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Capitolo 1: I punti di partenza

Saussure era un linguista, e forse questo ha influito notevolmente, radicando nel senso comune la tendenza a prendere come modello di riferimento semiotico la lingua. Questo è altamente fuorviante e provoca gravi conseguenze. Si parte comunque da un esempio basilare di comunicazione linguistica tra due amici A e B, il primo ha acquistato una macchina nuova, dopo aver illustrato le caratteristiche a B, quest'ultimo gli chiede di che colore sia l'autovettura. A risponde "Blu", ma non è tutto facile come sembra. A si è trovato in una situazione dove non sapeva trovare il giusto termine per la situazione, l'auto è certamente blu, ma esistono numerosissime varianti di blu, ma in questo modo B non sarà informato precisamente, infatti non può sapere se sia un blu tendente al nero o al viola, se sia lucido o opaco ecc.

Da ciò deriva il fatto che nessuna lingua funziona per collegamento diretto tra un termine e una singola entità, ma al contrario funziona utilizzando delle "classi". Il nostro amico A, prima di rispondere, ha avuto un attimo di incertezza poiché ha cercato di capire in quale classe ricadesse la sfumatura di blu della sua auto, in quella azzurra piuttosto che in quella indaco...

A questo punto è possibile affermare che il sistema di una lingua, per poter adempiere alla comunicazione, deve funzionare secondo un sistema di classificazione. (Saussure). Tale classificazione non è presente nelle cose, è possibile infatti vedere nell'arcobaleno come le varie sfumature di colore siano continue e non perfettamente separate in "classi", le divisioni è possibile effettuarle in base alla lingua: "Fin qui è rosso, poi è viola...". Queste classi esistono in quanto sono il corrispettivo di una parola. Sono immediatamente entità linguistiche e rappresentano in modo concreto il significato. Ciò di cui stiamo parlando è definito come "Capacità costruttiva" dei linguaggi.

Relazione tra livello materiale e modelli mentali

Il nostro amico A si trova quindi a dover scegliere tra i significati dei termini della lingua italiana, una volta individuato, deve emetterlo tramite il proprio apparato fonatorio. Tale realizzazione fisica è detta "manipolazione", la quale ci fornisce un oggetto materiale e Singolo, Singolo perché è unico, la stessa parola pronunciata o scritta da persone diverse da luogo a manifestazioni sonore e grafiche profondamente differenti. La Manifestazione è l'unica parte del processo comunicativo che si sposta dal mittente al ricevente. In questo caso è l'oggetto manifestato che si sposta, in altri casi, è il mittente che si sposta. Un esempio è quando l'individuo va a visitare un museo o quando si traggono significati dai monumenti. La cosa fondamentale è che niente oltre all'entità materiale si sposta da mittente a ricevente.

Il lavoro del ricevente inizia quando egli percepisce una certa entità di manifestazione, a questo punto, dovrà attribuirgli un'identità linguistica, grazie alle conoscenze insite in lui, solo a questo punto potrà scattare nella sua mente il "riconoscimento". La corrispondenza diventerà difficoltosa quando saranno presenti delle fonti di rumore (Ambiente disturbato, assenza di codice condiviso, distrazione del ricevente). Un oggetto sonoro è sempre nuovo e diverso da quello precedente e il ricevente è ogni volta costretto a rapportarlo con la struttura espressiva delle varie parole a lui note.

Introduciamo ora il concetto di "significante", esso si riferisce SOLO ED ESCLUSIVAMENTE ai modelli mentali, e mai a quelli materiali. Nel corso del processo comunicativo il nostro amico B riceve semplicemente dei suoni, e non dei significanti, ad esso arriva solamente al termine del processo di attribuzione d'identità. Il significante rappresenta quindi un punto di arrivo per il ricevente. A questo punto la lingua italiana viene in soccorso del ricevente, fornendogli un contenuto mentale definito da essa stessa chiamato "significato", che rappresenta il punto di arrivo finale del lavoro del ricevente. (Vedi schema pagina 30).

Significante e significato sono i due lati della stessa medaglia, rappresentati dal Segno. Il primo è portatore di Significato, il secondo rappresenta il punto finale di arrivo del lavoro del ricevente. Sulla base di ciò è possibile affermare che sia ormai superata la fase di comunicazione intesa come trasmissione di informazioni, ciò che si sposta sono solamente delle entità materiali, come abbiamo già visto.

