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Capitolo VIII – Tocquevilel II: la democrazia può uccidere la libertà

La II parte (1840) della contiene diverse novità dal I volume, non sempre

Democrazia in America

coerenti con la prima parte.

1) nella seconda parte, anche se l’America è tenuta presente, essa passa sullo sfondo per

lasciare posto ad un’analisi più generale di una civiltà egualitaria e lo sguardo di Tocqueville

è rivolto più alla situazione francese ed europea che non a quella americana.

2) La seconda parte è più pessimistica ed il tema della tirannide viene, non solo ripreso, ma

viene rielaborato fino a diventare il connotato tipico delle società democratiche,

caratterizzate da un pesante conformismo di massa, che penetra ed avvolge le coscienze

individuali;

3) Nella seconda parte si impone come problema fondamentale della democrazia, il tema del

centralismo politico-amministrativo, visto come risultato inevitabile delle tendenze più

profonde delle società democratiche; accentramento che soffoca e distrugge ogni autonomia

ed ogni vitalità della società civile. La democrazia, quindi, quanto più realizza se stessa,

tanto più distrugge la libertà intesa come autodeterminazione dei singoli e come autonomia

della società civile dal potere politico.

4) Nella seconda parte emerge il problema della Rivoluzione Industriale ed i suoi effetti sulla

società.

Par 1 – Il conformismo della società democratica di massa

Fra i temi che ritornano con una forte accezione negativa c’è quello dell’eguaglianza e delle sue

conseguenze sulla vita pubblica. Tocqueville rileva che, a mano a mano che i cittadini diventano più

eguali e simili, la disposizione di ciascuno ad identificarsi nella massa ed a credere in essa aumenta

ed è sempre più l’opinione comune a guidare il mondo.

Si delinea il pericolo di un nuovo dispotismo che annichila (annulla) l’autonomia dello spirito e

rende sterile la creatività dell’intelligenza.

Nella seconda parte della “Democrazia ritorna anche la critica della cultura tipica delle

in America”

società democratiche, accusata di essere sempre più una “cultura di massa” e, quindi, povera di idee

originali.

Infine, come la democrazia è uguaglianza delle condizioni e livellamento intellettuale e morale dei

singoli, così essa produce un analogo livellamento nello spirito pubblico. Uomini uguali nei diritti,

nell’educazione, nella fortuna, cioè uomini di uguale condizione, hanno necessariamente bisogni,

abitudini e gusti assai simili. 8

In una società simile le personalità forti ed originali sono sempre più rare ed in ogni caso per esse

diventa sempre più difficile imporre idee e concezioni nuove. Così nelle democrazie, le grandi

rivoluzioni intellettuali e spirituali diventano pressoché impossibili.

Tocqueville dice anche che, l’uguaglianza, che apporta anche vantaggi nel mondo, induce negli

uomini un culto eccessivo per il benessere e per i godimenti materiali. Ciò tende ad isolare gli

uomini gli uni dagli altri ed induce ciascuno a pensare a se stesso. La religione cristiana può

attenuare queste tendenze della democrazia, ma non può annullarle.

Più in generale, nei popoli democratici l’amore per l’uguaglianza supera quello per la libertà e

questo è un grande paradosso, T. dice che la democrazia ha in se stessa il pericolo del “cesarismo”.

Par. 2 – Una nuova forma di dispotismo e i possibili rimedi

Ma, anche senza arrivare a questi estremi, la democrazia corre un pericolo generale e permanente,

che rischia di ucciderla in quanto democrazia liberale. Si tratta, come si diceva prima,

dell’accentramento politico-amministrativo, che annienta i corpi intermedi e sopprime ogni

autonomia della società civile.

T. sostiene che un centinaio di anni prima della Rivoluzione Francese, in Europa si potevano

trovare dei privati o degli enti quasi indipendenti che amministravano la giustizia e

l’amministrazione locale.

Ora queste autorità locali sono scomparse e da un estremo all’altro dell’Europa, i privilegi signorili,

le autonomie cittadine, le amministrazioni provinciali sono distrutti o stanno per esserlo.

In America questi pericoli sono stati evitati in virtù della matrice e delle origini della società

democratica americana: gli inglesi che erano andati a fondare nel Nuovo Mondo una società

democratica erano tutti abituati nella madrepatria a prendere parte agli affari pubblici, avevano la

libertà di parola e di stampa, la libertà individuale, il concetto del diritto e l’abitudine a farvi ricorso.

