Che materia stai cercando?

Sviluppo neuropsichico Appunti scolastici Premium

Appunti di sviluppo neuropsichico per l'esame della professoressa Antonella Gritti.
Negli appunti sullo sviluppo neuropsichico emergono le parti fondamentali per lo studio accurato della materia:
teorie dello sviluppo, basi psicologiche dello sviluppo, valutazione dello sviluppo,... Vedi di più

Esame di Neuropsichiatria infantile docente Prof. A. Gritti

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

intervenire nell’azione.

IL COLLOQUIO

Comporta un rapporto diretto col bambino ed il suo mondo interno. Molto importante per il

colloquio è:

 La preparazione del bambino all’esame da parte della famiglia

 Le modalità con le quali viene accolto dall’esaminatore

 L’ambiente dove si svolge la valutazione

Rispettando comunque la libera espressione del bambino bisogna domandare:

 motivo della consultazione

 natura degli interessi e delle attività ludiche

 tipo di rapporto con i coetanei

 progetti per il futuro

 qualità delle relazioni all’interno della famiglia

 partecipazione all’attività scolastica

 caratteristiche delle fantasticherie e delle esperienze spiacevoli

 consapevolezza sociale.

Bisogna evitare atteggiamenti direttivi in quanto possono mobilitare atteggiamenti negativi.

Bisogna anche analizzare la natura dei sentimenti che l’esaminatore ha nei confronti del bambino ed

analizzarne le motivazioni. Il colloquio con i genitori permette di valutare l’atteggiamento affettivo

da parte dei genitori nei confronti del bambino ed il posto che il bambino occupa nella relazione di

coppia. I genitori vanno esaminati insieme anche se sono separati. L’esaminatore lascia spazio al

libero discorso dei genitori.

GLI STRUMENTI DI VALUTAZIONE

La valutazione dello sviluppo viene integrata da schede di valutazione e da reattivi mentali.

1. Le schede di valutazione

Sono protocolli di esame predefiniti. Sono rappresentati da liste di elementi da valutare, utilizzando

per ogni elemento un sistema di siglatura:

 →

BINARIA ad esempio si/no riferito alla presenza di una determinata patologia

nell’anamnesi, o presente/assente riferito ad un determinato segno patologico

 →

CATEGORIALE a 3- 4 o più categorie, per esempio vivace/normale/debole/assente

riferito ad un riflesso, o spesso/talvolta/mai riferito ad un comportamento

Questi schemi vanno compilati attraverso l’intervista ai genitori, l’autosomministrazione o

l’osservazione diretta.

2. I reattivi mentali

Sono tecniche di valutazione standardizzata; sono prove selezionate dopo studi di valutazione fatti

sulla popolazione. In rapporto all’area di valutazione essi vengono divisi in reattivi di livello e

reattivi proiettivi.

2.1 reattivi mentali di livello

Sono finalizzati a valutare l’efficienza intellettiva. Essi sono:

 → dai 2 anni e mezzo fino a 5 anni utilizzata per la

SCALA STANFORD-BINET

valutazione dell’intelligenza, costituita da prove di difficoltà crescente e permette di

valutare l’Età Mentale. Facendo il rapporto tra Età Mentale ed Età Cronologica per 100

si ottiene il Quoziente Intellettivo (QI).

 → sono rappresentate da 3 scale:

SCALE DELLA SERIE WECHSLER WPPSI per

bambini tra i 4-6 anni e mezzo; WISC-C per i ragazzi tra i 6-17 anni; WAIS per adulti.

Sono scale complete che includono prove di diverso tipo per valutare i vari aspetti

dell’intelligenza. Il numero di prove superate fornisce il QI che può essere: →

TOTALE

somma dei punteggi dei test fornisce un grado generale della capacità intellettiva;

→ QI legato al livello socio-culturale

VERBALE e al profitto scolastico;

→ indicatore delle capacità del soggetto di mettere in atto la sua

PERFORMANCE

capacità intellettiva

 → utilizzata per

SCALA DI SVILUPPO PSICOMOTORIO DI BRUNET E LÈZINE

determinare il livello di sviluppo del comportamento del bambino nei primi 30 mesi di vita.

Prevede esami sulla: postura, coordinazione motoria, linguaggio e socialità. Alcune prove

sono eseguite dall’esaminatore, altre valutate sulla base di informazioni fornite dai genitori.

Ogni prova ha un punteggio dove il totale dà l’Età di Sviluppo Psicomotorio (ESPM), che,

riportata all’età cronologica, fornisce il Quoziente di Sviluppo Psicomotorio (QSPM)

 → si compone di 12 tavole di colori incomplete, il soggetto

MATRICI PROGRESSIVE

deve scegliere tra 6 risposte quella che completa il disegno. Le prove sono ordinate

secondo una difficoltà crescente. È il test più saturo per l’intelligenza generale e meno

influenzato da fattori culturali.

2.2 Reattivi proiettivi

Si basano sulla tendenza di ogni individuo a strutturare qualsiasi materiale non organizzato

rivelando in questo modo le motivazioni del comportamento. La tecnica di applicazione è molto

complessa. I principali reattivi utilizzati sono:

 → per adulti, ma può essere applicato anche a bambini tra i 5-6

TEST DI RORSCHACH

anni. Il materiale è composta da 10 tavole con macchie di inchiostro di cui alcune colorate.

Al soggetto viene chiesto di dare un significato ad ogni tavola. I risultati possono fornire

indicazioni sull’organizzazione della personalità. Permette di descrivere: le capacità di

prestazioni intellettive del soggetto, il funzionamento affettivo e la varietà e la stabilità dei

meccanismi che sottendono la personalità

 → età superiore ai 10 anni utilizzato per

THEMATIC APPERCEPTION TEST (T.A.T.)

lo studio di personalità normali, costituito da 31 tavole, di cui una bianca, che raffigurano

scene di situazioni interpersonali. Al soggetto vengono presentate 20 tavole e per ciascuna

gli viene chiesto di raccontare una storia. L’interpretazione del T.A.T. fornisce informazioni

sulle problematiche relazionali

 CHILDREN’S APPERCEPTION TEST (C.A.T.) → età inferiore ai 10 anni costituito da

10 tavole con rappresentate scene di animali in situazioni evocanti problemi affettivi

fondamentali dell’età evolutiva (rivalità fraterna, rapporto con i genitori) derivato da T.A.T.

ma per bambini

 → per bambini da 4-5

TEST DI ROSENZWEIG PER FANCIULLI anni a 10-12 anni,

costituito da 24 vignette con rappresentati 2 soggetti coinvolti in situazioni frustranti. Il test

è volto a valutare il grado di tolleranza del soggetto alle frustrazioni e le sue modalità di

reazione

 → consiste in una serie di 10 brevi storie che il

METODI DELLE FAVOLE DI L. DÜSS

bambino deve completare. In ogni storia viene presentata una situazione relativa ad uno

stadio di evoluzione dello sviluppo psichico.

IL DISEGNO utilizzato sia come reattivo di livello sia come reattivo proiettivo

Strumento utile per stabilire un rapporto fra l’esaminatore e il bambino. Permette di rilevare

elementi utili per una valutazione del livello di sviluppo e per la diagnosi della personalità.

L’evoluzione del grafismo segue tappe ben precise, caratterizzata da segni disordinati che il

bambino produce. In questa fase si osserva la partecipazione di tutto il corpo. Verso i 18 mesi il

bambino capisce che c’è un rapporto di causa-effetto tra i gesti e i segni ottenuti e inizia a variare

volontariamente i gesti. A 3 anni il bambino attribuisce dei significati ai segni prodotti. Dai 3-4 anni

anni l’attività grafica

in poi gli elementi grafici sono più organizzati. Dai 5-6 è spinta dalla volontà

del bambino di raccontare le proprie esperienze. Anche il contenuto ha grande importanza sia nel

disegno libero che a tema indicato.

DISEGNI A TEMA INDICATO:

 → verso i 3 anni è molto schematica: il cerchio

DISEGNO DELLA FIGURA UMANA è

la testa da cui si dipartono dei tratti che sono le braccia e le gambe (omino-testone). A 4-5

anni compaiono gli occhi, la bocca, il naso, con aggiunta del tronco e vestiario. La figura

umana diventa completa verso i 10 anni. Questo tipo di disegno può fornire indicazioni sullo

sviluppo intellettivo del bambino. La figura umana che viene rappresentata è l’immagine

che il bambino ha di sé stesso. Machover ha proposto l’utilizzazione proiettiva del disegno

della figura umana. Il metodo di somministrazione è far disegnare al bambino 2 personaggi,

il secondo di sesso opposto al primo. La testa rappresenta il potere intellettuale e le relazioni

affettive; le braccia, le mani e le gambe sono gli strumenti di esplorazione. Omissioni o

sproporzioni tra le parti possono indicare presenza di conflitti.

