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Temi e problemi del modulo istituzionale di Storia Moderna

Il file è una lista dei punti trattati a lezione con relativo approfondimento sul manuale. Appunti di storia moderna basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Fosi dell’università degli Studi Gabriele D'Annunzio - Unich. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia moderna docente Prof. I. Fosi

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• Famiglia senza struttura: alla cui base non vi era un rapporto matrimoniale (vedova

con figlie nubili, coppia di fratelli celibi…);

• Solitari: che vivono da soli.

In Europa nord-occidentale sia gli uomini che le donne si sposavano abbastanza tardi, e

gli sposi andavano via dalla casa dei genitori (neolocale).

Mentre in Europa meridionale e orientale i matrimoni avvenivano prima e la coppia

andava a convivere con i genitori di uno dei due coniugi.

La famiglia non rappresentava solo un’unità di consumo, ma anche un’unità di

produzione, sia nel caso di famiglie contadine sia nel caso di famiglie artigiane.

Le famiglie contadine si strutturavano in base a come l’eredità veniva spartita, se tutti gli

averi passavano al primogenito si creava la famiglia di ceppo dove i genitori la moglie i

figli e a volte anche i fratelli, che non potevano sposarsi, vivevano sotto lo stesso tetto.

Mentre se l’eredita andava divisa per tutti i fratelli si tendeva a favorire la creazione di

nuove famiglie nucleari. Comunque il forte calo di popolazione del XVII secolo favorì

la formazione di famiglie più numerose.

La trasmissione dell’eredità paterna era un problema che riguardava tutte le classi ma in

particolare quelle nobiliari. La tendenza era a conservare il patrimonio intatto, quindi

destinarlo al primo genito maschio (primogenitura o fedecommesso), questo implicava

che solo il primo figlio maschio avrebbe potuto sposarsi, mentre i figli cadetti erano di

solito indirizzati a una carriera ecclesiastica o militare. Mentre per le figlie femmine

c’erano 2 possibilità o la monacazione forzata o si assegnava loro una dote (somma di

denaro o di beni) e si aspettava che un uomo le sposasse. Il matrimonio a tutti i livelli

sociali era un ottimo modo per stringere alleanze e creare reti parentali.

Nell’Età moderna la demografia ha seguito 3 fasi:

• 1450-1600: crescita demografica continua;

• 1600-1700: forte rallentamento demografico;

• 1700-1850: ripresa crescita demografica.

I principali motivi del rallentamento del 1600 sono oltre a guerre, carestie e

epidemie, l’instabilità che portava le famiglie a ritardare matrimoni nell’attesa di

tempi migliori, e questo provocava un innalzamento dell’età matrimoniale, oltre al

tasso di mortalità giovanile altissimo. I motivi della bassa fecondità erano 3: i

matrimoni venivano celebrati tardi 24-26 anni, passavano lunghi intervalli di tempo

tra un parto e l’altro e la morte di uno dei coniugi che mediamente avveniva a 45

anni.

Quando nel 700 le condizioni ripresero a migliorare: si abbassò la mortalità e si

abbassò l’età matrimoniale, questo portò un aumento della popolazione che tendeva

a riempire i “buchi” demografici.

La riforma protestante è ambientata nel periodo storico del Rinascimento e

8. dell’Umanesimo, questa cultura era fortemente impregnata di valori laici. L’attesa di una

riforma che riportasse la purezza e la povertà nella fede cristiana cresceva. Ma alle origini

del movimento Protestante vi è una volontà “Umanistica” di ristabilire l’autenticità del

messaggio cristiano attraverso lo studio diretto dei testi sacri.

Si iniziarono a scrivere opere satiriche, che avevano come bersaglio l’intolleranza, il

fanatismo, la superstizione e le astrusità teologiche, in particolare del clero, l’esempio più

famoso sono le opere di Erasmo da Rotterdam (1466-1536) (“Elogio alla follia” e i

“Dialoghi”). Ma il contributo maggiore dello stesso Erasmo da Rotterdam è dato

dall’edizione critica del Nuovo Testamento (1516), naturalmente le sue opere vengono

prontamente messe all’indice, le sue opere non avevano come scopo una scissione da Roma,

ma la volontà di tornare ad una religiosità più sincera.

La vera scissione si avrà solo con Martin Lutero un monaco tedesco che prese i voti in

seguito a un temporale in cui aveva pensato di morire (forse una metafora di una crisi

interiore), in seguito a un viaggio a Roma era rimasto scandalizzato dalla corruzione

dilagante del clero, che lo porto a riflettere sulla religiosità fino a formulare nel 1517 le “95

tesi” che vennero affisse come di usanza alla chiesa del castello di Wittemberg. Nelle 95 tesi

non solo si stigmatizzava il traffico delle indulgenze, ma vi era negata la facoltà del

pontefice di rimettere peccati.

