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Sociologia generale - nozioni

Appunti inerenti l'esame di Sociologia generale della prof. Musmeci i quali trattano l'agire degli individui, agire razionale rispetto allo scopo, agire razionale rispetto al valore, la burocrazia , il principio di continuità, il principio di gerarchia.

Esame di Sociologia generale docente Prof. G. Musmeci

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ESTRATTO DOCUMENTO

ATTIVITA’ IMPARZIALE: L’attività del burocrate deve essere “sine ira ac studio”, cioè senza ira né

passione. E’ un’attività senza atteggiamento negativo e senza atteggiamento positivo. Quindi un’attività

senza sentimento, senza emozioni.

ATTIVITA’ UNICA: L’attività del burocrate è unica, nel senso che non fa altre cose: dedicherà tutta la

sua vita ad un’unica attività. Questo è dovuto al fatto che le competenze tecniche richieste sono molto

elevate, quindi tutti devono dedicarsi ad una sola attività.

ATTIVITA’ SEPARATA: L’attività del burocrate dev’essere separata dalla sua vita privata.

L’UTENTE: Gli utenti sono coloro che ricevono dei servizi, ma a loro volta sono sottoposti a procedure

formali. Questo vuol dire che per la burocrazia tutti gli utenti sono dei numeri. Essere dei numeri significa

tagliare le informazioni di tipo personale. Proprio per questo gli utenti godono dell’anonimato.

BUROCRAZIA TRADIZIONALE

Un’organizzazione tradizionale si fonda su un regolamento consuetudinario. Questo regolamento è basato

sulla tradizione, quindi sul ripetersi di certe procedure: ci si comporta come ci si è sempre comportati,

seguendo regole valide da sempre.

IL REGOLAMENTO

Non esiste un regolamento scritto che assegni dei compiti perché questi vengono assegnati personalmente

dal leader. La gerarchia si determina sulla base di un criterio personale: è il leader che attribuisce le

responsabilità. Weber infatti preferisce la burocrazia legale perché essa cancella i privilegi.

IL LEADER

Il leader, in questo caso, non deve attenersi ad un regolamento e non c’è nessuno che controlli dal basso.

Le relazioni tra il leader e il resto del gruppo sono di tipo personale.

IL FUNZIONARIO

Il funzionario tradizionale è un signore le cui responsabilità sono divise personalmente dal leader. Anche

il funzionario tradizionale è caratterizzato da proprietà, ma rispetto alla burocrazia legale le cose

cambiano.

ATTIVITA’ GERARCHICA: La gerarchia c’è ma cambia il criterio, cioè le regole secondo cui

qualcuno è superiore o inferiore. Le responsabilità si distribuiscono sulla base di

personali criteri di opportunità ed equità. Tutto dipende dai rapporti personali e dalla stima che il leader

nutre nei confronti del funzionario.

ATTIVITA’ SPECIFICA: Il burocrate non ha compiti specifici perché si occupa di tutto. Per questo

motivo il funzionario tradizionale non ha competenze tecniche.

ATTIVITA’ CONTINUA: La continuità non è garantita in quanto il funzionario non è vincolato da un

regolamento, ma il comportamento è a sua discrezione e dipende dalle relazioni col leader. Quindi anche

l’interdipendenza è messa in discussione.

ATTIVITA’ GIURIDICA: Questa proprietà manca completamente. Il leader impartisce gli ordini

secondo un regolamento consuetudinario, nel senso che “si è sempre fatto così”.

ATTIVITA’ IMPARZIALE: Non c’è imparzialità perché manca un regolamento astratto e generale,

quindi si agisce secondo personali criteri di opportunità ed equità. Non si hanno diritti ma privilegi.

ATTIVITA’ UNICA: Non è un’attività unica perché ci si occupa di tutto.

ATTIVITA’ SEPARATA: Non è un’attività separata dalla vita privata perché spesso viene svolta in

casa.

