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Tecniche espressive e composizione testi in italiano - storia della lingua italiana

Appunti per l'esame di Tecniche espressive e composizione testi in italiano del professor Gianmarco Gaspari, cdl in scienze della comunicazione. Gli argomenti trattati sono la storia della lingua italiana dal settecento al novecento, gli eventi politici e storici.

Esame di Tecniche espressive e composizioni docente Prof. G. Gaspari

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ESTRATTO DOCUMENTO

A Milano tra il 1764-1766 nasce la rivista “Il Caffè”, opera di un gruppo di

 intellettuali tra cui Pietro Verri e Cesare Beccaria.

A Venezia nasce il primo quotidiano: “La Gazzetta di Venezia”. Venezia insieme

 ad Amsterdam, erano tra i porti europei più importanti e centri di partenza delle

notizie.

Nel 1760 Giuseppe Parini scrive un sonetto dedicato alle recenti scoperte fatte in

 Olanda grazie all’uso del microscopio. Parini è un abate (sacerdote di ordine minore). Il

sonetto è importante quale esempio del rapporto tra cultura e scoperte scientifiche. Da

evidenziare il fatto che la poesia, rispetto alla prosa, mantiene una componente di

tradizionalismo di grado più elevato ciò dovuto al fatto che essa è vincolata a regole

più rigide e dure.

Francesco Algarotti (Venezia 1712 - Pisa 1764): studia fisica e matematica a

 Bologna; nel 1730 inizia a viaggiare per l’Europa e si appassiona di divulgazione

scientifica. Vivrà a lungo in Germania a Potzdan: città costruita sul modello della

Reggia di Versailles, da Federico II. Nel 1737 pubblica la sua opera più importante:

“Dialoghi sopra l’ottica newtoniana”, attraverso la quale vuole rendere accessibile al

vasto pubblico, la teoria della rifrazione della luce (i colori). Nell’introduzione di questo

libro, Algarotti scrive una dedica a Federico II nella quale spiega i problemi che un

giovane cosmopolita ha dovuto affrontare per scrivere un’opera di questo genere.

Algarotti voleva fare con la lingua italiana ciò che aveva fatto Voltaire con il francese:

“La nostra lingua non è né viva né morta...si conservano parole che non sono più in

uso” (è la Toscana che vanta la lingua più pura, ma dopo Machiavelli perde la sua

autorità). La dedica espressa nell’introduzione di questo libro, è

fondamentale: per la prima volta viene presentato il problema linguistico

italiano come problema politico: bisogna arrivare all’unità politica, per poi

avere un’unità anche nella lingua!

1738-1740: scavi di Ercolano e Pompei. È in questo periodo che da tutta Europa

 uomini di cultura e non, iniziano ad intraprendere viaggi per visitare l’Italia. Nasce il

museo Capitolino di Roma diretto da Winckelmann. La moda del viaggio in Italia è

detta “Grand Tour”, ma sono soprattutto gli inglesi a descrivere il successo di questi

viaggi.

LA LINGUA PARLATA E LA LINGUA SCRITTA

In che misura e in che modo si parlava l’italiano fuori dalla Toscana?

Poco per la predominanza dei dialetti e male per la dipendenza del parlato da uno

 scritto oscillante.

In Settentrione e in Meridione si parla di regola in dialetto anche tra i nobili, solo

 eccezionalmente l’italiano nelle occasioni solenni (prediche, arringhe).

Nella lingua scritta si ha una distinzione netta tra prosa e poesia e la si mantiene

 attraverso parecchie peculiarità grammaticali e stilistiche.

I primi decenni del secolo sono dominati dall’Arcadia, la quale propugnò una forte

 reazione al secentismo, il ritorno al canone dell’imitazione dei classici e del Petrarca e

l’introduzione della poesia nel costume sociale.

Nel linguaggio teatrale le parole hanno ancora una notevole importanza, non come

 avverrà più tardi che assumeranno un ruolo di semplice sostegno per la musica. Ne è

un esempio Pietro Metastasio che, allo scopo di conquistare un pubblico vasto, evita

vocaboli rari ed arcaici. Metastasio è il massimo rappresentante della poesia arcadica e

del melodramma settecentesco. Al contrario, il linguaggio delle tragedie dell’Alfieri è

scabro ed individuale.

