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Processi linguistici nei Balcani e in Italia

Quello che succede nei Balcani è un processo diverso rispetto a ciò che successe in Italia con la riforma linguistica: nei Balcani si ebbe un processo inverso, la lingua popolare venne standardizzata, la lingua del popolo divenne la lingua ufficiale. In Italia sarebbe stato impossibile perché vi è una moltitudine di dialetti e lingue diverse tra loro. Tutto ciò influenzò la cultura ed ogni aspetto della società, influenzò anche le traduzioni italiane di queste produzioni di canti popolari ed epici: l’interesse viene focalizzato soprattutto nell’epica popolare, nei canti che narrano le gesta degli eroi antichi medievali e canti che narrano le gesta degli eroi contemporanei (insurrezioni dei serbi contro i Turchi).

Educazione e canti popolari nei Balcani

A scuola (in Serbia, Bosnia, Montenegro e Croazia) si imparavano i canti su Marko Kraljievic, sulla battaglia del Kosovo e sulle insurrezioni contro i Turchi. Canti popolari toscani, corsi, illirici e greci - Niccolò Tommaseo: Canti Greci.

Introduzione - Viaggio in Dalmazia

Viaggio in Dalmazia è un libro molto importante scritto da Alberto Fortis riguardo al discorso dei canti popolari ed epici, venne pubblicato nel 1774 durante l’epoca dell’illuminismo. Fortis fu un abate e naturalista che intraprese molti viaggi, soprattutto in Dalmazia e per le isole, pubblicando molti libri di viaggio anche a livello scientifico. Dedica un capitolo intero ai costumi dei Morlacchi, un popolo dalmata e in questo capitolo, oltre a dare una descrizione del costume dei Morlacchi e dei Morlacchi stessi, Fortis sottolinea la superiorità dell’Europa occidentale in confronto alle popolazioni dalmate.

Il libro di Fortis venne tradotto nelle principali lingue europee e soprattutto il capitolo dei Morlacchi, oltre ad essere tradotto come un estratto del libro, ispirò altri autori, arrivando ad un fenomeno della Morlacco-mania: i Morlacchi diventano l’esempio dell’uomo selvaggio che vive a contatto con la natura e lontano dagli usi della tecnologia dell’epoca. Il capitolo sui Morlacchi ebbe un ruolo decisivo nella divulgazione della tradizione popolare serbo-croata: per la prima volta, un canto popolare venne registrato e venne annotato. In questo contesto è curioso che l’impulso alla divulgazione di questi canti popolari non venne dall’interno, ma dall’esterno, furono prima gli stranieri ad accorgersi di questa peculiarità.

Quindi il canto che Fortis annotò fu “Canzone dolente della nobile sposa d’Asan-aga”, tradotto “Hasanaginica”. Con questo canto, in qualche modo la poesia serbo-croata, giunse all’Europa romantica e destò ammirazione da personalità di incredibile livello e rilevanza nella letteratura europea, come Goethe che tradusse questo canto in tedesco e pubblicato nella raccolta di Herder, uno dei fratelli Grimm ovvero Jacob iniziò a studiare il serbo, Walter Scott (tramite Goethe) e infine Pushkin lo tradusse in russo.

In Italia, Tommaseo fu il traduttore ufficiale dei canti popolari (1841-1842), ma la Morlacco-mania passò quasi inosservata in Italia; la raccolta venne pubblicata a Venezia (città che fa da ponte tra le culture delle due sponde dell’Adriatico).

Vuk Stefanovic Karadzic e la riforma linguistica

Da quando Fortis pubblicò questo romanzo, dopo circa una trentina di anni, Vuk Stefanovic Karadzic (lessicologo, linguista e riformatore della lingua serba), anche lui ottenne un impulso dall’esterno: solo nel 1814 uscì la sua prima raccolta di canti popolari a Vienna, chiamata "mala prostonarodnja claveno-serbska pjesnarica". Vuk iniziò un lavoro lunghissimo che durò per decenni, ovvero la riforma linguistica: portò al termine del proprio processo iniziato dagli altri intellettuali serbi di fine ‘700 che volevano innalzare la lingua del popolo a livello della lingua standard, della lingua letteraria.

Prima della riforma linguistica di Vuk, c’erano influenze ortodosse (come quella russa) o di slavo ecclesiastico, sulla lingua letteraria, rispetto alle influenze veneziane dell’italiano e del latino. Vuk vuole dare l’opportunità anche ai contadini di comprendere la lingua letteraria e portare avanti una rivoluzione culturale finanziata dall’elite borghese (che nasce al di fuori dei territori serbi, ovvero i vari centri culturali che nascono a Venezia, a Budapest, a Vienna a Kiev o a Trieste, dove si stampano i libri e c’è una comunità di serbi che finanzia questi lavori).

La prima grammatica venne pubblicata nel 1815 e nel 1818 venne pubblicato il primo dizionario; si va a creare una grande raccolta di canti popolari serbi, suddivisa in 4 volumi e ci furono due edizioni importanti: una a Lipsia e una a Vienna. Vuk non raccolse anche i canti popolari, il folklore raccolse i proverbi, gli indovinelli e i racconti popolari.

Riforma della lingua e dell'alfabeto serbo

Vuk Stefanovic Karadzic fu il riformatore della lingua e dell’ortografia serba, infatti la letteratura orale fu la base autentica dello standard letterario in Serbia e negli slavi meridionali in generale, fu il riformatore dell’alfabeto cirillico (composto da 30 lettere e utilizzato ancora attualmente in Serbia): in ciascun grafema corrisponde un fonema, a differenza del russo. Vuk però non fu il precursore della rivoluzione linguistica, anzi, si prese tutti i meriti in confronto agli altri studiosi. Portò avanti la riforma di Mrkan che voleva togliere le lettere in più del cirillico russo e Vuk così offrì un cirillico che trasforma l’alfabeto in un alfabeto perfetto.

