Storia della televisione
La circolazione internazionale
La televisione è il medium che caratterizza la seconda metà del XX secolo: è figlia della radiotelegrafia di Marconi poiché si sviluppa secondo l’idea originaria di poter trasmettere non solo suoni e musica ma anche le immagini. Promo è un prodotto destinato alle industrie: si tratta di un breve video di un tempo limitato in cui bisogna presentare quali sono le caratteristiche principali del format che si vuole vendere. Esempi: promo di “The Voice of Holland” o di “Rising Star”. Questo mostra come all’interno di uno stesso genere (talent show) si possono trovare delle caratteristiche o degli elementi sempre nuovi ed originali, che determinano “l’identità” e il valore economico di quel determinato prodotto.
Il format è una delle principali modalità di costruzione del contenuto tipiche del sistema televisivo dato che permette la circolazione internazionale dei vari prodotti e funge da strumento di omogeneizzazione dei gusti (es. “The Voice” è un talent show che esiste in molti paesi diversi).
Televisione: agente di globalizzazione
La televisione è un agente di globalizzazione (soprattutto sul piano delle culture): tema della circolazione internazionale dei contenuti televisivi (in particolare dopo la fine degli anni ’70). È un medium fortemente legato alla dimensione nazionale: mantiene una sua forza nel creare una comunità nazionale e si mostra capace di rispecchiare e di far identificare le comunità/culture nazionali. Esempio: l’Italia, uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, è un’Italia che parla una moltitudine di dialetti diversi: a partire dal ’54, la televisione sarà lo strumento capace di provvedere all’unificazione di una lingua media italiana.
Approcci alla televisione
- Approccio macro (political economy of media): Imperialismo culturale: l’idea che i media siano mezzi di esportazione del modello di vita, dei valori consumistici e del modello televisivo americano.
- Approccio micro (cultural studies): Centralità della ricezione (sempre influenzata dal contesto culturale nel quale gli spettatori sono inseriti). Negli anni ’90 vengono svolte delle ricerche sulla fiction “Dallas”, scaturite dalla sua popolarità in tutto il mondo: vengono intervistati numerosi spettatori di paesi diversi e la cosa che emerge è che la cultura dei diversi spettatori li porta a interpretare il medesimo prodotto in modi completamente diversi.
Il mezzo televisivo, nel corso della sua storia, è stato un terreno di mediazione e articolazione tra:
- Flussi globali: progressiva e intensa internazionalizzazione del mercato dei contenuti;
- Permanenza di mercati e sistemi nazionali: la televisione prevede un consumo legato strettamente al contesto nazionale (broadcaster, case di produzione, sussidiarie locali di produttori/distributori, ...);
- Ruolo cruciale di “mediatori” o “intermediari”: capaci di muoversi sui vari mercati internazionali e di decidere cosa importare ed adattare.
Teorie di medio raggio
Le teorie di medio raggio rilevano l’importanza di ricerche sui mediatori poiché fungono da “cerniera” tra questi due approcci diversi.
La globalizzazione della televisione
1) La prima ondata (1957-1972)
In questo periodo, la televisione diventa il punto centrale del sistema dei media e lo è ancora oggi in molti paesi del mondo (es. Italia). Grande crescita dell’esportazione, soprattutto da parte degli Stati Uniti (cinema hollywoodiano), in relazione alla nascita dei sistemi tv nazionali nel mondo. Le grandi case di produzione di Hollywood iniziano a creare prodotti destinati alla televisione e si creano dei mercati internazionali; esportazione dei prodotti vicini all’industria cinematografica (fiction) e che possono essere presi e mandati in onda così come sono (unico adattamento della lingua).
- Altri piccoli scambi “regionali”: Messico verso America Latina (e Stati Uniti), Giappone (animazione) verso Asia, Paesi Europei del blocco occidentale (Eurovision) e orientale (Intervision). Operazione più economica: comprare contenuti al posto di produrre contenuti.
