Storia e civiltà dell'Estremo Oriente
Cina - Il governo dei Chou
Il governo dei Chou si estinse nel 771 a.C. ad opera dei barbari che distrussero Hao, la loro capitale. La capitale venne ristabilita a Loyang, ma i sovrani non esercitavano più nessun potere. Lo stato si estinse nel 256 a.C.
Il periodo che precede il 771 a.C. viene chiamato Periodo dei Chou occidentali, dopo quella data dei Chou orientali. Misurazione del tempo per dinastie: Chou orientali “Primavere e autunni (722-481 a.C.)”, “Periodo degli stati combattenti” (403-221 a.C.).
I Chou orientali: periodo romantico e avvincente, ma età di divisioni irrimediabili. Sviluppo tecnologico culturale: lavorazione del ferro (introdotta nel VI secolo), irrigazione su larga scala, costruzione di canali, aumento della popolazione, sviluppo del commercio, accrescimento della ricchezza e ricchi commercianti e mercanti.
Società divisa in quattro classi: guerriero-amministratori-contadino o produttore principale-artigiano-mercante. Periodo Chou: rapido sviluppo nel processo di unificazione politica e culturale.
Ragioni di decadenza: vicinanza reciproca, spazio minore per espandersi, eccessivo attaccamento alla tradizione. I Chou ridotti ad una mera tradizione politica. Lo stato di Ch’i è una tipizzazione dello sviluppo degli stati periferici, anteriore alla conquista di Chou, situato a limite orientale della grande pianura, con buone possibilità di espansione.
Le principali innovazioni vengono attribuite al duca Huan e il suo grande consigliere Kuan Chung. Lo stato di Ch’i divise la popolazione in unità geografiche e amministrative; istituito un sistema fiscale uniforme; riorganizzazione forze armate; inizio di un'attività politica economica. Centralizzazione: sviluppo di un ordinato sistema di imposte agrarie; sviluppo della codificazione e comparsa di un nuovo ceto burocratico che soppiantò la vecchia aristocrazia; diffusione della cultura e dell’educazione.
Età dei filosofi classici
In questo periodo l’interesse filosofico dei cinesi si accentra sull’uomo, considerato animale politico e sociale. (Interesse prevalentemente umanistico), nonostante la credenza in supreme divinità Shang Tie T’ien e un gran numero di spiriti e di esseri soprannaturali.
- I filosofi erano prima di tutto dei politici. La crescente complessità degli affari di governo rendeva necessari i servigi di uomini colti. I grandi pensatori costituirono il fiore della burocrazia e diventarono onnipotenti consiglieri dei sovrani ereditari.
Confucianesimo
Il primo uomo che in Cina divenne insegnante di professione e filosofo fu Confucio (trad. 551-479 a.C.). Discendente probabilmente da una famiglia della piccola nobiltà. Egli riconosceva gli spiriti e il Cielo dal quale mostrò di considerarsi come investito di una missione, ma non ebbe mai molto interesse per l’ultraterreno.
Secondo Confucio, per ritornare all’antica Via, tutti gli uomini avrebbero dovuto assolvere la funzione loro assegnata in una statica società autoritaria. Egli non contestava il diritto a governare ma insisteva sul fatto che loro primo dovere era quello di dare un corretto esempio di condotta ispirata a profondi motivi etici.
Il principale intendimento di Confucio fu quello di infondere nell’animo dei governanti i suoi principi etici, il suo ideale Chun-tsu (Gentiluomo). Le virtù che l’uomo di cultura doveva avere erano: Chih (rettitudine) - i (senso di giustizia) - chung (lealtà) - shu (altruismo) - jen (amore e umanità). Il gentiluomo doveva possedere anche il wen (cultura - raffinatezza).
La moderazione e l’equilibrio sono le ragioni principali del definitivo trionfo del confucianesimo in Cina. L’educazione confuciana produsse uomini senza dubbio preparati all’arte del governo. Motivo di trionfo: tempestività.
Taosimo
Filosofia di protesta, la ribellione dell’uomo contro il crescente dispotismo dei governanti. Il modello della natura era il Tao (strada, Via). A questo termine usato da Confucio, il taoismo diede una interpretazione metafisica.
Le cento scuole
- Naturalisti: Tentativo di spiegare i fenomeni naturali sulla base di alcuni principi cosmici. Principale concezione: dualismo della natura; Yang, principio maschile, positivo, di luce e calore; Yin, principio femminile, negativo, di oscurità e freddo. Yin e Yang si equilibrano reciprocamente. La natura è costituita dalle varie combinazioni dei cinque elementi: Legno, Metallo, Fuoco, Acqua e Terra.
