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Temi e problemi del modulo istituzionale di storia moderna

L'età moderna

L'età moderna per convenzione è fatta iniziare con l'anno 1492, con la scoperta dell'America. In generale, l'apertura di nuove tratte nell'Atlantico e nel Pacifico rappresenterà la svolta con il passato, aprirà una fase di contatti tra i diversi continenti, che durante il Medioevo non erano neanche immaginabili.

L'età moderna va divisa in "prima età moderna", che riguarda all'incirca i 250 anni dal 1492. Questa è una fase di transizione che si completerà con la diffusione degli ideali illuministici, le rivoluzioni americane e francesi e la rivoluzione industriale. Questa fase prende il nome di "seconda età moderna". Durante questa fase si sviluppano gli ideali di nazione e stato di diritto. Essa non termina con i moti del 1848, ma si è diffusa la periodizzazione di far arrivare l'età moderna fino alla prima o addirittura seconda guerra mondiale, cioè con l'inizio di una nuova storia che può essere definita contemporanea.

Le fonti storiche

Le fonti che uno storico utilizza per studiare un'epoca possono essere molte: edite, inedite, letterarie, epigrafiche, iconografiche, numismatiche, ecclesiastiche o involontarie (lettere, ricevute...)

Poi la distinzione riguarda le fonti dirette (evento assistito, cronaca) o indirette (evento non assistito). Comunque, le principali miniere di informazioni sono i censimenti, i catasti ma soprattutto le fonti ecclesiastiche. In particolare, dopo il Concilio di Trento vennero introdotti degli obblighi per i parroci che dovevano tenere dei registri parrocchiali (matrimoni, battesimi e sepolture) e degli "stati delle anime" (elenchi di appartenenti a una parrocchia la loro partecipazione alle cerimonie).

Queste fonti sono indispensabili per determinare gli indici di natalità, mortalità e nuzialità anche se non sempre le informazioni sono complete. Nel XX secolo, per studiare la popolazione venne elaborato un metodo di "ricostruzione nominativa delle famiglie", lavoro che richiede molto tempo e risorse e, in casi di spostamento delle famiglie, spesso si perdevano le tracce. Per questo motivo, questo metodo è stato sostituito da altri metodi come ad esempio la costruzione di diagrammi di età.

Grazie ai registri parrocchiali si possono ricavare anche dei tassi di alfabetizzazione, ricavati dal numero di persone che sapevano apporre la propria firma sul registro, anche se saper firmare non voleva dire saper leggere o scrivere.

Nel 900 si sono sviluppate anche nuove iniziative di storia che sostituirono la storia nazionale simbolo del romanticismo e si è iniziato a spostare l'attenzione da guerre, re e papi sulla popolazione in particolare. È così che sono nate le storie di genere, studi sul peso della cultura e dell'educazione, storia dei sentimenti ed intorno alla rivista "Les Annales" di Marc Bloch e Lucien Febvre si è iniziato ad affiancare alla storia altre discipline come la geografia, la sociologia, arrivando così alla definizione di strutture.

World History e Global History

Verso la metà del XX secolo, alcuni studiosi, nel tentativo di ribellarsi all'etnocentrismo europeo, crearono un nuovo modello di storia chiamato World History (si fa risalire all'opera "The rise of the West" di McNeill) che si propose di mettere al centro degli studi non più lo stato-nazione ma le civiltà. Al centro della trattazione, incentrata su problemi transnazionali e globali, c'è lo scambio di conoscenze, idee e tecnologie. A questa si è affiancata la Global History (Gruzinski e Subrahmanyam) che pone il suo accento sulla globalizzazione, soffermandosi su singole aree.

Questi metodi sono stati criticati dagli studiosi di "area studies", che criticano di aver sostituito all'eurocentrismo l'etnocentrismo europeo. La Gender History critica un conservazionismo di tematiche.

Le scoperte geografiche

Le scoperte geografiche dell'Età Moderna iniziarono con le esplorazioni portoghesi dell'Atlantico, che utilizzavano barche di piccole dimensioni con vele triangolari molto agili e manovrabili (Caravelle), nuove invenzioni come bussola e strumenti per calcolare la latitudine e le innovazioni della cartografia. L'esplorazione dell'Atlantico ebbe inizio nel 1415 e nel 1487 Bartolomeo Diaz doppiò il Capo di Buona Speranza e iniziarono i progetti di raggiungere l'Oriente circumnavigando l'Africa.