2) La contrazione (1973-1985)
Anni di grandi cambiamenti che riguardano soprattutto il mercato americano: le nuove tecnologie favoriscono lo sviluppo del mercato interno (minore slancio nell’esportazione).
3) La seconda ondata (1985-...)
In Europa si esaurisce il modello del servizio pubblico: deregulation e “commercializzazione” della televisione; trasformazioni tecnologiche (cavo, satellite, digitalizzazione): si passa da una situazione di scarsità, con uno/due canali, a un ampliamento dell’offerta che porta a una forte crescita della circolazione di contenuti internazionali; moltiplicazione dei flussi, dei poli e delle forme: proprio in questi anni si diffonde il format, che facilita la nascita di una pluralità di poli capaci di esportare i format stessi.
Le forme attraverso cui il contenuto televisivo viaggia a livello internazionale
- Co-produzione: due o più partner nazionali assumono il controllo creativo, produttivo e finanziario (es. Tv-movie, miniseries “I Medici”). Queste co-produzioni sono molto importanti a livello internazionale (USA – UE) ma anche tra gli stessi Paesi Europei;
- Co-financing: variante della co-produzione che non prevede la condivisione creativa ma solo finanziaria (es. la serie “Gomorra”). Vantaggio della pre-vendita dei diritti di trasmissione in differenti mercati, con una riduzione dei rischi;
- Format: (forma diversa dalla co-produzione) non si vende un contenuto finito ma si vende una licenza per “ri-creare” un contenuto di successo entro un altro/mercati nazionale (es. game, reality, talent, ...);
- Repurposing: ready made riadattamento di prodotti per nuovi usi e nuove piattaforme (web, mobile) in seguito al processo della convergenza (es. news, sport, musica, ...).
Il format
Un format è una sorta di entità sospesa tra il “programma” (concreto) e il “genere”. Esso infatti non è un vero e proprio programma e nemmeno un genere in sé e per sé, ma è il progetto per realizzare un determinato programma: questo gli conferisce una dimensione virtuale, anche se solo relativa. Un format, infatti, per essere definito tale, deve essere andato in onda almeno in un Paese: se questo non accade, non si tratta di un format ma di un paper-format.
Il mercato televisivo internazionale è costituito da format e non da paper-format, perché, mandando in onda i primi, si è già sicuri del successo che si può ottenere perché esso è già stato testato su un altro mercato nazionale. Un format si definisce infatti “originale” se è di successo e tutelabile.
Non tutti i generi possono però essere “formattizzati”, come per esempio i programmi legati a personalità locali o programmi di eventi. Un tempo, anche la fiction non era considerata come un genere “formatizzato” ma al giorno d’oggi è possibile farlo: drama, comedy (“Un medico in famiglia” “Medico de familia”), soap, ... Al contrario, i generi che da sempre sono stati soggetti alla “formattizzazione” sono i game show, i reality show e i talent show.
Il format esiste come:
- Prodotto commerciale: qualcosa che viene comprato e venduto sul mercato;
- Oggetto giuridico: l’autore di un format si aspetta di trarre un valore economico dal suo prodotto e si aspetta che nessuno lo copi in maniera diretta o comunque senza apportare nessuna modifica tutela;
- Testo televisivo: (ancora caratterizzato da una certa “progettualità”) destinato a comunicare.
Il format è un programma già andato in onda e già testato che diventa quindi garanzia di un ulteriore successo: è qualcosa di flessibile/esportabile, ovvero che può essere diversamente adattato sulla base delle esigenze nazionali. Nonostante questo, non tutti i format, importati poi in altri paesi, garantiscono una nuova ondata di successo: è compito dei mediatori riconoscere quali format possono portare audience in un determinato paese.
Il format è concepito dall’industria come “scambio di abilità e di saperi”: acquisto della capacità di produrre quel determinato prodotto.
