Costruire l'educazione
Comparazione
In un’ottica paritaria, nella prospettiva del confronto fra esperienze e culture, la comparazione non è solo un semplice confronto di dati e informazioni ma un’occasione per veicolare interazione e dialogo, valorizzare e comprendere le ragioni altrui. Esiste un’esigenza di giustizia come principio costitutivo capace di governare i rapporti fra uomini. Si tratta di promuovere la giustizia, sostenere strategie economiche, sociali, culturali ed educative volte a favorire mentalità e modelli di stile cooperativo che regolino gli interessi contrastanti, sfruttando la forza umanizzatrice dell’educazione.
Introduzione
L'interdipendenza crescente fra popoli, la globalizzazione e l'aumento delle disparità producono una serie di dicotomie: nord/sud, identità culturale/universalità, richiamo al modernismo/nostalgia per la tradizione, autonomia/solidarietà. Spesso si verificano stati deboli e mercati forti: il nostro bene dipende sempre meno da risorse materiali e sempre più da istruzioni che riusciamo a darci. L’educazione è fortemente implicata: deve garantire la qualità ed eccellenza dell’insegnamento, rispetto del diritto all’educazione per tutti e contribuire al progresso sociale.
La Conferenza di Jomtien ha imposto cambiamenti di qualità: riorganizzazione dei sistemi educativi, nuova gestione delle istituzioni, revisione dei contenuti e dei ruoli, bisogno di migliorare qualitativamente le scuole. La scuola non cambia se migliorano solo le strutture, la disponibilità di materiali pedagogici e insegnanti più competenti. È necessaria l'adozione di misure innovative a livello sociale: valorizzazione della partecipazione sociale e integrazione nell’ambito scolastico delle potenzialità extrascolastiche. I cambiamenti in educazione dipendono dall’interazione di molteplici fattori che agiscono in modo sistemico, consapevoli che un cambiamento in un settore ha conseguenze su altri.
Politica educativa
La politica educativa è un processo che deve penetrare nelle persone, strutture e istituzioni affinché si possano coordinare gli sforzi per assicurare uno sviluppo durevole all’educazione di base e rispondere ai bisogni di tutti i gruppi sociali con metodi e strategie. È ancorata ai valori, con il fine di creare un uomo libero, artefice del proprio sviluppo. Un nuovo partenariato richiede coerenza fra scopi e attività nei tre ambiti di decisione del sistema educativo: amministrativo, politico e scolastico.
Il ruolo dell’università: contribuisce a rafforzare la società civile attraverso la ricerca di nuove forme di partecipazione fra i soggetti, strutturando il pensiero della complementarietà. Offre opportunità di arricchimento e crescita personale pluridimensionale per rispondere a sfide di un mondo in rapida evoluzione.
C.1 La politica dell'educazione
Gli scenari della globalizzazione
Lo sviluppo dei popoli è contrassegnato da interdipendenza e complessità di problematiche economiche, sociali e politiche. La globalizzazione è vista come un "villaggio mondiale", con la consapevolezza delle due connotazioni fondanti dello sviluppo: plenarità e indivisibilità. È necessaria una revisione delle categorie interpretative dei rapporti nord/sud partendo dalla rivisitazione del mondo.
In passato, il mondo era suddiviso in due grandi categorie: ricchi (rispondenti ai parametri di sviluppo stabiliti dagli organismi internazionali) e poveri (destinati a ottenere dai paesi donatori gli aiuti necessari alla sopravvivenza). Su questa dualità si sono impostate le politiche di cooperazione internazionale, che spesso hanno aggravato le situazioni di emarginazione e povertà crescente anche all’interno dei paesi industrializzati. L'espressione "terzo mondo" è legata a contesti storici del passato e non è più attribuibile a determinati paesi, ma alla presenza diffusa in tutte le società degli effetti di un progresso che assolutizza le scelte economiche e pone al centro della vita sociale il consumo di merci e produzione.
