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Sistemi mediali e ICT Appunti

Si tratta di appunti presi con estrema attenzione e cura completi anche di slides (quelle di cui il prof tratta a lezione). Il numero di pagine è elevato perchè vi sono anche molte figure. Nel prenderli ho cercato quanto più di rimanere fedele alle parole del professore a lezione.

Esame di Sistemi mediali e ICT docente Prof. C. Cepernich

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ESTRATTO DOCUMENTO

La globalizzazione del palinsesto italiano passa attraverso 2 importanti operatori

nello scenario italiano

1 è Fox e 1 era Discovery.

Teoria della coda lunga è che tu puoi avere un canale con un grande picco che raccoglie

un sacco di audience nel suo picco più altro, poi questa parabola scende e tu puoi avere

tutta una serie di piccoli canali che prendono 2/3% che però sommati prendono un

audience maggiore di quello che ha 1 solo programma e prende il picco. (Questa è la

strategia di Discovery). = si tratta di una televisione tematica con piccole audience

di nicchia (Dmax= tipici contenuti maschili/Real time= femminili hai già

targettizzato molto bene).

(2) la capacità di investire in produzione è ovvio che in Rai sia molto limitata e ha una

casa di produzione ma è una cosa piccola con un sacco di limiti. (La Rai un tempo

produceva) La rai oggi è costretta a chiamare i produttori esterni (La casa di produzione

viene esternalizzata). Prima aveva una capacità produttiva ora non più.

Mediaset al contrario storicamente non ha mai prodotto nulla, ha sempre comprato cose

già fatte es. I Robinson li compro che costano 1/10 che produrlo e non rischio

l’insuccesso. Ad un certo punto hanno iniziato a comprare i format es Grande Fratello

e farli localmente (in cui non c’è nulla di produzione, è un format) il fatto è che non hanno

fatto i conti con il fatto che le persone dopo anni potessero stufarsi di vedere quel format.

(3) Assetto ricavi vs assetto degli ascolti: generaliste vs tematiche (sono molto forti i

canali generalisti ma quelli tematici hanno trovato la teoria della coda lunga).

I DATI DELLA TV IN CHIARO

Quali sono i ricavi della tv in chiaro?

La concessionaria del servizio pubblico cioè Rai si regge 74% sul canone e 26% sulla

pubblicità.

- il futuro (incerto) legato alla pubblicità (per le commerciali)

- futuro (incerto) legato ai finanziamenti pubblici (per la tv pubblica)

la difficoltà di misurare oggettivamente l’audience dei nuovi pubblici. Se la logica è

-

quella degli ascolti, questi diventano sempre più complicati da misurare.

Il punto è che la televisione pubblica italiana abbia una caratteristica peculiari: cioè

che convivano 2 logiche contrapposte al suo interno quella di servizio pubblico e

quella di servizio commerciale.

Indice di concentrazione Herfindahl-Hirschman superiore per il settore radio televisivo

italiano e misura 3,5

Indice che misura il grado della ownership: quindi di proprietà dei canali in un sistema.

Nella tv in chiaro: le quote di mercato dei principali operatori è di 3.5 cioè parecchio

sopra alla soglia di tolleranza di 2,5

Rai, Fininvest Discovery Cairo: nella tv in chiaro si continua ad avere questa “novità”

che è il duopolio che è la stessa degli anni 90 e il grado di concentrazione del sistema di

l’indice di tolleranza.

tv in chiaro il sistema di concentrazione supera di 1 punto

L’indice di concentrazione della tv a pagamento è altissimo 6,3: si opera quasi in

regime di monopolio

Ci sono 2 attori: 21st Century fox/Sky molto forte e Mediaset.

Con i dati che abbiamo visto la linea di sviluppo più chiara è quella del pagare i contenuti,

nel settore dove si pagano i contenuti la situazione è questa: siamo passati da un duopolio

a un monopolio con risorse per espandersi sempre maggiori senza possibilità di ostacolo.

Venerdì 03/11/17

I grandi canali generalisti tradizionali sono quelli che ancora oggi sono che riescono ad

avere più risultati.

La socializzazione a comprare il prodotto televisivo pare passare. La gente sempre di più

sarà disposta a pagare per il servizio che vuole. Il valore della pubblicità è chiaro che sia

molto basso, c’è ma è residuale Si registra un aumento dei ricavi della tv a pagamento.

La tendenza è che sempre di più la tv tenderà a vendere prodotti specifici a pubblici

sempre più specifici. (frammentazione-comunità interpretative)

Bisogna declinare il valore della qualità, in un sistema saturato dalla comunicazione, di

qui in avanti in quel campo si cerca la qualità si tratta di una tendenza che ritroviamo nel

web, nella stampa ecc. Bisogna dare qualità a ciò che si fa (es programmi, film, blog di

qualità) poiché la gente paga per avere la qualità. Queste analogie continue tra TV e

Web è qualcosa di interessante poiché vi ritroviamo dinamiche molto simili.

Indice di concentrazione della tv a pagamento è altissimo: si opera quasi in regime di

monopolio

77% 20th century fox /sky Italia

21% Fininvest/Mediaset

A furia di attrarre ad abbonamenti sky e discovery stanno divenendo anche competitors

per l’audience, e questo 5 6 anni fa era impensabile, poiché era un prodotto a pagamento

che pochissimi erano disposti ad acquistare, man mano che le quote salgono, il dato di

ascolto per alcuni prodotti è molto alto (es. xfactor 10/11%).