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Sia nel parlato che nello scritto, è fortissima l’influenza francese principalmente

 dovuta alla diffusione di un’opera importantissima: “Encyclopédie ou Dictionnaire

des Sciences, des Arts et des Métiers” scritta tra il 1751 e il 1765 da DIDEROT

(scrittore e romanziere) e D’ALAMBERT (matematico). Scopo principale era quello

1

di formare un circolo di scienziati e letterati. Questa enciclopedia adotta un

nuovo sistema, organizzato in ordine alfabetico. Vengono eliminate le gerarchie e tutto

viene messo sullo stesso piano. Per la prima volta le scienze hanno un ruolo prioritario

e a queste, seguono le arti e il “mestiere” (il sapere reso pratico). In realtà alla stesura

dell’Enciclopedia parteciparono anche VOLTAIRE e ROUSSEAU e le sue pubblicazioni

terminarono solo nel 1972 (18 volumi + 12 tavole). La sua peculiarità consta nel fatto

che in essa non vi è una semplice descrizione del sapere, ma anche la sua

giustificazione. In effetti nel ‘700 si scrive largamente di ogni genere di scienza e d’ogni

ramo di tecnica anche se il linguaggio scientifico non ha ancora quella concisione cui

giungerà più tardi.

Importante il linguaggio scientifico: i Naturalisti mirano alla semplicità e alla

 intelligibilità (chiarezza), lasciando da parte le descrizioni “pompose” e ricercate.

DISCUSSIONI SULLA NORMA LINGUISTICA

Due correnti di pensiero: una a favore dello “scriver toscano” (il toscano

trecentesco, quello del Boccaccio che era codificato nel Vocabolario della

Crusca), ed una a sfavore.

A favore i rigoristi seguaci dell’Arcadia. A netto sfavore abbiamo gli Illuministi italiani

che si domandavano il perché bisognasse rivolgersi a scrittori così remoti.

Verri fa nel “Caffè” la sua dichiarazione di ostilità ai “riboboli noiosissimi”.

 Altro punto molto controverso è quello dell’utilizzo dei francesismi. Cesarotti scrive un

 breve trattato “Saggio sulla filosofia delle lingue” che mirava a rompere certi pregiudizi

e a rendere la lingua “saggiamente libera”. Benché il Cesarotti si pronuncia più

riprese contro tanti francesismi inutili dichiara anche che quando un popolo riceve linee

di pensiero da un altro ne riceve anche le parole. Contro il Cesarotti fu rivolto il

“Trattato dell’uso e dei pregi della lingua italiana” (1791) del Conte NAPIONE. L’opera è

principalmente rivolta a far usare l’italiano in luogo del latino e del francese per tutti gli

usi. Queste dispute in realtà rivelano quanto era grave la crisi della lingua

Italiana.

LATINO E ITALIANO

L’italiano continua a guadagnare terreno sul Latino, ma quest’ultimo, ha ancora posizioni

fortissime. In molti campi delle scienze parecchie opere fondamentali sono in latino, anche

le opere teoriche del diritto. Nella Chiesa l’uso del Latino è di regola, anche se iniziano ad

esserci voci per la richiesta della messa volgare.

Nelle università l’insegnamento è in Latino (nel 1764 però si ebbe un insegnante di

economia che insegnava in italiano).

RAPPORTI CON ALTRE CULTURE E LINGUE EUROPEE

In un secolo cosmopolita come il Settecento è ovvio che la conoscenza di

 qualche lingua straniera sia indispensabile alle persone colte.

Occorre per prima cosa prender contatto con la civiltà e la lingua Francese.

 L’influenza Francese è particolarmente forte nel Piemonte e a Parma. Potente,

tramite per la conoscenza del Francese, è lo stanziamento di numerosi Francesi nella

penisola (cuochi, parrucchieri, maestri di ballo, stilisti).