 → è utile per comprendere come il bambino si colloca

DISEGNO DELLA FAMIGLIA

nella famiglia. Nel disegno esprime più liberamente i propri desideri e conflitti. L’analisi del

contenuto tiene conto di 3 aspetti: 1) DISPOSIZIONE E COMPOSIZIONE GLOBALE

DELLA FAMIGLIA che fornisce indicazioni sul modo in cui il soggetto si rapporta con la

famiglia; 2) IL POSTO IN CUI IL SOGGETTO STESSO SI COLLOCA in relazione agli

altri. Troppo vicino ai genitori indica dipendenza e bisogno di protezione. Auto eliminazione

indica autosvalutazione, sentimenti di esclusione. In alcuni casi il soggetto è assente, ma

sostituito da un personaggio al quale si identifica; 3) GRADO DI ENFATIZZAZIONE DEI

→ il personaggio valorizzato

COMPONENTI DELLA FAMIGLIA rappresenta il soggetto

al quale il bambino è più legato e tende ad identificarsi. Viene disegnato per primo, di

dimensioni maggiori rispetto agli altri ed è più curato. Mentre quello svalorizzato è

disegnato per ultimo, con dimensioni minori e con meno dettagli. La svalorizzazione è

espressa anche con la cancellatura.

Reattivo di livello: in quanto traduce l'evoluzione di alcune funzioni di base, quali il controllo del

tratto, l'organizzazione spaziale e temporale, lo schema corporeo e l'organizzazione del pensiero.

Reattivo proiettivo: sia la forma grafica che il contenuto possono rivelare il mondo interno del

bambino.

4 CAPITOLO

LO SVILUPPO MOTORIO

IL MOVIMENTO

Realizza la possibilità di adattamento dell’individuo al suo ambiente. Indica lo spostamento nello

spazio del corpo. L’azione motoria implica la partecipazione di funzioni preposte

all’armonizzazione dei singoli movimenti. La realizzazione dell’azione motoria viene investita dal

L’osservazione di un oggetto alle prese con un

punto di vista anatomico, funzionale e relazionale.

compito nuovo permette di rilevare che i suoi movimenti sono lenti e che poi attraversi prove e

ripetizioni diventa più rapido e preciso, ovvero l’azione motoria viene automatizzata.

L’automatizzazione dei movimenti è una forma di apprendimento

LO SVILUPPO MOTORIO

Lo sviluppo motorio si configura come un processo di apprendimento. Con il termine di sviluppo

motorio si indica quel processo attraverso il quale il bambino acquisisce una serie di abilità motorie

posturali che gli permettono di inserirsi nell’ambiente. Nei primi 3 anni di vita il bambino passa:

e  Da una completa incompetenza posturale ad un completo controllo dell’equilibrio e delle

posture;

 Da una motricità caotica ad azioni motorie rispondenti ad obiettivi;

 Dal riflesso di prensione palmare alla motricità differenziata delle dita.

Per descrivere le tappe dello sviluppo motorio si fa riferimento a 2 aspetti:

1. LO SVILUPPO DELLA MOTRICITA’ “GROSSOLANA” → processo di acquisizione di

competenze che permettono al bambino di assumere una posizione. La motricità neonatale è globale

e caratterizzata dalla presenza dei riflessi arcaici. Lo sviluppo si configura come costituito da 2

processi:

 LE FUNZIONI REGRESSIVE rappresentate dai riflessi arcaici che poi pian piano vanno

scomparendo

 LE COMPETENZE EMERGENTI che sono le abilità che compaiono con la maturazione.

Contemporaneamente evolvono anche competenze dinamiche, ovvero quei passaggi posturali che il

bambino compie spontaneamente per spostarsi nell’ambiente (rotolamento, strisciamento).

2. LO SVILUPPO DELLA MOTRICITA’ “FINE” → acquisizione delle capacità manuali che

permettono al bambino di afferrare, manipolare. In epoca neonatale le mani sono coinvolte in un

riflesso della prensione palmare che tende a scomparire verso i 2-3 mesi per lasciare spazio ad una

Solo dal 4° mese in poi iniziano i movimenti del braccio verso l’oggetto con

prensione al contatto.

modalità di afferra mento. Contemporaneamente emergono le possibilità del bambino di agire

sull’oggetto. anni l’elemento caratterizzante dello sviluppo motorio non è più la

A partire dai 2-3

comparsa di nuove tappe ma la maturazione dei sistemi di controllo che rendono il movimento più

controllato. La possibilità di muoversi con più competenza permette di conoscere meglio il proprio

corpo, incrementare la conoscenza dell’ambiente, appropriarsi dei codici di comunicazione mimica

e gestuale che poi alla comparsa del linguaggio verbale arricchiscono la comunicazione e la

rendono più esplicita.

LA LATERALIZZAZIONE

LA PREFERENZA MANUALE

Il corpo umano possiede numerosi organi in rappresentazione simmetrica e anche funzionale a

differenza delle mani. La preferenza manuale è uno di quei fenomeni nei cui confronti viene

assunto un atteggiamento di realismo ingenuo. Secondo alcune ipotesi la comparsa della preferenza

manuale ha costituito una tappa fondamentale per il percorso evolutivo. Per cercare di spiegare la

preferenza della mano destra rispetto alla sinistra sono state formulate alcune ipotesi:

 “scudo dove viene ipotizzato che i nostri antenati per combattere

La teoria dello da guerra”

da una mano reggevano lo scudo e dall’altra l’arma e risultava più efficiente colpire con la

destra, ma questa teoria non è plausibile.

 Un’altra teoria è quella che fa riferimento a condizionamenti culturali, secondo cui la

preferenza manuale destra è un comportamento appreso. L’organizzazione sociale ci

spingerebbe a sviluppare competenze specifiche per ognuna delle mani.

 anche l’influenza della

Per spiegare la preferenza della mano destra è stata ipotizzata

posizione intrauterina, rilevando che la posizione intrauterina condiziona l’atteggiamento

preferenziale del capo del neonato in posizione supina e a sua volta questo atteggiamento si

mostra in correlazione con la preferenza manuale.

 È stato anche ipotizzato che il modo della madre di tenere in braccio il lattante possa

condizionare la scelta del lato.

In base a tutto ciò è evidente che deve esserci un fattore biologico che ne condiziona l’espressività

si è affermata l’esistenza di una asimmetria degli emisferi cerebrali la quale

fenomenica. Negli anni

è responsabile della lateralizzazione.

LA SPECIALIZZAZIONE EMISFERICA

Broca nel 1861 dimostrò che una lesione a carico dell’emisfero sinistro determinava un disturbo del

linguaggio. Ciò ha portato a formulare una teoria che si articola in diversi punti:

L’emisfero sinistro è la sede dei più importanti processi mentali per cui viene denominato

a) Mentre l’emisfero destro ha solo la funzione di elaborazione di funzioni

emisfero dominante.

senso-motorie elementari

L’asimmetria funzionale non corrisponde ad una asimmetria strutturale, ovvero i 2 emisferi

b) sono identici

L’asimmetria funzionale è una caratteristica specie-specifica

c) umana

Nei destrimani l’emisfero dominante è il sinistro, mentre

d) nei mancini si ha una dominanza

dell’emisfero destro.

Successivamente questi concetti sono stati modificati:

a) È stato abbandonato il concetto di dominanza assoluta

b) I 2 emisferi non sono uguali da un punto di vista anatomico

c) Asimmetrie anatomiche sono state riconosciute in animali e non solo negli umani.

LA MISURAZIONE DELLA PREFERENZA MANUALE

L’esperienza di tutti i giorni ci permette di rilevare una serie di particolarità che ci rendono più

difficile la definizione di preferenza di lato perché:

 Ci sono soggetti che per un compito usano la mano destra e per un altro la sinistra. Questo

aspetto induce il concetto di costanza della preferenza

 Per uno stesso compito la preferenza di lato può variare in base al numero delle prove.

Concetto di forza di preferenza (preferenza forte: sempre la stessa mano in tutte le prove di

uno stesso compito; preferenza debole: intercambiabilità delle mani nel corso delle varie

prove)

 I soggetti che per un compito preferiscono la sinistra per un altro la destra.

L’empasse viene risolta con la divisione in 3 soggetti:

1. Lateralizzati a destra

2. Lateralizzati a sinistra

3. Ambidestri

La misurazione della preferenza di lato è semplice attraverso questionari di autosomministrazione,

in cui sono previsti molti comportamenti e il soggetto deve indicare per ogni comportamento quale

lato preferisce utilizzare.