- I dialettici: Essi tentarono di stabilire un sistema logico attraverso un'analisi rigorosa del significato delle parole in modo da evitare incertezze inerenti alla lingua.
- Mo-tsu: Scuola più antica, che nacque nel periodo della morte di Confucio o poco dopo. L’insistenza di Mo-tsu nella critica al Confucianesimo fa pensare che egli rappresentasse una tendenza eretica di questa scuola. Mo-tsu si fece sostenitore di un ritorno al più antico periodo della dinastia Hsia. Mo-tsu, contrariamente a Confucio non vedeva alcuna ragione perché i principi non dovessero lasciare il trono ai loro naturali superiori. Mo-tsu fu un rigoroso utilitarista.
- Mencio: Ardente campione della causa confuciana ed entrò in conflitto contro gli oppositori, per es. Mo-tsu e Yang Chu. Mencio pensava di trasmettere semplicemente la Via degli antichi di Confucio a cui aggiunse elementi alla sua dottrina. “L’uomo è buono per natura”, l’uomo ha un sentimento morale innato che può essere portato a completo sviluppo tramite le virtù confuciane.
- Il mandato del cielo: Il governo del sovrano veramente morale deve essere caratterizzato dalla benevolenza verso il popolo. Il mandato dal cielo, fondamentale giustifica del potere, si manifestava solo attraverso l’accettazione del sovrano da parte del popolo.
- Hsun-tsu: Sebbene abbia posto il suo interesse ai problemi dialettici e della lingua, egli è noto per la sua decisa opposizione al presupposto basilare di Mencio; “L’uomo è buono per natura”. Egli riteneva che la natura dell’uomo trovava origine in un Cielo impersonale e amorale. Le emozioni dell’uomo e i suoi naturali desideri sono fonte di conflitti e di conseguenza, cattivi. Tutti gli uomini sono uguali per la loro natura malvagia, ma sono suscettibili di miglioramento attraverso l’educazione. (L’insegnante svolgeva quindi un ruolo importante e doveva essere onorato).
- I legalisti: Sviluppano tendenze autoritarie e la concezione pessimistica della natura dell’uomo tipica di Hsun-tsu. Accolsero anche gli insegnamenti di Mo-tsu sulla disciplina e la completa subordinazione dell’inferiore al superiore, nonché il suo disprezzo per il li, e il suo crudo utilitarismo. I legalisti consideravano la natura umana come incorregibilmente egoista e fonte di inevitabili conflitti. Per questa sua natura, il sovrano non poteva fare affidamento sulle loro qualità morali ma doveva imporsi su tutti nello stesso modo con un sistema di pene e ricompense.
- Lo stato secondo i legalisti: Lo stato era semplicemente la volontà del sovrano. Sebbene negassero validità ai diritti di successione, sostenevano la monarchia ereditaria e tutto il sistema filosofico era mirato ad appoggiare il sovrano nell’opera di consolidamento della sua posizione e del suo potere. L’unica nobiltà riconosciuta era quella fondata sui meriti.
I Ch'in fondano l'impero
Lo stato di Ch’in con centro nella valle del Wei gli ha permesso di avere numerosi vantaggi strategici e la facilità di difendersi. La valle del Wei era vantaggiosa per essere una zona periferica, vi era quindi spazio per estendersi. Nel 318 a.C., i Ch’in sottomisero gli stati semi barbarici di Shu e Pa.
Nonostante il loro livello di vita relativamente primitivo nella metà del III secolo a.C., riuscirono a fare numerosi progressi; costruire canali di irrigazione nella valle della zona e che aumentò la produttività e la popolazione della zona. Il suo successo si deve all’applicazione delle nuove tecniche di organizzazione politica e militare. Shang Yang ebbe una posizione di predominio e fu il funzionario più influente dello stato di Ch’in dal 361-338 a.C., anno in cui morì. Nel 350 Shang Yang divise il territorio di Ch’in in 31 prefetture sotto la direzione di un funzionario dipendente del governo centrale.
L’unificazione della Cina fu infine compiuta da un re Ch’in che salì al trono ancora ragazzo nel 246 a.C. L’unificazione della Cina ad opera dei Ch’in avvenne con sorprendente rapidità. Tra il 230 e il 221 caddero gli stati di Han; Chao; Wei; Ch’u; Yen; Ch’i. Nel 221 assunse il titolo di Shih Huang ti (Primo imperatore).
La Cina venne divisa in 36 comandi militari, a loro volta divisi in prefetture. Il sistema di possesso privato della terra venne estese a tutto l’impero e provenne a disarmare gli eserciti tranne il proprio.
