Un viaggio intorno al mondo
La macroeconomia
La macroeconomia si occupa di alcune variabili economiche aggregate come produzione (livello di produzione dell'intera economia e il suo tasso di crescita), reddito, inflazione (tasso d'inflazione → il tasso al quale il prezzo medio dei beni nell'economia cresce nel tempo), disoccupazione (tasso di disoccupazione → la porzione di lavoratori nell'economia che non sono occupati e stanno cercando un lavoro) e tassi d'interesse.
Dopo la Prima Guerra Mondiale iniziò la Grande Depressione: la disoccupazione aumentò vertiginosamente perché le imprese non producevano più come prima. Tante erano le persone in cerca di lavoro che non riuscivano a trovarlo. Secondo l'opinione dei liberalisti la disoccupazione era un fenomeno periodico e normale che si presentava nel mercato e veniva riassorbita automaticamente da esso. Secondo Keynes invece il problema non si sarebbe risolto da solo, ma era necessario un intervento dello Stato per aumentare la domanda aggregata (e quindi aumentare i posti di lavoro): costruzione di nuove infrastrutture. In questo momento (1936) e in questo posto (Cambridge) nacque la macroeconomia, con l'uscita della Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta di John Maynard Keynes.
Un viaggio attraverso il libro
La produzione aggregata
La produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata Pil (Prodotto Interno Lordo) o GDP in inglese.
Il Pil (Y) ha tre definizioni equivalenti: le prime due dal lato della produzione e l'altra dal lato del reddito.
- Pil → il valore monetario dei beni e dei servizi finali prodotti e scambiati nell'economia in un dato periodo.
Esempio → Pil come somma dei beni e servizi finali.
Impresa 1: settore siderurgico (acciaio) Impresa 2: settore automobilistico
Ricavi 100 Ricavi 200
Costi (salari) 80 Costi 170 (salari 70 + materie prime 100)
Profitti 20 Profitti 30
Y = 200 → si considerano nel PIL solo i ricavi dei beni finali (le auto). Se i ricavi delle due imprese fossero sommati, i 100 euro di acciaio sarebbero contati due volte.
- Pil → la somma del valore aggiunto in un dato periodo di tempo.
Valore aggiunto (VA) = valore della produzione - valore dei beni intermedi.
Esempio → Pil come somma del valore aggiunto.
VA = impresa siderurgica = 100 – 0 (non ci sono beni intermedi) = 100
VA = impresa auto=200 - 100 = 100
Y = VA + VA = 100 + 100 = 200
- Pil → la somma dei redditi (imposte indirette + reddito del lavoro + reddito del capitale) dell'economia in un dato periodo di tempo.
Reddito dal Lavoro → salari dei dipendenti.
Reddito del capitale → profitto dell'impresa
Esempio → Pil come somma dei redditi.
Impresa siderurgica: 80 (salari) + 20 (profitti) = 100
Impresa auto: 70 (salari) + 30 (profitti) = 110
Y = 200
Nel 1970 il Pil nei paesi europei era circa 715 miliardi di euro, nel 2013 è circa 3.070 miliardi: può la produzione essere aumentata di 18 volte in 43 anni? No, gran parte dell'aumento riflette variazioni dei prezzi e non delle quantità. Questo ci porta a distinguere il Pil nominale da quello reale.
Pil nominale (€Y) → la somma delle quantità dei beni finali valutati al loro prezzo corrente. Quindi esso cresce per: l'aumento della produzione aggregata e per l'aumento del livello dei prezzi. Se vogliamo misurare la variazione della produzione nel tempo, dobbiamo eliminare l'effetto dell'aumento dei prezzi nella nostra misura del PIL. A questo scopo si costruisce il PIL reale.
Pil reale (Y) → somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti (di un anno base). È una misura della produzione aggregata che non è influenzata dal livello dei prezzi.
Esempio → Pil reale vs Pil Nominale
Come cambierebbero i risultati se costruissimo il Pil reale usando come riferimento il prezzo delle auto del 2006 invece di quelli del 2005? Il livello del Pil reale di ciascun anno sarebbe diverso (perché i prezzi del 2006 sono diversi da quelli del 2005), ma il suo tasso di variazione di anno in anno sarebbe lo stesso di quello calcolato con i prezzi del 2006.
Tasso di crescita del Pil → (Yt – Yt-1) : Yt-1
Usando il Pil reale nella formula del tasso di crescita del Pil, sparisce il prezzo e il rapporto dipende solo dalle quantità.