A Roma si tardo a prendere conoscenza del pericolo e solo nel 1520 fu emanata da Leone X

la bolla Exsurge Domine, che minacciava la scomunica, che divenne effettiva dopo che

Lutero bruciò la lettera.

Intanto Lutero passò sotto la protezione dell’elettore di Sassonia, che poté proteggere Lutero

in cambio dell’elezione a imperatore di Carlo V avvenuta nel 1519.

Nel 1521 a Worms dei delegati papali si incontrarono con Lutero che mantenne le sue

posizioni, così Carlo V (protettore della fede cristiana) fu costretto a mettere al bando Lutero

con l’Editto di Worms, Lutero fu messo in salvo dall’elettore di Sassonia e iniziò la

traduzione in tedesco della Bibbia.

Le idee di Lutero ebbero grande fortuna soprattutto tra quei principi che volevano mettere le

mani sui beni della Chiesa, ma anche nelle campagne le idee di Lutero prendevano piede.

Si andava così consumando una scissione che portò alla nascita della Chiesa Protestante che

verrà riconosciuta solo con la pace di Augusta del 1555 (scontro tra impero e contadini poi

supportati dal Re di Francia e sancì in principio “cuius regio, eius religio”). Lutero

riassumeva la sua dottrina in “Sola Fides, Sola Scriptura, Sola Grazia”, le differenze fra le

due confessioni consistevano nello spirito anticlericale e nel sacerdozio universale, la

riduzione a 2 soli sacramenti (Battesimo e Eucarestia) e la predestinazione.

Inevitabile fu la reazione della Chiesa di Roma che non poteva restare immobile davanti agli

stimoli di rinnovamento. Nel 1545 Paolo III convocò il Concilio di Trento (sede vescovile,

ma era all’interno dell’impero). Il Concilio di Trento subì numerose interruzioni e

spostamenti e si concluse solo nel 1563 sotto Pio IV.

La Chiesa di Roma riaffermò il proprio carattere monarchico, sul fronte dogmatico si

riaffermarono il valore delle opere di bene ai fini della salvezza e furono ribadite tutte le

questioni criticate da Lutero. Le vere novità si ebbero sulla formazione e sui doveri del

clero, furono istituiti dei seminari, venne introdotto il divieto di cumulo di cariche, l’obbligo

dei vescovi di risiedere nella propria diocesi, ai parroci vennero impartite norme per il

decoro del culto e l’obbligo di tenere dei registri di battesimi, sepolture e matrimoni.

Già prima del Concilio il clima di fervore e rinnovamento di espresse con la formazione di

nuovi ordini: Cappuccini (nuovo ramo dei Francescani), Orsoline e i Gesuiti fondati da

Ignazio da Loyola (un hidalgo) nel 1540 e ai tre voti di povertà, castità ed ubbidienza ne

aggiunsero un quarto di fedeltà assoluta al Papa.

Le ultime due iniziative della Controriforma furono l’istituzione dell’Inquisizione e della

censura.

La Congregazione del Sant’Uffizio (Inquisizione romana) fu istituita nel 1542 da Paolo III,

in un primo periodo si occupò di questioni strettamente teologiche e dei cardinali

“intransigenti” (Reginald Pole e Giovanni Morone) ma dopo aver liquidato il dissenso

teologico si concentro sulle eresie nella tradizione scolastico-aristotelica (Giordano Bruno e

Galilei). Il fine non era mai il rogo ma l’abiura. L’Inquisizione Spagnola rimase sempre

staccata da Roma.

L’altro strumento era la Congregazione dell’Indice istituita da Paolo V nel 1572 che aveva

come compito il controllo della stampa e la stesura aggiornata di liste di testi proibiti.

Le popolazioni preindustriali erano accomunate dalla centralità del sacro, sia il tempo che

9. lo spazio erano impregnati di valori cristiani, i luoghi religiosi e le feste patronali erano i

principali luoghi di ritrovo, l’Europa era costellata di santuari e luoghi di pellegrinaggio. La

preoccupazione del destino ultraterreno è attestata dalla rapida diffusione dell’idea

purgatorio e l’enorme fortuna delle indulgenze. La morte era un’ossessione per via delle

continue epidemie, guerre e carestie. Le figure di alcuni santi e della Madonna erano

venerate persino più di Cristo, a loro si attribuivi poteri curativi e propiziatori, molto spesso

il confine tra religione e magia era labile. Con la Controriforma si cercò di arginare la magia

e la superstizione, ma nelle classi più basse fu impossibile. Anche si credeva che streghe e

stregoni dovessero i loro poteri a patti con il diavolo, si sviluppò così la caccia delle streghe

che raggiunse il suo apice tra il 1560 e il 1660 nelle zone di confine tra Francia, Germania,

Svizzera, Polonia, Scozia (nel periodo di maggiore instabilità), in questo periodo vennero

processati più di 100.000 individui senza contare la persecuzione degli ebrei accusati di

deicidio. Solo nella seconda metà del 600 le classi colte abbandonarono la credenza della

stregoneria, che rimase però ancora per qualche tempo nelle classi popolari.