In semiotica possiamo immaginare un messaggio come un insieme di istruzioni per l'elaborazione dei contenuti mentali: se fosse possibile inviare direttamente ciò che intendiamo comunicare, allora i sistemi semiotici sarebbero superflui e le persone comunicherebbero per via telepatica. Un messaggio contiene i riferimenti (le istruzioni) a concetti che il destinatario conosce, utili per essere combinati tra loro al fine di ricostruire ciò che vuole essere comunicato dal mittente. Il destinatario così è a tutti gli effetti un individuo attivo, al contrario di quanto pensato in precedenza, in quanto svolge un lavoro vero e proprio sul messaggio che gli viene trasmesso. Il punto di arrivo è quindi la formazione di contenuti mentali che ha elaborato nella sua mente.

La relazione tra gli esseri umani e gli eventi che accadono nel mondo è mediata da sistemi di segni, grazie ai quali non vediamo singoli oggetti ma segni e connessioni semiotiche piuttosto che dati di fatto. A questo proposito c'è una relazione tra 3 caratteristiche importanti:

  • Esperienze di vita: gli esseri umani hanno interazioni con gli eventi del mondo.
  • Processi comunicativi: gli esseri umani decidono che parte di quanto osservato può essere oggetto di comunicazione, di conseguenza verrà riferito ad altri quanto visto.
  • Meccanismi segnici: per comunicare quanto visto, percepito, accaduto, è necessario avere un sistema di segni di qualsiasi genere.

Anche quando siamo perfettamente isolati da tutto, il nostro pensiero assume la forma di un sistema semiotico e noi continueremo sempre ad operare connessioni tra entità materiali e valori mentali. Tutto ciò che vediamo, tocchiamo, sentiamo, viene immediatamente caricato di senso, al contrario, tutto ciò che pensiamo o immaginiamo, viene attribuito a qualcosa di materiale e di concreto.

A proposito dell'esempio precedente sul colore dell'auto, possiamo imbatterci in due tipi di difficoltà: la maggior precisione di indicazione del colore da parte di A, sarebbe potuta sfociare in una minor comprensione da parte di B; in secondo luogo, definizioni complesse implicano una maggior quantità di tempo da parte del destinatario e, quindi, la rottura del "patto di cooperazione" su cui si basa il processo di comunicazione. Queste due difficoltà ci portano ad optare per la soluzione più immediata e semplice: "BLU".

Si capisce così in modo molto chiaro come la comunicazione ed i processi legati ad essa siano strettamente correlati alle sfere dei sistemi semiotici che utilizziamo involontariamente; abitiamo in un ambiente completamente semiotizzato dal quale non possiamo staccarci. Un esempio è il film "Matrix".

Capitolo 2: Per una teoria unificata delle forme di correlazione segnica

2.1 Visione di Pierce rispetto a Saussure

Pierce rispetto a Saussure, ci offre una visione della semiotica più ampia, ma comunque lontana dalle nostre esigenze. Saussure, come già detto, assume la lingua come modello per ogni altro sistema semiotico e ha introdotto il concetto di "arbitrarietà del segno", definendola come l'assenza di motivazioni che legano il significante al significato, ciò viene ampiamente dimostrato dal modo di chiamare una qualsiasi cosa in maniera diversa nelle diverse lingue.

Pierce, dal canto suo, tiene conto di tutti i modi di presentarsi dei segni, al contrario di Saussure, Pierce ha una visione più filosofica e ha una concezione di segno molto più ampia: afferma infatti che il segno esiste solamente quando qualcosa rimanda a qualcos'altro. Es. Il fumo è un mero fenomeno fisico, che, correlato alla presenza di fuoco, può farci allarmare. Tale correlazione secondo Pierce è sempre soggettiva, pur trattandosi di una correlazione tra due oggetti materiali, in quanto è sempre pensata da qualcuno, ovvero l'interprete.

La differenza sostanziale tra i due autori sta nel fatto che Saussure afferma che tutto ciò che sta dal lato del significante o del significato è un'entità psichica di carattere generale; al contrario Pierce afferma che un mero fenomeno fisico (fumo, impronte sulla neve...) possono valere, per qualcuno, come dei segni (fuoco, passaggio di un animale...)

2.2 La tricotomia di Pierce: Simboli, Icone e Indici

Pierce identifica una tricotomia: Simboli, Icone e Indici.