-Tv a pagamento: Si arriva a medie di 8 e 7 % sulla tv a pagamento (non è abituale

però ci si arriva).

-TV pubblica: Cairo communication arriva, quando va bene al 4% ( ma anche qui

quando va bene) quando hai una media di ascolto del 4% e Sky arriva a 7/% diviene

interessante pensare a dove conviene andare ad esempio nel mezzo di una campagna)

GLI ASCOLTI

Dati di ascolto per giorno medio resi per anni, di ascolto dei principali canali (rai

mediaset e altri)

Il re degli ascolti, se prendiamo il dato aggregato, è sempre Rai, non esiste un dato

medioin cui Mediaset supera Rai. Sono esistiti anni in cui si diceva che la Rai fosse in

crisi d’ascolti e che mediaset avrebbe dettato le regole da lì in avanti, in realtà i dati

dimostrano come questo non sia mai accaduto. Rai è sempre stato in testa.

Negli anni 90 e 2000 quanto Mediaset riesca progressivamente ad avvicinarsi a Rai

senza riuscire a superarla mai.

La logica degli ascolti dava sempre ragione a RAI. Non vi è nessuna possibilità di

concorrenza vera tra le 2. I governi di centro destra ovviamente non hanno fatto mai

benissimo alla Rai anche quando la rai era in testa, Mediaset ha gestito per anni la rai

mettendo dei dirigenti all’interno della gerarchia vista prima della Rai. Era una

governance che non ha fatto fruttare la rai come e quanto poteva fruttare. Prendendo il

dato complessivo dello share vince la Rai

Modo tecnico di leggere i dati: quando nella governance della Rai troviamo anche i

dirigenti di Mediaset vediamo che la Rai non frutta quanto avrebbe potuto, e che Mediaset

si avvicina, al contrario quando la governance diviene più “equilibrata” in un certo senso

“epurata da interessi di parti” Mediaset e Rai si distanziano

Ovviamente si tratta anche di battaglie vinte o perse di volta in volta attraverso al

programmazione e la controprogrammazione, tuttavia se prendiamo i dati della share Rai

rimane in testa. E naturalmente osservando la linea arancione si evidenzia anche come si

sia aperta anche una nuova realtà (altri canali).

Dati presi in Aprile 2017 perché è un mese lontano dall’estate che è un momento

particolare per la tv. E questa è la fotografia della tv italiana:

Aprile 2017 (gli ascolti per operatore Tv)

AM= audience medio giornaliero calcolato su base mensile (numero assoluto)

SH= (share= dato percentuale che indica il numero di spettatori su quel canale tra

gli spettatori che stanno guardando la tv)

PE (penetrazione = n di persone percentuale che stanno guardando un canale, un

programma sulla somma degli italiani (anche quelli che non stanno guardando la tv)

(sulla popolazione italiana)

Prime time (spazio principale quello che pesa di più, in cui la pubblicità costa di più)

Discovery = Teoria della coda lunga tutti i piccoli canali insieme arrivano al pari di una

tv generalista di medie dimensioni. Con tutti piccoli canali tematici.

La tv è un medium sempre meno di massa certo è ancora il mezzo in grado di fare

maggior pubblico con il minor sforzo, questo è evidente.

Modalità con cui viene rilevata la Total digital audience in Italia per quanto

riguarda il web

Come faccio a sapere qual tipo di pubblico ho nel web? Quanti italiani sul web? Quanto

connessi e come sono connessi?

La modalità con cui viene rilevata la total digital audience in Itali: è intressante la modalità

con cui viene rilevata, se io voglio sapere qual è il pubblico nel web che tipo di operzione

devo fare?

Audi web fa questo:

Total digital audience: il metodo con cui viene analizzata oggi la presenza dei cittadini

sul web è questa: viene calcolata per giorno medio o mese medio = numero di cittadini

connessi (gli italiani da 2 anni in su che hanno utilizzato il web almeno 1 volta).

Se ne ricava un dato che dice che sono 24,4 milioni di persone che per giorno medio

si sono esposti

Questo significa che viene trattata la presenza di ciascuno di noi di fronte al video di un

computer o device mobile esattamente come di fronte alla tv.il modo con cui viene rilevato

è esattamente come per la tv.

L’audience in 1 gg in Italia 24, 4 milioni di persone si collegano: vengono utilizzati gli

stessi metodi per indagare le presenza delle persone davanti alla tv e nel web.

L’analogia che più volte è tornata torna anche qui nei metodi con cui si indaga

l’audience.

Da lì in avanti Audiweb viene applicata la segmentazione poi, sta applicando il criterio

di auditel al web. Si stanno trattando le audience e le comunità interpretative esattamente

come vengono trattate quelle del pubblico televisivo: quindi saranno frammentate ecc.

uno schermo

La logica è esattamente la stessa: si distingue poi tra PC e Mobile (c’è

(tel) c’è una duplicazione di schermo

come questo che sta in casa (PC) e uno che è mobile

(e il PC sta perdendo) lo schermo non è che sparisce uno sta in casa e uno me lo porto

dietro.

