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Storia del pensiero liberale

Esame di filosofia e società moderna 2006-2007

Scienze Politiche

Capitolo VII – Tocqueville I: la libertà democratica: vantaggi e pericoli

Introduzione

Un buon giudizio su Alexis de Tocqueville ci viene dato dallo studioso Royer–Collard, che lo definì “un aristocratico che aveva accettato la disfatta”. Nato nel 1805 da famiglia aristocratica, T. era cresciuto durante il periodo in cui si respirava aria di Restaurazione. I suoi genitori erano stati entrambi arrestati al di là della Rivoluzione Francese ed avevano evitato la ghigliottina grazie al Termidoro.

Nonostante l’educazione ricevuta, T. idealizzò sempre la Costituzione e tutti i sovrani che l’avevano concessa, tant’è che giurò, contro tutti, fedeltà a Luigi Filippo d’Orleans. La sua adesione partiva dalla considerazione che se Luigi Filippo avesse fallito, la nazione sarebbe caduta in uno stato o repubblicano o anarchico.

T. era sì un difensore dell’ordine sociale borghese contro le spinte che lo minacciavano dal basso, ma era un difensore di tale ordine nell’ambito di una monarchia costituzionale. Si è detto prima che egli era cresciuto nel periodo della Restaurazione e questo può spiegare la genesi del suo pensiero, infatti i giovani di quest’epoca avevano partecipato agli ideali delle libertà garantite da una Costituzione (concessa da Luigi XVIII), contro il periodo del dispotismo napoleonico. Avevano riscoperto il valore liberale della Rivoluzione Francese e, comunque, vivevano la Restaurazione come un’epoca in cui si potevano conservare le grandi conquiste civili precedenti (per es.: proprio la carta costituzionale di Luigi XVIII) in un clima di libertà e tolleranza.

Perciò, di fronte all’involuzione della politica borbonica ed al tentativo di Carlo X di sopprimere le garanzie costituzionali, l’atteggiamento del giovane Tocqueville fu di netta opposizione. Da qui il viaggio in America, che lo allontanava anche da una situazione di crisi famigliare. Partì nel 1831, insieme al Beaumont e ritornò in Francia l’anno dopo; subito scrisse il suo capolavoro: “La democrazia in America”, che ebbe subito grande successo.

Par.1 – Il processo democratico è ineluttabile: bisogna dirigerlo

L’estrazione sociale e l’educazione aristocratica si avvertono sin dalle prime pagine, tant’è che già nell’Introduzione, T. mostra un atteggiamento verso la democrazia fatto di ammirazione e di intima ripugnanza, di adesione ed al tempo stesso di apprensione. Egli dice: "la democrazia è progresso sociale civile; è un sistema nel quale ogni uomo si sente uguale all’altro e dove l’interesse particolare si fonde con l’interesse generale; è una società dove la maggioranza dei cittadini gode di un benessere maggiore rispetto al passato."

Tuttavia, T. pensa anche che, rispetto al passato, la democrazia non ha quell’entusiasmo e quell’ardore alla fede che rendono grande una nazione. Ma il processo democratico è ineluttabile e necessario, d’altronde la storia insegna che in tutti i periodi ci sono state lotte e cambiamenti che tendevano a portare in vita situazioni di uguaglianza: dalle Crociate (uguaglianza religiosa) ai Comuni (uguaglianza in seno alla monarchia feudale), dall’invenzione delle armi da fuoco (uguaglianza fra plebeo e nobile sul campo di battaglia) a quella della stampa (uguaglianza delle intelligenze).

Allora, vista la necessità e l’inevitabilità dello svilupparsi di una democrazia, bisogna preoccuparsi di educare tutti allo Stato democratico. Secondo T., le classi dirigenti francesi non si sono neanche posto il problema, così la democrazia è stata abbandonata a se stessa, ai suoi istinti ed ai suoi impulsi. Con il risultato che la rivoluzione democratica si è effettuata sì nell’assetto materiale della società, ma senza che si sia verificato nelle idee, nei costumi e nelle leggi quel cambiamento che sarebbe stato necessario per rendere questa rivoluzione utile e positiva.

Egli si propone di indagare e di conoscere a fondo la democrazia, per dominarla e dirigerla e per aiutare la vecchia Europa ad accettarne ed a realizzarne consapevolmente le conquiste, e al tempo stesso, per cancellarne i pericolosi difetti. Tale lavoro di conoscenza T. lo ha svolto in seno alla Confederazione americana, cioè nel paese in cui gli immigrati europei hanno potuto gettare le basi di una reale democrazia, fatta di cose positive del passato e di leggi da attuare nel presente. Nessuna intenzione, però da parte di T, di imitare in Europa quella situazione, perché la soluzione americana andava bene per l’America e magari in Europa se ne sarebbe potuta trovare un’altra ugualmente valida. Quindi, lo studio della democrazia americana va visto come l’analisi di un tipo ideale di democrazia e, quindi, non vi è nessuna esaltazione di essa.

Par. 2 – Origine e caratteri della democrazia americana; autonomia e vitalità della società civile

Tocqueville usa i termini “democrazia” e “eguaglianza delle condizioni” come sinonimi. L’espressione “eguaglianza delle condizioni” comprende determinazioni economiche, sociali, giuridiche, culturali e spirituali. L’eguaglianza delle condizioni dà allo spirito pubblico una determinata direzione, alle leggi un determinato indirizzo, ai governanti nuove regole, ai governati abitudini particolari. Essa crea opinioni, fa sorgere sentimenti, suggerisce usanze ecc.