1 Enciclopedia = deriva dal greco e significa “totalità del sapere”.

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Fautori delle mode e dei vocaboli Francesi sono i giovani eleganti letterati; l’Inglese

 diventa necessario anche ai commercianti.

La conoscenza dello Spagnolo è in regresso.

 La conoscenza del Tedesco è scarsa.

 D’altro canto l’italiano all’estero ha un discreto riscontro tra le persone colte per gli

 scritti delle opere musicali e per gli scritti scientifici. Questo grazie anche a numerosi

uomini di primo ordine: Goldoni a Parigi e Metastasio a Vienna.

I FATTI GRAMMATICALI E LESSICALI

Ricordiamo che le oscillazioni nello scritto erano tantissime. Le principali differenze

erano nel raddoppio delle consonanti (“accademia” – “academia”) e nell’uso di differenti

vocali (“delicato” – “dilicato”; “miscuglio” – “mescuglio”).

Questo a causa delle forti differenze dialettali.

CONSISTENZA DEL LESSICO

L’ inclinazione generale del ‘700 a ribellarsi alla tradizione ove non corrisponda alla

 natura e alla ragione.

Larga parte delle innovazioni è data dai francesismi.

 Entra in circolazione la parola “Democrazia” (governo del popolo) e “Dispotismo”

 (governo assoluto) e, dopo la II metà del secolo, “Risorgimento” come termine che

esprime la volontà degli Italiani di uscire dallo stato di inferiorità.

Numerose invenzioni Italiane e straniere danno origine a oggetti nuovi e quindi a nuovi

 nomi (es. ventilatore, scafandro, aerostato...).

Appaiono nuovi giochi; si divulga il gioco del lotto.

 L’interesse per l’economia porta a nuovi termini (es. “politica”, “monopolio”, “materie

 prime”...).

Grandi modifiche nella terminologia della botanica, ecologia, fisica, chimica. Nuovi

 termini nella chimica e nella medicina.

DIALETTISMI E REGIONALISMI

Si sa bene che la lingua dell’alta lirica e della prosa più elevata era ormai da secoli

consolidata e senza aspetti di carattere dialettale. Nello scritto meno nobile, però, ci

sono ancora molti affioramenti spontanei dialettali, in quanto, in italiano, alcuni

termini non esistevano o non erano sufficientemente conosciuti. Lentamente i vocaboli

nazionali, guadagnano però terreno su quelli locali.

I LATINISMI

Non sono da considerarsi pochi se si pensa alle correnti antitradizionaliste. Vi si ricorre

soprattutto nel campo delle scienze e nel campo della poesia neoclassica (ne adopera

molti il Parini). Nelle scienze l’affluenza di latinismi e grecismi sono dovute alla sempre

crescente esigenza terminologica.

I FRANCESISMI

L’ondata di francesismi nel ‘700 è ancora più ampia di quella del ‘600 (dovuta all’egemonia

francese) e tocca tutti i campi della vita e della lingua: nella moda, nella casa e

nell’arredamento, nella vita militare, nella navigazione, nelle arti, mestieri e industrie, nel

teatro, nella musica, nel ballo, nei giochi di carte. Ad esempio “caffè” che identifica una

“bevanda” in italiano, assume il significato di “luogo di ritrovo” in francese; in italiano

diviene poi “bottega del caffè”. Vi sono poi adattamenti dell’italiano al francese di alcune

locuzioni (espressioni), che si affermano particolarmente in questo periodo:

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“Colpo d’occhio”, “colpo di scena”, “colpo di mano”, “fare la corte”, “aver l’onore”.

 ROMANZO = deriva dall’antico francese ROMAN(Z) del 1160, che significa appunto

 “racconto in francese antico”, in opposizione al latino. La parola si evolve e significherà

dopo varie modifiche, solo “racconto”.

Nel ‘500 in Italia il romanzo caratterizza soprattutto le opere in versi (Tasso e Ariosto).

È solo dal 1700 che si parla di romanzo come racconto in prosa, genere che avrà una

larghissima diffusione. Il primo scrittore a servirsi dell’aggettivo “romanzesco” è

Goldoni.