Un format tv è costituito da un format package:
- Guida del format: concetto (idea e trasformazioni), storia e ragioni dell’ideazione, scenografia, conduttore e stile di conduzione, ruolo degli (eventuali) ospiti e del pubblico, numero di programmazioni settimanali, slot di programmazione (palinsesto);
- Video dimostrativi: come il format è stato realizzato nel paese d’origine e adattato in uno o più paesi (montaggio delle diverse edizioni o edizioni integrali);
- Storia televisiva del programma: messe in onda e dati di ascolto;
- Elementi accessori da utilizzare: musiche e filmati;
- Grafici, software e ricerche statistiche sul programma;
- Production Bible: regolamento, note di conduzione, staff, casting, indicazioni di location e scenografia, note di regia, scalette e copioni, piani di produzione, modulistica, budget, web site;
- Consulenza: sempre inclusa tra i servizi che la società di produzione/distribuzione del format offre. I consulenti sono inseriti nel team creativo che deve adattare il format.
Esistono molti mercati internazionali sui quali operano i broadcaster (reti che costruiscono un’offerta), le case di produzione multi-nazionali (chi produce direttamente un contenuto) e le sussidiarie nazionali delle case di produzione.
Oggetto giuridico
Un format può dare vita a numerose controversie legali nell’ambito dell’industria televisiva: per esempio in Italia, il caso di “Baila” (prodotto da Mediaset) contro “Ballando con le stelle” (mandato in onda sulla RAI). La questione della tutela del format oscilla fra due poli:
- Impossibilità di proteggere l’idea in sé (rischio del monopolio delle idee);
- Tutelabile (per via giurisprudenziale) la concreta realizzazione del programma (rischio di soggettività del giudice).
Testo televisivo
Il format è un prodotto la cui caratteristica principale è la riproducibilità, garantita dal fatto di essere un “prodotto standard”: nella logica industriale contemporanea la riproduzione è più strategica della produzione (riduzione di rischi, vantaggi competitivi, ...). Il format è un oggetto transculturale, ovvero è un’interfaccia fra sistemi televisivi e culture diverse (anello di connessione fra mondi televisivi distanti). Dagli anni Ottanta la quota di domanda di programmi si è alzata notevolmente dato che per il broadcaster il ready made format si situa a metà strada tra l’acquisto di un prodotto e lo sviluppo/produzioni interni: l’adattamento di format di successo.
Adattamento
Adattamento è il processo attraverso cui un prodotto standard (format), già realizzato in un contesto locale, viene reso fruibile in un determinato contesto, entro una determinata cultura. Il prodotto non può essere riprodotto esattamente uguale a quello di partenza: le modifiche sono necessarie se si vuole riprodurre il successo (ampie differenze tra le culture).
- Processo di assimilazione alle caratteristiche culturali e televisive del paese di destinazione:
- Differenze culturali: tabù religiosi, sessuali, senso etico ed estetico, tipo di umorismo, modo di mostrare i sentimenti, livello di competizione, ...
- Differenze televisive: durata dei programmi;
- La casa produttrice detentrice della licenza ha solitamente “diritto di approvazione” sugli adattamenti del proprio format;
- Vantaggi: prodotto standard già testato a livello internazionale (garanzia) e possibilità di adattarsi al gusto nazionale (“localizzazione”).
Storia istituzionale della televisione
Abbiamo a che fare con dei testi (mediali e in particolare televisivi) che non hanno un unico autore, ma sono il risultato di un apparato spesso molto complesso che coinvolge molte persone che lavorano tutte insieme. I testi con cui abbiamo a che fare sono programmi, prodotti televisivi. Questi testi sono però circondati da una moltitudine di paratesti, ossia tutti quei testi che stanno intorno al soggetto principale. Non è possibile studiare la televisione solo mediante lo studio di questi testi.
Un programma televisivo è inserito all’interno di un determinato contesto, definito palinsesto ossia la complessiva offerta di un broadcaster/di una rete. Nel corso dei secoli non tutti i programmi sono stati salvati perché non c’era questa sensibilità verso l’archiviazione. Inoltre, nel secolo scorso, molti contenuti mediali erano trasmessi in diretta e quindi non era possibile registrarli a meno che non fossero usate delle particolari attrezzature. I paratesti servono a ricostruire la storia di un programma che magari non è stato archiviato: per esempio se ne può parlare all’interno di una rivista.
