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Fiandaca Musco: Diritto Penale - Parte Generale. VII edizione - 2014.

Riassunto di Luisa Gasparini

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 Eccesso colposo: quando si eccede colposamente dei limiti imposti dalla legge, si

applicano le disposizioni relative ai delitti colposi (vero e proprio delitto colposo). Si

presenta in due forme:

Si causa volontariamente un certo risultato perché si valuta erroneamente la

 situazione di fatto

La situazione di fatto è valutata esattamente, ma per un errore esecutivo si

 produce un evento più grave di quello che si pensava di cagionare.

Si estende anche alla scriminante del consenso dell’avente diritto e alla scriminante

putativa (presente nella mente dell’agente).

Se l’agente supera volontariamente i limiti, si tratta di eccesso doloso.

4. Consenso dell’avente diritto

Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto con il consenso della persona che può

validamente disporne. Esistono infatti:

 Diritti disponibili: non sono elencati. Li deve ricavare l’interprete dall’intero

ordinamento o dalla consuetudine

 Diritti indisponibili: gli interessi che fanno capo allo stato, agli enti pubblici, alla

famiglia (reati contro la fede pubblica o contro la vita).

Il consenso dell’avente diritto è un semplice atto giuridico, non un negozio; è una sorta di

permesso, sempre revocabile. Deve essere libero, spontaneo, immune da violenza, errore,

dolo e può essere:

 Tacito

 Espresso, in modo scritto o orale

 Putativo: il soggetto agisce nella erronea supposizione della sua esistenza

 Presunto: si ritiene che il titolare del bene lo avrebbe concesso se fosse stato a

conoscenza della situazione di fatto.

Sono legittimati a prestare il consenso:

 Titolare (o titolari) del bene penalmente protetto

 Suo rappresentate legale o volontario (se la rappresentanza è compatibile con la

natura del diritto)

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 Soggetto con capacità di agire, nel senso di capacità di intendere e volere:

Caso per caso si accerta che abbia capacità naturale

 In alcuni casi è richiesta un’età minima

5. Esercizio di un diritto

L’esercizio di un diritto è inteso come potere giuridico di agire. Ci sono dei casi in cui la

norma penale ha prevalenza sulla norma che prevede il diritto: si definisce la prevalenza in

base a:

 Criterio gerarchico

 Criterio cronologico

 Criterio di specialità

Esistono però dei limiti, nati dalla necessità di salvaguardare altri diritti meritevoli

ugualmente di protezione. Tali limiti sono:

 Esterni, desumibili dall’ordinamento cui il diritto esercitato appartiene

 Interni, desumibili dalla natura del diritto.

6. Adempimento di un dovere

L’adempimento di un dovere può essere imposto :

 Da una norma giuridica, ovvero qualsiasi precetto giuridico del potere legislativo o

esecutivo. Può derivare anche da un ordinamento straniero se il diritto internazionale

impone il suo riconoscimento.

 Da un ordine dell’autorità, di un superiore verso un subordinato, in base ad un

rapporto di subordinazione di diritto pubblico.

Non basta che l’ordine esista, ma deve essere legittimo, ovvero:

Competenza del superiore ad emanarlo

 Competenza dell’inferiore ad eseguirlo

 Forma prescritta

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L’inferiore non risponde se:

Per errore ha ritenuto di dover obbedire a un ordine legittimo

 La legge non gli dà alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine. Se è ammesso

 e lui non lo chiede, anche lui risponde dell’eventuale reato commesso in

esecuzione dell’ordine legittimo.

Se l’ordine è manifestamente criminoso, anche senza chiedere il giudizio di

 legittimità.

7. Legittima difesa

Non è punibile chi ha commesso il fatto, costretto dalla necessità di difendere un diritto

proprio o altrui contro il pericolo di un’offesa ingiusta, con proporzionalità tra difesa e offesa.

È una forma di autotutela concessa dallo stato al cittadino nel caso in cui l’intervento

dell’autorità non possa essere tempestivo.

L’aggressione verso un diritto altrui ha queste caratteristiche:

 Condotta umana

 Condotta di animali (cose), individuando il soggetto con obbligo di vigilanza; è

legittima difesa l’azione sia contro l’aggressore che contro il vigilante.

 Il pericolo deve essere attuale, altrimenti si potrebbe interpellare l’autorità

 Legittima difesa domiciliare

Non si applica a:

 Provocatore

 Chi accoglie una sfida

 Chi affronta una situazione di rischio prevista e accettata

 In caso di rissa

 Chi reagisce contro una persona che sta esercitando la legittima difesa.

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Sono necessari due requisiti:

 Necessità: difesa necessaria per salvaguardare il bene posto in pericolo. Il giudizio è

relativo, poiché tiene conto di tutte le circostanze del caso concreto.

 Proporzione tra difesa e offesa: l’aggredito che si difende non può ledere un bene

dell’aggressore molto superiore a quello posto in pericolo dall’aggressione iniziale.

8. Uso legittimo delle armi

Non è punibile il pubblico ufficiale che usa armi per adempiere il suo dovere d’ufficio, se è

costretto dalla necessità di:

 Respingere una violenza, comportamento attivo che gli impedisce di adempiere il suo

dovere d’ufficio

 Vincere una resistenza all’autorità, che deve essere di un certo tipo (ad es. la fuga no)

 Impedire delitti di strage, naufragio, disastro aviatorio, omicidio volontario, …

9. Stato di necessità

Lo stato di necessità :

 È legato alla necessità di salvare dal pericolo di danno grave alla persona (un terzo),

non volutamente causato e non altrimenti evitabile.

 Si sottrae se stessi (o un terzo) da un danno grave, ma l’azione difensiva cade su un

terzo.

 Il bene sacrificato deve essere di rango almeno equivalente a quello sacrificato.

Si differenzia dalla legittima difesa perché:

 L’azione è contro un innocente, non responsabile della situazione di pericolo

 Tende a salvaguardare solo il pericolo attuata di danno grave alla persona, non un

qualsiasi diritto.

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I requisiti dello stato di necessità sono:

 Attualità del pericolo:

 Involontarietà del pericolo. Se lo stato di necessità è determinato da altrui minaccia

(coazione morale), risponde la persona che ha minacciato.

 Inevitabilità del pericolo: la valutazione deve essere effettuata in concreto, in modo

più rigoroso della legittima difesa.

 Danno grave alla persona:

Secondo la maggior parte: danni alla vita, alla personalità morale e lesioni

 gravi

Per Fiandaca e Musco: qualsiasi lesione minacciata ad un bene personale

 giuridicamente rilevante, di ambito penale o extrapenale.

Nell’esame del danno:

Bisogna misurare la gravità in base al rango del bene minacciato e in base al

 grado di pericolo che incombe sul bene

Serve una proporzione tra fatto e pericolo, secondo cui il bene minacciato

 deve prevalere o almeno equivalersi al bene sacrificato.

Si utilizza un criterio di accertamento, integrando il valore dei beni con i

 rispettivi rischi incombenti:

Quando il rischio maggiore è quello che grava sull’interesse del terzo

o innocente, il rapporto di valore deve essere a vantaggio del bene da

salvaguardare.

Quando il bene di maggior peso è quello aggredito, il rapporto di

o valore deve essere a vantaggio del bene salvaguardato.

Non è invocabile lo stato di necessità in caso di:

 Bisogno economico (di solito non è ritenuto stato di necessità)

 Interventi fuori dai poteri formalmente attribuiti, nell’operato degli enti pubblici.

Poiché l’azione necessitata arreca pregiudizio ad un soggetto non responsabile della

situazione di pericolo, al danneggiato è dovuta un’indennità, la cui misura è rimessa all’equo

apprezzamento del giudice. È un caso di responsabilità civile.

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8) La colpevolezza

Sezione I - Nozioni generali

1. Premessa

La colpevolezza è un elemento costitutivo fondamentale del reato (dopo tipicità e

antigiuridicità).

Il concetto di colpevolezza è collegato all’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la

responsabilità penale è personale.

Esistono due concezioni di colpevolezza:

 Psicologica

 Normativa

2. Concezioni della colpevolezza: la concezione psicologica

Secondo la concezione psicologica, la colpevolezza è il rapporto psicologico tra l’agente e

l’azione che causa un evento voluto/non voluto, non previsto, ma prevedibile.

3. Segue: la concezione normativa

Secondo la concezione normativa, la colpevolezza è una valutazione normativa

dell’elemento psicologico, con rimproverabilità dell’atteggiamento dell’autore. È un criterio di

commisurazione della pena perché fa da ponte tra:

 Elemento costitutivo del reato

 Valutazione della gravità del fatto criminoso.

4. Orientamenti attuali

In materia di colpevolezza, è bene citare la sentenza 364/1988, la quale:

 Afferma che la responsabilità personale è equivalente alla responsabilità per un fatto

proprio commesso, poiché è legata alla funzione rieducativa della pena; infatti, non

ha senso punire chi non ha colpa.

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 Pone due corollari, in cui afferma che:

L’articolo 5 cp è illegittimo nella parte in cui non esclude l’ignoranza evitabile

 Non c’è responsabilità oggettiva (contraria a quella personale), in quanto tutti

 gli elementi devono essere collegati all’agente (dolo o colpa).

5. Struttura della colpevolezza

I presupposti (criteri dai quali dipende la possibilità di muovere un rimprovero all’agente per

il fatto commesso) della colpevolezza sono:

 Imputabilità (capacità di intendere e volere)

 Dolo o colpa

 Conoscenza/conoscibilità del divieto penale

 Assenza di cause di esclusione della colpevolezza (scusanti)

Sezione II - Imputabilità

1. Premessa

L’imputabilità è in stretta connessione con la colpevolezza: infatti non ha colpa (e non ha

motivo di essere punito) che non ha la possibilità di agire diversamente.

