Storia della filosofia e delle religioni della Cina
Introduzione
In Cina c'è un elemento costante: l'identità cinese è stata spesso confrontata con qualcosa che non è propriamente cinese. La cosa particolare è che da una parte questi elementi esterni sono stati avversati, dall'altra invece si cerca di adattarsi. Non si verifica quindi il rigetto o l'accettazione ma avviene un'integrazione, un adattamento. L'elemento più importante che viene introdotto in Cina è sicuramente il buddhismo dall'India. Successivamente anche il cristianesimo viene portato dai missionari in maniera molto potente, erano quasi tutti missionari protestanti. Si adattano a tal punto che i gesuiti decidono di adottare i vestiti dei funzionari cinesi e li seguono durante le cerimonie funebri.
Da una parte ciò ha creato uno scombussolamento in Vaticano tanto che era stato cancellato l'ordine dei gesuiti. I gesuiti però si difendono dicendo che per il confucianesimo il rito funebre non è un rito religioso ma un rito civile. Questo però non basta e l'ordine viene momentaneamente abolito. Un altro elemento che si è introdotto in Cina è quello del pensiero marxista-leninista con la formazione del partito comunista negli anni '20.
Qual è però l'elemento che ci mostra che il comunismo in Cina non può svilupparsi allo stesso modo dell'URSS? La rivoluzione russa parte dalle metropoli e si allarga alle campagne, in Cina è all'opposto, nel senso che quasi subito l'interesse dei comunisti è quello di conquistare le campagne. La lunga marcia di Mao è fatta per uscire dalle città e conquistare l'appoggio dei contadini, importanti per lo sviluppo perché le città non avevano grandi industrie come in Russia e l'economia si basava sull'agricoltura. Ultimo è il fenomeno della globalizzazione che la Cina ha dovuto contrastare e allo stesso tempo adattare.
Filosofia
Il concetto di filosofia arriva relativamente tardi in Cina e solo alla fine del XIX secolo i cinesi adottano dal giapponese il termine tradotto “zhéxué” → → “saggio” “studio” → lo studio dei saggi. Il XIX secolo è il periodo in cui cominciano ad essere conosciuti i filosofi occidentali e quindi devono trovare un termine per definire la filosofia. Per le scuole taoiste e buddhiste però si userà il termine “jiao” o “zongjiao” → →. Questo perché la parola indica un insegnamento che non nasce dal pensiero di un maestro ma è un insegnamento antichissimo e i maestri assumono un ruolo più da antenato. Anche le dottrine come il confucianesimo però non escludono l’esistenza di principi cosmologici.
→ terra → – uomo → – cielo →: l’uomo forma una triade con il cielo e la terra nella quale l’uomo è al centro a indicare che ogni tratto si sostiene e se c’è uno squilibrio nel mondo umano ecco che anche il cielo e la terra sono squilibrati. Uno dei modi per mostrare questo squilibrio sono per esempio i fenomeni naturali. Uno dei concetti cosmologici base è quello di “zhōng”: l’essere umano, in primis il sovrano, deve mantenersi nel centro per mantenere l’equilibrio e l’armonia “hé” →.
È poco antica la distinzione fra filosofia e religione, prima non c’era proprio una parola. Quando si parla di scuole filosofiche parliamo di “jiā” →. Si usa la parola casa perché il maestro principale è un padre spirituale e i discepoli sono simili ai figli. Le scuole filosofiche che nascono dopo la disgregazione dell’impero Zhou sono le più importanti e sono:
- Scuola confuciana – Rujia → → → Non prende il nome del maestro ma dal tipo di maestro che era Kong Fuzi, ovvero un letterato “ru”.
- Scuola taoista – Daojia → → → prende il nome dal concetto base, il “dao”.
Religioni e filosofia
Religioni → zongjiao → → : scritto al plurale perché dopo il buddhismo sono entrate altre religioni. Filosofia → → →: scritto al singolare, perché è il pensiero cinese autoctono. Le scuole buddhiste sono chiamate col termine zongjiao, si intendono pensieri che antenati hanno trasmesso. Jia è usato per le altre scuole filosofiche. Invece zhexue non è usato durante la Cina pre-moderna.
