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persecuzione contro i cristiani che si ebbe sotto diocleziano. Sotto quest'ultimo tuttavia non si può ancora parlare di una vera e

propria concezione teocratica del potere, ed è con questo passaggio, avvenuto certamente sotto costantino (concezione

dell'imperatore come rappresentante di Dio in terra), che prende avvio il nuovo corso istituzionale: il dominiato.

2-COSTANTINO

Il cammino compiuto da costantino per arrivare ad essere solo augusto (324) fu lungo e complesso. Anch'esso, come il primo augusto

(ottaviano) ebbe un lungo regno, e come questi alla sua molte lasciato le basi del principato, così costantino alla sua lasciò quelle del

dominato.

L'impero ebbe una nuova capitale, Costantinopoli, l'antica bisanzio diventata città dell'imperatore (fatto che determinò anche uno

spostamento del centro di gravità politico, economico e culturale verso oriente); città speculare a roma, la sua fondazione fu inserita

nella prospettiva provvidenziale del nuovo regime mondiale inaugurato da costantino per volere di dio.

L'esercito in questo periodo ebbe mezzo milione di effettivi in gran parte di estrazione barbarica, impegnati costantemente a

combattere altri barbari. Si aggiunga la ristrutturazione dell'apparato amministrativo e tributario. Fu infine introdotta una nuova

moneta, responsabile dell'allargamento della forbice tra ricchi e poveri e di quell'adflicta paupertas lamentata da un anonimo.

3-CONVERSIONE E IMPERO CRISTIANO

Tratto originale di costantino in ogni caso fu soprattutto la scelta religiosa. Dapprima egli fece perno sull'istanza di legittimità del

proprio potere (quello dinastico era insieme a quello religioso l'elemento solitamente fondante di ogni potere), dimostrando la sua

presunta discendenza da claudio gotico attraverso una copiosa documentazione epigrafica e una fonte letteraria. Poi rifiuta la pluralità

indistinta degli dei tradizionali e punta sulle tendenze monoteistiche allora vigoreggianti. Tutto ciò è evidente sostegno alla

costruzione di un ideologia imperiale, e anticipa nel tempo la conversione dell'imperatore al cristianesimo (che nei racconti

agiografici dei contemporanei sarebbe poi stata giustificata con una visione apparsa a costrantino prima della battaglia di ponte

milvio, in cui egli sconfisse il rivale massenzio; fonti: lattanzio e eusebio). Segue poi l'editto di milano, con il quale viene

riconosciuta la liceità del cristianesimo alla pari con le altri religioni, e il quale, superata definitivamente la fase delle persecuzioni e

certificato il successo dei cristiani, costituisce l'atto fondante dell'impero cristiano.

Il cammino di costantino fu dunque lento, regolato da prudenza: la piega decisiva si verificherà soltanto a conclusione

dell'acquisizione della monarchia, quando cioè costantino sarà solo augusto di tutto l'impero.

Il dibattito storico sulla sua figura è ovviamente acceso: si è dato credito a una perfetta conversione già nel 312, o si è sfumato nel

tempo il processo di adesione alla religione cristiana, o lo si è negato spostandolo semmai molto avanti (burckhardt e voltaire hanno

sostenuto la sua intrinseca non religiosità..). Ovviamente questo dubbio non può essere risolto.

Da parte cristiana la figura di costantino è chiaramente stata esaltata, invece, e questo non lo si deve solo mettere in relazione al

riconoscimento della liceità del cristianesimo, ma soprattutto con l'aperto favore dell'imperatore nei confronti dei cristiani e della

chiesa. Statuaria e iconografia dell'epoca dimostrano l'interazione tra imperatore e chiesa (egli è santo per la chiesa orientale, siede

come vescovo, si fa seppellire nella chiesa dei santi apostoli a costantinopoli come tredicesimo apostolo (isoapostolo). Per questa i

vantaggi sono evidenti, per costantino (a prescindere dalla vicenda interiore) il vantaggio era nella pacificazione sociale, ma

soprattutto nell'appoggio di una struttura gerarchizzata che si era temprata durante le persecuzioni.

Ottaviano aveva innestato il principato sulla costituzione della res publica, costantino innestò sul principato un'ideologia diversa

derivata dall'intellettualità cristiana, che contribui a rafforzare il potere e a dare di questo una diversa interpretazione, segnando lo

stile di quella che si chiama tarda antichità o basso impero.

DALLA SUCCESSIONE DI COSTANTINO VERSO LA FINE

costantino lasciò l'impero ai suoi tre figli, ognuno con pari autorità. Seguirono una serie di tradimenti (estinzione del ramo

collaterale, uccisioni di costantino II, di costante..). Costanzo II ebbe un lungo regno a oriente, e lo si può definire primo imperatore

bizantino: egli fu l'imperatore di costantinopoli, nel senso che portò a compimento l'impostazione paterna, sia per quanto riguarda la

vita cittadina, sia per quanto riguarda la monumentalizzazione, con particolare riferimento alle chiese; fu detentore di un potere

fortemente sacrale, traducendolo in atteggiamenti fortemente assolutistici e crudeli; trasformò il consilium principis adrianeo

(consiglio consultvo) in consistorium (pratica di restare in piedi alla presenza dell'imperatore), diede importanza dell'influenza degli

eunuchi negli affari di palazzo (tratto caratteristico della corte costantiniana).