2. La capacità d’intendere e di volere

L’imputabilità è definita come capacità di intendere e di volere, ovvero come attitudine a

recepire l’appello della norma penale, e varia da persona a persona.

Deve essere presente nel momento in cui è commesso il fatto.

Le scienze del comportamento umano individuano dei presupposti empirici in presenza dei

quali l’essere umano non riesce a recepire l’appello della sanzione punitiva. Il legislatore

invece fa riferimento a parametri predeterminati, ovvero:

 Età del soggetto

 Assenza di infermità mentale

 Altre condizioni che incidono sull’autodeterminazione responsabile del soggetto.

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3. Minore età

Un soggetto è imputabile solo se ha compiuto i 14 anni di età. È imputabile tra i 14 e 18 anni,

con pena ridotta, solo dopo accertamento concreto della presenza della capacità di

intendere e volere.

4. Infermità di mente

L’infermità di mente è uno stato di mente tale da escludere la capacità di intendere e volere,

da accertare in base ad un modello medico e confrontando con alterazioni mentali tipiche

delle psicopatie (non stati emotivi e passionali).

Il vizio di mente, dal punto di vista quantitativo, può essere di diverso grado:

 Vizio totale, in cui l’infermità esclude del tutto la capacità di intendere e volere. Può

trattarsi anche di un’infermità transitoria (nella prassi si preferisce però parlare di

lunghi intervalli di lucidità).

È possibile richiedere il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario (ex manicomio

circa), previo accertamento concreto della pericolosità sociale.

 Vizio parziale: in sua presenza la pena è diminuita. Se l’individuo è socialmente

pericoloso si può richiedere l’assegnazione ad una casa di cura e custodia.

5. Ubriachezza e intossicazione da stupefacenti

Ci sono varie situazioni particolari che valgono sia per l’uso di alcool che di stupefacenti:

 Ubriachezza accidentale: imputabilità esclusa se l’ubriachezza deriva da caso fortuito

o da cause di forza maggiore. Se la capacità di intendere e volere è solo diminuita, la

pena è diminuita.

 Ubriachezza volontaria/colposa: non esclude mai l’imputabilità

 Ubriachezza preordinata: comporta un aumento di pena, poiché provocata al fine di

commettere un reato.

 Ubriachezza abituale: comporta un aumento di pena e la possibilità di ricorrere alle

misure di sicurezza della casa di cura e custodia o della libertà vigilata. I presupposti

sono: la dedizione all’uso eccessivo di bevande alcoliche e il frequente stato di

ubriachezza.

 Intossicazione cronica: è una situazione estrema ed esclude l’imputabilità.

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6. Sordomutismo

Se la capacità di intendere e volere è solo scemata, la pena è diminuita.

Devono comunque sempre essere presenti sia sordità che mutismo.

Actio libera in causa

7. actio libera in causa

La locuzione latina indica il fenomeno che si verifica quando un

soggeto si pone in stato di incoscienza al fine di commettere un reato o di procurarsi una

scusante. In tal caso viene applicata comunque la pena, sebbene chi abbia commesso il

fatto era in stato di incapacità di intendere e di volere al momento del compimento.

Sezione III - Struttura e oggetto del dolo

1. Il dolo: funzioni e definizione legislativa

Il dolo è il normale criterio di imputazione oggettiva; gli altri (colpa e preterintenzione)

operano solo nei casi previsti dalla legge.

Il dolo è un elemento costitutivo del fatto tipico, è la volontà dell’imputato che si è realizzata;

è la forma più grave di colpevolezza.

La definizione legislativa del dolo è data dall’articolo 43, secondo cui il delitto è doloso

quando l’evento dannoso/pericoloso è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza

della propria azione/omissione. Contiene tre elementi:

 Evento

 Rappresentazione

 Volontà

La definizione di dolo che include volontà e rappresentazione è un compromesso tra due

teorie presenti ai tempi del codice Rocco:

 Teoria della rappresentazione - previsione: la volontà ha per oggetto solo il

movimento corporeo dell’uomo, mentre l’oggetto della rappresentazione è la

modificazione del mondo esterno provocata dalla condotta.

 Teoria della volontà: ne sono oggetto anche i risultati della condotta, mentre la

rappresentazione è solo un presupposto implicito della volontà.

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2. Struttura del dolo: rappresentazione e volontà

La rappresentazione (previsione, coscienza, conoscenza) è un elemento intellettivo che

riguarda la conoscenza degli elementi del fatto concreto, sia descrittivi (elementi acquisibili

tramite i sensi) che normativi (qualità giuridiche e sociali).

Se un soggetto non conosce o si rappresenta erroneamente un requisito, la punibilità è

esclusa per mancanza di dolo, in caso di:

 errore di fatto (difetto di rappresentazione del fatto)

 circostanze erroneamente supposte (se l’agente non si rende conto del carattere

antigiuridico)

 errore di diritto (solo se scusabile)

La conoscenza deve quindi essere:

 effettiva (non potenziale, altrimenti ha luogo solo colpa) di tutti gli elementi

 al momento in cui inizia l’esecuzione dell’azione tipica

 del nesso causale tra azione ed evento.

La volontà è la consapevolezza di realizzare il fatto tipico.

3. Oggetto del dolo

L’oggetto del dolo è il fatto tipico, l’evento. Non si intende:

 Evento naturalistico (risultato lesivo del fatto tipico) perché non include i reati di mera

condotta.

 Evento giuridico perché in alcuni reati la coscienza del fatto non può prescindere

dalla conoscenza del divieto penale.

4. Dolo e colpa cosciente

Nella colpa cosciente l’agente conosce le possibili conseguenze, ma esclude che si

possano realizzare. Fiandaca Musco: Diritto Penale - Parte Generale. VII edizione - 2014.

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5. Forme del dolo. Cenni sulla problematica dell’accertamento

Dall’intensità del dolo dipende la gravità del reato. Ci sono varie forme di dolo:

 Dolo d’impeto: l’azione è la conseguenza immediata di un improvviso impulso ad

agire. La decisione e l’azione sono vicini nel tempo, quindi è considerata minore

gravità

 Dolo intenzionale o dolo di proposito: il soggetto agisce allo scopo di realizzare il

fatto. La gravità è maggiore poiché c’è rilevante stacco temporale tra il momento

della decisione e il momento dell’esecuzione. La premeditazione ne costituisce

sottospecie aggravata (dolo di primo grado)

 Dolo specifico: l’agente ha una finalità ulteriore nel commettere il reato, anche se non

è necessario che essa si realizzi.

 Dolo generico: le finalità perseguite dall’agente sono irrilevanti per l’esistenza del

dolo. Il dolo generico corrisponde alla nozione tipica del dolo e consiste nel realizzare

tutti gli elementi del fatto tipico. La sua caratteristica principale è la corrispondenza tra

ideazione e realizzazione.

 Dolo diretto: l'evento non è l'obiettivo dell'azione od omissione dell'agente, il quale

tuttavia prevede l'evento come conseguenza certa o altamente probabile (conosce

tutti gli elementi) della sua condotta e lo accetta come strumento per perseguire un

fine ulteriore. (dolo di secondo grado)

 Dolo eventuale: è una forma di dolo indiretto. L’agente compie l’azione sapendo che

esistono serie possibilità (non certezza) di produrre un reato. È il confine tra dolo e

colpa. (dolo di terzo grado) (confronta con la COLPA SPECIFICA)

 Dolo alternativo: è una forma di dolo indiretto. L'agente prevede, come conseguenza

certa o possibile della sua condotta il verificarsi di due eventi, ma non sa quale si

realizzerà in concreto.

 Dolo generale: non rileva nel nostro ordinamento. Il soggetto mira a realizzare un

evento tramite una prima azione, ma lo realizza solo dopo una seconda azione,

animata da una intenzione differente.

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Sezione IV - La disciplina dell’errore

1. Premessa

Il dolo è escluso in caso:

 Di errore sul fatto che costituisce reato:

Errore di fatto (erronea percezione della realtà)

 Errore di diritto (erronea interpretazione di norme giuridiche, se inevitabile)

 Si ritenga erroneamente di trovarsi in presenza di una causa di giustificazione

L’ignoranza è paragonata all’errore perché sia la mancata che l’erronea conoscenza

provocano errore. Il dubbio, invece, non è equiparato perché mancano i presupposti sia

della conoscenza esatta sia dell’errore.

2. Errore di fatto sul fatto

Si ha errore di fatto sul fatto quando l’agente non conosce uno o più elementi rilevanti

(deve riguardare uno degli elementi essenziali) del fatto concreto e non agisce dolosamente;

il reato, quindi, viene meno.

Esso deriva da ignoranza o falsa rappresentazione della situazione di fatto.

È detto anche errore - motivo, distinto da errore inabilità e dal reato aberrante.

Ci sono vari tipi di possibile errore di fatto sul fatto:

 Errore per scambio tra oggetti/soggetti che hanno una posizione equivalente nella

fattispecie: non è rilevante.

 Errore sul decorso causale (nesso causale): è irrilevante finchè la divergenza tra il

previsto e l’effettivo non sia così ampia da escludere che l’evento sia il rischio

connesso all’azione iniziale.

 Errore determinato da colpa: non esclude per forza la responsabilità penale. Può

esserci colpa se ci sono i presupposti, ovvero

Errore di percezione rimproverabile, dovuto a inosservanza di norme

 precauzionali di condotta

Il fatto deve essere preveduto dalla legge come delitto colposo.

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 Errore del soggetto inimputabile, che può essere:

Errore condizionato dall’infermità di mente, non ha rilevanza scusante. Il

 soggetto è socialmente pericoloso e va sottoposto a misure di sicurezza

Errore non condizionato dall’infermità di mente, ha efficacia scusante, se

 determinato da circostanze di fatto che avrebbero tratto in inganno anche una

persona capace.

 Error aetatis: nei delitti contro la libertà sessuale, il colpevole non può usare come

scusante l’ignoranza sull’età dell’offesa, quando la vittima ha meno di 14 anni.