Al dì là del dato in sé la questione interessante sono le modalità con cui si fa, le teste

La questione centrale è l’analogia

vengono misurate sempre più in maniera simile.

che si crea nell’affrontare il pubblico perché ancora nel senso comune si crede che

la tv crei un certo tipo di pubblico e internet ne crei un altro. Internet invece sta

andando sempre di più a creare pubblici simili a quelli della tv e le agende degli

spettatori anche in internet tendono sempre di più ad essere simili agli spettatori tv.

E come quelle agende tematiche che si costituiscono in internet?!.

Anche il tempo online è interessante: soggetto mediamente connesso per quasi 2 ore e

mezzo, e che tipo di ricerche fa quel soggetto? Vediamo nei seguenti dati:

TEMPO TRASCORSO ONLINE NEL GIORNO MEDIO

Dato in crescita donne di +

Alcune tra le categorie dei siti più visitate:

Cosa ci si fa?

La ricerca è la cosa che viene fatta di più (92,5%)

Le member communities (cioè i Social network) 85,9%

Oggi il pubblico di internet viene sondato, intercettato e compreso esattamente come

quello della televisione. La nostra testa davanti a questo schermo non funziona molto

diversamente da quando siamo di fronte alla tv (abbiamo il telecomando da una parte e

dall’altra anche è come se ce lo avessimo alla fine visitiamo i soliti 5/6 soliti siti).

Fine terza parte relativa alle slide 2. Il sistema televisivo: passato presente e futuro

L’editoria in Italia

Mercoledì 08/11/17

La televisione e il web sono al centro, la carta stampata invece vive una crisi, tuttavia

bisogna analizzare questo fenomeno in maniera più profonda.

L’editoria in Italia

Le copie cartacee non si vendono (processo di lungo periodo che va inteso in una

dimensione strutturale) + pubblicità in calo.

Se i giornali vanno in crisi, la funzione informativa non va assolutamente in crisi, il

bisogno di ciascuno di essere informati resta tanto quanto in passato.

La funzione informativa di alcuni canali mediatici è altissima, la funzione informativa

resta vivissima e essenziale.

Ci si informa e ci si espone dato: (+ è ricca la dieta informativa di un individuo e + quel

soggetto sarà portato a votare per la stessa persona, chi si espone di più ai media

tendenzialmente sa già chi votare da prima).

L’informazione continua a servire, il minimo indispensabile che sia sufficiente.

La funzione dunque permane, i giornali sono in crisi, il giornalismo no. Il giornalismo

entra in crisi poiché non è in grado di autosostentarsi ma rimane fondamentale. Il

giornalismo sono in crisi come supporto ma non come funzione.

“La degli editori per cercare di uscire da questa situazione è quella di

strategia”

diversificare i contenuti a seconda del giornale cartaceo, il giornale web ecc. Tutto ciò

che è gratuito deve costare il meno possibile se ci si fa caso ad esempio c’è nei siti sempre

meno informazione (siti web, pagina, ecc). si sostituisce l’informazione con

l’intrattenimento che è gratuito si trova ad esempio su Youtube.

La crisi del sistema come supporti

Si tratta di una crisi strutturale e non contingente, (mentre per la tv abbiamo visto la

crisi di un sistema contingente (es. effetto crisi economica sul sistema televisivo- sistema

pubblicitario nel pieno della crisi economica la curva scende, ora risale, si trattava

l’influenza di una

appunto di una crisi contingente data variabile molto pesante di una

crisi internazionale, si è speso meno in tv con inserzioni pubblicitarie, si vendeva men,

quindi avevano meno soldi da spendere sulla visibilità).= variabile contingente. Qui la

curva non torna mai su invece, neanche negli Usa la curva di vendita di giornale cartacei

dunque “la curva di vendita/diffusione di

sembra crescere, Nel caso del giornalismo

giornali cartacei non ritorna su”, ecco perché crisi strutturali.

Ciò che ci ha segnalato già segnalato precedentemente il prof è che alcune persone sono

tornate a comprare i giornali cartacei quando vi sono le elezioni presidenziali (tuttavia

non è sufficiente a dire che la curva intera risale) negli USA questo è stato rilevato solo

per le grandi testate, tuttavia non è sufficiente a dire che la curva risalga, si tratta quindi

per qualunque geografia di una crisi strutturale. (Solo giovani e giovanissimi)

Che pone un problema: come si esce da questo clima?

Quando si pensa all’informazione va sottolineato che l’editore è un imprenditore non un

deve vendere, per lui l’obiettivo è quello di comprare, l’editore è colui

benefattore quindi

che investe al quale i soldi devono rientrare.

L’editoria è il settore più esposto all’ibridazione:

L’innovazione tecnologica ha esposto la stampa più di altri media. Il medium meno

adattivo a tutta questa partita è la carta stampata. La sostenibilità della funzione

informativa non è detto che non trovi una strada.

Ciò che è sicuro è che il giornale è + vecchio e che era appannaggio dell’elites, e

probabilmente ritornerà di una elites (magari più ampia).

WP = payoff che posiziona chiaramente la testata giornalistica in un panorama politico

(stesso proprietario di AMAZON = più grande strumento di profilazione).