L’UTENTE

Gli utenti sono soggetti a privilegi, nel senso che non hanno diritti o garanzie formali se non istaurano una

relazione personale con il leader. L’utente non è più un numero e non viene trattato in maniera imparziale

ma in maniera personale: si guarda al caso specifico e talvolta anche a certi requisiti dell’utente. Ad

esempio: il voler entrare in circoli esclusivi come Rotary o Lions. I requisiti richiesti agli iscritti sono il

conoscere qualcuno già iscritto, avere un buon conto corrente...

BUROCRAZIA CARISMATICA

Un’organizzazione di tipo carismatico si fonda sulla dedizione, sulla passione nei confronti dell’attività

che si svolge. In essa non c’è la tranquillità dell’ordinamento legale ma tutto è legato alle emozioni. La

relazione con il gruppo è intensissima: più si è sconvolti, più si è innamorati del gruppo. Inoltre la

gerarchia è legata alla maggiore o minore distanza dal leader.

IL REGOLAMENTO

Non c’è un regolamento che attribuisce delle responsabilità ma tutto ruota attorno alla figura del leader.

IL LEADER

Il leader carismatico è un leader rivoluzionario, cioè afferma cose differenti da quelle affermate da un

ordinamento legale o tradizionale. Egli pretende di avere capacità particolari e una missione speciale da

compiere (che può essere di qualunque tipo). Weber indica nella figura di Gesù (che si presentava come il

figlio di Dio) un esempio di figura carismatica, ma dice che anche il capo dei ladroni può essere un leader

carismatico.

IL FUNZIONARIO

Un funzionario carismatico è una persona molto coinvolta nel suo lavoro. E’ una persona riconosciuta dal

leader.

ATTIVITA’ GERARCHICA: La gerarchia, in questa organizzazione, dipende dalla vicinanza al leader:

più si è vicini al leader e più si è importanti.

ATTIVITA’ SPECIFICA: Non vi è nessuna attività specifica perché in questo gruppo tutti fanno tutto.

ATTIVITA’ CONTINUA: La continuità dipende dalla discrezionalità del leader. Il leader prende

decisioni di volta in volta: sono decisioni non descritte, non specificate. Dunque, la continuità potrebbe

non esserci.

ATTIVITA’ GIURIDICA: Nessun regolamento dice come dover fare le cose. Non ci sono regole.

ATTIVITA’ IMPARZIALE: Non vi è imparzialità ma è tutto a discrezione del leader.

ATTIVITA’ UNICA: Spesso l’attività non è unica perché ci si può occupare di più cose.

ATTIVITA’ SEPARATA: Questa proprietà dipende dal grado di innamoramento verso la propria

attività.

L’UTENTE

L’utente viene trattato in maniera personale. Tutto si basa sulle emozioni.

L’OBBEDIENZA

Esistono due concezioni di Stato:

la concezione dello Stato secondo i pubblicisti e la concezione di Stato secondo Weber. I pubblicisti

hanno una concezione giuridica di Stato. Secondo loro lo Stato è manifestazione di una non meglio

identificata volontà, che si esprime attraverso organi come il Parlamento, il governo, le camere, etc…

Quindi parliamo di cose astratte. Questa è una visione ottocentesca dello Stato, dove si da per scontata

l’obbedienza.

Weber, invece, ha una concezione sociologica dello Stato. Secondo lui, lo Stato dipende da un particolare

agire degli individui che attribuiscono validità alla legittimità (come se la pretesa di legittimità del leader

fosse giusta).

Il leader è colui che comanda; colui che impartisce ordini. Weber si occupa di obbedienza perché chi

impartisce ordini si aspetta obbedienza: non la contratta ma la pretende.

Ma perché si obbedisce ? Spesso lo si fa per paura, perché si è in uno Stato di privilegio, per interesse, per

avere un certo vantaggio. Ma questi non sono motivi fondanti (sono fragili) perché costituiscono una

relazione fra soggetti che può interrompersi (ad esempio: la paura può finire). E’ bene precisare che vi

sono due tipi di relazione di potere:

costringere indipendentemente dalla propria volontà (ad esempio: il rapinatore che ci deruba e ci

costringe ad obbedire contro la nostra volontà);

relazione di autorità: si ha quando qualcuno impartisce un comando e l’altro obbedisce come se il volere

dell’altro fosse il proprio. In questo caso, chi obbedisce “sente il dovere dell’obbedienza”.