Il primo Imperatore cercò di consolidare le sue conquiste per mezzo della centralizzazione amministrativa. Li Ssu unificò anche il sistema di scrittura, il cui risultato si ebbe nel II secolo a.C.
Nel 213 a.C. Li Ssu distrusse le opere indesiderabili nell’“Incendio dei Libri”. I testi risparmiati furono quelli di utilità immediata, medicina, divinazione, agricoltura, memorie storiche dei Ch’in.
I Ch’in esercitarono un grande potere sull'Asia Orientale. Il primo imperatore realizzò inoltre un sistema di grandi strade. I suoi eserciti incorporarono nell’impero anche le popolazioni barbariche del Sud, stabilendo il proprio dominio nelle vicinanze dell'odierna Canton.
Per rendere sicuri i confini sulle incursioni dei nomadi, Meng T’ien, generale al servizio del primo imperatore, costruì mura difensive sulla frontiera settentrionale, la Grande Muraglia. Essa doveva essere una permanente linea divisoria tra le popolazioni agricole cinesi a sud e i barbari nomadi a nord.
L’impero sopravvisse al sovrano per meno di 4 anni. La politica di accentramento del potere del primo imperatore fu la causa della fine prematura della dinastia.
Nel 210 a.C. il primo imperatore morì e il capo degli eunuchi Chao Kao, divulgarono la notizia del decesso solo dopo. Macchinando il suicidio dell’erede legittimo. Essi posero sul trono un giovane inesperto figlio del defunto sovrano col titolo di secondo imperatore. Li Ssu cadde vittima degli intrighi di Chao Kao. Chao Kao tolse di mezzo anche il secondo imperatore ma a sua volta eliminato dal successore di questi. Nel 206 a.C. la dinastia Ch’in era completamente estinta.
Nel 209 a.C. scoppia un ammutinamento tra i soldati di stanza e seguirono delle ribellioni in tutto il paese. Nel 206 il più forte dei ribelli Hsiang Yu, distrusse l’ultimo degli eserciti lealisti e pose fine alla dinastia Ch’in. L’anno prima la capitale si era arresa senza opporre resistenza ad uno dei suoi generali, Liu Pang.
Hsiang Yu attribuì il titolo di imperatore a un membro della vecchia famiglia reale di Ch’u. Il tentativo di ricostruire i vecchi stati era una soluzione irrealistica. Si trovò ben presto impegnato in una lotta mortale contro il suo ex alleato Liu Pang per il completo controllo del paese.
Han
Liu Pang era già padrone della valle del Wei e nel 202 riuscì a sconfiggere il suo rivale. Assunse quindi il titolo di imperatore. Liu Pang chiamò la propria dinastia “Han”. Con il titolo di Re Han nel 206.
La funzione degli Han nella storia Cinese fu quella di consolidare il nuovo sistema imperiale che i Ch’in avevano già iniziato a costruire. Il successo degli Han, dove i Ch’in avevano fallito (edificazione di un organismo politico duraturo) si attribuisce all’evoluzione dei tempi e a Liu Pang. Il nuovo ordine imperiale era decisamente migliore.
La dinastia Han aveva ricevuto il consenso dal popolo e quindi il “Mandato del cielo”. L’impero fondato da Liu Pang durò poco più di due secoli senza interruzioni significative; poi una temporanea caduta, fu ricostruito e durò per altri due secoli, prima della sua definitiva rovina.
Wang Mang usurpò il trono nell’anno 8 d.C. dando inizio ad una dinastia denominata Hsin (Nuova), ma il suo regno si concluse nel 23 d.C. e due anni dopo un discendente della famiglia Han di Liu riuscì a riunificare il paese. L'impero durò fino al 220 d.C. e venne chiamato impero degli Han posteriori, per distinguerlo dagli Han anteriori di Pang. Liu Pang era noto col nome di Kao Tsu.
Kao Tsu e i suoi successori permisero la ricostruzione di regni vassalli e marchesati. Una politica che poteva conservare il potere centrale e la fedeltà dei più potenti capi militari e mantenere i rami collaterali della famiglia imperiale. Kao Tsu spese parte dei suoi pochi anni di regno all’eliminazione dei 7 re che egli aveva creato. Prima della sua morte (195 a.C.) decretò che solo ai membri del clan imperiale era riservato tale rango. I suoi successori provvidero a limitare il potere dei rimanenti re, riducendo i loro territori.
Questi domini privati non costituirono più dopo il 154 a.C. un pericolo per il governo centrale. La dinastia Han dovette affrontare una seconda minaccia rappresentata dalla famiglia dell’imperatrice Lu che esercitò il potere grazie ai membri della sua famiglia, ma alla sua morte, nel 180 a.C. uno dei vecchi fedeli di Kao Tsu massacrò la famiglia Lu e pose al trono uno dei figli di Kao Tsu, Wen Ti.
