Storia del Giappone
Programma
Lineamenti della storia del Giappone dalle origini fino al periodo Edo. Aspetti relativi all'"ordine sociale" Tokugawa e al suo influsso sullo sviluppo della società urbana nel periodo Edo. Istituzioni politiche, strutture socio-economiche, movimenti culturali in Giappone dalle origini fino al periodo Edo. Particolare attenzione verrà posta sul rapporto fra cultura dominante "giapponese" e culture "altre" nella storia (e particolarmente nel periodo Edo).
Data dell’esame: ____________________________
Introduzione alla storia del Giappone
Il territorio giapponese è molto differenziato climaticamente: esistono enormi differenze tra, per esempio, Hokkaido (Ezo) e le Ryuukyuu. Questi ultimi due territori non facevano parte del primo stato Giapponese, quest’ultimo infatti si componeva solo di Kyuushuu, parte di Honshuu e Shikoku. Il territorio è prevalentemente montano ma, nonostante ciò, l’economia del paese si fonda sull’agricoltura: questo era possibile perché le classi al potere si concentravano principalmente nelle zone coltivabili (pianure, fondovalle).
Poiché queste zone sono monsoniche, la coltivazione più diffusa è quella del riso. Le zone coltivabili erano poche, e quindi nasce una coltivazione intensiva (quella della Cina invece era estensiva grazie ai numerosi territori coltivabili posseduti) per sfruttare le terre al massimo. Si creano intorno alle risaie delle strutture sociali rigide e organizzate per gestire al meglio la terra e inoltre si tenta di migliorare continuamente le tecniche di coltivazione introducendo terrazzamenti e sistemi di irrigazione che permettessero di coltivare il riso anche in quota. Il primato della risicoltura è anche strettamente legato al valore culturale e sacrale tipico dello shintoismo.
I terreni, inoltre, venivano coltivati e gestiti direttamente dal popolo senza la supervisione di uno stato centrale perché i fiumi non esondavano mai, come invece accadeva in Cina, e quindi non serviva un apparato statale forte che sostenesse il popolo nei momenti di piena. Inoltre, prima degli Yamato non c’era uno stato centrale vero e proprio.
Il ruolo del mare
Fino al 1600 il mare fu molto importante per gli spostamenti interni poiché la maggior parte dei fiumi non erano navigabili e le strade non sempre percorribili a causa dell’assenza di uno stato centrale forte che potesse garantire una loro manutenzione. Nasce così la rotta del mare interno tra Honshuu e Shikoku (presenza della pirateria con Wako).
Oltre a ciò, il mare ha per il Giappone altre funzioni:
- Strumento di difesa (kamikaze). Fino all’800 il Giappone non ha mai fatto esperienze “esterne” di guerra;
- Punto di contatto per Hokkaido e Okinawa, territori-tramite con l’Asia settentrionale e meridionale;
- Il tratto di mare del Sud Honshuu-Nord Kyuushuu era importante per gli scambi con il continente.
Alla fine del VI-inizio VII secolo comincia a formarsi uno stato mentre la Cina aveva già uno stato imperiale e imponente tanto da valersi il nome Chuugoku (paese di mezzo) poiché fungeva da fulcro per i paesi satelliti che erano legati ad esso per mezzo di un sistema diplomatico detto Tributario e che starà in piedi fino a metà 800.
Giappone e Cina
Per molti secoli, l’ordine mondiale nella regione dell’Asia orientale fu dominato dal sistema tributario, il quale si articolava attraverso una rete di rapporti gerarchici atta a regolare i contatti intrattenuti dalla Cina con le popolazioni esterne. Ciò si fondava sul modello ka’i, che esprimeva una visione del mondo secondo cui il grado di barbarie aumentava con il crescere della distanza dal centro della civiltà, dove la distanza non era misurata solo in termini spaziali, bensì anche in base al livello di sinizzazione raggiunto dalle popolazioni periferiche. Questa concezione si impose progressivamente verso l’esterno.
La diffusione della cultura cinese si presenta dunque come un fenomeno spontaneo, rientrando in un processo che vide l’edificazione di un governo imperiale in Cina e la definizione di un sistema sinocentrico di relazioni interstatali e, dall’altra parte, l’attiva partecipazione al nuovo ordine mondiale da parte dei Paesi della regione. Il modello gerarchico delle relazioni tributarie rispecchiava la visione che i cinesi avevano del mondo eterno così come dell’ordine sociale, una visione intimamente legata alla tradizione confuciana. Nato e sviluppatosi in Cina, il Confucianesimo fu orientato a interessarsi all’ambito filosofico, etico e politico più che alla sfera religiosa, e fu rivolto in primo luogo alle élite dominanti, di cui rifletté mentalità e interessi, caratterizzandosi come un pensiero al servizio del potere politico.
