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Ma il processo democratico è ineluttabile e necessario, d’altronde la storia insegna che in tutti i

periodi ci sono state lotte e cambiamenti che tendevano a portare in vita situazioni di uguaglianza:

dalle Crociate (uguaglianza religiosa) ai Comuni (uguaglianza in seno alla monarchia feudale),

dall’invenzione delle armi da fuoco (uguaglianza fra plebeo e nobile sul campo di battaglia) a

quella della stampa (uguaglianza delle intelligenze).

Allora, vista la necessità e l’inevitabilità dello svilupparsi di una democrazia, bisogna preoccuparsi

di educare tutti allo Stato democratico.

Secondo T., le classi dirigenti francesi non si sono neanche posto il problema, così la democrazia è

stata abbandonata a se stessa, ai suoi istinti ed ai suoi impulsi.

Con il risultato che la rivoluzione democratica si è effettuata sì nell’assetto materiale della società,

ma senza che si sia verificato nelle idee, nei costumi e nelle leggi quel cambiamento che sarebbe

stato necessario per rendere questa rivoluzione utile e positiva.

Egli si propone di indagare e di conoscere a fondo la democrazia, per dominarla e dirigerla e per

aiutare la vecchia Europa ad accettarne ed a realizzarne consapevolmente le conquiste, e al tempo

stesso, per cancellarne i pericolosi difetti.

Tale lavoro di conoscenza T. lo ha svolto in seno alla Confederazione americana, cioè nel paese in

cui gli immigrati europei hanno potuto gettare le basi di una reale democrazia, fatta di cose positive

del passato e di leggi da attuare nel presente.

Nessuna intenzione, però da parte di T, di imitare in Europa quella situazione, perché la soluzione

americana andava bene per l’America e magari in Europa se ne sarebbe potuta trovare un’altra

ugualmente valida.

Quindi, lo studio della democrazia americana va visto come l’analisi di un tipo ideale di democrazia

e, quindi, non vi è nessuna esaltazione di essa.

Par. 2 – Origine e caratteri della democrazia americana; autonomia e vitalità della società civile

Tocqueville usa i termini “democrazia” e “eguaglianza delle condizioni” come sinonimi.

delle condizioni”

L’espressione “eguaglianza comprende determinazioni economiche, sociali,

giuridiche, culturali e spirituali.

L’eguaglianza delle condizioni dà allo spirito pubblico una determinata direzione, alle leggi un

determinato indirizzo, ai governanti nuove regole, ai governati abitudini particolari.

Essa crea opinioni, fa sorgere sentimenti, suggerisce usanze ecc.

Ma T. a questo punto si chiede il perché tutto questo si è sviluppato in America e non in Europa ed

a questa domanda da due cause particolari: 3

1) alla partenza dalla madrepatria, gli emigranti non portavano con loro alcuna pretesa di superiorità

gli uni sugli altri; venivano fuori da lotte religiose e politiche che avevano temprato il loro spirito

(non dimentichiamo che gli emigranti, o come loro si definivano “pellegrini”, erano di matrice

puritana ed il Puritanesimo è quel movimento repubblicano che sconvolse la monarchia in

Inghilterra nel 1600 e cercò, seppur con leggi religiose molto restrittive, di isnstaurare una maggiore

libertà individuale che gli inglesi non avevano con i monarchi di allora.

2) il suolo americano non permetteva il sorgere di un’aristocrazia terriera, perché gli emigranti

appena arrivati (nobili o popolani) dovettero preparare il terreno alle coltivazioni e siccome ci si

accorse che i prodotti di un fondo terriero non erano sufficienti ad arricchire insieme un padrone ed

un contadino, si spezzettò la terra in tante piccole proprietà coltivate dai soli proprietari.

Quindi, in dall’inizio era scomparsa la gerarchia delle classi che, invece, era ancora presente in

Europa ed era causa di lotte.

Quello che mancava alla società americana era la libertà religiosa, questo perché, come si è detto

prima, i pellegrini erano tutti puritani ed agivano come una setta religiosa; ciò tuttavia non ha

frenato il processo di libertà di quel popolo:

partecipazione di tutti agli affari pubblici;

voto non vincolato alle tasse;

responsabilità dei governanti;

libertà individuale e giudizi espressi per giuria.

