante sul solaio di copertura (tetto), si avrà:

Tetto caldo: con isolante disposto esternamente rispetto alla massa della struttura,

Tetto freddo: lo strato isolante è disposto tra la struttura e l’intercapedine ventilata, la ventilazione naturale evita il

formarsi di umidità.

Tetto rovescio: lo strato isolante è posizionato sopra lo strato di impermeabilizzazione. Non serve la barriera al vapore

poiché tale funzione viene svolta dallo strato imperme- abilizzante; è però necessario l’impiego di un materiale isolante

insensibile al gelo e all’acqua. Ad esso si sovrappone uno strato di ghiaietto sia per l’irraggiamento solare che per le

precipitazioni atmosferiche.

Strutture trasparenti:

Vetro: Vetri selettivi, Vetri basso emissivi, Vetrocamera:

Vetrocamera chiara, con intercapedine piena di aria secca.

Vetrocamera a bassa emissività, ha un film metallico posto sulla superficie del vetro che

permette di ridurre il passaggio di calore verso l’esterno.

Vetrocamera a bassa emissività con gas isolante, l’intercapedine tra i due vetri è riempita con gas basso emissivi (argon,

kripron).

Telaio: Materiali: legno, alluminio a taglio termico, PVC, composti (legno-alluminio, legno-PVC)

ponti termici:

Il ponte termico è un fenomeno di dispersione di calore in un edificio causato dalle disconti- nuità costruttive presenti

nella struttura o in caso di discontinuità geometriche dell’involucro edilizio.

Ponti termici possono verificarsi in corrispondenza di travi, pilastri, davanzali, balconi, ac- coppiamenti tra materiali di

tipo diverso (muratura di tamponamento in mattoni con struttura in cemento armato), discontinuità geometrica nella forma

della struttura (angoli), interruzioni dello strato di isolamento termico (pilastri, travi marcapiano, serramenti, ecc.).

Impianti

generatori di calore:

Caldaie: caldaie a condensazione (recupero del calore dalla condensazione dei fumi di com- bustione)

Pompe di calore: aria-aria (utilizza l’aria esterna come sorgente calda e immette nell’ambien- te aria calda), acqua-acqua

(utilizza l’acqua di falda, del mare, etc., come fonte calda da cui viene estratto il calore che viene trasferito al fluido

termovettore che circola nell’impianto di riscaldamento dell’edificio, terra-acqua (utilizza come fonte calda il sottosuolo),

aria-acqua (è una combinazione dei recedenti).

Teleriscaldamento e cogenerazione: è un sistema che produzione calore in un sito lontano da quello di utilizzazione e lo

trasmette attraverso un’apposita rete di trasporto e distribuzio- ne al sito di utilizzo (edificio); nel caso della cogenerazione,

la produzione di energia termica è combinata alla produzione di energia elettrica.

Sistema di distribuzione:

Isolamento delle tubazioni in cui circolano fluidi termovettori e acqua calda sanitaria.

Sistemi di regolazione:

Regolazione climatica: regolazione automatica della temperatura di mandata dell’acqua dell’impianto di riscaldamento in

funzione della temperatura dell’aria esterna, rilevata mediante una sonda posta in ambiente esterno e collegata ad una

centralina di regolazione;

Regolazione per zona: la temperatura di ogni zona dell’ambiente riscaldato è comandata da un termostato di zona;

Regolazione per singolo ambiente: una valvola termostatica regolata manualmente con- sente la regolazione della

temperatura di ogni singolo ambiente.

Sistemi di emissione:

Radiatori (ad elementi, a piastra, a battiscopa): elementi riscaldati che trasmettono il calore per radiazione e

convezione, oggi in disuso.

Riscaldamento a pavimento: sistema di riscaldamento orizzontale, costituito da tubi in cui scorre acqua calda immersi

nel massetto del pavimento. Trasmettono il calore per radiazione.

Riscaldamento a parete: sistema di riscaldamento verticale, i tubi in cui scorre il fluido termovettore sono montati su

uno strato termoisolante steso sulla parete e ricoperti di intonaco. Trasmettono il calore per radiazione.

Riscaldamento a ipocausto: sistema di tubi in cui passa aria calda, inseriti in una partico- lare muratura o pavimento,

scaldano la massa muraria che a sua volta trasmette calore per radiazione all’ambiente circostante.