1) L’editoria è il sistema più esposto alle innovazioni tecnologiche e ai processi di

ibridazione: abbiamo visto la radio come strumento adattivo, abbiamo visto che anche

la tv si è adattata al sistema tanto che la tv e il web sono le due teste portanti di questo

sistema e il meno adattivo è sicuramente la carta stampata, che è anche il (medium

più vecchio) tuttavia non è detto che la sostenibilità della funzione informativa non trovi

una strada per la sopravvivenza della funzione informativa (forse tornerà ad essere un

oggetto di Elites come nell’800, progressivamente tornerà ad essere un supporto per le

elites) –

Es. Washington Post proprietario dal 2013 Jeff Bezos (fondatore di Amazon.com) ha

acquistato il giornale a 250 milioni di dollari circa 188 milioni di Euro. Bezos ha

comprato un giornale cartaceo che recupera copie su copie e la capacità di Jeff Bezos di

profilare è imparagonabile a qualsiasi altra macchina nel mondo, la macchina in grado

di profilare e targetizzare al meglio è sicuramente Amazon. Bezos ha preso il giornale e

lo ha legato alla profilazione di Amazon (che non profila Attitudes ma acquisti quindi

ancora più precisa.) il sottotitolare il WA «Democracy Dies in the Darkness» è un

precisa scelta di posizionamento, molto chiara in un contesto di tipo politico (“questo è

il giornale in cui Trump non esce bene) il giornale ha deciso di utilizzare la testata con

un payoff che posiziona politicamente un giornale, questa mossa da dove arriva? È

marketing?Amazon è un grande strmento di informazione e riesce ad affrontare meglio

la questione delle copie vendute.

2) La gratuità dei contenuti: gli editori della carta stampata sono quelli che hanno inteso

la rete per primi come “il luogo in cui regalare i contenuti”. Questo perché a metà anni

90 l’idea di una rete come “luogo altro” “differente dalla realtà” ( si parlava di “realtà

virtuale”) si immaginava fosse un altrove e quindi un luogo dove se io offro dei contenuti

(logica televisiva) quei contenuti avranno una maggiore visibilità e quindi si venderà

di più. (Hanno scambiato il web per la televisione e declini quello spazio come fosse

uno spazio televisivo di visibilità anziché di relazione e di consumo accade quello che

è accaduto). = cantonata degli editori. In quel contesto cosa sarebbe divenuta la rete e

quanto ciò che accade in rete coincida con ciò che accade nel reale, questa

consapevolezza, non c’era.

La rete non è un medium, non è un medium come la radio o come la tv, quindi quando

perché ci troviamo nel digitale “la gratuità”

cambio paradigma non funziona più alla

stesso modo. Il digitale è un cambio di paradigma.

Youtube, sì più famoso del “signor nessuno”; ma è la

(Non diventi più famoso se sei su

tv che ti dà la visibilità e la notorietà connessa.) è il medium tradizionale che è lo spazio

della visibilità.

Ecco perché avevano investito in quel modo, avevano applicato la logica dei media

(la media logic) a internet e per questo non ha funzionato (logica della gratuità per la

pubblicità, questo non avvenne).

Questa questione della gratuità era complessa, è una questione che OGGI è ovvia ma

L’implicazione della gratuità porta

al tempo non lo era affatto. allo svuotamento

dell’importanza di quell’articolo. indebolisce l’informazione

3) La disintemedizione resa possibile dai nuovi media e

al contempo rafforza la comunicazione (es. attori politici, Twitt per dire che non ci sarà

il dibattito tra Renzi e Dimaio non serve un articolo, basta un twitt).

L’impatto della disintermediazione c’è ed è oggettivo (magari limitato) ma esistono

anche tutta una serie di forme di reintermediazione che gli editori non hanno ancora

L’impatto della disintermediazione

considerato. indubbiamente esiste tuttavia esiste

anche la reintermedizione che però non è stata ancora tematizzata( questo è il vero

punto debole della situazione): come ridare fiato alla funzione informativa sapendo che

la struttura ha ceduto?!

I possibili effetti virtuosi della reintermedizione vanno compresi e adottati dal

giornalismo.

Bezos per esempio lo ha capito: ed esempio la profilazione, la profilazione degli interessi,

non si snatura quindi la vocazione della testata (cosa che invece i nostri editori tendono

a fare es. Cairo che è il gironale gessato e viene trasformato in Tabliod) Bezos invece

non lo fa, dice “questo è il giornale delle inchieste e degli approfondimenti” e questo

sarà per sempre perché i cittadini pagano per questo.

La logica è quella di capire quali sono le alternative per rimettere in gioco. Come si

Con L’autorevolezza?

torna ad essere fattori di intermediazione del dibattito pubblico?

Secondo Bezos sì. Magari non tutti si compreranno quel giornale ma in un momento in

cosa stia accadendo “io WP te lo spiego” in altre parole sta vendendo

cui non si capisce

una funzione-quella informativa.

L’obiettivo è come re-intermediare la funzione di ciò che si deve dire. (In modo da

riempire uno spazio una funzione, la questione è funzionale).

4) È chiaro che la tecnologia cambi le modalità di produzione e fruizione dei prodotti. Se

gran parte dei consumi secondo i dati avviene sul mobile, si dovrebbe iniziare a ragionare

sui formati.

Es. 78% Dei contenuti che girano nel mondo sono video quindi se sono un giornalista

oggi dovrebbe forse esser capace di fare video.

