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Cap. 3 – Il ruolo del gesto

9-13 mesi: prima forma di comunicazione intenzionale gesti come indicare, mostrare, dare e richiesta ritualizzata = gesti deittici, esprimono l’intenzione comunicativa di richiedere e attirare l’attenzione dell’altro su un oggetto o evento della situazione conflittuale;

Gesti rappresentativi (o simbolici o referenziali): nascono all’interno delle interazioni adulto-bambini e hanno un contenuto semantico stabile nelle diverse situazioni, es ballare e telefonare;

Gesti convenzionali: esempio di gesto rappresentativo (più = braccia alzate e palmi rivolti verso l’alto);

Tra 9 e 18 mesi più gesti che parole: la produzione di azioni e gesti senza manipolazione di oggetti e la comprensione di parole che si riferiscono ad esse, precede la produzione di azioni a gesti con manipolazione di oggetti (= anche per la produzione di parole);

A 15 mesi nominare oggetti è più importante che nominare azioni.

La combinazione gesto-parole (combinazioni equivalenti in cui parola e gesto si riferiscono allo stesso evento/oggetto, complementari in cui il bambino produce un gesto deittico che specifica e disambigua l’elemento a cui la parola si riferisce e supplementari in cui gesto e parole hanno significati diversi) precedono la combinazione di 2 parole che emerge a 19 mesi, ma la sua frequenza aumenta nei mesi successivi.

A 2 anni (e anche dopo) modalità vocale e gestuale sono utilizzate anche nella denominazione; nelle spiegazioni verbali, i bambini veicolano molte informazioni con i gesti.

Gesture-speech integrated system: gesto e parlato costituiscono un sistema integrato nell’adulto.

Cap. 4 – La comunicazione prelinguistica

Alla nascita il bambino è predisposto a rispondere selettivamente a stimoli sociali;

2 mesi: scambi di natura diadica. Trevarthen parla di intersoggettività primaria come comunicazione pre-intenzionale: è l’adulto che rende il bambino un agente intenzionale;

Metà del primo anno di vita: interazione triadica. Trevarthen parla di intersoggettività secondaria, importanza dell’attenzione condivisa che è alla base anche del riferimento sociale (cioè quando il bambino usa volto/espressione dell’adulto per far fronte a situazioni ambigue).

Studio di Butterworth: meccanismo ecologico (6-8 mesi): il bambino è capace di seguire lo sguardo e il gesto di indicare quanto volto/mano dell’adulto- oggetto sono nel medesimo campo visivo; meccanismo geometrico (12 mesi): localizza uno dei due oggetti utilizzando la linea di sguardo dell’adulto; meccanismo spaziale-rappresentazionale (18 mesi): localizza oggetto guardato/indicato dall’adulto anche quando esso si trova alle spalle del bambino;

10-13 mesi: il bambino comincia a dirigere l’attenzione e il comportamento dell’adulto verso un evento esterno, utilizzando i gesti visti negli adulti.

9-10 mesi: comunicazione intenzionale - due intenzioni comunicative: richiestiva = il bambino utilizza l’adulto per ottenere l’oggetto desiderato (adulto come oggetto) e dichiarativa = il bambino utilizza un oggetto come strumento per attirare l’attenzione dell’adulto su quell’oggetto (adulto dotato di atteggiamenti mentali, cioè agente intenzionale).

Diversi tipi di sorriso: alla nascita sorriso endogeno come reazioni involontaria di equilibrio interno, a 2 mesi sorriso esogeno come risposta a stimoli sociali e a 3 mesi sorriso sociale come mezzo di condivisione.

Suoni e vocalizzi

  • 2-3 settimane di vita: suoni vegetativi (o suoni pre-pianto) e suoni legati al pianto.
  • 2-3 mesi – prime imitazioni vocaliche.
  • 6-7 mesi – lallazione canonica (sillabe ripetute più volte – consonante occlusiva/nasale + vocale).
  • 10-12 mesi – lallazione variata e proto-parole.

Gesti

  • 9-12 mesi – gesti deittici.
  • 12 mesi – gesti referenziali, cioè convenzionali e iconici.

Indicare

  • 7-16 mesi: capacità di produrre l’indicare.
  • Il gesto di indicare si stabilizza a 15 mesi e rimane stabile fino a 18 mesi.
  • 12 mesi: il bambino è in grado di orientarsi verso gli oggetti indicati dall’adulto se nel proprio campo visivo – a 18 mesi anche se l’oggetto è alle spalle del bambino. Quindi a 12 mesi il bambino è in grado di comprendere il gesto di indicare.
  • Nel 1o anno di vita prevalgono gesti richiestivi; qualche mese più tardi compaiono quelli informativi, come l’indicare.
  • 2 anni – intenzione informativa (comprensione e produzione).