 Errore sugli elementi degradanti il titolo di reato, ci sono diverse opinioni:

Rilevanza della sussistenza degli estremi materiali e psicologici (non alla mera

 interpretazione), corrispondenti alla figura criminosa di fatto realizzatasi

Si esclude che il dolo del reato meno grave inglobi il dolo relativo all’illecito -

 base più grave. Si propende per l’applicazione della fattispecie ipotizzante il

reato meno grave.

3. Errore sul fatto determinato da errore su legge extrapenale

L’errore sul precetto penale non è rilevante, a meno che non sia inevitabile, quindi

scusabile.

L’errore su una norma extrapenale (non solo di natura non penale, ma anche penali non

incriminatrici):

 È irrilevante se si limita a suscitare nell’agente l’erronea convinzione che il fatto sia

penalmente lecito (si ricade nell’errore sul precetto penale).

 È scusabile se si risolve/converte in un errore sul fatto di reato, quindi sul fatto

materiale (e il dolo è escluso): infatti, la situazione di chi fa un errore dato dall’inesatta

interpretazione della legge extrapenale è psicologicamente identica a quella di chi

agisce sulla falsa percezione di un dato reale (è sempre un errore sul fatto, quindi

scusabile).

Se è comunque considerato un vero e proprio errore di diritto c’è un problema di rapporto

con l’art. 5 cp. Ci sono diversi orientamenti:

 Distingue

Norme extrapenali che integrano la norma incriminatrice e si incorporano con

 essa: l’errore che le coinvolge non scusa (come un errore sul precetto penale)

Norme extrapenali che non integrano la norma incriminatrice e ne restano

 distinte: l’errore su di esse scusa come qualsiasi altro errore sul fatto.

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 Il fatto che la punibilità sia esclusa quando si ha un errore su una legge diversa dalla

legge penale, quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce reato, è una

deroga espressa rispetto all’art. 5 cp, a causa della sua natura marginale.

 Non è una deroga perché già nell’altro codice aveva efficacia scusante: bisogna solo

applicare correttamente i principi generali della responsabilità dolosa.

Ci sono 4 tipologie di errore su legge extrapenale:

 Quello che si converte in errore sugli elementi normativi della fattispecie penale

(sempre scusabile)

 Quello che riguarda errori normativi di tipo etico - sociale (sempre scusabile)

 Se la norma extra - penale integra una norma penale in bianco [il precetto non è

determinato, la sanzione sì] (può essere scusabile)

 Quello su una norma extra - penale che in concreto rileva ai fini del significato di un

elemento del fatto.

4. Errore determinato dall’altrui inganno

È un errore sul fatto, quindi un elemento costituente reato, determinato dall’inganno in cui

l’agente è tratto per opera di un’altra persona. Essa risponde del reato che è stato

commesso a causa del suo inganno. Tale inganno deve provocare una falsa

rappresentazione della realtà, tramite mezzi fraudolenti, simili agli artifici/raggiri del delitto di

truffa.

5. Reato putativo

Non è punibile chi commette un fatto non costituente reato, sull’erronea supposizione di

commetterlo.

Sezione V - Il reato aberrane

Si ha reato aberrante quando l’agente, per errore,:

 Provoca offesa a un bene diverso [errore - inabilità]

 Realizza un reato diverso da quello voluto [aberratio delicti]

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L’errore nasce da:

 Errore nei mezzi di esecuzione

 Errore dovuto ad altra causa

1. Errore - inabilità

L’ errore - inabilità può essere:

 Aberratio ictus monolesiva: l’agente prova un’offesa ad un soggetto diverso rispetto

a quello che voleva danneggiare. È punito come se l’offesa fosse stata provocata alla

persona da lui voluta.

 Aberratio ictus plurilesiva: l’agente, oltre alla persona diversa, provoca un’offesa

anche alla persona voluta. Soggiace alla pena stabilita per il reato più grave,

aumentata fino alla metà.

2. Aberratio delicti

Quando l’agente provoca un reato diverso da quello voluto si ha:

 Aberratio delicti: cagiona un evento diverso da quello voluto, fuori dai casi previsti

sopra. Risponde a titolo di colpa dell’evento non voluto, quando il fatto è previsto dalla

legge come delitto colposo.

 Aberratio delicti con pluralità di eventi (se compie anche il reato voluto): si

applicano le regole sul concorso di reati (uno doloso e uno colposo).

Sezione VI - La coscienza dell’illiceità

1. La possibilità di conoscere il precetto penale

Il dolo non include la conoscenza dell’illiceità: senza essa non c’è colpevolezza, nel senso

che se il soggetto non ha la possibilità di conoscere la legge penale non è colpevole. Ciò

non accade sempre, ma solo in determinati casi:

 Caratteri personali del soggetto

 Oscurità del testo legislativo

 Repentino mutamento della legge

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 Indicazioni fuorvianti dell’autorità

 Prassi amministrative tolleranti

 Emanazione di più sentenze contrastanti tra loro.

Sezione VII - Cause di esclusione della colpevolezza

1. Dolo e normalità del processo motivazionale; la cosiddetta inesigibilità

Sono ammesse delle cause di esclusione della colpevolezza in modo da tenere conto delle

circostanze anormali del processo motivazionale dell’agente nei casi di inesigibilità, ovvero

di impossibilità di pretendere dal colpevole un comportamento diverso da quello tenuto.

Si applica per analogia ai casi di conflitti di doveri e tra norme giuridiche e morali/religiose.

2. Scusanti legalmente riconosciute

Le cause di esclusione della colpevolezza (scusanti) lasciano integra l’antigiuridicità obiettiva

del fatto, facendo venire meno solo la possibilità di rimproverare l’autore.

Le scusanti legalmente riconosciute sono:

 Stato di necessità scusante

 Coazione morale

 Ordine criminoso insindacabile della pubblica autorità

 Ignoranza/errore inevitabile o scusabile della legge penale

Sezione VIII - La colpevolezza nelle contravvenzioni

1. I criteri di imputazione soggettiva: dolo e colpa

Nelle contravvenzioni ciascuno risponde della propria azione/omissione cosciente

volontaria, indipendentemente che ci sia dolo oppure colpa. La distinzione tra dolo e colpa è

comunque contemplata:

 Quando richiesto dalla legge

 Quando sono previste contravvenzioni solo con dolo o solo con colpa

 Per la commisurazione della pena.

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9) Circostanze del reato

1. Premessa

Le circostanze sono degli elementi accessori accidentali, non necessari per l’esistenza del

reato, ma incidono sulla gravità e rilevano come indice della capacità a delinquere del

soggetto (la pena può essere modificata in base alla loro presenza). Se sono presenti delle

circostanze il reato semplice diventa reato circostanziato aggravato o attenuato.

Sono quindi tra gli aspetti particolari del reato che danno luogo a diverse conseguenze

giuridiche (reato circostanziato, tento, concorso di reati, concorso di persone nel reato).

Gli effetti delle circostanze riguardano la modificazione della pena, la prescrizione del reato,

la procedibilità e le misure cautelari personali e dell’arresto.

Sono regolate da due principi, ovvero la tassatività e l’obbligatorietà della loro applicazione.

2. Classificazione delle circostanze

Le circostanze sono classificate come:

 

Definite: elencate dalla legge Antecedenti vs concomitanti vs

susseguenti

 Indefinite: individuate dal giudice  Oggettive, se riguardano:

 Obbligatorie vs facoltative Natura, specie, mezzi, oggetto,

 Comuni: numero indeterminato di tempo, luogo e modalità

reati, per cui non siano dell’azione

incompatibili Gravità del danno o del pericolo

 Speciali: per reati determinati Condizioni e qualità personali

 Ad efficacia comune: la pena è dell’offeso

stabilita in base alla pena ordinaria 

del reato (variazione frazionaria) Soggettive, se riguardano:

 Ad efficacia speciale: la pena è Condizioni e qualità personali del

diversa rispetto al reato base ed colpevole

indipendente da essa. Intensità del dolo/gravità della

 Intrinseche: condotta o altri colpa

elementi del fatto tipico Rapporti tra colpevole e offeso

 Estrinseche: estranee al reato

perché successive.

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Riassunto di Luisa Gasparini

46

3. Criteri di identificazione delle circostanze

Per le circostanze estrinseche non sussiste problema. Di solito la legge, comunque, indica

che si tratta di una circostanza. In generale si utilizza un criterio distintivo generale, in base

a cui:

 Gli elementi costitutivi caratterizzano un tipo di reato e non possono essere

circostanze

 Gli elementi circostanziali non cambiano e caratterizzano il tipo di reato, ma possono

solo specializzarlo.

4. Criterio di imputazione delle circostanze

Le aggravanti sono valutate a carico dell’agente solo se da lui conosciute, ignorate per colpa

o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa. In caso di error in persona le

aggravanti relative a condizioni e qualità della persona offesa o i rapporti tra offeso e

colpevole non sono a carico dell’agente.

Le attenuanti sono valutate a favore dell’agente anche se da lui non conosciute o per errore

ritenute da lui inesistenti. In caso di error in persona, le attenuanti erroneamente supposte

relative a condizioni, qualità e rapporti (come sopra) sono a favore dell’agente.

5. Criteri di applicazione degli aumenti o delle diminuzioni di pena

Se sono applicate:

 Delle aggravanti : la pena è aumentata fino a un terzo. In ogni caso la reclusione non

può mai superare i 30 anni.

 Delle attenuanti: la pena è diminuita fino a un terzo. L’attenuante dell’ergastolo è la

reclusione da 20 a 24 anni.

6. Concorso di circostanze aggravanti e attenuanti

Si ha concorso di circostanze quando si verificano più circostanze. Esso può essere:

 Omogeneo, se ci sono tutte aggravanti o tutte attenuanti. Si hanno tanti aumenti o

diminuzioni di pena, quante sono le circostanze concorrenti (salvo i limiti).