Nel periodo che va dalla fine dei Zhou al primo impero si parla delle “cento scuole” baijia → →. ZHOU (VI sec. a.C.) Primavere e autunni e stati combattenti. Primo impero Qin (221 a.C.).
Periodo assiale – VI sec. a.C. – da Stato unito a frazionato. Il frazionamento in tanti piccoli stati autonomi ha come riflesso anche un frazionamento di dottrine. Nei singoli stati ci sono dei gruppi (jia) che fanno riferimento ad un maestro. Ci si pone il concetto di un ritorno all’armonia (he) per riunificare la Cina e riportarla allo stato precedente. Nel VI sec. a.C. ci sono una serie di coincidenze nel mondo. Il motivo dello sviluppo delle scuole cinesi, il frazionamento, è lo stesso dello sviluppo della scuole greche e sempre allo stesso tempo in India sta prendendo il via il buddhismo. Di queste scuole ce ne sono almeno 5 importanti ma non tutte sopravvivranno all’avvento imperiale.
Rújiā (Kong Fuzi)
La scuola non si chiama in realtà, come in italiano, con il nome del fondatore, ma con il nome della dottrina, dello status del maestro che è un ru, un letterato. I ru riusciranno poi a diventare funzionari anche se Confucio non era riuscito a farlo.
Classici del confucianesimo
- Yijing – libro dei mutamenti
- Shujing – libro dei documenti
- Shijing – libro delle odi
- ChunQui – annali delle primavere e autunni
- Liji – libro dei rituali
- Yuejing – libro della musica (perso).
Fino al periodo Han sono questi i 6 classici fondamentali poi nel periodo Song fino ad ora diventano 13. Il classico dei mutamenti è quello che più interessa le basi dottrinali del pensiero tradizionale cinese. JING → – il radicale significa seta e letteralmente significa “ordito di un tessuto. Ovvero i fili di base di un tessuto sono quelli dell’ordito, quelli su cui poi viene sovrapposta la trama che può essere invece di tanti tipi. Per questo con jing si intende un classico, un testo basilare. I testi base sono attribuiti a Confucio ma in realtà non ha mai scritto niente, li ha solo commentati.
C’è un cambiamento in epoca Zhou: prima tutto ciò che stava al di là della vita umana era il sovrano dell’altro Shangdi → →; con la dinastia Zhou il sovrano dell’altro viene sostituito con il cielo, il tian →.
Il classico dei mutamenti – Yijing
Il classico dei mutamenti consiste in un utilizzazione divinatoria. Vi è lo sviluppo della dottrina dello yin e dello yang. Lo yinyang come tutti lo chiamano, in italiano “simbolo dello yin e dello yang” in cinese si chiama “taijitu” → → →. “tu” significa “diagramma”; “ji” è la “trave maestra”, l’unica trave dove si inseriscono quelle secondarie; “tai” significa “suprema”; quindi simbolo della trave suprema o della suprema unità.
Lo Yin e lo Yang sono polarizzati e rappresentano la dualità, ciò che viene presa in considerazione però è l’unità perché è primariamente importante il “centro” per i cinesi. La dottrina dello yin e dello yang non sta in piedi se non si pensa che i due sono originati da qualcosa che non è né yin né yang ma è l’unità.
Se si immagina il mondo delle 10000 cose (wanwu → →) come qualcosa di indefinito è perché ogni cosa in realtà è la rappresentazione dell’unità. Così come ciascun numero, dal più piccolo al più alto può essere sempre ridotto all’unità. L’unità che si pone di fronte a se stessa forma il 2 e così via. Quando diciamo che lo yijing introduce il concetto di yin yang intendiamo proprio la polarizzazione dell’unità.
Il fulcro del libro è costituito da 64 figure chiamate esagrammi che sono a loro volta costituiti da 6 linee che possono essere intere o spezzate. Le linee intere __ sono yang quelle spezzate _ _ sono yin (la forma antica di quella spezzata era /\ ). Sono due aspetti che la linea, l’unità, può prendere. La linea è originariamente invisibile e poi si presenta come intera o spezzata. Ciò ribadisce il concetto che la polarità è originata da un centro che spesso non viene visto o indicato. Gli esagrammi sono i trigrammi combinati tra loro e si arriva quindi a 64 combinazioni diverse (26).