In realtà, le risorse naturali e umane sono patrimonio comune del pianeta, e spetta a tutti contribuire al miglioramento della qualità della vita attraverso concertazione, uno scenario che vede la compresenza di più attori in vista di relazioni solidali con l’uomo e la natura.
- Azioni politiche ed economiche che soddisfino i bisogni fondamentali delle persone e mettano fine al commercio di armi
- Gestione delle risorse del pianeta da condividere con generazioni future
- Ricostruzione ecologica del cosmo
- Rispetto e promozione di strutture identitarie e culturali
- Ricerca di sicurezza cooperativa e forme di difesa non violenta
Questioni come lavoro, povertà, esclusione, equilibrio sociale e minacce all’ambiente non possono essere risolte solo con meccanismi di mercato, perché comportano il mantenimento del privilegio e il controllo della partecipazione. Lo sviluppo non è un’evoluzione continua ma il passaggio da un tipo di società a un’altra, una ricerca di espressività dei linguaggi di tutte le culture e modalità di organizzazione sociopolitiche. È necessaria una prospettiva a lungo termine da orientare sui principi di responsabilità e partecipazione. I grandi problemi mondiali sono affari di tutti, richiedendo una cittadinanza mondiale.
In EU si prospettano quattro possibili scenari:
- Scenario piano: il centro si concentra (trattato di Maastricht, integrazione monetaria e moneta unica in UE)
- Mercato unico: il centro si diluisce lentamente, apertura totale di tutte le frontiere, libero scambio di beni e servizi
- Cintura di sviluppo: prevede per le zone periferiche attuali (UE est) creazione di nuove industrie e servizi
- Diversità: valorizzazione di tutte le comunità, allargamento delle appartenenze, affermazione dei principi democratici in strategie di coordinamento e concentrazione (progetto cooperativo). Modello confederale (unione confederata di comunità semi-autonome più piccole degli stati nazione)
Uno dei fondamenti della democrazia è una politica educativa capace di introdurre obiettivi di cooperazione e solidarietà planetaria per far intravedere le frontiere degli stati non più come barriere ma passaggi, aperture e scambi per diffondere la consapevolezza della multiculturalità. I politici della pianificazione dell’educazione dovrebbero proporre un percorso così orientato:
- Elaborazione decisioni (pianificazione)
- Assunzione decisioni (provvedimenti politici)
- Applicazione decisioni (gestione)
- Valutazione risultati
In caso di restrizioni finanziarie e instabilità politica, si devono fare scelte prioritarie, come suggerito dall'UNESCO:
- Inserimento sociale e educazione per tutti
- Miglioramento della qualità dei prodotti
- Sviluppo dell'insegnamento superiore
- Diversificazione dei sistemi educativi
L’azione del pianificare consiste nel prendere decisioni che riguardano il funzionamento strutturale dei quattro sistemi nella prospettiva di un’apertura al contesto mondiale, considerando le forze in campo e le tendenze internazionali. Tra le priorità politiche deve esserci la riduzione delle disparità di opportunità educative.
Educazione e lavoro si associano nelle due categorie dello spazio — consentendo alle esperienze di integrarsi in un’area definita, come la scuola — e del tempo — facendo sperimentare a tutti i membri della comunità la partecipazione ai processi di sviluppo — oltre che nel rapporto tra sistema scolastico ed extrascolastico, valorizzando qualità come abilità gestuale, destrezza, intuito e intelligenza pratica.
Il sistema educativo deve favorire il lavoro indipendente e permettere che le scuole producano creatori di impiego, mentre il sistema produttivo dovrà cercare di sperimentare nuove modalità organizzative e gestionali con l’obiettivo della democratizzazione della proprietà. La comunità mondiale deve risolvere urgentemente le difficoltà che impediscono ad alcuni paesi di realizzare l’educazione per tutti.
L'UNESCO promuove una politica di incitamento per l'educazione femminile, con una percentuale minima di aiuto allo sviluppo per il finanziamento dell’educazione e la diffusione di nuove tecnologie dell’informazione. Resta l'interrogativo: quale tipo di società e di sviluppo desideriamo?
