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Avviene dunque lo spostamento da proprietà a non proprietà: la

stratificazione sociale avviene sulla base della occupazione.

Il ceto medio era prima rappresentato dal proprietario imprenditore, ora, a

causa del processo di concentrazione della proprietà, la figura emergente

è quella dello stipendiato inserito nei nuovi processi industriali che

hanno favorito la nascita di nuove figure professionali.

In particolare, gli stipendiati si occupano sempre più di simboli:

maneggiano carta, denaro e persone, invece di cose. Coordinano le

persone che fabbricano cose, ma sono socialmente distanti da loro,

contribuendo così in parte al grande processo di trasformazione in profitto

di ciò che qualcun altro ha fatto.

I loro ranghi aumentano perché:

- Aumenta la produttività grazie all’ausilio delle macchine

- Estendersi della distribuzione

Aumentando la produzione -> aumenta la ricerca di mercati.

- Sviluppo di attività di coordinamento

L’enorme sviluppo delle grandi società e delle amministrazioni federali

hanno bisogno di una estesa burocrazia che abbia il compito di:

pianificare, coordinare, amministrare le nuove routines operative: il tutto

non è più affidato alla legge della domanda e dell’offerta ma

accuratamente calcolato.

Come fonti di reddito le occupazioni sono connesse con la posizione di

status, in quanto conferiscono prestigio, e implicano in varia misura

potere su altre persone.

Occupano la stessa posizione degli operai – lavorano per conto di chi

possiede i mezzi di produzione – ma si sentono superiori perché il loro

reddito è più alto degli operai.

Godono di prestigio per somiglianza con i vecchi imprenditori del vecchio

ceto medio, o per riflesso della ditta dove lavorano, o per gli abiti da

passeggio che indossano sul posto di lavoro, o perché hanno speso tempo

per l’apprendimento delle specializzazioni che usano.

I colletti bianchi esercitano un potere derivato: sono gli assistenti

dell’autorità. ,

I L D I R I G E N TE U N N U OVO DE M I U R GO

La burocrazia è una gerarchia di uffici, ciascuno dei quali ha un suo

settore operativoe impiega un personale dotato di qualifiche

specializzate.

Ma la direzione di questi uffici non ha volto, è una autorità accentrata e

insindacabile. I colletti bianchi, anche se riescono ad avere una certa

autorità, non ne sono la fonte. Sono un anello di trasmissione in quella

catena di comandi che unisce gli uomini che prendono le decisioni e quelli

che producono cose.

Gente dotata di un ethos, un’arte. Centri di potere che non devono dare

conto delle proprie decisioni a nessuno tranne che agli azionisti - sempre

in seguito alla grande ma progressiva scissione tra proprietà e controllo

dei mezzi di produzione. Ed è questo il loro lavoro: decidere, pur senza

averne le competenze specifiche, circondandosi di collaboratori. La

burocrazia funziona fino ad un certo punto, fino al livello dei quadri

direttivi, dove avanzano i migliori e/o i più anziani. Ma a livello alto, ci

sono le persone meno “burocratiche” che esistano.

A livelli più bassi: il caposquadra, nel ruolo cardine di cuscinetto tra

proprietà e lavoratori, uno dei tipici colletti bianchi che deve vendere la

propria personalità – i propri buoni rapporti con i lavoratori di cui egli è

parte – per promuovere la disciplina e la fedeltà all’azienda.

Le grosse società sono spesso una combinazione di forme burocratiche,

patrimoniali e imprenditoriali di organizzazione.

I burocrati agiscono in base all’autorità di cui sono investiti, ed il loro

potere si identifica con l’ufficio che occupano e deriva soltanto da questo

(e fanno questo lavoro con tanto più zelo quanto più servendo l’azienda

servono i propri interessi).