4) La stampa tuttavia rimane un medium ancora molto importante, poiché sono

molte le funzione che svolge e che non sono state ancora sostituite da altre:

a) principale macchina professionale per la produzione di news (principali

produttori di informazioni) dietro questa struttura professionale c’è l’informazione.

(Funzione agenda) dietro a quella struttura professionale c’è il fatto che è

informazione e non comunicazione.

resta invariata all’interno di qualsiasi sistema

b) la funzione informativa

mediale perno centrale della questione: sociologicamente è soddisfazione di

l’informazione è un bisogno

bisogno, e come tutti i bisogni va soddisfatto.

c) perché mantiene un centralità nei processi di agenda setting e di agenda

bulding, per quanto esista in lenta erosione (inter-agenda).

(es. La partita ad esempio (nel caso di campagna elettorale) si gioca tra politico e

giornalisti es Renzi a Ballarò leader vs principali testate giornalistiche (es. Giannini

che in quel contesto è “La Stampa”)

(la vera battaglia è tra candidato e giornalisti dei media tradizionale). Questa centralità

è oggettiva.

Il punto non è che è morta la stampa; ma che non si vendono le copie.

Giovedì 09/11/17

La crisi della carta stampata non arriva 5/6 anni fa è dagli anni 90 che inizia un ciclo

negativo della stessa. Già in tutti gli anni 80 inizia a vendersi meno. anni d’oro della

Gli anni 70 (Espresso e Panorama 1 miln di copie a settimana) sono gli

carta stampata dagli 80 in avanti abbiamo la caduta fini alla crisi sistemica odierna.

Vanno distinte:

1) la carta stampata da 2) la funzione informativa (di mediazione)

Lo strumento con la funzione non vanno confusi, la funzione permane.

La ri-legittimazione della funzione: la funzione esiste ed è anche vero che tende sempre

di più alla de-legittimazione. Il problema è come ri-legittimare quella funzione poiché

se quella funzione è debole si rafforza la funzione comunicativa. E la questione è a chi

giova però poi vivere in un contesto di propaganda continua!? Da lettore a nessuno.

La questione della ri-legittimazione è legata allo stoppare la crescente sfiducia delle

istituzioni politiche, delle istituzioni statuali, degli organi di stampa ecc.

Quando si parla di funzioni informative si tratta del voler conoscere cosa succede (è un

bisogno dei cittadini). Un fatto in sé non significa nulla, va dotato di senso e a fare

questo ci pensa il giornalismo, la ricostruzione del contesto ad esempio. Il giornalista

contestualizza e tematizza i fatti.

Da EVENTO a TEMA = processo di tematizzazione

NOTIZA- TEMATIZZAZIONE

Lo spazio della tematizzazione è molto più vasto di quella della notizia e la dimensione

interpretativa è fondamentale.La soluzione alla crisi sta nel trovare delle soluzioni

sostenibili, la crisi è strutturale e il problema è rendere sostenibile una funzione che

tanto è ineliminabile.

Macro cause della crisi del sistema:

non è esaustivo poiché i fattori sono innumerevoli)

(l’elenco tra le principali nel caso

italiano:

1) Il mercato pubblicitario è totalmente tv-centrico per cui i soldi vanno tutti in tv e il

fatto che i giornali sono fatti da editori e che sono imprenditori che quindi investono

vogliono guadagnare (ovviamente). Le risorse pubblicitarie sono assorbite per il 50% per

oltre un ventennio sul web e la televisione. Le copie non si vendono, la pubblicità non

investe più è normale che i giornali non abbiano più risorse.

(Il giornalismo è sì una funzione sociale tuttavia è un mercato.)

2) La velocizzazione dei processi di newsmaking e di consumo delle notizie

(contrazione del ciclo di vita della notizia e conseguentemente aumento della quantità

di notizie necessarie a saturare i social) SPAZIO TEMPO nuovi assi: il giornale è

quella cosa che nasce prima di tutti gli altri media per fare notizia e quindi ha

tempistiche differenti. Tutti i media sono più veloci della stampa, per cui è evidente

che non sia il loro compito il “dare notizia” la stampa è il luogo della

e dell’APPROFONDIMENTO.

TEMATIZZAZIONE Il ciclo di vita della notizia è

sempre + breve, la notizia dura lo spazio di pochi secondi e quante notizie servono per

saturare lo spazio di 24h (concetto di flusso) ecco perché hanno fatto anche testate online.

Ovviamente quando fai approfondimenti bisognerebbe avere dei giornalisti

competenti (si devono cambiare costitutivamente le redazione dei giornali-bisogna

cambiare la costituzione delle redazioni giornalistiche, è necessario cambiare la

struttura organizzativa delle redazioni). Se la carta stampata è il luogo della

“Lentezza” allora forse la carta stampata potrebbe divenire il ruolo della riflessione e

cambiare costitutivamente l’organizzazione.

questo significa

3) Produrre un giornale e distribuirlo costa sempre di + e le risorse sono sempre di

L’idea di abbassare i costi

meno, fronte della disponibilità di informazione gratuita.

segue la crisi e questo va contro l’idea di fare un giornale di “qualità”.

4) Gli italiani dimostrano scarsa propensione alla lettura: negli altri paesi la tv ha

avuto sempre dal punto di vista informativo una certa centralità ma sempre accompagnata

In Italia non è tanto l’inquinamento televisivo,

dalla stampa. gli italiani sì guardano

la tv ma ascoltano meno radio, leggono meno e si trovavano anche di fronte la web

in ritardo. Spesso la dieta informativa è prevalentemente legata ad un solo medium.