La storia della televisione
RAI nasce nel 1944, prima ci sono delle trasmissioni sperimentali poi iniziano le trasmissioni regolari il 3 gennaio 1954 vero inizio della televisione italiana. Nel 1954 la RAI manda in onda la sua prima pubblicità: il pubblico a cui pensa la televisione italiana delle origini appartiene alla classe della borghesia medio-alta, si tratta di un pubblico benestante e acculturato. Ci si rivolge ad un pubblico che può permettersi di comprare un apparecchio televisivo successivamente, già nella prima metà degli anni ’50 del ‘900, gli apparecchi televisivi iniziano ad essere comprati in massa. Gli apparecchi televisivi iniziano a trovarsi anche nei bar (luogo di incontro comune tra le persone). In maniera del tutto inaspettata, la televisione diventa quindi subito un fenomeno anche popolare.
Attraverso la prima pubblicità della RAI, ne deriva un’immagine della televisione fortemente positiva e rassicurante: vengono fatti recitare degli attori molto conosciuti e popolari dell’epoca, personaggi quindi abbastanza influenti nel panorama popolare italiano. Attraverso questo metodo si cerca di controbilanciare l’immagine soprattutto negativa che aveva fino a quel momento, creata a causa dell’uso che se ne era fatto durante la Seconda Guerra Mondiale (strumento utilizzato per la propaganda da parte dei totalitarismi).
Il medium
Un medium è un insieme di tecnologie per la comunicazione (TECNOLOGIA) organizzate in un apparato (ISTITUZIONE) e finalizzate alla circolazione di testi (TESTO) destinati ad un pubblico (PUBBLICO). La storia della televisione rientra all’interno della storia dei media ma subentrano anche altri diversi tipi di storia come la storia politica, economica, istituzionale di un paese oppure come anche la storia sociale e culturale, ossia il modo in cui un medium, in questo caso la televisione, entra in contatto con la popolazione, ossia entra a far parte del contesto sociale.
La storia della televisione si articola in tre aree:
- Storia istituzionale o degli apparati (o delle tecnologie): riguarda gli apparati che producono e distribuiscono la televisione, ricostruisce quindi il suo percorso, nel corso della storia, di distribuzione e di sviluppo;
- Storia testuale o storia delle forme simboliche: i prodotti televisivi hanno specifiche caratteristiche linguistiche e fanno parte della storia culturale di una comunità/Nazione: i diversi medium (in particolare quelli televisivi) sono suddivisibili e raggruppabili a seconda del loro genere;
- Storia sociale o storia delle forme di fruizione e del pubblico: riguarda la modalità di rapporto fra la televisione e il suo pubblico, le forme quindi di fruizione del mezzo.
Ovviamente la storia della televisione varia a seconda dello stato che viene preso in considerazione a causa delle differenze che esistono tra uno stato e l’altro.
Giochi a premi: da "Dollar a second" a "Duecento al secondo"
“Dollar a second” uno tra i primi giochi a premi americano di origine radiofonica, il gioco a premi americano oscilla in un primo periodo sul piccolo schermo, fra spettacolari “jackpot quiz show”, che vanno in onda in prime time e mettono in palio grandi somme di denaro (richiedendo anche ai concorrenti una notevole preparazione culturale), e meno pretenziosi “game show”, dove la conoscenza richiesta è più quotidiana e più modesta.
“Duecento al Secondo” primo gioco a premi della televisione italiana, ispirato al programma americano “Dollar a second”, che veniva già trasmesso in America da due anni. Rispetto al programma americano, la trasmissione è molto italianizzata: presenza della madrina, estrazione dei personaggi dal pubblico, la televisione presentata come un servizio destinato ad un pubblico (non viene citato lo sponsor come nel programma americano), durata complessiva differente (si passa infatti dalla durata di 25 minuti del programma americano alla durata di un’ora di quello italiano), dilatazione del meccanismo delle domande e delle risposte con elementi di comicità ripresi dal nostrano.
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