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Storia greca

Informazioni generali e modalità d'esame

Prof. Flavio Raviola

Anno accademico: 2017/18

CFU: 6

Esame: studio del manuale, appunti, testi (scaricabili da Moodle e commentati negli appunti). Esame orale. Il professore non ha commentato a lezione tutti i testi presenti sui PDF, quindi fare attenzione. Le lezioni, che comprendono il ciclo completo di 6 CFU (42 ore), in questi appunti non sono divise cronologicamente, ma secondo tematiche, avendo il professore a volte trattato della stessa tematica in lezioni contigue.

Geografia, Creta e i palazzi cretesi, Tera, fine della civiltà minoica

Geografia

Questa, più che una storia greca, è una storia egea. Nozioni: l’Asia Minore è l’Asia, tout court, per i Greci. Poi si scopre che l’Asìa è molto più grande (ecco il minore). Altro nome è Anatolia, che intende l’intera penisola che oggi è Turchia. [La Magna Grecia non comprende la Sicilia -> ci sono interpretazioni non univoche degli antichi]. Il resto sono territori barbari – Lidi, Frigi, Cari, Persiani… Erodoto, incipit: “Questa è una storia di Greci e di Barbari”. Platone, Fedone: la metafora delle rane attorno allo stagno, o delle formiche.

Creta e i palazzi cretesi

Un limite è il fondo meridionale delle carte, che è l’isola di Creta, che “chiude” a livello figurativo l’Egeo. Qui inizia la storia greca. A Creta ci sono manifestazioni, che l’archeologia illustra (resti, vasi), costruttive del formarsi di poteri di tipo umano-politico basati su un controllo del territorio disponibile e delle sue risorse con espressione in un vertice dove quel potere si esercita fortemente. Non ci sono altre fonti se non archeologiche, e risalgono all’Ottocento e Novecento.

A Creta vengono scoperti dei palazzi, il condensarsi visibile di un potere. Nella loro iniziale organizzazione mostrano di essere già espressione di potere di uomini su altri uomini, potere politico. I primi palazzi risalgono nella loro prima fase circa al 1900 a.C. Li conosciamo poco, perché sono più piccoli dei successivi e sono stati ritrovati sotto questi ultimi, che appaiono duecento anni dopo. I primi vengono distrutti (cause ignote). Nel 1700 ne vengono costruiti di nuovi. C’è quindi una fase protopalaziale (1900-1700).

I palazzi sono Cnosso e Festo, che sono sull’asse centrale dell’isola. Ce ne sono altri, più piccoli, che vengono chiamate villae. Se ci sono due sovrani, a Cnosso e Festo, e principi-vassalli nelle altre residenze non lo si può dire. Cnosso e Festo hanno moltissimi materiali immagazzinati, beni di consumo principalmente alimentari, grandi giare sepolte nel terreno per mantenere fresco il contenuto, cereali, olio, vino, pesce essiccato, fornendo l’immagine di una gigantesca apparecchiatura di provviste rese permanenti disponibili per il palazzo. Ciò implica una forma di sfruttamento e accentramento delle risorse, un potere che attrae per il proprio consumo produzioni del territorio.

Nei secondi palazzi ci sono chiari indizi, tavolette – i biscotti al plasmon – conservate nel palazzo. I palazzi di Creta sembrano funzionare più o meno come i grandi palazzi che conosciamo bene della Mesopotamia, della Siria e dell’Egitto. La civiltà palaziale non è un fatto di Creta, è un tratto comune di cultura spirituale, politica e materiale ben attestata in queste aree, fin dal terzo millennio. Di queste tavolette – Mesopotamia ecc. – abbiamo tradotto quasi tutto. La scrittura dei palazzi di Creta, è la lineare A, e danno suoni che noi conosciamo al 90%. La resa sonora non ci dà alcun significato, non è decifrata (anche perché i testi sono molti pochi). Esse sono registrazioni contabili (numeri essenzialmente) di materiali che entrano nel palazzo, scritture di archivio economico-contabile, come ce ne sono a migliaia in Egitto, Siria ecc. Il palazzo fa entrare e uscire materie, questo è il modo di produzione, tributo e pagamento (modello asiatico-egizio). L’unica cosa chiara è che insomma abbiamo a che fare con poteri forti capaci di accentrare e dominare un territorio. I palazzi non hanno mura, quindi hanno una certa sicurezza militare (argumentum ex silentio).