Fan coil: diffondono aria calda nell’ambiente circostante, sono solitamente associati a pompe di calore, sono

svantaggiosi per la rumorosità che generano e la movimentazione di polvere.

Ventilazione controllata con recupero di calore

Fonti energetiche rinnovabili

Energia geotermica

Solare fotovoltaico (stand-alone, grid connected)

Solare termico

NORMATIVE SUL RISPARMIO ENERGETICO

Le normative sul risparmio energetico trovano la loro prima apparizione nello scenario nazionale nel 1976. La necessità

di creare delle linee guida tramite una normativa sul risparmio energetico nacque dopo la crisi mondiale del petrolio del

l’attenzione sui consumi energetici mondiali e sulla dipendenza da fonti non rinnovabili. Nel ‘76 fu

1973 che riportò

emanata la prima legge sul risparmio energetico degli edifici (L. 373/76, successivamente abrogata), che tentava di

limitare i consumi energetici in edilizia imponendo dei limiti alla dispersione termica degli involucri. L’applicazione

nell’edilizia, però, fu scarsa e lacunosa, oltre che poco sorvegliata. Nel 1991 viene emanata la Legge n. 10 che forniva le

linee guida sui consumi energetici e trovava totale attuazione con il DPR 412/93 (Regolamento recante norme per la

progettazio- ne, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento

dei consumi di energia). Nei primi anni del 2000 l’Unione Europea ha intrapreso il percorso normativo per il raggiun-

gimento degli obiettivi posti dal Protocollo di Kyoto del 1997. In quest’ambito, la normativa italiana sul risparmio

energetico si sta muovendo per il recepimento di tali direttive. Rispetto alla direttiva 2002/91/CE per il miglioramento

energetico degli edifici, in ambito italiano si assiste al recepimento della direttiva europea con l’emanazione del decreto

legisla- tivo 192/05, divenendo, in Italia, anche la normativa di riferimento in materia di certificazione energetica, poiché,

per prima, riconosce il ruolo del certificatore energetico e le sue responsabilità. Recentemente è stato introdotto il

concetto di “edificio a energia quasi zero” per merito della direttiva europea 2010/31/UE in vigore dal 1 gennaio 2012 in

tutti gli stati membri. La nuova direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici, che aggiorna e sostituisce la

precedente 2002/91/CE, prevede che dal 2020 tutte le nuove costruzioni siano “edifici a energia quasi zero”, ovvero

edifici con un fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo che dovrebbe essere coperto in misura molto

significativa da energia proveniente da fonti rinnovabili, com- presa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle

vicinanze (teleriscaldamento). La direttiva sottolinea come il settore dell’edilizia costituisca un comparto chiave per

raggiun- gere quegli obiettivi di risparmio energetico, riduzione delle emissioni di gas serra e indipen- denza energetica

che la Comunità Europea si è imposta di raggiungere entro il 2020. Il 40% del consumo globale di energia nell’Unione si

registra, infatti, nel settore edilizio: diventa perciò indispensabile intervenire con misure efficaci di contenimento dei

consumi, che si concretizzano nell’incremento dell’efficienza energetica delle strutture edilizie e delle tecnologie

impiantistiche. Innanzitutto, se la progettazione è finalizzata al risparmio energetico non si può trascurare la forma

dell’edificio, che rappresenta un importante determinazione del fabbisogno termico. Costruire edifici con forme

compatte o edifici con più appartamenti, assicura un importante vantaggio energetico: a parità di volume o di superficie

riscaldata, l’area delle strutture a con- tatto con l’esterno può essere significativamente ridotta, minore è la superficie a

contatto con l’esterno, minori saranno le dispersioni di calore (e i costi di costruzione). Infatti, se la forma delle strutture è

semplice, minori sono le quantità di materiali da impiegare per la costruzione e per l’isolamento, oltre che ridurre il

numero di connessioni, intersezioni e nodi strutturali, semplificando le soluzioni tecniche da adottare per eliminare i

ponti termici e garantire l’er- meticità dell’involucro. Nelle nuove costruzioni i materiali impiegati permettono in genere

una appena accettabile efficienza energetica a causa di una perniciosa tendenza a costruire con costi sempre più limitati

per quello che riguarda l’involucro edilizio. Questo comportamento è indice di una certa trascuratezza verso l’analisi del

comportamento energetico dell’edificio, con interventi in questo campo limitati al solo rispetto dei parametri di legge in

