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Connettività essenziali

• E ‘costituito da unità spaziale di mediocri dimensioni

• La taglia media di un’unità omogenea è nell’ordine di 10 km

• Una serie di alveoli separati / microregioni

• Scambi e compensazioni che consentono di superare crisi profonde, demografiche, economiche e

militari

Definizione ambito di lavoro dal punto di vista geografico

Idea del mediterraneo il mare è la principale via di comunicazione all’interno di uno spazio, il

nostro spazio mediterraneo è composto da mare e da terra per una ragione storica, antropologica. Le

popolazioni del mediterraneo sono popolazioni stanziali, prevalentemente litorale quindi in

prossimità delle coste e anche popolazioni urbane (tendenza nella storia a concentrarsi in alcune

grandi città es: prime grandi metropoli erano quelle sul mediterraneo come Venezia, Napoli, Roma,

idea poi estesa in tutto il continente eruopeo) c’è una tendenza nel tempo che si può misurare dal

punto di vista storico e antropologico che è la tendenza alla litoralizzazione.

Le popolazioni del mediterraneo sono prevalentemente stanziali, vivono lungi i litorali e tendono ad

addensarsi intorno a delle grandi città. Una grande città nell’antichità era Cartagine, oggi è

Barcellona e magari tra 500 anni non lo sarà più. Nel tempo questa tendenza appare costante.

Sul piano della politica internazionale si deduce che queste sono tendenze costanti nel tempo e

quindi si ripetono, la dinamica dello spazio mediterraneo tende ad essere la stessa. È un modo per

capire quali sono i comportamenti di queste popolazioni e di conseguenza quale sarà il ruolo delle

istituzioni politiche che queste popolazioni creano (es: le relazioni internazionali nello spazio del

mediterraneo sono spesso prima che relazioni tra stati (interstatali) sono relazioni/accordi tra città e

fra regioni prospicenti l’area mediterranea. Perché oggi nelle relazioni internazionali è riconosciuto

il fatto che i soggetti della politica internazionale non sono più solo gli stati ma accanto agli stati

(soggetti) ci sono altre entità come regioni, città, province ecc.

C’è anche una ragione pratica, cioè dal momento in cui noi parliamo del mediterraneo e

consideriamo per esempio la Francia come un soggetto interessato alle dinamiche dello spazio

mediterraneo, quanto ampia è la porzione di territorio francese direttamente interessato alle

dinamiche dello spazio mediterraneo? Il maggiore interesse ce lo avranno Nizza e Marsiglia che

direttamente interagiscono con altri soggetti che si trovano all’interno di questa area.

Le frontiere del Mediterraneo

- I limiti si situano laddove inizia un'altra economia del medesimo tipo

- A differenza dei confini, le frontiere dell'economia mondo si presentano come zone poco

animate e inerti

- Quindi la frontiera non è il Mediterraneo, ma il deserto del Sahara, l'Atlantico, la Siberia

- Differenza tra confine e frontiera

- Le frontiere non sono mai immobili e non sono visibili, sono linee immaginarie

- La frontiera è un luogo che si percepisce attraverso i sensi

- Le frontiere coincidono con gli spazi aperti, perché lì i sensi non hanno percezione del

limite: Atlantico, distese desertiche, pianura della steppa

Differenze tra confine e frontiera

Nel momento in cui noi consideriamo il Mediterraneo dal suo interno, noi lo consideriamo come

una somma di entità, territori e spazi più piccoli che sono lo spazio vitale di queste popolazioni

litorali che sono degli spazi vitali composti da terra e mare, e che uno spazio vitale in quanto

funzionale alla sussistenza di queste popolazioni e sono degli spazi contigui tra di loro, che

confinano. Questa contiguità, che poi viene riassunta con il termine tecnico del confine, denota

l’esistenza di contatti nel senso di scambi, perché:

CONFINE sempre una linea di contatto che necessità l’accordo fra due parti. È una linea

condivisa, è la differenza culturale tra il confine e la frontiera (la frontiera è il fronte a qualcosa o

qualcuno con cui non negozi, con cui ti opponi). Lo spazio del mediterraneo è uno spazio nel tempo

funzionale a questo tipo di contatti tra popolazioni, culture ecc. qualsiasi politica volta a

interrompere questi contatti diventi una politica dell’emergenza cioè volta a delle soluzioni

temporanee che nel tempo non sono adatte a governare la situazione, per esempio le politiche sulla

migrazione. Se i confini del mediterraneo non sono i suoi confini marittimi (perché il mare è il

centro di un terreno più vasto, la costa non è il confine), allora dove andiamo a cercare i confini

dello spazio del mediterraneo? Dove inizia e dove finisce il Mediterraneo?