Altre cause potrebbero essere:

l’evoluzione tecnologica ha prodotto

5) Elemento tecnologico: nuovi modi di fare

che rappresentano una novità, e “quando c’è la novità interessa anche per

giornalismo

il solo fatto di esserlo.” Nascono quindi delle nuove forme: es. giornalismo

partecipativo (chiunque può fare il video e quello poi gira) figure professionali

sempre più sostituite da quelle dilettantistiche. disintermediazione del

newsmaking = figura professionale sostituita dalla casualità. (altri esempi media-data

attaccamento ai dati del giornalismo “bisogna dare oggettività al

journalism:

pezzo” – accade perché c’è una percezione di debolezza della stampa,

l’infatuazione contemporanea per il data journalism è un chiaro segno della loro

debolezza).

La stampa dovrebbe evitare del tutto la disintermediazione del giornalismo.

Origine di nuove mitologie = il mito della disintermediazione dentro le redazioni

arrivano a farsela da soli (es. caso impaginazione Repubblica dopo elezione

dall’allora premier in mezzo alla pagina +commenti dei

Mattarella: foto+ Twitt

politici) = pagina che era il prodotto degli elettori in campo. E perché il lettore

dovrebbe pagarti? Quando quella cosa poteva far da solo facendo un salto su twitter

gratuitamente.

6) Collateralismo politico delle testate come fattore di schieramento marcato delle

linee editoriali: tutto il giornalismo europeo nasce come collaterale, ogni giornale ha

una linea editoriale ovvero un taglio netto con cui si taglia la realtà.

Es:

Giornalisti di dx: Belpietro, Buttafuoco

Giornalisti di sx: Giannini

Giornalisti 5s: Travaglio, Scansi “a rincorrere”

7) Politiche editoriali delle testate storiche la nascita delle nuove testate

online: Post, Linkiesta, Lettera43, Lavoce.info, Giornalettismo, Wired ecc. (cerchi la

notizia su twitter, copi e incolli a dx e sx e hai fatto l’articolo). Il problema è se io sono

una testata cartacea come faccio a rincorre e divenire come quelle online?!.

Grafico sulla dinamica che della raccolta pubblicitaria sulla stampa 2011/2016:

La pubblicità, che dovrebbe essere la risorsa principale su cui si regge l’economia di un

quotidiano, i quotidiani non si sono mai retti sulle vendite, sono un accessorio della

pubblicità. Le vendite dovrebbero essere il di più che fa si che gli introiti siano di +.

In uno schema del genere in cui tra 2011 e 2016 perdi il 50% delle vendite

pubblicitarie = Fotografia della crisi strutturale.

Dati AGICOM: i ricavi da utente (vendite) oggi sono maggiori della pubblicità

Per cui vi è un ribaltamento totale del paradigma prima descritto.

Chiaro nel diagramma seguente:

L’insostenibilità di quel modello diviene chiara:

Quotidiani cartacei in milioni di copie tra 2011 a 2016

Il dato perde il 43% quindi significa che dagli anni 80 hai perso 80/90%

Le copie digitali

- Gli editori non riescono a valorizzare il prodotto tradizionale nel mondo digitale:

le copie digitali, che costituiscono circa il 12% del totale delle copie vendute,

rappresentano solo il 6% dei ricavi da vendita di copie.

- Quando anche fosse (e non è) la copia digitale una soluzione al problema, la copia

digitale dal punto di vista economico rende meno della metà, poiché anche se la vendo

mi ritorna indietro in termine di valore meno della metà del mio investimento). Il

digitale sta drenando valore, il digitale già solo per il fatto che esiste dimezza il

di ciò che c’è dentro.

valore

- Per contenere la perdita in termini di valore dei ricavi da vendita di copie (la

strategia degli editori) è stata quella di aumentare il prezzo di copertina del giornale

cartaceo.

-Il risultato: un andamento complessivamente declinante dei ricavi dovuto alla

drastica contrazione dei volumi.

Riassestamento del mercato:

In un contesto del genere aumenta il livello della ownership: gruppi sempre + grandi

in grado di stare su di un mercato sempre più grande.

Movimenti all’interno del sistema italiano, molti significativi:

da parte

a) L’acquisizione della Cairo Communication del controllo di RCS

Mediagroup, editrice del Corriere della sera e della Gazzetta dello Sport. Il corriere

della sera era il giornale “dei poteri forti” Confindustria, Agnelli , Berlusconi era dei

potenti ma che non si sapeva il controllo di chi fosse.

L’espresso

b) Integrazione nel gruppo editoriale di Itedi, editrice de La stampa e, dallo

dell’Avvistatore

precedente, anche del secolo XIX e marittimo.

L’aspetto più interessanti sono

Messa insieme della proprietà della tv e dei giornali.

gli “assetti redazionali”.

A cosa serve alzare il prezzo della copia?

Non ha funzionato nemmeno questo!

In grigio (indice dei prezzi al consumo) tu chiedi alle persone di spendere per i girnali

molti di più di quello che spendono per magiare, e la domanda è perché dovrebbero farlo!?