Esso concepiva un ordine sociale coerente, dove al governante era richiesta una condotta esemplare che fungesse da guida morale per il popolo, mentre i governanti erano vincolati al rispetto della norme e di condotta consone alla posizione che occupavano i rapporti sociali e interpersonali si esplicavano sulla base di ruoli differenziati e su una direttrice verticale.
Rapporti con la Cina
Secondo il sistema, i paesi limitrofi dovevano inviare delle ambascerie in Cina recando con sé dei tributi per l’imperatore; quest’ultimo rispondeva con un dono, che di norma superava il valore commerciale di ciò che veniva offerto all’imperatore: questo sistema non includeva una dipendenza politica dalla Cina, ma piuttosto riconosceva a quest’ultima una superiorità. Gli altri stati guadagnavano l’accesso alla corte cinese entrando in contatto con gli altri stati limitrofi portando conoscenze prestigiose e garantendo una fitta rete di commercio.
L’accettazione a corte non era immediata: per quanto riguarda il Giappone, i rapporti con la Cina furono intermittenti nonostante il primo stato Giapponese fosse in buona parte fondato su quello cinese dal quale si erano importati usi e costumi, come per esempio la scrittura e la lingua.
L’efficacia di questo modello gerarchico, che regolava il mondo, la società e l’ambito familiare e ne garantiva l’armonia, è riscontrabile in una terminologia che esprime la differenziazione dei singoli ruoli e delle reciproche posizioni. La premessa di rapporti differenziati nel mondo, così come nella società e nella famiglia, rappresentò un elemento unificante in Asia Orientale, sorretto e rafforzato dall’affermazione del sistema tributario interstatale ed alla diffusione del Confucianesimo negli altri paesi della regione.
Giappone e storia europea “occidentale”
I contatti con l’occidente furono tardivi, nel 1543, anno in cui dei portoghesi naufragarono e i giapponesi vendono loro dei fucili prima di ritornare in patria. I portoghesi ritornano in quelle terre dopo la Rivoluzione Atlantica di Vasco De Gama. Tuttavia, l’intolleranza nei confronti dell’attività missionaria, la censura e le limitazioni imposte al commercio estero non consentirono all’Europa di acquisire conoscenze specifiche riguardo al Giappone, né di forgiare un’immagine del suo popolo e della sua cultura.
Nel complesso, gli asiatici e le loro civiltà non occuparono una posizione di subalternità nell’immaginario collettivo europeo. A metà ‘800 cambia la situazione perché sbarcano in Giappone i nord-americani dopo la Rivoluzione Industriale. I rapporti diplomatici vengono sconvolti. Gli europei avviano inoltre il processo coloniale in Asia, la Cina perde anche la guerra dell’oppio nello stesso periodo quindi perde visibilità e da questo momento in poi il Giappone inizia il suo processo di modernizzazione.
Cronologie e periodizzazione
Come cronologie, si individuano in Giappone diversi sistemi:
- Sistema dei nengō: sistema di origine cinese, introdotto in Giappone nel 645 d.C. e basato su una ere fissate dalla corte imperiale. Esso era basato sul calendario lunare e sul raggruppamento degli anni in ere fissate senza un criterio logico, bensì basato su date significative: ogni era prevedeva quindi una nuova organizzazione. Ogni anno era associato al sistema kanshi o eto (animali). Dal 1868 viene introdotto invece il sistema Isshei Ichigen (un’era per ogni imperatore).
- Calendario gregoriano: in atto dal 01/01/1873. Fino al dopoguerra non venne usato diffusamente, a eccezione dell’anno 660 a.C. A partire dal dopoguerra e fino a oggi si registra un uso più diffuso (complementare all’altra cronologia).
Per fare più chiarezza nell’ordinamento temporale sono state introdotte le periodizzazioni, stabilite sui periodi, sulla base dell’individuazione (osservazione e ricostruzione) di fenomeni storici ed eventi politici legati, per esempio, allo spostamento della capitale dell’impero giapponese (periodo Nara, periodo Heian), oppure alle famiglie esercitanti il potere (periodo Tokugawa). Il sistema dominante è quello jidai (“era” o “periodo”). Il jidai viene usato in relazione sia ai nomi della località ove risiedeva l’autorità politica dominante, sia i cognomi di famiglie, esterne a quella imperiale, detentrici di potere politico.