L'iniziativa di trovare una rotta per le Indie si sviluppò perché la via nella seta c'era una forte instabilità politica che minava la sicurezza dei viaggi. Intanto Cristoforo Colombo, che si era prima rivolto invano al Portogallo per finanziare la sua iniziativa di raggiungere Oriente da Occidente, ricevette dalla Spagna 3 navi e nell'ottobre del 1492 raggiunse le isole di Haiti e Cuba, che erroneamente definì Indie. Il primo ad accorgersi della scoperta di un nuovo continente fu Amerigo Vespucci (da cui prende il nome l'America).

Iniziò un periodo di lotte per mari tra le due potenze di Spagna e Portogallo che furono placaste dal trattato di Tordesillas 1494, che assegna al Portogallo i territori scoperti a Est e alla Spagna quelli a Ovest. Nel 1498 Vasco da Gama raggiunse l'India circumnavigando l'Africa e nel 1500 Cabral prese possesso del Brasile. Nel 1519 Magellano inizia la prima circumnavigazione del mondo ma morirà in viaggio, l'impresa raggiunse il suo obiettivo nel 1522.

Conseguenze delle scoperte

Iniziò così per entrambi gli imperi un periodo di conquista e sfruttamento dei territori conquistati che fu molto più facile in America, dove le popolazioni indigene erano molto arretrate e con pochi uomini la Spagna creò un vastissimo impero (Cortes, Pizarro, Almagro...)

Invece per il Portogallo fu molto più complesso, si dovette accontentare di conquistare delle piccole città e fortificarle e crearci degli avamposti per il commercio delle spezie. La principale differenza era che la Spagna aveva come principale fonte di rendita l'oro e l'argento Americano e solo in seguito si dedicò alla colonizzazione e allo sfruttamento agricolo dei territori, mentre i portoghesi si concentrarono fin da subito sul mercato delle spezie. Caratteristica comune dei due imperi iberici era la volontà di evangelizzare tramite gli ordini religiosi i nuovi territori scoperti.

L'agricoltura nell'età moderna

Nell'agricoltura non si verificarono grandi innovazioni, tuttavia la domanda di alimenti aumentò. Dalla dieta delle classi popolari scomparve la carne in favore di pane, farinate, legumi e cereali. La risposta dell'agricoltura fu di tipo estensivo (aumento della superficie coltivabile); vennero bonificate paludi e disboscate foreste.

Questi nuovi terreni però erano di scarsa qualità e nel 600 avvenne una "piccola era glaciale" che impoverì ulteriormente i raccolti, così i rendimenti dei raccolti rimasero bassi e non permisero l'aumento di una popolazione non contadina. Fondamentale importanza riguardava la disponibilità di acqua e la presenza di concime.

Scomparve il maggese e si diffusero delle rotazioni dei campi con piante foraggere che, oltre a incoraggiare l'allevamento e di conseguenza lo sviluppo del settore caseario, restituivano l'ossigeno ai campi. I rendimenti in tutta Europa, tuttavia, furono bassi e in poche aree vennero incoraggiate le innovazioni come in Olanda, Inghilterra e Lombardia. Non c'è da sorprendersi se proprio in queste zone saranno i motori per la rivoluzione agricola.

Il sistema feudale e la proprietà contadina

Nell'Europa centro-occidentale il sistema feudale andava via via scomparendo insieme ai poteri feudali, per effetto della crisi demografica e per le continue rivolte contadine. I poteri feudale però non scomparvero del tutto, soprattutto in campo giuridico; in alcune zone rimanevano anche privilegi come pedaggi e monopoli. Gli abusi feudali sui contadini scomparvero ed i coltivatori erano liberi di spostarsi.

Si diffuse in alcune zone, soprattutto in Francia e in Germania, la proprietà contadina mentre in Inghilterra questa fu fortemente ostacolata. Il forte aumento della popolazione venne accompagnato da un processo di proletarizzazione (diminuzione dei contadini autosufficienti). Nelle zone dell'Est Europa, invece, la situazione era molto peggiore; i contadini erano totalmente assoggettati all'autorità del signore, spesso dovevano dedicare parte del loro tempo ai contadi del signore. In Russia, invece, era diffusa la schiavitù.

Industrie rurali e manifatture cittadine

Anche se nelle campagne andavano diffondendosi delle "industrie rurali", tutti i manufatti che richiedevano una certa capacità artigianale provenivano dalle città. Lo status di una città richiedeva la presenza di un ceto artigiano ed uno mercantile. Gran parte degli oggetti di uso quotidiano continuavano ad essere fabbricati in bottega. I settori più sviluppati erano la lavorazione di legno, metalli, pellami, cuoio, il confezionamento di vestiti, l'alimentazione e l'edilizia. Ciascun settore continuava ad essere diviso in corporazioni, che controllavano la mobilità della forza lavoro e difendevano il proprio monopolio. Raramente ci richiedeva la concentrazione di molti operai (miniere, lavori pubblici, cantieri navali).