L’ORGANIZZAZIONE MOTORIA DELLA DOMINANZA

Nell’apprendimento motorio l’encefalo per effettuare un movimento non agisce su singole unità

motorie periferiche, ma dispone di programmi di movimento che manda in esecuzione per

l’effettuazione del compito. Questi programmi contengono tutte le informazioni necessarie per

l’attivazione coordinata di unità motorie. I programmi motori sono frutto di apprendimenti. Nei

l’individuo sotto il controllo del feedback periferico, prova una serie

confronti di un compito nuovo

di movimenti. La sequenza motoria che risponde alle richieste viene memorizzata attraverso

l’apprendimento. Secondo Liepmann nei destrimani la corteccia premotoria dell’emisfero sinistro

sarebbe la sede specializzata per l’acquisizione, la conservazione e la messa in esecuzione dei

programmi. Il controllo bilaterale dei 2 emilati è garantito dalle connessioni callosali che

permetterebbero il passaggio degli impulsi dall’area premotoria di sinistra a quella di destra. Un

individuo per un compito usa si la destra che la sinistra e quindi è stata suggerita l’opportunità di

sostituire il concetto di una preferenza assoluta, destra o sinistra, con quello di preferenza relativa,

che può essere destra o sinistra in rapporto al compito. Esistono 2 tipi di apprendimento:

 → riguarda l’apprendimento di programmi rappresentati da complesse

PIRAMIDALE

sequenze di movimenti fini, ovvero le dita

 → consiste nell’acquisizione di programmi di movimenti

ASSIALE relativi al tronco e al

controllo dei cingoli.

LO SVILUPPO DELLA PREFERENZA MANUALE

Esiste una preferenza di un lato sull’altro, la quale a sua volta, è legata ad una specializzazione

genetica programmata dell’emisfero controlaterale. È un programma genetico che si realizza nel

corso dello sviluppo: solo con l’inizio della scuola comincia ad apprezzarsi una chiara preferenza di

lato. Esistono numerose evidenze di preferenza di lato già prima dei 6 mesi di vita. Con riferimento

al portare la mano alla bocca, già in epoca neonatale si rivelerebbe un uso preferenziale della mano

destra. Ma comunque risulta difficile dimostrare una preferenza di una mano sull’altra in un periodo

in cui non è ancora comparso l’uso intenzionale. Con l’inizio dell’uso intenzionale delle mani (4

mesi) comincia a rendersi evidente una preferenza manuale. In questa fase dello sviluppo, alcune

ricerche hanno messo in evidenza che i bambini più precoci nel linguaggio mostrano una più rapida

scelta nella preferenza manuale.

5 CAPITOLO

LA PERCEZIONE IN ETA’ EVOLUTIVA

LA PERCEZIONE

La percezione è il processo attraverso il quale vengono estratte informazioni dall’ambiente. I sensi

sono sistemi preposti alla raccolta dei dati provenienti dal mondo esterno. Attraverso i sensi le

informazioni viaggiano come impulsi elettrici, poi il cervello che interpreterà questi messaggi e

attribuirà loro un messaggio. Quello che noi vediamo o sentiamo non sempre corrisponde ad una

realtà oggettiva. Esiste una discordanza fra realtà oggettiva e soggettiva, come dimostrano:

o LE IMMAGINI MAL DEFINITE

o LE ORGANIZZAZIONI CONCORRENTI, che sono rappresentate da immagini che si

prestano ad una doppia interpretazione

L’EFFETTO “CONTESTO”,

o dove una configurazione visiva può essere percepita in

maniera diversa in base alle informazioni derivanti dal contesto.

Il cervello all’arrivo dei dati attraverso i sensi si attiva, quindi la percezione non è un processo

passivo ma attivo. La percezione può anche essere definita come il processo in base al quale viene

un significato all’esperienza sensoriale.

attribuito Percezione e riconoscimento quindi sono 2

aspetti che fanno parte dello stesso processo.

LE ABILITA’ PERCETTIVE IN ETA’ EVOLUTIVA

Il bambino, già dalle prime fasi dello sviluppo, dimostra di possedere qualità percettive.

METODOLOGIA PER LO STUDIO DELLE ABILITA’ PERCETTIVE IN ETA’ EVOLUTIVA

Sono state utilizzate diverse strategie per studiare la percezione nelle varie fasi dello sviluppo.

Vanno citate soprattutto le esperienze che utilizzano il fenomeno dell’ABITUDINE e della

DISABITUDINE.

IL FENOMENO DELL’ABITUDINE → con la presentazione di uno stimolo nuovo ad un

o bambino possono comparire: espressioni mimiche, reazioni neurovegetative, modifiche dei

livelli dell’attività motoria, etc. Se questo stimolo continua ad essere presentato la risposta

pin piano si attenua fino a scomparire e quindi non mostra più reazioni. Questo fenomeno è

detto appunto ABITUDINE

→ è un fenomeno che può essere messo in evidenza solo con la

o LA DISABITUDINE

comparsa dell’abitudine. Se alla scomparsa della reazione viene impressa una modifica nello

stimolo, la reazione compare.

Esistono anche altri metodi per studiare le capacità percettive del bambino e sono:

 → che consiste nel presentare

IL METODO DELLA PREFERENZA

contemporaneamente 2 stimoli, visivi o uditivi, ed osservare a quale dei 2 il bambino presta

più attenzione

 → sono onde elettriche registrate attraverso l’uso di alcuni

I POTENZIALI EVOCATI

apparecchi. Si prevede la presentazione di uno stimolo e la registrazione delle onde che esso

determina

 → dove si associa al ritmo della suzione la comparsa di

IL RITMO DELLA SUZIONE

uno stimolo, si verifica un aumento del ritmo di suzione.

LE ABILITA’ PERCETTIVE DEL NEONATO “viene messo al seno”)

Il neonato riesce a riconoscere un certo atteggiamento posturale (quando

come anticipatorio di una funzione a lui cara (l’allattamento). Questo, più che un riflesso, è un vero

e proprio comportamento. Per quanto riguarda la percezione uditiva è stato possibile rilevare che i

neonati:

 Riconoscono la voce della madre

 Preferiscono la voce della madre a quella di una estranea

 Preferiscono le favole udite nell’utero

 Sono attratti dalla musica, ma sono infastiditi dai rumori.

L’acuità uditiva è superiore a quella uditiva. Nell’ambito della percezione visiva sono state messe in

evidenza alcune abilità, come il riflesso pupillare della luce (= restringimento della pupilla per

stimolazione luminosa). Se la stimolazione luminosa è intensa, il bambino non si limita a restringere

neonato è anche in grado di fissare ed inseguire lo sguardo. L’abilità

la pupilla, ma serra gli occhi. Il

percettiva più sorprendente è quella della capacità di imitare le espressioni facciali. Il neonato è

attratto dal volto dell’altro e soprattutto dai movimenti della bocca, ma soprattutto non si limita a

guardare, ma imita.

LE ABILITA’ PERCETTIVE DEL LATTANTE

A 4 mesi il lattante sembra riconoscere i colori, preferendo il giallo e il rosso. A 6 mesi hanno già la

percezione della profondità come dimostrato dalle esperienze del precipizio visivo di Gibson e

Walk. Il precipizio visivo consisteva in una piattaforma elevata di vetro divisa in 2: metà coperta

con una tavola a scacchiera, l’altra metà trasparente con fondo sempre a scacchiera. È stato rilevato

che il bambino striscia sulla parte solida e si ferma quando arriva a quella trasparente, dimostrando

che ha percepito la profondità. Anche la percezione del volto umano ha dei progressi. Infatti il

bambino giunge a 2 conquiste:

L’IDENTITA’ DEL VOLTO

o I DIVERSI ASPETTI CHE UN VOLTO PUO’ ASSUMERE → il bambino impara che

o ogni espressione è associata ad un particolare stato emotivo.

L’APPRENDIMENTO PERCETTIVO

È possibile affermare che nell’età evolutiva si sviluppano 3 competenze:

 Le strategie di esplorazione dell’ambiente, ovvero le modalità di esaminare lo stimolo

 La capacità di estrarre le caratteristiche rilevanti

 La capacità di escludere ciò che è irrilevante.

STRATEGIE DI ESPLORAZIONE

È sufficiente una attenta osservazione del bambino.

ESTRAZIONE DEI DATI RILEVANTI ED ESCLUSIONE DEI DATI IRRILEVANTI

conduce all’acquisizione di

Questa capacità di estrarre i dati rilevanti, ovvero i tratti distintivi,

mesi è in grado di riconoscere il “suo” giocattolo. Dopo

costanze percettive. Il bambino, già a 3-4

dell’oggetto (che riguarda le caratteristiche percettive dell’oggetto), il

aver acquisito la costanza dell’oggetto. Con l’acquisizione del concetto dell’oggetto

bambino acquisisce anche il concetto il

bambino giunge alla realtà oggettiva della “cosa” , capisce che ha un’esistenza autonoma, è dotata

di caratteristiche invarianti. Per alcuni autori l’estrazione dei tratti distintivi è il processo attraverso

cui si giunge al riconoscimento delle lettere e all’apprendimento della lettura. Il bambino

imparerebbe a riconoscere le lettere in base alla loro configurazione spaziale.

