Storia del Giappone - I semestre
Domande e risposte lezione 1 - 11.09.2017
1. Che cosa si intende per sistema ka'i e per "sistema tributario"? (pag. XVI)
Il sistema ka'i, da ka = civiltà e y = barbarie, è un modello che esprime una visione del mondo secondo cui il grado di barbarie delle altre civiltà aumenta con il crescere della distanza dal centro della civiltà rappresentato dalla Cina. Il sistema tributario è una rete di rapporti gerarchici atta a regolare i contatti intrattenuti dalla Cina con le popolazioni esterne; era un sistema diplomatico in cui periodicamente gli stati vicini alla Cina mandavano dei tributi e in cambio ricevevano un dono dall'imperatore. Questo rapporto non è da vedersi come una dipendenza, bensì come un omaggio. Il tributo ha il fine di riconoscere la superiorità culturale della Cina. Questo contatto con la Cina, benché non fosse continuo, rappresentava un vantaggio per il Giappone che così poteva accedere alla corte cinese e al commercio cinese, oltre che intrattenere relazioni con gli altri paesi appartenenti a questo sistema.
2. Quali cronologie sono state utilizzate storicamente in Giappone? (pag. XXVIII)
La cronologia è il metodo con cui il Giappone si è misurato il tempo. A partire dal 645 si utilizza il sistema Nengo (di origine cinese). Questo sistema si basava sul calendario lunare e riservava alla corte imperiale la prerogativa di decidere l'inizio di un'era, alla quale veniva assegnato un nome che poteva riferirsi a un preciso evento o avere un significato puramente simbolico. Successivamente, a partire dal 1868 (restaurazione imperiale), questo sistema viene regolarizzato con il sistema Isseichigen, a cui ancora oggi si fa riferimento, secondo cui la durata di un'era coincide con il periodo di regno di ciascun sovrano. Dal 01/01/1873 viene introdotto anche il calendario Gregoriano, utilizzato soprattutto a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
3. Cosa si intende per nengo?
Nengo è un sistema di cronologie utilizzato a partire dal 645 d.C.; si basava sul calendario lunare e riservava alla corte imperiale la prerogativa di decidere l'inizio di un'era, alla quale veniva assegnato un nome che poteva riferirsi a un preciso evento o avere un significato puramente simbolico.
4. Quali periodizzazioni si applicano alla storia del Giappone? (pag. XXX-XXXI)
La periodizzazione si basa sull'osservazione sulla ricostruzione di un fenomeno storico, fondato sull'analisi e su una determinata visione della storia. La periodizzazione è tesa a dare un senso a cui nome non storico la cui durata non sempre coincide con i limiti definiti dalla cronologia. Il sistema più applicato è il sistema Jidai (traducibile con era o periodo) secondo il quale le ere vengono stabilite a seconda di un evento politico (di solito in base alla famiglia che è al potere). Viene usato in relazione ai nomi delle località ove risiedeva l'autorità dominante sia al cognome di famiglie, esterne a quella imperiale, detentrici del potere politico. Questo tipo di periodizzazione è stata poi riadattata con l’articolazione di sei diverse epoche: una antica, una medievale, una prima età moderna, un’età moderna è un’età contemporanea.
5. Che cosa sono i jidai?
Il jidai è un concetto, traducibile con era un periodo, il quale venne usato in relazione ai nomi delle località ove risiedeva l'autorità dominante sia al cognome di famiglie, esterne a quella imperiale, detentrici del potere politico.
6. Quali elementi comuni fondamentali caratterizzano la società Jōmon? (pag.4)
Il periodo Jōmon è un periodo che va dal 10.000 a.C. al 300 a.C. Prende il nome dai segni di corda o di stuoia di paglia che decoravano la superficie di buona parte della ceramica prodotta in questo arco di tempo. In questo periodo infatti una presenza di ceramica e oggetti in terracotta come i Dogu. Si tratta di un periodo lungo quasi 10000 anni e per questo motivo è stato diviso in più fasi di evoluzioni secondo alcuni aspetti caratterizzanti della società dell’epoca: tra questi possiamo individuare la lavorazione della ceramica, come detto in precedenza, differenziata per tecniche e utilizzo di diversi macchinari in base alle varie zone del Giappone; la siccità inizia a sviluppare una ritualità più complessa, testimoniata dalla produzione da oggetti e statuine utilizzate come amuleti o come oggetti di buon auspicio per i raccolti. Inoltre, diversamente dal Paleolitico, le varie comunità cominciano la costruzione di campi base, passando dal nomadismo al seminomadismo; i metodi di sussistenza possono variare in base alle risorse di un determinato territorio. Alcune popolazioni praticano la caccia o la pesca come attività predominante, mentre altre, soprattutto durante il periodo chiamato “Medio Jomon”, cominciano ad addomesticare le prime piante e ad allevare i primi animali. Dunque, quella iniziale sarebbe stata una fase di transizione tra il Paleolitico e il Neolitico, in cui la popolazione continuava a vivere di caccia e della raccolta di radici, piante e frutti selvatici. Con la fine dell'epoca glaciale si rendono disponibili nuove risorse naturali e viene favorito lo sfruttamento dei prodotti marini (pesca).
