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Particolarmente interessante, in questo senso, è il significato che Hobbes dà delle leggi di natura.

Con esse Hobbes non vuole significare contenuti etico-giuridici universalmente condivisi e validi al

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di là di qualsiasi fondamento teologico (come vuole il giusnaturalismo ), quanto piuttosto delle

semplici regole di prudenza, condotta e calcolo che sono insite nella natura umana.

Si capisce, allora, che la ragione e le leggi naturali vengono definite come strumento per la

conservazione dell’individuo, la quale è considerata precaria nello stato di natura.

(“la legge naturale è, a volerla definire, un dettame della retta ragione riguardo a quel che si deve

fare o tralasciare per conservare la vita e le membra quanto più a lungo sia possibile”).

Differentemente dalla visione aristotelica dell’uomo come “animale politico”, ripresa anche dalle

teorie del giusnaturalismo che ponevano la base della società nell’istinto sociale dell’uomo, Hobbes

ritiene che gli uomini non abbiano alcun naturale impulso ad associarsi e mettersi in comune

(questo fa sì che la riflessione hobbesiana verta soprattutto sull’individuo e che non indugi sulle

forme associative o comunitarie come la famiglia o le associazioni d’interesse in cui, invece, la

tradizione aristotelica vede i fondamenti originari dello Stato).

Secondo Hobbes la società nasce non dalla tendenza sociale dell’uomo, ma dal timore reciproco che

gli uomini portano l’uno verso l’altro. (“Bisogna dunque concludere che l’origine delle grandi e

durevoli società deve essere stata non già la mutua simpatia degli uomini, ma il reciproco timore”).

Si tratta per Hobbes di una realtà incontrovertibile, ricavata dall’esperienza. Con il concetto di

esperienza egli intende sia la concreta conoscenza delle cose umane che ognuno si forma vivendo,

che il consolidarsi attraverso la storia di giudizi e punti di vista che si confermano via via con

l’osservazione. Le fonti di questa hobbesiana esperienza sono allora Lucrezio, Tucidide, Aristotele,

ma anche l’esperienza umana di Hobbes stesso, i suoi giudizi sulle lotte tra le fazioni nobiliari, la

sua valutazione degli ambienti di corte e delle bassezze umane.

L’insegnamento che si può trarre dall’esperienza è che l’esistenza dell’uomo è dominata

dall’egoismo e dall’individualismo.

Si delinea così l’idea di uno “stato puramente naturale”, il quale, più che una realtà storica, è

un’ipotesi che Hobbes ricava dalla natura dell’uomo, una sorta di modello.

Lo stato di natura è quello in cui ciascun individuo vive interamente sottomesso alla sua istintiva

condizione di essere asociale, egoista e violento, dominato dall’esclusivo interesse per la propria

autoconservazione.

Questa realtà è caratterizzata dal “bellum omnium contra omnes”, da uno stato perenne di

belligeranza in cui ciascuno individuo non ha mai la piena sicurezza della propria vita e dei propri

beni; questa minaccia potenziale dello stato di guerra rischia di paralizzare ogni attività umana.

La causa di questo timore è, in primo luogo, l’uguaglianza di natura fra gli uomini (il diritto di tutti

su tutto) per la quale tutti desiderano la stessa cosa, cioè l’uso esclusivo dei beni comuni; in secondo

luogo, la volontà naturale di danneggiarsi a vicenda.

Lo stato di natura, quindi, è male; in esso il fine della vita, l’autoconservazione, è sempre raggiunto

a fatica e revocato in dubbio, anche per i più forti. Pertanto è illogico che la vita dell’uomo trascorra

in una condizione tale per cui l’autoconservazione, suo primo fine, sia messa in costante pericolo.

Questa situazione di guerra universale non può quindi stabilizzarsi in modo totale, perché

coinciderebbe con la distruzione del genere umano.

Ed é proprio per questo che bisogna uscire dallo stato di natura, obbedendo alle leggi naturali

medianti le quali la ragione calcolatrice (intesa come capacità di prevedere e provvedere ai bisogni

e alle esigenze dell’uomo) indica i mezzi necessari per conseguire il fine supremo dell'

autoconservazione. La legge di natura fondamentale comanda di cercare e realizzare la pace, che é

la prima condizione di ogni sicurezza personale.