Ma non sono solo questi i motivi di adesione, da parte di T., alla democrazia americana, ma anche:

la grande mobilità sociale, per cui le classi sono aperte agli uomini capaci ed intraprendenti;

la profonda vitalità della società civile, sempre più incrementata dalla libera iniziativa

individuale;

l’autonomia amministrativa

Proprio su quest’ultimo punto T. accentra la sua analisi. Gli strumenti dell’autonomia

amministrativa in America cono il Comune e la Contea, che vegliano ciascuno sui loro particolari

interessi. Lo Stato governa, ma non amministra.

La prima conseguenza di ciò è stata quella di far scegliere dai cittadini stessi tutti gli amministratori

dei comuni e delle contee e questo ha impedito anche il formarsi di gerarchie ed il potere

amministrativo è stato diviso per tutte le funzioni necessarie al buon andamento del Comune o della

Contea in questione.

Sono stati introdotti tribunali nell’amministrazione al fine di salvaguardare dagli errori volontari o

meno dei funzionari, che così erano anch’essi costretti a rispettare le leggi per non essere puniti.

4

Questa suddivisione dei poteri è molto apprezzata da T., il quale ritiene che l’accentramento politico

ed amministrativo esistente in Europa (soprattutto in Francia) serve solo ad innervosire il popolo ed

a diminuire lo spirito di iniziativa individuale.

Par.3 – Difetti e pericoli della democrazia americana: la tirannia della maggioranza e i suoi antidoti

Il quadro tracciato da Tocqueville della democrazia in America non mostra solo lati positivi. Anzi!

In più punti l’autore non esita a contrapporre e ad esaltare l’aristocrazia contro la democrazia.

Secondo T., la democrazia è molto più adatta governare una società pacifica e a sorvolare i

problemi, piuttosto che affrontarli.

I problemi sociali si affrontano con l’esperienza ed è proprio questa che manca alla democrazia.

E’ vero che le leggi della democrazia tendono, generalmente, al bene della massa (proprio perché

vengono dai cittadini stessi) che può sbagliare ma non potrà mai fare degli interessi che non sono ad

essa utile.

Le leggi dell’aristocrazia, invece, tendono a monopolizzare nelle mani di pochi la ricchezza ed il

potere, poiché l’aristocrazia è formata di per se da una minoranza. In linea generale, si può dunque

affermare che gli scopi della democrazia, quando legifera, sono più utili all’umanità di quelli

dell’aristocrazia.

Ma, avverte Tocqueville, i suoi vantaggi finiscono qui, l’aristocrazia, infatti, è molto più abile della

democrazia nella scienza della legislazione.

Gli uomini aristocratici hanno cultura e saggiamente legiferano, mentre la massa del popolo

sottoscrive leggi dettate dall’impulsività del momento e delle situazioni.

Tocqueville rileva anche quanto sia sbagliato, in America, il sistema delle elezioni e delle ri-

elezioni: spesso gli uomini al potere cedono ai capricci delle masse pur di farsi rieleggere, quindi,

essi non governano più nell’interesse dello Stato.

Inoltre, la democrazia americana non sceglie gli uomini migliori da mandare al potere, questo di per

se succede perché pochi studiano, infatti dopo l’istruzione obbligatoria ognuno cerca di andare a

lavorare e se pochi decidono di continuare gli studi, scelgono quelle dottrine che gli garantiranno

successo economico maggiore nella società.

Quindi, l’ignoranza di base fa si che non si guardi ad un proprio rappresentante per il grado di

cultura o di preparazione che ha, perché la cultura non ha un peso.

Allora la Camera dei Rappresentanti ha un basso livello qualitativo, ma le cose cambiano al Senato,

dove ci sono solo persone illustri e colte.

Perché tutto questo? 5

Perché l’elezione della Camera dei Rappresentanti è diretta, mentre quella del Senato è indiretta e

dovendo i senatori legiferare vengono scelti (dai rappresentanti della Camera) anche con un certo

grado di cultura..

Con questo sistema, gli uomini eletti al Senato rappresentano sempre la maggioranza della nazione

che è al governo: ma rappresentano solo i pensieri elevati, gli istinti generosi e non le piccole

passioni che animano le masse.

Tocqueville parla poi di un altro pericolo che proviene dall’essenza stessa della democrazia e che

rischia, alla lunga, di immiserire e di spegnere le energie più nobili della società. Democrazia,

infatti, è il dominio assoluto della maggioranza ed in America vi è il completo asservimento del

legislativo alla maggioranza ed una scarsa garanzia alle minoranze.

Gli americani hanno voluto che i membri del potere legislativo fossero nominati direttamente dal

popolo, e per un periodo molto breve, al fine di obbligarli a sottomettersi non solo alle opinioni

generali, ma anche alle passioni giornaliere dei loro elettori.