Esiste un sistema che è una tecnica utilizzata dalla politica internazionale per delimitare questo tipo

di aree e individuare il momento in cui non ci sono più confini ma ci troviamo di fronte a una

frontiera che divide lo spazio mediterraneo da qualcos’altro. Il ragionamento è: se lo spazio

mediterraneo è caratterizzato da un’intensità di stati allora lo spazio mediterraneo finisce laddove

cessa o diminuisce fortemente, questa sua caratteristica di scambi e comunicazioni interne. Quindi

dobbiamo cercare dei confini che diventano delle frontiere perché il livello d’intensità degli scambi

economici, culturali, sociali si riduce a tal punto da consentirci di delimitare quest’area.

L’operazione è semplificata dal fatto che esistono i cosiddetti confini naturalia ovest lo spazio

atlantico è una fascia dove la tipologia degli scambi che ci sono è tale da ridurre questi contatti e da

rappresentare una linea di frontiera nello spazio del mediterraneo, questo ha una conseguenza

paradossale cioè che consideriamo paesi del mediterraneo che geograficamente non lo sono come

per esempio il Marocco e il Portogallo. Fanno parte dell’area del mediterraneo, sono all’interno

delle costruzioni politiche di quest’area ma dal punto di vista geografico non si affacciano sul

mediterraneo ma sull’atlantico.

FRONTIERA La frontiera è un luogo che si percepisce attraverso i sensi. Le frontiere

coincidono con gli spazi aperti, perché lì i sensi non hanno percezione del limite: Atlantico, distese

desertiche, pianura della steppa. A differenza dei confini, le frontiere dell'economia mondo si

presentano come zone poco animate e inerti. Quindi la frontiera non è il Mediterraneo, ma il deserto

del Sahara, l'Atlantico, la Siberia. Le frontiere non sono mai immobili e non sono visibili, sono

linee immaginarie

Esempio al sud c’è un’area nella quale questa intensità di scambi si riduce tanto da mostrare la

frontiera dello spazio del mediterraneo. Se guardiamo la parte meridionale del mediterraneo

pensiamo al deserto del Sahara che è un’area nella quale i contatti si riducono in maniera tale a

causa di elementi fisici e naturali, da introdurre l’idea che lo spazio mediterraneo finisce in

quell’area. Tutti i paesi dell’Africa settentrionale non sono a pieno titolo considerati paesi dell’area

mediterranea.

Oggi c’è una tendenza a decentrare/ spostare dal centro verso le aree più limitrofe possibili luoghi

attraverso i quali affrontare il problema delle migrazioni. Caso tipico:

Campi di accoglienza  una volta erano sparsi per tutta la penisola italiana, oggi non possono più stare al

devono essere decentrati alla periferia dello spazio del mediterraneo. La

centro del mediterraneo ma

possibilità di delimitare lo spazio del mediterraneo consente di avviare delle politiche inclusive che

considerano come parte dell’area del mediterraneo, le regioni per noi culturalmente lontane ma che

attraverso il cui coinvolgimento si possono forse affrontare dei problemi in campo.

1- problema: Frontiera verso oriente dove finisce lo spazio mediterraneo d’Oriente, non c’è

nessun tipo di evidenza fisica e culturale che ci permetta di dire che qui finisce lo spazio

mediterraneo. L’area mesopotamica forse? Non c’è nessuna certezza, il confine verso l’area

orientale del mediterraneo è un confine mobile che nel nostro tempo viene individuato in funzione

degli interessi in campo, quando viene delimitato con certezza e gli interessi in campo sono

determinati dalle aree di crisi bellica ma questa indeterminatezza fa capire che spesso ci troviamo di

fronte al fenomeno per cui in un determinato spazio a seconda della convenienza, viene considerato

o meno area del mediterraneo.

La Turchia è Occidentale o Orientale? Fa parte dell’area del mediterraneo o no? Oggi decisamente

sì, si è presa il ruolo di leader guida di una vasta parte del Mediterraneo, ma fino a 10 anni fa non

era così.