Ancora una volta vedendo le quote di mercato:

l’indice di concentrazione è moderato anche perché gli attori in campo sono abbastanza

certo è che:

L’ Espresso e RCS fanno insieme il 40%

Espresso: edita la Repubblica( quotidiano nazionale) + un grande numero di testate

locali ( la logica editoriale è stata quella di avere quotidiani di forte radicamento locale

poiché la prossimità assicura la tenuta es. Verona, Piacenza ecc.). La funzione di re-

intermediazione viene da sé perché a livello locale la realtà la raccontano loro non è una

funzione che è sostituita da altri.

RCS: Corriere della sera/ Gazzetta dello Sport per molti anni il quotidiano più venduto

in Italia era la Gazzetta dello Sport.

Caltagirone: il Messaggero, il mattino (Roma e Napoli e in quella realtà è molto forte)

Monfir: la nazione, il giorno, il resto del carlino (centro Italia)

Itedi: La stampa, il secolo XIX.

Venerdì 10/11/17 sciopero mezzi non c’ero (devo recuperare appunti da qualcuno)

Giovedì 16/11/17

La capacità di circolazione dei quotidiani oggi è estremamente ridotta. Analizzando

nelle principali testate la capacità di circolazione, il modello sole 24 ore è una testata di

tipo tematico con target specifico che ha pensato ad una serie di servizi per la

comunità dei professionisti e da qui nasce la capacità del sole di circolazione dello

stesso. La comunità dei professionisti ha la possibilità di ottenere servizi utili alla

professione. Modello particolare rispetto agli altri giornali, nel sole 24 h pesa molto

ha questo “valore aggiunto”

il digitale poiché appunto . (Valore in giallo).

Un elemento di interpretazione dei dati è la capacità di contenere le perdite dei

giornali locali, che rispetto alla loro geografia di diffusione tengono molto meglio

delle grandi testate (Verona, Padova, Reggio Calabria ecc) dove finisco per vendere

13 mila 14/ 20 mila copie su città che hanno 300/400 mila abitanti, la capacità di

tenere è maggiore rispetto alle testate nazionali: dato che si conferma è la tendenza

alla territorializzazione della stampa. ( es. Quello che succede a Roma lo conosco senza

che «la Stampa» me lo dica). Se voglio sapere cosa succede nei borghi o rioni della mia

città, questo me lo dirà solo il giornale locale. Dietro alla capacità di territorializzare

la funzione c’è la funzione informativa che continua ad esistere ed è tanto più forte

è una buona ragione per pagare l’informazione.

quanto più e territorializzata. E questa

(Una cosa che resta tipica sono ad esempio i necrologi) funzione per la quale si è disposti

a pagare (risponde a una funzione).

Politiche elettorali

L’impatto della digitalizzazione sul sistema stampa da un lato è legato

all’organizzazione oltre che alla comunicazione(cambio dei formati, sulla velocità e la

trasformazione del newsmakng ecc)

Il grosso dell’impatto è organizzativo più ancora che comunicativo. Il web dà un

noi dobbiamo valutare l’effetto

apporto molto più organizzativo che comunicativo,

organizzativo è lì che il digitale fa “saltare l’editoria”.

Cambia anche di conseguenza la figura del giornalista stesso che svolge funzioni

diverse rispetto a quelle che faceva 10 15 anni fa:

Focalizzare la questione organizzativa dell’impatto del digitale, il giornalista cambia, la

redazione cambia, le funzioni che il giornalista deve ricoprire cambiano; il digitale

impattai in maniera molto forte sulla dimensione organizzativa, il che significa fare

davvero un salto: il giornalista è cambiato, cambiata la struttura di come si trovano

il giornalista non è più quello che “cerca e trova” le notizie,

le notizie, oggi le notizie

vanno più veloci colpiscono il giornalista (è cambiata la struttura) (salta

l’organizzazione tradizionale del modo di fare informazione) il problema è il come

gestire quella quantità di informazioni che arrivano.

Saturazione delle notizie a disposizione (il giornalista è saturo, il problema è come lui

gestisce quel flusso): quando si parla di impatto organizzativo è questo:

-organizzazione delle redazioni

- competenze del giornalista stesso (cosa deve saper fare?)

Le risposte mediamente disponibili per risolvere questo problema strutturale

dell’editore medio italiano sono state:

- 1) aumento del prezzo delle copie (se faccio difficoltà a diffonderlo la principale risposta

di un editore medio è “te lo faccio pagare di più altrimenti non ci sto dentro”). Con poi il

risultato che aumentano le persone che non lo comprano

- 2) riduzione dei prezzi delle inserzioni pubblicitarie (il valore di un inserzione non è più

quella di una volta poiché la capacità di visibilità di quella cosa è estremamente diminuita,

per cui devo abbassare il prezzo degli spazi per le pubblicità). (Si perdono 100 copie al

giorno)

- 3) taglio dei costi di produzione: essendo un editore il tuo obiettivo è guadagnare per

l’unica cosa che ti resta da fare è il tagliare i costi= giornalisti.

cui Le redazioni si svuotano

e rimangono sempre più vecchie (inoltre devono affrontare il problema del digitale);

il problema è assolutamente di natura organizzativa. Il problema della variabile

digitalizzazione= disintermediazione organizzativa (es, quando compri libri Amazon-

impatto su tutta l’organizzazione.

libraio) la variabile della digitalizzazione ha (è lì che

avviene il grosso del cambiamento). Salta il corpo intermedio- salta la redazione che

è il luogo della mediazione giornalistica (persone che fanno delle cose che oggi così

diventano inutili) questo è il vero tema legato alla digitalizzazione. Il giornalismo è una

fotografia straordinaria dell’impatto del digitale.