 Eterogeneo, se ci sono sia aggravanti che attenuanti. Il giudice deve bilanciare.

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Riassunto di Luisa Gasparini

47

7. Applicazione delle circostanze e commisurazione della pena

Nell’applicare le circostanze si può:

 Determinare un aumento/diminuzione in rapporto alla pena del reato semplice

 Determinare la pena indipendentemente dal reato semplice

 Stabilire una pena di specie diversa.

8. Le singole circostanze aggravanti comuni

L’art. 61 ne prevede undici:

I. avere agito per motivi abietti (motivo ripugnante o spregevole) o futili (del tutto

sproporzionato alla entità del reato commesso). [SOGGETTIVA]

II. aver commesso il reato per eseguirne/occultarne un altro, per conseguire/assicurare

a sé o ad altri il prodotto, profitto, prezzo o l’impunità di un altro reato. [SOGGETTIVA]

III. aver, nei delitti colposi, agito nonostante la previsione dell'evento. [SOGGETTIVA]

IV. aver adoperato sevizie (inflizione di una sofferenza atroce di natura fisica), o aver

agito con crudeltà (inflizione di un patimento morale che rileva parimenti la

mancanza di sentimenti umanitari) verso le persone. [SOGGETTIVA]

V. aver profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolare la

pubblica o privata difesa. [OGGETTIVA]

VI. aver commesso il reato durante il tempo in cui si è sottratto volontariamente alla

esecuzione di un mandato o di un ordine di arresto o di cattura o di carcerazione

spedito per un precedente reato. [SOGGETTIVA]

VII. aver, nei delitti contro il patrimonio o che comunque offendono il patrimonio, ovvero

nei delitti determinati da motivi di lucro, cagionato alla persona offesa dal reato un

danno patrimoniale di rilevante gravità. [OGGETTIVA]

VIII. aver aggravato/tentato di aggravar le conseguenze del delitto commesso.

[SOGGETTIVA]

IX. aver commesso il fatto con abuso di poteri, o violando doveri inerenti a pubblica

funzione o pubblico servizio, o alla qualità di ministro di un culto. [SOGGETTIVA]

X. aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di un

pubblico servizio, o rivestita della qualità di ministro del culto cattolico/di un culto

ammesso nello Stato, o contro un agente diplomatico o consolare di uno Stato

estero, nell'atto o dell'adempimento delle funzioni o del servizio. [OGGETTIVA]

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Riassunto di Luisa Gasparini

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XI. aver commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche, o con abuso

di relazioni di ufficio, di prestazione d'opera, di coabitazione, o di ospitalità.

[SOGGETTIVA]

9. Le singole circostanze attenuanti comuni

L’art. 62 contiene il catalogo delle circostanze attenuanti comuni:

I. aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale;

II. aver reagito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui;

III. aver agito per suggestione di una folla in tumulto, quando non si tratta di riunioni o

assembramenti vietati dalla legge o dall'autorità, e il colpevole non è delinquente o

contravventore abituale o professionale, o delinquente per tendenza;

IV. aver, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio,

cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità

ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro, l'avere agito per conseguire o l'avere

comunque conseguito un lucro di speciale tenuità, quando anche l'evento dannoso e

pericoloso sia di speciale tenuità;

V. essere concorso a determinare l'evento, insieme con l'azione/omissione del

colpevole, il fatto doloso della persona offesa;

VI. aver, prima del giudizio, riparato interamente il danno con risarcimento/restituzioni o

l'essersi, prima del giudizio, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere

o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.

10. Circostanze attenuanti generiche

Il giudice può prendere in considerazione altre circostanze diverse, qualora le ritenga tali da

giustificare un’attenuazione della pena. Se sono più di una, sono considerate come un’unica

circostanza. Fiandaca Musco: Diritto Penale - Parte Generale. VII edizione - 2014.

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10) Delitto tentato

1. Premessa: la consumazione del reato

La consumazione del reato è l’effettiva realizzazione di tutti gli elementi costitutivi di una

fattispecie criminosa. Ciò avviene attraverso un iter criminis, che si compone di:

 Ideazione, che ha luogo nella psiche del reo per quanto riguarda i reati dolosi. È un

processo di motivazione che conclude con la risoluzione criminosa, quindi di per sé

non è punibile.

 Preparazione, presente nei reati a dolo di proposito e nei reati di premeditazione.

 Esecuzione, in cui il soggetto compie la condotta esteriore richiesta per la

sussistenza del reato. Si ha:

Perfezione, quando si sono verificati tutti i requisiti della fattispecie legale e il

 reato è venuto ad esistere.

Consumazione, quando il reato ha raggiunto la sua massima gravità concreta

 e l’iter si chiude.

2. Delitto tentato: in generale

La punibilità del tentativo non è per forza ammessa:

 In un sistema penale oggettivo: non è punito

 In un sistema penale soggettivo: è punito come un reato consumato

 In un sistema penale misto: è punito, ma in misura inferiore rispetto ad un reato

perfetto.

Secondo una concezione soggettivistica, la nozione di tentativo è ampia e comprende tutti

gli atti sintomatici della pericolosità del soggetto e della ribellione alla norma.

Secondo una concezione oggettivistica (diritto penale misto): la nozione di tentativo è

ristretta alla manifestazione della volontà criminosa concretizzata in una reale situazione di

pericolo.

Nei sistemi a legalità formale si ha tassatività e previsione espressa anche dei reati tentati.

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3. L’«inizio» dell’attività punibile

Vi è un altro problema, quello dell’inizio del tentativo punibile. Ci sono delle teorie:

 Teoria dell’inizio dell’esecuzione: il tentativo è punito in base al grado di sviluppo

dell’azione criminosa, quindi riguarda solo atti esecutivi e atti preparatori. È troppo

limitante.

 Teoria dell’idoneità - univocità: il tentativo è punito sulla base dell’idoneità e univoca

direzione degli atti a realizzare il fatto perfetto, cioè del pericolo della sua

realizzazione. È la soluzione accolta dal Codice Rocco, in modo di ampliare la

punibilità del tentativo. Secondo l’articolo 56 cp, chi compie atti idonei e diretti in

modo equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato se l’azione non si

compie e l’evento non si verifica.

4. Idoneità degli atti

È necessaria la presenza, come elemento oggettivo:

 Negativo, il non compimento dell’azione e il non verificarsi dell’evento

 Positivo, l’idoneità e univocità degli atti.

L’idoneità degli atti è la condizione prima per la pericolosità del tentativo: se non sono

idonei infatti viene meno ogni probabilità di realizzazione del delitto. Si effettua, attraverso un

criterio di prognosi postuma, un giudizio che è:

 In concreto, nel senso che gli atti sono considerati nel contesto della situazione a cui

ineriscono.

 Ex ante, rapportato al momento in cui il soggetto ha posto in essere la sua attività

 A base parziale, poiché il giudice deve valutare se sulla base delle circostanze

concrete in quel momento verosimilmente esistenti, anche se dall’agente non

conosciute, appariva verosimile, probabile, la capacità dell'atto a cagionare l'evento

o, comunque, la sua adeguatezza allo scopo criminoso. Tutto ciò indipendentemente

da ciò che, poi, si è realmente verificato per il concorso di fattori eccezionali

impeditivi, estranei alla condotta.

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Riassunto di Luisa Gasparini

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5. Univocità degli atti

L’univoca (non equivoca) direzione degli atti fa intendere come verosimile la realizzazione

del delitto voluto, a causa del grado di sviluppo raggiunto dagli atti. È valutata in base ad

un’accezione, che può essere:

 Soggettiva: univocità come semplice esigenza processuale probatoria, cioè in

tribunale si deve dare prova che l’atto tendeva al fine criminoso ovvero dell’intenzione

di commettere il delitto perfetto.

 Oggettiva: requisito oggettivo, limitativo che significa

Tesi dell’univocità assoluta: gli atti devono rivelare la loro direzione finalistica

 verso lo specifico reato (la specifica intenzione criminosa del soggetto) in se

per se considerati.

Tesi dell’univocità relativa: gli atti devono rivelare la loro direzione finalistica, in

 rapporto al piano criminoso individuato in base a tutte le risultanze probatorie.

6. Elemento soggettivo

Il delitto tentato è un delitto doloso; nel tentativo il dolo rappresenta l’intenzione di

commettere il delitto perfetto, con conseguente esclusione del dolo eventuale.

Per l’accertamento del dolo, nel delitto perfetto si parte dal fatto materiale e, poi, si verifica se

il soggetto l’ha voluto; nel tentativo, invece, prima si accerta l’intenzione, il fine a cui l’agente

tendeva, il piano d’attuazione.

Per la prova valgono le regole del dolo in generale.

7. Il problema della configurabilità del tentativo nell’ambito delle varie tipologie delittuose

ll tentativo è:

 Ontologicamente inconcepibile in delitti colposi e in delitti unisussistenti (senza iter,

un solo atto).

 Giuridicamente inammissibile in:

Contravvenzioni Delitti di pericolo Delitti a

   consumazione

Delitti di Delitti preterintenzionali

  anticipata

attentato Fiandaca Musco: Diritto Penale - Parte Generale. VII edizione - 2014.

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 Ammissibile, se c’è controversia in

Delitti dolosi xxx Delitti permanenti Delitti omissivi propri,

  

qualificati quando il soggetto

Delitti a condotta plurima

dall'evento compie atti positivi diretti

Delitti omissivi impropri

 a non adempiere al

Delitti abituali

 (desistenza, recesso comando di azione.