  • Un segno è definibile come Simbolo quando il rinvio dal Simbolo al "qualcos'altro" è legato ad una convenzione. Questo tipo di segni ha carattere generale e vengono chiamati "legisegni".
  • Un segno è definibile Indice quando il rapporto che lo rimanda a qualcos'altro è di natura intrinseca, tipicamente indica un rapporto di causa/effetto e spesso implica la presenza di contatto fisico. Es. L'impronta di un gatto sulla neve implica per forza un contatto fisico e si imprime per effetto del passaggio dell'animale sulla neve.
  • Un segno è definibile Icona quando qualcosa agli occhi di qualcuno rimanda a qualcos'altro nel mondo reale o possibile. Es. Il ritratto di mia mamma, ai miei occhi, mi rimanda a mia mamma in quanto analogo alla sua vera faccia.

Il termine "icona" copre diversi fenomeni, ma il carattere che ci interessa è quella descritta al punto 3. Il rapporto (relazione iconica) tra l'icona e una qualunque entità presente nel mondo, viene descritto da Greimas con il termine "illusione referenziale", secondo la quale un individuo tende a far emergere gli oggetti che vengono mostrati nei racconti a discapito dei significati e delle visioni del mondo che lo stesso racconto vuole comunicare.

2.3 Conferme a principi di Saussure

Alcuni principi di Saussure vengono confermati anche da Pierce. Essi sono:

  • I segni sono entità generali appartenenti al codice.
  • Quello che troviamo a livello locale (ad esempio su un giornale) sono occorrenze specifiche del segno.
  • Il passaggio dal livello fisico a quello psichico, cioè l’identificazione del significante. (vedere esempio della nuvola a pag. 47).

Dall'esempio si evince che le nostre capacità di interpretazione, in riferimento all’oggetto fisico osservato, sono pari a zero. Ciò che vediamo è un'occorrenza di una categoria che già conosciamo. L’operazione interpretativa fondamentale consiste nel mettere in relazione l’oggetto (la nuvola) con un modello già conosciuto (nuvoloni neri portatori di pioggia).

Da ciò si evince che non esiste nessuna connessione diretta tra l’oggetto fisico ed il senso in quanto quest’ultimo è prettamente soggettivo. Facendo riferimento ad Umberto Eco, egli afferma che un segno è sempre una correlazione riconosciuta da una società; dunque non è mai un’entità fisica. Gli esseri umani hanno la capacità di operare connessioni semiotiche (dall’oggetto alla classe di attribuzione) in maniera rapidissima.

2.4 I segni arbitrari

I segni arbitrari: sono lunghe liste di segni formati da unità indipendenti (es.: alfabeto). Arbitraria è la relazione esistente tra il significante ed il significato (ad ogni oggetto fisico viene assegnato arbitrariamente un nome). Esistono poi alcune regole minime per cui i nomi più brevi e semplici vengono attribuiti ai concetti di uso più comune (mamma, papà, …).

  • Dal punto di vista del significante: “cane” o “dog” hanno lo stesso riferimento all’animale.
  • Dal punto di vista del significato: le categorie che la lingua si costruisce a livello di significato non sono casuali, ma è possibile che si tenga conto di criteri di convenienza, di opportunità pratica o della logica culturale (vedere esempio categoria “cane”, “gatto”, “topo”).

2.5 La lingua e il concetto di equisomiglianza

La lingua, secondo Saussure, introduce un sistema formale di suddivisioni; tracciando tali linee di divisione la lingua introduce anche il concetto che ciò che sta al di là della linea di divisione è “diverso”, mentre ciò che sta al di qua è “simile”. In altre parole, questo giudizio di similarità e differenza è una conseguenza dell’ordine introdotto dal codice linguistico. C’è relazione di equisomiglianza tra gli elementi che appartengono a una stessa classe e di conseguenza sono trattati dal codice linguistico come semanticamente equivalenti.

Ad esempio tutti i punti di colore che la lingua italiana raccoglie nel termine “blu” vengono trattati in modo equivalente, sono appunto “equisimili”. Lo stesso può essere constatato facilmente dal punto di vista del significante: noi consideriamo equisimili parole diverse che appartengono però ad una stessa classe semiotica (cane-dog appartengono alla stessa classe semiotica).

