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Storia moderna - Isabella d'Este Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia moderna per l'esame della professoressa Gallo sulla figura storica di Isabella d'Este. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la biografia della marchesa e duchessa Isabella d'Este e gli anni salienti del Rinascimento italiano.

Esame di Storia moderna docente Prof. F. Gallo

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ESTRATTO DOCUMENTO

L'inserimento di questa figura nel romanzo è necessario all'autrice per varie ragioni:

Le permette di introdurre avvenimenti e figure storiche importanti nel quadro storico dell'epoca, che

non sono venuti in contatto diretto con Isabella

Sostituisce duttilmente sia la figura del narratore, inconciliabile con la forma autobiografica, sia le

figure di altri relatori storicamente esistiti che magari hanno fatto da fonte alla Bellonci, ma che

essa non può usare direttamente senza compromettere la fluidità del testo stesso;

In un certo senso testimonia anche la puntigliosa fedeltà storica dell'autrice che piuttosto che forzare

una o più figure realmente esistite, preferisce inserire un falso dichiarato.

Si sviluppa così anche una parallela vicenda nel rapporto unilaterale tra l'inglese (chiamato anglico)

e Isabella, che non risponde mai alle sue lettere, divisa tra la spontanea attrazione verso questa

figura devota e la repulsione per la sua anticonvenzionalità, che si risolverà in un silenzio-assenso

alla ricezione di queste missive dai caratteri appuntiti, come l'autrice fa immaginare sia la calligrafia

dell'uomo.

[modifica] Il linguaggio

La Bellonci nello scrivere questo romanzo ha inventato, o meglio ricostruito, un linguaggio

chiaramente fruibile dal lettore moderno ma con una patina di antico per dare il senso di realtà alla

narrazione in prima persona. Per esempio spesso usa lemmi ormai desueti, un vero e proprio lessico

d'epoca, come quello legato a mode e oggetti del tempo, come tabì (la seta pesante), morello (un

colore tendente al nero), aromatario (l'addetto ai profumi), lupo cerviero (la pelliccia di lince),

eccetera. Altre volte sceglie forme arcaiche di parole e nomi: istorie invece di storie, aere invece di

aria, Baldesar Castiglione invece di Baldassarre Castiglione, talvolta evitando i dittonghi di origine

seicentesca (rotare, infocato, movendo...). Altre volte poi la riscoperta nasce sfruttando suffissi

arcaizzanti come -ivo per gli aggettivi (attrattivo, dubitativo, ragionativo...), -evole (lusinghevole,

ridevole...), -oso (corruccioso...) o -ità per i sostantivi (attrattività, istintività), parole comunque non

coniate ex-novo, ma presenti nel vocabolario storico letterario. Per esempio corruccioso è usato da

Jacopo da Lentini e Iacopone da Todi, malinconoso dal Boccaccio e da Pietro Bembo, eccetera.

Solo in alcuni casi usa parole non documentate applicando suffissi diversi a forme documentate

(come foiano invece di foioso, e pochi altri casi). Anche la sintassi talvolta è modificata, come nelle

strutture del sostantivo seguito dall'aggettivo possessivo (il Mantegna nostro o la corte mia...), o in

frasi di costruzioni infinitive latineggianti o con il verbo anteposto (era costui grandissimo signore

per esempio).

Nelle lettere di Robert De La Pole, lo stile si fa poi ridondante, coerentemente con gli epistolari

dell'epoca che la Bellonci ha avuto modo di studiare, quasi adulativo quando si tratta di rivolgersi a

Isabella, con espressioni insolite che connotano le lettere verso un certo eccesso verbale.

In definitiva l'autrice non usa il linguaggio originale dell'epoca, per altro ben documentato, ma ma si

limita a inserire con misura e funzionalmente alcune parole e strutture linguistiche rare rispetto alla

costruzione odierna, ma non completamente desuete da essere irriconoscibili. Così crea una patina

di antico al testo, senza però comprometterne la scorrevolezza e la piacevolezza di lettura.

[modifica] La trama

Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell'opera.

Il libro è diviso in capitoli non numerati, intervallati qua e là da dodici lettere di Robert De La Pole.

La narrazione è immaginata come un lungo flash back che avviene nel 1533, quando Isabella quasi

sessantenne sta scrivendo le sue memorie in una stanza detta degli orologi nel palazzo di Mantova.

A parte qualche rimando al presente o al lontano passato, la narrazione si svolge per lo più

cronologicamente, dall'anno 1500 al 1533, appunto, data nella quale Isabella esce di fatto di scena,

terminando gli eventi salienti della sua vita (morì poi nel 1539).