7. Quali differenziazioni a livello regionale interessarono l’arcipelago giapponese in periodo Jōmon? (pag.5)
Vi è una distinzione fra le regioni occidentali e orientali dovute alle diverse condizioni climatiche e alla varietà differente di flora. Infatti alcune delle regioni più ad est, a causa del clima, si trasformarono in ampie paludi di marea che consentirono un maggiore impiego dei prodotti raccolti lungo le coste, mentre nelle regioni occidentali veniva praticata anche la pesca in profondità. C'è da dire anche che, in seguito forse ad un abbassamento del livello del mare e dunque ad una diminuzione della disponibilità delle sue risorse, vi è uno spostamento del centro della cultura Jomon dalle fasce costiere alle regioni interne, dovuto anche ad un miglioramento dei metodi per sfruttare le risorse della terra. Si crearono non solo differenze di tipo economico, ma anche di tipo culturale, differenze che assumeranno importanza anche nei secoli successivi, soprattutto in seguito all’introduzione della cultura Yayoi.
Domande e risposte lezione 2 - 18.09.2017
8. Quale flusso migratorio marca il passaggio dal periodo Jōmon al periodo Yayoi?
Intorno al 300 a.C. vi fu un’intensificazione degli scambi di oggetti fra Giappone e Continente e si verificarono anche ondate migratorie provenienti dal continente asiatico. Queste sono testimoniate dai vari reperti archeologici oltre che da alcune fonti cinesi. La causa di questi spostamenti sono i conflitti presenti nel continente asiatico; questo periodo è infatti definito "periodo degli stati combattenti". Inizialmente gli scontri scoppiarono in Cina dalla quale la gente fuggiva verso la penisola coreana. Successivamente, però, dopo la stabilizzazione della Cina, scoppiarono nuovi conflitti in Corea, costringendo così le persone a fuggire verso il Giappone. Dopo le migrazioni di questo periodo le popolazioni Jōmon sono ridotte al 10% e, mentre alcune si fonderanno con le nuove popolazioni (es. matrimonio), altre saranno spinte verso il nord.
9. L’introduzione di quali innovazioni marca il passaggio dal periodo Jōmon al periodo Yayoi? (pag. 6)
Una conseguenza delle migrazioni sono l'introduzione di novità culturali che marcano il passaggio dal periodo Jōmon al periodo Yayoi. Vengono introdotte nuove tecniche per la realizzazione della ceramica, vi è l'importazione di oggetti in metallo (bronzo e ferro) e di tecniche di lavorazione del metallo per scopi militari, religiosi e agricoli. Tuttavia la novità più importante che fu introdotta fu l’introduzione del riso e delle sue tecniche di lavorazione, fattore fondamentale per la sussistenza delle varie popolazioni che, grazie alla grande produttività di questo cereale, divennero stanziali. L’introduzione della risicoltura introdusse anche novità dal punto di vista sociale, come lo svilupparsi di una ritualità attorno ai cicli di produzione del cereale o a differenze maggiormente marcate fra Sud/Ovest, zona in cui venivano introdotte le nuove tecnologie il cui passaggio era favorito dallo Stretto di Corea, e Nord/Est, in cui permaneva ancora una cultura basata sulla caccia e sulla pesca.
10. Quali evoluzioni socio-culturali si associano alla diffusione della risicoltura in periodo Yayoi? (pag. 6-7)
La diffusione della risicoltura comporta un superamento progressivo della cultura di cacciatori/pescatori e raccoglitori semistabili e lo sviluppo di un'organizzazione socio-politica complessa basata su comunità stanziali legate al territorio; ad essa si affiancano anche innovazioni di carattere socio-culturale, come lo sviluppo di una ritualità più complessa, sviluppatasi attorno ai cicli di produzione del riso, proprio in questo periodo si sviluppò il cosiddetto “shinto primitivo”. Inoltre grazie all’avvento di nuove tecniche di produzione e nuovi strumenti agricoli, si venne a creare una grande disparità economica fra i territori vicini allo stretto di Corea, a Sud/Ovest, che per primi potevano accaparrarsi le novità tecnologiche provenienti dal Continente e di conseguenza prevalere politicamente e militarmente sui villaggi del Nord/Est, in cui le novità tardarono ad arrivare ed in cui si continuarono a praticare attività come la caccia e la pesca.