I grandi romanzieri sono però di matrice inglese: Jonathan Swift (Dublino, 1667 -

1745) considerato il massimo scrittore di lingua inglese del suo tempo ed uno dei più

grandi satirici mai esistiti; l’opera più famosa: “I viaggi di Gulliver”.

Samuel Richardson (autore di romanzi epistolari), Henry Fielding, Walter Scott

(scozzese, scrisse un romanzo storico che influenzò Manzoni).

Il primo romanzo gotico nasce a Londra nel 1764 in 3 copie; l’autore di quest’opera è

Horace Walpole con “Il castello di Otranto”, tradotto in italiano e francese. Il castello

di Otranto è considerato oggi il primo grande romanzo gotico e capostipite di questo

genere che molto successo ebbe nel Settecento e nell'Ottocento. Una serie di romanzi

gotici furono scritti da Ann Radcliffe (1764-1823), autrice grazie alla quale si afferma

questo genere letterario. Da tener presente che quasi tutti questi romanzi erano

ambientati in Italia.

ALTRI FORESTIERISMI

Molti dall’Inghilterra, dai paesi tedeschi per la mineralogia, dalle lingue slave il concetto di

“vampiro” (forse influenzato dal francese) e in più vocaboli orientali e americani.

ITALIANISMI IN ALTRE LINGUE

La cultura Italiana continua ad essere presente nella cultura Europea. Alcuni si riferiscono

alla vita sociale, altri all’arte, altri alla musica. In quest’ultimo campo, basti pensare che

buona parte degli strumenti musicali erano conosciuti con nomi italiani (pianoforte,

mandolino ecc.). Altri termini da ricordare sono:

“Dilettante”, che nel ‘700 indica colui a cui piace ascoltare la musica (virtuoso);

 all’estero assume invece un altro significato, ossia colui a cui piace ascoltare la musica

italiana.

“Improvvisatore”, che si afferma attorno al 1760 non solo in campo musicale ma anche

 poetico. IL PRIMO OTTOCENTO

I LIMITI

L’anno 1796 con l’invasione francese segna l’inizio di questo nuovo periodo storico.

La data del 1861 (proclamazione del Regno d’Italia) è il limite.

Date intermedie importanti:

1815 caduta di Napoleone e Restaurazione

 1848 rivolte in Europa

EVENTI POLITICI

Dopo l’invasione Francese 1796 si ha un consolidamento della potenza stessa in tutta

Italia. Malgrado questa dipendenza, gli Italiani cominciano a godere dei benefici

dell’uguaglianza civile e a ritenere possibile l’avvento di un’Italia libera e indipendente.

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La caduta di Napoleone (1815) porta poi al ristabilirsi di quasi tutti gli antichi

staterelli. Grandi speranze si hanno nel ’48 e ’49: funzionano i parlamenti, si

costituiscono partiti politici, il Piemonte è il centro dell’azione indipendentista. Nel ’59 i

Franco-Piemontesi contro l’Austria annettono la Lombardia e poi la Toscana e l’Emilia.

Garibaldi (1860) congiunge al regno di Vittorio Emanuele II il Regno delle due Sicilie e

dopo poco le Marche e l’Umbria. Il 14 Marzo 1861 si proclama il Regno d’Italia con

capitale Roma.

VITA CULTURALE E SOCIALE

In questi primi 50 anni i contatti fra classe e classe in senso verticale hanno molta

 importanza benché il popolo conti ancora assai poco. Il RISORGIMENTO è opera per lo

più della borghesia che acquista sempre maggiore slancio negli anni del Regno Italico

(Piemonte e Lombardia).

L’istruzione è ancora poco diffusa e diventerà obbligatoria solo nel 1859 con la Legge

 Casati: istruzione elementare obbligatoria e pubblica per un biennio. Il grosso

problema dell’istruzione pubblica, consiste nel fatto che i maestri devono essere pagati;

fino alla Restaurazione si usa non beneficiare dei maestri, gli allievi imparano da soli.