Si sviluppa in questo periodo il mercato a domicilio e nasce la figura del mercante-imprenditore. Nei casi dell'industria laniera portò al decentramento delle fasi di lavorazione verso le campagne. Proprio su questo modello il settore tessile si impose come dominante e quando l'industria fiamminga entrò in crisi per effetto della rivolta con la Spagna, i concorrenti inglesi e olandesi ne presero il posto. Naturalmente lo sviluppo fu dovuto anche a innovazioni tecnologiche. Lo stesso avvenne per i settori minerari e siderurgici.

La società gerarchica e corporativa

Fino alla diffusione delle idee illuministiche, c'era una visione gerarchica e corporativa della società dove l'individuo non contava per sé, ma in quanto membro di una famiglia o di una comunità. Rimaneva l'idea di una società divisa in tre grandi ordini: oratores (clero), bellatores (nobiltà), laboratores (tutti gli altri). Naturalmente, la stratificazione sociale era ben più complessa, soprattutto nel Terzo Stato.

Il clero aveva al suo interno delle distinzioni: Papa, cardinali e vescovi erano la punta, mentre parroci, frati e suore rappresentavano la base. La nobiltà, invece, era divisa in: nobiltà di spada (feudatari) e nobiltà di toga (burocrati), la nobiltà di toga si sviluppò con l'esigenza di formare stati centralizzati, che richiedevano una classe di burocrati. Tuttavia, la ricchezza significava in primo luogo sulla proprietà terriera, che procurasse delle entrate in grado di sopportare lo stile di vita del nobile, ed il lavoro era visto come fonte di disprezzo.

In alcuni paesi, soprattutto la Francia, la vendita delle cariche era all'ordine del giorno. In ogni paese, la nobiltà aveva i suoi privilegi: in Inghilterra la gentry godeva di privilegi giuridici, in Spagna c'erano 7 tipi di nobiltà dai hidalgos ai caballeros villanos, in Francia la differenza era tra nobiltà di toga e di spada.

Il Terzo Stato e le famiglie

Di solito, tutto il patrimonio del padre era trasmesso al primogenito ed i figli cadetti erano destinati o alla carriera militare o a quella ecclesiastica, che permetteva comunque l'ingresso ai piani alti della piramide sociale (ufficiali dell'esercito o cardinali e vescovi). Ma le differenze più grandi erano all'interno del "Terzo Stato" che comprendeva dai ricchi borghesi ai semplici contadini. I borghesi e gli artigiani vivevano in città, mentre i contadini che a loro volta erano divisi in base se possedessero o meno la terra, vivevano in campagna.

Il sogno di questi rimaneva però quello di riuscire a fare fortuna e comprare dei terreni in modo da aspirare alla nobiltà. Un ultimo gradino è riservato ai poveri e gli emarginati, divisi in povertà strutturale (vecchi, inabili e vedove) e povertà congiunturale (che lavorano ma in caso di infermità, sono destinati a cadere nell'indigenza). Il povero non è più visto come il povero Cristo, ma come un possibile delinquente, nascono così le case di lavoro.

La famiglia nell'età moderna

Le donne erano alle dipendenze prima del padre, poi del marito, il modello a cui aspirare era la Madonna. Le poche che lavoravano svolgevano lavori domestici come la tessitrice, la filatrice o la badante.

La famiglia nell'età moderna rappresenta il nucleo fondamentale, informazioni su di essa possiamo ricavarle dai registri parrocchiali dove venivano annotati matrimoni, battesimi e morti e da cui si può risalire all'andamento demografico di una famiglia. Ma l'altro strumento di fondamentale importanza è il catasto, qui viene preso in considerazione il concetto di "fuoco" composto da individui che abitano sotto lo stesso tetto, che possono anche non essere parenti.

Molta fortuna ha avuto la classificazione elaborata da Cambridge, che ha distinti 5 tipi di aggregati:

  • Famiglia nucleare: 2 coniugi e i loro figli;
  • Famiglia estesa: famiglia nucleare a cui si aggiunge un altro convivente (nonno...);
  • Famiglia multipla: caratterizzata dalla compresenza di almeno 2 nuclei famigliari (2 coniugi con figli sposati);
  • Famiglia senza struttura: alla cui base non vi era un rapporto matrimoniale (vedova con figlie nubili, coppia di fratelli celibi...);
  • Solitari: che vivono da soli.