Riferimento bibliografico: Tucidide. C’è un supporto interpretativo, quindi, che ci arriva dai greci stessi (sul passato remoto di Creta, minoico). Ci sono anche leggende su Minosse che dicono che Minosse sia il sovrano unico di Creta: i Greci pensano che Creta fosse dominata da un unico sovrano. Questa è però solo un’idea antica e la realtà archeologica non la dimostra (anzi forse la contraddice, perché il palazzo di Cnosso è troppo grande). Minosse è un simbolo per i Greci di come interpretano quel passato. Essenzialmente i Greci che parlano di questi argomenti non sanno nulla: è mito, suggestione, non c’è base reale. C’è anche la suggestione che Minosse fosse un re del mare (con una flotta): niente lo dimostra.

Creta ha uno sviluppo artistico impressionante (pittura, vasi…). Si vede che conoscono molto bene l’arte orientale, per esempio quella egizia. I materiali orientali sono abbondanti qui (tombe, palazzi ecc.). E ceramiche cretesi sono esportate in tutto il Mediterraneo, viaggiano per navi. Di chi sono le navi? Non lo si sa. Arrivano in Egitto, Palestina ecc. ma non in Italia. In Egitto invece leggiamo tanti documenti, ma sono piene di immaginazione, di menzogne, di accrescimenti ecc.

Tera

Noi abbiamo un’immagine archeologica alternativa: Tera (oggi Santorini), un vulcano, in antichità grande almeno tre volte tanto (poi esplode). Nella parte rimasta c’è una città, mentre in Creta al di fuori dei palazzi non c’è quasi niente (probabilmente poverissima gente). Questa città ha una pavimentazione di pietra regolare al di sotto della quale ci sono canalizzazioni, le case arrivano fino al terzo piano, case di mercanti (piano terra quasi sempre un magazzino adattato per la vendita; i materiali al momento dell’esplosione sono stati portati via, almeno i metalli preziosi – oro, bronzo, argento… -, ma non i vasi del vino, delle olive, del pesce ecc.), case anche residenziali con belle pitture che ci fanno vedere flotte da guerra o scene di combattimento. L’immagine di Tera è quella di una società urbana, che non hanno la vicinanza scomoda di un signore di palazzo. Sembrano mercanti (sembra indubbio), probabilmente hanno la nave o usano qualcuno che ce l’ha (è strano che chi commercia non abbia una nave o un possessore di nave che l’affitta; raramente il mercante è il padrone stesso della nave), se la passano bene. Vi sono vasche da bagno, segno che c’era la capacità di portare l’acqua ai piani alti. La città è ancora oggi, come Pompei (ma qui non ci sono state vittime), sepolta sotto uno strato di pomice. Adesso noi camminiamo sopra la città. Il palazzo fino ad ora non c’è (non siamo sicuri che non ci sia definitivamente). La suggestione è quella di una società diversa da quella cretese. A livello artistico è la medesima cultura (ceramiche identiche, pitture uguali), ma Tera sembrerebbe fino ad ora una società di uomini libri di farsi i propri affari, di autogestirsi, e che esprime aspetti pubblici e comunitari. Le pavimentazioni non sono state fatte dai singoli, essa è pubblica, comune. C’è una organizzazione di “potere” pubblico o comunitario, come si vede dai canaletti di fognatura che raccoglie gli scarichi delle singole case. Non sappiamo datare bene. Potremmo essere 1400 o 1500 o eruzione e esplosione non sono contemporanee…

In generale nulla ci dice che i cretesi, i minoici, i paraminoici di Tera ecc. nulla ci dice che siano Greci. Anzi la lineare A non è greco, viene fuori una lingua che sembra lontanissimamente apparentata con le lingue anatoliche. La fine di Tera non è la fine della civiltà minoica (per ora).

Fine della civiltà micenea

Intorno al 1450 il palazzo di Cnosso viene attaccato e distrutto (non per cause naturali). Viene tirato su un nuovo palazzo, forse migliore, ed è il palazzo che si vede ancora oggi. Una nuova residenza i cui inquilini questa volta parlano, almeno al vertice, greco. Questo palazzo viene distrutto di nuovo. È molto facile che sia un incendio, come spesso, una causa, un incidente del tutto casuale (tutto è infiammabile), ma in questo caso sono ancora cause esterne, intorno al 1400. Emergono allora, precisamente, archivi di tavolette perfettamente conservate in lineare B, che deriva graficamente dalla A, ma che è leggibile, con parole inconfondibilmente greche. Il palazzo distrutto del 1400 era abitato da greci e c’erano dentro uno o più professionisti della scrittura greci. Circa 4000 tavolette in lineare B. Si entra in fase micenea (achea).