Pil pro capite → Pil reale / popolazione
È ancora in corso un forte dibattito per decidere se il Pil pro capite possa misurare il tenore di vita di un paese (perché ci sono tante altre variabili non economiche da considerare che non sono comprese nel Pil). Per valutare l'andamento dell'economia da un anno all'altro gli economisti considerano il tasso di crescita del PIL reale: i periodi di crescita positiva sono chiamati espansioni, quelli di crescita negativa sono chiamati recessioni.
Le principali variabili macroeconomiche
Disoccupazione (U) → il numero di persone che non hanno un lavoro, ma lo stanno cercando.
Occupazione (N) → il numero di persone che hanno un lavoro.
Forza lavoro (L) → somma dei disoccupati e degli occupati → N + U
Lavoratori scoraggiati → coloro che non hanno un lavoro e hanno smesso di cercarlo (non considerati in L).
Tasso di disoccupazione (u) → il rapporto tra il numero di disoccupati e la forza lavoro → U : L.
Tasso di partecipazione → il rapporto tra la forza lavoro e individui in età lavorativa.
Gli economisti si preoccupano della disoccupazione per i suoi effetti sul benessere delle persone disoccupate e perché essa segnala che l'economia potrebbe non utilizzare in modo efficiente alcune delle sue risorse (anche un tasso di disoccupazione molto basso può essere un problema). Molti economisti credono che il miglior tasso di disoccupazione sia tra lo 3 e il 4%.
Inflazione → rappresenta un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi.
Deflazione → è una significativa riduzione del livello dei prezzi.
Tasso di inflazione/deflazione → il tasso a cui il livello dei prezzi aumenta/diminuisce.
Deflatore del Pil (Pt) → è definito il rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale di un dato anno → Pt = €Yt : Yt. Ovviamente se il Pil reale è calcolato in base allo stesso anno del Pil nominale il deflatore è 1. Il deflatore è un numero indice, il suo tasso di variazione è il tasso al quale cresce il livello dei prezzi. Esso dà il prezzo medio dei beni inclusi nel Pil.
Tasso del deflatore del Pil (Πt) → (Pt - Pt-1) : Pt-1 → tasso d'inflazione.
Se i prezzi aumentassero proporzionalmente al reddito non ci sarebbero problemi perché i prezzi relativi rimarrebbero invariati. Gli economisti si preoccupano dell'inflazione perché in realtà l'inflazione pura non esiste, quindi essa influenza la distribuzione del reddito e crea un clima di maggiore incertezza, rendendo più difficile per le imprese prendere decisioni sul futuro. Anche una deflazione elevata crea molti di questi problemi.
Molti economisti credono che il miglior tasso d'inflazione sia basso e stabile, tra lo 0 e il 3%.
Che cosa determina il livello di produzione aggregata di un'economia (e quindi le sue variazioni)?
- Nel breve periodo (nell'arco di qualche anno) → la domanda dei consumatori che può variare per cambiamenti nella fiducia da parte dei consumatori, aumento/riduzione della produzione.
- Nel medio periodo (nell'arco di un decennio) → l'offerta delle imprese che dipende da quanto avanzata è la tecnologia disponibile in quella economia, da quanto capitale è utilizzato…
- Nel lungo periodo (nell'arco di qualche decennio o più) → il sistema di istruzione, il tasso di risparmio e il ruolo del governo. Questi influenzano infatti su come e perché capitale e livello di tecnologia aumentino.
Il mercato dei beni
La composizione del Pil
Per capire che cosa determina la domanda dei beni (Z), ha senso scomporre il Pil in cinque componenti:
- Consumo (C) → beni e servizi acquistati dai consumatori.
- Investimento (I) → investimento non residenziale (l'acquisto di nuovi impianti o macchinari da parte delle imprese) + investimento residenziale (l'acquisto di nuove case o appartamenti da parte degli individui).
- Spesa Pubblica (G) → beni e servizi acquistati dallo Stato o dagli enti pubblici (non sono inclusi i trasferimenti → assistenza sanitaria, pensioni né interessi sul debito pubblico).
- Esportazioni nette o saldo commerciale (NX) → la differenza tra esportazioni e importazioni → se è >0 il paese presenta un avanzo commerciale; se è <0 il paese presenta un disavanzo commerciale.
- Esportazioni (X) → gli acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo.
- Importazioni (IM) → gli acquisti di beni e servizi dall'estero effettuati dai residenti.
