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Riassunto esame Storia dell'Architettura dell'Arte e del Design, prof. Irace, libro consigliato Filosofia del Design di De Fusco Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia dell'Architettura dell'Arte e del Design, basato su appunti personali e studio autonomo del libro Filosofia del Design di De Fusco consigliato dal docente Irace. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la Storia dell'architettura dell'arte e del design de 1985, il 1851, anno dell'Esposizione Universale di Londra, la costruzione del Crystal Palace.

Esame di Storia dell'architettura dell'arte e del design docente Prof. F. Irace

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Sintesi:

”Filosofia del design”, idealmente collegato al precedente testo

“Storia del design” del 1985, è atto a delineare un filo logistico che

distingue, secondo precisi metodi ed “artifizi” storiografici, una

“filosofia”, fin’ora mai adeguatamente approfondita, del concetto di

design, configurando le cause e le situazioni socio politiche italiane,

europee ed extraeuropee che portarono gradualmente alla nascita e

allo sviluppo, più o meno univoco e omogeneo, dei principali stili,

gusti e tendenze a cui si è fatto riferimento a partire dal periodo

post rivoluzione industriale, in particolare dal 1851, anno della

Esposizione Universale di Londra, ricordata per la allora incredibile

ed innovativa costruzione del Crystal Palace. Il saggio termina con

l’introduzione delle più moderne tendenze stilistiche, in cui l’oggetto

di “design” entra nelle case e nella quotidianità dei più, fino a far

decollare la politica dell’usa e getta.

Premessa:

Approssimativamente, le prime 100 pagine del testo non sono altro

che una lunghissima premessa, in cui l’autore, probabilmente per

dare un supporto efficace alle sue considerazioni, esplica una serie

di concetti filosofici e filologici con l’obbiettivo di concedere

all’anonimo lettore una comprensione generale e teorica dei metodi

costruttivi del testo in sé. In tal modo il lettore è portato alla totale

comprensione della tesi di De Fusco che si palesa a partire dal

capitolo V “La rivoluzione industriale e il design”.

In primo luogo l’autore esplica il significato del termine “riduzione”,

termine al quale successivamente accosta aggettivi che lo

contestualizzano. Di qui la “riduzione culturale” (la sintesi, la

riduzione di una disciplina in concetti semplici, generali,

comprensibili a tutti, come accade nell’enciclopedia); “riduzione

nelle scienze naturali” (il ridurre ad un’unica scienza dei concetti e

delle relazioni primarie, in grado di condurre, se approfonditi, alle

innumerevoli sfaccettatura della materia); “riduzione delle scienze

umane” (più difficile da realizzare, in quanto il quadro delle scienze

umane – storiografia, sociologia…- è estremamente complesso e

soggettivo, in questo caso De Fusco propone il tipo-ideale

Weberiano, vale a dire una visione storica ridotta ad un unico punto

di vista); “riduzione estetica e del design” (concentrazione di ideali,

tendenze, caratteristiche all’interno di un unico oggetto, che di per

sé racconta una storia – es. “Sedia rossa e blu” Rietvled.

Successivamente vengono proposti due schemi delineanti i principi

dell’industrial design, come data accezione alla parola “design”

- Trinomio:

**Quantità: nasce dal concetto di standard, chiave della

produzione di serie. In un tempo più che dimezzato, la produzione di

oggetti standard sale incontrollatamente, questo “democratizza”

alcuni oggetti fino a quel momento considerati di lusso; abbassa

anche la qualità estetica dell’oggetto di partenza realizzato

artigianalmente.

**Qualità: determinata a priori dal progetto iniziale, oggetto di un

dibattito che vede protagonisti Ford e Dorfes, il primo riteneva che il

modello iniziale andasse mantenuto, intervenendo solo in alcuni

dettagli e varianti, sostenendo l’idea che è alto il desiderio di

tornare agli schemi conosciuti piuttosto che sfuggirne, la

riconoscibilità come sicurezza, mentre il secondo dava come

soluzione e stimolo alla vendita la “variazione” continua dei modelli

e dei progetti, seguendo la convinzione che l’oggetto nuovo e

insolito si vende meglio.

**Basso prezzo: dal basso prezzo di un prodotto dipende il suo

successo o il suo fallimento, affinché sia possibile è necessario il

fattore “quantità”. Inoltre l’oggetto in questione deve soddisfare

una massa di consumatori suddivisi in due ideali: il concetto della

decorazione come elemento necessario, e lo stesso come superfluo

(less is more).

-Teoria del quadrifoglio:

Si tratta della sintesi dei quattro fattori necessari e caratterizzanti

dell’industral design: progetto, produzione, vendita, consumo;

ognuno necessario all’altro. Da questa successione si comprende la

rilevante importanza del pubblico, che con il suo consumo delinea il

successo o il fallimento di un prodotto. Sta al bravo progettista, a

differenza dell’artigiano, comprendere, ed andare incontro al gusto

collettivo, che non si tratta di un concetto individuale, ma, secondo

l’autore, di una tendenza omogenea, un evento socio.politico che si

evolve con la sue epoca.

