Storia dell'arte moderna
Gaudenzio Ferrari
Gaudenzio Ferrari nasce in Valduggia, in provincia di Vercelli, che durante il Rinascimento era in Lombardia, mentre ora si trova in Piemonte. Nasce intorno al 1475 e muore a Milano circa nel 1546, dove vive gli ultimi anni della sua vita in maniera non molto positiva; le sue opere migliori si trovano infatti a Varallo. Roberto Longhi, storico dell'arte, colloca Gaudenzio Ferrari come uno dei grandi artisti. Giovanni Testori scrisse anche un libro su Ferrari.
Corrispondenze tra divinità greche e romane
- Ade – Plutone – Sua moglie è Persefone. Dio degli inferi, dei morti, delle ricchezze della terra (solamente presso i romani) e delle ombre – I suoi simboli sono lo scettro, il trono, un vaso, l'elmo ricevuto in dono dai ciclopi che lo rendeva invisibile, una pelliccia di lupo e il cane a tre teste Cerbero.
- Afrodite – Venere – Dea dell'amore, della bellezza, dell'arte, della danza e del desiderio – Bella donna che spesso appare nuda o seminuda. Tra i suoi simboli troviamo le rose e altri fiori, le conchiglie, la madreperla, e il mirto.
- Apollo – Apollo – Dio della luce, dell'ordine, della musica, della poesia, dell'arte, della scienza medica e della divinazione – Uomo molto bello, senza barba e con lunghi capelli, dal fisico ideale. I suoi attributi sono le foglie di lauro (in cui era stata trasformata Dafne, la sua amata) e una lira.
- Ares – Marte – Dio della guerra violenta, della violenza, degli spargimenti di sangue, della strategia militare e della guerra "giusta" (solamente presso i romani) della rabbia, della natura, del tuono, della fertilità e della pioggia – Giovane senza barba, spesso con un elmo o una lancia o una spada, nudo o vestito da guerriero.
- Artemide – Diana – Dea vergine della caccia, della natura selvaggia e della luna crescente – Donna giovane mentre indossa un corto chitone la cui gonna arriva sopra le ginocchia, ha con sé un arco e una faretra. I suoi simboli includono lance da caccia, una mezza luna al capo, pellicce, cervi e altri animali selvaggi.
- Atena – Minerva – Dea della strategia militare e della guerra "giusta" (solamente presso i Greci), ed anche della saggezza, delle arti utili, dei mestieri e dell'ingegno – Rappresentata con un elmo con cimiero, armata di scudo e spada. Occhi chiarissimi. I suoi simboli sono l'olivo e la civetta.
- Borea – Aquilone – Dio del vento del Nord.
- Crono – Saturno – Titano del tempo, padre di Zeus, Poseidone, Ade; prima che venisse ucciso dai tre figli era il capo dei "titani".
- Demetra – Cerere – Dea della terra, del grano, delle piante e della fertilità – Donna matura, spesso con una corona, un fascio di graminacee e una torcia. I suoi simboli sono la cornucopia, la spiga, il serpente alato, e il loto con il fusto.
- Dioniso – Bacco – Dio del vino, dell'impulso vitale, delle feste, dei banchetti, dell'ebrezza, del piacere e della follia – È stato rappresentato come un vecchio con la barba o un giovane femminile, dai capelli lunghi. I suoi simboli includono un tirso (bastone con in cima una pigna), una coppa per bere, grappoli d'uva e una corona d'edera.
- Ebe – Iuventas – Dea della gioventù.
- Ecate – Trivia – Dea della magia e della Luna calante.
- Efesto – Vulcano – Dio del fuoco, dei fabbri, della metallurgia, della tecnologia, delle armi appena forgiate, delle fucine, della scultura e dell'ingegneria – Uomo con la barba, un martello, un'incudine o delle tenaglie, a volte a cavallo di un asino.
- Elio – Sole – Dio che rappresenta il sole.
- Enio – Bellona – Divinità della guerra.
- Eolo – Eolo – Dio dei venti.
- Eos – Aurora – Dea dell'alba.
- Era – Giunone – Dea del matrimonio e della famiglia, delle unioni e dei legami – Rappresentata in genere con atteggiamento regale, in età adulta, indossante un diadema e un velo coprente la testa, a volte con in mano un fusto di loto.
- Eracle – Ercole – Dio del salvataggio.
- Erinni – Furie – Dee dell'ordine morale.