In Europa nord-occidentale sia gli uomini che le donne si sposavano abbastanza tardi, e gli sposi andavano via dalla casa dei genitori (neolocale). Mentre in Europa meridionale e orientale i matrimoni avvenivano prima e la coppia andava a convivere con i genitori di uno dei due coniugi. La famiglia non rappresentava solo un'unità di consumo, ma anche un'unità di produzione, sia nel caso di famiglie contadine sia nel caso di famiglie artigiane.

Le famiglie contadine si strutturavano in base a come l'eredità veniva spartita, se tutti gli averi passavano al primogenito si creava la famiglia di ceppo dove i genitori, la moglie, i figli e a volte anche i fratelli, che non potevano sposarsi, vivevano sotto lo stesso tetto. Mentre se l'eredità andava divisa per tutti i fratelli si tendeva a favorire la creazione di nuove famiglie nucleari. Comunque il forte calo di popolazione del XVII secolo favorì la formazione di famiglie più numerose.

La trasmissione dell'eredità paterna era un problema che riguardava tutte le classi ma in particolare quelle nobiliari. La tendenza era a conservare il patrimonio intatto, quindi destinarlo al primogenito maschio (primogenitura o fedecommesso), questo implicava che solo il primo figlio maschio avrebbe potuto sposarsi, mentre i figli cadetti erano di solito indirizzati a una carriera ecclesiastica o militare. Mentre per le figlie femmine c'erano 2 possibilità: o la monacazione forzata o si assegnava loro una dote (somma di denaro o di beni) e si aspettava che un uomo le sposasse. Il matrimonio a tutti i livelli sociali era un ottimo modo per stringere alleanze e creare reti parentali.

Demografia e riforma protestante

Nell'età moderna la demografia ha seguito 3 fasi:

  • 1450-1600: Crescita demografica continua;
  • 1600-1700: Forte rallentamento demografico;
  • 1700-1850: Ripresa crescita demografica.

I principali motivi del rallentamento del 1600 sono, oltre a guerre, carestie e epidemie, l'instabilità che portava le famiglie a ritardare matrimoni nell'attesa di tempi migliori. Questo provocava un innalzamento dell'età matrimoniale, oltre al tasso di mortalità giovanile altissimo. I motivi della bassa fecondità erano 3: i matrimoni venivano celebrati tardi (24-26 anni), passavano lunghi intervalli di tempo tra un parto e l'altro e la morte di uno dei coniugi che mediamente avveniva a 45 anni. Quando nel 700 le condizioni ripresero a migliorare: si abbassò la mortalità e si abbassò l'età matrimoniale, questo portò a un aumento della popolazione che tendeva a riempire i "buchi" demografici.

La riforma protestante è ambientata nel periodo storico del Rinascimento e dell'Umanesimo, questa cultura era fortemente impregnata di valori laici. L'attesa di una riforma che riportasse la purezza e la povertà nella fede cristiana cresceva. Ma alle origini del movimento Protestante vi è una volontà "Umanistica" di ristabilire l'autenticità del messaggio cristiano attraverso lo studio diretto dei testi sacri. Si iniziarono a scrivere opere satiriche, che avevano come bersaglio l'intolleranza, il fanatismo, la superstizione e le astrusità teologiche, in particolare del clero. L'esempio più famoso sono le opere di Erasmo da Rotterdam (1466-1536) ("Elogio alla follia" e i "Dialoghi").

Ma il contributo maggiore dello stesso Erasmo da Rotterdam è dato dall'edizione critica del Nuovo Testamento (1516). Naturalmente le sue opere vengono prontamente messe all'indice, le sue opere non avevano come scopo una scissione da Roma, ma la volontà di tornare ad una religiosità più sincera. La vera scissione si avrà solo con Martin Lutero, un monaco tedesco che prese i voti in seguito a un temporale in cui aveva pensato di morire (forse una metafora di una crisi interiore).

In seguito a un viaggio a Roma, era rimasto scandalizzato dalla corruzione dilagante del clero, che lo portò a riflettere sulla religiosità fino a formulare nel 1517 le "95 tesi" che vennero affisse come di usanza alla chiesa del castello di Wittemberg. Nelle 95 tesi non solo si stigmatizzava il traffico delle indulgenze, ma vi era negata la facoltà del...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paolot97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Fosi Irene.
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