Nella sua analisi sull’obbedienza Weber tiene conto solo della relazione di autorità. Il dovere

dell’obbedienza può essere di due tipi:

IMPERSONALE: quando si obbedisce ad un regolamento astratto e generale e non alla persona;

PERSONALE: quando si obbedisce alla persona.

Weber non fornisce una tipologia di potere ma una tipologia dell’obbedienza.

L’OBBEDIENZA AL LEADER LEGALE

La pretesa di legittimità dei comandi del leader legale si appoggia sul fatto che essi derivano da un

regolamento astratto e generale. In questo caso si pretende obbedienza perché si ha fede in un

regolamento che si ritiene valido. Quindi la pretesa di legittimità viene fondata sulla validità: chi

obbedisce ritiene che l’ordinamento formale sia valido. Il leader legale non viene eletto ma viene

nominato. Egli pretende legittimità al proprio comando, cioè associa al proprio comando un discorso.

<<Obbediscimi perché sono il tuo superiore legalmente nominato>>: è questo il tipo di discorso che fa un

leader legale. Qui entra in gioco la razionalità: la pretesa di legittimità discende da un regolamento

astratto e generale (cioè da principi ben definiti su cui si sono sviluppate delle procedure). Un comando è

razionale perché è deducibile da principi astratti e generali, può essere percorso dal basso verso l’alto e

dall’alto verso il basso ed inoltre è prevedibile.

Il comando non è esito di arbitrio ma è regolato da norme. Chi produce il comando si chiama “magister”,

in quanto ricopre una carica pubblica.

Il leader legale non ha limiti di contenuto, ma di forma (ad esempio: la revisione della Costituzione. Essa

può variare nei contenuti, non nella forma). Un altro limite del leader legale è che esso agisce controllato

dagli apparati (che sono da lui separati). Ciò che manca (o che può mancare) nell’ordine legale è il

consenso: si obbedisce perché si ritiene valido un regolamento, anche se non lo si condivide.

L’OBBEDIENZA AL LEADER TRADIZIONALE

La prima differenza che emerge rispetto al leader legale è che l’obbedienza non deriva dall’ordinamento

ma dalla relazione di tipo personale tra il leader e chi obbedisce. Il leader tradizionale non viene eletto,

ma nominato come persona designata dalla tradizione ad essere il Re. Infatti un leader tradizionale fa

appello al fatto che esiste un ordine delle cose e lui, in quel momento, è designato a stabilire quell’ordine

di cose. <<Obbediscimi perché sono la persona designata dalla tradizione>>. Ma perché si obbedisce

quando “è sempre stato così” ? Qui entra in gioco il concetto di Dio: Dio vuole che le cose vadano così

(ad esempio: la regina viene incoronata in nome di Dio). Una persona santificata dalle origini è una

persona sacra: non si pretende solo rispetto, ma devozione. Vi è una pretesa di superiorità in chi comanda.

Il limite di un leader tradizionale è che esso è condizionato dalla tradizione. La pretesa di legittimità in

un’organizzazione tradizionale è fondata su 2 caratteri:

CARATTERE PATRIMONIALE: <<Sono designato dalle tradizioni ad essere una persona di ceto,

quindi sacra. Si fa riferimento alle virtù eroiche, alla venerazione del buon principe.

l’ordine giuridico di tale potere è labile ma stabile. Labile perché c’è sempre l’arbitrio. Il leader, seguendo

la sua concezione di equità ed opportunità può decidere liberamente. Inoltre, il comando non arriva da un

regolamento astratto e generale, ma da una norma singolare che può sempre essere modificata. L’ordine

patrimoniale è anche stabile. Infatti il potere arbitrario del signore patrimoniale può apparire legittimo

solo se esso é limitato dal rispetto della tradizione (considerata sacra ed intoccabile), che fissa le sfere di

competenza del signore e dei suoi fedeli.

