La complessità del sistema nervoso
Le lezioni cercheranno di affrontare un argomento che è quello della complessità del sistema
nervoso, in particolare saranno analizzate le strategie e i meccanismi che il sistema biologico ha
sviluppato per realizzare questa complessità molecolare che è alla base della complessità del
sistema nervoso.
Il concetto apparentemente è semplice ma è molto importante per diversi motivi: 1) in primo luogo
perché conoscerne le dimensioni e le sfaccettature permette di conoscere meglio il sistema nelle sue
funzioni 2) è l’effetto finale di un lunghissimo percorso evolutivo che nel caso dei mammiferi è
intorno ai milioni di anni.
Il ruolo della biologia molecolare nel definire la dimensione della complessità soprattutto
molecolare del sistema nervoso è stato fondamentale perché gli ultimi vent’anni l’introduzione di
tecniche di biologia molecolare ha permesso di aprire delle porte su degli aspetti della regolazione
del sistema nervoso, in realtà questa finestra si è aperta anche per rispondere alle grosse domande
che si erano poste dopo il sequenziamento del genoma umano, poiché nel momento in cui è stato
sequenziato il genoma umano trovare nell’uopo 35000 geni che sono poco più del doppio che quelli
del verme ha posto il problema di capire come questa variabilità venga realizzata e cosa ci fosse in
più oltre alla variabilità genetica.
Il sistema nervoso ha utilizzato delle strategie di controllo dell’espressione genica estremamente fini
che contribuiscono enormemente ad aumentare l’output proteico.
Tecniche utilizzate per lo studio del sistema nervoso: 1)sequenziamento: dal sequenziamento del
genoma dei diversi organismi si sono individuate famiglie multigeniche, è stato possibile ricostruire
il percorso evolutivo di organismi diversi attraverso l’allineamento della sequenza genica di diversi
organismi che appartengono a diversi step delle fasi evolutive 2)Una cosa importantissima che è
derivata dal sequenziamento del genoma è stata la possibilità di caratterizzare meglio i DNA
complementari che venivano ottenuti per trascrizione inversa dell’mRNA (cDNA), una volta
ottenuti questa DNA complementari clonati una tecnica che ormai è classica soprattutto per studi di
neuroscienze è quella di esprimere ad esempio un certo recettore ottenuto per clonaggio sulla base
di sequenze genomiche e di cDNA, quindi esprimere in seguito questi recettori all’interno di
organismi modello normalmente facili da manipolare come le uova di Xenopus. Le uova di
Xenopus sono un modello molto utile perché sono grosse e sotto un microscopio è possibile
microiniettare un plasmide che esprima ad esempio un recettore ionotropico e vedere come
l’espressione di questo recettore modifica il potenziale di membrana perché su queste uova si può
fare una misurazione elettrica 3) più recentemente si sono sviluppate tecniche di genomica
funzionale (analisi dei profili di espressione dei mRNA), proteomica e questo ha cominciato a porre
dei problemi perché i trascritti ottenuti da un certo genotipo erano molto di più di quelli previsti.
La tecnica di sequenziamento ora stà avendo un ritorno di gloria per l’introduzione di tecnologie di
tipo deep sequencing che è il sequenziamento di cDNA o genomi di diversi organismi su larga scala
e in tempi molto veloci si può sequenziale un grossissimo numero di paia di basi e ad esempio
vedere il profilo di espressione di un organismo che è stato sottoposto ad uno stress in un area
particolare come l’ippocampo rispetto ad un organismo di base che non ha subito lo stesso tipo di
manipolazione;quindi l’idea è di prendere il tessuto dell’ippocampo dall’organismo stressato
piuttosto che l’organismo naive quindi estrarre l’RNA farne il cDNA e poi con questa tecnica fare
un sequenziamento su larga scala e quello che ci si aspetta è che ci siano delle informazioni molto
più definitive di quelle che avevamo con l’uso di tecniche classiche di biologia molecolare.
Importante è anche la mouse neurogenetics: KI, KO, mutanti condizionali. Cioè creazione di
modelli animali su cui c’è stato un grossissimo investimento. Capire che problemi ha un topo è
molto difficile ossia creare un topo knock out per individuare la funzione di quella proteina che è
stata deleta in questo topo e dal fenotipo del topo dedurre questa funzione è molto difficile.
Questa tecnica si stà sviluppando sempre di più prima di tutto con la creazione di cliniche del topo
cioè il laboratorio crea il suo topo mutante ed il topo viene messo in una clinica del topo che fa un
check up completo e vede qual è il fenotipo e cioè qual’è la funzione alterata.
Le tecniche che stanno dando dati migliori sono tecniche che o fanno un knock in (inseriscono un
gene modificato) o un KO condizionale (cioè un KO solo in certi tessuti ed in certe fasi del topo e
questo risolve il problemna della letalità perché molto spesso non si riesce ad avere il topo perché
quel gene è fondamentale e dà letalità nell’embrione e l’organismo cerca di riassestarsi su questa
modificazione e quindi alla fine il fenotipo è alterato da diversi punti di vista che non sono più
indicativi del ruolo del nostro gene).
Una grossa fetta delle sue lezioni vertirà sulla descrizione del controllo dell’espressione genica nel
sistema nervoso ma prima di questo è necessario focalizzarsi su due concetti:
1) la complessità del sistema nervoso è insita nel sistema nervoso stesso per la sua funzione
(teleology), la funzione del sistema nervoso è di mediare l’interazione dell’organismo con
l’ambiente per permettere la sopravvivenza dell’individuo, la sopravvivenza della sua prole
e la sua riproduzione. Quindi per eseguire un compito così complesso era chiaro che
nell’evoluzione si sarebbero selezionate delle strutture estremamente complesse,
compartimentalizzate, ridondanti (che permette di sfruttare una via alternativa),
estremamente plastiche.
2) Il sistema nervoso è una struttura molto recente ed è il prodotto di un’evoluzione
lunghissima che ha portato alla creazione di varianti strutturali degli elementi stessi del
sistema nervoso.
Quello che noi sappiamo oggi riguarda molto i recettori di membrana che sono ionotropici e
accoppiati alle G proteine (detti anche metabotropici) questi recettori non solo nell’uomo ma già nel
verme appartengono a delle famiglie multigeniche.Quindi i recettori sono costituiti da proteine che
sono estremamente simili dal punto di vista della sequenza ma contengono delle piccole variazioni
che hanno un ruolo fondamentale nella loro funzione.Il sequenziamento di queste famiglie
multigeniche ha permesso di ricostruire la storia evolutiva di certi recettori ma anche
dell’organismo di appartenenza e ad esempio si è visto che i recettori ionotropici che appartengono
ad una famiglia contenente un grossissimo numero di isoproteine diverse in realtà tutti i recettori
ionotropici si possono dividere in due grosse classi che sono la classe dei recettori per il glutammato
e la classe il cui prototipo è il recettore nicotinico per l’acetilcolina.
Ciascuna classe deriva da un unico gene ancestrale che ha dato luogo ad un’estrema varietà di
recettori che differiscono in quanto specificità di
ligando ma differiscono anche nella localizzazione
in diverse aree e anche in proprietà funzionali.
Lo stesso dicasi per il recettore nicotinico
dell’acetilcolina che si è estremamente
differenziato ed ha avuto origine da un unico gene
ancestrale che codificava per un poro per cationi
metre la sottoclasse dei recettori per il GABA
deriva da un gene ancestral