Questo dominio della maggioranza fa sì che le minoranze ed i dissenzienti non abbiano spazio

alcuno per far valere le loro idee e le loro esigenze.

Infatti, negli USA un uomo o un partito subisce un’ingiustizia non ha nessuno a cui rivolgersi,

perché tutte le istituzioni sono governate dalla maggioranza a cui lui si oppone.

Tocqueville arriva così a stabilire che negli USA il potere della maggioranza assomiglia molto alla

tirannide. Una tirannide molto più efficace e raffinata dei vecchi regimi assolutistici europei.

Se un tempo catene e carnefici erano gli strumenti brutali della tirannide, la moderna civiltà

democratica ha perfezionato e raffinato perfino il dispotismo. I prìncipi avevano materializzato la

violenza; le repubbliche democratiche l’hanno resa del tutto spirituale, come la volontà umana che

esse vogliono dominare.

Nelle repubbliche democratiche la tirannide trascura il corpo e va dritta all’anima.

Ma dopo aver tracciato questo quadro così tragico, Tocqueville passa all’analisi di un contropotere

che riesce a limitare la tirannide della democrazia.

legisti

Questo contropotere è costituito dai (cioè dagli uomini di legge), che svolgono un ruolo

centrale nella società americana: essi, infatti, all’interno delle assemblee legislative, redigono

materialmente le leggi, e quindi esercitano una grande influenza sulla loro formazione; inoltre, essi

amministrano la giustizia, interpretano le leggi e molto spesso sono a capo delle amministrazioni.

corpus

Ora, i legisti che hanno tanto peso negli USA, formano in un certo senso un unico, con gli

stessi interessi, la stessa cultura e mentalità, così come gli aristocratici europei.

Come gli aristocratici hanno amore per l’ordine, provano disgusto per le azioni delle masse e

disprezzano, segretamente, il governo del popolo.

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In breve, lo spirito dei legisti è eminentemente conservatore ed antidemocratico; in questo modo

questo corpus è l’unico potente contrappeso alla democrazia ed è capace di neutralizzare i vizi

propri del governo popolare.

Quando il popolo americano si lascia inebriare dalle proprie passioni, o si abbandona ai propri

impulsi, i legisti gli fanno sentire un freno quasi invisibile che lo modera e lo trattiene.

Queste parole di Tocqueville non vanno intese come conservatrici, perché la critica di T. del potere

irresistibile o tirannico della maggioranza nelle società democratiche è ispirata ad un rispetto

religioso per l’individuo, per la sua libertà intellettuale e morale, per l’autonomia della sua sfera

interiore e della condotta di vita che ne discende:

E’ una critica, insomma, autenticamente liberale. 7

Capitolo VIII – Tocquevilel II: la democrazia può uccidere la libertà

La II parte (1840) della contiene diverse novità dal I volume, non sempre

Democrazia in America

coerenti con la prima parte.

1) nella seconda parte, anche se l’America è tenuta presente, essa passa sullo sfondo per

lasciare posto ad un’analisi più generale di una civiltà egualitaria e lo sguardo di Tocqueville

è rivolto più alla situazione francese ed europea che non a quella americana.

2) La seconda parte è più pessimistica ed il tema della tirannide viene, non solo ripreso, ma

viene rielaborato fino a diventare il connotato tipico delle società democratiche,

caratterizzate da un pesante conformismo di massa, che penetra ed avvolge le coscienze

individuali;

3) Nella seconda parte si impone come problema fondamentale della democrazia, il tema del

centralismo politico-amministrativo, visto come risultato inevitabile delle tendenze più

profonde delle società democratiche; accentramento che soffoca e distrugge ogni autonomia

ed ogni vitalità della società civile. La democrazia, quindi, quanto più realizza se stessa,

tanto più distrugge la libertà intesa come autodeterminazione dei singoli e come autonomia

della società civile dal potere politico.

4) Nella seconda parte emerge il problema della Rivoluzione Industriale ed i suoi effetti sulla

società.

Par 1 – Il conformismo della società democratica di massa

Fra i temi che ritornano con una forte accezione negativa c’è quello dell’eguaglianza e delle sue

conseguenze sulla vita pubblica. Tocqueville rileva che, a mano a mano che i cittadini diventano più

eguali e simili, la disposizione di ciascuno ad identificarsi nella massa ed a credere in essa aumenta

ed è sempre più l’opinione comune a guidare il mondo.