L’INTEGRAZIONE FRA LE DIVERSE MODALITA’ PERCETTIVE

Un aspetto molo studiato riguarda lo sviluppo dell’integrazione fra le diverse modalità

L’adulto riesce a riconoscere un oggetto indipendentemente dalla modalità sensoriale

percettive.

utilizzata. Per la maggior parte degli autori questa capacità è una abilità che matura nel tempo. Ad

esempio, secondo Piaget i sensi maturano in maniera indipendente e solo successivamente

interagiscono fra loro. Ma una serie di ricerche recenti mostrano che i bambini sono in grado di

integrare percezioni provenienti da diversi sistemi sensoriali. Inoltre è stato dimostrato che il

lattante a 4 mesi prova disagio quando vede parlare la madre, ma sente la voce provenire da un’altra

direzione.

6 CAPITOLO

LO SVILUPPO COGNITIVO

Lo sviluppo cognitivo indica quel processo attraverso il quale il bambino accede a forme di

ragionamento che gli consentono l’adozione di strategie di risoluzione dei problemi più complessi.

L’intelligenza è una funzione complessa e ancora mal definita. Le diverse prospettive di studio

utilizzate sono:

 L’APPROCCIO PSICOMETRICO → basato sullo studio del potenziale cognitivo

 L’APPROCCIO DELLO SVILUPPO COGNITIVO → in cui l’interesse è centrato sullo

studio delle strutture cognitive

 L’APPROCCIO DELL’ELABORAZIONE DELL’INFORMAZIONE

L’INTELLIGENZA E L’APPROCCIO PSICOMETRICO

Uno degli approcci più utilizzati per studiare l’intelligenza è quello basato sui test. Secondo i teorici

della psicometria, l’intelligenza può essere considerata come un tratto quantitativo e quindi

misurabile. I test vengono definiti standardizzati, molto eterogenei per rispondere alle varie

sfaccettature dell’intelligenza e cercano di fornire un valore alle capacità intellettive.

LA STRUTTURA DELL’INTELLIGENZA

Il QI esprime il potenziale cognitivo. La variabilità fra gli individui non riguarda il QI totale, ma

anche il rendimento alle prove che contribuiscono a determinarlo. Mentre alcuni soggetti

eccellevano in alcune prove e cadevano in altre, altri facevano viceversa. Ciò portò ad ipotizzare

l’esistenza di abilità mentali diverse. Per valutare queste ipotesi è stata utilizzata una procedura

definita analisi fattoriale, che prende in considerazione i risultati dei reattivi somministrati a molti

evidenza vari tipi di prove. Utilizzando l’analisi fattoriale

soggetti mettendo in Spearman ipotizzò

l’esistenza di 2 fattori:

 CAPACITA’ MENTALE GENERALE → condiziona le prestazioni

Il fattore G, definito

dell’individuo

 CAPACITA’ SPECIALE → prevedeva diverse

Il fattore S, definito capacità speciali.

Il rendimento ad una prova dipenderebbe sia dal fattore g che da quello s. invece Thurstone

ipotizzò l’esistenza di 7 fattori distinti, che indicò con il termine di capacità mentali primarie,

costituite da:

 ABILITA’ SPAZIALI

 PERCETTIVA

VELOCITA’

 RAGIONAMENTO ARITMETICO

 ABILITA’ LESSICALE

 FLUIDITA’ VERBALE

 MEMORIA

 RAGIONAMENTO INDUTTIVO

Le ricerche di Spearman e Thurstone mettono in evidenza abilità di base che costituiscono

l’intelligenza. Secondo Raimond Cattell e John Horn i fattori s di Spearman e le capacità mentali

primarie di Thurstone possono essere suddivise in 2 dimensioni dell’intelligenza:

 L’INTELLIGENZA FLUIDA → rappresentata da quelle abilità mentali preposte alla

e dell’adolescenza.

risoluzione di problemi astratti. Aumenta nel corso dell’infanzia

 L’INTELLIGENZA CRISTALLIZZATA → costituita da quelle abilità che dipendono

dalla conoscenza acquisita come risultato dell’apprendimento scolastico. Aumenta nel corso

dell’esistenza.

riconosce l’esistenza di 3

Robert Sternberg dimensioni o tipi di intelligenza:

 L’INTELLIGENZA COMPONENZIALE → si riferisce ai processi di organizzazione dei

dati percepiti, di richiamo dei dati in memoria

 L’INTELLIGENZA ESPERENZIALE → riguarda la capacità di “utilizzare” i dati

dell’esperienza in maniera flessibile e “creativa”

 L’INTELLIGENZA CONTESTUALE → definita “scaltrezza” e riguarda le capacità di

manipolare le situazioni a proprio vantaggio.

Un altro studioso, HOWARD GARDNER, ha parlato di INTELLIGENZE MULTIPLE,

riconoscendo 6 forme di intelligenza:

1) INTELLIGENZA CORPOREA-CINESTETICA

2) INTELLIGENZA LOGICO-MATEMATICA

3) INTELLIGENZA SPAZIALE

4) INTELLIGENZA LINGUISTICA

5) INTELLIGENZA MUSICALE

6) INTELLIGENZE PERSONALI

Secondo Gardner anche nei rapporti interpersonali viaggiano una serie di informazioni che possono

essere lette e interpretate secondo il modello dell’elaborazione dell’informazione e sono alla base

dell’intelligenza personale.

LO SVILUPPO COGNITIVO SECONDO LA PROSPETTIVA DI JEAN PIAGET

Nel definire come gli esseri umani comprendono il mondo, egli ha analizzato quei processi di

adattamento attraverso i quali il soggetto ricerca e realizza un equilibrio tra il sé ed il suo ambiente.

Il pensiero di Piaget è caratterizzato da alcuni aspetti:

1. Lo sviluppo è un progressivo equilibrarsi, un passaggio da uno stato di minore equilibrio ad

uno di equilibrio superiore, nella direzione di un adattamento il più adeguato possibile alla

realtà. Lo sviluppo cognitivo viene concepito come un processo evolutivo regolare.

Questo processo è il risultato di un’attività

2. del soggetto sulle cose. Il bambino costruisce la

sua conoscenza, seleziona e interpreta in maniera attiva le informazioni del suo ambiente.

La partecipazione attiva del soggetto presuppone che a monte dell’azione ci sia un interesse.

3. essere un bisogno fisiologico, un’esigenza affettiva o intellettuale. La

Questo interesse può

tensione che spinge il soggetto ad agire per comprendere e spiegare si configura come

un’invariante funzionale.

4. Questa tensione è volta a rispondere ad un bisogno, ovvero la ricerca di un adattamento

all’ambiente. L’adattamento si attua attraverso 2 processi:

 L’ASSIMILAZIONE → processo attraverso il quale l’individuo utilizza ed

incorpora gli stimoli esterni attraverso le strutture mentali a disposizione

reagendo con risposte comportamentali sperimentate già in passato

 L’ACCOMODAMENTO → processo messo in atto quando le risposte

apprese non risultano idonee alla situazione attuale. Gli stimoli esterni

impongono situazioni diverse.

5. Le strutture mentali sono modelli che servono per rappresentare, organizzare ed interpretare

le esperienze. Piaget ha distinto 3 tipi di strutture mentali:

 → rappresentano le strutture

GLI SCHEMI COMPORTAMENTALI

mentali del bambino tra 0-18 mesi di vita. È un modello di comportamento

che il bambino usa per adattarsi o affrontare oggetti diversi. Con lo sviluppo

questo schema si differenzia, nel senso che il bambino classifica gli oggetti

distinguendoli in categorie.

 → sono le strutture mentali che compaiono nel

GLI SCHEMI SIMBOLICI al bambino di lavorare “mentalmente” sulle

2° anno di vita e che permettono

esperienze.

 → cominciano a comparire dall’età di 7

GLI SCHEMI OPERAZIONALI

anni. Un’operazione cognitiva è una attività mentale interna che il soggetto

esegue sui contenuti del pensiero per raggiungere una conclusione logica. Le

strutture apprese divengono modelli di confronto delle esperienze successive.

Queste strutture mentali sono strutture variabili, cioè si modificano nel tempo e diventano

sempre più complesse ed articolate.

All’interno del processo di adattamento

6. vengono individuati una serie di stadi graduali. Ogni

stadio è caratterizzato da strutture cognitive specifiche (= strutture variabili) che lo

distinguono dagli altri.

