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Le guerre "limitate" all'interno dei nuovi equilibri europei

I rapporti tra gli stati europei erano stati caratterizzati dal tentativo di volta in volta da una potenza di imporre la sua egemonia sul continente, ad esempio:

  • Conflitto tra Spagna e Francia nella prima metà del 1500.
  • Le guerre condotte dalla Spagna di Filippo II nella seconda metà del 1500.
  • La guerra dei Trent'anni nella prima metà del 1600.
  • Le guerre di Luigi XIV fine 1600-inizio 1700.

Il fallimento di questa politica rese evidente che l'unificare sotto una sola guida popoli molto diversi era sfortunato. Così, al posto dell'egemonia, vi fu la logica dell'equilibrio. La posta in gioco durante i conflitti del 1600 quindi non fu la sottomissione o annullamento degli avversari, ma la conquista di spazi territoriali o economici per spostare a proprio favore gli equilibri di potere.

Protagonisti delle guerre del 1600

  • Potenze tradizionali: Francia, Inghilterra, Impero asburgico.
  • Potenze emergenti: Prussia.
  • Potenze in parziale declino: Spagna, Olanda.
  • Potenze periferiche: Russia, Svezia.
  • Stati minori: Regno di Sardegna, ex ducato di Savoia.

In posizione di soggetti passivi troviamo stati che furono ridotti a pedine di scambio tra le grandi potenze, come alcuni principati tedeschi, parte degli stati italiani e la Polonia, un tempo vasta e indipendente, che venne cancellata dalla carta europea perché tra 1772-1795 fu divisa tra Russia, Prussia e Impero asburgico.

Guerre di successione del XVII secolo

Tre importanti guerre del XVII secolo furono di successione:

  • Quella spagnola, conclusa nel 1714.
  • Quella polacca, conclusa nel 1738.
  • Quella austriaca, conclusa nel 1748.

Al termine di queste guerre:

  • Spagna: perde i suoi possedimenti italiani e vede ridimensionate le sue ambizioni sul continente.
  • Prussia: diventa un regno e acquista un ruolo politico importante nell'Europa centrale.
  • Impero asburgico: confermato il suo ruolo di protagonista nelle vicende politiche del continente.
  • Russia: ha per la prima volta un ruolo significativo in Europa.
  • Francia e Inghilterra: rimangono grandi potenze.
  • Italia: il Ducato di Savoia acquista la Sardegna e diventa Regno di Sardegna; il Regno di Napoli diventa indipendente dalla Spagna; il Ducato di Milano cade sotto il controllo dell'Impero asburgico; il Granducato di Toscana viene controllato indirettamente dall'Austria perché il suo controllo passa dai Medici agli Asburgo-Lorena, imparentati con la famiglia imperiale di Vienna.

La guerra dei sette anni (1756-1763)

Un conflitto importante è la guerra dei sette anni, che si svolse su uno scenario mondiale:

  • In Europa: Impero asburgico e Prussia combattono per il possesso della Slesia (vittoria Prussia).
  • Sul piano intercontinentale: Francia e Inghilterra combattono per definire i possedimenti coloniali in America settentrionale e India (vittoria Inglesi che cacciano i francesi da Canada e India).

Queste guerre furono diverse da quelle dei due secoli precedenti perché:

  • Furono combattute per motivi di prestigio della corona o vantaggi materiali non ideologici, quindi non coinvolsero troppo i sentimenti dei combattenti e delle popolazioni, così che le guerre furono meno esasperate.
  • Il costo delle truppe, del loro addestramento e mantenimento spinse i governi a usarle con più oculatezza, evitando gli scontri campali.
  • La migliore organizzazione delle stesse truppe ridusse i saccheggi e le violenze a danno della popolazione civile.