Mentre i vecchi imprenditori giungevano al successo fondando una nuova

azienda e ingrandendola, i nuovi imprenditori seguono un percorso

tortuoso. Passano all’interno delle burocrazie costituite ma anche da una

burocrazia all’altra. Servire i potenti è l’unico modo di sfogare lo spirito di

iniziativa, sperando di ottenere un giorno la propria fetta di torta. Lo

scopo è accumulare “segreti”, ciò che non sia accessibile a chi è

all’interno dell’organizzazione, fino ad essere così poco sostituibile da

diventare pericoloso e dunque necessario. Opera ai margini delle

burocrazie, e l’unica cosa che può è servirsi della sua personalità per

sfruttare le ansietà del grosso dirigente che conosce da vicino.

I L P OT E RE

La frattura tra direzione e proprietà, la rivoluzione manageriale, non

significa che il potere è stato sottratto dalle mani della proprietà privata,

significa piuttosto che questo si è concentrato. Il diritto di disporre della

catena di comando sono sempre prerogative dei proprietari, c’è solo stata

una distribuzione dei poteri di gestione all’interno della classe

proprietaria.

I dirigenti sono gli agenti esecutori della proprietà privata, e quelli di

grado più alto si muovo in perfetto accordo, quando non sono parte

integrante, sul piano sociale e politico con i detentori della grande

proprietà. Egli è trattato da pari a pari, appartiene ai loro club ed agisce in

loro nome.

Le attività si tendono sempre più a razionalizzare, a qualsiasi livello. Non

esiste responsabilità se non collettiva, in un vasto scaricabarile. In tale

processo l’impresa e l’ufficio si trasformano in feticci: l’azienda diventa

organismo impersonale, autonomo e indipendente, dove gli uomini sono

rotelle di impersonali principi organizzativi aggressivi e rapaci. Ad oliare

ogni parte di tale meccanismo c’è la manipolazione: dall’opinione ai

sentimenti e persino allo stato d’animo. Il potere è occultato da sistemi

razionali in modo tale che nessuno possa identificarne la fonte o tentare

di contrastarlo.

I PR O F E S S I ON I S T I

I professionisti sono i depositari di ogni capacità intellettuale utilizzata

come fonte di reddito. Mentre prima, per antica tradizione, essi erano

liberi praticanti, oggi sono fin dall’inizio stipendiati. Alla direzione

personale – ad es. di studi medici o di avvocato – subentrano le grandi

organizzazioni burocratiche come la clinica o l’officina legale. Lavorano in

reparti sempre più specializzati, sotto dirigenti, le condizioni a cui

eseguono il lavoro sono stabilite da un regolamento. Il lavoro è condotto

in modo impersonale, e a qualunque laureato che vogli accedere ad una

delle professioni mancherà sempre una cosa: i contatti. Sono quelli che

procurano gli affari, e sono solo gli anziani – portavoci delle grandi

società, loro servitori ed apologisti, il cervello delle società per azioni – a

possederli.

Le burocrazie ingegnosamente articolate, il volume delle prestazioni da

loro richieste, la collusione tra dirigenti e zelo commerciale, le manovre

politiche per limitare l’accesso a nuovi elementi, defraudano molti

professionisti della possibilità di pensare in modo libero e indipendente.

L’accentramento delle decisioni è accentramento del potere: se i compiti

meno intellettuali vengono suddivisi in più parti, l’uso del raziocinio

apparterrà solo ed esclusivamente ai massimi dirigenti. Ai livelli inferiori

accederanno le persone provenienti dai gradini inferiori della scala

sociale, mentre ai gradini superiori verranno sbalzati le riproduzioni delle

elites attuali.

G LI I N TE L LE TT UA L I

Anche gli intellettuali sono dispersi in gruppi distinti. La loro caratteristica

è quella di potersi dedicare alla difesa e alla elaborazione di qualsiasi

interesse sociale. Persa ogni volontà politica, gli intellettuali hanno

smesso di credere nella capacità dell’intelletto umano di controllare il

proprio destino. Nel contesto burocratico le nuove burocrazie sono i datori

di lavoro e i maggiori acquirenti della loro produzione. Essi diventano così

le truppe ausiliarie dei padroni del mercato. Si dedicano alla formazione

dell’opinione pubblica, e in ogni settore la paura di perdere il proprio

posto di lavoro, o le indirette manipolazioni eserctiate dai corpi direzionali

porta all’autocensura. Sono così diventati lavoratori stipendiati: gente che

passa le ore più vive della propria esistenza a ricevere ordini.