Tuttavia, l’importanza esclusiva data agli eventi politici pone in secondo piano i “tempi lunghi” di alcuni fenomeni. Questo portò alla creazione di periodizzazioni complementari che accorpano i jidai in ere più lunghe. Questa è la periodizzazione di maggiore uso:
- Età primitiva (genshi periodo preistorico e protostorico e periodo Yamato);
- Età antica (kodai periodi Nara e Heian);
- Età medievale (chūsei periodi Kamakura, Muromachi e Azuchi-Momoyama);
- Prima età moderna (kinsei periodo Tokugawa o Edo);
- Età moderna (kindai dalla Restaurazione Meiji);
- Età contemporanea (gendai dal 1945 a oggi).
Preistoria e protostoria: definizioni
- Preistoria: “Periodo della storia delle civiltà umane contraddistinto dall’assenza di documenti scritti e studiato attraverso dati archeologici, paleontologici e antropologici.”
- Protostoria: “In paletnologia, il periodo più recente della preistoria di certe aree. Il termine ha un significato soprattutto metodologico e viene applicato a quelle culture ancora prive di scrittura, per le quali si hanno a disposizione, oltre ai materiali archeologici, anche documenti scritti appartenenti a popolazioni contemporanee o più recenti che vi fanno riferimento, e che sono quindi fonti indirette d’informazione delle culture protostoriche.”
- Storia: presenza di fonti scritte autoctone contemporanee.
Il paleolitico e i primi flussi migratori dal continente
Il periodo Genshi è il periodo di preistoria e protostoria che dura fino al 550 d.C. poiché solo dopo questa data viene introdotta la scrittura cinese e quindi pervengono delle fonti scritte. Alla Protostoria appartengono il periodo Jomon (mesolitico), il periodo Yayoi (neolitico) e il periodo Kofun.
Si pensa che l’origine delle popolazioni sull’arcipelago giapponese sia data dalla mescolanza di popoli giunti in tempi diversi (non certi) da vari luoghi, come l’Asia settentrionale e centrale, dal momento che il Giapponese, così come il coreano, il mongolo e il turco sono lingue che appartengono alla famiglia altaica, e l’Asia meridionale e Polinesia per alcuni aspetti della cultura giapponese, dalle forme architettoniche a elementi mitologici. La prima migrazione fu forse nel Pleistocene di ceppo proto-mongoloide, dalla Cina meridionale o dell’Asia sud-orientale. I reperti più datati risalgono al pleistocene e a quello che è conosciuto come periodo Jomon (“del disegno a corda”) e sono per esempio delle ceramiche con disegni a corda e Doguu, ovvero figure femminili considerate amuleti.
Si hanno in realtà poche informazioni derivate da scavi che descrivano la società giapponese del paleolitico: si tratta perlopiù di società nomadi, basate su caccia e raccolta (no produzione di ceramica). Sulla base degli strumenti litici, vengono identificate almeno due successive culture:
- Una databile a 200.000/100.000 anni fa e caratterizzata dall’uso di utensili litici rozzamente realizzati e, più di rado, utensili di osso, e da scheletri premoderni;
- Una databile forse a 17.000 anni fa, con utensili più piccoli (lame) e punte di freccia (microliti) e da scheletri di tipo moderno.
Il periodo Jōmon (10000 a.C. al 300 a.C. ca.)
Il periodo Jōmon prende il nome dai segni di corda o di stuoie di paglia che decoravano la superficie di buona parte della ceramica prodotta in questo arco di tempo. I più antichi manufatti di terracotta riproducono figure a cavallo fra il mondo umano e quello animale che sembrano ispirarsi a riti superstiziosi e magici. Queste figure presentano perlopiù seni e addomi sporgenti, ma i ritrovamenti sembrano escludere che essi fossero oggetti di culto religioso, bensì si pensa che potessero essere una sorta di amuleti.
La cultura Jōmon rintraccia continuità nella ceramica, ma con delle differenze, sia in senso sia diacronico che sincronico, con diverse fasi di evoluzione e differenziazioni a livello regionale e differenze nelle tecniche di lavorazione della ceramica fra Hokkaidō, Tōhoku, Kantō, Chūbu, Saigoku e Kyūshū.