Egli espone inoltre in questa prima parte del testo il concetto di

“arte applicata”, delineandola come un evento nato in Inghilterra

con la rivoluzione, che in maniera additiva crea una sintesi fra l’arte

pura, nella sua accezione tradizionale, contemplativa e teorica, e

l’innovazione dell’oggetto industriale, a crearsi in tal modo un

oggetto utile, funzionale, ma pur sempre oggetto d’arte.

Ultima premessa dell’autore prima di dare inizio alla sua tesi

filosofia, riguarda i “capisaldi della storiografia”, ovvero gli schemi

applicativi indispensabili per poter delineare una ricerca storica

basata sulla comprensione e non sulla spiegazione.

** Individualità: unicità ed irripetibilità di un evento

**Causalità: spiegazione causale di un fatto storico, tale da fornire

il perché dell’essere o dell’accadere di un evento. Alcuni critici

giudicano superfluo lo studio di una causalità all’interno della

ricerca storica.

Marx colloca la causalità degli eventi all’interno dei processi

economici e di produzione, ma ciò non vale per l’arte.

Personalmente non mi trovo d’accordo.

Secondo Edward Carr (storico e giornalista britannico) l’uomo è

portato a studiare la storia e le sue cause per poter realizzare una

previsione del futuro. Ritengo che lo studio delle cause che hanno

portato a certi eventi storici e alle successive conseguenze sia il

principio cardine dell’utilità di tale studio. Non vi sarebbe altro

motivo di studiarne i contenuti se non un freddo ed oggettivo

interesse culturale.

Altre due teorie messe a confronto sono quelle di Gottfried Semper

(architetto tedesco) - che applica il metodo scientifico alla storia

cercandone la base, dando come precetto che l’origine

dell’architettura e della geometria si trovino nell’arte tessile

manifatturiera- e di Alois Riegl (storico dell’arte austriaco) – egli

ritiene invece che l’arte e i suoi sviluppi non possono trovare una

determinata causa, tranne che il bisogno psichico dell’individuo.

Secondo l’autore la spiegazione causale di un fenomeno deve

essere individuata da più fattori, comprendendo quello sociologico.

Bisogna quindi fare riferimento ad un “sistema di cause” che il

ricercatore individuerà a seconda dei fini che egli si propone.

** Selettività: selezionare accuratamente gli eventi storici, in base

al taglio desiderato dallo storico. Secondo alcuni il valore è già

intrinseco nella storia stessa, e sta al ricercatore individuarlo

FINE PREMESSA

A questo punto l’autore si concentra su una linea pratica e

temporale, iniziano a delineare una sua tesi a partire dall’evento

della rivoluzione industriale.

RIVOLUZIONE INUDSTRAIALE:

E’ l’insieme di fatti economici, sociali e culturali che ebbe come suo

luogo di nascita l’Inghilterra del 1760. Essa si basa sulla

collaborazione di molte forze coesistenti, il lavoro non spetta più ad

un solo artigiano, capace, e pilota della sua tecnica, ma da una

serie di operai, senza alcuna tecnica che lavorano insieme secondo i

tempi della moderna catena di montaggio, al fine di realizzare non

più un oggetto TOPICO, unico non sono per il suo essere assoluto,

ma anche per la presenza di eventuali difetti, ma una serie infinita

di oggetti standardizzati, non più distinguibili e ATOPICI, quale è il

design. Nasce così il capitalismo, dato che le spese degli impianti

industriali non potevano essere sostenuti altrimenti. Esso si basa su

consumismo, profitto, concorrenza e vendita di massa.

Il primo cambiamento radicale dato dal processo di

industrializzazione è dato dalla crescita demografica, che ha portato

all’imminente incremento di quartieri operai in città, collegate fra

loro da un sempre più fitto numero di strade e vie di comunicazione,

ed allo svuotarsi delle campagne, ove principalmente risiedeva la

tradizione artigianale, che ha a stento tirato avanti finche ha potuto,

rifiutandosi categoricamente di trovare un compromesso con

l’industria. Questo evento ha portato ad una prima biforcazione

idealistica: il filone di Henry Cole, ricercatore di un possibile

compromesso fra tradizione artigianale ed arte, e il movimento

“Arts and Crafs” di William Morris, rivendicatore di un passato sicuro

e confortante, e di una “joy in labour”.

In questo marasma di eventi imminenti e repentini la popolazione

iniziò a cercare punti di riferimento nelle menti filosofiche del

tempo;

MARX

Il proletariato si appoggiava al marxismo, in quanto non era

altrimenti tutelato in alcun modo. Secondo Marx infatti “l’operaio

produce valore in eccesso rispetta lla sua remunerazione e questo

plusvalore viene assorbito dal capitalista a proprio esclusivo

vantaggio.”


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in design degli interni
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher PFrancesca93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura dell'arte e del design e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Irace Fulvio.

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