CARATTERE FEUDALE: Questo è un gruppo che si autodefinisce superiore, speciale. Si fa

riferimento ai valori, all’onore ed alla fedeltà.

Nel feudalesimo le funzioni politiche sono maggiormente diffuse, socializzate e distribuite in piena

autonomia e parità di poteri normativi tra un signore centrale e i suoi fedeli. Il feudalesimo si fonda su

una fedeltà fissata contrattualmente. Infatti i singoli rapporti tra il signore e i suoi vassalli sono espressi

in contratti che nel loro insieme danno luogo ad una regolazione giuridica dei rapporti politici, cioè ad

una costituzione. Il potere feudale è dunque più stabile e più giuridicizzato rispetto al potere patrimoniale.

L’OBBEDIENZA AL LEADER CARISMATICO

Altro discorso è legato al leader carismatico che è colui che pretende obbedienza sulla base della propria

presunta eccezionalità. Egli dice di avere una missione speciale da compiere o una dote particolare. A

differenza degli altri due, il leader carismatico non viene nominato ma viene eletto. Il tipo di discorso che

un leader carismatico fa è: <<Obbediscimi perché cambierò la tua vita>>. Nel potere carismatico il

carisma è una dote fondamentale. Tuttavia, proprio perché il carisma non può essere trasmesso da una

generazione all’altra, il leader carismatico ha un potere volubile. Inoltre, egli fa appello a questioni

emotive. Quando si parla di leader carismatico, Weber fa costante riferimento a Gesù. Gesù era colui che

faceva miracoli, quindi prometteva cose eccezionali, sconvolgenti. Dunque i limiti di un leader

carismatico stanno nel fatto che deve mantenere le promesse fatte. Un leader carismatico ha “l’onere della

prova”.

LE NORME E L’UGUAGLIANZA

Il diritto è costituito da norme che si riferiscono a pretese soggettive come la libertà di possedere e la

libertà di scambiare. Queste questioni sono organizzate in norme singolari o in norme generali.

NORME SINGOLARI

Sono prescrizioni che conferiscono uno specifico potere ad un soggetto indicato volta per volta. Più le

norme sono singolari, più siamo dentro un’organizzazione di tipo tradizionale. Le norme singolari infatti

“ti danno questo fondo” oppure “ti danno il privilegio di occuparti di questa questione”. Si riferiscono

sempre ad una persona o ad un gruppo specifico e conferiscono il diritto di possedere o la libertà di

scambiare.

NORME GENERALI

Sono norme dove esiste uno schema di contratto che consente a tutti di possedere e scambiare beni. In

questo caso, gli interessi privati dei singoli individui non godono di tutela come pretese soggettive, ma in

quanto riflessi della validità di un ordinamento. Più le norme sono generali, più riguardano

l’organizzazione di tipo legale.

NORME PARTICOLARISTICHE

Queste regole valgono solo per qualcuno, perché tengono conto di particolari requisiti; tengono conto del

gruppo di appartenenza. Sono norme giuridiche che riguardano particolari classi, ceti, professioni. La

famiglia, ad esempio, è un gruppo di appartenenza.

NORME UNIVERSALI

In questo caso non si tiene conto del gruppo di appartenenza, ma si fa riferimento esclusivamente

all’individuo senza qualità (cioè senza tener conto delle qualità che riguardano il gruppo di appartenenza).

CHE VUOL DIRE “INDIVIDUO CALCOLANTE” ?

Più le norme sono generali e universali, più l’individuo è calcolante. Calcolante vuol dire che l’individuo

ragiona in termini di costi e ricavi. Ad esempio, quando ci si iscrive all’università si è individui calcolanti

perché si mettono in conto le spese economiche e di tempo ma anche gli eventuali vantaggi che una scelta

del genere può comportare. Un individuo calcolante è strettamente legato al concetto di norme generali ed

universali perché non deve farsi carico delle limitazioni derivanti dal gruppo di appartenenza. Infatti le

proprietà del gruppo di appartenenza possono limitare enormemente il ragionamento in termini di costi e

ricavi.