- Investimento scorte (IS) → differenza tra i beni prodotti e i beni venduti in un anno.
La domanda dei beni
Per trovare i fattori determinanti di Z introduciamo alcune semplificazioni: assumiamo che ci sia un solo mercato (le imprese producono tutte lo stesso bene), che siano disposte a fornire qualsiasi quantità del bene a un dato prezzo (ipotesi vera solo nel breve periodo), assumiamo che l'economia sia chiusa e non ci siano commerci con il resto del mondo (assunzione chiaramente irrealistica). La domanda dei beni risulterebbe ora: Z = C + I + G
Analizziamo le singole componenti una per volta:
- Consumo (C) → le decisioni di consumo dipendono soprattutto dal reddito disponibile (Yd) (ciò che rimane del reddito dopo aver ricevuto i trasferimenti dal governo e pagato le imposte), se il reddito diminuisce diminuiscono anche i consumi. La funzione del consumo sarà una funzione del tipo: C = C (Yd)
È utile assumere che la funzione di consumo sia lineare e caratterizzata da due parametri:
C = c0 + c1Yd
- c0 → consumo autonomo → il consumo desiderato in corrispondenza di reddito disponibile nullo → c0 > 0 perché le persone dovranno pur sempre mangiare, attingeranno ai propri risparmi o prenderanno un prestito.
- c1 → propensione marginale al consumo → la variazione del consumo per una variazione unitaria del reddito → 0 < c1 < 1 → ΔC / ΔYd
Inoltre il reddito disponibile è uguale al reddito (Y) meno le imposte al netto dei trasferimenti (T), quindi:
Yd = Y - T
E quindi possiamo concludere che: C = c0 + c1(Y – T)
- Investimento (I) → l'investimento è considerato per ora come una variabile esogena e si indica: Ī. Le variabili endogene sono determinate all'interno del modello, quelle esogene no, vengono considerate come date: cambiamenti nelle variabili esogene influenzano quelle endogene (non vale invece il contrario).
- Spesa Pubblica (G) → Insieme alle imposte (T) descrive la politica fiscale del governo, cioè le scelte relative alle entrate e le uscite del settore pubblico. Anche G e T sono grandezze esogene, uno dei compiti dei macroeconomisti è proprio consigliare al governo per le decisioni di spesa e di gettito.
La determinazione della produzione di equilibrio
Sostituendo C e I nell'equazione iniziale otteniamo che:
Z = c0 + c1(Y – T) + Ī + G
Assumendo che le imprese non abbiano scorte di magazzino, la produzione (Y) deve essere necessariamente uguale alla domanda (Z) → Y = Z, quindi:
Y = c0 + Yc1 – Tc1 + Ī + G
Y(1 - c1) = c0 + Ī + G – Tc1
Y = [1/(1 - c1)] (c0 + Ī + G – Tc1)
(c0 + Ī + G – Tc1) → spesa autonoma → la componente della domanda dei beni che non dipende dal livello della produzione → è sempre positiva, almeno che il governo non presenti un grosso avanzo di bilancio.
1/(1 - c1)] → moltiplicatore del reddito → indica in che misura varia Y al variare dei componenti della spesa autonoma → se 0 < c1 < 1 allora il moltiplicatore è un numero maggiore di uno.
Descriviamo ora l'equilibrio con un grafico. Funzione di produzione → è una retta inclinata di 45° (le due grandezze coincidono sempre). Funzione di domanda → è la retta ZZ con inclinazione c1 e intercetta verticale pari alla spesa autonoma. L'equilibrio si raggiunge quando domanda e offerta coincidono (punto A).
Un aumento della domanda di 1 miliardo di euro porta a un aumento equivalente della produzione. L'aumento della produzione porta a un aumento di pari ammontare del reddito. Il secondo aumento della domanda è uguale a 1 miliardo x c1. A sua volta questo secondo aumento della domanda porta a un terzo aumento del reddito pari a c1 miliardi di euro x c1, e così via. L'aumento totale della produzione dopo n+1 passaggi è uguale a 1 miliardo di euro moltiplicato per:
1+c1+c1²+…+c1n → serie geometrica
Per una proprietà delle serie geometriche quando c1 è inferiore a 1, all'aumentare di n la somma continua ad aumentare avvicinandosi sempre più (senza mai raggiungerlo) 1/1-c1 così l'aumento finale della produzione è pari a 1/1-c1 miliardi di euro. Si tratta di un modo equivalente di considerare il moltiplicatore: l'aumento iniziale della domanda scatena aumenti successivi della produzione, ciascuno dei quali fa aumentare il reddito che a sua volta fa aumentare la domanda e così via.