L'assolutismo illuminato

Nella seconda metà del XVIII secolo, molti sovrani d'Europa vollero rendere più efficace il loro governo e quest'opera si incontrò con due elementi del pensiero illuminista: il progresso e la battaglia contro i pregiudizi. Paradossale evidente già dall'espressione con cui viene definito: assolutismo illuminato (infatti l'assolutismo fu sempre uno dei principali bersagli dell'illuminismo). Tutte le principali monarchie europee del tempo erano assolute o volevano diventarlo (tranne l'Inghilterra).

Contro questo progetto i sovrani trovarono resistenza dalle tradizionali autorità autonome dal potere centrale:

  • Nobili e chiese: forti di privilegi, esenzioni e prerogative.
  • Città e regioni: mantenevano antiche forme di autonomia.

Per stroncare queste resistenze gli stati dovettero rendere più efficienti le strutture in grado di assicurare una presenza capillare e omogenea del potere sovrano sul territorio: un solido sistema giudiziario, un'efficiente burocrazia, un esercito stabile alla dirette dipendenze del sovrano, un apparato fiscale efficiente. Vollero anche favorire lo sviluppo economico della nazione.

Obiettivi dell'azione riformatrice dei sovrani del 1700

  • Ridimensionare i privilegi di nobiltà e clero: ostacolavano il potere del re; apparivano ingiustificati, irrazionali e dannosi alla collettività.
  • Promuovere lo sviluppo economico con alcune linee-guida illuministe (libertà di commercio, abolizione di monopoli e corporazioni).
  • Introdurre maggiore efficienza nell'amministrazione della giustizia, nella burocrazia e nel sistema fiscale.
  • Mostrare che il sovrano non era indifferente al benessere dei sudditi, anzi lo poneva tra i principali obiettivi della sua riforma.

Da questa azione riformistica "dall'alto" accrebbe il potere del monarca che si occupava di tutto. In questo momento la "pubblica felicità" fu il criterio per valutare l'azione dei governi.

Il dispotismo illuminato

Il dispotismo illuminato non interessò:

  • Inghilterra: già da tempo era modernizzata; vi era la monarchia parlamentare.
  • Francia: culla dell'Illuminismo; Luigi XIV aveva qui portato l'assolutismo con una serie di compromessi con i ceti privilegiati che ora non si potevano mettere in discussione.

Le monarchie più interessate alla riforma furono quelle:

  • Asburgica (comprendeva Austria, Ungheria, Boemia, Belgio, Lombardia).
  • Prussiana.
  • In modo minore: spagnola, portoghese, svedese, russa.
  • Granducato di Toscana (con gli Asburgo) e il Regno di Napoli (con i Borbone di Spagna).

In questi stati ci furono soprattutto interventi volti a ridimensionare i privilegi del clero tra cui:

  • Molte esenzioni fiscali (es. i limiti imposti alla vendita delle proprietà ecclesiastiche come la manomorta).
  • Immunità giudiziarie (es. diritto di asilo, per cui la giustizia non poteva perseguire persone rifugiate in edifici sacri).
  • Scioglimento degli ordini contemplativi, cioè non legati a una precisa funzione sociale.

Tutto ciò tendeva ad affermare la superiorità della giurisdizione laica su quella ecclesiastica.

Interventi in campo economico

Gli interventi in campo economico furono:

  • Senza obiezioni: in caso di bonifiche, costruzione di strade, innovazioni agricole.
  • Con resistenze: quando le riforme colpivano precisi ambiti di privilegio.

Anche se era chiaro che i dazi interni costituivano un limite allo sviluppo dell'agricoltura, le imposte indirette gravavano tra la popolazione più povera, era comunque complesso accrescere le imposte dirette. In particolare, occorreva un quadro preciso delle proprietà per stabilire che tutti pagassero in base alla percentuale (aliquota fiscale) calcolata sul valore delle loro proprietà. A tal fine vennero creati i catasti, uno strumento di accertamento fiscale. In realtà, mettere in discussione certi privilegi fiscali significava mettere in discussione consolidati equilibri sociali, per cui a volte il bilancio del dispotismo illuminato fu fallimentare.