vigore. La nuova normativa sulla certificazione energetica degli edifici, sposta l’attenzione verso il risparmio energetico

inteso come abbattimento dei consumi di energia non solo per la cli- matizzazione ambientale ma per tutte le sue forme

di utilizzo. Ma perché questo obiettivo riesca a concretizzarsi, è necessario che ci sia qualità nella progettazione,

nell’esecuzione dei lavori e nel sistema di verifiche e collaudi a cui l’edificio deve essere sottoposto. I consumi di energia

legati alla climatizzazione degli ambienti derivano in gran parte dalle dispersioni termiche dell’edificio: una corretta

coibentazione permette di isolare le abitazioni dalle temperature esterne e consente la riduzione dei consumi energetici.

Nel nostro paese, invece, la maggior parte degli edifici non sono isolati o lo sono in modo del tutto insufficiente. Una

maggiore cura va quindi posta nella progettazione e realizzazione dell’isolamento delle strutture che compongono

l’edificio: pareti esterne o verso ambienti freddi, infissi, pavimenti su spazi aperti o confinanti con il terreno o soprastanti

Sono varie le componenti di un edificio che necessitano di un adeguato isolamento

ambienti non riscaldati e tetti.

termico. Nelle pareti, l’assenza di un adeguata coibentazione è causa sia di eccessive dispersioni di calore, sia di una

temperatura superficiale interna più bassa, con conseguente formazione di condensa superficiale o interstiziale

(all’interno delle pareti stesse) e quindi di muffa. Un’effi- ciente strategia al fine di diminuire le dispersioni di calore in un

edificio, è quella di impiegare elementi con elevata resistenza termica. In particolare, il comportamento termico della

strut- tura dipende dai materiali che li compongono e dalla posizione dello strato isolante rispetto agli altri strati, che può

essere posto sulla superficie interna, su quella esterna (a “cappotto”) o in intercapedine. Punti delicati, per quanto

riguarda le dispersioni termiche, sono i serramenti. Ecco che, in un’ottica di risparmio energetico, è necessario servirsi di

serramenti dotati di doppi vetri, vetri selettivi o vetri camera caratterizzati da un’intercapedine sigillata tra i due strati di

vetro e contenente gas isolanti, come l’argon o kripton. Occorre prendere in considerazione anche il telaio del

serramento, che può essere realizzato in legno, PVC o alluminio a taglio termico. Tra i materiali elencati, i telai in PVC

hanno maggiore resistenza termica perché dotati, all’interno della sezione del telaio, di camere d’aria stagne, che ne

aumentano le capacità isolanti.

Il telaio dei serramenti in alluminio a cosiddetto taglio termico, invece, è isolato dal controte- laio e dalla muratura tramite

apposite guarnizioni che limitano le dispersioni di calore rispetto ai modelli tradizionali semplicemente in alluminio.

L’isolamento delle coperture è essenziale per ridurre la dispersione termica durate la stagione fredda ma può anche

essere un buon isolante dall’eccessiva radiazione solare durante l’estate. In particolare le dispersioni attraverso un tetto

non isolato possono rappresentare più del 25% delle dispersioni totali di un edificio, ed aumentano quando il tetto è

l’isolamento termico, si

realizzato con una struttura leggera in legno. Per ottenere risultati almeno soddisfacenti per

dovrebbe usare uno strato di materiale isolante di almeno 10 cm di spessore; spessori più esigui non sarebbero

sufficienti a garantire il rispetto dei parametri di legge. Oltre all’impiego di materiali con idonea resistenza termica, in fase

di progettazione, co- struzione o risanamento, è opportuno tenere in considerazione i ponti termici, ovvero quei punti

dove si concentrano maggiormente le dispersioni di calore poiché sono da considerarsi come dei “fori” all’interno di un

contenitore. Il comportamento termico dei ponti termici è assai differente rispetto a quello delle parti circostanti, tanto da

provocare in loro prossimità una diminuzione della temperatura della superficie interna dell’edificio tale da causare rischi

di condensazione superficiale. I ponti termici possono verificarsi in corrispondenza di travi, pilastri, davanzali, balconi ed

in genere in presenza di accoppiamenti tra materiali di tipo diverso (muratura di tamponamento in mattoni con struttura

in cemento armato), o nei casi di discontinuità geometrica nella forma della struttura (angoli), o interruzioni dello strato di

Poiché i ponti termici possono rappresentare fino al

isolamento termico (pilastri, travi marca- piano, serramenti, ecc.).

