Sociologia – "Il mercato della paura"
L'11 settembre scopre l'Occidente nelle sue fragilità. Da quel giorno la paura incombe sul pianeta. In questo testo, Bonini e D'Avanzo forniscono una fotografia complessiva del fenomeno, raccontano la storia di uomini ed apparati che si sono fatti “mercanti” dell'allarme sociale generato dagli attacchi terroristici. Persone che hanno saputo “usare la paura”, ne hanno fatto strumento politico per la carriera, gli affari, i traffici di denaro, hanno utilizzato prove finte ed inattendibili (basate su “corre voce”, “è possibile”, “è probabile”) contro Saddam, ma necessarie all'amministrazione Bush per legittimare la guerra.
Un esempio significativo
Un esempio è quando nel 2003 Bush avverte che il governo inglese ha appreso che Saddam ha recentemente cercato di acquisire significative quantità di uranio (uranio grezzo, in gergo “yellowcake”: torta gialla) in Niger. Questa notizia si rivelerà infondata.
Tuttavia, non sono mancati personaggi che hanno agito con onestà, hanno detto la verità, si sono messi contro i loro governi e, proprio per questo, sono stati costretti a lasciare il posto che ricoprivano.
Convinzioni degli autori
Bonini e D'Avanzo non si nascondono: propongono notizie concrete e verificabili, documenti e testimonianze. Ma ciò non significa non avere una propria visione delle cose: soprattutto nel primo capitolo i due autori esprimono chiaramente le proprie convinzioni: “dopo 4 anni sappiamo meno di prima su Al-Qaida (restano ancora aperti degli interrogativi: che cos’è? Qual è la sua struttura? Esiste davvero un’organizzazione chiamata Al Qaida?). E questi 4 anni hanno reso il mondo un luogo più insicuro e vulnerabile di prima. Il nostro paese non fa eccezione”.
Incertezza e insicurezza
Si tocca qui un punto fondamentale: anche in Italia siamo tutt’altro che sicuri. Come ci hanno insegnato gli attentati di Madrid e Londra, di fronte al terrorismo non ci si può dire mai definitivamente protetti, proprio questa è la leva su cui agisce chi conta sul terrore. Perché non è necessario combattere ed uccidere sempre: se lo scopo è il terrore si può anche tenere accesa la paura dell’avversario, ricordandogli che potrà essere colpito ovunque.
Basta un rapporto non confermato di un possibile attacco per far scattare misure di allerta che aumentano la sicurezza ma che, dall’altro lato, ci fanno rendere conto che essere protetti significa anche essere minacciati.
Gli addetti alla sicurezza nazionale non dissimulano lo stato delle cose: anche l'Italia sarà colpita. La previsione si basa soprattutto su u...