[modifica] Prima parte: Misura di giovinezza.

Capitolo I: Dopo un'introduzione scritta dalla stanza degli orologi, la narrazione inizia con la caduta

di Milano (1500) per opera di Luigi XII di Francia, narrata al ritorno dalla battaglia da Giovanni

Gonzaga a Isabella nel palazzo di Mantova; Isabella si dispera per la sorte del cognato Ludovico

Sforza, che stima enormemente, marito della sorella Beatrice d'Este scomparsa precocemente tre

anni prima. Preoccupata di possibili ritorsioni da parte dei francesi su Mantova (lei che stava dando

ospitalità ai profughi della corte milanese e che era chiamata la sforzesca per il suo appoggio agli

Sforza), riesce a conquistare un importante cardinale francese a Milano, regalandogli un ritratto

fatto eseguire apposta da Andrea Mantegna, artista di corte dei Gonzaga. Un'altro fronte che desta

preoccupazioni e quello adriatico, dove Cesare Borgia, figlio del papa Alessandro VI sta

conquistando uno ad uno i feudi in Romagna, spodestando con vari pretesti i signori locali, i quali

trovano pure un primo rifugio a Mantova. La paura verso i Borgia però si risolverà da sola quando

sia il papa che Cesare (il Valentino) furono avvelenati nel 1503. Non prima comunque che Lucrezia

Borgia diventasse moglie di suo fratello Alfonso d'Este, una cognata non gradita che diventa presto

anche una rivale.

Capitolo II: Isabella riceve Robert De La Pole, e pochi giorni dopo riceve la prima lettera, dai toni

che lei reputa offensivi, dove lui dichiara sommessamente un'attrazione platonica verso la figura di

lei e le confida di averla in realtà già conosciuta e di essere un uomo di chiesa, cosa che non le

aveva detto nel loro incontro creando un imbarazzo per il regalo di Isabella, un sigillo dei Gonzaga

con una ninfa scolpita, inadatto a un prelato.

Capitolo III: Isabella si sente offesa dalla lettera ma non la brucia, anche se decide fermamente di

ignorarla. Giunge la notizia del matrimonio tra Alfonso e Lucrezia Borgia, che la costerna.

Capitolo IV: Isabella ricorda un giorno della sua infanzia a Ferrara, dove Robert De La Pole diceva

di averla incontrata. Partecipano alla scena i genitori di Isabella, Ercole d'Este e Eleonora

d'Aragona, e Pico della Mirandola, che aiuta la piccola Isabella dopo che si è persa in un attimo di

smarrimento tra la folla.

Capitolo V: Isabella è a Venezia con la cugina Elisabetta e altre dame della corte; mentre assiste a

una sonata di clavicembalo e canti in un monastero, con la mente ripercorre la sua vita fino ad allora

con il marito Francesco Gonzaga.

Capitolo VI: la cugina Elisabetta Gonzaga e suo marito Guidobaldo da Montefeltro, cacciati da

urbino da Cesare Borgia, so da lui messi al pubblico ludibrio divulgando con grossolana arroganza

che il loro matrimonio non è valido perché non consumato e chiedendo Guidobaldo come

prigioniero, mentre Elisabetta viene liquidata come libera di risposarsi. Elisabetta si consiglia con

Isabella e resta ferma nel restare vicina al marito in questa difficile situazione. Le prima parte si

conclude con una riflessione dalla Stanza degli orologi.

[modifica] Seconda Parte: Coraggiose paure

Seconda lettera: (30 aprile 1506) dopo alcuni anni Robert De La Pole torna a scrivere a Isabella e si

autocandida come suo cronista personale dalla Curia romana. Le parla della corte del nuovo papa

Giulio II, del ritrovamento della statua del Laocoonte a Roma, presenti Michelangelo e Giuliano da

Sangallo, e infine indovina la grande attrazione e stima che Isabella ha per un dono ricevuto dopo la

disfatta di Urbino: un putto dormiente di Michelangelo, che la marchesana ama quanto un suo

figlio.

Capitolo VII: scandalizzata da come la lettera abbia scandagliato nei suoi sentimenti si ripropone di

nuovo il silenzio.Isabella riflette sull'arte e sugli artisti del tempo.

