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L'impero romano e la sua fine pregiudiziale

Tema del saggio è: quando, come e perché è caduto l'impero romano. Tema bruciante per la cultura storica in quanto, nelle epoche successive, archetipo di ogni decadenza. Fino a tempi relativamente recenti era assodato che l'impero fosse finito in un punto abbastanza preciso nel tempo, e che, poiché tanta mole cadesse, era stato necessario un periodo di preparazione: considerazione importante in quanto da qui derivano i termini di declino e caduta entro cui si è mossa la storiografia meno recente.

Oggi, accertato che soltanto dopo Maometto il quadro mediterraneo è mutato definitivamente rispetto all'immagine classica, concludendosi quel periodo di transizione che è stato definito Tardo Antico (III-VII secolo d.C), prevale la linea interpretativa della trasformazione, cioè che anche declino e caduta rientrino nel passaggio lentissimo e graduale da una civiltà a un'altra: viene messa insomma in secondo piano l'idea di frattura, ossia che declino e caduta consistessero in un passaggio dal meglio al peggio in seguito a trauma.

Detto ciò, B. suggerisce in ultima analisi di evitare di adeguarsi a una linea interpretativa piuttosto che a un'altra, ma di lasciare infine parlare gli antichi e le loro stesse interpretazioni.

Questioni di terminologia

1-Impero

In termini politici, impero è un governo di tipo monarchico che ha a capo un imperatore, la cui autorità piena è tale da marcare un pezzo di tempo con la sua personalità (epoca augustea, neroniana..). Più in generale l'impero è un organismo articolato su un territorio più esteso della norma, che comprende regioni e popolazioni diverse, sottoposte a un'unica autorità, da cui deriva il significato derivato di territorio i cui confini si estendono quanto estesa è l'autorità dell'imperatore. Insita dunque nella sua natura è la caratteristica della superiorità di un'entità generale rispetto alla particolarità.

Il latino imperum ha in sé una pluralità di significati: comando, potestà di comandare, ufficio di comandante, potere, autorità, dominio. Oggi, a partire dall'epoca moderna, il maggior uso della parola impero è nella sfera dell'economia, designando per analogia con la politica la supremazia di un potentato economico spesso identificato con una nazione. Quello che hanno in comune le varie esperienze che il mondo ha conosciuto in epoca recente, e che hanno in un modo o nell'altro potuto essere definite impero, è la sovranazionalità raggiunta con la subordinazione in vari gradi accettata dei conquistati.

È il caso dell'imperialismo coloniale (britannico, francese), le cui caratteristiche peculiari sono state poi quella della lontananza dei possedimenti ottenuti, e la presunta superiorità del conquistatore; di quelli napoleonico, prussiano e austriaco, che sono particolari in quanto nati per annessioni militari secondo il principio della contiguità; o di quello, più attuale, finanziario (statunitense). Tutte situazioni in realtà nuove, che dell'accezione originaria di impero mantengono ben poco.

In ultima analisi, dunque, si può definire in generale l'impero come organizzazione transnazionale e supernazionale, resa omogenea al proprio interno dall'avere un unico centro di potere, il cui stile di vita ispira in vario grado quello dei componenti.

2-Imperialismo

L'accezione moralmente negativa che oggi si tende ad accompagnare alla parola impero si carica ulteriormente nella parola connessa imperialismo. Il termine imperialismo indica oggi la tendenza di uno stato a estendere il proprio dominio su territori che non gli appartengono, appropriandosi di stati altrui. La parola è di conio assai più recente rispetto a impero, e nell'immediato non nacque per indicare una volontà acquisitiva. Cominciò a circolare tra il 1870 e il 1889 per designare l'Imperial Federation propugnata da Disraeli, secondo una politica mirante a rafforzare l'autonomia dei singoli membri dell'impero britannico, dunque nella discussione su come gestire il dominio.

La svolta semantica si è avuta quando nel dibattito sono intervenuti i critici del sistema capitalistico (nomi d'obbligo: Luxemburg, Lenin), con i quali la parola ha assunto il definitivo valore moralmente negativo: volontà programmata di conquista e dominio con seguente sfruttamento. Dunque, impero e imperialismo sono oggi due termini inscindibili, per cui l'uno presuppone l'altro.

E se imperialismo è parola collegata a capitalismo, per sillogismo si transita all'equazione tra capitalismo e impero. E infatti anche per quanto riguarda la potenza attualmente egemone, gli USA, pur trattandosi di una repubblica parlamentare, si può parlare di impero e di imperialismo (volontà di assoggettamento).