A titolo di esempio si veda lo schema a pag. 53: partendo da colori fisici diversi (blu indaco, blu scuro, azzurro, …) la lingua li associa in un'unica classe (blu). Il significante (blu) viene realizzato tramite molte concrete realizzazioni sonore sentite simili tra loro (blu indaco, blu scuro, azzurro, …) (significante).

Esistono delle eccezioni a questo schema determinate dai nomi propri: il nome proprio possiede un referente e non un significato; in questo modo è possibile distinguere il singolo evitando la formazione di una classe (Marco è il nome proprio di molte persone, ma non è possibile raggrupparle in un'unica classe semiotica in quanto ogni Marco è diverso dall’altro).

2.6 L'importanza degli indici

È stato dato scarso rilievo agli “indici”, la cui rilevanza nella comunicazione quotidiana è senza dubbio molto maggiore di quanto si possa pensare. Una prima interessante caratteristica degli indici è la capacità di far uso di oggetti o comportamenti in prima battuta non semiotici, cioè legati a funzioni non comunicative.

Un ambito tipico per l’esplorazione di sistemi indicali è quello dell’abbigliamento: in questo caso aggiungiamo valore semiotico a entità che comunque esisterebbero per altri scopi (ripararci dal freddo, nascondere parti del corpo, proteggerci). In questo ambito il valore segnico si aggiunge al valore funzionale senza cancellarlo e questo porta ad un’ambiguità molto tipica nell’uso degli indici. Per esempio se si ritiene che indossare una pelliccia costosa sia “indice” di status economico elevato, resta comunque alla signora con pelliccia la possibilità di sostenere di non avere intenzione di fare un uso simbolico dell’indumento, di non attribuirvi alcun significato e di usarlo solo per ripararsi dal freddo.

Questo uso dei segni indicali è legato al modo in cui se ne effettua l’interpretazione: analizzando gli eventi, concatenati tra di loro, possiamo arrivare ad una corretta interpretazione dei segni indicali. Nel caso della signora con pelliccia: se la signora indossa “adesso” la pelliccia è perché ha potuto disporre del denaro per acquistarla ed anche ad un accesso regolare a risorse economiche abbondanti; la catena di eventi disegna così uno “stile di vita”.

Possiamo così interpretare un tratto comportamentale di qualcuno non solo come “segnale” di una sua intenzione d’azione, come “traccia” lasciata da un atto precedentemente compiuto, ma anche come “sintomo” di qualcosa di più ampio, come uno stile di vita o di pensiero. Ricordando che “sintagmatica” è la connessione tra gli elementi che compongono una catena strutturata, possiamo dire che questo tipo di segni (o indici) si fondano su “connessioni sintagmatiche”.

Il valore degli indici è stato da sempre sottovalutato: Pierce evidenzia una prima caratteristica degli indici, ossia quella di far uso di oggetti non semiotici, permettendo così di avere infinite possibilità di utilizzare gli indici. Un esempio riguarda l'abbigliamento: viene aggiunto un valore semiotico ai vestiti che esistono per soddisfare altri bisogni, ripararsi dal freddo, coprirsi... il valore segnico dell'abbigliamento si sovrappone così a quello funzionale, senza che i due si annullino a vicenda. Un determinato tipo di abbigliamento può determinare un particolare status (pelliccia).

Nella nostra esperienza di vita, riusciamo ad analizzare gli eventi che accadono come una sequenza, ci è così semplice quindi individuarne le cause e le conseguenze. Es. La signora con la pelliccia, non solo ha uno status d'élite, in quanto indossa un capo di abbigliamento pregiato, ma, grazie ad esso, gli individui riescono a capire che la signora gode di buone risorse economiche costanti che le hanno permesso di comprare una pelliccia. In questo modo, partendo da una semplice pelliccia che serve a ripararsi dal freddo, è possibile risalire allo stile di vita di chi la indossa. La pelliccia diventa così un chiaro segnale, una traccia, un sintomo lasciato dalla pelliccia rispetto a qualcosa di più ampio, come appunto uno stile di vita o di pensiero. Si è quindi venuta a formare una "catena strutturata" nella mente dell'osservatore della signora, la connessione dei vari elementi della catena viene chiamata "sintagmatica". In conclusione, è possibile affermare che gli Indici si basano su connessioni sintagmatiche.

Un altro esempio consiste in coloro che guardano insistentemente l'orologio durante una...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ferraro Guido.
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