- Eris – Discordia – Dea della discordia, del caos e del male.
- Ermes – Mercurio – Dio dei medici, dei mercanti, dei ladri e di chiunque altro usasse le strade, dell'eloquenza, degli inganni e messaggero degli dei – I suoi simboli includono un caduceo, sandali con le ali, un petaso o un altro cappello da viaggio.
- Eros – Cupido – Dio dell'amore fisico e del desiderio sessuale.
- Estia – Vesta – Dea del focolare domestico – I suoi simboli sono il focolare, il cerchio, la casa, il cuore e la pentola.
- Euro – Volturno – Dio del vento del sud-est e della siccità.
- Gea – Tellus – Dea della terra.
- Geras – Senectus – Dio della vecchiaia.
- Ilizia – Lucina – Dea delle partorienti.
- Ipno – Somnus – Dio del sonno e padre dei sogni.
- Iris – Iride – Dea dell'arcobaleno e messaggera degli dei.
- Leto – Latona – Madre dei gemelli divini Artemide e Apollo.
- Moire – Parche – Dee del destino.
- Morfeo – Sogno – Dio dei sogni e primo figlio di Ipno.
- Nemesi – Nemesi – Dea della vendetta e dell'equilibrio.
- Nike – Vittoria – Dea della vittoria e dei giochi.
- Nyx – Nox – Dea della notte.
- Persefone – Proserpina – Dea della primavera, regina dei morti.
- Poseidone – Nettuno – Dio del mare, degli esseri che abitano il mare, dei naviganti e dei terremoti – Uomo maturo, di corporatura robusta, con una barba vistosa, e regge un tridente. I suoi simboli sono il tridente, il cavallo, il delfino, i pesci e il toro.
- Rea – Opi – Dea dell'abbondanza.
- Selene – Luna – Dea della luna piena.
- Tartari – Mors – Dio della morte.
- Tiche – Fortuna – Dea della fortuna e del caso.
- Urano – Urano – Dio personificato nel cielo ed è uno tra i più antichi, generato all'inizio del mondo dalla sola Gea alla quale si unì per generare i dodici Titani.
- Zefiro – Favonio – Dio del vento dell'Ovest.
- Zeus – Giove – Re e padre degli Dei e delle Dee, sovrano dell'Olimpo e Dio del cielo e dei fulmini e dei fenomeni atmosferici – Attributi regali, una figura robusta, con barba scura. I simboli sono lo scettro e il lampo.
Numeri romani
- I – 1
- V – 5
- X – 10
- L – 50
- C – 100
- D – 500
- M – 1000
Storia della Valsesia e Gaudenzio Ferrari
All'inizio del 1400 l'Italia era ancora molto frammentata e il dominio di massima espansione era quello dei Visconti, il Visconteo. La Repubblica di Venezia si espanderà molto durante il secolo. La Valsesia costituiva la valle più occidentale dello stato di Milano. Si trovava al confine fra lo stato di Milano e il Ducato di Savoia, e faceva parte della diocesi di Novara, in quanto confini delle diocesi e confini amministrativi sono diversi fra loro. La valle termina con il Monte Rosa che, non essendo mai stato traforato, ha lasciato la Valsesia in una zona periferica destinata alla povertà. È la valle più verde d'Italia grazie alle numerose piogge. Sono presenti molti specchi d'acqua e in alta quota è poco popolata.
Gaudenzio Ferrari riprende molto i colori della Valsesia nelle sue opere. La popolazione della Valsesia era molto dedita alla pastorizia, infatti durante l'estate i pastori portavano gli animali in alta quota per poi tornare in valle a Ferragosto, al tempo momento nel quale le temperature incominciavano ad abbassarsi. Essendo isolata dalla civiltà, la Valsesia era poco soggetta ai cambiamenti provocati dalla ricchezza, e per questo moltissime opere del V secolo sono rimaste in buone condizioni, mentre ad esempio, città come Milano, che con la ricchezza si è innovata molto, non ha molti esempi di arte rinascimentale. Di conseguenza possiamo dire che quanto più le comunità sono periferiche, tanto più sono conservative. Un esempio sono anche i dialetti che in zone periferiche, l'avvento della tecnologia o i flussi migratori non hanno scalfito.