I canti epici serbi

Il protagonista di questi canti, il centro tematico di questi canti è la battaglia del Kosovo (1389), quando inizia il declino del regno serbo a causa del dominio Ottomano. Questo scontro diventò il tema più importante dei cantori popolari che utilizzano la narrazione epica medievale. Oltre alla battaglia del Kosovo, vi fu la stesura di racconti legati ad un eroe in particolare: Marko Kraljevic, un personaggio realmente esistito (nella vita reale ebbe una importanza imparagonabile rispetto a quella che ha nei canti popolari in Serbia, in Croazia e persino in Bulgaria). Ha dei tratti tipici degli eroi dell’epica cavalleresca (il cavallo Sarac, l’arma, beve grandi quantità di vino). Secondo Tommaseo infatti, Marko riassume tutto il popolo illirico.

Le stesure dei vari testi e racconti avvennero durante il dominio ottomano, grazie alla presenza della Chiesa, che divenne custode della cultura serba. Come sono scritti questi canti popolari? Sono scritti tutti in decasillabo eroico (10 sillabe), in serbo-croato l’accento viene spostato spesso nelle prime vocali, e si hanno dei decasillabi trocaici (quindi una sillaba accentata - non accentata - accentata - non accentata - [...]).

I canti venivano anche prodotti con la compagnia della gusla (uno strumento a corda singola) in una sorta di canto struggente. Inoltre, nei canti popolari non esistono gli enjambement, ma vengono riprodotti grazie alle tecniche mnemoniche dei cantori, che non potevano ricordarsi precisamente la struttura dei versi. Una caratteristica simile ai canti epici greci, è la presenza degli epiteti (molto utilizzato il termine “belo - bjelo”).

Sociolinguistica nei paesi post-jugoslavi

Letture obbligatorie:

  • “Il ponte sulla Drina” - Ivo Andric;
  • “Il ritorno di Filip Latinovicz” - M. Krleza;

Le lingue nel mondo: quelle conosciute sono 7111, quelle più parlate e diffuse sono distribuite tra Africa e Asia e il numero delle lingue non corrisponde alla loro densità, bensì 23 lingue sono parlate dalla loro popolazione (un numero ristretto di persone). C’è un vero e proprio divario tra la densità linguistica e il numero dei parlanti. Per quanto riguarda l’Europa abbiamo 288 lingue vive, di cui 24 nell’UE: le lingue slave sono lingue indo-europee (446 lingue divise tra i vari ceppi).

Le lingue slave sono suddivise tra lingue slave orientali, occidentali e meridionali (Jugoslavia). Essendo lingue indo-europee, hanno certe caratteristiche strutturali riconducibili ad un’origine comune: alcune lingue come l’inglese, si è allontanato molto dalla struttura dell’indo-europeo, mentre le lingue slave hanno mantenuto la maggior parte di queste strutture: quindi la flessione nominale (i casi), la flessione verbale e alcune categorie grammaticali come l’aspetto verbale e il numero duale (singolare, plurale e duale).

Le lingue slave coprono una vasta area che comprende circa 300 milioni di parlanti, comprese le lingue minori come il Rutheno, lo Slesiano, Sorbo e Kashubiano. Tutte le lingue slave hanno un’enorme affinità linguistica, sono molto più vicine rispetto alle lingue romanze e germaniche: su 1700 parole uguali, in tutte le lingue slave, l’accento può cambiare ma è un patrimonio lessicale comune a tutte le lingue. Nonostante queste lingue abbiano molti punti in comune, vi sono formazioni di nuove lingue e nuovi parlati come il Macedone che esiste come lingua ufficiale, dalla fine della seconda guerra mondiale, il Bosniaco negli anni ‘90 e il Montenegrino negli anni 2000; per quanto siano molto simili, ci sono delle marcate differenze a livello sociale, culturale e religioso.

La lingua serbo-croata è una macrolingua che comprende tre dialetti:

  • Stokavo; (comune a tutte le zone dei paesi post-jugoslavi)
  • Kajkavo; (comune in Croazia)
  • Cakavo; (comune in Croazia)

Tre parlate diverse: (pronuncia di una vocale)

  • Ekavo; es: dete - deca;
  • Ikavo; es: dite - dica;
  • Jekavo; es: dijete - djeca;

Due alfabeti: latino e cirillico. A metà ‘800 ci fu la standardizzazione della narod jezik, ovvero la lingua del popolo, la figura principale fu Vuk Stefanovic Karadzic che fece molto per il folklore (raccolse molti canti popolari), la codificazione della lingua, la descrizione di eventi storici importanti come la prima rivolta serba contro i turchi ottomani, riformò la lingua e l’alfabeto cirillico togliendo tutti i grafemi di troppo; l’alfabeto cirillico di redazione serba è molto vicino alla perfezione perché ci sono 30 grafemi che corrispondono ai fonemi.

Il bosniaco, il croato, il montenegrino e il serbo, vengono considerati 4 standard di una lingua policentrica anche se alcune scuole di pensiero, le considerano 4 lingue diverse. Il montenegrino divenne lingua ufficiale del Montenegro nel 2007, a seguito dell’indipendenza tramite un referendum accordato con la Serbia.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/03 Storia dell'europa orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irenemilovanovic99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della cultura serbo-croata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Bradas Marija.
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