Harman e i tipi di sviluppo per il futuro
Harman parla di due tipi di sviluppo per il futuro:
- Società postindustriale caratterizzata da continua evoluzione della tecnologia
- Società concentrata sulla persona in cui compariranno nuovi valori umanistici e post-economici
Educazione e aggiustamento strutturale
La comunità internazionale preferisce assicurarsi il pagamento dei debiti e interessi (banche) piuttosto che cercare di eliminare la povertà e rafforzare la dimensione umana dello sviluppo. Due terzi dei paesi di Asia, Africa e America Latina hanno adottato le politiche macroeconomiche del FMI, denominate aggiustamento strutturale. L'obiettivo è il ristabilimento dei grandi equilibri economici delle finanze pubbliche. La filosofia di base è la riduzione degli interventi statali nelle politiche socioeconomiche e l'apertura verso forme di privatizzazione del libero mercato. L’obiettivo è garantire lo sviluppo continuo del commercio internazionale. Tuttavia, questo aggiustamento mondiale che detta norme e condizioni per tutti i contesti obbliga tutti a raggiungere un unico modello di società dei consumi, provocando effetti negativi su politiche sociali, in particolare sanità ed educazione. È necessaria l'integrazione delle riforme del FMI con la dimensione sociale.
Il nuovo strumento PAAS (Programma di Appoggio all’Aggiustamento Strutturale) prevede iniziative di aiuto comunitario all’educazione e sviluppo delle risorse umane. Ogni paese deve poter scegliere nuove strategie, stabilire alleanze e procedure di coordinamento internazionale.
L'UNICEF propone un aggiustamento che tiene conto delle scarse risorse disponibili, dei bisogni e delle categorie più deboli:
- Politiche macroeconomiche espansionistiche (finanziamenti per programmi sociali)
- Meso-politiche: difesa dei gruppi deboli, promozione della crescita economica
- Politiche settoriali: ristrutturazione del settore informale urbano e della piccola agricoltura per allargare le possibilità di lavoro e aumentare i redditi delle famiglie povere
- Ristrutturazione del settore pubblico: accrescere l’efficacia ed equità delle spese dello stato
- Programmi compensativi: partecipazione a lavori pubblici e interventi alimentari
Politica della Banca Mondiale
La Banca Mondiale prevede tre fasi:
- Diversificazione delle fonti di finanziamento: riduzione dei tassi di ripetenze e abbandoni, miglior uso del personale docente
- Miglioramento dei sistemi di esami: aumento delle spese per manutenzione degli edifici e materiale didattico
- Rivitalizzazione dell’educazione di base ed espansione selettiva: controllo dell’espansione dell’insegnamento superiore
I sistemi educativi hanno bisogno di un apparato strutturale per progettare una nuova società; l’educazione deve poter soddisfare le esigenze professionali ed economiche garantendo a tutti lavoro e reddito, sviluppando capacità innovative. È necessaria l’aumento della parte di PIL destinato all’educazione dal 2 al 5%.
Gli indicatori dell'istruzione
Gli organismi internazionali hanno elaborato sistemi di indicatori utili a esprimere in una sola cifra una caratteristica significativa dell’economia e società, strumenti di diagnosi e gestione dei sistemi educativi che favoriscono analisi comparative a tutti i livelli. Grazie ad essi, il processo educativo può essere esaminato su tre livelli:
- Micro: insieme di attività studiate dalla psicologia
- Intermedio: scuola studiata dalla sociologia
- Macro: istruzione studiata dall’economia
Caratteristiche di un buon indicatore includono:
- Pertinenza
- Capacità di riassumere l’informazione senza deformarla
- Coordinazione e strutturazione per permettere di essere messo in relazione con altri indicatori per un’analisi globale del sistema
- Precisione e comparabilità
- Affidabilità
- Capacità di misurare la distanza rispetto a un obiettivo e identificare situazioni problematiche/inaccettabili
La difficoltà sta nel ridurre in un’entità semplice ciò che è complesso, poiché ogni indicatore coglie solo uno degli aspetti del sistema educativo. È necessaria la distinzione tra indicatori dell’istruzione (considerano i risultati dei sistemi educativi) e indicatori sociali dell’istruzione (ne studiano gli effetti sulla popolazione valutando l’incidenza dell’educazione sulla qualità di vita).