Investimento = Risparmio: un modo alternativo di pensare all'equilibrio sul mercato dei beni
Un modo alternativo di considerare l'equilibrio è quello di esprimerlo in termini di risparmio e investimento. Risparmio nazionale = risparmio privato (S) + risparmio pubblico
Risparmio privato (S) → risparmio dei consumatori (reddito disponibile) – consumo → Yd - C → S = Yd – C
Risparmio pubblico → saldo del bilancio pubblico → imposte (al netto dei trasferimenti) – spesa pubblica → T – G → se è > 0 il governo ha un avanzo di bilancio; se è < 0 il governo ha un disavanzo di bilancio.
Se Y = C + I + G, possiamo scrivere (sottraendo T da entrambi i lati) che:
Y – T – C = I + G - T
S = I + G - T
I = S + (T – G)
L'investimento deve essere uguale al risparmio. Vediamo che ciò è equivalente alla condizione di equilibrio. Se S = Y – T – C e C = c0 + c1(Y – T) allora S = Y – T – c0 - c1(Y – T). Quindi la funzione di risparmio sarà:
S = – c0 + (1- c1) (Y – T)
s → 1- c1 → propensione marginale al risparmio → ci dice quanta parte di un incremento unitario di reddito viene risparmiata → il risparmio privato aumenta all'aumentare del reddito, ma meno che proporzionalmente. Sostituendo il risparmio privato con la sua formula otteniamo:
I = – c0 + (1- c1) (Y – T) + (T - G)
Risolvendo per la produzione otteniamo infine:
Y = [1/(1 - c1)] (c0 + Ī + G - T c1)
E otteniamo lo stesso risultato che avevamo ottenuto alla fine del paragrafo precedente, quindi stiamo considerando la stessa condizione di equilibrio ma sotto prospettive diverse.
Il governo è davvero onnipotente? Un avvertimento
Il governo potrebbe influenzare a suo piacimento la produzione scegliendo il livello di spesa e il gettito fiscale, ma in realtà non è così semplice perché: cambiare la spesa pubblica o le imposte richiede tempo ed è difficile, l'investimento reagirà di conseguenza e anche le azioni dei consumatori, realizzare il livello di produzione desiderato potrebbe causare effetti spiacevoli (come l'aumento dell'inflazione), ridurre le imposte o aumentare la spesa pubblica potrebbe generare grossi disavanzi di bilancio e portare all'accumulazione del debito pubblico (con effetti perversi nel lungo periodo).
I mercati finanziari
La domanda di moneta
Moneta → può essere usata per le transazioni, ma non paga interessi. In realtà ci sono due tipi di moneta: quella circolante (la moneta metallica o cartacea) e i depositi bancari (a fronte dei quali è possibile emettere assegni).
Titoli → pagano un interesse positivo, i, ma non possono essere usati per le transazioni. Assumiamo per comodità che ci sia un solo tipo di titoli che paga a un tasso di interesse i. La cosa più utile è tenere parte della ricchezza in forma di moneta e parte in forma di titoli.
Costruiamo l'equazione della domanda della moneta:
dM = €Y L(i) (-)
dM → domanda di moneta → la somma di tutte le domande individuali.
€Y → il reddito nominale → misura il livello delle transazioni nell'economia.
L(i) → una qualche funzione della liquidità e del tasso di interesse i. (-)
La determinazione del tasso di interesse (i)
Per semplicità ora assumeremo che non esistano depositi bancari e che tutta la moneta dell'economia sia sotto forma di moneta circolante. Supponiamo che la banca centrale decida di offrire un ammontare di moneta M:
sM = Ms
dM a l'equilibro nei mercati finanziari richiede che M = M (offerta di moneta = domanda di moneta), quindi:
M = €Y L(i) (-)
Il tasso di interesse deve essere tale da indurre gli individui a tenere una quantità di moneta pari all'offerta.
dM → funzione di domanda → inclinata negativamente perché se aumenta il tasso di interesse diminuisce la domanda di moneta.
sM → offerta di moneta → retta perpendicolare all'asse delle x, perché non è influenzata dal tasso di interesse.
Aumenta il reddito → aumenta il livello delle transazioni e quindi la domanda di moneta si sposta verso destra provocando un incremento del tasso.
Aumento dell'offerta di moneta → provoca una riduzione del tasso di interesse che fa aumentare la -.
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