Ma il mercato paga bene, e gli intellettuali sono chiamati sempre più a

creare e diffondere nuovi simboli. Le santificazioni tradizionali sono

andate distrutte, servono dunque nuovi presupposti ideali diffusi

attraverso nuovi strumenti di comunicazione; nuove verginità per le

grandi burocrazie: la concentrazione della ricchezza e la centralizzazione

del potere esigono opinioni concentrate e centralizzate, servono nuove

giustificazioni, interpretazioni o diversivi che distraggano la pubblica

attenzione. Chi voglia mantenersi libero troverà i centri dell’iniziativa

politica sempre meno accessibili, si sentirà irrilevante: da tale

consapevolezza in letteratura sorge così un senso tragico della vita,

un’alienazione, un rifugiarsi nelle proprie debolezze. Nelle scienze sociali

procede di pari passo una ricerca feticistica della obiettività che,

accettate per date la grande impalcatura che lo circonda, si adopera nella

immaginazione di grandi schemi di vita e di lavoro prefabbricati.

Adeguarsi o piangere sulla propria alienazione: queste sono le alternative.

L A G RA N D E S A L A D I V EN D I TA

Nella nuova società la vendita è una attività onnipresente e

onnipervasiva, che penetrain ogni istituzione e in ogni rapporto.

Mentre all’inizio le case commerciali erano in grado di incrementare

l’immissione di merci su un mercato in espandione abbassando i prezzi,

su un mercato chiuso c’è bisogno di stimolare la domanda creando nuovi

bisogni e desideri assillanti. Dal piccolo emporio, ai negozi specializzati,

fino ai grandi magazzini simbolo dell’integrazione. L’economia dipende da

mercati con un alto tasso di ricambio dei beni di consumo, il processo è

accellerato dal marketing e dalla creazione di mode: condizionamenti

deliberatamente programmati al fine di aumentare il volume di vendite.

Prima della comparsa del sistema di attacco senza quartiere al cliente, il

venditore mirava fondamentalmente a conoscere bene il prodotto; in

seguito gli sforzi si sono diretti ad incantare il probabile cliene, arte che è

stata fornita dalla psicologia.

I grandi magazzini sono i sostituti della famiglia: nutrono, vestono,

divertono. Hanno assimilato in sè tutte le varie fasi del ciclo economico.

Sono la cattedrale dei beni di consumo, dove si celebra il grande culto

delle apparenze. La razionalizzazione in questo case assume la forma

della standardizzazione delle competenze di vendita, che prima erano

affidate all’iniziativa privata e alla creatività del commesso. Ora la

creatività viene centralizzata, e al commesso è richiesto solo di appuntare

in viso la maschera più idonea per lui creata dai sistemi esperti: nasce il

mercato della personalità, la messa in vendita dell’arte di trattare le

persone. Ogni campo che prima era lasciato all’autonomia viene

regolamentato – ad es. la contrattazione -. Le leggi della domanda e

dell’offerta regolano il tipo di personalità che egli può esprimere.

E, per averci a che fare meglio, si standardizzano anche i clienti: bisogna

essere rapidi analizzatori di caratteri per sfoderare le armi più giuste per

ogni tipo umano. La personalità, intesa come plasmabilità al sistema,

viene sostituita come requisito alla specializzazione: articolate iniziative

istituzionali e scolastiche cercano razionalmente di preparare gli individui

per il mercato della personalità e di incoraggiarli nel loro tentativo di

competervi con successo: anche le “buone maniere” diventano una

pratica commerciale.

L’ U F F I C I O

Gli uffici sostituiscono i liberi mercati.

Quando gli uffici iniziarono ad ingrandirsi, si sentì la necessità di

classificare in modo sistematico le operazioni commerciali. Si

cominciarono a suddividere i compiti in specializzazioni diversi, e quando

la massa di lavoro divenne enorme e costosa fu possibile l’impiego su


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianlucamato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia urbana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Brancaccio Luciano.

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