30% del calore totale disperso, è essen- ziale che la loro azione venga neutralizzata con un’adeguata coibentazione.

Oltre alle strutture, per una corretta progettazione energetica, come obbligo di legge per impianti realizzati a partire dal

1977, è necessario intervenire sugli impianti, sia di climatizza- zione sia di produzione dell’acqua calda sanitaria,

coibentando le tubazioni che trasportano il fluido termovettore e l’acqua calda. La coibentazione deve essere effettuata

con materiali idonei (generalmente si utilizzano ma- nicotti isolanti in poliuretano, polistirene e polietilene espansi, in

genere del tipo a celle chiuse che consente un migliore isolamento) e con gli spessori indicati, a seconda della

posizione delle tubazioni rispetto alle strutture, dal DPR 412/93. Il risparmio energetico nella climatizzazione ambientale

e nella produzione di acqua calda sanitaria non passa solo attraverso l’isolamento delle strutture e delle tubazioni; un

ruolo importante lo svolgono la scelta e la gestione delle apparecchiature coinvolte, primo tra tutte il generatore di

calore. Rispetto alle caldaie tradizionali, finora impiegate, si fanno strada le caldaie a condensazione. Caratterizzate,

oltre che da un basso contenuto di ossidi nei fumi, da rendimenti elevatissimi. Le caldaie tradizionali utilizzano, infatti,

solo una parte dell’energia che dal combustibile si trasforma in calore (il cosiddetto potere calorifico inferiore); la parte

rimanente viene dispersa dal camino sotto forma di vapore acqueo. La tecnologia a condensazione consiste nel recu-

perare il calore contenuto nel vapore acqueo attraverso la condensazione. È intuitivo che più l’acqua di ritorno alla

caldaia è fredda, maggiore è il fenomeno di con- densazione e maggiore è il calore recuperato dai fumi. Questo implica

che le caldaie a condensazione rendano al massimo con impianti che utilizzano acqua a bassa temperatura, come gli

impianti che impiegano sistemi di emissione come pannelli radianti a pavimento o a parete, ma sono ben applicabili

anche nei casi di sostituzione della vecchia caldaia quando l’edificio è ancora dotato di impianti tradizionali, dato che il

rendimento è comunque maggio- re rispetto a quello delle caldaie tradizionali. Di interesse sono oggi anche le pompe di

calore che, accoppiate ad impianti fotovoltaici o alla cosiddetta energia geotermica, minimizzano l’impiego di energia

primaria per la produ- zione di calore. Particolare attenzione va poi messa nella gestione dell’impianto, da parte

dell’utilizzatore, adottando degli accorgimenti come l’impostazione adeguata della temperatura di mandata dell’acqua in

caldaia sotto indicazione dell’installatore o del progettista dell’impianto. Orientativamente, per impianti di vecchia data

ed edifici non ben isolati questa dovrebbe ag- girarsi tra i 75°C e gli 80°C, mentre per impianti di recente installazione ed

edifici ben isolati la si può impostare tra 60°C e 70°C. Nel caso di impianti a pannelli radianti o comunque del tipo a

stazione della temperatura di

bassa temperatura, il valore di impostazione oscillerà tra 30°C e 40°C. Una corretta impo-

mandata dell’acqua consente un funzionamento della caldaia più regolare, senza troppi cicli di accensione-

spegnimento: nelle caldaie moderne, che lavo- rano in modulazione di potenza, questo fenomeno è attenuato rispetto ai

vecchi modelli. Per quanto riguarda la regolazione della temperatura nell’ambite riscaldato, l’installazione di un

cronotermostato, magari con sonda esterna, incide sulla regolazione della temperatura interna degli ambienti in

funzione della reale necessità, attraverso il continuo confronto tra le temperature esterna ed interna all’ambiente. A

fronte della normativa introdotta recentemente per giungere entro il 2020 alla realizzazione di edifici a energia zero si

dovranno realizzare, quindi, edifici con un fabbisogno energetico molto basso che dovrà essere coperto da energia

proveniente da fonti rinnovabili (teleriscaldamento, geotermia, solare fotovoltaico e solare termico).I nuovi edifici

dovranno perciò essere in grado di coniugare materiali, sistemi e processi in- novativi per giungere alla riduzione

drastica del carico ambientale durante la fase di gestione e garantire il minimo carico ambientale durante la fase di

realizzazione, di demolizione e recupero/riciclo delle risulte, completando così il suo ciclo di vita.