L’UGUAGLIANZA DI TIPO FORMALE E L’UGUAGLIANZA DI TIPO SOSTANZIALE

Più ci troviamo in organizzazioni di tipo tradizionale, più siamo esposti a disuguaglianze. Più ci troviamo

in organizzazioni di tipo legale, più siamo esposti ad uguaglianze (non siamo esposti a privilegi fino a

quando non ci saranno monopoli). In genere, però, l’uguaglianza che garantisce un’organizzazione legale

è solo di tipo formale: tutti sono sottoposti alla stessa procedura. Ad esempio, quando ci iscriviamo

all’università siamo tutti uguali, ma non nella sostanza, ma solo dal punto di vista formale: perché siamo

trattati tutti allo stesso modo. Ma esiste anche un altro tipo di uguaglianza: quella sostanziale. Il prof.

Sartori pone il caso che debba effettuarsi una gara. A tutti devono darsi le stesse possibilità di vincere. Se

si segue un’uguaglianza di tipo formale…tutti (uomini, donne e bambini) partiranno dallo stesso punto.

Se invece si introducono criteri secondo cui, ad esempio, donne e bambini partiranno più avanti rispetto

agli altri si avrà un’uguaglianza sostanziale: uguale nella sostanza, non nella forma. Quindi, mentre

l’uguaglianza formale ci propone una disuguaglianza che comunque rimane (uguale procedura, sostanza

diversa), l’uguaglianza sostanziale pretende di intervenire introducendo un personale criterio.

L’uguaglianza formale di solito è presente nelle organizzazioni borghesi. L’uguaglianza sostanziale,

invece, è tipica dei regimi comunisti che propongono “lo stesso a tutti”.

IL CALVINISMO

Una burocrazia di tipo razionale-legale ha il suo fascino nell’impersonalità. Secondo Weber, tale

impersonalità è da attribuire alla religione calvinista.

Ma perché obbediamo ad un ordinamento impersonale e cosa significa fare riferimento ad una religione ?

La religione è semplicemente un bel discorso che mette in ordine le cose in un determinato modo. La

religione è una credenza, una rappresentazione delle cose. Inoltre il discorso religioso dà giustificazioni.

In più un argomento è religioso è composto da argomenti sacri che non possono essere messi in

discussione, quindi i contenuti sono immutabili ed immodificabili.

Per Weber questo tipo di rappresentazione ha a che vedere con l’ordinamento legale .

Il nostro ordinamento legale ha a che fare con l’azienda capitalistica perché ha bisogno di:

forza lavoro disponibile per poter produrre nelle migliori condizioni

liberalizzare, rendere per tutti uguali la possibilità di accesso al mercato. L’ordinamento legale si

compone di norme astratte e generali che descrivono un individuo calcolante (che ragiona in termini di

costi e ricavi) in quanto è un individuo senza qualità (senza qualità del gruppo di appartenenza, quindi

senza privilegio.

Più l’individuo è senza qualità, più è calcolante; più l’individuo è calcolante, più è uomo d’impresa.

L’uomo è senza privilegio, dunque, può fare impresa.

Si può fare impresa senza monopolio. Se in un mercato c’è monopolio non si può accedere ad un

determinato servizio.

Quindi l’ordinamento legale ha a che vedere con l’azienda capitalistica perché costruisce un individuo

calcolante, ovvero colui che è in grado di ragionare per costi e ricavi.

Impresa capitalistica vuol dire che è posta sul mercato, cioè produce un servizio ed esposta alla

concorrenza. Ciò vuol dire che deve essere competitiva, produrre di più e a minor prezzo.

Per far ciò sono indispensabili la tecnologia e la ricerca scientifica. Lo scopo dell’impresa infatti è quello

di fare profitto, perché se non guadagna esce dal mercato.

Weber ha notato che dove vi era la religione calvinista l’impresa era capitalistica, mentre se vi erano altre

religioni l’impresa era di altro genere, artigiana.