GLI STADI DELLO SVILUPPO

Gli stadi definiti da Piaget sono:

 Lo stadio senso motorio

 Lo stadio preoperatorio

 Lo stadio operatorio concreto

 Lo stadio operatorio formale.

LO STADIO SENSOMOTORIO

va dalla nascita fino a 2 anni circa ed è caratterizzato da una attività conoscitiva che si realizza

attraverso le prime esperienze sensoriali e motorie. Questo stadio si divide in 6 livelli:

→ (primo mese di vita) sono caratterizzati da semplici coordinazioni sensoriali

1. I RIFLESSI

e motorie, innate ed automatiche. → (dal 1° mese fino al 4° mese) il

2. LE REAZIONI CIRCOLARI PRIMARIE

comportamento riflesso ed automatico viene sostituito da movimenti più articolati e

coordinati. Questi costituiscono le prime abitudini e percezioni organizzate.

→ (dai agli 8 mesi) il bambino scopre per

3. LE REAZIONI CIRCOLARI SECONDARIE

caso che determinate azioni che compie determina spettacoli interessanti e quindi tende a

ripeterli. In questo stadio il bambino inizia a provare interesse per gli oggetti esterni.

4. IL COORDINAMENTO DEGLI SCHEMI SECONDARI E LA LORO

→ (dall’8° al 12° mese) stadio

APPLICAZIONE A SITUAZIONI NUOVE caratterizzato

dall’utilizzazione delle attività senso motorie già raggiunte finalizzandole al raggiungimento

di un obiettivo. In questo stadio l’intenzionalità diventa esplicita e le risposte non vengono

date per caso, ma in modo intenzionale. L’acquisizione del concetto di permanenza

dell’oggetto rappresenta un punto cruciale dello sviluppo.

→ (dai 12 mesi ai 8 mesi) caratterizzato da

5. LE REAZIONI CIRCOLARI TERZIARIE

meccanismi di sperimentazione attiva e dall’utilizzazione variata degli schemi già acquisiti.

Il bambino varia i movimenti o schemi per ottenere effetti diversi. L’apprendimento avviene

per prove ed errori. → (dai 18 mesi ai 2 anni) in questo stadio il bambino

6. LE COMBINAZIONI MENTALI

organizza e consolida le acquisizioni precedenti trasformandole in strumenti di soluzione

dei problemi. Il bambino diventa capace di risolvere i problemi senza ricorrere ad attività di

prove ed errori. Questa capacità viene definita sperimentazione interna.

LO STADIO PREOPERATORIO

Parte dai 2 ai 7 anni ed è suddiviso da Piaget in 2 sottostadi:

 → che va dai 2 ai 4 anni ed è caratterizzato dal

IL PERIODO PRECONCETTUALE

progressivo sviluppo e dal consolidamento della funzione simbolica (= capacità di utilizzare

segni e simboli che rappresentano altre cose.

 → che va dai 4 ai 7 anni ed è costituito da un’estensione del

IL PERIODO INTUITIVO

pensiero preconcettuale, nel senso che il bambino ha un’abilità di manipolare mentalmente i

simboli classificandoli. Il pensiero è intuitivo in quanto la capacità di capire gli oggetti e gli

eventi è ancora basata su aspetti salienti.

→ è stata definita come la capacità di utilizzare segni e simboli per

FUNZIONE SIMBOLICA

rappresentare altre cose. Con l’accesso alla funzione simbolica, il bambino manifesta nuove

competenze:

L’IMITAZIONE → capacità del bambino di ripetere un’azione in momenti

o DIFFERITA

successivi a quello in cui essa viene osservata. Secondo Piaget se un comportamento viene

osservato ed imitato in un secondo momento deve esserci un magazzino che richiede che gli

eventi siano codificati simbolicamente.

→ attività in cui il bambino ripropone in chiave ludica azioni o

o IL GIOCO DI FINZIONE

scene che ha osservato nella vita reale. Giochi di finzione si ritrovano anche in epoche

precedenti. Già a 10 mesi il bambino fa finta di bere da una tazzina vuota, ma solo dai 2

anni nel gioco di finzione gli oggetti rappresentano cose diverse.

→ in questa fase si arricchisce, in quanto la funzione simbolica

o IL LINGUAGGIO

permette di dare un significato alle parole. Il vocabolario a 15-16 mesi è di solo 10 parole, a

18 mesi di 50 parole, a 24 mesi di 300 parole. Il bambino passa rapidamente dalla parola-

frase (18 mesi) al linguaggio telegrafico (18-24 mesi) e quindi alla frase grammaticalmente

corretta. → In questo periodo il bambino è impegnato in un’esplorazione continua

EGOCENTRISMO

dell’ambiente circostante, che gli permette di acquisire simboli nuovi per rappresentare gli oggetti.

Questi simboli mantengono un carattere soggettivo ed egocentrico. Il termine egocentrismo è stato

utilizzato da Piaget per indicare 2 aspetti del pensiero infantile:

o una differenziazione incompleta di sé dal mondo circostante

o la tendenza a percepire, capire ed interpretare il mondo dal proprio punto di vista.

Il linguaggio egocentrico è caratterizzato dal fatto che il bambino non si preoccupa di adattare il suo

linguaggio alla necessità dell’ascoltatore.

→ l’egocentrismo influenza il pensiero del bambino determinando schemi

IL RAGIONAMENTO

“illogici” nell’interpretazione della realtà. Piaget definisce il pensiero del bambino di questo stadio

precasuale o transduttivo(= tendenza del bambino a credere, nei confronti di 2 eventi che si

verificano nello stesso tempo, che l’uno è la causa dell’altro). La rigidità del pensiero del bambino è

espressa dall’incapacità di tener conto contemporaneamente di 2 aspetti: acquisisce i concetti

spazio-temporali di quantità, qualità e casualità, ma non è in grado di unificarli in rapporti

interdipendenti. A partire dai 4 anni, nel periodo definito da Piaget pensiero intuitivo, il bambino

comincia ad acquisire una rudimentale coscienza delle possibili relazioni che legano le diverse

caratteristiche di uno stesso oggetto. Questa nuova fase (dai 4 ai 7 anni) comporta una parziale

riduzione dell’egocentrismo, in quanto il bambino non considera più se stesso come l’origine di

ogni fenomeno osservato. Ma esiste un’indifferenziazione tra le proprie attività e quelle del mondo

fisico, ed il bambino tende ad attribuire agli oggetti esterni i suoi stessi poteri personali. Ciò

configura l’animismo del pensiero infantile, cioè la tendenza a considerare gli oggetti dotati di

coscienza , intenzionalità e movimento autonomo.

LO STADIO OPERATORIO CONCRETO

Va dai 7 ai 12 anni ed è caratterizzato da importanti progressi sul piano dell’organizzazione

L’operazione

intellettuale. In questo periodo compaiono gli schemi operazionali o operazioni. è

un’azione interiorizzata: è la capacità di agire, di operare, sulle rappresentazioni per raggiungere

una conclusione logica. I bambini in fase operatoria sono capaci di conservazione, cioè realizzano

che alcune proprietà degli oggetti rimangono immutati quando l’apparenza degli oggetti è

modificata in maniera superficiale. Secondo Piaget il concetto di conservazione è reso possibile

dall’acquisizione di 2 operazioni mentali:

LA REVERSIBILITA’ → capacità di invertire mentalmente il flusso di una azione

o → capacità di tener conto di più di un aspetto del problema

o LA COMPENSAZIONE

contemporaneamente.

Il bambino in questo periodo raggiunge la consapevolezza del carattere reversibile delle azioni.

Quindi è in grado di svolgere un processo di pensiero reversibile (possibilità di ritorno al punto di

partenza) in una qualsiasi sequenza di operazioni mentali.

LO STADIO OPERATORIO FORMALE

È l’ultimo stadio dello sviluppo intellettivo e va dai 12 anni in poi, è caratterizzato da un nuovo

modello di pensiero, il ragionamento ipotetico - deduttivo. Nel corso di questa fase ci sono notevoli

cambiamenti: l’adolescente è in grado di compiere operazioni mentali indipendentemente dalla

percezione o dalla manipolazione degli oggetti concreti e al di là della situazione immediata.

L’adolescente tende sempre di più a ragionare su temi astratti e più lontani dall’esperienza diretta.

Inoltre in questa fase è tipica l’attrazione per problemi generali e la tendenza a spaziare nel futuro e

a formulare progetti.