PROBLEMATICHE ACUSTICHE DEL COSTRUITO: QUESTIONI TECNICHE E NORMATIVE

“Acustica”, dal greco “akuein”, significa “essere in grado di ascoltare”. È la scienza, ramo della fisica, che studia il suono

e la sua propagazione.

Settori dell’acustica

Acustica degli edifici: studia gli effetti della propagazione del suono attraverso le strutture edilizie, tra ambienti differenti

dello stesso edificio, oppure tra ambienti interni e l’ambiente esterno.

Gli ambiti interessati dall’acustica degli edifici sono: Isolamento acustico al rumore aereo, Isolamento acustico al

calpestio, Isolamento acustico da impianti tecnici, Isolamento da vibrazioni.

Acustica degli ambienti chiusi: studia il modo in cui le caratteristiche edilizie del locale influenzano i fenomeni sonori

che accadono all’interno dello stesso. Ha come obiettivo la protezione umana da livelli sonori elevati, tenendo in

considerazione anche le carat- teristiche dell’udito, l’intelligibilità e la percezione del parlato, le condizioni soggettive

dell’ascolto.

Isolamento acustico da impianti: si preoccupa di scegliere ed adottare le soluzioni tec- niche più adatte per la

protezione e la riduzione del rumore da impianti tecnologici ed apparecchiature di servizio.

Acustica nelle fasi progettuali architettoniche

Progettazione preliminare:

Valutazione del contesto urbano per le sue caratteristiche sonore e delle fonti rumorose.

Progetto definitivo:

Organizzazione funzionale degli spazi interni, degli impianti tecnologici e dei locali tecnici (lo- cali caldaia, montacarichi

e ascensori): valutazione delle caratteristiche fonoisolanti e della messa in opera delle tecnologie e dei materiali da

impiegare. Organizzazione orizzontale degli ambienti: concordanza funzionale dei locali all’interno dell’unità abitativa,

con i locali delle unità abitative confinanti.

Calcoli preliminari: da eseguirsi adottando le indicazioni riportate nelle norme serie UNI EN 12354 e nel rapporto tecnico

UNI/TR 11175.

Progetto esecutivo:

Progettazione delle strutture interne, divisorie (verticali e orizzontali) e della facciata dell’edi- ficio nel rispetto dei valori

indicati dal DPCM 5/12/97, a garanzia del comfort acustico.

NORMATIVA

La qualità di vita all’interno di un ambiente dipende, in misura determinante, dalle condizioni acustiche che in esso si

vengono a creare per la presenza di sorgenti sonore sia interne che esterne. Quando un architetto progetta un edificio

immagina come le persone possano interagire con la sua opera, come possano fluire all’interno di essa, ma la sonorità

dello spazio resta ancora marginale nel suo progetto. È invece importante che si inizi a parlare di un’ “archi- tettura

sonora”, che è costituita da tanti fattori, come la posizione del nuovo edificio rispetto al contesto urbano, la

progettazione delle tipologie architettoniche, la divisione degli spazi, fino alla scelta dei materiali più idonei. In un edificio

residenziale devono trovare posto tanti ambienti diversi: l’unità bagno, dove le sorgenti sonore sono molteplici; la

cucina, dove ci sono sorgenti sonore importanti; i soggiorni dove trovano generalmente posto i televisori e gli impianti di

liente. Senza contare che al piano terreno

alta fedeltà; e le camere da letto, dove, invece, il silenzio è la caratteristica sa-

possono essere inseriti attività commerciali, locali pubblici o attività lavorative che concorrono in modo determinante a

caratterizzare la sonorità complessiva dell’intero edificio. Il DPCM 5/12/97, “Determinazione dei requisiti passivi degli

edifici”, attuativo della Legge quadro 447/95 sull’inquinamento acustico, ha manifestato alcuni limiti e contraddizioni,

generando il mancato rispetto dei requisiti minimi di isolamento acustico, fonte di contenziosi civili tra acquirenti e

costruttori o venditori di alloggi. Si è cercato di porre rimedio, nel 2010, con l’emanazione della norma UNI 11367. In

riferimento ad alcuni requisiti acustici prestazionali degli edifici, la norma definisce i criteri per la loro misurazione e