L’insegnamento dell’italiano è ancora però subordinato al Latino e riguarda

principalmente solo le classi più elevate e di rado giunge al popolo.

Nella vita civile acquisisce sempre più rilievo la Pubblica Amministrazione, i cui

 tratti moderni rimarranno nel tempo. Essa diviene un settore linguisticamente molto

importante: la lingua della burocrazia è il francese. Nel 1806 viene redatto per

ordine di Napoleone il primo codice civile che normalizza il linguaggio burocratico:

viene promulgato bilingue, in italiano e francese. L’influenza Francese rimarrà anche

dopo la caduta di Napoleone (1814).

Cresce l’importanza della stampa periodica (il primo periodico è del 1836

 “Cosmorama”) e nascono le prime imprese editoriali, mentre i quotidiani esercitarono la

loro prevalenza soprattutto nel ’48 e ’49 in regime di libertà.

Cambia la figura dell’intellettuale, che ora scrive per pagarsi da vivere (in modo

 particolare a Milano nei primi dell’Ottocento).

Primi inizi di pubblicità, la vita teatrale è assai fervida.

 Si hanno nuove invenzioni, le applicazioni del vapore danno origine a nuove industrie

 (al nord), si passa dal telegrafo ottico a quello elettrico, le città sono illuminate a gas

(Milano 1845). Appare la stenografia e la fotografia.

PRINCIPALI TENDENZE DEL MUTAMENTO LINGUISTICO

Illuminismo e francesismo avevano fortemente inciso la lingua italiana quotidiana. Ben

presto, però, la generale incuria stilistica e il dilagare delle voci francesi portano i letterati

a una reazione: essi riaffermano l’importanza del “bello scrivere”. Nel 1816 inizia la

polemica sul Romanticismo. I Romantici rinnegano sia il principio d’imitazione sia i

francesismi e vogliono una letteratura che esprima un italiano giovane e fresco. Essi

aspirano a creare unità tra lingua parlata e scritta, a dar vita a una lingua e una

cultura nazionale non disgiunte dall’unità sociale. Il Romanticismo nasce inoltre

grazie all’ampliamento degli orizzonti editoriali di cui abbiamo parlato in precedenza:

scopo principale è quello di avvicinare il popolo alla letteratura.

Ma mentre il numero di quelli che miravano ad un’unità territoriale cresceva ogni giorno,

ben pochi erano quelli che miravano ad un’unità sociale e linguistica. Di fatto, verso il

1860, i 4/5 degli italiani erano ancora analfabeti.

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LA LINGUA PARLATA

L’italiano è ancora essenzialmente lingua scritta e fuori dall’Italia centrale, poco parlata.

Per farsi capire dal popolo, non si poteva far altro che parlare in dialetto. Nel

Settentrione e nel Meridione c’era ancora molto da fare perché l’italiano divenisse lingua

parlata. A questo riguardo esistono due testimonianze:

- Foscolo:”...le persone educate negli altri paesi, si servono della lingua nazionale e

non del dialetto, come invece accade in Italia”.

- Il Manzoni che descrive quello che nei primi decenni del secolo a Milano significava

“parlar finito”: utilizzare tutti i vocaboli che si conoscono e al resto supplire con

vocaboli adattati dal dialetto.

Nuovi campi di attività sono l’economia ed il commercio, che favoriscono viaggi e

spostamenti nelle varie province: gli scrittori di questa disciplina mirano ad un linguaggio

concreto, preciso ed accessibile: la “lingua mercantile”.

IL LINGUAGGIO DELLA PROSA

La prosa che vuole rivolgersi al grande pubblico, ha trovato un genere di successo nel

romanzo. La lingua della prosa è capace di innovarsi, mentre quella della poesia resta

legata a schemi precisi, è conservatrice e tradizionalista.

Per la loro scelta linguistica, “una lingua di popolo”, si affermano due poeti:

- Carlo Porta (1775-1821 Milano); è un poeta dialettale, ambito nuovo della

poesia, che si caratterizza per una forte descrizione realistica.

- Francesco Cherubini massimo esponente del dialetto lombardo, che nel 1810

pubblica il primo dizionario milanese-italiano.

- Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863 Roma); decide di scrivere in dialetto

quando a Milano legge un libro di Porta, rendendosi conto che tutto il popolo

conosceva queste opere.

Le correnti di pensiero che si delineano sono 3:

PURISMO (ad inizio secolo, è la corrente più autorevole) Antonio Cesari

 

CLASSICISMO Vincenzo Monti

 

ROMANTICISMO ) Alessandro Manzoni

PURISMO

I puristi sono molto rigidi e rimarcano solo l’aura semplicità del ‘300 al contrario dei

classicisti che tendono più alle rotondità linguistiche del ‘500. I principali esponenti puristi

sono Antonio Cesari (veronese) e Puoti (napoletano).

CLASSICISMO

Il Classicismo Ottocentesco mira a una lingua molto decorosa che si scosti dalle “bassezze

del moderno idioma”. Si ricollega, piuttosto, alla lingua dei nobili autori del ‘300 e del

‘500 mentre il ‘700 è considerato una vergogna. Per il lessico si attengono a parole

appartenenti alla tradizione nobile, senza quindi forestierismi e neologismi. Principale

esponente Vincenzo Monti. L’opera di puristi e classicisti ha comunque avuto

un’indubbia influenza sull’italiano come antidoto contro eccessi di forestierismi.

ROMANTICISMO

In Italia il Romanticismo nasce nel 1816 in ritardo rispetto a Inghilterra e Germania

già presente nel 1780. Questo nuovo movimento culturale è fondamentale per il

rinnovamento della letteratura e della lingua. Il Romanticismo si rivolge ad un

pubblico ampio e per questo si afferma soprattutto nel TEATRO (primi tentativi fatti da

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Goldoni con il teatro dialettale veneziano e da Alfieri, con il teatro tragico). Anche il

Manzoni penserà prima al teatro con “Il Conte di Carmagnola”.

A tutt’altri principi si ispirano i Romantici: naturalezza, spontaneità, essere

contemporanei. La loro tendenza è quella di ravvivare la lingua scritta accostandola a

quella parlata. Poiché una lingua parlata diffusa largamente non c’era, ciò volle dire:

Per i TOSCANI attingere al loro parlato.

 Per tutti gli altri attingere al loro parlare regionale oppure rifarsi anch’essi al toscano.

Mentre i più procedevano a tentoni, il Manzoni scelse in questa confusione, il

fiorentino vivo delle classi colte.

La lotta fra Classicisti e Puristi contro i Romantici durò a lungo e segnò tutta quanta la

prosa con ambedue le influenze.

IL LINGUAGGIO DELLA POESIA

I classicisti e i puristi, nella poesia, facevano valere una tradizione di quasi 5 secoli,

utilizzando un lessico ricco di vocaboli arcaici e latinizzanti. I romantici, invece, con il loro

parlar moderno, urtarono contro gravissime difficoltà in quanto l’utilizzo di voci tradizionali

e voci moderne insieme stonava per la sua discordanza.

DISCUSSIONI SULLA LINGUA

Tre episodi principali:

A. Il movimento puristico di Cesari.

B. La polemica “montiana”.

C. La teoria “manzoniana”.

Il Cesari era convinto che dal generale inquinamento della lingua era possibile salvarsi

solo tornando alla lingua dei trecentisti. Diceva che chi studiava a fondo la lingua del ‘300

aveva modo di dire tutto ciò che voleva. Egli prese il più grande vocabolario italiano

elaborato dall’Accademia della Crusca di Firenze (pubblicato per la prima volta nel

1690 e ripubblicato negli anni successivi ogni qualvolta si introducevano termini nuovi),

allo scopo di separare nella lingua la parte migliore. Lo aumenta di circa 30.000 voci

derivate dai classici e viene pubblicato tra il 1806 e il 1811 in 7 volumi. Questi termini

aggiunti in pratica non hanno alcuna utilità in quanto non sono altro che semplici doppioni.