Cap. 5 – Parlare ai bambini

Child directed speech (CDS): versione semplificata della lingua materna caratterizzata da frasi brevi, numerose ripetizioni, tono alto, modalità di produzione più lenta e fluida, le parole vengono ripetute e pronunciate più chiaramente e le pause del discorso sono più lunghe. Presenta caratteristiche peculiari prosodiche, lessicali e sintattiche.

Caratteristiche prosodiche

Soprattutto con bambini di 4 mesi, nell’interazione faccia a faccia; adattamenti linguistici prosodici possono assumere una funzione “analitica”, cioè aiuta il bambino ad elaborare il materiale linguistico ascoltato per definire i contorni di parole e frasi e una funzione “socio affettiva”, che consente al bambino di sperimentare scambi comunicativi efficaci.

Caratteristiche lessicali

Uso di vezzeggiativi, diminutivi, onomatopee e termini che costituiscono una semplificazione di parole di uso comune; la mamma chiama il bambino per nome e definisce se stessa “mamma”.

Caratteristiche sintattiche

Ben formato sul piano grammaticale, false partenze e infrequenti interruzioni; il grado di complessità aumenta con l’aumento dell’età e del livello linguistico del bambino.

Caratteristiche pragmatiche

Tendenza ad evitare le forme linguistiche poco trasparenti, come allusioni e commenti ironici. Mc Donald e Pien parlano di funzione comunicativa di controllo, finalizzata a dirigere l’attività del bambino, e di conversazione, finalizzata a sollecitare e/o mantenere lo scambio comunicativo con il bambino. D’Orico e Franco hanno definito “l’aderenza al contesto immediato” come una regola conversazionale cruciale nei discorsi che le madri rivolgono ai bambini di circa 10 mesi. Due funzioni del linguaggio comunicativo dell’adulto rivolto al bambino: affettiva (incoraggiamenti e proibizioni) e informativa (domande e descrizioni). Longobardi identifica cinque funzioni: tutoriale (ripetizioni, espansioni e riformulazioni), didattica (trasmettere conoscenze e verificarne l’apprendimento con denomin e domande), di conversazione (auto-risposte che la mamma fornisce alle proprie domande per mantenere aperta la conversazione), di controllo (ri-orienta l’attenzione o modifica l’azione in corso) e asincrona (comportamenti intrusivi della madre o risposte mancate).

Altra caratteristica del discorso rivolto ai bambini piccoli è la contingenza semantica, cioè nella replica della madre semanticamente collegata alla precedente espressione del bambino e la produzione di espansioni, cioè enunciati che includono almeno un elemento verbale prodotto prima dal bambino.

Anche l’uso dei gesti viene adattato al bambino: più frequenti gesti rappresentativi convenzionali e deittici.

Origine e finalità degli adattamenti linguistici

  • Ipotesi del feedback (Cross): importanza del feedback fornito dal bambino in relazione alle sue capacità di comprensione e produzione per ottenere un certo grado di semplificazione del discorso materno più o meno elevato.
  • Ipotesi conversazionale: le modificazioni linguistiche derivano dall’intenzione della madre di garantire a un interlocutore ancora immaturo l’opportunità di agire come partner conversazionale.
  • Spiegazione multifattoriale di Newport, Gleitman e Gleitman: integrazione delle due ipotesi.

Modi diversi di parlare ai bambini

Il linguaggio degli adulti non genitori presenta le stesse caratteristiche prosodiche del CDS di madri e bambini.

Ipotesi del ponte di Gleason: i padri, utilizzando un linguaggio più complesso e non finemente adattato alle capacità di produzione e comprensione del bambino, si propongono come interlocutori esigenti, in quanto richiedono prestazioni conversazionali più elevate rispetto alle madri. Ruolo dei padri di intermediari tra il bambino e il mondo esterno (caratteristiche linguistiche dei padri: maggiore varietà lessicale, uso di parole a bassa frequenza d’uso, parlano di meno delle madri nelle interazioni triadiche, maggiore utilizzo di enunciati con funzione di controllo del comportamento del bambino, maggiore interruzioni e cambio di argomento quando il tentativo di riparazione dell’interruzione risulta fallimentare).

Ipotesi del ponte modificata da Mannle e Tomasello: applicabile anche ai fratelli maggiori (conversano meno e più brevemente con i fratelli più piccoli, utilizzano poco la funzione di supporto, ma sono più direttivi, interrompono e ignorano di più).

I bambini in età prescolare (4 anni) sono in grado di adattare il loro linguaggio a quello dei bambini più piccoli (frasi più semplici e brevi, intonazione più alta, più frequenti le richieste di attenzione e le ripetizioni). Questa capacità si acquisisce nel corso dello sviluppo (Gleason).

Crescere in altre culture

Il CDS non è universale; in alcune culture, es. Africane, le madri non adattano il proprio linguaggio alle capacità dei bambini.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ciccina.ale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia e psicopatologia dello sviluppo del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Zampi Chiara.
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