Si delinea il pericolo di un nuovo dispotismo che annichila (annulla) l’autonomia dello spirito e

rende sterile la creatività dell’intelligenza.

Nella seconda parte della “Democrazia ritorna anche la critica della cultura tipica delle

in America”

società democratiche, accusata di essere sempre più una “cultura di massa” e, quindi, povera di idee

originali.

Infine, come la democrazia è uguaglianza delle condizioni e livellamento intellettuale e morale dei

singoli, così essa produce un analogo livellamento nello spirito pubblico. Uomini uguali nei diritti,

nell’educazione, nella fortuna, cioè uomini di uguale condizione, hanno necessariamente bisogni,

abitudini e gusti assai simili. 8

In una società simile le personalità forti ed originali sono sempre più rare ed in ogni caso per esse

diventa sempre più difficile imporre idee e concezioni nuove. Così nelle democrazie, le grandi

rivoluzioni intellettuali e spirituali diventano pressoché impossibili.

Tocqueville dice anche che, l’uguaglianza, che apporta anche vantaggi nel mondo, induce negli

uomini un culto eccessivo per il benessere e per i godimenti materiali. Ciò tende ad isolare gli

uomini gli uni dagli altri ed induce ciascuno a pensare a se stesso. La religione cristiana può

attenuare queste tendenze della democrazia, ma non può annullarle.

Più in generale, nei popoli democratici l’amore per l’uguaglianza supera quello per la libertà e

questo è un grande paradosso, T. dice che la democrazia ha in se stessa il pericolo del “cesarismo”.

Par. 2 – Una nuova forma di dispotismo e i possibili rimedi

Ma, anche senza arrivare a questi estremi, la democrazia corre un pericolo generale e permanente,

che rischia di ucciderla in quanto democrazia liberale. Si tratta, come si diceva prima,

dell’accentramento politico-amministrativo, che annienta i corpi intermedi e sopprime ogni

autonomia della società civile.

T. sostiene che un centinaio di anni prima della Rivoluzione Francese, in Europa si potevano

trovare dei privati o degli enti quasi indipendenti che amministravano la giustizia e

l’amministrazione locale.

Ora queste autorità locali sono scomparse e da un estremo all’altro dell’Europa, i privilegi signorili,

le autonomie cittadine, le amministrazioni provinciali sono distrutti o stanno per esserlo.

In America questi pericoli sono stati evitati in virtù della matrice e delle origini della società

democratica americana: gli inglesi che erano andati a fondare nel Nuovo Mondo una società

democratica erano tutti abituati nella madrepatria a prendere parte agli affari pubblici, avevano la

libertà di parola e di stampa, la libertà individuale, il concetto del diritto e l’abitudine a farvi ricorso.

Essi trasferirono in america libere istituzioni ed evitarono l’invadenza statale.

Nel resto dell’Europa tutto è andato diversamente (soprattutto in Francia) dove il principio

dell’uguaglianza ha trionfato dopo rivoluzioni violente.

Qui le classi che dirigevano gli affari locali sono scomparse di colpo e, di fronte ad una massa

confusa che non aveva ancora né l’organizzazione né la pratica che le permettessero di prendere in

mano l’amministrazione di questi affari, lo Stato ha dovuto incaricarsi di tutti i particolari del

governo e l’accentramento è divenuto così necessario; per questo non si può condannare Napoleone

per avere concentrato nelle sue mani quasi tutti i poteri amministrativi, in quanto, dopo la brusca

scomparsa della nobiltà e dell’alta borghesia, quei poteri sono affluiti a lui spontaneamente e gli

sarebbe stato assai difficile respingerli. 9

Si sono creati in Europa degli stati paternalistici, in cui i sovrani si ritengono responsabili delle

azioni e del destino di ciascuno dei loro sudditi ed operano al fine di guidarli ed illuminarli nei

diversi atti della loro vita.

Tocqueville sostiene, quindi, che in tutti i paesi d’Europa l’amministrazione pubblica non solo è

diventata più centralizzata, ma anche più inquisitiva perché penetra ovunque negli affari privati.

Rivoluzione Industriale

Anche la opera in questa direzione visto che con l’incremento delle

fabbriche cresce anche il bisogno di infrastrutture: strade, ferrovie, porti ecc. di cui il privato non

riesce ad occuparsi e, per questo, tutto ricade allo Stato che li può fare con facilità.

Ma questo permette ai governi di intervenire sempre più nell’economia e nelle vita dei cittadini.