L’educazione fino all’avvento dell’età dei lumi rimaneva monopolio della chiesa, con la

riforma protestante si ebbe una crescita dell’alfabetizzazione rispetto alle aree cattoliche.

La cultura e la tradizione popolare veniva trasmessa oralmente, nacque così il problema

delle fonti, perché gli analfabeti non lasciavano testimonianze scritte.

I primi ordini che si impegnarono a diffondere il messaggio di Cristo nelle colonie, per

rendere più comprensibile e piacevole l’evangelizzazione, univano la tradizione indigena a

quella cristiana, però dopo il Concilio di Trento questa pratica non fu più vista di buon

occhio e si impose ai nativi un cristianesimo più radicale.

In Europa in particolare dopo la guerra dei Trent’anni, gli Stati iniziarono a configurarsi in

10. maniera più moderna, tutte le grandi potenze continuarono una politica di accentramento del

potere, repressione della nobiltà e la riaffermazione di una religione di stato, che in molti

casi si tradusse una politica di tipo assolutistico, con clamorose eccezioni come l’Inghilterra.

Ci furono grandi riforme anche all’interno degli eserciti, che non vennero più sciolti alla fine

di una guerra ma mantenuti sempre pronti, per motivi politici e tecnici, tutte gli stati

maggiori contavano almeno 100.000 effettivi, scelti tra volontari, mercenari e si introdusse

la coscrizione (venivano estratti un certo numero di maschi da una città).

I costi altissimi della gestione di un esercito permanente richiesero anche riforme sotto il

profilo finanziario. Tutti gli stati passarono tra XV-XVIII dall’essere stati demaniali

all’essere stati fiscali. Si introdussero le tasse che si dividevano in dirette ed indirette e si

iniziò a far sempre maggior affidamento sui prestiti, per la lentezza

dell’approvvigionamento delle tasse, portando alla nascita delle banche nazionali.

Dopo la “Guerra dei tre Enrichi” (1587-89), in Francia salì al trono Enrico IV di Borbone,

che subito si convertì al cattolicesimo, tenendo buoni rapporti con la nobiltà. Ma al suo

omicidio (1610) salì al trono il figlio Luigi XIII di nove anni, così fino alla maggiore la

reggenza fu assegnata alla madre Maria de’ Medici, che coltivò una politica filo-asburgica.

Quando Luigi XIII prese effettivamente il potere scelse come suo primo ministro il cardinale

Richelieu (1624), che invece seguì una politica anti-asburgica.

Le principali iniziative che prese furono: limitare la potenza degli ugonotti, diminuire il

potere dei nobili per salvaguardare la figura del Re, conquistò nuovi territori e colonie, ma

soprattutto riorganizzò l’amministrazione promuovendo la nascita di un regno centralizzato,

affidandosi sempre più a figure borghesi che dovevano la loro fama al Re.

Nel 1640 morirono a pochi mesi di distanza Luigi XIII e Richelieu, fu un nuovo periodo di

reggenza di Anna d’Austria affiancata dal cardinal Mazzarino, che proseguì la politica di

Richelieu ma il crescente peso fiscale e le sue riforme (forti tasse e privò l’aristocrazia dei

privilegi feudali) suscitarono nel popolo dei tumulti che si espressero con la rivolta della

Fronda, capeggiata da un gruppo di nobili.

Quando nel 1661 Mazzarino morì Luigi XIV prese in mano il potere. Con il Re Sole si

realizza la formazione di una monarchia assoluta, smise di convocare gli Stati Generali,

revocò l’Editto di Nantes e assunse borghesi come funzionari al posto dei nobili. Fece

costruire la reggia di Versailles, dove attirò i nobili influenti in modo da allontanarli dai

propri territori.

Come ministro delle finanze scelse Colbert che favorì la formazione di fabbriche, si assicurò

l’appoggio di nobili e borghesi ma le tasse gravavano tutte sulle masse contadine e cittadine,

sviluppo la marina mercantile e da guerra, e costruì compagnie privilegiate per il commercio

Alla morte di Luigi XIV nel 1715però le finanze erano ancora molto dissestate.

Luigi XIV fu anche un grande mecenate, a corte invitava gente di cultura e assegnava

vitalizzi a chi si dedicava all’arte e alle lettere.

A Versailles i le giornate del Re iniziarono ad assumere un il carattere di rappresentazioni

teatrali.

Ma Luigi XIV si impegno moltissimo anche su rafforzamento del cattolicesimo e sulla

repressione delle altre religioni.