L'ultimo discendente di costantino fu giuliano l'apostata, protagonista di un patetico ritorno all'indietro in ambito religioso. Il bagno

di cultura classica in cui s'immerse nella prima gioventù gli fece rinnegare il cristianesimo (da cui il soprannome). Fu ucciso durante

una guerra contro i persiani, facendo venir meno l'ultima possibilità per il paganesimo di riprendersi di fronte al cristianesimo ormai

dominante. Tutti gli imperatori successivi furono cristiani, in modo più o meno coinvolto.

Gioviano fu effimero, seguì valentiniano I: a questo si deve una scelta che fu gravida di conseguenze, ossia l'assegnazione della parte

orientale dell'impero a suo fratello valente. Il quale, nel 378, dichiarò guerra ai goti e fu disastrosamente sconfitto ad adrianopoli,

dove egli fu ucciso e l'esercito sterminato. Evento che scosse fortemente le fondamenta dell'impero.

Graziano, successore di valentiniano I, scelse come augusto a oriente teodosio, spagnolo e cattolicissimo. Costui impostò nei

confronti dei barbari la politica dell'assimilazione, e nei confronti di pagani ed eretici la politica dell'interdizione, e chiuse il secolo

iniziato con costantino portandone a estreme conseguenze le direttive, facendosi per eccellenza difensore della fede. Inoltre, dopo che

ebbe sconfitto i due usurpatori del fratello, magno massimo ed eugenio, i pagani, secondo il poeta prudenzio, divennero parte

estremamente rara del genere umano. Alla morte di teodosio I l'impero fu lasciato a due figli onorio e arcadio, rispettivamente

l'occidente e l'oriente. È lecito a questo punto trattare separatamente le vicende delle due partes.

1-L'ORENTE

questa parte, alla morte di arcadio, vede il lungo regno di teodosio II, caratterizzato da una fioritura di ingegni, sia nel campo della

letteratura ecclesiastica, profana, sia nella poesia che nella letteratura in genere, sia nella giurisprudenza.. prefigurazione dello stato

bizantino come prefigurato dagli stereotipi storiografici. Non si può in ogni caso parlare di totale estraneità di questa parte rispetto a

quella occidentale: i costantinopolitani e i sudditi dell'impero continuarono a chiamarsi romani, e attraverso la lunghissima esperienza

di giustiniano l'impero orientale entrò nella storia medioevale con un imperatore, e così rimase fino a quando non fu smembrato dai

turchi nel 1453.

la parte orientale conobbe in questa fase due fenomeni che sono particolarmente degni di attenzione, da taluni individuati come cause

primarie della fine dell'antichità:

-il monachesimo (in mancanza di martirio), che conobbe dimensioni spropositate, in stretta relazione con la pace costantiniana

-l'istituto del patrocinio (per cui il signore locale assicura protezione in tutti i campi dalle presunte ingerenze del potere statale), che

incise nella disgregazione del potere

2-L'OCCIDENTE E IL SACCO DI ROMA

A teodosio succedette onorio, oggettivamente debole (influenzato dalla sorella galla placidia), in un primo momento sotto la tutela di

stilicone. Questi è prototipo di una figura che prenderà in seguito valore quasi istituzionale, il tutore o protettore di un imperatore

giovane o debole (generalissimi barbari la cui origine impedisce loro il diritto di potere, percui lo detengono di fatto condizionando

l'imperatore; puppet emperor della storiografia anglosassone). Quando alarico, comandante delle truppe che sotto teodosio avevano

sconfitto eugenio, avanzò delle pretese, stilicone lo sconfisse, riallacciandoci poi rapporti secondo l'usanza germanica. Stilicone poi,

avverso ai cortigiani cristiani in quanto fautore di una politica di assimilazione con i barbari, fu mandato a morte. Alarico allora

mosse contro roma e pose l'assedio (sacco di roma, 410). con quest'evento s'infrangeva il mito dell'eternità di roma.

(del sacco importanti sono le testimonianze di olimpidoro, orosio, procopio di cesarea)

3-LA FINE DELL'IMPERO DI OCCIDENTE

agli anni di onorio risalgono anche numerose perdite territoriali: la britannia romana, la gallia meridionale, la spagna, l'africa.. roma

non si riprese dal colpo infertole da alarico: da tempo ormai non era più residenza degli imperatori e la sua gestione era nelle mani

dell'aristocrazia senatoria.