Capitolo VIII: Lucrezia Borgia è in visita alla città di Mantova e mentre Francesco, marito di

Isabella, la sta accompagnando a palazzo, lei cerca qualche stratagemma per far sentire a disagio la

inopportuna cognata. La attende in una stanza vicino alla Camera degli Sposi, dove Francesco la sta

accompagnando a vedere gli affreschi di Mantegna, e fa sì che non venga disposta una sedia per

Lucrezia, così che non si trattenga in sua compagnia. All'arrivo della cognata, verso la quale

Isabella nota forse una eccessiva sintonia con il marito, le due primedonne si squadrano e si

scambiano gentilezze, tutto sommato sembrano mettere da parte la rivalità, ma poi Lucrezia, forse

accortasi del tiro delle sedie, va via dalla sala senza salutare Isabella, ricambiando così la piccola

sgarbatezza e lasciando alla marchesa di Mantova un vago senso di sconfitta. Nella seconda parte

del capitolo, Isabella riceve la notizia della congiura di Ferrara, che aveva visto i suoi fratelli minori

(Giulio e Ferrante), congiurare contri maggiori (Alfonso e Ippolito), venendo sconfitti e incarcerati,

con Giulio tremendamente sfigurato in volto.

Capitolo IX:Isabella sta a corte nell'attesa che nasca suo figlio. Paretecipa al funerale di Ercole

Strozzi, poeta della corte di Ferrara, morto assassinato. Riconoscerà poi in lui il tramite della

relazione platonica fra suo marito e Lucrezia Borgia. Incontra Ludovico Ariosto.

Terza lettera: (12 dicembre 1508) Da Venezia, Robert De La Pole vive in casa di Aldo Manuzio con

Erasmo da Rotterdam. Parla a Isabella delle idee di questo pensatore, poi della delicata situazione

internazionale. Segue una riflessione di Isabella dalla Stanza degli orologi.

[modifica] Terza parte: Armata di solo scudo

Capitolo X: La Lega di Cambrai tra l'Imperatore Massimiliano e Luigi XII di Francia, alleati con

papa Giulio II, li vede incombere sull'Italia settentrionale contro Venezia. Francesco Gonzaga,

marito di Isabella, è chiamato come condottiero delle truppe pontficie, anche se è molto indebolito

dal mal francese (sifilide). Poco dopo la sua partenza arriva un dispaccio che riporta come egli sia

stato catturato e tenuto come ostaggio dai veneziani. Isabella è costernata, ma subito si organizza

per dirigere lo stato al posto del marito. Le trattative sono lunghe, estenuanti, a tratti umilianti per i

Gonzaga. Tra le varie iniziative Isabella decide di dare in sposa sua figlia Eleonora a Francesco

Maria della Rovere, nipote del papa, perché il pontefice velocizzasse il rilascio di Francesco. Il

matrimonio avviene tra numerose difficoltà, ma purtroppo Giulio II temporeggia sulla questione

della prigionia.

Capitolo XI: Isabella continua a destreggiarsi tra le grandi potenze (Francia, Venezia, papato,

Impero) cercando di far valere le sue ragioni. Nella cancelleria Mantovana incontra un inviato

fiorentino, Niccolò Machiavelli, che le parla di alcuni avvenimenti di governo. Molti chiedono il

figlio di Isabella Federico in ostaggio al posto del padre, ma alla fine, dopo molti ragionamenti e

contro la volontà stessa di suo marito, che la accusa di temporeggiare perché avida di governare, lo

invia alla corte pontificia. Francesco viene liberato e lei può riabbracciarlo, anche se le liti che li

hanno contrapposti a distanza frenano la festa.

Quarta lettera (20 ottobre 1510): Da Roma Robert De La Pole parla a Isabella della vita di suo figlio

Federico, prediletto della corte papale, spesso in compagnia del pontefice stesso. Segue la lettera

una breve riflessione dalla Stanza degli Orologi

Capitolo XII: Francesco Gonzaga peggiora nella maalattia e non può prendere il comando delle

truppe veneziane. Riceve la visita di un famoso medico bolognese. Nonostante la malattia la

relazione tra Francesco e Isabella si rinnova nella passione. Il papa rende pubblica la Lega Santa

contro i cardinali scismatici del Concilio di Pisa, tra i quali c'è anche Ippolito d'Este, fratello di

Isabella.

Capitolo XIII: Vicende della guerra della Lega Santa e tensioni per la caparbietà del fratello

Alfonso d'Este che si è messo contro il papa e rischia di venire annientato. Si tiene un concilio a

Mantova tra i rappresentanti delle potenze europee. Una cortigiana di isabella, la Brognina, si fa

particolarmente apprezzare e riceve apprezzamenti da alcuni illustri convenuti. La morte di Giulio II

calma le acque e Isabella va al carnevale a Milano, invitata dal nipote Massimiliano Sforza, da poco


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Gallo Francesca.

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