Essi trasferirono in america libere istituzioni ed evitarono l’invadenza statale.

Nel resto dell’Europa tutto è andato diversamente (soprattutto in Francia) dove il principio

dell’uguaglianza ha trionfato dopo rivoluzioni violente.

Qui le classi che dirigevano gli affari locali sono scomparse di colpo e, di fronte ad una massa

confusa che non aveva ancora né l’organizzazione né la pratica che le permettessero di prendere in

mano l’amministrazione di questi affari, lo Stato ha dovuto incaricarsi di tutti i particolari del

governo e l’accentramento è divenuto così necessario; per questo non si può condannare Napoleone

per avere concentrato nelle sue mani quasi tutti i poteri amministrativi, in quanto, dopo la brusca

scomparsa della nobiltà e dell’alta borghesia, quei poteri sono affluiti a lui spontaneamente e gli

sarebbe stato assai difficile respingerli. 9

Si sono creati in Europa degli stati paternalistici, in cui i sovrani si ritengono responsabili delle

azioni e del destino di ciascuno dei loro sudditi ed operano al fine di guidarli ed illuminarli nei

diversi atti della loro vita.

Tocqueville sostiene, quindi, che in tutti i paesi d’Europa l’amministrazione pubblica non solo è

diventata più centralizzata, ma anche più inquisitiva perché penetra ovunque negli affari privati.

Rivoluzione Industriale

Anche la opera in questa direzione visto che con l’incremento delle

fabbriche cresce anche il bisogno di infrastrutture: strade, ferrovie, porti ecc. di cui il privato non

riesce ad occuparsi e, per questo, tutto ricade allo Stato che li può fare con facilità.

Ma questo permette ai governi di intervenire sempre più nell’economia e nelle vita dei cittadini.

(leggere citazione pag. 208).

Contro lo Stato paternalistico che schiavizza lentamente gli individui, Tocqueville propone un largo

decentramento amministrativo, sul tipo di quello realizzato in America, e poi indica

nell’associazionismo un possibile antidoto al potere statale.

Un altro grande strumento potrebbe essere la libertà di stampa, con la quale il singolo cittadino

potrebbe denunciare situazioni negative.

Bisogna però dire che T. non vede solo cose negative nella democrazia e gli elementi positivi sono:

- i beni ed i mali si distribuiscono in maniera abbastanza ugualmente nel mondo;

- i grandi patrimoni scompaiono

- il numero delle piccole fortune accresce, per cui non ci sono più ricchezze straordinarie, né

miserie irreparabili

- la violenza è rara e la crudeltà quasi sconosciuta

- l’esistenza degli uomini diventa più lunga e la loro proprietà più sicura

- non ci sono uomini molto eruditi né popolazioni molto ignoranti

In breve, quasi tutti gli estremi scompaiono.

Par 3 – La democrazia genere una nuova aristocrazia

Come si è visto, la Rivoluzione Industriale non fa altro che peggiorare il quadro del volume della

perché T. vede in essa un potente elemento di stimolo all’intervento dello

Democrazia in America,

Stato nella società civile.

Gli accenti usati in questa parte del libro sono simili a quelli che Marx usa nei “Manoscritti

del 1844.

economico-filosofici”

Il primo aspetto della Riv. Ind. considerato da T. è il suo influsso sul modo d’essere degli operai, a

causa della crescente divisione del lavoro. 10

Quando un operaio si specializza alla fabbricazione di un solo oggetto, egli diventa abilissimo ma

perde, contemporaneamente creatività e destrezza in altri tipi di lavoro.

<<Che cosa ci si può aspettare da un uomo che per una vita costruisce teste di spillo?>>

Quest’uomo non appartiene più a se steso, ma al mestiere che ha scelto.

Sicchè il destino dell’operaio dell’industria nella società moderna è triste e paradossale ad un

tempo: la società è sempre più apertala talento ed all’iniziativa individuale, ma l’operaio non ha pi

né talento né iniziativa: egli è sempre più immobile. (= concetto di alienazione di Marx).

Dall’altro lato, mentre l’industria fa retrocedere continuamente la classe degli operai, innalza

continuamente quella dei padroni. Uno assomiglia sempre più all’amministratore di un vasto impero

e l’altro ad un bruto. L’uno sembra nato per ubbidire e l’altro per comandare.