11. Quali differenziazioni a livello regionale interessarono l’arcipelago giapponese in periodo Yayoi? (pag.8)
La cultura Yayoi si sviluppò molto velocemente, andando a creare una netta linea di confine fra le società del Sud/Ovest, più ricche e tecnologicamente all’avanguardia, e quelle del Nord/Est. Le differenziazioni regionali non erano solo sul piano economico, ma tra le due zone si andava a sviluppare anche una mentalità completamente diversa: a Sud/Ovest man mano che la risicoltura andava sostituendo la caccia, si sviluppò il tabù di mangiare un corpo morto, tanto che le popolazioni del Nord, basando per necessità le loro attività sulla caccia vennero ghettizzate e denigrate, si venne quindi a creare una distinzione sociale fra le popolazioni dell’Ovest e quelle del Nord. Questa differenziazione fra le regioni a volte si trasformò in conflitto.
12. Quali sono i tratti salienti della società del periodo Kofun? (pag.10-11)
Il periodo Kofun va a 200-300 d.C. alla metà del VI secolo circa. Il periodo prende il nome dalle tombe ritrovate e risalenti a quest'epoca, a forma di collinetta. Questi monumenti funerari (kofun) stanno a testimoniare delle comunità più complesse e organizzate, con a capo una persona talmente importante da avere una tomba monumentale. Vi è quindi un evidente disparità all'interno della società dell'epoca. Si andarono a sviluppare quindi dei veri e propri clan (uji), i cui membri erano accomunati dal possedere lo stesso cognome. Ogni uji aveva un sommo sacerdote (uji no kami) che deteneva non solo il potere religioso, ma anche quello temporale. Ognuna di queste famiglie deriva direttamente da un uji kami (divinità locale). Coloro che lavoravano al servizio del clan dominante, e non possedevano dunque un cognome, erano raggruppati in unità chiamate “be”. A costoro era garantita protezione da parte dei vari uji in cambio di una tassazione. Al livello più basso della scala gerarchica interna alla comunità stavano gli yatsuko (servi, domestici o servitori).
13. Come avvenne l’affermazione dello uji Yamato in periodo Kofun? (pag. 12-13)
All’interno del contesto del periodo kofun, uno degli uji, quello di Yamato, inizia ad affermarsi sulla sfera politica giapponese. Legittimato dal fatto di derivare direttamente da Amaterasu no Omikami (massima divinità del celeste, la dea del Sole), l’uji Yamato cominciò un processo di unificazione dei territori dell’Honshu, del Kyushu e del Shikoku con scontri armati e attraverso la diplomazia (alleanze, matrimoni, ecc). L'idea di Yamato non era quella di creare uno stato centralizzato, bensì uno stato confederalizzato (assemblea generale costituita da più uji). Verso la fine del periodo Kofun l’uji Yamato acquisì tanta importanza da diventare “sumera mikoto”, una sorta di sovrano.
14. Quali sviluppi in termini politico-istituzionali ed economici interessarono il periodo Kofun? (pag. 17)
In termini politico-istituzionali, in periodo Kofun, dato l’affermarsi del uji Yamato sulla sfera politica, la struttura del Giappone andò mutando. Il sovrano Yamato era riuscito ad avviare una sorta di meccanismo di titoli onorifici, i kabane, che venivano concessi ai vari uji ed erano assegnati secondo la vicinanza parentale con Yamato: i primi quattro titoli erano quello di atae, sukune, mabito ed ason che venivano assegnati ad uji con un’alleanza parentale con Yamato, il titolo di omi veniva invece assegnato ai parenti alla lontana, il titolo di muraji era invece assegnato agli uji alleati ma non imparentati con Yamato. A seconda dell’importanza del titolo assegnato, l’uji godeva di particolari privilegi e ricopriva un determinato ruolo all’interno del regno. Si andò quindi a creare una vera e propria nuova gerarchia di corte. Gli sviluppi politici del periodo Kofun ebbero grandi ripercussioni anche sull’economia: il sovrano Yamato decise di creare un nuovo sistema di amministrazione del territorio, quello dei kuni, territori che venivano assegnati ai vari uji a seconda del compito che ricoprivano all’interno del regno di Yamato. Inoltre, l’uji Yamato favorì l’economia di oggetti di lusso e, man mano che la comunità Yamato si estese, si andò a creare una primitiva rete di scambi all’interno del Giappone.