Si riscontrano differenze anche nello stile di vita, in particolare fra Giappone Orientale e Giappone Occidentale, con una comune predominanza caccia o pesca (a seconda della distribuzione delle acque):
- A nord-est del Giappone lo stile di vita basato sulla caccia e la raccolta si afferma con maggiore stabilità;
- A Ovest caccia e raccolta assunsero (probabilmente) un ruolo “integrativo”, mentre iniziò a svilupparsi l’agricoltura (colture a secco: cereali e tuberi);
- A Est caccia e raccolta mantennero un ruolo primario: ci fu maggiore resistenza alla diffusione dell’agricoltura e alla penetrazione della successiva cultura Yayoi (persistere anche in seguito di emishi o ezo).
Verso la metà del IV millennio a.C. si registra uno spostamento del centro della cultura dalle fasce costiere alle regioni interne, con una maggiore concentrazione nella zona settentrionale del Kantō e del Giappone centrale: a ciò dovette contribuire il miglioramento dei metodi per sfruttare le risorse della terra. A partire circa dal 2000 a.C. si assiste allo sviluppo di un’economia fondata sullo sfruttamento dei prodotti marini con tecniche più elaborate per effettuare la pesca in profondità sulle coste del Pacifico.
Lo studio della ceramica verso la fase conclusiva del periodo Jōmon indicherebbe la presenza di contatti tra Kyushuu e Honshu e la penisola coreana, attraverso cui sarebbe stata introdotta la tecnica di coltivazione del riso. L’arrivo della risicoltura diede l’avvio alla transizione verso una nuova era, anche se il passaggio non fu rapido e uniforme: la cultura Jōmon sopravisse specie nelle zone nord-orientali, dove per secoli alcuni gruppi etnici (emishi) contrastarono la diffusione della cultura agraria e sedentaria.
Punti chiave della lezione
- Che cosa si intende per sistema ka’i e per “sistema tributario”?
- Quali cronologie sono state utilizzate storicamente in Giappone?
- Cosa si intende per nengo?
- Quali periodizzazioni si applicano alla storia del Giappone?
- Che cosa sono i jidai?
- Quali elementi comuni fondamentali caratterizzano la società Jōmon?
- Quali differenziazioni a livello regionale interessarono l’arcipelago giapponese in periodo Jōmon?
Il periodo Yayoi (300 a.C. - 250/300 d.C. ca.)
Con la fine periodo Jōmon il Giappone stabilisce crescenti rapporti con il continente asiatico e inizia un periodo di intense migrazioni (probabilmente attraverso la penisola coreana), causato dai conflitti nell’Asia continentale, e fece sì che i migranti portassero con sé in Giappone tutta la loro cultura.
Si ha quindi una nuova “ibridazione” con le popolazioni Jōmon, una minoranza respinta o assorbita. Le migrazioni interessavano un gruppo cospicuo di persone, e da questi si pensa discendano i giapponesi, in quanto si è osservato che i tratti somatici sono molto più simili ai migranti coreani piuttosto che a quelli delle popolazioni indigene Jomon. Gli Jomon erano simili agli Ainu e vivevano perlopiù nella parte Nord di Honshuu, dalle fonti giapponesi erano descritti come barbari, ma in realtà si è visto come avessero dei villaggi e una primitiva forma di organizzazione sociale.
Tra le innovazioni introdotte con le migrazioni c’è una nuova lavorazione della ceramica: pur se decorata in modo meno elaborato, la ceramica Yayoi, lavorata al tornio e prodotta in un’ampia varietà di fogge e misure, risulta essere di qualità superiore rispetto a quella Jōmon, con la quale presenta comunque diversi aspetti di continuità.
Vengono inoltre importate le tecniche di lavorazione sia del ferro che del bronzo e vengono impiegati sia in campo agricolo, per la cacciagione e per i riti (prime campane in bronzo). In particolare l’impiego del ferro era per scopi agricoli e militari, mentre l’impiego del bronzo per scopi rituali, e militari (lance, spade e alabarde).
Oltre alla tecnica della risicoltura, attraverso la penisola coreana sarebbero giunti dal continente anche oggetti e prodotti nuovi come armi e specchi di bronzo. Da allora in poi, i contatti con il continente sarebbero andati aumentando, consentendo al Giappone di entrare in contatto con idee e concezioni nuove che avrebbero interagito con il patrimonio culturale tradizionale. La diffusione della risicoltura interessò dapprima la zona prossima alle vie di comunicazione con la penisola coreana, cioè il nord del Kyūshū, e si diresse verso le regioni del Mare Interno. È tuttavia probabile che, pure tra le popolazioni dedite all’agricoltura, l’economia abbia continuato a fondarsi per un certo periodo anche su altre attività (caccia, raccolta, pesca).
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