Alla morte nel 1603 di Elisabetta I Tudor, morta senza eredi, succedette il Re di Scozia

11. Giacomo I Stuart, l’unificazione sotto la stessa persona delle due corone non comportò

l’unione politica e amministrativa che avvenne nel 1707. Giacomo I però non godeva della

stessa fama della precedente regina, sia per motivi caratteriali, sia perché dopo un periodo di

persecuzione di cattolici, per una cospirazione contro il parlamento, cercò di instaurare

alleanze con le potenze cattoliche con il matrimonio del figlio Carlo I con la sorella di Luigi

XIII. Intanto in Inghilterra si andava sempre più affermando soprattutto tra la gentry e i ceti

mercantili e artigiani il puritanesimo, accrescendo il disprezzo per lo sfarzo e la corruzione

degli ambienti di corte. A questo si aggiunge il costo della guerra con la Spagna.

Tutti questi fattori portarono il parlamento a opporsi alle richieste del re di inserire nuove

tasse sulla reddita fondiaria. Nel frattempo la popolazione continuava a crescere senza una

relativa crescita delle attività, senza contare i costi e le conseguenze della guerra dei

Trent’anni.

In queste condizioni il re che trovava sempre l’opposizione del parlamento fu costretto a

ricorrere a stratagemmi che gettavano sempre più ombra sulla figura del re (multe su vecchie

leggi, vendita di uffici, vendita di titoli nobiliari).

Nel 1625 sale sul trono Carlo I, che nel tentativo di guadagnare il consenso dei puritani

dichiara guerra alla Spagna, la spedizione però fu disastrosa e come conseguenza crebbero i

dissensi.

Il parlamento convocato nel 1628 condizionò ogni votazione alla firma della Petition of

Right, il re si piegò.

Nel 1629 Carlo I difronte alla continua opposizione del parlamento lo scioglie e fino al

1640 governò senza parlamento. In questo periodo non mancarono riforme, anche nella

chiesa anglicana, ma al tentativo di creare un regime assolutistico si contrapponeva la

fragilità burocratica, militare e finanziaria.

Ma nel 1640 Carlo I fu costretto a riunire il parlamento per ottenere le risorse per fermare

una rivolta scoppiata in Scozia, ma i risultati non cambiarono e Carlo I fu di nuovo costretto

a sciogliere il parlamento, ma pochi mesi dopo dovette richiamarlo e durò fino al 1653.

Il parlamento abolì tutte le riforme assolutistiche, il re venne privato del diritto di sciogliere

il parlamento e caddero le restrizioni sulle libertà di stampa.

Nel 1641 scoppiò una rivolta in Irlanda e al re fu costretto a cedere il controllo delle forze

armate. Il re ritenne che era il momento di reagire e si presentò in parlamento per far

arrestare i capi dell’opposizione che però erano già scappati.

La guerra civile era inevitabile e in un primo momento volse dalla par del re ma il seguito i

realisti furono schiacciati e nel 1646 Carlo I fu costretto ad arrendersi e nel 1649 venne

giustiziato. Intanto in parlamento la figura di Cromwell ed il suo New Model Army

guadagnava consensi, dopo diverse epurazioni del parlamento e dopo l’esecuzione del re,

Cromwell proclamò la Repubblica. Cromwell si scaglio e represse tutte le rivolte. La nuova

potenza militare inglese posta al espansionismo aggressivo, promosse il protezionismo con

le colonie, strappo la Giamaica alla Spagna e stipulò contratti commerciali sul Baltico e con

il Portogallo.

Nel 1653 Cromwell fu nominato Lord protettore del commonwealth e iniziò una fase

“dittatoriale” che si concluse con la sua morte nel 1658, perché il figlio non dimostrò le

stesse abilità del padre.

L’unica soluzione all’anarchia era il ritorno della monarchia che avvenne con Carlo II, che si

impegno a concedere una larga amnistia e a tollerare una certa libertà religiosa.

Carlo II aveva stretto un patto segreto con la Francia e si impegnava a riportare il

cattolicesimo il Inghilterra (trattato di Dover, 1670), le sue inclinazioni filocattoliche

indussero il parlamento a firmare il Test Act (1673), secondo cui l’assunzione di cariche

civili e militari spettava solo a chi professava la fede anglicana. I timori erano alimentati

dalla mancanza di eredi che lasciava presumere alla successione del fratello Giacomo di

fede cattolica.

Di fronte a questi problemi nacquero i due schieramenti Tories (gentry, a favore del re) e

Whigs (borghesi, a favore del parlamento).

Nel 1680 la politica regia si sviluppò in chiaro senso assolutistico, il parlamento venne

sciolto diverse volte, per impedirgli di votare contro la successione al trono di Giacomo II,

che salì al trono nel 1685 e annullò il Test Act. E nel 1688 alla nascita del figlio di Giacomo,

i due schieramenti del parlamento si riunirono e accordarono la sfiducia al re e chiamarono

al suo posto lo statorder d’Olanda Guglielmo III e sua moglie Maria Stuart, Giacomo II

vistosi isolato scappò in Francia.