A onorio succede valentiniano III, il cui regno è segnato da debolezza e depravazione. Gli unni di attila furono eliminati da aezio, ma

poi la città fu saccheggiata nuovamente e l'imperatore ucciso. Seguirono una serie di successori protetti dai loro generalissimi barbari,

finchè oreste (ex segretario di attila) cacciò giulio nepote e diede la porpora a suo figlio romolo augustolo. Un gruppo di barbari,

guidati da odoacre, deposero quest'ultimo (476) e uccisero oreste. Odoacre fu proclamato rex d'italia. Zenone, imperatore d'oriente,

gli inviò contro teodorico, che vinse e fu proclamato rex dalle sue truppe. Tale rimase, e in occidente non vi fu più un imperatore.

4-ALCUNE IMPRESSIONI

Brani di marcellinus e jordanes (storici antichi) sulla fine dell'impero d'occidente

5-UNA SCELTA

Gli storici di oggi. Pur da diverse prospettive di studio si conclude in ogni caso che nella grande storia non ci sono cesure nette o

fratture profonde (poco cambiò per la “gente” tra il 24 e il 26 settembre 476), ma solo lente trasformazioni, sicchè il 476 appunto

assume piuttosto valore di segno di transizione. Nello stesso tempo però c'è chi rivendica il fatto che a partire da quell'anno le leggi

da una parte non valevano più nell'altra, e che non vi fu più un imperatore in occidente, ma solo un rex, e quindi non vi fu più un

impero, ma solo un regno.

“il diritto e le istituzioni sono elementi fondanti e costitutivi di ogni consorzio civile.. non si tratta di avere una concezione

totalizzante del diritto, ma di riconoscerne il carattere fondamentale e la validità delle sue categorie.. almeno da questo punto di vista

l'impero romano d'occidente è terminato nel 476”.

IL PROBLEMA DELLA FINE

1-ALCUNE CONSIDERAZIONI (ALTRUI)

Il medioevo conosce l'impero romano d'occidente come caduto, ma le testimonianze sono profondamente orientate in senso cristiano,

sicchè il panorama di giudizi sulla sua fine è limitato, limitandosi a una presa d'atto: l'impero è oggetto in questo periodo di

speculazioni (il tentativo di leone III nell'800 ne è prova empirica), ma non si riescono (o non si vogliono) a cogliere i motivi per cui

sia caduto quello romano, in così stretta affinità culturale e istituzionale. Superfluo è ricordare l'incidenza sulla cultura occidentale

dell'afflusso di antichi testi dopo la presa di costantinopoli: a nessuno sfuggiva che che le fonti spingevano a suggerire una

concomitanza tra il predominio religioso del cristianesimo e il venir meno e il venir meno della solidità tradizionale dell'immagine

dell'impero. È questo che rendeva difficile, in una società così cristiana come quella medievale, prendere una posizione sulle cause

della fine dell'impero romano.

La cultura sembra respirare più liberamente nell'età dei lumi, e la questione trova risoluzione nella diagnosi volterriana “il

cristianesimo apriva il cielo, ma perdeva l'impero”. Il cristianesimo qui è però elemento aggiunto che coopera con altri agenti di

corruzione, come il degrado dei costumi dei principi (montesquieu), la barbarie germanica (gibbon: al quale si deve l'identificazione

tra questione costantiniana e questione della fine dell'impero). Quello che gli illuministi hanno in comune, in ogni caso, è l'idea di

una passaggio dal meglio (roma) al peggio (il medioevo), di una fuga irrazionale dal paganesimo verso il cristianesimo.

Poi ci fu il positivismo, la cui punta di diamante fu darwin, che non si occupò affatto di impero romano, ma influenzò tutte le branche

della cultura, tra cui anche la storia, e anche la storia romana: un esempio può essere liebig, che attribuì la fine dell'impero a un

impoverimento del suolo; altri fecero rientrare il problema nell'ambito della storia naturale, congetturando la storia romana come un

fenomeno fisico con proprie leggi determinabili scientificamente: razza territorio clima..

l'abbinamento tra concetto di razza e svolgimento biologico trovò poi facile sbocco nelle varie teorie sull'invecchiamento della

popolazione romana e sulla superiorità della razza germanica, che avrebbe naturalmente sopraffatto un popolo più vecchio, e in

seguito nelle deliranti aberrazioni di rosemberg e altri sulla giustificazione del primato tedesco e quindi nazista.

Sotto l'impressione dei fatti della rivoluzione di ottobre, il russo rostovcev riconobbe al pari di gibbon il momento più alto della storia

imperiale nell'età degli antonini, in cui si dispegò l'evergetismo (atti di beneficenza dei ricchi per la collettività) delle borghesie

municipali, e interpretò l'ultima storia dell'impero come lotta di classe tra borghesie cittadine e contadini soldati, concludendo con un

interrogativo che ancor oggi costringe a riflettere:

“è possibile estendere una civiltà elevata alle classi inferiori senza degradare il contenuto di essa e diluirne le qualità fino

all'evanescenza? Non è ogni civiltà destinata a decadere non appena penetra nelle masse?”


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DETTAGLI
Esame: Storia romana
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolo.terni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Baldini Antonio.

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