valutazione, e su tale base stabilisce una classificazione acustica per ciascuno dei requisiti, e un indice di valutazione

sintetica che raggruppa in un unico va- lore l’ insieme dei requisiti per l’intera unità immobiliare. La classificazione

acustica di un sistema edilizio consente, alla stregua della già nota clas- sificazione energetica degli edifici, di informare

compiutamente i futuri utilizzatori sulle carat- teristiche dell’edificio che andranno ad abitare e di tutelare tutti i soggetti

che intervengono nel processo edilizio (proprietari, progettisti, costruttori, venditori, produttori, ecc.) da possi- bili

successive contestazioni. Per edifici di nuova costruzione o in ristrutturazione diventa, pertanto, di particolare

importanza, correlare il progetto ai requisiti acustici attesi in opera e quindi seguire scrupolosamente una serie di

passaggi, dal progetto alla realizzazione dell’immobile. A livello di progetto preliminare di un’opera architettonica va

valutato il livello sonoro caratte- ristico del contesto urbano in cui l’opera si va ad inserire, e i fronti di esposizione al

rumore, che devono essere i più limitati possibile. Segue la fase progettuale più dettagliata del progetto definitivo, che

parte, invece, dall’organizzazione funzionale degli spazi interni e degli impianti tecnologici e locali tecnici (locali caldaia,

montacarichi e ascensori), le cui pareti devono essere caratterizzate da capacità fonoisolanti piuttosto elevate e

desolidarizzate dal resto della struttura. Viene poi l’organiz- zazione orizzontale degli ambienti e quindi come i vari locali

all’interno di una unità abitativa debbano essere in relazione con i locali delle unità abitative confinanti. Da qui

l’importanza, ad esempio, di non posizionare locali bagno in corrispondenza delle camere di altre unità, che, tra l’altro,

richi. I calcoli previsionali possono essere

oltre al problema acustico, implicherebbe altre problematiche, legate agli sca-

eseguiti, in questa fase, adottando le indicazioni riportate nelle norme serie UNI EN 12354 e nel rapporto tecnico UNI/TR

come guida alle norme serie UNI EN 12354 per la previsione delle prestazioni

11175 che si propo- ne, appunto,

acustiche degli edifici con applicazione alla tipologia costruttiva nazionale. Infine, il progetto esecutivo vero e proprio

dell’opera, con la caratterizzazione tecnica delle strutture. In quest’ambito, l’acustica riguarda la progettazione delle

strutture interne, divisorie, dell’edi- ficio e della facciata per rispettare i valori indicati dal DPCM 5/12/97, e garantire il

comfort acustico. L’isolamento delle strutture orizzontali, non è da sottovalutare nel progetto per quanto riguar- da il

livello sonoro di calpestio, che nel caso dell’edilizia residenziale dovrà essere inferiore a 63 Db. Nella progettazione

architettonica in generale e in quella acustica nello specifico, la cura dei particolari nella direzione lavori è un elemento

molto importante. Facciate e divisori, tutto deve essere curato e realizzato in conformità al progetto e ai particolari

costruttivi della progettazione acustica. Facciamo l’esempio di un pavimento galleggiante, è fondamentale che

l’isolamento da calpestio sia eseguito a regola d’arte, pertanto, il massetto non deve mai entrare in contatto con le

strutture murarie e il solaio; oppure nelle strutture in laterizio, che devono essere desolidarizzate dalla parete. Piccoli

errori di posa possono comportare forti scostamenti del risultato finale dalla valutazione previsionale. È quindi opportuno

da tecnici

che la progettazione dei requisiti acustici, i controlli in corso d’opera e le misure strumentali venga- no eseguiti

dotati di adeguata preparazione nei campi dell’acustica, dell’edilizia e dell’impiantistica.

un’aDEguaTa progETTazIonE DEglI SpazI apErTI urBanI ConTrIBuISCE a DETERMINARE LA qUALITà

DELLA VITA NELLE CITTà. IL CANDIDATO SVILUPPI IL TEma, SoTTo Forma DI arTIColo pEr una rIVISTa DI