Ora, si chiede T., che cos’è tutto questo se non una nuova aristocrazia? Nuova perché non ha niente

a che fare con quelle passate; infatti, l’aristocrazia terriera era obbligata dalla legge a prestare aiuto

ai servitori e ad alleviarne la miseria, mentre “l’aristocrazia manifatturiera” dei giorni

contemporanei a T., dopo aver abbrutito ed impoverito gli uomini di cui si serve, li abbandona, in

tempo di crisi, alla carità pubblica.

E con questo T. ha tracciato un quadro non meno severo di quello di Marx, con una differenza: che

in Marx tutto cambierà grazie all’avvento ineluttabile del Comunismo, mentre in T. prevale il

pessimismo.

Par. 4 – Una o due democrazie?

Diversi critici hanno rilevato le profonde differenze fra i due volumi scritti da Tocqueville, tanto da

rilevarne la sostanziale diversità.

Chi si è spinto oltre a queste definizioni è stato Seymour Drescher, il quale ha messo in evidenza le

diversità fra il primo (che mostra la democrazia americana con i suoi rischi) ed il secondo

volume(che mostra la democrazia nel periodo industriale).

Ma fra i due libri ci sono 4 anni di differenza ed è possibile che in quattro anni le idee di T. cambino

in maniera così profonda?

La risposta di Drescher a questa domanda appare poco convincente. Egli parla di un clima cambiato

in Francia, della stagnazione che colpisce la società francese nella seconda metà degli anni 30, della

politica che sembra non andare al di la dell’intrigo parlamentare ecc.

In realtà, lo studioso Janet fa notare che i due testi cambiano perché sono differenti i sistemi socio-

politici ai quali i due volumi fanno riferimento.

Infatti, egli rimarca che si possono avere due specie di dispotismo nelle realtà democratiche:

- il dispotismo politico, che nasce dall’onnipotenza delle maggioranze;

11

- il dispotismo amministrativo, che deriva dalla centralizzazione.

Quando T. parla di America è il primo di questi dispotismi che egli teme e non il secondo, che

riguarda invece l’Europa. Ma le preoccupazioni di T. sono rimaste le stesse, cioè la difesa

dell’autonomia intellettuale e morale dell’individuo, la difesa della libertà civile e politica, la difesa

dell’autonomia della società civile dello Stato, la difesa di una democrazia che possa essere

garantita attraverso associazioni e corpi intermedi, la partecipazione dei singoli al governo della

società a tutti i livelli.

La cosa importante da notare è che Tocqueville è il primo pensatore liberale che percepisce e vive

drammaticamente le tendenze negative della società democratica moderna che in esse minacciano

gravemente la libertà. 12

Capitolo VIII – John Stuart Mill: Elogio della varietà e del dissenso

Par. 1 – L’itinerario intellettuale di Mill

L.S. Mill ricevette dal padre (James) un’educazione utilitaristica, per cui si convinse sin da

giovanissimo che tutti i precedenti studiosi di morale fossero superati e che Bentham rappresentasse

l’inizio di una nuova era nella storia del pensiero.

Ma le sue convinzioni erano destinate ad entrare in crisi molto presto (ebbe anche una forte crisi

depressiva) e si rese conto che nella sua esperienza c’era stata una carenza di “cultura poetica” e

dell’immaginazione in generale.

La profonda crisi spirituale di Mill, cambiò il suo stesso carattere e le opinioni. (leggere citazione

pag. 218)

Mill lascia così la teoria di Bemtham basata sul perseguimento della felicità personale come

movente essenziale ed esclusivo dell’azione umana.

Anche per Mill la felicità resta la grande meta dell’uomo , ma si amplia rispetto a prima, perché non

si tratta più di felicità strettamente personale, bensì è la felicità degli altri, il progresso dell’umanità

a cui bisogna aspirare.

La “cultura dei sentimenti” diventa uno dei punti fondamentali del suo credo etico e filosofico.

Mill ricavò molte idee da Coleridge (poeta romantico inglese dell’800), da Carlyle e da Goethe e si

potrebbe affermare che il suo cambiamento lo portò ad essere un pensatore romantico.