L’APPROCCIO DELL’ELABORAZIONE DELL’INFORMAZIONE

Il modello dell’elaborazione dell’informazione si fonda sulla metafora che il cervello è visto come

un elaboratore elettronico, cioè è un sistema esperto nella manipolazione dei simboli, che

rappresentano il prodotto delle diverse esperienze sensoriali. Secondo questo modello

l’informazione in ingresso, l’input, viene trasformata, codificata e paragonata con informazioni già

memoria a lungo termine. Poi l’informazione viene riconosciuta dando luogo a una

presenti nella

specifica risposta, l’output. Il cervello è investito da molti dati che arrivano attraverso gli organi

sensoriali. Questi dati a loro volta vengono raccolti in un registro sensoriale, che può essere

immaginato come una sorta di spazio in cui per brevi istanti soggiorna lo stimolo che colpisce gli

organi di senso. Il Sistema Nervoso, che viene investito da questi dati, è protetto da un sistema di

controllo, denominato filtro, che ha il compito di non far passare tutti gli stimoli. Gli stimoli che

passano il filtro sono di 2 tipi:

 → che si pongono in modo prepotente all’attenzione, cioè

STIMOLI PREPOTENTI

stimoli che per la loro intensità costringono il Sistema Nervoso ad analizzarli.

 → che passano il filtro non per una loro forza intrinseca, ma per

STIMOLI IMPORTANTI

l’importanza che gli conferisce il contesto.

L’informazione che entra nel registro sensoriale vi rimane per poco tempo e da qui può essere o

ignorata e quindi perduta, o passa il filtro ed essere sottoposta a successiva elaborazione. La

seconda fase del processo di elaborazione dell’informazione è il riconoscimento che inizia con la

manipolazione dell’informazione che viene analizzata,scomposta e trasformata. Tutti questi dati

vengono confrontati con le informazioni che sono presenti nel Sistema Nervoso Centrale, le quali

rappresentano il frutto di esperienze passate. Attraverso il confronto avviene il riconoscimento.

Questo modello investe alcuni processi importanti, quali:

L’ATTENZIONE → che si divide in:

1.  → che è il filtro che lascia passare solo i dati utili in

ATTENZIONE SELETTIVA

un dato momento, bloccando tutte le altre informazioni esterne

 → che è la capacità di spostare rapidamente il fuoco

ATTENZIONE DIVISA

dell’interesse nell’esecuzione dei compiti

 → che è la capacità di mantenere attivo lo spazio di

ATTENZIONE SOSTENUTA

lavoro per tutto il tempo necessario per completare un compito.

Queste diverse forme di attenzione si sviluppano nel tempo. Esistono alcuni test che

permettono di misurare l’attenzione. Il più diffuso è il Continuous Performance Test. Viene

presentato al bambino sul monitor del computer una sequenza di stimoli e fra di essi viene

stabilito uno stimolo bersaglio (target). Il bambino non deve fare altro che stare attento e

premere un tasto quando sul monitor compare lo stimolo target. Gli errori che il bambino

(capacità di mantenere l’attenzione) o di

può compiere sono di omissione commissione (in

relazione all’impulsività). Con questo test si è visto che gli errori diminuiscono con

l’aumentare dell’età. →

2. LE STRATEGIE DI RISOLUZIONE DEI PROBLEMI

 gli elementi utili ad attivare i sistemi di conoscenza sono i tratti distintividello

stimolo;

 i sistemi di conoscenza possono essere visti come il deposito di dati presenti nella

memoria del Sistema Nervoso, frutto di esperienze precedenti.

Nell’approccio dell’elaborazione dell’informazione, il processo di riconoscimento

rappresenta un complesso procedimento di analisi di molti dati:

o dati intrinseci allo stimolo

o dati relativi al contesto in cui lo stimolo è inserito

o dati già in possesso quale frutto di pregresse esperienze.

→ questo termine viene utilizzato per indicare che il Sistema Nervoso riesce

3. LA MEMORIA

a mantenere una traccia delle esperienze. Questa traccia può essere stabile o labile e

permanente o transitoria. Il concetto di memoria investe molti aspetti:

 → la

LA CLASSIFICAZIONE DELLE DIVERSE FORME DI MEMORIA

memoria può essere distinta in 3 componenti:

→ svolge un ruolo

o LA MEMORIA ISTANTANEA importante in quanto

permette l’elaborazione del messaggio verbale mentre l’interlocutore va

avanti nel discorso. Inoltre è fondamentale per la percezione del movimento

→ è quello spazio di lavoro in cui

o LA MEMORIA A BREVE TERMINE

l’informazione rimane per un tempo variabile da pochi secondi a diversi

minuti. Questa memoria trattiene l’informazione per il giusto tempo che

serve per effettuare un determinato compito

→ in cui vengono collocati i

o LA MEMORIA A LUNGO TERMINE

Essa conserva l’informazione in modo

prodotti dei vari apprendimenti.

permanente.

Un altro modo di classificare la memoria fa riferimento ai contenuti della memoria,

vale a dire:

o Se la traccia in memoria è di natura visiva, si parla di MEMORIA VISIVA

o Se la traccia riguarda il ricordo della collocazione di un particolare oggetto, si

parla di MEMORIA VISUO-SPAZIALE

o Se la traccia riguarda il ricordo del nome di un particolare oggetto, si parla di

MEMORIA SEMANTICO-LESSICALE

o Se la traccia riguarda il ricordo di una particolare melodia, si parla di

MEMORIA MUSICALE

o Se la traccia riguarda il ricordo di un particolare suono, si parla di

MEMORIA UDITIVA

o Se la traccia riguarda il ricordo di una particolare sensazione tattile, si parla di

MEMORIA TATTILE

o Se la traccia riguarda il ricordo di una particolare sensazione motoria, si parla

di MEMORIA CINESTESICA

o Se la traccia riguarda il ricordo di un particolare odore, si parla di

MEMORIA OLFATTIVA

o Se la traccia riguarda un particolare sapore, si parla di MEMORIA

GUSTATIVA.

Ognuna di esse può configurarsi come traccia transitoria e quindi sia nella memoria a

breve termine che nella memoria a lungo termine. Un altro tipo di classificazione fa

riferimento alle modalità con cui la traccia in memoria riesce o meno ad essere

oggetto di rielaborazione cosciente. Si distinguono 2 tipi di memoria:

→ è quella forma di

o LA MEMORIA ESPLICITA O DICHIARATIVA

memoria i cui contenuti possono essere verbalizzati e/o sottoposti ad una

elaborazione cosciente → è quella forma di memoria che

o LA MEMORIA PROCEDURALE

comprende atti, gesti o comportamenti complessi che si svolgono in maniera

automatica, al di fuori del controllo della coscienza.

 → un aspetto

LE STRATEGIE DI RECUPERO DEI DATI IN MEMORIA

importante è quello relativo alle modalità con cui l’informazione depositata viene

recuperata. Le strategie di recupero sono:

→ quando uno stimolo entra nel Sistema Nervoso

o IL RICONOSCIMENTO

esso viene analizzato, scomposto e trasformato.

→ consiste nel portare alla coscienza un contenuto di

o LA RIEVOCAZIONE

memoria non sulla base di un confronto con uno stimolo analogo, ma in

relazione ad una richiesta di natura verbale.

 LE MODALITA’ DI RAPPRESENTAZIONE DELLA COSCIENZA (= DATI

→ il tipo di rappresentazione della conoscenza

APPRESI E MEMORIZZATI)

dipende dalla natura dell’informazione che deve essere codificata. Una stessa

informazione può essere codificata in forme differenti.

 SVILUPPO DELLA MEMORIA IN ETA’ EVOLUTIVA → in tutti i test di

memoria effettuati il bambino ha delle prestazioni inferiori rispetto a quelle

dell’adulto. Ma in alcuni casi, come la memoria di riconoscimento, non è molto

diversa tra l’adulto e il bambino. Quello che sicuramente è differente fra l’adulto e il

bambino è la memoria di rievocazione perché il bambino non si è appropriato ancora

di quelle tecniche che gli adulti utilizzano per ricordare. Una di queste è la

reiterazione verbale (che consiste nel ripetere “sotto voce”). Per ricordare l’adulto

utilizza anche altre strategie. Sono strategie che rimandano al concetto di:

→ è la conoscenza sulla

o METAMEMORIA memoria e come tale

rappresenta un tipo particolare di metacognizione, che consiste nella

“conoscenza della conoscenza”, cioè nella capacità di comprendere e di

riflette su ogni aspetto del pensiero umano.

Quello che c’è di differente nel bambino è appunto la meta memoria e quindi tutte le

strategie che servono a ricordare. Solo progressivamente il bambino impara a

riflettere sulla propria memoria e quindi a ricordare.