SETTorE, Con rIFErIMENTO AD ESEMPI SIGNIFICATIVI NELLA STORIA DELLA DISCIPLINA E AL DIBATTITO

CONTEMPORANEO

La riqualificazione urbana e territoriale sta sempre più caratterizzando lo sviluppo e il recu- pero del territorio

degradato, con varie e diverse linee di indirizzo, che tendono a sfruttare il recupero di vecchie strutture inutilizzate. A

titolo esemplificativo, ma non esaustivo, ecco i principali interventi in essere che mirano a riqualificare aree urbane

degradate, andando incontro anche ad esigenze di snellimento del traffico, ecologiche ed estetiche. Per quel che

riguarda le problematiche legate al traffico, a londra si sta realizzando la SkyCycle, la pista ciclabile sopraelevata

progettata da Lord Norman Foster, che dovrebbe coprire tutti i punti principali della città, collegandosi alle principali

stazioni metropolitane. Progettata su tre livelli, una volta realizzata consentirà ai londinesi di “volare” a lavoro in bici-

cletta. Una soluzione interessante e avveniristica ai problemi del traffico urbano. In parallelo allo snellimento del traffico,

negli ultimi decenni, in Europa, si è sviluppato un vero e proprio movimento culturale legato alle vie verdi, noto come

“greenways movement”. L’idea di Greenway va oltre quella di una semplice pista ciclabile, con cui spesso viene

confusa, investendo anche la valorizzazione e la riqualificazione delle risorse urbane. Spesso si tratta del recupero di

vecchi tracciati ferroviari ormai in disuso, interni alle aree centrali delle città, che possono rappresentare delle vere e

proprie vie di trasporto alternativo e sostenibile.

A Parigi, la Promenade Plantée è il primo caso di un tracciato ferroviario trasformato in par- co lineare in piena città. Il

recupero, avvenuto alla fine degli anni 90, ha anche riqualificato l’intera area urbana generando una rivalutazione di

grande valore: la Promenade è il primo spazio verde a snodarsi su di una sopraelevata sfruttando un unico viadotto. Un

altro famoso esempio, questa volta oltreoceano, è la High line di new York, inaugurata nel 2009. La città di New York

ha riconvertito i vecchi binari degli anni ’30 in un percorso verde che attraversa il cuore di Manhattan. La High Line è

una delle passeggiate più emo- zionanti della città, e l’effetto ottenuto ha posto le condizioni per studi di progetti

analoghi in altre località statunitensi ed europee. Anche in Italia si sta operando in tal senso, anche se più a livello

territoriale che urbano. In nord Italia la vecchia ferrovia Voghera - Varzi diventerà una pista ciclo-pedonale e connetterà

diverse aree con risorse naturalistiche e culturali; alla stessa maniera opererà quella in Val Rosandra che, partendo da

Trieste, raggiungerà la Slovenia. Lo stesso dovrebbe avvenire su un ex tracciato ferroviario che unisce le città di Roma,

Fiuggi e Frosinone. Questi sono alcuni esempi di opere che rientrano nelle operazioni di riqualificazione urbana. Ma oltre

alle infrastrutture, anche recuperare vecchi edifici, manufatti industriali, spazi pubbli- ci o intere zone urbane abbandonate,

può dare delle risposte concrete e vantaggiose ai pro- blemi delle nostre città. E in tal senso la realizzazione di opere ex

novo, costruite per essere ecosostenibili, può essere una modalità di riqualificazione dell’esistente, tale da migliorare la

vivibilità delle metropoli.

Essendo le città il luogo dove si concentra circa la metà della popolazione mondiale, la necessità di individuare

modelli di sviluppo in grado di far fronte ai grandi problemi dell’urba- nizzazione, specie dopo i danni fatti nel secolo

scorso con la zonizzazione monofunzionale del movimento moderno, è diventato un obiettivo di fondamentale

importanza su scala inter- nazionale. Tra le ulteriori proposte di riqualificazione urbana da menzionare quindi il nuovo

giardino botanico di Singapore, il “Garden by Bay”. La produzione energetica rinnovabile, la sosteni- bilità ambientale e

la valorizzazione paesaggistica avvengono con l’impiego di elementi simili ad “alberi giganti” unici nel loro genere, che

coniugano tecnologia e natura. È il primo centro di ricreazione urbano all’aperto di Singapore ed è diventato un’icona

nazionale. A Taipei l’architetto Marco Casagrande sta progettando “Cicada”, intervento che punta a ricreare nel

centro della moderna città uno spazio in cui l’uomo possa ritrovare quel forte contatto con la natura che spesso viene

a mancare nelle grandi città. Si tratta di una sorta di vuoto urbano a misura d’uomo che sarà utilizzato dagli abitanti

