Rinascimento privato
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Titolo originale: Rinascimento Privato
Autore: Maria Bellonci
Anno (1a pubblicazione): 1985
Genere: Romanzo
Sottogenere: Romanzo storico
Ambientazione:
Anno di ambientazione:
Protagonista:
Coprotagonista:
Antagonista:
Personaggi secondari:
EDIZIONE RECENSITA
Anno: 1989
Editore: Oscar Mondadori
Traduzione:
Collana: Scrittori del Novecento
Pagine: 570
Capitoli:
ISBN: 880440826x
ISSN:
Progetto Letteratura
Rinascimento Privato è un romanzo di Maria Bellonci, vincitore del Premio Strega nel 1986, ultima sua opera spesso considerata il suo capolavoro.
Indice
- Struttura del libro
- Il linguaggio
- La trama
- Prima parte: Misura di giovinezza
- Seconda Parte: Coraggiose paure
- Terza parte: Armata di solo scudo
- Parte quarta: Fuggire per tornare
- Parte quinta: Federico amore mio
- Parte sesta: Roma Roma
- Parte Settima: Per non morire di malinconia
Struttura del libro
Il libro è un'immaginaria autobiografia di Isabella D'Este, che ripercorre molti anni salienti del Rinascimento italiano, con un punto di vista però privato, cioè dall'interno di una corte italiana, quella di Mantova. Il libro, come altre opere della Bellonci, è documentatissimo e precisamente basato sui documenti originali dell'epoca che ebbe modo di studiare approfonditamente. Non è però una ricostruzione storica, come il precedente libro su Lucrezia Borgia, durante la stesura del quale nacque forse l'idea della realizzazione di Rinascimento Privato, ma è un vero romanzo storico, con alcune invenzioni dell'autrice, sostanzialmente rappresentate dal personaggio immaginario di Robert De La Pole, un religioso inglese che scrive missive a Isabella da svariati punti d'Europa.
- Le permette di introdurre avvenimenti e figure storiche importanti nel quadro storico dell'epoca, che non sono venuti in contatto diretto con Isabella
- Sostituisce duttilmente sia la figura del narratore, inconciliabile con la forma autobiografica, sia le figure di altri relatori storicamente esistiti che magari hanno fatto da fonte alla Bellonci, ma che essa non può usare direttamente senza compromettere la fluidità del testo stesso
- In un certo senso testimonia anche la puntigliosa fedeltà storica dell'autrice che, piuttosto che forzare una o più figure realmente esistite, preferisce inserire un falso dichiarato
Si sviluppa così anche una parallela vicenda nel rapporto unilaterale tra l'inglese (chiamato anglico) e Isabella, che non risponde mai alle sue lettere, divisa tra la spontanea attrazione verso questa figura devota e la repulsione per la sua anticonvenzionalità, che si risolverà in un silenzio-assenso alla ricezione di queste missive dai caratteri appuntiti, come l'autrice fa immaginare sia la calligrafia dell'uomo.
Il linguaggio
La Bellonci nello scrivere questo romanzo ha inventato, o meglio ricostruito, un linguaggio chiaramente fruibile dal lettore moderno ma con una patina di antico per dare il senso di realtà alla narrazione in prima persona. Per esempio spesso usa lemmi ormai desueti, un vero e proprio lessico d'epoca, come quello legato a mode e oggetti del tempo, come tabì (la seta pesante), morello (un colore tendente al nero), aromatario (l'addetto ai profumi), lupo cerviero (la pelliccia di lince), eccetera.
Altre volte sceglie forme arcaiche di parole e nomi: istorie invece di storie, aere invece di aria, Baldesar Castiglione invece di Baldassarre Castiglione, talvolta evitando i dittonghi di origine seicentesca (rotare, infocato, movendo...). Altre volte poi la riscoperta nasce sfruttando suffissi arcaizzanti come -ivo per gli aggettivi (attrattivo, dubitativo, ragionativo...), -evole (lusinghevole, ridevole...), -oso (corruccioso...) o -ità per i sostantivi (attrattività, istintività), parole comunque non coniate ex-novo, ma presenti nel vocabolario storico letterario. Per esempio corruccioso è usato da Jacopo da Lentini e Iacopone da Todi, malinconoso dal Boccaccio e da Pietro Bembo, eccetera.
Solo in alcuni casi usa parole non documentate applicando suffissi diversi a forme documentate (come foiano invece di foioso, e pochi altri casi). Anche la sintassi talvolta è modificata, come nelle strutture del sostantivo seguito dall'aggettivo possessivo (il Mantegna nostro o la corte mia...), o in frasi di costruzioni infinitive latineggianti o con il verbo anteposto (era costui grandissimo signore per esempio).
Nelle lettere di Robert De La Pole, lo stile si fa poi ridondante, coerentemente con gli epistolari dell'epoca che la Bellonci ha avuto modo di studiare, quasi adulativo quando si tratta di rivolgersi a Isabella, con espressioni insolite che connotano le lettere verso un certo eccesso verbale.
In definitiva l'autrice non usa il linguaggio originale dell'epoca, per altro ben documentato, ma si limita a inserire con misura e funzionalmente alcune parole e strutture linguistiche rare rispetto alla costruzione odierna, ma non completamente desuete da essere irriconoscibili. Così crea una patina di antico al testo, senza però comprometterne la scorrevolezza e la piacevolezza di lettura.
La trama
Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell'opera. Il libro è diviso in capitoli non numerati, intervallati qua e là da dodici lettere di Robert De La Pole. La narrazione è immaginata come un lungo flashback che avviene nel 1533, quando Isabella quasi sessantenne sta scrivendo le sue memorie in una stanza detta degli orologi nel palazzo di Mantova. A parte qualche rimando al presente o al lontano passato, la narrazione si svolge per lo più cronologicamente, dall'anno 1500 al 1533, appunto, data nella quale Isabella esce di fatto di scena, terminando gli eventi salienti della sua vita (morì poi nel 1539).
Prima parte: Misura di giovinezza
Capitolo I: Dopo un'introduzione scritta dalla stanza degli orologi, la narrazione inizia con la caduta di Milano (1500) per opera di Luigi XII di Francia, narrata al ritorno dalla battaglia da Giovanni Gonzaga a Isabella nel palazzo di Mantova; Isabella si dispera per la sorte del cognato Ludovico Sforza, che stima enormemente, marito della sorella Beatrice d'Este scomparsa precocemente tre anni prima. Preoccupata di possibili ritorsioni da parte dei francesi su Mantova.
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