Delitti condizionati attivo)

8. Tentativo e circostanze

Si configurano varie ipotesi:

 Delitto tentato circostanziato, in cui la circostanza è perfettamente realizzata, quindi

è perfetta. La disciplina prevede che:

Si individui la cornice edittale

 Si determini la pena in modo concreto per il reato semplice all’interno della

 cornice

Si aumenti/diminuisca in base alla circostanza realizzata

 Delitto circostanziato tentato, in cui la circostanza non è stata realizzata ma rientra

nel proposito dell’agente e gli atti compiuti sono idonei e diretti in modo univoco a

commettere il delitto circostanziato. La circostanza è tentata. La disciplina prevede

che: Si individui la cornice edittale del delitto perfetto circostanziato (diminuendo in

 caso di attenuanti/aumentando per le aggravanti)

Si determini, in base ad essa, la cornice edittale per il delitto circostanziato

 tentato.

Si determini, all’interno della cornice, la pena in concreto per il delitto tentato.

 Delitto circostanziato tentato circostanziato, che si ha quando esistono circostanze

perfette e circostanze tentate. La pena è calcolata determinando la pena per il delitto

circostanziato tentato e sommando/sottraendo ad essa gli aumenti/diminuzioni per le

circostanze realizzate.

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Riassunto di Luisa Gasparini

53

9. Desistenza e recesso attivo

La desistenza dall’azione e il recesso attivo sono simili sotto il profilo soggettivo poiché

devono essere posti in essere in modo volontario. Si tratta di volontarietà nel senso di

possibilità di scelta ragionevole; essa viene meno se la continuazione dell’azione presenta

svantaggi o rischi tali da non potersi attendere da persona ragionevole.

In particolare, la desistenza dall’azione:

 Profilo oggettivo: l’agente rinuncia a compiere gli ulteriori atti che poteva compiere

per perfezionare il reato. Basta che egli non continui il suo comportamento, quando

ancora non integra la condotta tipica.

 Effetti: impunità per il dolo tentato

Il recesso attivo, invece:

 Profilo oggettivo: l’agente, dopo aver posto in essere tutti gli atti causali necessari,

impedisce l’evento, con una contro - condotta che arresta il processo causale in atto.

L’agente deve attivarsi per interrompere il processo causale messo in moto dalla sua

condotta.

 Effetti: diminuzione della pena stabilita per il delitto tentato.

11. Reato impossibile

Il reato impossibile può essere tale per:

 Inidoneità della condotta: il soggetto ha portato a termine la sua condotta che per sue

intrinseche caratteristiche non ha realizzato l’offesa al bene protetto.

 Inesistenza dell’oggetto materiale: inesistenza assoluta dell’oggetto, mai esistito o

relativa

estinto. Invece l’inesistenza dell’oggetto che esiste in natura ma non dove

cade la condotta criminosa è considerata delitto tentato.

Può essere sia colposo che doloso. Per i codici, come il nostro, ancorati al principio

oggettivistico di offensività, il reato impossibile è un non reato, non punibile; l’autore, però,

per esigenza preventiva, può essere sottoposto a misure di sicurezza.

Nei codici a impronta soggettivistica invece il giudice ha la facoltà di non punire o di

applicare una pena attenuata oppure prevedono una pena ridotta.

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11) Concorso di persone

1. Premessa

Si ha concorso di persone nel momento in cui più persone pongono in essere un reato.

 Concorso eventuale: più persone pongono in essere un reato che può essere

realizzato anche da una persona sola

 Concorso necessario: la norma incriminatrice richiede una pluralità di soggetti attivi.

La punibilità dei concorrenti deve essere espressamente prevista. In italia vi è l’articolo 110

cp, per il quale quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse

soggiace alla pena per questo stabilita.

Il concorso è previsto sia nei delitti che nelle contravvenzioni.

2. Il problema dei modelli di disciplina del concorso criminoso

Per valutare la responsabilità dei concorrenti e la loro punizione, vi sono due modelli, in

modo da soddisfare due esigenze, ovvero qualificare e differenziare i concorrenti.

 Responsabilità differenziata: è il modello della tradizione classica, che prevede delle

figure di concorrenti tipizzate, ovvero

Autore, materialmente compie l’azione esecutiva

 Coautore, compie l’azione, insieme ad altri

 Partecipe (complice), compie una condotta, che in sé non integra reato. Può

 essere:

Istigatore: partecipazione psichica, fa sorgere in altri un proposito criminoso

o prima inesistente

Ausiliatore: partecipazione fisica, aiuta materialmente nella preparazione o

o nell’esecuzione.

 Pari responsabilità: è il modello della moderna dottrina e non prevede una meccanica

uguaglianza della pena per tutti, ma solo non ci sono differenziazioni in base a tipi

astratti. Resta la necessità di graduare in concreto la pena rispetto al reale contributo

di ognuno.

Nel nostro codice si utilizza il modello della pari responsabilità, anche se in realtà c’è la

possibilità di gradazione tramite il riconoscimento di specifiche aggravanti/attenuanti e

applicando l’articolo 183 cp sulla gravità del reato.

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55

3. Le teorie sul concorso criminoso

Ci sono delle teorie per spiegare la punibilità dei concorrenti:

 Teoria dell’equivalenza causale: l’evento va imputato a ognuno nella sua totalità,

poiché ognuno lo cagiona nella sua totalità.

 Teoria dell’accessorietà: la norma estende la tipicità alle norme accessorie.

 Teoria della fattispecie plurisoggettiva eventuale: la combinazione tra la norma sul

concorso e la norma incriminatrice fa nascere una nuova norma, autonoma e con

una sua tipicità, ovvero la fattispecie del concorso di persone nel reato.

4. Struttura del concorso criminoso: pluralità di agenti

Requisiti strutturali del concorso sono:

 Pluralità di agenti

 Realizzazione di un delitto

 Contributo dei concorrenti

Il reato deve essere commesso da un numero di soggetti superiore a quello che la legge

ritiene necessario per l’esistenza del reato. Per il diritto italiano non serve che tutti questi

soggetti siano imputabili e abbiano agito con dolo.

5. Segue: realizzazione della fattispecie oggettiva di un reato

Altro requisito strutturale deve essere la realizzazione di un delitto; nel nostro codice non è

punito il concorso tentato, ma solo il concorso nel delitto tentato.

6. Segue. Contributo di ciascun concorrente: concorso materiale e morale

Per stabilire quale sia il comportamento minimo per concorrere si utilizza:

 Principio di tassatività

 Principio di materialità

 Principio di responsabilità personale.

Ci deve essere un contributo rilevante alla realizzazione del reato, che sia materiale, o

anche solo morale, ovvero tramite istigazione, accordo criminoso (istigazione reciproca e

commissione del reato), consiglio tecnico, promessa di aiuto.

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Riassunto di Luisa Gasparini

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Nel concorso per omissione, essa deve essere condizione necessaria/agevolatrice del

reato e costitutuire violazione di un obbligo giuridico.

 È diverso dalla connivenza, in cui il soggetto assiste passivamente e può, non deve,

impedire la condotta che costituisce reato

 Alcuni soggetti, per legge o contratto, devono impedire determinati reati

 La polizia giudiziaria, le forze armate e la forza pubblica devono impedire i singoli

reati, a pena di essere considerati concorrenti.

8. L’elemento soggettivo del concorso criminoso

Nel concorso criminoso non è necessario che i soggetti si siano preventivamente accordati.

Non c’è concorso se più soggetti compiono un’analoga azione criminosa ai danni di un

terzo, l’uno all’insaputa dell’altro. Per il nostro ordinamento, però, non è necessaria la

reciproca consapevolezza dell’altrui inganno: basta che un concorrente lo sappia:

 Per rispondere di concorso serve coscienza e volontà di cooperare

 Il concorso unilaterale rende punibile il concorso doloso nel reato colposo, ovvero

quando una condotta concorre dolosamente nell’altrui fatto colposo, cioè

strumentalizza l’altrui condotta colposa.

Oggetto del dolo è la coscienza e volontà del fatto previsto dalla fattispecie plurisoggettiva

del concorso: serve saper e voler concorrere, quindi :

 Coscienza e volontà di realizzare un reato

 Consapevolezza delle condotte altrui

 Coscienza e volontà di contribuire al reato.

Ci sono vari casi di concorso, dove dolo e colpa si manifestano diversamente:

 Concorso doloso nel reato doloso: pacifico.

 Concorso colposo nel reato doloso: di solito sono ritenute condotte separate (ad

esempio lascare incustodita un’arma che poi è usata per un omicidio)

 Concorso doloso nel reato colposo

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Riassunto di Luisa Gasparini

57

 Concorso colposo nel reato colposo: pacifico, previsto dall’articolo 113 (e 110 per le

contravvenzioni). Serve :

Non volontà di concorrere alla realizzazione del fatto criminoso

 Volontà di concorrere alla realizzazione della condotta contraria a regole

 cautelari (e causa dell’evento)

Previsione/prevedibilità ed evitabilità dell’evento criminoso.

10. Le circostanze aggravanti

Le circostanze aggravanti sono applicate obbligatoriamente.

In caso di concorso doloso, la pena è aumenta:

 per chi ha promosso od organizzato la cooperazione nel reato ovvero diretto l’attività

delle persone che sono concorse nel reato medesimo;

 per chi nell’esercizio della sua autorità, direzione o vigilanza, ha determinato a

commettere il reato persone ad esso soggette;

 per chi, fuori dal caso previsto nell’art. 111, ha determinato a commettere il reato un

minore degli anni 18 o una persona in stato di infermità o di deficienza psichica;

 se il numero delle persone che sono concorse nel reato è di cinque o più, salvo che la

legge disponga altrimenti.

In caso di concorso colposo, la pena è aumentata per chi ha determinato a cooperare:

 una persona non imputabile o non punibile;

 un minore degli anni 18 o una persona in stato di infermità o di deficienza psichica;

 persone soggette alla propria autorità, direzione o vigilanza;

11. Le circostanze attenuanti ed in particolare il contributo di «minima importanza»

Le attenuanti sono applicabili facoltativamente. In caso di concorso, doloso o colposo che

sia, la pena è diminuita:

 quando l’opera di alcune persone ha avuto minima importanza nella preparazione o

nell’esecuzione del reato;

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Riassunto di Luisa Gasparini

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 per chi è stato determinato a commettere il reato da persona che esercita sul

soggetto un’autorità, direzione o vigilanza, o quando il soggetto determinato sia un

minore degli anni 18 o persona in stato di infermità o deficienza psichica.