(leggere citazione pag. 208).

Contro lo Stato paternalistico che schiavizza lentamente gli individui, Tocqueville propone un largo

decentramento amministrativo, sul tipo di quello realizzato in America, e poi indica

nell’associazionismo un possibile antidoto al potere statale.

Un altro grande strumento potrebbe essere la libertà di stampa, con la quale il singolo cittadino

potrebbe denunciare situazioni negative.

Bisogna però dire che T. non vede solo cose negative nella democrazia e gli elementi positivi sono:

- i beni ed i mali si distribuiscono in maniera abbastanza ugualmente nel mondo;

- i grandi patrimoni scompaiono

- il numero delle piccole fortune accresce, per cui non ci sono più ricchezze straordinarie, né

miserie irreparabili

- la violenza è rara e la crudeltà quasi sconosciuta

- l’esistenza degli uomini diventa più lunga e la loro proprietà più sicura

- non ci sono uomini molto eruditi né popolazioni molto ignoranti

In breve, quasi tutti gli estremi scompaiono.

Par 3 – La democrazia genere una nuova aristocrazia

Come si è visto, la Rivoluzione Industriale non fa altro che peggiorare il quadro del volume della

perché T. vede in essa un potente elemento di stimolo all’intervento dello

Democrazia in America,

Stato nella società civile.

Gli accenti usati in questa parte del libro sono simili a quelli che Marx usa nei “Manoscritti

del 1844.

economico-filosofici”

Il primo aspetto della Riv. Ind. considerato da T. è il suo influsso sul modo d’essere degli operai, a

causa della crescente divisione del lavoro. 10

Quando un operaio si specializza alla fabbricazione di un solo oggetto, egli diventa abilissimo ma

perde, contemporaneamente creatività e destrezza in altri tipi di lavoro.

<<Che cosa ci si può aspettare da un uomo che per una vita costruisce teste di spillo?>>

Quest’uomo non appartiene più a se steso, ma al mestiere che ha scelto.

Sicchè il destino dell’operaio dell’industria nella società moderna è triste e paradossale ad un

tempo: la società è sempre più apertala talento ed all’iniziativa individuale, ma l’operaio non ha pi

né talento né iniziativa: egli è sempre più immobile. (= concetto di alienazione di Marx).

Dall’altro lato, mentre l’industria fa retrocedere continuamente la classe degli operai, innalza

continuamente quella dei padroni. Uno assomiglia sempre più all’amministratore di un vasto impero

e l’altro ad un bruto. L’uno sembra nato per ubbidire e l’altro per comandare.

Ora, si chiede T., che cos’è tutto questo se non una nuova aristocrazia? Nuova perché non ha niente

a che fare con quelle passate; infatti, l’aristocrazia terriera era obbligata dalla legge a prestare aiuto

ai servitori e ad alleviarne la miseria, mentre “l’aristocrazia manifatturiera” dei giorni

contemporanei a T., dopo aver abbrutito ed impoverito gli uomini di cui si serve, li abbandona, in

tempo di crisi, alla carità pubblica.

E con questo T. ha tracciato un quadro non meno severo di quello di Marx, con una differenza: che

in Marx tutto cambierà grazie all’avvento ineluttabile del Comunismo, mentre in T. prevale il

pessimismo.

Par. 4 – Una o due democrazie?

Diversi critici hanno rilevato le profonde differenze fra i due volumi scritti da Tocqueville, tanto da

rilevarne la sostanziale diversità.

Chi si è spinto oltre a queste definizioni è stato Seymour Drescher, il quale ha messo in evidenza le

diversità fra il primo (che mostra la democrazia americana con i suoi rischi) ed il secondo

volume(che mostra la democrazia nel periodo industriale).

Ma fra i due libri ci sono 4 anni di differenza ed è possibile che in quattro anni le idee di T. cambino

in maniera così profonda?

La risposta di Drescher a questa domanda appare poco convincente. Egli parla di un clima cambiato

in Francia, della stagnazione che colpisce la società francese nella seconda metà degli anni 30, della

politica che sembra non andare al di la dell’intrigo parlamentare ecc.

In realtà, lo studioso Janet fa notare che i due testi cambiano perché sono differenti i sistemi socio-

politici ai quali i due volumi fanno riferimento.

Infatti, egli rimarca che si possono avere due specie di dispotismo nelle realtà democratiche:

- il dispotismo politico, che nasce dall’onnipotenza delle maggioranze;

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2007-2008

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