Evoluzione della pubblicità
Appunti di tecnica della comunicazione pubblicitaria
Dispensa redatta dal Prof. Marco Galdenzi ad uso degli studenti del Corso di Laurea di Scienze della Comunicazione. Anno accademico 2004/2005
Introduzione
La pubblicità è una forma di comunicazione atta a presentare e promuovere in modo impersonale idee, beni o servizi da parte di un promotore ben identificato effettuata a titolo oneroso. Quindi è innanzitutto una forma di comunicazione, e come tale si sviluppa attraverso un processo bidirezionale che si compone dei seguenti elementi:
- Emittente (o fonte emittente): chi emette il messaggio nei confronti di altri soggetti.
- Codifica: il processo che riguarda la trasformazione del pensiero in forma simbolica.
- Messaggio: l'insieme dei simboli che il comunicatore trasmette.
- Mezzo: i canali di comunicazione attraverso i quali il messaggio passa dalla fonte al ricevente.
- Decodifica: il processo mediante il quale chi riceve dà significato ai simboli trasmessi dalla fonte.
- Ricevente (o destinatario): chi riceve il messaggio.
- Risposta: l'insieme di reazioni che il ricevente ha dopo essere stato esposto al messaggio.
- Retroazione (o feedback): la parte di risposta che chi riceve rimanda alla fonte.
- Rumore: una distorsione non pianificata che si manifesta durante il processo di comunicazione, per cui al ricevente arriva un messaggio diverso da quello emesso dalla fonte.
Affinché tale processo si realizzi, è necessario che emittente e destinatario condividano gli stessi codici, cioè delle associazioni strutturate, delle convenzioni condivise da chi trasmette e chi riceve che permettono di decodificare i segni. Se dico ai miei figli "sono le nove e mezzo", essi capiscono che è ora di mettere il pigiama per andare a letto in quanto esiste un codice condiviso che assegna un significato particolare alla indicazione oraria; per chiunque altro la stessa frase non avrebbe nessun significato se non quella relativa all’orario.
La storia della pubblicità
La nascita e l'evoluzione della pubblicità
Risulta impossibile individuare il momento in cui si è avuta la prima forma di pubblicità. Le insegne poste sopra le botteghe già all’epoca dei Greci e dei Romani, le descrizioni fatte dai venditori ambulanti, sono sicuramente esempi di comunicazione finalizzate alla promozione di beni e servizi. Ma è con l’invenzione della stampa a caratteri mobili realizzata da Gutenberg nel XV secolo, che nasce il presupposto della pubblicità moderna.
L’evoluzione delle tecniche di stampa consente infatti la nascita dei manifesti e dei periodici di informazione, dove vennero inseriti quelli che rappresentano i primi annunci pubblicitari.
Solamente dopo la metà del 1800, in concomitanza con l’espansione dell’economia determinata dalla rivoluzione industriale, si ebbe un notevole sviluppo della pubblicità. In Francia in quel periodo nacquero le prime concessionarie specializzate nella vendita degli spazi pubblicitari dei giornali, agli utenti. Nella necessità di consentire agli inserzionisti di qualificare la propria presenza, pur mantenendo un unico interlocutore, alcune di queste società cominciarono ad offrire anche servizi legati alla produzione pubblicitaria, creando una struttura ibrida tra concessionario e agenzia pubblicitaria.
Anche in Italia si ebbe uno sviluppo analogo: nel 1863 Attilio Manzoni fondò la prima concessionaria di pubblicità, che dopo pochi anni fu in grado di offrire ai propri clienti la “creatività”.
Ancora una volta sulla spinta dello sviluppo economico, negli anni venti, la pubblicità fece un ulteriore passo in avanti. Le prime istanze di cambiamento si ebbero negli Stati Uniti, dove in virtù della maggior efficienza ottenuta nella gestione dei processi industriali, le aziende avevano la necessità di “sostenere” i consumi per evitare che si generasse un surplus di offerta.
In quegli anni in pubblicità, grazie all’evoluzione della cultura di marketing, si fa strada una tendenza che imporrà il superamento di una impostazione finalizzata alla generica presentazione di un marchio o di un prodotto, per favorire un orientamento teso a enfatizzarne le qualità e le prestazioni.
Il bisogno avvertito dalle aziende non era più solamente quello di far sapere che esisteva il tal prodotto o la tale azienda, ma di farli preferire dal cliente. In questo contesto la pubblicità s’interroga sul proprio essere ed agire, nel tentativo di migliorare la propria efficacia ed efficienza.
Uno dei pubblicitari che tra i primi intraprese questa direzione, cercando di applicare alla pubblicità un maggior rigore, nella pianificazione, il controllo e nell’analizzarne le modalità di azione, fu Claude Hopkins, che nel 1925, al termine della sua carriera di pubblicitario, scrive “Scientific Advertising”, uno dei primi testi in cui si sostiene la distinzione tra arte e pubblicità avvicinando quest’ultima alla attività di vendita.
“La pubblicità è abilità nella vendita. I successi ed i fallimenti in entrambi i casi sono dovuti alle medesime cause. Così ad ogni domanda della pubblicità bisognerebbe rispondere con i criteri di un venditore…. C’è un modo semplice e diretto di rispondere a molte domande di pubblicità: chiedete a voi stessi: potrebbe questo aiutare un venditore a vendere i suoi articoli? Potrebbe aiutarmi a vendere se io incontrassi il cliente di persona?. Una giusta risposta a tali questioni evita innumerevoli errori. Ma quando uno cerca di fare l’esibizionista o fa delle cose semplicemente per piacere a se stesso è poco probabile che colpisca una corda che induca la gente a spendere denaro”.
Hopkins fu tra i primi ad usare un test market, i copy testing e ad inserire la “reason why” nei suoi annunci. In generale in quegli anni il messaggio pubblicitario diviene più rigoroso, articolato e completo, quindi più efficace nel stimolare gli acquisti.
In Italia questo processo di crescita della cultura pubblicitaria fu rallentato dall’autarchia imposta dal regime fascista prima e dalla seconda guerra mondiale poi.
Negli anni cinquanta, mentre negli Stati Uniti l’espansione dei consumi di massa generò un grande sviluppo per la pubblicità, in Italia iniziava la difficile ricostruzione post bellica. Così come la realtà industriale ed il mercato di consumo erano ancora molto simili per dimensione e struttura a quelli di prima della guerra, così anche le agenzie pubblicitarie.
Per assistere ad una significativa modernizzazione del mercato e della pubblicità, bisogna attendere gli anni ’60.
La pubblicità moderna dagli anni '60 ad oggi
Di seguito ripercorriamo in maniera sintetica i principali momenti dell’evoluzione pubblicitaria facendo riferimento all’evoluzione della situazione competitiva.
Gli anni sessanta
Per la prima volta in Italia la classe media ha una disponibilità economica che eccede quella necessaria per fronteggiare i consumi di prima necessità.
-
Tecnica della comunicazione pubblicitaria - la tecnica pubblicitaria
-
Tecnica della comunicazione pubblicitaria - l'evoluzione della pubblicità
-
Tecnica della comunicazione pubblicitaria
-
Tecnica della comunicazione pubblicitaria - la disciplina della pubblicità