Arte tardo-gotica in Lombardia
La Cappella dell'Alpe Seccio nella Valsesia del 1446, presenta figure paratattiche, prive di volume e di prospettiva. Le immagini sono poco narrative. L'ultima cena è completamente priva di prospettiva, e paragonata ad un'opera di Castagna raffigurante sempre lo stesso soggetto e fatta negli stessi anni è senza dubbio molto meno realistica ed evoluta. Nell'opera del Castagno sono indicati i nomi degli apostoli e questo indica il livello di alfabetizzazione molto diverso tra una città evoluta come Firenze e le zone della Valsesia. Anche i contorni sono molto netti. L'altare con Imago Pietatis raffigura il Cristo morto con il corpo malconcio e la sbagliata prospettiva lo fa sembrare in piedi.
Nei centri abitati intanto gli affreschi si facevano sempre più sofisticati ma erano di stile tardo-gotico. Solamente in Lombardia, infatti, il tardo-gotico faticava a morire, mentre nel resto dell'Italia era già scomparso da decenni. Nella Cappella di San Pantaleone del 1470 situata nel centro abitato di Oro di Boccialeto, gli affreschi erano più realistici e sofisticati paragonati a quelli della Cappella dell'Alpe Seccio.
Affreschi e iconografia
È raffigurata l'incoronazione della Vergine accompagnata da angeli musicanti mentre altri angeli le sorreggono il mantello prezioso. Questi affreschi sono stati fatti da Joannes De Campo e il figlio Luca, che per tutto il loro percorso artistico manterranno lo stile tardo-gotico. Gli angeli hanno l'acconciatura tipica del tempo; la storia della moda è infatti molto utile, e quasi essenziale per la riconduzione cronologica di opere. La messa di San Gregorio, effettuata a cavallo tra il 1400 e il 1500, al tempo di Gregorio Magno, raffigura il Papa San Gregorio durante la messa alla quale si presenta il corpo di Cristo da cui esce del sangue.
Orata Panacea San Pantaleone (santa locale) assassinata dalla matrigna e in questo affresco è raffigurato il momento del funerale. Il suo corpo è trasportato da buoi. La facciata dell'Oratorio dell'Alpe Seccio presenta una ruota della fortuna e la figura di San Cristoforo in maniera monumentale. Effettuata a cavallo tra il 400 e 500. Al tempo credevano che la figura del santo potesse cacciare la mala morte, e quindi tutti coloro che l'avrebbe vista si sarebbero salvati.
San Cristoforo era un gigante dell'età romana che voleva servire l'uomo più potente del mondo. Quando gli dissero che questa entità era il demonio incominciò a lavorare per lui, ma un giorno qualcuno gli comunicò che in realtà esisteva qualcuno di più potente del demonio. San Cristofono decide quindi di cercarlo, e nel mentre fa il traghettatore. Un giorno gli si presenta un bambino molto pesante, Gesù, tanto pesante quanto potente, più potente del demonio.
Polittico Scarognino
Nel 1485 la prospettiva incomincia a diffondersi anche nelle zone periferiche con l'arrivo del Polittico Scarognino di Santa Maria delle Grazie ora collocato a Varallo, il cui autore andrebbe identificato convenzionalmente con Maestro di Santa Margherita a Crea. Nome convenzionale perché non esistono documenti che possano essere una testimonianza. Gli viene dato proprio questo nome convenzionale perché tra il 1474 e il 1479 ha dipinto un ciclo di affreschi nel Monastero di Santa Margherita a Crea. Il suo è un linguaggio espressionista, aspro e tipico della cultura figurativa ferrarese.
In questo polittico sono presenti volumi sia fisici che ambientali appartenenti allo sfondo. Sono presenti archi a tutto sesto con capitello antico che riporta sia all'arte rinascimentale che a quella classica. Due angeli musicanti sono ai piedi della Madonna, e la figura di Gesù sta benedicendo il committente inginocchiato. È inoltre presente San Francesco, riconoscibile perché con le cinque piaghe, che protegge il committente. Non ci sono più le proporzioni gerarchiche, il committente è grande come il resto dei personaggi raffigurati nel Polittico.
In alto è presente Cristo morto nel sepolcro e ancora più in alto la figura di Dio, mentre a destra Maria. Il Polittico era sfondo oro che poi è caduto ed è rimasto solamente il bolo ossia la base dove venivano attaccate le foglie d'oro. Il committente, Marco Scarognino, era il segretario del marchese di Monferrato che precede la dinastia dei Paleologi di Monferrato. Questo marchesato si estingue nel 1530 quando l'ultima discendente sposa Federico di Monferrato.