Per trarre da queste combinazioni dei messaggi divinatori si usavano 50 steli di achillea che venivano raccolti in un mazzo. Lo specialista li maneggiava dopo aver preso dal mazzo uno di questi e averlo messo da parte. Li prende, li sceglie, fino ad arrivare a una combinazione (intera o spezzata) e quando sceglie le 6 righe può dare la risposta. Affinché il lavoro possa essere eseguito l’unità deve essere messa via per permettere il gioco. Ora ha la descrizione di una situazione esemplare, con un combinazione definita. Anche nella pratica divinatoria riusciamo a scorgere la dottrina secondo cui la molteplicità è solo un aspetto dell’unità che è stata tolta (da 50 a 49).
Come fa la linea intera a trasformarsi in spezzata e viceversa? Così come il giorno non si trasforma nella notte in maniera autonoma. In realtà è la stessa unità che in un esagramma si presenta come yin e nell’altro come yang. Quando si parla di 10000 cose non s’intende l’infinito, ma l’indefinito, in quanto definire qualcosa è sempre illusorio perché si può sempre aggiungere l’unità.
Le cinque scuole
- Rujia → →
- Daojia → →
- Mojia → prende il nome dal fondatore di Mo Di →
- Mingjia → Ci indica un interesse su come la verità dottrinale viene espressa, la scuola dei nomi è concentrata sul linguaggio che cerca di esprimere una certa realtà.
- Fajia → è la scuola legista o legalista e prende il nome dall’interesse dottrinale primario della scuola, ovvero le leggi. Questa scuola interessandosi alla regolamentazione dello stato, sarà la scuola che avrà il maggior impatto a corte nel momento dell’insediamento dell’impero Qin.
Confucio e la scuola dei letterati
Confucio (551-479 a.C.)
Il letterato che conosce la storia e i classici fa tutto questo non solo per se stesso ma perché ci sia il riflesso armonico di queste su conoscenze sulla società. Infatti anche Confucio cercherà più volte un sovrano illuminato che lo prenda a corte. Il pensiero di Confucio non si legge in nessuna opera a lui attribuibile perché non è rimasto niente. Solo il lunyu → → raccoglie dei dialoghi che sono stati raccolti dai suoi discepoli e sono attribuibili a lui. Sono discorsi che i discepoli fanno col maestro chiedendo chiarimenti su dei comportamenti che ha avuto il maestro che loro non comprendono.
LUN= trattare – YU= discorrere. Sono dialoghi vivaci tra discepoli e maestro, sono brevi, aforismi. “Io tramando non creo”; Confucio non vuole creare qualcosa di nuovo ma vuole semplicemente tramandare. Il concetto di “tramandare” è fondamentale per capire una delle virtù base confuciane.
- Solo la continuità della trasmissione dei riti “li” → può permettere a una società disgregata di sopravvivere. Cos’è un rituale? Un rituale è qualsiasi azione o comportamento che venga ordinato. Si deve avere un comportamento rituale nei confronti di ogni aspetto della vita sociale e nei confronti di se stesso.
- Il comportamento può dare i suoi frutti solo se si riconosce il “senso dell’umanità reciproca” “ren →”. Nel mondo non esiste solo l’essere individuale ma anche gli altri. Il carattere uomo nella parte sinistra e il 2 nella parte destra sta a significare che quando un uomo si trova davanti a una molteplicità di uomini è allora che deve tener conto della benevolenza, della solidarietà.
- La prima virtù dei riti → e la benevolenza → si devono accompagnare alla virtù “yi →”, il senso della giustizia. Questa triade di attitudini fa sì che l’individuo possa sviluppare pienamente le potenzialità che la vita gli ha conferito. L’uomo che riesce a vivere secondo queste virtù viene chiamato junzi → →; junzi significa signore e in epoca pre-confuciana collegava ai nobili di nascita. Ora il termine esprime un valore interiore che si può acquisire attraverso lo studio e l’esercizio e l’attitudine alla triade delle virtù.