4 definizione

“La prima e fondamentale legge di natura è che si deve ricercare la pace quando la si può avere;

quando non si può, bisogna cercare aiuti per la guerra. Questa legge è la prima, perché tutte le

altre sono da essa derivate…”

La prima delle leggi naturali derivate da quella fondamentale è che il diritto di tutti a tutto non si

deve conservare, ma certi diritti si devono o trasferire o abbandonare”.

Le leggi di natura, però, obbligano solo in coscienza e non nella pratica; nello stato di natura ogni

patto è sempre ipotetico, mai vincolante, e come tale, pressoché vano.

La legge naturale non è veramente coercitiva e il nome di “lex” le spetta non in quanto procedente

dalla natura, ma solo analogicamente in quanto comando di Dio, peraltro solo interiormente

obbligante.

IL PATTO SOCIALE DA’ ORIGINE ALLA SOCIETA’ CIVILE.

La pace, quindi, può essere ottenuta soltanto quando ciascun individuo stipuli con tutti gli altri un

patto, nel quale ognuno rinuncia a gran parte del suo diritto naturale su tutto (mantenendo

solamente il diritto alla vita e all' integrità fisica) e consente a una persona sola (o a un' unica

assemblea di persone) di conservare il diritto naturale della sua interezza.

L’origine della società e dello Stato sta dunque in una convenzione, in un contratto, in un patto che

crea una realtà nuova e artificiale. La società che nasce da questo patto é una società politica o

Stato; coloro che rinunciano al diritto naturale diventano sudditi, mentre la persona o assemblea che

lo conserva assume la funzione di sovrano.

Di conseguenza quest' ultimo entra in possesso di una forza irresistibile, in grado di dominare tutte

le altre con la sua incomparabile superiorità, rendendo impossibile quella guerra naturale che

nasceva dall' equivalenza delle forze individuali e, quindi, dalla speranza di ognuno di poter

sopraffare l' avversario.

Alla molteplicità delle volontà individuali, sempre in conflitto tra loro, si sostituisce inoltre l' unità

della volontà sovrana, che decide per tutti che cosa sia giusto o ingiusto, dando significato a termini

che nella condizione naturale, dove il diritto di natura legittimava ogni cosa, non potevano avere

alcun valore. Nelle mani del sovrano é riposto un potere illimitato: e ciò non soltanto perchè il

sovrano é l' unica persona a detenere, nello Stato, il diritto naturale su ogni cosa (ius in omnia), ma

anche perchè egli beneficia del contratto senza impegnarsi in esso: infatti, il patto é stipulato

reciprocamente tra gli individui in favore del sovrano e non tra gli individui e il sovrano.

Il pactum unionis e il pactum subjectionis, che scandivano i due momenti della creazione dello

Stato secondo la tradizione giusnaturalistica, per Hobbes coincidono: gli individui si riuniscono in

una comunità politica solamente nel momento in cui (e per il fatto che) rinunciano a gran parte dei

loro diritti naturali in favore del sovrano.

Per questo il problema della forma di governo diventa secondario, in quanto il potere del sovrano é

sempre assoluto, indipendentemente dal fatto che sia formalmente detenuto dal popolo, dall'

aristocrazia o dal re, anche se ciò non impedisce a Hobbes di esternare la sua preferenza per la

monarchia, nella quale l' unità della volontà politica coincide con l' unicità fisica della persona che

governa. Il pensiero di Hobbes é pertanto generalmente considerato come il modello teorico dell'

assolutismo politico , anche se una sua corretta interpretazione esige che esso venga inquadrato

nella particolare situazione storica cui si é prima fatto cenno.

E’ tuttavia innegabile che per Hobbes la sovranità sia irrevocabile; nessuna deliberazione dei

cittadini può legittimamente destituire il sovrano senza il suo consenso. In definitiva Hobbes

afferma che i contraenti il patto non hanno diritti al di fuori del patto stesso. Ciò che appare come

una sopraffazione risulta invece per Hobbes un arricchimento e un incivilimento: il potere deve

essere assoluto perché nessuno possa resistergli nella sua opera pacificatrice.


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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Sociologia dell'educazione - De cive Hobbes. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Il de cive di Thomas Hobbes: un esempio di trattato seicentesco, La struttura tripartita del “de cive”, Il patto sociale da’ origine alla societa’ civile, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Limone Giuseppe.

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