Più vasto respiro portava Vincenzo Monti (considerato la maggiore autorità poetica

vivente). Di particolare importanza il suo libro “Proposta di alcune aggiunte e correzioni al

Vocabolario della Crusca”. Le critiche verso la Crusca si basavano principalmente sul fatto

che aveva ingiustamente trascurato il linguaggio scientifico. Il Monti propose inoltre di

estrarre dal vocabolario tutti i termini arcaici e farne un glossario a sé. La “proposta” ebbe

larghissima eco e per lo più suscitò consensi, ma rimase bloccata causa la morte del

Monti.

Di importanza capitale per l’annosa questione della lingua fu l’intervento di Alessandro

Manzoni (1785-1873), rappresentante del Romanticismo. Ideale è per il Manzoni,

una letteratura popolare con interessi sociali. Di fatti, la grande innovazione fu

quella di trasformare il problema della lingua, da problema per letterati a questione

sociale. Il genere che meglio si presta a raggiungere questi scopi è il ROMANZO ed in

particolare, il romanzo storico.

Secondo il Manzoni l’ignoranza quasi generale aveva posto una tale distanza tra la lingua

scritta e quella parlata tale da togliere la possibilità di erudire la moltitudine. Nelle sue

ricerche, però, s’accorse che c’era una concordanza molto forte fra i modi fiorentini

colti e i vari dialetti italiani, in particolare con il milanese.

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Il Manzoni comincia nel 1821 a lavorare sul genere del romanzo, cercando appunto di

mantenere la lingua scritta il più possibile vicino al parlato. Tra il 1821 e il 1823 avvia la

prima stesura di “Fermo e Lucia”, romanzo molto vicino al genere gotico. Nel 1827 fece

un viaggio a Firenze e per lui fu una vera rivelazione: prima pubblicazione dei Promessi

Sposi. Egli mirò innanzitutto a eliminare quelle espressioni della tradizione letteraria che

non avevano riscontro nel fiorentino colto. L’edizione definitiva dei Promessi Sposi avvenne

poi tra il 1840 e il 1842. Non sempre il Manzoni riuscì ad adeguarsi all’uso fiorentino in

modo perfetto ma il romanzo raggiunse ugualmente lo scopo di accostare lo

scritto al parlato.

Solo nel 1846 il Manzoni si decise ad esporre ufficialmente il suo parere sulla lingua e

afferma in pubblico che la lingua italiana è in Firenze come il latino era in

Roma.

RAPPORTI CON ALTRE LINGUE

L’influenza del francese sull’italiano, già potentissima nel ‘700, diventa nel primo decennio

dell’’800 strabocchevole a causa di Napoleone e agli effetti dell’occupazione militare, tanto

che nel 1809 l’uso dell’italiano e del francese erano equiparati. Infinitamente più scarsa la

conoscenza del tedesco nonostante la presenza del dominio austriaco. La conoscenza del

latino e del greco continuava a essere larghissima tra le persone colte.

CONSISTENZA DEL LESSICO E NEOLOGISMI

Alcune voci francesi entrarono brevemente nell’uso e poi sparirono, mentre altre, come il

nome delle misure, restarono in modo consolidato. L’influenza fu comunque forte sia nella

terminologia comune che in quella burocratica e nelle istituzioni pubbliche anche se la

restaurazione ristabilì, in parte, le antiche terminologie:

Nome del tricolore (nel 1848 fu riconosciuto come simbolo dell’Italia)

 -Vocaboli riferiti alla vita politica: il nome “Risorgimento” nato nel ‘700, prende senso

 politico nel ’48-’49.

-Nomi di partiti e tendenze si rifanno soprattutto al francese e all’inglese.

 Il Romanticismo sommuove il vocabolario a descrivere tutto ciò che è sentimentale,

 l’amore per il fantastico, per l’esotico, per il medievale. Larghissimo è l’uso di vocaboli

burocrati e di forestierismi. Nuovi vocaboli dagli zoologi, botanici, geologi, e dalle

nuove scienze.

Per la prima volta nasce il termine “liberale” e si comincia a parlare di “destra” e

 “sinistra” come partizioni politiche.