Ma T. a questo punto si chiede il perché tutto questo si è sviluppato in America e non in Europa ed a questa domanda dà due cause particolari:

  • Alla partenza dalla madrepatria, gli emigranti non portavano con loro alcuna pretesa di superiorità gli uni sugli altri; venivano fuori da lotte religiose e politiche che avevano temprato il loro spirito (non dimentichiamo che gli emigranti, o come loro si definivano “pellegrini”, erano di matrice puritana ed il Puritanesimo è quel movimento repubblicano che sconvolse la monarchia in Inghilterra nel 1600 e cercò, seppur con leggi religiose molto restrittive, di instaurare una maggiore libertà individuale che gli inglesi non avevano con i monarchi di allora).
  • Il suolo americano non permetteva il sorgere di un’aristocrazia terriera, perché gli emigranti appena arrivati (nobili o popolani) dovettero preparare il terreno alle coltivazioni e siccome ci si accorse che i prodotti di un fondo terriero non erano sufficienti ad arricchire insieme un padrone ed un contadino, si spezzettò la terra in tante piccole proprietà coltivate dai soli proprietari.

Quindi, in dall’inizio era scomparsa la gerarchia delle classi che, invece, era ancora presente in Europa ed era causa di lotte. Quello che mancava alla società americana era la libertà religiosa, questo perché, come si è detto prima, i pellegrini erano tutti puritani ed agivano come una setta religiosa; ciò tuttavia non ha frenato il processo di libertà di quel popolo: partecipazione di tutti agli affari pubblici; voto non vincolato alle tasse; responsabilità dei governanti; libertà individuale e giudizi espressi per giuria.

Ma non sono solo questi i motivi di adesione, da parte di T., alla democrazia americana, ma anche:

  • La grande mobilità sociale, per cui le classi sono aperte agli uomini capaci ed intraprendenti;
  • La profonda vitalità della società civile, sempre più incrementata dalla libera iniziativa individuale;
  • L’autonomia amministrativa.

Proprio su quest’ultimo punto T. accentra la sua analisi. Gli strumenti dell’autonomia amministrativa in America sono il Comune e la Contea, che vegliano ciascuno sui loro particolari interessi. Lo Stato governa, ma non amministra. La prima conseguenza di ciò è stata quella di far scegliere dai cittadini stessi tutti gli amministratori dei comuni e delle contee e questo ha impedito anche il formarsi di gerarchie ed il potere amministrativo è stato diviso per tutte le funzioni necessarie al buon andamento del Comune o della Contea in questione. Sono stati introdotti tribunali nell’amministrazione al fine di salvaguardare dagli errori volontari o meno dei funzionari, che così erano anch’essi costretti a rispettare le leggi per non essere puniti.

Questa suddivisione dei poteri è molto apprezzata da T., il quale ritiene che l’accentramento politico ed amministrativo esistente in Europa (soprattutto in Francia) serve solo ad innervosire il popolo ed a diminuire lo spirito di iniziativa individuale.

Par.3 – Difetti e pericoli della democrazia americana: la tirannia della maggioranza e i suoi antidoti

Il quadro tracciato da Tocqueville della democrazia in America non mostra solo lati positivi. Anzi! In più punti l’autore non esita a contrapporre e ad esaltare l’aristocrazia contro la democrazia. Secondo T., la democrazia è molto più adatta a governare una società pacifica e a sorvolare i problemi, piuttosto che affrontarli. I problemi sociali si affrontano con l’esperienza ed è proprio questa che manca alla democrazia.

È vero che le leggi della democrazia tendono, generalmente, al bene della massa (proprio perché vengono dai cittadini stessi) che può sbagliare ma non potrà mai fare degli interessi che non sono ad essa utile. Le leggi dell’aristocrazia, invece, tendono a monopolizzare nelle mani di pochi la ricchezza ed il potere, poiché l’aristocrazia è formata di per se da una minoranza. In linea generale, si può dunque affermare che gli scopi della democrazia, quando legifera, sono più utili all’umanità di quelli dell’aristocrazia.

Ma, avverte Tocqueville, i suoi vantaggi finiscono qui, l’aristocrazia, infatti, è molto più abile della democrazia nella scienza della legislazione. Gli uomini aristocratici hanno cultura e saggiamente legiferano, mentre la massa del popolo sottoscrive leggi dettate dall’impulsività del momento e delle situazioni. Tocqueville rileva anche quanto sia sbagliato, in America, il sistema delle elezioni e delle ri-elezioni: spesso gli uomini al potere cedono ai capricci delle masse pur di farsi rieleggere, quindi, essi non governano più nell’interesse dello Stato. Inoltre, la democrazia americana non sceglie gli uomini migliori da mandare al potere, questo di per se succede perché pochi studiano, infatti dopo l’istruzione obbligatoria ognuno cerca di andare a lavorare e se pochi decidono di continuare gli studi, scelgono quelle dottrine che gli garantiranno successo economico maggiore nella società. Quindi, l’ignoranza di base fa si che non si guardi ad un proprio rappresentante per il grado di cultura o di preparazione che ha, perché la cultura non ha un peso. Allora la Camera dei Rappresentanti ha un basso livello qualitativo, ma le cose cambiano al Senato, dove ci sono solo persone illustri e colte. Perché tutto questo?

Perché l’elezione del ...

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

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