15. Come si evolse il rapporto dell’arcipelago con il continente in periodo Kofun? (pag. 13-14)
In periodo Kofun si ebbe un intenso rapporto culturale con la penisola coreana e la Cina, causato da continui flussi migratori dovuti a degli scontri per la successione al trono in Cina e allo scontro fra i tre regni (Koguryo, Paekche e Silla) in Corea. Aumentarono a dismisura anche i rapporti commerciali con il Continente, tanto che a molti dei migranti coreani venne assegnato un cognome e assunsero degli importanti ruoli a corte come intermediari nei rapporti con la Cina, in quanto conoscevano la lingua. Da segnalare anche un intenso rapporto fra Corea e Giappone, con Yamato che avvia un intensissimo scambio diplomatico con Paekche. Oltre a questo, nel 391 nacque un insediamento giapponese in Corea, colonia che prese il nome di Mimana. Si stabilì una rete di scambi commerciali con le altre regioni, che provvedevano al rifornimento di materiali quali il ferro, il bronzo, il cinabro e il vetro.
16. Quando e con che conseguenze venne introdotto il Buddhismo in Giappone?
Il Buddhismo nacque verso la fine del VI sec. a.C. in India e individuava le cause della sofferenza umana nelle passioni, da cui era possibile liberarsi attraverso il progressivo annullamento della propria individualità grazie ad una serie di reincarnazioni sino al raggiungimento del nirvana. Questa religione giunse in Cina verso il I sec. d.C. e successivamente, nel IV sec. d.C., in Corea. A partire dalla prima metà del VI sec. iniziò ad entrare nell’arcipelago giapponese. La sua introduzione è posta in relazione ad uno dei numerosi scambi diplomatici fra Yamato e Paekche; in seguito alla richiesta di aiuto da parte di Paekche, che nel 538 chiese aiuti militari al sovrano Yamato per poter fronteggiare Silla, vengono inviati in Giappone degli scritti buddisti che annunciano il buddhismo come “disciplina nata per estirpare ogni sofferenza”. Yamato decide quindi di sottoporre a corte la questione religiosa, in modo da decidere se introdurre o meno la nuova religione in Giappone: ne nasce uno scontro armato fra tre importanti famiglie di corte: i Mononobe e i Nakatomi, contro il buddhismo, e i Soga (immigrati dalla penisola coreana), invece favorevoli all’introduzione della nuova disciplina. La vittoria di quest’ultimi darà il via quindi alla costruzione di templi e istituti buddisti, con la definitiva introduzione della disciplina in Giappone.
17. Che conseguenze ebbe l’affermarsi dell’egemonia dei Soga nel sesto secolo? (pag. 18-19-20)
L’affermarsi della famiglia Soga ebbe molteplici conseguenze, quali il via libera alla definitiva introduzione del buddhismo e la fine della costruzione dei monumenti funerari detti Kofun (gli storici datano infatti la fine del periodo Kofun proprio nel 587, anno di vittoria dei Soga), con la conseguente fioritura dell’edilizia buddhista oltre che una trasformazione dei costumi e dei riti funebri; si ha un’ulteriore apertura verso il continente ed in particolare verso la Corea, da cui vennero convocati esperti buddhisti per creare un nuovo clero giapponese, sia maschile che femminile. Infine avvenne anche la definitiva introduzione della scrittura cinese, con i kanji che iniziarono ad essere utilizzati in modo sistematico a partire da questo periodo. Inoltre venne ucciso un sovrano dai Soga, forse per disubbidienza, e venne nominata su Suiko come sovrano, affiancato da un altro membro della famiglia Yamato (con il ruolo di sessho), Shotoku Taishi, a cui vennero conferiti dei poteri.
18. Quando si diffuse l’uso della scrittura cinese in Giappone? (pag.19)
L’uso della scrittura si diffuse proprio con la vittoria dei Soga, sotto forma di testi religiosi e filosofici buddhisti e confuciani e che, secondo la cronologia ufficiale, fu opera di due coreani giunti verso la fine del III secolo. L’introduzione della scrittura cinese avvenne, dunque, contestualmente all’introduzione degli scritti buddisti, che determinarono anche l’introduzione dei kanji, che a partire dal VI secolo iniziarono ad essere utilizzati in modo metodico. A testimoniare questa rivoluzione è il ritrovamento di mokkan, ovvero di listarelle in legno utilizzate come supporto fisico per la scrittura.
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