del quartiere per attività comuni e come spazio di servizio per scopi culturali ed educativi. Cicada interrompe il caos

metropolitano rappresentando una sorta di rifugio naturale nel centro della città. La strut- tura scura in bambù si

differenzia completamente dai fabbricati del quartiere e dona uno spiccato connotato naturale all’intero progetto. Il

sistema costruttivo e l’utilizzo di materiali naturali rispecchiano pienamente la filosofia di base del progetto. La

flessibilità del bambù ha permesso di sviluppare una struttura organica, sulla quale crescono naturalmente piante

rampicanti. Lo stesso architetto Casagrande ha definito l’intera opera come un vero e proprio “mediatore tra l’uomo e la

realtà” della vita quotidiana, in cui “una volta entrati la città circo- stante scompare”. A milano una antica cascina del

1600, la “Cascina Cuccagna”, all’epoca in aperta campagna ma oggi ormai circondata da palazzi e condomini, è stata

recuperata dal degrado e adesso è un luogo di incontro e aggregazione per il quartiere e per tutta la città. La cascina,

“ponte tra cultura contadina e città”, è un’oasi in centro a Milano, dove si trova un’area per bambini, uno spazio verde

dove rilassarsi, una piccola vigna e un orto. All’interno dell’edificio ci sono anche un caffè, un ristorante e una bottega

di prodotti alimentari. Questo della Cascina Cuccagna, oltre ad essere un progetto di riqualificazione urbana è un vero

e proprio spazio di aggregazione sociale. Infine un altro progetto, questa volta ex novo, particolarmente avveniristico,

che di natura è completamente pervaso è quello della Dragonfly Vertical Farm, un grattacielo a forma di ala di libellula

concepito per new York dallo studio di progettazione belga Vincent Callebaut Ar- chitectures. Sarà un edificio dalle

dimensioni immense che sorgerà vicino Manhattan, in una delle aree metropolitane più trafficate del pianeta. La Vertical

Farm, progettata per ospitare anche uffici e abitazioni, alta 600 metri, sarà in grado di accogliere 28 campi agricoli in

132 piani. Ogni piano ospiterà una diversa coltura: dai cavolfiori a lattuga, spinaci e piselli fino a pesche, arance,

limoni, mele e ciliegie. Ai piani più bassi saranno installate anche delle stalle per mucche e cavalli. L’immenso edificio

includerà anche spazi pubblici come giardini, un porticciolo, mercati e un’area “cucina pubblica” in modo che le

persone possano godere appieno di un ambiente naturale nel mezzo della città. L’edificio sarà chiaramente comple-

tamente ecosostenibile. Acqua, vento e sole vengono trasformate dalla libellula in energia elettrica, grazie a tre turbine

eoliche che, sfruttando i venti, produrranno la metà dell’energia necessaria al funzionamento del grattacielo. Inoltre, sul

lato sud si sfrutterà il sole per gene- rare energia, mentre la base dell’edificio si allungherà per accogliere la corrente

del fiume. Un grattacielo libellula che rivoluzionerà il modo di fare la spesa di molti newyorkesi e forse, in futuro, la spesa

la si farà sui grattacieli!

In sintesi quindi, e a chiusura della trattazione, va ribadito che sempre più si fa strada nella progettazione degli spazi

urbani la tendenza alla progettazione e realizzazione di opere eco- sostenibili, sfruttando sia spazi e opere ormai in

disuso che nuove architetture, sviluppate nell’ottica di rendere le città, o brani di esse, sempre più ecologiche e a misura

d’uomo.

Il progETTo nEl Suo ComplESSo SI SVIluppa aTTraVErSo l’ElaBorazIonE DI UN INSIEME DI DOCUMENTI

CHE NE PERMETTONO LA CORRETTA INTERPRETAzIonE E gESTIonE, DallE FaSI DI aVVIo DElla

progETTazIonE a QuElla DELLA SCELTA DEL CONTRAENTE FINO ALLA ESECUZIONE E COLLAUDO.

In un incarico professionale, le fasi fondamentali ed obbligatorie a cui si deve ottemperare, sulla base delle innovazioni

normative degli ultimi anni, si distinguono in una preventiva trat- tativa relativa ai costi delle prestazioni professionali


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gtulli

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gtulli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Esame di stato per l'abilitazione alla professione di architetto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Ingegneria e Architettura Prof.

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