Ma in lui operarono anche istanze storicistiche:

- l’idea che la mente umana può progredire solo secondo un ordine determinato

- un ordine che gli uomini possono modificare ma non in misura illimitata

- l’idea che tutte le questioni legate alle istituzioni pubbliche sono relative al tempo ed alle

società singole

- l’idea che lo Stato è sempre nelle mani di chi detiene il potere più forte nella società

- il potere non dipende dalle istituzioni ma è il contrario

Mill non tralascia completamente la cultura con la quale era cresciuto, ma crede che le sue nuove

idee vadano inglobate con le precedenti, per cui un’unione fra idee illuministiche, romanticismo e

storicismo.

La critica a Bentham parte dalla considerazione che secondo Mill, egli aveva trascurato la coscienza

morale, il sentimento del dovere e le obbligazioni etiche. Nel campo politico, poi, egli aveva

commesso lo sbaglio di ritenere che gli uomini siano gli stessi in ogni tempo ed in ogni luogo, che

abbiano gli stessi desideri e che siano esposti agli stessi pericoli.

13

Negli anni 1829-30, Mill entrò in contatto con la scuola di Saint-Simon e con autori come Bazard e

Enfantin, che esercitarono un influsso notevole sul suo pensiero sociale e politico.

Le loro critiche alle dottrine correnti del liberalismo gli sembrarono caratterizzate da profonde

verità e Mill stesso afferma:

<<tramite i loro scritti, riuscii a riconoscere il valore limitato e temporaneo della vecchia economia

politica, la quale assume la proprietà privata e l’eredità come fatti indiscutibili, e la libertà di

produzione e di scambio come il massimo del progresso sociale.

La lezione del socialismo sansimoniano accentuò il radicalismo politico di Mill, che vide sempre

più nell’ingiustizia sociale la causa del ristagno della società, del blocco delle sue energie morali,

dell’inaridirsi della capacità creativa degli uomini.

Mill propone un liberalismo che, mentre si mostra aperto alle idee socialiste (ma di un socialismo

liberale, che si propone di unire la libertà individuale con le necessità ed i bisogni della collettività),

diffida al tempo stesso della democrazia, per la tirannia esercitata dalle maggioranze ai danni delle

minoranze e per l’egualitarismo livellatore che la democrazia implica in se’ e che schiaccia

l’originalità dei singoli.

Qui c’è tutto Tocqueville e Mill ne fu, infatti, un grande ammiratore.

Par. 2 – La critica milliana dell’economia e della politica

Nei suoi Mill esamina ampiamente i vari autori socialisti ed i loro

Principi di economia politica

sistemi (Owen, Louis Blanc, Cabet, Saint-Simon …) e ritiene che i loro sistemi potrebbero essere

realizzati..

Bisognava istruire i lavoratori ad una partecipazione cooperativa ed è per questo che Mill

presuppone due condizioni essenziali:

l’istruzione universale,

- che renderebbe possibile una presenza ed una capacità di pressione

da parte dei lavoratori nella vita pubblica;

una debita limitazione numerica della popolazione

- , che eviti i danni della concorrenza

sul mercato del lavoro.

Con queste due condizioni la povertà non potrebbe esistere. Una volta assicurati i mezzi di

sussistenza, il più grande fra i bisogni personali degli esseri umani è la libertà; e mentre i bisogni

fisici, col progredire della civiltà, divengono più moderati e più facilmente controllabili, il bisogno

di libertà aumenta invece d’intensità a mano a mano che si sviluppano l’intelligenza e le facoltà

morali. 14

Mill si chiede anche se in un regime comunista verrebbe lasciato ampio spazio all’individualità dei

caratteri; se la dipendenza di ciascuno verso tutti e la sorveglianza di tutti su ciascuno, non

ridurranno gli uomini ad un’uniformità di pensieri, di sentimenti e di azioni.

E’ evidente, in queste considerazioni, che i sistemi socialisti e comunisti suscitano in Mill non

poche preoccupazioni circa il destino della libertà individuale.

Il compito principale dell’economista politico consisterà nell’occuparsi, secondo Mill, delle

condizioni di esistenza e di progresso relativi ad una società fondata sulla proprietà privata e sulla

libera concorrenza. Non si deve sovvertire il sistema basato sulla proprietà individuale, ma il suo

miglioramento e la piena partecipazione di ogni membro della collettività ai benefici che esso offre.

Tale miglioramento è possibile in virtù della distinzione fra sfera della produzione e sfera della

distribuzione della ricchezza: mentre la produzione non è modificabile, la distribuzione si.

(leggere citazione pag. 227)

Il cambiamento sarebbe favorito dall’istruzione alle classi lavoratrici, che riuscirebbero a

partecipare alla stampa, all’attività sindacale e politica ed accrescerebbero il loro peso nella società.