Nel 1952, anno in cui un gruppo di tavolette in lin. B provenienti dall’ultimo ritrovamento (le 4000) vennero decifrate. Lesse il 90% dei testi. I testi sono piccoli e provengono da un archivio (erano messi in ordine) e danno una visione complessiva della situazione amministrativa e commerciale del regno di Cnosso attorno al 1400. Attestano un greco locale, un greco quasi identico a quello di un altro archivio trovato in piena Grecia a Pilo tra le rovine di un altro palazzo gestito da un gruppo di scribi professionisti, come quelli siriani, egiziani ecc. nel contesto di una società fondamentalmente analfabeta.

Non c’è niente di privato, niente che sia memoria culturale, solo la burocrazia del palazzo, somme, numeri e nomi di cose, persone, oggetti. Qui c’è un archivio di circa 2000 tavolette, trovate negli anni ’50, con tecniche più avanzate di quelle di Cnosso. L’archivio era fatto a scaffali, e le tavolette erano cadute a terra dopo l’incidente che pone fine alla vita del palazzo. I testi di Pilo sono più lunghi e complessi di Cnosso, quindi più rivelatori. È greco non comune, è un greco che si parla nel Peloponneso, è greco regionale. Da allora di tavolette di lin. B ne sono state trovate molte altre. Le tavolette non erano fatte per uscire dagli archivi. Il palazzo di Pilo viene distrutto attorno al 1200 a.C. (data con pochissimo margine di errore). Un grande problema è il fatto che 200 anni di distanza fra la documentazione di Cnosso e di Pilo sembrano rendere poco conto della totale identità stilistica, linguistica e grafica delle due località: chi legge i testi di Cnosso e di Pilo non trova differenze. Ciò non è normale. Forse allora la prima data (1400) andrebbe rivisitata, perché quella del 1200 è quasi esatta. Un’altra ipotesi è che siamo di fronte a una società estremamente rigida e fissa (anche nel sistema scrittorio), con una profonda immutabilità strutturale che esprime quella lingua e quella scrittura.

Quei palazzi sono destinati a monarchi: c’è un unico signore che riceve la maggior parte dei beni. Il re è chiamato wa-na-ka, corrispettivo del greco wanax e anax nell’Iliade e nell’Odissea, che vuol dire “signore”, usato per Agamennone, per uomini. Sempre nella poesia omerica e in inni e odi (es: Pindaro) con contenuto sacro è riferito a Zeus e Apollo. Il connotato del wanaka è quindi di un re-sacerdote, un re con aura sacra, non facile da avvicinare, un sovrano fortemente potente, “assoluto”. [La lin. B è una scrittura sillabica]. Poi c’è il vice, il “conduttore del popolo”, che riceve la metà di quello che spetta al sovrano. Poi ci sono una valanga di nomi di personale del palazzo che individuano una burocrazia interna assai ben scandita. Questo complesso amministrativo è coinvolto in quel movimento di entrata e uscita di prodotti descritto ieri (tutti i prodotti agricoli possibili – cereali, olio, vino –, lino, lana, pelli; sono tributi). Nel palazzo ci sono centinaia di soggetti e soprattutto donne, che hanno nomi non greci spesso (sono prigioniere o schiave o bottini?) e producono vestiti, prodotti finiti, che sono ricompense o premio pagamenti per servizi o doni. Si intravede una grossa base umile addetta a servizi elementari, una burocrazia gerarchizzata, figure specializzate. Entra bronzo e escono armi e scudi e corazze; entra avorio ed escono carri da guerra. Il palazzo è un centro di produzione e di consumo, tutto registrato coi numeri. A livello basso individuiamo la presenza, tramite il nome di un dio al genitivo, di do-e-ro, la cui resa greca è doeloi/doelos -> dulos, “schiavo”, schiavi di Apollo, Afrodite, Zeus… cioè sacerdoti.

La lin. B non riesce a rendere bene i suoni del greco, manca alla lineare B il suono per fare la le lo li. Sono suoni che si confondono anche in molti dialetti italiani. Il miceneo non ha un suono specializzato, scrive r. Il greco miceneo non è conosciuto bene perché è deformato dalla scrittura che lo esprime, che non è perfetta, perché deriva dalla lin. A, che non era nata per il greco. La lin. B è un aggiustamento per il greco di una scrittura nata per uno scopo diverso ed è imperfetta. Non rende neanche la s finale.