Risultati migliori vennero dalla riforma del rapporto monarca-sudditi, come:

  • Nella giustizia penale: abolizione tortura, limitazione pena di morte e di quelle a carattere infamante.
  • Iniziative in campo dell'istruzione elementare.
  • Lento affermarsi della tolleranza religiosa, soprattutto per la discriminazione degli ebrei.
  • Libertà di pensiero, che permise anche la diffusione dell'Illuminismo.

In Italia - dal dominio spagnolo all'egemonia austriaca

Fra metà 1600-metà 1700 il territorio italiano fu la "pedina di scambio" degli accordi politici come preda per i vincitori o premio di consolazione per i perdenti. Ad esempio, con la guerra di successione polacca:

  • Fu combattuta tra Piemonte, Lombardia ed Emilia.
  • Alla fine, il Granducato di Toscana venne attribuito a Francesco Stefano di Lorena (marito di Maria Teresa d'Austria) per compensarlo della perdita della Lorena, assegnata a sua volta a Stanislao Leczynski.

Un bilancio geopolitico di questi conflitti può essere fatto confrontando la cartina italiana fra la pace di Vestfalia (1648) alla fine della guerra dei Trent'anni e la pace di Aquisgrana (1748) alla fine della guerra di successione austriaca. Da tale confronto si nota che:

  • L'egemonia spagnola instauratasi dopo la metà del XVI secolo venne sostituita da un predominio austriaco. A metà del XVIII secolo, l'Impero asburgico controllava direttamente il Ducato di Milano e il Ducato di Mantova e indirettamente il Granducato di Toscana e aveva occupato per periodi di tempo più o meno lunghi i Ducati emiliani e il Regno di Napoli.
  • Il Regno di Napoli era alla fine tornato sotto la dinastia dei Borbone che regnava in Francia e, dopo il 1714, in Spagna. Però i sovrani napoletani furono resi indipendenti da: rinuncia della Francia a espandersi; ridotto peso internazionale della Spagna.
  • Il ramo collaterale dei Borbone-Farnese era stato posto nel Ducato di Parma; Piacenza.
  • Fuori dai grandi giochi politici restavano: repubbliche aristocratiche di Venezia e Genova; lo Stato della Chiesa.
  • L'unico stato italiano a manifestare un ruolo autonomo è il Ducato di Savoia divenuto nel 1714 Regno di Sardegna. Proseguendo con varie alleanze politiche, i sovrani sabaudi parteciparono a molte dei conflitti di questo periodo ottenendo in cambio significativi ampliamenti territoriali. Più che con l'acquisizione della Sardegna, essi rivelarono le loro ambizioni espansionistiche spostando a oriente i confini dello stato con l'acquisizione di Monferrato, Alessandria, Lomellina, Valsesia fino alle sponde del Ticino.

L'attività riformatrice in Italia

Il fatto di sganciarsi dalla dominazione spagnola ebbe per l'Italia un effetto positivo in termini politici e culturali. Infatti, la Spagna, a causa del suo declino, portava con sé un clima di immobilismo e finiva con il condizionare anche i territori italiani, già sottoposti alla rigida controriforma. Dal 1730 anche in Italia vi fu un vivace movimento culturale e in una certa misura anche politico, in stretta relazione con il dispotismo illuminato, anche se non inserito in progetti organici.

Le riforme maggiori vennero fatte nei territori sotto il controllo austriaco, soprattutto sotto Maria Teresa e Giuseppe II. L'Impero asburgico fu all'avanguardia nel movimento riformatore. Al Ducato di Milano vennero estesi:

  • L'incremento dell'istruzione primaria.
  • La riduzione dei privilegi ecclesiastici.
  • La limitazione delle prerogative delle vecchie classi dirigenti.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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