Giotto ad Assisi: basilica superiore
Giotto sarebbe stato allievo di Cimabue. È l'artista-simbolo dell'intero Medioevo, nella trattatistica d'arte a partire da quella di stampo umanistico. Viene sottolineato lo spessore intellettuale del suo fare artistico.
Fu Giorgio Vasari, nelle Vite (1550), a tentare la prima sistemazione cronologica e critica del percorso giottesco. Si tratta di una prima vera e propria trattazione biografica completa.
La presenza di Giotto nella basilica di San Francesco ad Assisi è ricordata sin dalle fonti più antiche. La basilica racchiude in sé una tale concentrazione di “innovazioni” figurative da essere considerata il punto cruciale del mutamento di rotta verificatosi nella pittura italiana tra gli ultimi decenni del Duecento e gli inizi del Trecento.
Le fonti e attribuzioni
Vasari, nella seconda edizione delle Vite, afferma che Giotto fu chiamato ad Assisi da fra Giovanni Mincio da Morrovalle, generale dell’ordine di San Francesco dal 1296 al 1304, date che generalmente sono state considerate gli estremi per l’esecuzione del ciclo francescano.
All’altezza della terza campata a partire dal transetto si assiste, nella sequenza delle storie vetero e neotestamentarie, a un netto cambiamento di stile che raggiunge nel dittico delle Storie di Isacco il punto di massima evidenza.
Fu a partire dalla seconda metà dell’Ottocento che l’eccezionalità delle Storie di Isacco cominciò a essere riconosciuta a livello critico e fu quindi naturale ipotizzare un’attribuzione a Giotto, in sostituzione di quella, fino ad allora accettata, a Cimabue e alla sua bottega.
Contributi artistici
È stato rilevato che le figure appaiono esemplate sui modelli derivati dalle opere dello scultore fiorentino Arnolfo di Cambio. L'innegabile circostanza che la nitida e coerentissima costruzione spaziale delle scene di Isacco non ha precedenti nella sequenza degli affreschi della chiesa superiore di Assisi e, soprattutto, non ha esiti di pari natura e livello qualitativo, neppure nelle scene immediatamente successive.
Se Giotto è l’autore delle Storie di san Francesco, com’è assai probabile che sia, allora non può essere l’autore del dittico con le Storie di Isacco. È stata proposta come soluzione la figura di Arnolfo di Cambio.
Intorno al 1290, subito dopo la partenza dei pittori romani in precedenza attivi nella navata, Arnolfo di Cambio dovette passare per Assisi dove forse eseguì il dittico delle Storie di Isacco. Esse costituiscono l’inizio di un’epoca nuova nella pittura italiana del tardo Duecento.
Gli ultimi affreschi vetero e neotestamentari, come pure la volta dei Dottori della Chiesa, sono opera di un
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