Il parlamento stilò una dichiarazione dei diritti (Bill of Rights), a cui seguì l’abolizione della

censura e le leggi di tolleranza sui cattolici.

La rivoluzione del 1688-89 prende il nome di Gloriosa Rivoluzione, perché avvenuta senza

spargimento di sangue.

L’impero Ottomano venne fondato da Osman I agli inizi del XIV secolo, si estese

12. inizialmente in Asia minore e sui Balcani, accerchiando e poi conquistando la città di

Costantinopoli nel 1453. Se sul versante dei Balcani i turchi non incontrarono resistenze, a

Oriente si trovò in contrasto con il rinato impero Persiano di dinastia Safawide di fede sciita,

ma nel 1514 il sultano ottomano Selim I fece massacrare migliaia di sciiti e conquistò

l’Egitto e la Siria. L’impero turco che incorporava le città sante di Medina e La Mecca si

poneva come guida di un Islam sunnita.

Nel 1526 sotto Solimano il Magnifico riprese anche l’espansione verso i Balcani e nel 1529

arrivò per la prima volta sotto le mura di Vienna fallendo però l’offensiva finale. Non meno

grave appariva la minaccia ottomana nel Mediterraneo, teatro delle atroci scorrerie dei pirati

barbareschi.

Caratteristica singolare per l’epoca, nell’impero convivevano pacificamente razze e religioni

diverse, l’unica discriminazione era che i non mussulmani dovevano pagare una tassa.

Punto di forza dell’impero era un esercito costituito da soldati scelti di origine cristiana i

Giannizzeri e i sipahi, cavalieri che combattevano in cambio di terre.

Le condizioni di vita sotto alcuni aspetti erano migliori rispetto a molte parti dell’Europa.

La terra dell’impero era tutta di proprietà del sultano, ad eccezione dei luoghi di culto, e

praticava un governo di tipo assolutistico.

Sul Mediterraneo l’impero turco contendeva la sua egemonia con la Spagna e nel 1571

avvenne uno scontro navale tra gli ottomani e la lega santa (Spagna, Venezia, Genova,

Ducato di Savoia e Malta) a Lepanto. La lega santa uscì vincitrice dal confronto ma l’impero

ottomano continuava a imporsi come potenza sul Mediterraneo.

Nel XVII secolo l’impero turco riprese le ostilità con la Persia, quest’ultima ottenne

importanti risultati ma nel 1722 la dinastia safawide venne rovesciata e la Persia fu

sconvolta da lotte intestine. Intanto anche l’impero ottomano iniziava ad avvertire

cedimenti, a partire dalle modalità di successione al trono non più meritocratiche, la figura

del sultano iniziò ad essere oscurata da quella del gran visir (primo ministro) e gli ulema

(capi spirituali) iniziarono a schierarsi contro il progresso. Inizio così la lunga decadenza

dell’impero ottomano. L’ultima grande impresa avvenne quando parte dell’Ungheria chiese

l’aiuto dei turchi per liberarsi dall’Impero, gli ottomani inviarono 100.000 turchi che per la

seconda volta arrivarono fino a Vienna dove nel 1683, ma le forze austriache con l’aiuto

della Polonia riuscirono in una disperata difesa della città e cacciarono gli invasori, così

l’impero ottomano dovette cedere agli austriaci l’Ungheria e la Transilvania.

Il motivo dello scoppio della guerra dei Trent’anni fu che Ferdinando I (futuro successore

13. dell’imperatore), campione della controriforma, ottenne la corona di re di Boemia e di

Ungheria, a maggioranza protestante. Il 23 maggio 1618 tre rappresentanti dell’Impero

furono defenestrati e formarono un governo provvisorio in attesa della reazione dell’Impero.

La risposta dell’Impero non tardò ad arrivare, intanto Boemia ed Ungheria avevano offerto

la corona al protestante Federico V (elettore del palatinato), questo gesto spinse Ferdinando,

che nel frattempo era diventato imperatore, a chiedere l’aiuto della Spagna e della lega

cattolica tedesca. Nel 1620 avvenne la “Battaglia della Montagna Bianca” che vide come

vincitore l’imperatore. Seguì una dura campagna di repressione dei protestanti in Austria e

in Boemia.

Intanto nel 1621 si riaprirono le ostilità tra Spagna e Provincie Unite, le operazioni

ristagnavano ma nel 1624-25 la Francia (neutrale-filoasburgica) e la Danimarca si

schierarono a favore dei protestanti, ma in questa fase gli Asburgo ebbero la meglio e nel

1629 la Danimarca chiese la pace (pace di Lubecca).