L'OCDE, rispondendo alla necessità di conoscere e valutare gli aspetti qualitativi dei sistemi educativi, ha adottato un quadro concettuale articolato in tre grandi aree:
- Il contesto dell’educazione
- Costi, risorse e processi della scuola
- Risultati dell’educazione
La traduzione degli obiettivi in indicatori dipende dai contesti e dallo stato di sviluppo delle politiche sociali. Esempi di traduzione in indicatori includono: scolarizzazione delle donne (accesso al diploma, percentuale di donne tra gli insegnanti) ed efficacia (tasso di ripetenze, competenze alunni, rapporto alunni/maestri). Gli indicatori sempre presenti sono qualità (durata dei corsi, capacità di accoglienza alunni, qualificazione insegnanti, disponibilità materiale didattico), efficacia (risultati valutazione alunni, ripetenze, abbandoni) e analisi dei costi (adeguatezza delle spese rispetto agli obiettivi).
Non si deve esagerare col numero di indicatori (meno di 40), altrimenti si rischia di ridurre la totalità a singolarità numeriche prive di significato relazionale. Nonostante la generalità nella definizione degli indicatori e la debole efficacia nella valutazione diagnostica di fronte a situazioni specifiche, si deve riconoscere l’impegno degli organismi internazionali di riferirsi a valori comuni e comparabili a livello internazionale. La centralità è lo sviluppo umano: produzione e distribuzione di beni e servizi, valorizzazione di tutte le potenzialità umane.
I poteri pubblici nell'educazione
Le valutazioni fornite dagli indicatori devono tradursi in politiche educative applicate nei contesti nazionali, locali e internazionali. Questo progetto richiede la compresenza di più attori (stato, società civile, enti locali, strutture produttive, famiglie, volontariato) e richiede una nuova riorganizzazione istituzionale e ripartizione dei poteri, con un ripensamento dei rapporti centro/periferia in una società complessa e frammentata, ricca di attori sociali, culturali e politici.
È necessario che allo stato siano affidati nuovi compiti politici di indirizzo, accompagnamento e valutazione: deve saper liberare le forze creative della collettività ed evitare forme di esclusione o marginalizzazione. I poteri dello stato non possono più agire separati; lo stato deve acquisire legittimità e ruolo da direttore d’orchestra che armonizza gli interventi dei vari attori, sapendo discriminare in favore delle zone più svantaggiate.
Lo stato continua ad essere il principale garante dell’accesso all’educazione: un insegnamento finanziato dallo stato in collaborazione con famiglia, comunità e organizzazioni. Lo stato può esercitare tre ruoli fondamentali:
- Animazione: promuove la partecipazione dei cittadini alle attività educative
- Promozione dell'equità: sceglie una politica di discriminazione positiva e garantisce l’uguaglianza delle opportunità
- Salvaguardia della qualità: rivalorizzazione della professione docente per un’educazione aperta, flessibile e interculturale
È necessaria la presenza di un minimo di stato in materia di gestione educativa e di un massimo di stato nell’indirizzo e coordinamento politico.
C. 2 La pianificazione dell'educazione
La pianificazione strategica
Le politiche educative degli anni '60 avevano come obiettivo l’estensione della scolarizzazione e l’aumento del numero di diplomati, senza tenere conto dei rapporti con l’extrascolastico e il lavoro. Negli anni '70, la crisi del '68 e gravi problemi di aggiustamento socioculturale ed economico hanno portato a continuare a privilegiare il settore scolastico pubblico. Negli anni '80, con la recessione economica, la riduzione delle spese per l’educazione, il fenomeno della disoccupazione e la crisi della politica liberale, l’educazione è stata considerata come semplice strumento di sviluppo economico. Oggi è fondamentale la capacità di sottoporre le ipotesi a critica.
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