L’impero Han dovette affrontare una terza minaccia; i nomadi alle frontiere settentrionali. I nomadi, con la necessità di approvvigionarsi, costituirono una costante minaccia; Si nomina la tribù hsiung-nu che invasero periodicamente la Cina per molti decenni e nel 166 a.C. giunsero anche in vista della capitale.
Il grande successo di questo primo promulgato sforzo per stabilire un governo centralizzato in Cina portò a: pene meno severe; imposte agrarie ridotte. Tuttavia un impero così vasto richiedeva complicate istituzioni amministrative e una burocrazia stipendiata.
Il principale obiettivo dell’amministrazione centrale era quello di provvedere con larghezza al mantenimento dell’imperatore e della famiglia ma anche alla difesa della dinastia. Il popolo era considerato solo come fonte di entrate fiscali. Poiché le autorità guardavano con sospetto le associazioni tra i sudditi nacquero numerose società segrete. Il governo era un organismo relativamente piccolo. Il punto di contatto tra queste comunità e il governo era la sola città sede della prefettura.
La burocrazia e in genere la classe più elevata era formata da tutte quelle persone che avevano sufficiente talento o cultura. Si disprezzavano i mercanti e quindi la classe agiata e colta era formata da ricchi proprietari terrieri.
Uno dei principali strati sociali era quello dei ricchi proprietari terrieri poi seguivano: piccola aristocrazia ereditaria, grandi generali e alla base i contadini, quasi ridotti in schiavitù, e un numero insignificante di schiavi domestici.
Il regno di Wu Ti
I primi sessant’anni di dominio Han costituirono un periodo di ripresa nazionale e di consolidamento dinastico. Si ebbe uno slancio espansivo sotto il regno di Wu Ti che si protrasse dal 141 al 87 a.C.
Wu Ti sovrintese personalmente al funzionamento dell’apparato governativo. Wu Ti inoltre governò direttamente, servendosi di un segretario di palazzo. Wu Ti inasprì il sistema legislativo e amministrò la giustizia con maggiore rigore dei suoi predecessori. Il suo programma di ricostruzione di canali, collegando la capitale al Fiume Giallo, facilitando il trasporto a Ch’ang-an della tassa di cereali della Cina dell’est. Diede inizio anche ad una serie di guerre esterne contro i Hsiung-nu presentate come guerre difensive. Il progetto in realtà mirava a stabilire il controllo sul ricco commercio tra l’Oriente e l’Occidente.
Nel III secolo a.C. conquistò lo stato semi sinizzato di Nanyueh. Immigrazione cinese dal Nord e assimilazione delle popolazioni locali del Sud, permisero, sotto le conquiste di Wu Ti, di diventare parte della Cina. Malgrado l’importanza storica delle campagne meridionali, le più importanti campagne di Wu Ti furono condotte contro i Hsiung-nu alla frontiera settentrionale.
Nel 127 a.C. Wu Ti aveva respinto i Hsiung-nu e nel 119 fino al Gobi. Le guerre continuarono fino alla fine del suo regno. Nel 52 a.C. il capo del ramo meridionale dell’orda dei hsiung-nu si sottomise alla dinastia Han.
La politica di Wu Ti nei confronti dei Hsiung-nu non fu solo militare ma cercò anche di stringere alleanze con loro. Un altro obiettivo della politica di Wu Ti era quello di aggirare i Hsiung-nu e portarlo nel 108 a.C. alla conquista dello stato coreano di Chonson nella sua capitale, Pyongyang. Ad occidente portò ad un prolungamento della Grande Muraglia fino a Yumen.
Nel 104 e nel 102 a.C. Li Kuang Li guidò due eserciti nel bacino del Tarim. Gli eserciti cinesi marciando attraverso le montagne e i deserti estesero la potenza militare degli Han più lontani dalla loro capitale.
Il governo di Wu Ti era essenzialmente dispotico e costituì un perfetto esempio di monarchia legalista. Il confucianesimo divenne la filosofia dominante alla corte cinese. Su queste idee si accentrò ora tutto l’interesse degli studiosi di corte. La tradizione del taoismo riuscì a sopravvivere agli sconvolgimenti politici di fine III secolo ma nel frattempo la filosofia del Tao te ching era andata completamente perduta. I culti della natura si identificarono sempre di più col taoismo che generò una ricca mitologia che influenzò le arti del tempo.
Gli uomini di studio dedicarono la loro attività nel primo secolo del dominio Han a ricostruire le opere del passato.
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