Tra il 1628 e il 1630 il conflitto si spostò dalla Germania all’Italia, per le guerre di

successione di Mantova e del Monferrato, rivendicate sia dai francesi che dagli Asburgo, un

esercito imperiale scese a Mantova, ma i problemi economici e le epidemie di peste

portarono i due rivali alla pace (Pace di Cherasco, 1631), Mantova e il Monferrato si

riconoscevano sudditi dell’Impero e il Pinerolo rimaneva alla Francia.

Nello stesso anno il re di Svezia appoggiato finanziariamente dalla Francia entra in guerra,

egli intendeva ribadire l’egemonia svedese sul Baltico e nel 1632 il re di Svezia invase la

Baviera. La situazione volse di nuovo dalla parte dell’Impero quando Wallenstein (un nobile

armatore ceco) intervenne per cacciare gli invasori con un esercito di 100.000 uomini, il re

di Svezia, Gustavo Adolfo, morì in battaglia e nel 1634 con l’aiuto della Spagna gli Asburgo

riuscirono a scacciare definitivamente gli svedesi. La guerra sembrava ormai vinta dagli

Asburgo, quando la Francia per impedire il consolidamento della tenaglia Spagna-Impero

intervenne direttamente (1635), incoraggiando Provincie Unite e Svezia ad un ultimo sforzo.

La flotta spagnola venne distrutta dagli olandesi, la Svezia continuò a devastare la

Germania. I negoziati di pace finirono con una serie di trattati noti come Pace di Westfalia

nel 1648.

La pace definì l’indipendenza delle Provincie Unite, la Francia ottenne diversi territori ad est

e parte dell’Alsazia e fece l’ingresso al rango di grande potenza, parte della Pomerania e

alcuni principati passarono sotto la nuova corona di Federico-Guglielmo re di Prussia, la

situazione religiosa fu modificata nel senso di ammettere anche il calvinismo, i vari principi

potevano stringere alleanza per proprio conto.

Restava aperta la guerra tra Spagna e Francia che terminò nel 1659 con un immane sforzo

economico.

Nella guerra la Germania per il 30% della popolazione e la devastazione procurata in Italia,

Boemia, Danimarca.

Nella storiografia ha avuto grande diffusione l’idea di un “crisi generale del Seicento”,

14. dovuta alla simultaneità di movimenti rivoluzionari e crisi politiche, altri studiosi cercano la

chiave della crisi nello squilibrio tra crescita della popolazione e risorse alimentari, ridotte

anche dal clima avverso (piccola era glaciale).

In Europa l’incremento demografico in alcune zone si arresto soprattutto per la guerra e le

conseguenze.

Dal punto di vista delle tecniche agricole, non si registrarono grandi novità, proseguì la

tendenza all’esproprio dei coltivatori diretti da parte dei ceti urbani e si aggravò

ulteriormente il peso della reddita fondiaria sui fittavoli e sui mezzadri, alla rendita feudale e

al prelievo signorile ed ecclesiastico si aggiunga il crescente peso delle imposte statali.

Il riflesso di una fase acuta della transizione dal feudalesimo al capitalismo: in alcuni paesi

(Inghilterra e Olanda) la crisi si sarebbe risolta con la vittoria dei nuovi rapporti di

produzione e degli ordinamenti politici che ne erano espressione.

Se l’area meridionale e centro-europea furono gravemente colpiti dalla crisi, la crescita

nord-occidentale conobbe si un periodo di rallentamento ma anche un periodo di ripresa, ne

sono un esempio Scandinavia, Francia, Inghilterra e Olanda.

Sotto il profilo culturale si verificò una vera e propria rivoluzione scientifica e filosofica.

Le rivolte che scossero l’Europa avvennero in contro l’impero spagnolo (Catalogna, 1640),

in Portogallo (che riprese la sua indipendenza dalla Spagna, 1640), a Palermo (1647) e a

Napoli (1647), In Sardegna (1647), a Messina (1672-78), in Francia dove un gruppo di

nobili, la fronda, si scagliò contro la reggenza di Mazzarino e Anna d’Austria (1648-1653)

senza contare la Rivoluzione Inglese (1642-49) e la Gloriosa Rivoluzione (1688-1689).

Il seicento nella storia del pensiero scientifico e filosofico, si può considerare il secolo di

15. transizione alla modernità, nel metodo scientifico si trovano le alternative alla tradizione

aristotelico-scolastica.

Nel 1543 l’astronomia e l’anatomia, grazie rispettivamente a Copernico e a Vesalio

compiono dei giganteschi passi avanti.

La teoria eliocentrica di Copernico dimostrata anche da Keplero e Galilei erano in aperto

contrasto con quanto scritto suoi testi biblici, la difesa di Galilei al sistema copernicano e la

legge che regola la caduta dei gravi costò anche il processo dell’inquisizione allo scienziato

pisano. Toccò poi a Newton riunire le varie teorie per formulare la legge di gravitazione

universale.