12. La responsabilità del partecipe per il reato diverso da quello voluto

Per il caso in cui taluno dei concorrenti, nell’eseguire il piano criminoso, commetta di propria

iniziativa altro reato oltre o al posto di quello voluto dagli altri concorrenti, si prospettano tre

soluzioni:

 soggettivistica: imputare l’evento effettivamente voluto

 oggettivistica: imputare l’evento, per lo stesso titolo a tutti i concorrenti sulla base del

solo contributo causale materiale.

 Più corretta: imputare l’evento a titolo di dolo a chi l’ha voluto, agli altri, per colpa, se

ne esistono gli estremi.

Il codice Rocco, prima aveva adottato la soluzione oggettivistica, ora utilizza una forma

anomala, dove il concorrente risponde di un reato doloso sulla base di un reale

atteggiamento colposo. Ci sono infatti i requisiti dell’agire colposo:

 Non volontà del fatto sotto il profilo del dolo sia diretto che eventuale

 Inosservanza delle regole di prudenza

 Previsione/prevedibilità come verosimile ed evitabilità dell’evento, in concreto e con il

parametro dell’uomo giudizioso.

13. Concorso nel reato proprio e mutamento del titolo del reato per taluno dei concorrenti

È ammesso il concorso dell’estraneo nel reato proprio. Ci sono :

 Elementi oggettivi:

Pluralità di soggetti di cui almeno uno con la qualifica richiesta dalla legge

 Commissione del reato proprio

 Elemento soggettivo, ovvero conoscenza della qualifica:

Serve per i reati esclusivi e per i reati propri, ma non esclusivi che senza

 qualifica sarebbero un reato comune

Non serve per i reati propri, ma non esclusivi, che senza qualifica sarebbero

 illeciti extrapenali o offensivi di altrui interessi.

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Riassunto di Luisa Gasparini

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Se l’estraneo ignora la qualità specifica del concorrente, egli dovrebbe rispondere:

Di alcun reato, se si tratta di reati esclusivi

 Del reato comune, se la qualifica comporta solo un mutamento del titolo di

 reato, cioè trasforma in proprio un reato comune.

Del reato proprio, se senza qualifica il fatto sarebbe un illecito extrapenale o

 comunque offensivo di interessi altrui.

Nel nostro codice, se, per le condizioni/qualità personali del colpevole, o per i rapporti

tra colpevole e offeso, muta il titolo di reato per qualcuno dei concorrenti, anche gli

altri rispondono dello stesso reato. La pena può essere diminuita se il reato è più

grave, per coloro per cui non sussistono le condizioni, la qualifica, i rapporti predetti.

14. La comunicabilità delle circostanze

Le circostanze:

 Attenuanti, sono imputate oggettivamente a tutti

 Aggravanti, sono imputate soggettivamente, se conosciute o conoscibili dal singolo

concorrente.

 Strettamente personali, sono valutate solo per la persona a cui si riferiscono, anche

se conosciute o conoscibili dagli altri concorrenti.

15. La comunicabilità delle cause di esclusione della pena

Le cause di esclusione della pena:

 Oggettive, hanno effetto rispetto a tutti i concorrenti

 Soggettive, hanno effetto solo rispetto alla persona a cui si riferiscono le circostanze

soggettive che escludono la pena.

16. Desistenza volontaria e pentimento operoso

La desistenza volontaria è una causa personale di esclusione della pena, quindi si estende

solo ai soggetti a cui si riferisce. Per metterla in atto:

 L’esecutore deve interrompere l’attività iniziata

 Il complice deve attivarsi per neutralizzare le conseguenze della collaborazione o

neutralizzare la condotta già realizzata.

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Riassunto di Luisa Gasparini

60

Il pentimento operoso è una circostanza attenuante soggettiva; presuppone che l’azione

collettiva sia compiuta e che uno dei componenti riesca ad impedire il verificarsi dell’evento

lesivo.

17. Estensibilità della disciplina del concorso «eventuale» al concorso «necessario»

I reati plurisoggettivi possono essere:

 Propri: tutti i coagenti sono assoggettati a pena poiché l’obbligo giuridico violato

incombe su tutti

 Impropri: uno o solo alcuni coagenti sono puniti perché solo su di essi grava l’obbligo

giuridico violato.

Nei reati plurisoggettivi il concorso è necessario, poiché è la stessa norma che richiede, per

l’esistenza del reato, una pluralità di soggetti attivi.

18. Concorso eventuale e reati associativi

Il reato associativo, che è una forma di reato plurisoggettivo, pone dei problemi di

interferenza con il concorso in generale: bisogna accertare caso per caso i presupposti

minimi, evitando di elevare al ruolo di concorrenti morali, i capi delle organizzazioni. Bisogna

stabilire, inoltre, quando i membri dell’associazione criminosa rispondono, a titolo di

concorso eventuale, anche per reati materialmente eseguiti da altri.

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PARTE TERZA : IL REATO COMMISSIVO COLPOSO

12) Il reato commissivo colposo

Sezione I - Tipicità

1. Premessa

In base alla definizione dell’articolo 42, si ha delitto colposo (o contro l’intenzione) quando

l’evento anche se preveduto non è voluto dall’agente e si verifica:

 A causa di una negligenza, imprudenza, imperizia (colpa generica)

 Per inosservanza di leggi, regolamenti, discipline, ordini (colpa specifica)

2. Il fatto commissivo colposo tipico: azione

L’azione è penalmente rilevante finchè è possibile muovere un rimprovero per colpa: colpa e

azione stanno insieme.

La colpa può essere:

 Cosciente (dato psicologico): dominata dal volere

 Incosciente (dato normativo): dominabile dal volere

3. Inosservanza delle regole precauzionali di condotta

Si ha colpa nel momento in cui si rimprovera l’agente di non aver attivato i poteri di controllo

che doveva/poteva attivare per evitare l’evento lesivo.

4. Criteri di individuazione delle regole di condotta: «prevedibilità» ed «evitabilità» dell’evento.

Il limite del caso fortuito

I criteri di individuazione delle regole di condotta sono:

 

Prevedibilità Evitabilità.

Il caso fortuito ne è il limite negativo, perché non è nè prevedibile, né evitabile.

Non basta la semplice osservanza di una regola per sottrarsi a responsabilità: caso per caso

bisogna verificare la validità della regola cautelare che dovrebbe essere osservata.

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Riassunto di Luisa Gasparini

62

5. Fonti e specie delle qualifiche normative relative alla fattispecie colposa

Le regole di condotta hanno fonte:

 Sociale, nella colpa generica, che si ha in caso di:

Negligenza: inosservanza di una regola che prescrive un’attività

 Imprudenza: inosservanza di una regola che obbliga a non compiere

 un’azione o a compierla diversamente

Imperizia: negligenza/imprudenza dovuta alla mancanza di conoscenze

 tecniche.

 Giuridica, scritta, nella colpa specifica; di volta in volta bisogna verificare se la norma

scritta esaurisce la misura di diligenza richiesta all’agente.

6. Contenuto della regola di condotta

Il contenuto delle regole di condotta è relativo a:

 

Obbligo di astensione Obbligo di controllo sull’operato

altrui

 Obbligo di adottare misure cautelari

 Obbligo di preventiva informazione

7. Standard oggettivo del dovere di diligenza

Il giudizio di prevedibilità ed evitabilità va effettuato ex ante in base alla diligenza, perizia,

prudenza richieste dal modello di agente che svolge quell’azione:

 In sede di tipicità si accerta la violazione del dovere di diligenza, in base al modello di

agente

 In sede di colpevolezza si verifica la capacità dell’agente di impersonificare quel

modello di agente.

8. Limiti del dovere di diligenza: a) rischio consentito

Il limite del rischio consentito o dell’adeguatezza sociale si applica ad attività di per sé

pericolose, ma indispensabili. Superando tale limite si ha colpa.

Ci sono, tra l’altro, delle autorizzazioni amministrative, che rendono lecite alcune attività,

rispettando precise norme cautelari.

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Riassunto di Luisa Gasparini

63

9. Segue: b) principio dell’affidamento e comportamento del terzo

Il principio dell’affidamento prevede una valutazione sociale secondo cui ciascun consociato

confida nell’altrui rispetto delle regole cautelari. Esso vale in relazione al comportamento di

un terzo, che viola:

 Norma scritta: bisogna capire se nella norma rientra l’impedimento di eventi causati

dall’azione di terzi

 Norme desumibili da usi sociali e norme generiche di diligenza. Si distingue se la

condotta del terzo è:

Colposa: non si ha l’obbligo di impedirlo se sono responsabili persone capaci

 di scelte responsabili, tranne se

Particolari circostanze fanno presumere che il terzo non sia in grado di

o soddisfare le aspettative dei consociati

L’obbligo di diligenza riguarda una posizione di garanzia verso il terzo

o incapace

Dolosa: non si ha l’obbligo di impedirla in base al principio di

 autoresponsbailità (per cui ognuno risponde elle proprie azioni), tranne se

Il soggetto deve difendere un bene rispetto alle aggressioni di terzi

o Ad un uomo, che deve controllare delle fonti di pericolo, esse sono

o sottratte da un terzo, il quale, facendone uso, commetterà molto

probabilmente un illecito doloso.

10. Nesso di rischio tra colpa ed evento

Il nesso di causalità tra colpa ed evento si accerta tramite la teoria condizionalistica: l’evento

deve essere una conseguenza necessaria di un’azione che contrasta con il dovere oggettivo

di diligenza.