→ sono dei processi che hanno la funzione di dirigere le

4. PROCESSI DI CONTROLLO

attività da eseguire. Le finalità dei processi di controllo sono:

 Attivare i programmi analizzatori dello stimolo

 Modificare le distorsioni dei canali sensoriali

 Attivare il meccanismo di reiterazione

 Modificare il flusso di informazioni dal registro sensoriale al magazzino a breve

termine

 Codificare e trasferire informazioni dal magazzino a breve termine a quello a lungo

termine

 Iniziare o modificare la ricerca dal magazzino a lungo termine

 Stabilire i criteri di decisione

 Avviare il generatore di risposte.

7 CAPITOLO

LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

COMUNICAZIONE E LINGUAGGIO

Il linguaggio verbale è solo uno degli strumenti con cui una persona comunica con l’altro. Esistono

diversi tipi di linguaggio che l’individuo utilizza per comunicare. Comunicare significa produrre

un segnale con lo scopo di trasmettere a chi lo riceve un proprio bisogno, un’emozione o

un’informazione. La comunicazione viene utilizzata intenzionalmente per raggiungere uno scopo.

Questi può essere:

 → finalizzata a richiedere qualcosa o

RICHIESTIVA che qualcuno faccia qualcosa

 → ha lo scopo di comunicare un proprio stato con lo scopo di renderne

DICHIARATIVA

partecipe l’altro.

La comunicazione, sia rischi estiva che dichiarativa, può utilizzare diversi strumenti, rappresentati

da:  La mimica facciale

 I gesti

 L’atteggiamento posturale

 Il linguaggio verbale e scritto

Per utilizzare questi strumenti il bambino deve comprendere:

 Il valore comunicativo degli strumenti

 Il significato che hanno le cose che l’altro fa

 L’importanza del contesto nel modificare il significato di un dato messaggio

L’acquisizione di questi strumenti permette al bambino di comprendere quello che l’altro vuole

comunicargli.

LE BASI ANATOMO-FUNZIONALI DEL LINGUAGGIO

Il linguaggio è una funzione complessa che si realizza nel tempo attraverso la maturazione e lo

sviluppo di una serie di strutture, rappresentate da:

 Organi fonoarticolatori

 Apparato sensopercettivo

 Strutture encefaliche “generiche”

 Strutture encefaliche “specifiche”

 Aree e fibre associative encefaliche

→ per poter organizzare il linguaggio bisogna poter ricevere i messaggi

Apparato sensopercettivo

sonori. Questo aspetto è garantito dall’orecchio e dalle sue strutture specifiche.

→ all’organizzazione del linguaggio partecipano alcune

Strutture encefaliche specifiche strutture

in particolare l’area di Wernicke (centro verbo-acustico) e l’area di Broca

encefaliche specifiche, Una lesione in un’area situata nella regione del lobo temporale medio

(centro verbo-motorio).

dell’emisfero dominante comporta l’incapacità di “capire” il senso di quello che ascolta.

→ l’encefalo partecipa all’organizzazione del linguaggio non solo nei

Encefalo nella sua globalità

centri specifici, ma anche in tutta la sua globalità. Il patrimonio di conoscenze che possediamo è

una funzione dell’encefalo nel suo complesso. Questo patrimonio di conoscenze non si riferisce

solo ad un bagaglio nozionistico, che permette di capire quello di cui l’altro parla, ma anche ad un

bagaglio di esperienze interpersonali ed affettivo - relazionali, che permette di attribuire il

significato ad un enunciato verbale in rapporto al contesto.

→ tutto ciò che l’encefalo “pensa”, “pianifica” ed

Apparato di trasmissione degli impulsi

“organizza” viene mandato in esecuzione attraverso gli impulsi che, attraverso i nervi, raggiungono

le strutture dell’apparato fonoarticolatorio.

→ l’emissione dei vari suoni che compongono il linguaggio avviene

Apparato fonoarticolatorio

attraverso l’emissione di aria dalla trachea alla laringe.

LA STRUTTURA DEL LINGUAGGIO

La funzione linguistica si organizza secondo una serie di regole che il soggetto pian piano

acquisisce per poter utilizzare in maniera corretta il linguaggio. Queste regole si configurano come

competenze che riguardano:

 Il riconoscimento e la gestione dei suoi che compongono il linguaggio (COMPETENZA

FONOLOGICA)

 Il riconoscimento e la gestione delle parole e delle regole che le legano nelle frasi

(COMPETENZA SINTATTICA)

 L’attribuzione del significato delle parole e delle frasi (COMPETENZA SEMANTICA)

 Il riconoscimento del significato di una frase sulla base delle informazioni extraverbali e

contestuali, indipendentemente dal significato letterale (PRAGMATICA)

La capacità di parlare e di comprendere il linguaggio deriva dall’integrità anatomica e funzionale

dei vari organi implicati e dallo sviluppo di queste competenze che definiscono la struttura del

linguaggio. → studia l’organizzazione e la funzione dei suoni del linguaggio, cioè studia i suoni

FONOLOGIA

distintivi di una lingua. Queste unità distintive vengono definite fonemi. Il mutamento di un fonema

può cambiare il significato di una parola, formandone una nuova.

→ i fonemi da soli non hanno alcun significato. Essi vengono combinati fra loro

MORFOLOGIA

per poter diventare unità significative, definite morfemi. La morfologia è il sistema di regole che

determina le modalità d’uso dei morfemi.

→ studia i criteri in base ai quali vanno associate le parole affinché una frase che abbia

SINTASSI

senso. → studia gli aspetti extraverbali del linguaggio, cioè quegli aspetti che

PRAGMATICA regolano

l’uso del linguaggio in rapporto ai differenti contesti e alle diverse situazioni. Un aspetto molto

importante è la variazione che assume la forma di un enunciato in rapporto alla persona a cui ci si

sia la forma dell’enunciato che il contenuto.

rivolge. La consapevolezza del contesto condiziona

Nella pragmatica rientra anche la capacità del ricevente di andare al di là del significato letterale di

un enunciato verbale, aiutandosi con la mimica, l’intonazione e lo stato d’animo del “parlante”. Una

comprensione del linguaggio che va al di là del significato letterale permette di rendersi conto che

una domanda espressa verbalmente può assumere significati diversi e quindi prevede risposte

diverse.

LE TAPPE DEL LINGUAGGIO

Le tappe del linguaggio si dividono in 2 fasi:

 → che dura fino ai 10-12

FASE PREVERBALE mesi. I suoni che il bambino emette in

questa fase rappresentano un esercizio fono-articolatorio, di preparazione al linguaggio vero

e proprio. A partire dalla sesta settimana il bambino inizia ad emettere dei vocalizzi, cioè

suoni rappresentati da vocali. A partire dai 3-4 mesi il bambino inizia a produrre suoni

consonantici. A 6 mesi il bambino inizia a mettere insieme suoni vocalici e consonantici per

formare una sillaba, questa è la fase del balbettio. Queste sillabe vengono spesso ripetute

dando l’impressione ai genitori che il bambino abbia cominciato a dire le prime parole. Il

bambino esercita un controllo consapevole delle sue vocalizzazioni: ripete suoni di

proposito, li allunga, fa delle pause, in una sorta di pseudo-linguaggio, conosciuto come

lallazione. Verso i 10-12 mesi il bambino riesce ad imprimere alla sua produzione sonora

inflessioni e schemi simili a quelli dei genitori. Il bambino sin da piccolo non è solo attento

è anche in grado di riconoscere e discriminare i suoni del linguaggio. L’assenza

alla voce ma

del linguaggio in questa fase non indica che il bambino non è in grado di comunicare, ma

utilizza una serie di segnalatori molto efficaci, quali il pianto, il sorriso, le espressioni

mimiche, i gesti e gli atteggiamenti posturali. Con l’acquisizione della padronanza del

corpo, il bambino arricchisce le sue capacità espressive: infatti a partire dai 4 mesi inizia a

tendere le braccia per essere preso in braccio. A partire dagli 8-9 mesi infine il bambino

utilizza forme più evolute di comunicazione attraverso i gesti (linguaggio gestuale), come ad

esempio l’indicare con il dito. Anche in assenza di linguaggio, si configura, fin dalle prime

fasi dello sviluppo, una motricità con elevato significato comunicativo. I movimenti del

diventano il tramite fra il mondo soggettivo e l’ambiente e permettono al bambino di

corpo

comunicare ancor prima di possedere il linguaggio

 → inizia verso i 10-12

FASE VERBALE mesi, quando compare il linguaggio propriamente

detto. Le tappe che caratterizzano questa fase variano da bambino a bambino

 → verso i 10-12

LE PRIME PAROLE mesi emergono fonemi mono o bisillabici

che si configurano come parole. Fino a 15-16 mesi il vocabolario è povero, in

quanto limitato a circa 5-10 parole, ma nel corso dei mesi successivi si ha un

incremento elevato.