Dal latino ritorna la parola “plebiscito” (voto del popolo), usata per la prima volta da

 Cavour nel 1852.

“Bocciare”, viene usata per respingere una legge.

 Grazie allo sviluppo economico, nascono termini come “inflazione”, “Banconota”,

 “boicottare” (dal capitano James Boicott).

Nascono anche nuovi termini legati alle organizzazioni statali: “brefotrofio” (asilo che

 dà ospitalità ai bambini abbandonati; si trasformerà in seguito in “orfanotrofio”) e

“manicomio”.

In ambito medico-scientifico, arrivano vocaboli quali “paraffina”, “morfina”, “Profilassi”

 (provvedimenti per preservarsi dalle malattie infettive). Nel 1828 nasce il termine

“omeopatia”.

Per tutto l’’800 si parlerà di “strada ferrata” al posto di “ferrovia”.

 “Treno” dal francese “train” che deriva dal verbo “traine”, cioè trascinare. Inizialmente

 indica una sequenza di oggetti; è solo con l’invenzione della macchina a vapore di J.

Watt, che il termine assumerà il significato di “insieme di carrozze”.

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VOCI POPOLARI MODERNE

La lingua letteraria è incline ad accogliere soprattutto dopo il diffondersi del Romanticismo,

voci attinte dalla lingua parlata. Voci dei dialetti e delle lingue regionali emergono

largamente nell’uso pratico. Affiorano nell’uso amministrativo voci lombarde. Il Foscolo

nelle lettere ai familiari scrive in veneto. Bisogna però distinguere nelle opere

letterarie i dialettismi sfuggiti da quelli voluti.

VOCI LETTERARIE ED ARCAICHE

Nella poesia si ricorse sempre alle tradizione e perciò ai latinismi. Anche nella prosa si

hanno potenti filoni di arcaismo. E’ notevole l’uso che fa delle parole antiche il Leopardi

anche nel linguaggio di giornalisti appaiono vocaboli arcaici.

LATINISMI

Abbonda la poesia dei classicisti, ma anche nei poeti romantici non mancano. Nel Gioberti

latinismi e grecismi pullulano; vera inondazione nel diritto, nella politica,

nell’amministrazione.

FRANCESISMI

Nella lingua meno elevata essi abbondano per le cose militari, per la terminologia della

casa, per la cucina, per il giardinaggio, per l’abbigliamento, per il teatro, per le arti, per

l’ambito astratto. Trasmissione attraverso il francese di vocaboli stranieri, specie inglesi e

orientali.

ALTRI FORESTIERISMI

Numerosi anglicismi e anglolatinismi, meno germanismi.

ITALIANISMI IN ALTRE LINGUE

Influenza italiana scarsa. Italianismi in Francia per la musica.

IL SECONDO OTTOCENTO: MEZZO SECOLO DI UNITÁ

LIMITI

1861-1915

Il 1861 è la data della proclamazione del Regno d’Italia.

La I guerra mondiale segna in Italia la fine del Risorgimento.

EVENTI POLITICI

Il primo decennio del Regno è caratterizzato da una forte aspirazione a ricongiungere

Venezia e Roma al nuovo Stato. Infatti verranno annesse rispettivamente nel 1866 e 1870.

Dal 1865 Firenze diventa capitale per cinque anni, tappa breve ma importante

soprattutto per la questione della lingua. Questa data segna tra l’altro il 6°

CENTENARIO della nascita di Dante, primo teorico dell’unità politica e

linguistica.

Nel 1870 la capitale sarà una volta e per tutte Roma e ciò chiuderà il ciclo del potere

temporale del Papa (ricordiamo che nei primi anni di unità dal 1861 al 1865 la

capitale era TORINO). Il governo è tenuto fino al 1876 dalla destra, poi passa alla

sinistra anche se, in alcuni casi, si tratta più di un cambiamento di uomini più che un

cambiamento di programmi. Depretis inaugura una politica che fu detta del

Trasformismo: prassi di governo fondata sulla ricerca di una maggioranza mediante

28/08/2004 Pagina 11 di 20


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche espressive e composizioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Gaspari Gianmarco.

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