In anatomia la scoperta della circolazione del sangue e della funzione del cuore come centro

motore, porterà a definire l’affinità tra uomo e macchina.

Si andava così sfatando la visione di un universo finito ed antropocentrico e ad essa si

sostituiva la visione di un universo infinito le cui parti interagiscono meccanicamente.

Tutte queste scoperte avvennero grazie a strumenti sofisticati come i telescopi e microscopi,

barometri e termometri sempre più sofisticati.

L’accumulo di conoscenze legato agli scambi e ai contatti tra gli studiosi favorisce la

creazione di accademie nelle principali nazioni europee.

Il termine “Rivoluzione Industriale” designa un complesso di trasformazioni nel modo di

16. produrre i manufatti, in cui sono compresi la diffusione di macchine inanimate, la

conseguenza della concentrazione del lavoro nelle fabbriche, il rapido aumento della

produttività ed i mutamenti nello stile di vita.

Rivoluzione industriale può essere collocata in Gran Bretagna tra il 1780 e il 1830, le

principali motivazioni furono: la recinzione dei campi che portò alla ridistribuzione

dell’agricoltura a chi ne aveva i mezzi, stipendiando contadini salariati, questo portò molti

contadini a trasferirsi in città, la produzione agricola aumentò e la popolazione inglese

triplico, gli addetti all’agricoltura passarono da 70% al 40%, l’abbondanza di carbone e

ferro, le innovazioni che si susseguirono e le materie prime che aveva a disposizione grazie

al mercato con le colonie.

L’alta disponibilità di manodopera e di materiale importato dalle colonie, consentì agli

imprenditori di contenere i costi e sfruttare il capitale avanzato per comprare macchine per

aumentare la produzione (ci furono molte innovazioni prima nel settore tessile: spoletta

volante, filatore meccanico…).

Le principali innovazioni riguardarono il settore tessile e quello siderurgico, l’utilizzo del

carbone negli altiforni rese più facile e conveniente la lavorazione del metallo, che in

seguito alle innovazioni tecnologiche (tra cui la macchina a vapore di James Watt e le sue

applicazioni) come i primi treni a vapore, fu di fondamentale importanza per la produzione

di treni, ferrovie e stazioni.

Questi cambiamenti portarono alla formazione di due classi emergenti: proletari e gli

imprenditori, e l’artigianato perse il confronto.

Le masse iniziarono a spostarsi verso le città, qui però erano dei nullatenenti e dovevano

lavorare per affittare una casa, la concorrenza era altissima e i salari bassissimi, gli orari di

lavoro e le condizioni mostruose, per sopravvivere tutti i componenti della famiglia

dovevano lavorare, donne e bambini erano sovraccaricati e sottopagati.

Si sviluppò il lavoro settoriale, gli operai seguivano solo una parte della fabbricazione di un

prodotto portando alla spersonalizzazione dell’oggetto, si diffuse il metodismo (una sorta di

religione del lavoro, che dava particolare importanza alla frugalità e all’obbedienza)

successivamente però si svilupparono anche le prime organizzazioni sindacali.

L’innovazione portava macchine sempre più sofisticate che toglievano lavoro agli operai, si

sviluppo così il “Luddismo” (sabotare e distruggere le macchine).

Le condizioni di vita degli operai, è vero che gli stipendi erano più elevate rispetto ai

contadini e che potevano sommare più stipendi, ma il lavoro era precario.

Ai problemi della disoccupazione e del pauperismo le autorità centrali fecero fronte con

misure repressive (case di lavoro) o con l’aiuto delle autorità parrocchiali.

Gli imprenditori invece salirono a grandi ricchezze in poco tempo, questo faceva crescere in

loro la volontà di avere maggior peso nelle decisioni politiche.

17. In Asia il vuoto di potere lasciato dal declino dell’impero mongolo-timuridi (l’impero più

18. grande della storia), favorì l’espansione e la creazione di nuovi imperi: la Russia e la sua

espansione in Siberia, l’impero Ottomano che si appropriò del Medioriente, l’impero

safavide che si approprio della Persia e della Siria, l’impero Mughal in India, Pakistan,

Bangladesh ed Afghanistan e l’espansione dell’impero cinese a occidente.

Caratteristica comune di questi imperi fu che nell’Età Moderna preferirono una

colonizzazione del continente asiatico, piuttosto che la formazione di imperi d’oltremare

come in Europa e la politica di accentramento del potere.

Nel 1526 Babur partendo dall’Afghanistan riuscì ad arrivare e sconfiggere i governi locali

dell’India, le prime elite Mughal erano di origine turca e persiana, obiettivo era formare un

potente impero in Asia centrale nel XVII secolo sotto Akbar e Aurangzeb, l’impero arrivò a

conquistare quasi tutta l’India e vaste regioni dell’Afghanistan e del Pakistan.