3-Impero e imperialismo

Anche per l'antico si possono usare le categorie definitorie di impero e imperialismo. Entità statale sovranazionale i cui componenti vivono secondo i moduli culturali e politici della dominante (Impero di Roma), con a capo una persona dotata di autorità monarchica (imperatore), con una volontà di conquista di altri stati prima autonomi (imperialismo). A differenza dall'accezione moderna e attuale, il concetto di imperialismo vede la luce a Roma prima del concetto di impero, visto che la volontà di conquista è già viva durante l'epoca repubblicana.

Poi, con l'invasione germanica, quello che era stato imperium romanum, si parcellizzò in regna, i quali concettualmente escludevano l'impero, incarnando la particolarità in contrapposizione con l'universalità dell'impero. Con la decisione di incoronare Carlo Magno, papa Leone III creava un ibrido, recuperando l'ideale di impero e innestandolo su un regnum, cioè il dominio di Carlo. Con questo avvenimento l'impero fu collegato al papato, e quindi al cattolicesimo romano: il nuovo impero aveva per confini quello della cattolicità, di cui l'imperatore era difensore. La carica universalistica poi maturata attorno al titolo imperiale fu costruita da personaggi come Ottone III, Federico I di Barbarossa, salvo poi dissolversi a Westfalia dove l'impero rimase sacro e romano, ma della nazione tedesca.

Nell'Europa orientale si propose come erede dell'impero bizantino quello degli Zar (da Caesar), anch'esso sublime e necessario, ma in realtà fortemente parcellizzato. Nel lungo periodo che segue (nel quale pace ha significato periodo, solitamente breve, intercorrente tra una guerra e l'altra), molti regni sono stati imperialistici (secondo il duplice concetto di volontà di conquista e gestione della conquista), ma non sono stati definiti imperi, perché impero era qualcosa di diverso: all'atto della sua fondazione voleva essere un superiore momento di coesione e unificazione rispetto ad altre entità a regime politico diverso.

Tuttavia nemmeno la cultura medievale e moderna è sfuggita al richiamo dell'esperienza dell'impero romano, in quanto tema di fondo rimase quello delle origini del potere, ora però all'insegna della volontà di Dio (impero uno, perenne, strumento di salvezza delle anime concepito da Dio: De monarchia di Dante).

Considerazioni in tema di imperialismo (romano)

Il latino non conosce la parola imperialismo. È però evidente che i romani erano intrisi della tendenza che la parola stessa esprime. Questo è già valido per i greci (vedi Tucidide “dialogo tra gli ateniesi e i meli), per i quali era accettato che uno stato cercasse di espandersi a discapito di un altro. Stesso vale per i romani (Cicerone: de officiis). Alcuni storici hanno poi negato la volontarietà dell'acquisizione di un dominio mondiale (Momsen), altri hanno parlato di imperialismo difensivo. Una posizione mediana riconosce senz'altro la naturalezza della guerra per l'animo del cittadino romano, repubblicano e imperiale. Uno studioso importante come Piganiol ha infine addirittura sostenuto che la storia romana repubblicana è sostanzialmente storia della conquista.

1-Opinioni diverse sull'imperialismo romano

Polibio: non vide l'ultima fase dell'espansione romana, ma si occupò già a suo tempo (da greco) della superiorità romana. Non discute mai se sia lecito o no che una nazione si impadronisca dell'altra, per lui questo è nell'ordine delle cose (pur parlando nell'ottica dello sconfitto).

Oggi: da una parte chi sostiene la teoria dell'imperialismo difensivo (poco probabile), dall'altra (sulla base della lettura del “de imperio gnaei pompei” di Cicerone) chi parla di imperialismo economico (ma i romani si insediarono anche in zone poco fruttifere in termini di produttività).

Essendo che ogni storico ha la sua formazione e da questa si fa influenzare, è molto meglio prendere in considerazione l'altra, e primaria, accezione del termine (imperialismo) come modo di gestione dell'impero (vanno dunque indagate le varie realtà provinciali, gli arbitrati romani, le costituzioni municipali, e quant'altro la documentazione offre).

2-Opinione antica sull'imperialismo romano

Prevale nei racconti antichi lo stupore davanti a un successo così a lungo perseguito e mantenuto. Le risposte degli storici romani furono diverse, ma con un tema comune, cioè quello della felicità e degli animi e delle virtù nei tempi passati, quasi ci fosse una progressiva e costante sensazione di crisi. Vedi Sallustio e Tito Livio. In particolare, quest'ultimo si fa cantore dell'“imperialismo” romano nel suo divenire, raccontando le varie tappe della progressiva espansione di un impero che già soffre della sua stessa grandezza.

Per quanto riguarda lo stile della guerra, è utile una considerazione sempre di Tito Livio sull'eventualità di un confronto tra romani e Alessandro Magno: si sostiene che Alessandro avrebbe avuto la peggio (come accadde per molti altri generali stranieri, ad es. Annibale). Perché? Perché a fronte di eserciti quasi professionali guidati da comandanti anche.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolo.terni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Baldini Antonio.
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