La Siria fa parte del Mediterraneo o no? Le politiche degli stati puntano in funzione degli interessi

che si vuole o meno sostenere o accettare, se devi combattere le forze dello stato islamico si tiene

buono Assad se invece Assad in quel momento è considerato il criminale di guerra allora magari ci

conviene tener buono Erdogan.

2- problema: confine a nord dove finisce l’area del mediterraneo a nord? Paradossalmente lo

spazio mediterraneo del nord finisce nell’oceano artico perché l’Europa è tutta una rete di contatti,

questo che sembra un paradosso ha prodotto un paradosso che trovato rappresentato in questa carta

che evidenzia con il blu tutti i paesi che fanno parte di un accordo politico e di integrazione dello

spazio del mediterraneo che si chiama Unione per il Mediterraneo. È un concetto che è stato

lanciato nel 2008 e che a fasi alterne viene portato avanti un progetto di cooperazione sociale,

economica, umanitaria.

Aspetto geografico/geopolitico quali sono i paesi membri dell’unione per il mediterraneo? Le

righe colorate in giallo sono quelle che indicano lo status di provvisorietà ovvero lo status di

osservatore di determinati paesi come la Libia che aveva lo status di osservatore già durante il

regime di Ghedaffi perché la Libia era all’interno del catalogo dei paesi non ammessi dalla

comunità internazionale perché dava sostegno al terrorismo ma oggi ha mantenuto questo status di

osservatore perché la Libia in realtà non esiste più come stato sovrano e il territorio è spaccato

sostanzialmente in 3 aree che sono sotto la sfera d’influenza di 3 potenze diverse Francia,

Inghilterra e Italia e ora si sta aggiungendo la Turchia.

A destra l’altra area tratteggiata in blu Siria perché il regime siriano non è democratico ma a sua

volta ha il problema di controllo del territorio di sovranità perché all’interno dello stato siriano

cominciò a manifestarsi il cosiddetto stato islamico che rappresenta una fonte di destabilizzazione

dell’area. Seguendo la logica di fissare i limiti dell’area mediterranea laddove l’intensità dei contatti

diminuisce. È entrato a far parte come soggetto dell’Unione per il Mediterraneo l’UE. Tutta l’area

blu è l’area dell’UE ed è diventata uno dei soggetti partner dell’ UpM questo pone molti problemi

per lo sviluppo dell’area mediterranea perché un ingresso che corrisponde a delle questioni logiche

e giustificato dalla situazione geografica, sociale e politica ha prodotto uno sbilanciamento di

interessi per cui il centro degli interessi europei non è mediterraneo, ma è notoriamente quello dei

paesi economicamente più forti che sono i paesi del nord Europa. È più o meno la stessa situazione

della Francia che ha due grandi città sullo spazio del Mediterraneo e la capitale lontana, è la stessa

situazione dell’unione europea che ha soltanto 3 o 4 stati direttamente affacciati sul mediterraneo

mentre tutto il resto e i centri decisionali dell’Unione sono lontani dal Mediterraneo.

Oggi abbiamo un Mediterraneo con dei confini e frontiere, uno spazio inteso in modo ampio e largo

dove però per compensare questo allargamento si è deciso di implementare, quindi dare maggior

forza all’autonomia decisionale e alle forme di cooperazione a livello di governi decentrati. Questo

vuol dire che tutti i paesi fanno parte dell’Unione per il Mediterraneo dopodiché però gli accordi

che vengono fatti non sono accordi fatti a livello interstatale cioè tra governo e stati ma vengono

fatti a livello intergovernativo cioè tra altre tipologie di governo ovvero governi regionali e

cittadini.

Governo e Stato non necessariamente coincidono:

Governo nazionale coincide con il governo dello stato e con la capitale, prendiamo esempio

dell’Italia per esempio ha governi concorrenti che hanno una funzione sussidiaria che hanno le

capacità per fare accordi internazionali in maniera autonoma come le città possono fare da sole

accordi internazionali. Ci sono stati senza governi e governi senza stati perché c’è lo stato fantoccio

che non ha sovranità oppure ci sono i governi in esilio che non hanno uno stato. Questa situazione

che si è elaborata nel corso del 900 ha dato delle opportunità che nello spazio del Mediterraneo

vengono usate frequentemente.