La prevedibilità dell’evento va verificata in concreto, però non si riesce a giustificare perché

la responsabilità viene meno quando si dimostra che l’evento lesivo si sarebbe comunque

verificato pur osservando la condotta presunta. Si hanno due soluzioni:

 Comportamento alternativo lecito: il comportamento omesso è conforme al dovere di

diligenza ma non è idoneo ad impedire l’evento.

 Criterio dell’aumento del rischio: sarebbe sufficiente accertare che l’inosservanza

della regola di condotta ha determinato un aumento del rischio di verificazione

dell’evento. Fiandaca Musco: Diritto Penale - Parte Generale. VII edizione - 2014.

Riassunto di Luisa Gasparini

64

Sezione II - Antigiuridicità

1. Premessa

Per antigiuridicità si intende l’assenza di causa di giustificazione.

2. Consenso dell’avente diritto

Il consenso dell’avente diritto non è una scriminante:

 A causa della natura indisponibile dei beni della vita e dell’integrità fisica

 A causa dell’incompatibilità tra il consenso (come volontà di lesione) e il carattere

involontario del reato colposo.

3. Legittima difesa

Per parte della giurisprudenza la legittima difesa non è considerata una scriminante, perché

presupposte la volontà dell’offesa. In realtà, nello spazio dell’azione difensiva, è legittimo

provocare anche un evento lesivo che l’agente non ha voluto e che avrebbe potuto evitare

con la diligenza dovuta.

4. Stato di necessità

È ammesso come scriminante; ricorre veramente solamente quando l’azione necessitata

viola il dovere obiettivo di diligenza.

Sezione III - Colpevolezza

1. Struttura psicologica della colpa

La colpa presuppone assenza di volontà. Essa può essere:

 Propria: la maggior parte dei casi in cui c’è la non volontà dell’evento.

 Impropria: l’evento è voluto dall’agente. Sono i casi di:

Eccesso colposo nelle cause di giustificazione, ovvero esercizio

 sproporzionato di un diritto/adempimento, legittima difesa, stato di necessità

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Riassunto di Luisa Gasparini

65

Erronea supposizione della presenza di una causa di giustificazione

 Errore di fatto determinato da colpa

 Cosciente: l’agente ha previsto l’evento senza averlo voluto. È un’aggravante della

pena.

 Incosciente: senza previsione alcuna.

3. Il «grado» della colpa

Il grado della colpa è uno degli indici di commisurazione della pena. Per stabilirlo bisogna

accertare la misura della divergenza tra la condotta tenuta e la condotta che era da

attendersi in base alla norma cautelare cui ci si doveva attenere. Il criterio di valutazione è in

parte oggettivo, in parte soggettivo.

4. Cause di esclusione della colpevolezza

Le cause di esclusione della colpevolezza sono delle circostanze anormali che condizionano

il giudizio di colpa e impediscono all’agente di rispettare la regola di diligenza. Ce ne sono di:

 Tipizzate dalla legge, ovvero caso fortuito, forza maggiore e costringimento fisico.

 Non tipizzate : art. 42, comma1 nessuno può essere punito per

un’azione/omissione prevista dalla legge come reato se non l’ha commesso con

coscienza e volontà.

Sezione IV - La cooperazione colposa

1. La disciplina prevista dall’art. 113 c.p.

Perché si abbia concorso serve un legame psicologico tra le condotte, ovvero ognuno deve

avere coscienza e volontà di concorrere con altri nella violazione delle norme cautelari (non

a commettere un reato):

 Inosservanza della regola cautelare propria del concorrente

 Inosservanza comune ai concorrenti

 Concorso nell’inosservanza altrui

Se c’è cooperazione ogni persona soggiace alla pena stabilita per il delitto stesso.

Per la dottrina dominante e la giurisprudenza, la cooperazione colposa è ammessa anche

nelle contravvenzioni.

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PARTE QUARTA: ILREATO OMISSIVO

13) Il reato omissivo

Sezione I - Nozioni generali

3. La bipartizione dei reati omissivi in «propri» e «impropri»

Il reato omissivo può essere:

 Proprio, ovvero mancato compimento dell’azione che la legge penale comanda di

realizzare. L’agente è punito per non aver compiuto l’azione doverosa (non per non

aver impedito l’evento). Il legislatore lo configura direttamente come reato proprio.

 Improprio (commissivo mediante omissione), ovvero violazione di un obbligo di

impedire il verificarsi di un evento tipico. L’omettente ha un ruolo di garante della

salvaguardia del bene protetto. Manca una previsione legislativa espressa, ma nasce

dalla combinazione dell’art. 40 cp con una fattispecie di parte speciale.

Sezione II - Struttura del reato omissivo

I. Tipicità

A. La fattispecie obiettiva del reato omissivo proprio

1. Situazione tipica

Il reato omissivo proprio è previsto dal legislatore stesso. La norma descrive una situazione

tipica, cioè l’insieme dei presupposti da cui scaturisce l’obbligo di attivarsi; gli elementi

utilizzati sono sia descrittivi che normativi.

2. Condotta omissiva tipica e possibilità di agire

Condotta omissiva tipica è il mancato compimento dell’azione richiesta; Il soggetto, in ogni

caso, deve avere la possibilità materiale di agire, in virtù delle sue attitudini psico - fisiche,

ma anche delle condizioni esterne.

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Riassunto di Luisa Gasparini

67

B. La fattispecie obiettiva del reato omissivo improprio

4. La sfera di operatività dell’art. 40 cpv. c.p.

Secondo l’art. 40 cp, non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire,

equivale a cagionarlo. Ci sono però delle limitazioni alla sua applicazione, ovvero:

 Fattispecie in cui si menziona una condotta omissiva

 Fattispecie integrate da un comportamento necessariamente positivo

 Fattispecie che incriminano la violazione di obblighi comportamentali o con azione o

con omissione

 È inserito tra le rubriche del rapporto di causalità, quindi si riferisce solo ai reati di

evento (reati causali puri).

5. Situazione tipica

La situazione è tipica se ci sono:

 Presupposti di fatto che danno vita a una situazione di pericolo per il bene da

proteggere

 Presupposti che obbligano ad attivarsi.

6. Omesso impedimento dell’evento ed equivalente normativo della causalità

Per avere un reato omissivo serve che ci sia un collegamento tra l’evento non impedito e la

condotta omissiva.

Si effettua un giudizio ipotetico e prognostico meno rigoroso del solito (c’è un minor grado

condicio sine qua non

di certezza), che utilizza la sussunzione sotto leggi e una adattata,

ovvero l’omissione è causa dell’evento quando non può essere mentalmente sostituita

dall’azione doverosa, senza che l’evento venga meno.

Il giudice deve immaginare come realizzata l’azione doverosa omessa e verificare se l’evento

lesivo sarebbe venuto meno.

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Riassunto di Luisa Gasparini

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Bisogna verificare anche la violazione dell’obbligo giuridico di impedire l’evento ovvero quali

siano gli obblighi la cui violazione è penalmente rilevante:

 Teoria formale dell’obbligo di impedire l’evento, che esige l’espressa previsione

dell’obbligo di attivarsi da parte di fonti formali (però non spiega perché solo alcuni

obblighi sono penalmente rilevanti)

 Concezione contenutistico - funzionale: non riguarda la violazione di un qualsiasi

obbligo giuridico, ma di una posizione di garanzia verso il bene protetto: vi è un

vincolo di tutela tra il bene giuridico e il soggetto garante, incapace di proteggerlo.

7. La posizione di garanzia

La posizione di garanzia può essere:

 Di protezione: preservare dei beni giuridici da tutti i pericoli che possono minacciarne

l’integrità

 Di controllo: neutralizzare le fonti di pericolo, in modo da garantire l’integrità di tutti i

beni giuridici che possono essere minacciati

 Originaria: in capo a determinati soggetti, in virtù della loro posizione

 Derivata: trapassano dal titolare originario a un soggetto diverso, di solito tramite

contratto

Essa può anche derivare da un’assunzione volontaria della posizione di garante.

II. Antigiuridicità

L’antigiuridicità è valutata come nel reato commissivo. È meno difficile l’esistenza di cause

di giustificazione (il più frequente è lo stato di necessità).

III. Colpevolezza

1. Premessa

Anche il dolo è valutato come nei reati commissivi, ma con delle peculiarità.

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Riassunto di Luisa Gasparini

69

2. Dolo omissivo

Nei reati omissivi impropri il dolo riguarda anche i presupposti di fatto della posizione di

garanzia.

Nei reati omissivi propri si distingue:

 Fattispecie con situazione di tipo pregnante, in cui l’obbligo di ad attivarsi ha per

presupposto una realtà immediatamente percepibile, a prescindere dalla conoscenza

dell’obbligo di agire.

 Fattispecie con situazione tipicamente neutra, in cui l’illecito è di creazione legislativa,

senza che preesista un disvalore socialmente percepibile. In deroga all’articolo 5 cp,

per l’esistenza del dolo serve la conoscenza del comando penale.

3. Colpa

In caso di colpa bisogna verificare se la condotta è in contrasto con il dovere oggettivo di

diligenza tramite il criterio dell’agente modello e poi se l’agente ha le caratteristiche per

essere come il modello.

In ogni caso per adempiere alla diligenza serve la possibilità di agire, i cui requisiti sono:

 Conoscenza/conoscibilità della situazione tipica

 Possibilità obiettiva di agire

 Conoscenza/conoscibilità del fine dell’azione doverosa

 Conoscenza/conoscibilità dei mezzi necessari al raggiungimento del fine medesimo.

4. Coscienza dell’illiceità

Bisogna inoltre verificare la possibilità di conoscere il precetto penale.

IV. Tentativo

1. Il tentativo

È ammesso pacificamente nei reati propri, in cui l’omissione tentata assume rilevanza

penale quando provoca un pericolo diretto per il bene tutelato.