Quindi, per l’istituzione di un’impresa capitalistica vi sono due elementi:

• la religione calvinista

• l’istruzione tecnologica

I criteri della religione calvinista sono:

• Dio è lontano ed imperscrutabile. Questo significa che Dio è osservabile attraverso il suo

prodotto, cioè la Terra, l’universo; quindi occorre essere attenti a questo mondo perché l’agire nel mondo

testimonia la gloria di Dio;

• Dio ci condanna o ci salva a priori;

• Siamo nati per compiere una missione: sulla Terra c’è un progetto divino che noi dobbiamo

portare a termine. Quindi dobbiamo investire in un progetto e da questo ci deve tornare un utile che non

deve essere speso per il piacere personale, ma deve essere investito in un nuovo progetto.

Ma come possiamo fare ?

In economia non bisogna prestare ad usura ma non bisogna nemmeno rimetterci nel prezzo.

In politica, se si vuol essere un leader, non bisogna atteggiarsi ad eroe, dicendo <<Io sono Dio>>, ma

dobbiamo collaborare.

Nel sesso bisogna amare per riprodursi, per fare figli; non per puro piacere personale.

Per quel che riguarda la giustizia, mai farsi giustizia da sé, ma rivolgersi alla corte.

Questa è la visione della religione calvinista, che troviamo anche nell’impresa. Secondo la religione

calvinista non possiamo concederci soddisfazioni e piaceri personali.

Tutto il nostro comportamento deve essere molto moderato, ponderato, molto poco scintillante.

Non c’è attenzione al pathos, alle emozioni, al sentimento, alle proprie passioni. Non possiamo prenderci

cura degli altri. Vi è una grande solitudine con Dio ma anche con gli altri. Bisogna pensare a sé stessi e

portare a termine la missione che Dio ci ha dato.

IL PROCESSO DI RAZIONALIZZAZIONE

Il Calvinismo è il fattore centrale del processo di razionalizzazione, poiché la sua concezione teologica

distacca radicalmente l’uomo da Dio ed esclude ogni tipo di religiosità magico - trascendente.

Infatti attraverso il calvinismo si è avuto il cosiddetto “disincantamento del mondo”. Per processo di

razionalizzazione Weber intende la diffusione e l’accettazione di atteggiamenti razionali nella condotta

della vita quotidiana. La razionalità si identifica innanzitutto con la massimizzazione, l’organizzazione

efficiente dei mezzi a disposizione. Cambia il criterio dei meccanismi distributivi dei beni, che non sono

più radicati nelle attribuzioni di status, non più a ciascuno secondo il suo rango ma a ciascuno il suo

secondo la propria capacità di utilizzazione dei beni a disposizione. Questo modulo distributivo è la

condizione del cosiddetto “calcolo del capitale”, cioè dell’organizzazione delle attività economiche

adeguata allo spirito del capitalismo. Razionalità significa anche autocontrollo della condotta personale,

da cui consegue la razionalizzazione degli atteggiamenti pratici individuali che si fondano su regole

rigide, strumenti e mezzi dell’autocontrollo. Nella descrizione di Weber la razionalizzazione si manifesta

come il passaggio da un’etica di rifiuto e di fuga dal mondo ad un’etica di riferimento al mondo: la vita

quotidiana, l’attività professionale, l’accumulazione economica diventano l’oggetto dell’esplicazione dei

precetti religiosi, manifestazione della vita morale. Questo è ciò che Weber chiama “razionalizzare

eticamente il mondo”. Razionale è inteso da Weber come “non magico” e quindi razionalizzazione allude

anche al fatto che l’agire quotidiano viene liberato da elementi magici per essere orientato verso dati

calcolabili.

Ci sono tre grandi componenti che riguardano il comportamento razionale:

1. Una componente che investe l’economia (che produce un individuo calcolante);

2. Una componente che investe la politica (che produce un individuo che abbraccia l’ordinamento

impersonale, quindi non discorsi di tipo magico che vanno a sostegno di Dio o di un leader che dice di

essere Dio);


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze sociali
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Musmeci Gabriella.

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