I Mughal erano di fede Islamica sunnita, in India però l’Islam era in minoranza, così

affermarono che discendevano da Gengis Khan e Tamerlano, per legittimare il loro potere.

Nel 500 l’accentramento del potere divenne la priorità assoluta, la maggior parte dei

funzionari erano mussulmani, ma c’erano anche hindu e sciiti, la loro selezione avveniva

secondo metodi meritocratici e si occupavano principalmente della riscossione dei tributi.

L’impero Mughal era uno stato bellico e la maggior parte delle entrate serviva a finanziare

guerre. Con la morte di Akbar e nel Settecento, ci fu un’ondata di islamizzazione più

radicale, che portò a un’intolleranza verso le minoranze e ad un isolamento culturale e

l’accanimento nel conquistare l’India meridionale furono alla base della decadenza e delle

infiltrazioni occidentali nell’India.

La Cina invece aveva origini millenaristiche, la dinastia Ming regnava già dal 206 a.C., ma

nell’Età Moderna una serie di imperatori ambiziosi e capaci, riuscirono a creare un gigante e

organizzatissimo impero centralizzato. In Cina vigeva una sorta di religione di stato dove

l’imperatore rappresentava il “figlio del cielo” che governava sul “regno di mezzo”, tutti i

sudditi dell’imperatore rappresentavano la civiltà più elevata, mentre gli altri erano

popolazioni inferiori che pagavano tributi al “Celeste Impero”, la tradizione intellettuale

divenne nota come confucianesimo, che predicava l’obbedienza e la frugalità.

I funzionari di stato si occupavano di gestire la produzione agricola, l’attività commerciale, i

lavori pubblici, le leggi…, ed erano scelti secondo un metodo meritocratico che richiedeva

di sostenere esami difficilissimi.

Verso l’inizio del XV secolo la Cina tentò una colonizzazione oltre mare e si ipotizza fosse

arrivata addirittura in America, ma in seguito ad episodi di pirateria, si sviluppò un forte

disprezzo per i mestieri commerciali, accrescevano le virtù della terra e l’agricoltura iniziò a

rappresentare uno dei mestieri più nobili e nel 1656, dopo che nel 1644 era salita al potere la

dinastia Qing, ogni forma di commercio venne messa al bando.

L’impero cinese si dedicò a un forte espansionismo e riuscì non senza difficoltà a proteggere

i nuovi confini dai russi e dai mongoli, grazie a una politica di migrazione forzata.

L’India e la Cina nell’Età Moderna strinsero moltissimo i contatti con le civiltà europee, i

due paesi esportavano spezie, seta, cotone, porcellana, the, riso e manufatti locali. Le

popolazioni locali però non trovavano lo stesso interesse per i manufatti europei e questo

costrinse gli europei a sommergere l’India e la Cina di oro e argento, che provenivano

dall’America, questo squilibrio fu appianato solo nel XIX secolo con la dominazione inglese

dell’India e l’ingresso sul mercato dell’oppio che iniziò ad essere usato come moneta di

scambio con la Cina.

L’Illuminismo nasce da prima in Inghilterra e Olanda da filosofi come Locke, Bayle e

19. Spinoza, ma si sposterà rapidamente in tutta Europa e troverà come centro culturale la

Francia e Parigi. L’illuminismo rifiuta il principio di autorità tipico della religione cristiana e

sviluppa spirito critico, l’unica verità per i philosophe è quella che deriva da

un’osservazione diretta dei fatti.

Si sviluppò così il deismo, che non negava l’esistenza di Dio ma affermava che a tali

conclusioni si poteva arrivare solo con l’utilizzo della ragione, oltre a deismo si

svilupparono correnti di pensiero più radicali come il panteismo e il materialismo di Spinoza

che negavano la vita ultraterrena.

Con l’illuminismo si sviluppano correnti di pensiero che affermano che tutte le nostre

conoscenze dirette si riducono a quelle che ricaviamo attraverso i sensi, ne nascerà il

sensismo, l’empirismo e la sua corrente più radicale lo scetticismo di Hume, né segui

l’utilitarismo secondo cui il bene non può essere qualcosa di oggettivo e che il

perseguimento anarchico del piacere da parte dei singoli è inconcepibile, quindi la società

deve essere strutturata in modo da garantire la massima felicità al maggior numero di

persone.

In questo periodo la ragione è al centro di tutto, questo porto importanti scoperte in molti

campi delle scienze: le teorie di Newton in fisica e matematica, la botanica e la zoologia

fecero passi in avanti con De Buffon, la chimica fu rifondata da Lavoisier e in fisica si


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Paolot97

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
Docente: Fosi Irene
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paolot97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Fosi Irene.

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