Sullo sfondo delle relazioni internazionali c’è sempre il problema del ruolo più o meno centrale che

svolge lo stato nella politica internazionale e tutti i tentativi che sono stati fatti nel corso del 900

per dimostrare che lo Stato non è sempre così necessario poiché può essere sostituito da

qualcos’altro ma non si è mai riuscito a determinare quale sia uno sostituto valido rispetto alla forza

che ha lo stato come centro di interessi, livello di responsabilità nella stipula di accordi

internazionali. Non c’è ancora nulla di paragonabile allo stato. Tanti soggetti sono oggi riconosciuti

dal diritto internazionale però lo stato rimane sempre un punto di forza nella politica internazionale.

In questi ultimi anni si stanno formando delle logiche neorealiste.

Neorealismo chiave di lettura predominante del 900, gli stati sono i protagonisti della politica

internazionale e si muovono attraverso lo strumento della politica. Tutto gli altri soggetti passano in

secondo piano perché non hanno la stessa forma contrattuale dello stato. Nel corso del 900 in varie

fasi si è cercato di ridurre quest’idea perché tante volte non conviene usare questo paradigma. Se tu

hai davanti uno stato canaglia perché per forza dobbiamo far riferimento a quello stato per ottenere

determinati risultati negoziali di politica internazionale e scegliere un altro soggetto all’interno di

quello stato al quale scegliamo di dare forza come per esempio il caso del regime siriano. Perché

bisogna per forza negoziare con il regime siriano che rappresenta lo stato e non invece scegliere

altri soggetti all’interno magari per indebolire il regime siriano e quindi a creare nuovi interlocutori.

Oppure caso di stati durante l’epoca nazista stati che sopravvivevano ma che in realtà erano degli

stati fantoccio allora perché negoziare con la Francia di Vichy, stato fantoccio governato dai nazisti

e non invece con il governo in esilio di De Gaulle a Londra?

Il problema dello stato da una parte è lo stato un elemento di forza nella politica internazionale

perché dà garanzie di stabilità del sistema internazionale ma dall’altra parte è anche spesso una

gabbia che impone delle costrizioni dalle quali si cerca di uscire e nelle teorie delle relazioni

internazionali cercano il sistema per dosare questi ingredienti e metterli in equilibrio.

Oggi viviamo in un’epoca di neorealismo in cui sta tornando al centro il ruolo che lo stato potrebbe

svolgere nelle relazioni internazionali, quindi lo stato con i suoi interessi che non sono

necessariamente gli interessi degli individui. Lo stato ha i propri interessi che sono una sintesi

possibile di quelli della collettività ma che non necessariamente rispecchiano gli interessi dei propri

abitanti. Di conseguenza, all’interno di questo tipo di situazione un’area come quella del

mediterraneo è un test estremamente interessante perché per esempio il problema dei migranti:

l’interesse umanitario vorrebbe che queste persone vengano soccorse, accolte, salvate e inserite in

un nuovo contesto (diritto d’asilo, diritto all’accoglienza). L’interesse dello stato diventa nelle

logiche del realismo quello di difendere i propri confini nazionali per sostenere la propria

popolazione e garantire il lavoro ai propri cittadini, per garantire la salute.

L’area del mediterraneo è stata precocemente dalla fine degli anni 90, uno spazio nel quale si è

sperimentato di limitare il ruolo dello stato con i suoi interessi, per dare maggiore spazio ad altri

soggetti capaci di agire sul piano internazionale come le città e le regioni perché portatori di

interessi più vicini a quelli delle popolazioni cioè delle persone che vivono nell’area mediterranea.

A seconda che nel contesto internazionale lo stato diventa più o meno importante, aumenta o

diminuisce la velocità d’implementazione degli accordi del mediterraneo. In una fase in cui c’è

meno bisogno dello stato e si accetta di più il ruolo di altri governi urbani o regionali, allora ci

accorgiamo che la cooperazione del mediterraneo s’intensifica.

Nelle fasi in cui invece il ruolo dello stato viene rilanciato dalle politiche neorealiste mentre il ruolo

dei governi periferici/ decentrati delle città o di altri soggetti si indebolisce, si indebolisce anche la

cooperazione all’interno dello spazio mediterraneo.

Stiamo vivendo in questi anni dentro una logica neorealista cioè è stato rilanciato il ruolo degli stati

con gli interessi degli stati ovvero interessi

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.miani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Trampus Antonio.
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