Gaudenzio Ferrari e il Sacro Monte di Varallo
Gaudenzio Ferrari, allievo di Stefano Scotto. Nel Chiostro ora parzialmente conservato eretto nel 1480 circa è stato eretto un monumento a Gaudenzio Ferrari più o meno nel 1984 ispirato al monumento in Piazza della Scala a Milano. La casa di Gaudenzio si trova di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie. I tetti sia del Chiostro che della Chiesa sono a beole, diverso dal cotto. I Francescani hanno abbandonato il convento nel 1700 che ora è abitato da suore di un movimento creato dopo la guerra.
Il Chiostro, che si trova alle pendici di una salita, presenta una facciata semplice e un portico ormai demolito. Seppur la facciata ora è priva di decorazioni, probabilmente in passato delle piccole decorazioni erano presenti. All'interno di questa Chiesa si trovava in passato il Polittico Scarognino mentre ora quest'opera si trova nella Pinacoteca di Varallo. Nella cappella di destra si trova la statua di legno di Santa Maria delle Grazie alla quale il popolo era molto devoto. Nella cappella di sinistra invece è sepolto lo Scarognino.
Nel Santuario di Crea si trova un ciclo di affreschi dallo stile espressivo rinascimentale con una connotazione quasi ritrattistica. Di questo pittore conosciamo solamente quattro opere di cui il ciclo di affreschi è certamente il più famoso. Oltre al ciclo di affreschi siamo anche a conoscenza di un suo quadro a Berlino, un polittico e un quadro parte di una collezione privata. L'artista è chiamato convenzionalmente Maestro di Crea. La sua pittura era molto legata a quella di Pavia. È possibile che facesse parte della famiglia Spanzotti, originari del varesotto e imparentati con i Camponigo anch'essi del varesotto. Martino Spanzotti era un grande artista del 1400. Considerando la datazione degli affreschi di Crea, l'artista possedeva spiccate abilità ritrattistiche. Non si ha la certezza di come questo artista sia arrivato a Varallo ma si pensa che il suo arrivo nel paese sia connesso con la cultura consolese.
Madonna Litta
Madonna Litta, chiamata così perché a lungo proprietà dei milanesi. Questo quadro raffigurante una madonna che allatta, è attribuito a Leonardo da Vinci seppur così non è. L'autore fu infatti il suo allievo Giovanni Antonio Boltraffio di cui conosciamo poche opere. Nel 1490, mentre si trovava nella bottega di Leonardo, venne derubato dall'amante di quest'ultimo della sua punta d'argento che utilizzava per i disegni preparatori. Morì poi nel 1516. L'ambientazione scura e chiusa con finestre dalle quali si vede un paesaggio generico è una caratteristica tipica di Leonardo da Vinci. L'opera si trova ora a San Pietro Burgo.
Di questo quadro è rimasto il disegno preparatorio realizzato con punta metallica su carta preparatoria azzurra. Esistono diversi quadri con questa iconografia, il primo pubblico fu proprio Madonna Litta, un esempio è il quadro di Macrino d'Alba. L'iconografia della madonna che allatta il bambino si è diffusa anche grazie all'aiuto dell'incisione che si effettuava o sul legno (xilografia) o su rame (calcografia). L'incisione era molto meno costosa dei quadri, anche se copie, e molte più persone potevano permettersi di comprarla. Un'incisione molto famosa è quella di Antonio da Monza raffigurante proprio la Madonna mentre allatta il bambino.
Il Sacro Monte di Varallo
Incominciò negli stessi anni la costruzione del Sacro Monte di Varallo voluto dal padre francescano Bernardino Caimi il quale pensa di creare una ricostruzione dei luoghi santi di Gerusalemme in quanto fare un pellegrinaggio nella Città Santa era diventato sempre più pericoloso a causa dei pirati. In una montagna sui confini dello stato di Milano crea Nazaret, Betlemme e Gerusalemme con l'aiuto del Duca di Milano. Nel 1486 ottiene dal papa Innocenzo VIII la concessione per due territori. In uno incomincia a creare il Sacro Monte, al tempo chiamato Sepolcro, con la ricostruzione di Gerusalemme dove nel 1491 finisce la cappella del Sacro Sepolcro.
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Storia dell'arte medievale - Corso monografico p.2 + Arte Longobarda
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Storia dell'arte medievale - Corso monografico + arte longobarda p.1
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Storia moderna - corso monografico su famiglia e società di età moderna e metodologia della ricerca bibliografica