Secondo Mill, così facendo la relazione fra padrone ed operaio sarà sostituita a poco a poco

dall’associazione dei lavoratori con il capitalista; si creeranno delle cooperative in cui i lavoratori si

troveranno ad avere un capitale da gestire.

Il principio cooperativo renderà così possibile, in un futuro non remoto, un mutamento della società,

che unirà la libertà e l’indipendenza dell’individuo con i vantaggi morali, intellettuali ed economici

della produzione associata; e che realizzerà, almeno nel campo industriale, le migliori aspirazioni

dello spirito democratico mettendo fine alla divisione della società fra lavoratori ed oziosi e

cancellando tutte le distinzioni sociali, salvo quelle giustamente meritate con i servizi e le attività

personali.

Se Mill aderisce agli ideali del socialismo democratico e li vede realizzabili in futuro, egli

polemizza invece contro le varie scuole socialiste a proposito della concorrenza.

Egli dice che i socialisti hanno delle idee molto confuse ed uno dei loro massimi errori è di

addebitare alla concorrenza tutti i mali economici che esistono nel tempo presente. Essi dimenticano

che ovunque non c’è concorrenza, c’è monopolio.

Se le forme associative divenissero universali, non vi sarebbe concorrenza fra lavoratore e

lavoratore; mentre la concorrenza fra un’associazione ed un’altra andrebbe a vantaggio dei

consumatori, ossia delle associazioni stesse e delle classi attive in generale.

<<Essere protetti contro la concorrenza significa essere protetti nell’ozio.>>.

Come si vede, la concezione liberalsocialista di Mill ha il proprio punto di riferimento essenziale

nel principio dell’adeguato compenso allo sforzo individuale.

15

Di qui l’esigenza da lui sempre rivendicata, di forti interventi sul diritto di successione per evitare

quell’eccessiva concentrazione delle fortune, che è all’origine di tanti mali sociali.

Mill critica anche la proprietà sulle terre non coltivate, mentre se un uomo coltiva la terra può

rivendicarne la proprietà.

Par. 3 – Una nuova concezione della libertà

Nel saggio di Mill (1859) si ritrova la preoccupazione di Tocqueville sul destino

Sulla libertà

dell’uomo nella società democratica di massa, in quanto questa società tende ad inaridire qualunque

originalità individuale ed a far trionfare un conformismo universale.

Esso in realtà è la versione moderna del dispotismo. Tutti fanno le stesse cose, tutti leggono gli

stessi giornali e questo conformismo è favorito dal potere e dall’istruzione; anche chi detiene il

potere per non perderlo deve adeguarsi al gusto delle masse.

Questo saggio richiama più volte anche le idee di Humboldt sull’importanza dell’individuo e sulla

sua originalità. (leggere citazione pag. 231)

Importanti le argomentazioni con cui Mill difende l’autonomia intellettuale e psicologica

dell’individuo sia contro il dispotismo dello Stato, sia contro il conformismo della massa.

L’individuo è sovrano su se stesso e la libertà individuale non può causare danno a qualcun altro.

libertà d’opinione,

Altra libertà importante per Mill è la che non deve mai essere impedita; si

l’unanimità

arriva a dire che non è mai utile, perché non ammette i punti di vista diversi.

La diversità di opinioni, senza la quale non c’è progresso intellettuale e morale, è gravemente

minacciata dal conformismo prodotto dalla moderna società di massa.

Mill dice: <<Oggi gli individui si perdono nella folla>>.

La tendenza attuale dell’opinione pubblica è quella di divenire sempre più intollerante verso

qualsiasi spiccata dimostrazione di individualità.

E come i comportamenti, i gusti, , gli stili di vita, le convinzioni, diventano sempre più uniformi e

grigi, così diventano sempre più rare le grandi e spiccate personalità, dotate di vera originalità.

Ma Mill ricorda che il ruolo delle grandi personalità è quello di costituire il contrappeso contro

l’uniformità, la mediocrità delle masse ed il loro conformismo.

Par. 4 – Il governo rappresentativo

Nelle (1863), Mill mette in guardia verso il mito del

Considerazioni sul governo rappresentativo

progresso. Egli afferma che la maggior parte degli uomini crede che le cose tendano costantemente

verso il meglio. Mentre non è così. 16


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2007-2008

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