- La quarta virtù è la cosiddetta pietà filiale jiao →. È necessità assoluta per ogni figlio che ha ricevuto la vita sotto forma di qi →, il soffio vitale. I genitori uniscono i propri qi per formare una nuova forza vitale e il figlio è dovuto a restituire il proprio qi, il dono della vita, unendosi con un’altra persona. (La parte superiore del carattere non semplificato è “vapore” e quello sotto è “riso”, infatti il qi all’interno della circolazione del sangue è ciò che permette al sangue di circolare per i cinesi). Tutta la medicina tradizionale cinese si occupa del diagnosticare i vari blocchi del qi per poi sbloccarli e permettere il giusto scorrimento.
Il senso dell’umanità reciproca trova relazione con tutte e 5 le relazioni con cui l’individuo si trova confrontarsi, e sono:
- Il rapporto genitore – figlio
- Il rapporto fratello maggiore - fratello minore (c’è in comune la forza vitale)
- Il rapporto amico-amico (fra due amici non c’è nessuna accomunanza di qi e non c’è nemmeno l’attrazione dei qi che c’è tra marito e moglie; siamo di fronte quindi al rapporto più difficile da instaurare, ma una volta instaurato siamo davanti ad un rapporto che dà i migliori frutti)
- Il rapporto sovrano-ministro
- Il rapporto marito-moglie (il rapporto è più delicato perché i loro qi vengono da due famiglie diverse e serve trovare l’armonia tra i due qi; non solo devono essere compatibili e avere interessi comuni ma prima del matrimonio c'era un lungo processo di controllo della famiglia reciproca, erano matrimoni combinati).
Queste stesse relazioni sono l’oggetto di uno dei cardini dell’insegnamento confuciano, quello della rettificazione dei nomi zhengming → → (zheng= rendere giusto, ordinato). “子” - per ogni coppia il primo carattere è un nome e il secondo un verbo, quindi significa: “il principe si comporta da principe, il ministro si comporta da ministro, il padre si comporta da padre e il figlio si comporta da figlio”. Ciò significa che non basta il nome per essere considerati tali, bisogna comportarsi da tali. La tradizione ci parla di 70 discepoli di Confucio che hanno diffuso l’insegnamento del maestro. In realtà non è rimasto nulla di scritto e bisognerà attendere il IV secolo per vedere confermate e sviluppate le dottrine confuciane.
Mo Di (o Mo Zi) e la scuola moista
Gli studiosi sono sempre stati concordi nell’attribuire a questo ambiente un carattere ben diverso rispetto ai letterati confuciani. Gli insegnamenti conservati nel Mo Zi (libro con lo stesso nome del maestro) provengono da una comunità organizzata di insegnanti tecnici; a capo delle comunità c’era un junzi, l’uomo esemplare. Messo a confronto con i dialoghi di Confucio, Mozi utilizza uno stile molto pesante e inaugura uno stile che in cinese viene chiamato “argomentazione basata su due alternative”.
I confuciani non si sarebbero mai sognati di sottoporre a verifica con determinati criteri ciò che è la verità; per loro la verità è ciò che hanno tramandato gli antichi; nell’ambiente dei moisti invece si dava minore importanza alla tradizione dicendo che ogni asserzione doveva avere un fondamento, un’origine e un’utilità. Il fondamento si andava a verificare nei saggi dell’antichità. L’origine era la testimonianza diretta del popolo nel corso del tempo, cos’era rimasto di quella asserzione. L’utilità è l’ultimo dei tre criteri ed è lo strumento con cui Mo Di lancia la sua critica contro alcuni dei capisaldi della tradizione rituale confuciana: i riti legati al lutto familiare e la concezione della musica come strumento di armonizzazione interiore ed esteriore vengono criticati. Il lutto, con la sua eccessiva durata di 3 anni, toglie a tutti i componenti della società tempo prezioso impedendo di adempiere ai propri doveri e in più era uno spreco anche per tutto ciò che ruotava intorno ad esso.
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Storia della filosofia e delle religioni della Cina 1
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Riassunti Storia filosofia cinese