 → prima di associare più parole per formare

IL LINGUAGGIO OLOFRASTICO

delle frasi, il bambino utilizza singole parole per comunicare interi messaggi. Il

bambino, cioè, aiutandosi con i gesti e con la mimica, esprime con una sola parola

significati complessi. Questo periodo viene anche definito periodo della parola-

frase.

 → a partire dai 18-24

IL LINGUAGGIO TELEGRAFICO mesi il bambino

comincia a mettere insieme 2 o più parole per formare delle frasi. Queste prime frasi

vengono però abbreviate. Nonostante queste frasi siano brevi, vengono create

seguendo alcune regole: ad esempio il bambino rispetta una regolarità sistematica

nell’rodine delle parole, in accordo ai rapporti grammaticali fondamentali del

soggetto della proposizione, del predicato e del complemento oggetto del verbo.

Relativamente al significato che il bambino attribuisce alle parole, in questa fase di

sviluppo si verificano degli “errori”. Uno dei più frequenti è l’iperestensione, cioè il

bambino collega ad una parola una varietà di oggetti o di eventi più ampia di quella

indicata dagli adulti. Se le iperestensioni sono gli errori più frequenti, si possono

riscontrare anche delle ipoestensioni, cioè il bambino collega ad una parola un

significato specifico senza estenderla all’intera classe cui fa riferimento.

 IL LINGUAGGIO IN ETA’ PRESCOLARE → a partire dai 24-36 mesi, in questa

fase compaiono i funtori o flessioni grammaticali o morfemi grammaticali, cioè il

bambino inizia ad utilizzare i plurali, gli ausiliari, il tempo passato e le preposizioni.

Un aspetto importante nello sviluppo linguistico di questo periodo è rappresentato

dall’ipergrammatismo, cioè il bambino una volta che ha appreso una regola relativa

ad un morfema grammaticale tende a generalizzarla.

 IL LINGUAGGIO IN ETA’ SCOLARE → i successivi progressi nello sviluppo di

forme grammaticali complesse sono legati alla padronanza delle regole

sviluppa nel corso dell’età

trasformazionali. La padronanza di queste regole, che si

scolare, investe non solo la produzione, ma anche la comprensione.

LE TAPPE SULLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Il linguaggio rappresenta la caratteristica distintiva del comportamento umano ed occupa un

posizione primaria nelle interazioni sociali e nel funzionamento cognitivo. Le origini del linguaggio

risultano ancora oggi mal definite. Le varie teorie suggerite sono riconducibili a 3 approcci

fondamentali:

L’APPROCCIO AMBIENTALISTA → alle ipotesi proposte si collocano:

1]  STIMOLO-RISPOSTA

LA TEORIA DELL’APPRENDIMENTO DI SKINNER

→ enfatizza l’importanza dell’ambiente. In un libro intitolato Verbal Behavior,

Skinner sosteneva che i bambini imparavano a parlare correttamente se erano

rinforzati sull’uso del linguaggio grammaticale. Gli adulti modellano il linguaggio

del bambino rinforzando la lallazione, quindi sarebbe l’adulto che rinforzando il

linguaggio del bambino lo modifica. L’approccio di Skinner è stato molto criticato in

quanto tende a considerare il bambino come un organismo “passivo” e “vuoto”,

capace di rispondere solo a stimoli e rinforzi esterni.

 L’APPRENDIMENTO SOCIALE → è proposto da Albert Bandura e altri seguaci

della teoria dell’apprendimento sociale, i quali sostengono che la maggior parte di

è frutto dell’osservazione e dell’imitazione del

ciò che il bambino apprende

comportamento di un modello. L’imitazione svolge un ruolo importante

nell’arricchimento del vocabolario e nell’apprendimento di alcune strutture

sintattiche, ma non riesce a spiegare la ricchezza e la varietà delle espressioni che il

bambino acquisisce. Il linguaggio del bambino è molto creativo. Molte delle prime

fasi che il bambino utilizza sono originali e quindi non possono essere stare imitate

dall’adulto.

 → in tale ambito rientrano

LE INFLUENZE AMBIENTALI vari orientamenti che

tendono ad enfatizzare il ruolo del contesto nello sviluppo del linguaggio. Nelle

prime relazioni adulto-bambino è stato individuato uno stile espressivo molto

particolare, utilizzato dalle madri, che è stato definito madrese o mammarese o

linguaggio puerile. Il madrese: è parlato con toni alti e con un ritmo più lento,sono

presenti pause molto evidenti, le frasi sono corte e corrette, i periodi sono semplici e

socio-

le ripetizioni delle stesse frasi hanno un lessico limitato. Anche l’ambiente

culturale è in grado di influenzare lo sviluppo linguistico. Tra le classi sociali

esistono differenze di linguaggio molto notevoli. Bernstein ha definito linguaggio

formale quello proprio delle classi medio - superiori. Le classi sociali svantaggiate

usano invece il linguaggio pubblico.

L’APPROCCIO → le teorie innatiste hanno preso spunto dall’incapacità

2] INNATISTA

delle influenze ambientali di spiegare la ricchezza e la varietà delle acquisizioni linguistiche.

Lo sviluppo del linguaggio segue un percorso che riconosce momenti critici, comuni a tutti

gli individui, che sono la lallazione, la comparsa delle prime parole, arricchimento degli

elementi extraverbali, parole-frasi, forme semplici nel linguaggio telegrafico e frase

completa. Secondo gli innatisti, indipendentemente dall’ambiente, il

grammaticalmente

linguaggio si sviluppa in rapporto alla maturazione di una serie di meccanismi programmati.

Noam Chomsky è il teorico che, più di altri, ha sostenuto questa posizione. Secondo

Chomsky il linguaggio non si impara, ma si manifesta o emerge come parte del processo di

maturazione. L’individuo dispone di un apparato per l’acquisizione del linguaggio che

consente al bambino di elaborare il linguaggio, costruire regole e di comprendere e produrre

un opportuno linguaggio. Come la maturazione delle capacità fisiche, ad esempio

camminare, ha bisogno dell’aiuto dell’ambiente, anche la maturazione del linguaggio

necessita di un aiuto. Dan Slobin, invece, non crede che i bambini abbiano una conoscenza

innata del linguaggio, ma ritiene che essi abbiano una innata capacità di costruire il

linguaggio. Slobin utilizza il termine di operativi per indicare la presenza di una serie di

strategie che inducono il bambino a prestare attenzione ai suoni iniziali e finali di una

determinata sequenza motoria ed inferire le regolarità fonologiche, le relazioni semantiche e

le regole di sintassi che caratterizzano qualsiasi linguaggio ascoltato.

L’APPROCCIO → i sostenitori dell’approccio interazionista

3] INTERAZIONISTA

riconoscono che i bambini sono preparati ad acquisire il linguaggio. Essi sostengono che ciò

ad interagire attivamente con l’ambiente. Questo

che è innato è un generale pre-adattamento

pre-adattamento si realizza attraverso la maturazione e lo sviluppo di un sistema cognitivo in

grado di elaborare sia gli input linguistici che tutti gli apporti esperienziali per organizzarli

in sistemi di conoscenza sempre più evoluti. In questo approccio vanno interpretati alcuni

aspetti molto evidenti nello sviluppo del linguaggio:

 Le prime parole che un bambino pronuncia riguardano oggetti che possono essere

manipolati o azioni che sono state compiute

 Il massimo sviluppo del linguaggio si verifica a 24 mesi, quando il bambino accede

al pensiero rappresentativo, ovvero quando egli è capace di manipolare segni e

simboli per rappresentare altre cose. Nelle situazioni in cui si verifica un ritardo nella

comparsa del gioco simbolico e nell’imitazione si determina parallelamente un

ritardo del linguaggio

 sono legate all’incapacità del bambino di classificare

Le ipergeneralizzazioni

 Le iperreogolarizzazioni, utilizzate dagli innatisti come prova della creatività del

linguaggio del bambino, sono riprese dagli interazionisti come testimonianza di un

processo cognitivo generale. Il bambino, cioè, è un organismo programmato per


PAGINE

43

PESO

467.89 KB

AUTORE

ninja13

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di sviluppo neuropsichico per l'esame della professoressa Antonella Gritti.
Negli appunti sullo sviluppo neuropsichico emergono le parti fondamentali per lo studio accurato della materia:
teorie dello sviluppo, basi psicologiche dello sviluppo, valutazione dello sviluppo, sviluppo motorio, percezione in età evolutiva, sviluppo cognitivo e del linguaggio, presa di coscienza di sé e dell'altro, processo di socializzazione e crisi evolutiva.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuropsichiatria infantile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Gritti Antonella.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Neuropsichiatria infantile

Neuropsichiatria Infantile
Appunto
Sviluppo neuropsichico
Appunto
Istituzioni e mutamento sociale – Diritto possibile
Appunto
Istituzioni e mutamento sociale
Appunto