È ammesso, ma meno pacificamente, nei reati impropri, tutte le volte che il soggetto

compie atti positivi diretti in modo non equivoco a non adempiere il comando d’azione

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Riassunto di Luisa Gasparini

70

V. Partecipazione criminosa

1. Partecipazione nel reato omissivo

La partecipazione ad un reato omissivo può avvenire tramite azione o tramite omissione.

2. Presupposti e limiti della partecipazione mediante omissione nel reato commissivo

Nel concorso mediate omissione in un reato commissivo, che esiste solo per i reati d’evento,

l’omettente deve essere un garante, anche se in concreto non è sempre agevole verificarlo.

PARTE QUINTA : LA RESPOSABILITÀ OGGETTIVA

14) La responsabilità oggettiva

1. Premessa

Oltre al dolo e alla colpa, la responsabilità oggettiva (responsabilità obiettiva) è un altro

criterio di imputazione, che prescinde, quindi, dalla verifica della sussistenza del criterio

d'imputazione soggettiva del fatto al suo autore.

È prevista dall’articolo 42 cp e definita come imputazione del fatto penalmente rilevante

esclusivamente alla luce del nesso causale tra la condotta e l’evento lesivo: l'evento, nei casi

previsti, è quindi posto a carico dell'agente come conseguenza della sua azione od

omissione

Resta una deroga del principio di consapevolezza, non giustificata né da ragioni di

prevenzione generale, né di semplificazione probatoria.

Fiandaca Musco: Diritto Penale - Parte Generale. VII edizione - 2014.

Riassunto di Luisa Gasparini

71

2. Responsabilità oggettiva e principi costituzionali

La responsabilità oggettiva, nel campo penale, pone problemi di compatibilità con l'art. 27

della Costituzione :

 sotto il profilo del possibile contrasto con il principio della responsabilità penale

colpevole (anche se c’è chi ritiene che l'art. 27 escluda solamente la responsabilità

per fatto altrui)

 sotto il profilo del possibile contrasto con il principio, espresso nell’art. 27, della finalità

rieducativa della pena.

L'evoluzione legislativa e della giurisprudenza costituzionale confermano i dubbi circa la

legittimità costituzionale della responsabilità oggettiva quale criterio di attribuzione della

responsabilità penale. Rileva, in particolare, la sentenza 364/1988 che, sindacando della

legittimità costituzionale dell'art. 5 cp, ha avuto modo di precisare come debba esservi, ai fini

dell'individuazione di una responsabilità penale conforme ai principi costituzionali, un

legame psicologico tra l'agente e gli elementi più significativi della fattispecie penale

astratta, ovvero tutti gli elementi essenziali.

In un’altra sentenza la Corte ha fornito un' interpretazione dell'art. 116 cp: il concorrente

risponde del reato diverso da quello pianificato commesso da altro concorrente solo se esso

sia uno sviluppo prevedibile di quello formante l'oggetto del disegno criminoso.

3. Casi di responsabilità oggettiva «pura»

Rispetto ai modelli iniziali di responsabilità oggettiva nel codice Rocco, si hanno dei casi di

responsabilità oggettiva pura e dei casi di responsabilità oggettiva mista a dolo e colpa.

Per quanto riguarda la responsabilità oggettiva pura, si trova in

 Art. 83 c.p. Aberratio delicti. Se per errore nell'uso dei mezzi di esecuzione del reato, o

per un'altra causa, si cagiona un evento diverso da quello voluto, il colpevole

risponde, a titolo di colpa, dell'evento non voluto, quando il fatto è preveduto dalla

legge come delitto colposo.

La colpa, qui, come criterio d'attribuzione della responsabilità penale per il reato

diverso da quello voluto, sarebbe automaticamente collegata alla violazione della

norma penale a prescindere da ogni effettiva valutazione in ordine alla prevedibilità o

all'evitabilità del risultato offensivo da parte dell'agente.

Fiandaca Musco: Diritto Penale - Parte Generale. VII edizione - 2014.

Riassunto di Luisa Gasparini

72

 Art. 116 c.p. Responsabilità del partecipe per il reato diverso da quello voluto. Qualora

il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti, anche

questi ne risponde, se l'evento è conseguenza della sua azione. Il legislatore

attribuisce il diverso reato realizzato anche al partecipe che non lo ha voluto, in base

al semplice nesso di causalità materiale.

4. Segue: reati di stampa

Ulteriore ipotesi di responsabilità oggettiva, era quella a carico del direttore o del redattore

responsabile con riferimento ai reati commessi a mezzo della stampa. Si discuteva, in

dottrina, se la responsabilità del direttore e del redattore responsabile fosse di carattere

oggettivo o se, invece, si trattasse di una responsabilità per omessa vigilanza.

Con la modifica dell'art. 57 cp il Legislatore ha abbracciato la tesi della responsabilità per

fatto proprio omissivo colpevole stabilendo che il direttore o il vice-direttore responsabile,

che omette di esercitare il controllo necessario ad impedire che siano commessi reati, e'

punito, a titolo di colpa, se un reato e' commesso.

Come chiarito, l'art. 57 cp, così come riscritto, non configura più un'ipotesi di responsabilità

oggettiva in quanto il criterio di responsabilità soggettiva dell'autore del fatto è quello della

colpa per l'omessa vigilanza.

5. Casi di responsabilità oggettiva «mista»: la preterintenzione

La gran parte delle ipotesi di responsabilità oggettiva presenti nel nostro ordinamento si

innestano su di una precedente fattispecie-base, la quale a sua volta risulta per lo più

incentrata su di un'azione dolosa; non mancano, tuttavia, ipotesi di responsabilità oggettiva

connesse ad una fattispecie-base colposa. Questi sono i casi di responsabilità mista a dolo

o a colpa.

La preterintenzione è un criterio autonomo di imputazione di responsabilità, diverso da un

lato dal dolo e dalla colpa e, dall'altro, dalla responsabilità oggettiva. È prevista nella parte

generale del codice, ma le ipotesi pacifiche di preterintenzione nel nostro ordinamento sono

soltanto due:

 omicidio preterintenzionale, che si realizza allorché un soggetto, con atti diretti a

percuotere o ledere, cagiona (involontariamente) la morte di un uomo.

 aborto preterintenzionale, che ricorre quando, con azioni dirette a provocare lesioni, si

cagiona come effetto non voluto l'interruzione della gravidanza.

Fiandaca Musco: Diritto Penale - Parte Generale. VII edizione - 2014.

Riassunto di Luisa Gasparini

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Il delitto preterintenzionale non è un nuovo modello di responsabilità, ma la combinazione

tra:  un'azione diretta a commettere un delitto meno grave: è dolosa.

 la realizzazione di un evento più grave di quello voluto: la legge si limita ad affermare

che deve essere conseguenza della condotta, quindi viene accollato sulla base del

semplice nesso di causalità materiale e, dunque, in base al criterio della

responsabilità oggettiva.

Per altra parte della dottrina, la preterintenzione sarebbe un misto di dolo e colpa, si è in

presenza di un caso di colpa per inosservanza di leggi: l’ evento più grave non voluto

conseguirebbe alla violazione della norma penale che vieta l'azìone (dolosa) diretta a

commetter il reato meno grave. Vi è un'obiezione: la colpa per inosservanza di leggi

consegue alla violazione non di una legge qualsiasi, ma soltanto di quelle a finalità

precauzionale, aventi specificamente per scopo l'impedimento di eventi del tipo di quello

che si verifica.

6. Segue: i reati aggravati dall’evento

Si definiscono aggravati o qualificati dall'evento i reati che subiscono un aumento di pena

per il verificarsi di un evento ulteriore rispetto ad un fatto base che già costituisce reato.

Ciò avviene soprattutto nei reati commissivi dolosi. Non mancano, però, casi di reati

omissivi, di delitti colposi o di contravvenzioni parimenti aggravati dal verificarsi di un evento

più grave.

Nei delitti in esame l'evento aggravatore è accollato all'agente in base al mero nesso

causale, a prescindere da qualsiasi requisito dì colpevolezza. Ciò non risponde comunque

alla logica della responsabilità obiettiva, ma presuppone qualcosa di simile alla colpa come

coefficiente minimo di responsabilità, sotto forma di conoscenza o conoscibilità del fatto

integrante la circostanza.

Fiandaca Musco: Diritto Penale - Parte Generale. VII edizione - 2014.

Riassunto di Luisa Gasparini

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PARTE SESTA: CONCORSO DI REATI E CONCORSO DI NORME

15) Concorso di reati

1. Premessa

Si ha concorso di reati quando lo stesso soggetto ha violato la norma penale e deve

rispondere di più reati.

Il concorso può essere:

Omogeneo, se è violata più volte la stessa norma penale.

 Eterogeneo, se sono state violate norme diverse.

Il trattamento sanzionatorio prevede tre ipotesi:

 cumulo materiale: tante pene quanti sono i reati connessi

 cumulo giuridico: si applica la pena del reato più grave, aumentata in modo

proporzionale rispetto alla gravità delle pene concorrenti

 assorbimento/consunzione: si applica solo la pena del reato più grave.

I reati possono essere connessi da:

 connessione teleologica: un reato è commesso allo scopo di eseguirne un altro

 connessione consequenziale: un reato è commesso per conseguirne/assicurarne a

sé o ad altri il prezzo, prodotto, profitto o l’impunità per un altro reato o per occultarne

un altro

2. Unità e pluralità di azione

Si pone un problema relativo alla unità o pluralità di azione, risolto in vari modi:

 Concezione naturalistica: unità o pluralità in base all’azione, se è unica o plurima per

sua natura.

 Concezione normativa (la più condivisa): unità o pluralità desunta in base alla norma

penale

 Concezione normativa a base ontologica: la norma penale è al centro, ma ci sono

comunque degli schemi ontologici di base.


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luisa18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Prosdocimi Salvatore.

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