Fine della civiltà micenea e Medioevo ellenico

I micenei sono così identificati da Micene, un sito scoperto da Schliemann, poi il nome si è esteso a tutti i greci di questo periodo. Dal 1450 circa ci sono i micenei a Creta. La società micenea è una gerarchia con un capo unico. Gli altri come vanno intesi? Sono persone di rango, che ricevono pagamenti, doni ecc. o ordini di esecuzione di cui sono responsabili. Sono decine e decine di nomi differenti. È una burocrazia? Certamente si tratta di persone privilegiate, inserite nei meccanismi organizzativi del palazzo e di tutto ciò che dal palazzo fuoriesce come controllo sui territori. E in questo loro operare e porsi in reciproca gerarchia sono una burocrazia di servizio? Sono dipendenti? Sono servi del potere, del signore del palazzo, quasi fossero schiavi? Il dubbio verte sulla loro natura sociale. Se sono dipendenti (e tanto, quasi come schiavi) sono qualcosa che si risolve tutto nei meccanismi del palazzo stesso. Sono qualcosa che non può esistere al di fuori del palazzo. Servi, servitori, impiegati nel palazzo che non potrebbero avere una vita autonoma senza il palazzo medesimo. Ipotesi alternativa: sono una forma di aristocrazia. Ricevono infatti anche pezzi di terra. Sono forse una forma di prima nobiltà che si sta sviluppano nel palazzo e che dà valore agli individui del palazzo? Sono quindi persone dotate di un qualche potere contrattuale e autonomia? Quest’ipotesi alletta di più perché la storia greca vera e propria è una storia di élites, di nobiltà, delle aristocrazie greche, perché solo quelle fino alla democrazia ateniese (grossomodo), si danno a vedere. Persino con la democrazia l’aristocrazia non cessa di avere l’enorme peso che ha la storia greca. Allora vedere nel periodo miceneo gli embrioni delle future nobiltà sembra un’ipotesi più proiettata al futuro. Questa ipotesi comunque è poco probabile.

Non si sa che cosa sia la civiltà micenea. Per ciò che si possiede adesso non si può protendere né per l’una né per l’altra ipotesi. Una cosa fondamentale ci dice che i micenei sono greci: i nomi. I nomi sono nomi greci come noi li conosciamo. Anche i nomi degli dèi sono i nomi degli dèi del pantheon greco. Ci sono più o meno tutti tranne Afrodite, che arriva dopo da Cipro. L’immagine culturale di fondo è un blocco già forte. Sono greci. La cultura greca c’è già adesso, perché c’è la cosa fondamentale è la lingua, è la lingua è certamente un greco (primitivo).

Altre articolazioni:

  • da-mo (damos/oi -> demos)
  • qa-si-re-we (kasileues -> basileis)

Parole di un rilievo assoluto per la storia greca. I basileis micenei sono i capi delle botteghe artigianali (dentro o fuori il palazzo, non si sa), che ricevono le materie prime e sono responsabili della loro trasformazione in prodotto finito. Ce ne sono uno o più che lavorano in atelier di armi, gioielli, carri ecc. e sono molto specializzati (chi lavora solo bronzo, chi metalli assemblati, carri, ci sono gli architetti, che lavorano in legno ecc.). I damoi sono distretti rurali, invece, ripartizioni del territorio (ben riconoscibili a Pilo), territorio alto e basso, ripartizioni del regno che hanno anche valore fiscale (ogni damos dà un certo tributo in prodotti naturali al palazzo; al capo di questi tributi ci sono di nuovo i basileis).

Proiezioni esterne del mondo miceneo. Si intuisce poco dalle tavolette e molto da dove ritroviamo i prodotti, che il mondo miceneo è un mondo che si occupa di commercio, di scambi. Da dove arrivano le materie prime (stagno e rame per fare bronzo? Oro, avorio ecc.). Arrivano da fuori mediante commercio, gestito non si sa da chi. Il Mediterraneo è solcato da intensissime rotte che coinvolgono Creta e la Grecia continentale. Mercanti internazionali, transmarini, come i signori delle case di Tera. Tutto ciò è il risultato immediato della lettura delle tavolette, ma ci sono altre documentazioni. Una è appunto il dato archeologico (prodotti trovati negli scavi ecc.). In Italia ad esempio i micenei ci sono.

Che cos’è il mondo miceneo? È la Grecia che parte dalla Tessaglia e va verso sud. Probabilmente i greci (per la lingua) sono lì circa dal 2000 a.C., ma nulla esclude che i greci ci siano già da prima. È un mondo in cui abbiamo palazzi come quelli di Cnosso e Pilo in luoghi importanti della futura storia greca, dove ce li possiamo aspettare se leggiamo l’Iliade e l’Odissea, luoghi che sono sedi di regni, di grandi eroi ecc. Per esempio ad Atene sull’Acropoli sotto l’Eretteo c’è un piccolo palazzo miceneo, ma abbiamo indizi forti che in tutta l’Attica aveva più palazzi micenei.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alssndrmnt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Raviola Flavio.
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