Il corpo intermedio che si chiama giornalismo o editoria non è sostenibile, e quindi

sparisce. Eppure permane la funzione informativa e quindi come stanno insieme

questi 2 aspetti quando parliamo di digitale?!

- 4) Investimenti nelle edizioni e nei contenuti digitali sono molti gli editori che stanno

cercando di investire Repubblica ad esempio un tempo anche la Stampa, si son fatti

esperimenti e si è capito che bisogna investire nei contenuti digitali e provare a capire i

contenuti per un pubblico nuovo.

Quale giornalismo e quale giornalista

44% e 42% riguardano quotidiani e periodici i media tradizionali restano luoghi

significativi dove vengono collocati i giornalisti, la carta stampata è ancora il luogo

che avvalora l’dea

dove i giornalisti servono di più. (Una contraddizione interessante)

che questo sia un sistema che va ristrutturato ma non che scomparirà. Si parla quindi di

ristrutturazione e non di scomparsa.

Invecchiamento delle competenze

Nelle redazioni troviamo i vecchi: vediamo che nel 2015 dai 31 a 40 anni è il 26%, dai

41 ai 50 il 31%

Si tratta di persone non riconvertibili in un gatekeeper digitale che fa social media

manager.

Gli altri poi non entrano poiché devi tagliare le spese e come adeguo le grandi e piccole

redazioni al digitale? Problemi di gestione in senso stretto, dove ti colloco?! Questioni

organizzative. Contrazione del reddito

Il giornalista quanto guadagna? Il giornalista ha un compito non di poco conto dovrebbe

cercare di fare informazione e esser protetto dalle istituzioni per le quali lavora. Se un

freelance guadagna da 20 a 75 mila euro e il 40% arriva a 5 mila euro, come fa far e il

giornalista? Non ha reddito per sostenere la sua professione!. La debolezza del freelance

( sul quale stiamo fondando il giornalismo) è anche la debolezza stessa della funzione

del giornalismo attuale, uno che deve sostenersi deve produrre una quantità di

contenuti tale che non gli permette di approfondire, la qualità anche solo stilistica si

abbassa.

Cambio della dimensione organizzativa processi che si riverberano sulla qualità e

sulla funzione stessa. Criticità per il giornalista

Giornalista sempre più giovane, freelance che non guadagna e che è ricattabile. La

criticità economica è indicata come una criticità vera 50%, e il 20% parla di

intimidazione (minaccia di una querela 62%). Se sei un freelance non guadagni e hai

paura delle querele. Quindi se vivi con la paura che tipo di informazione fai?

Si indebolisce la funzione poiché si è indebolito la status della testata e quindi lo status

del giornalista. La questione è strettamente strutturale.

Sintesi dei diversi modelli di sostenibilità del giornalismo oggi che son stati testati:

Si tratta di risposte parziali, problemi che troveranno risposte a seconda dei casi, del luogo

dei contesti, di chi li attua ecc. spesso fatti da grandi editori con gradi capacità di

investimento:

- a) differenziazione obbligata (dei contenuti) tra edizione digitale del giornale (replica)

e il portale web = non è un modello ma una linea che accomuna molte soluzioni attuali,

devi differenziare i contenuti (regali poco di ciò che fa, ciò che non regali lo devi

monetizzare). Puoi regalare contenuti che ti costano poco ma non puoi regalare tutto.

Differenzio l’edizione digitale da quella cartacea.

- b) modelli paywall: dal giornale all’articolo, pagare i contenuti (es. Washington Post)

paghi i contenuti che consumi dopo acquisizione di Jeff Bezos) WP vende gli articoli

,gli scoop, vende tutto ma è anche quello che mantiene una grandissima redazione e

ha investito tantissimo (principio del modello Paywall è che tu paghi ciò che consumi il

problema è che se poi si traduce in effettivo comportamento di acquisto).

- c) modello Axel Springer: comunicare, non stampare la carta (es. potenziamento

online di Bild e Die Welt) hanno un pubblico molto limitato (linguistico) hanno tuttavia

un ampio pubblico e utilizzano dispositivi digitali molto meglio ( italiani popolo più

3

vecchio, non così abituati)

- d) modello ProPubblica testata solo online americana che ha puntato sulla comunità,

sulla costruzione di una comunità di lettori e quindi sul crowfunding per finanziare il

giornalismo televisivo (in Italia son stati fatti dei tentativi Servizio Pubblico- Santoro che

raccogli un sacco di contributi) = il modello tuttavia ha funzionato poiché quando hai un

capitae fiduciario dietro, quella cosa funziona.

- e) modelli misti basati sulla flessibilità i più praticati e rilevanti, il modello puro

ovviamente è difficile sono quelli più comuni a volte ci son state soluzione che hanno

funzionato es. puntare aspetto tecnologico (mobile first), o brand journalist ecc.

Fine quarta parte relativa alle slide 3. Editoria ed Informazione

3 Centralità della geografia come variabile.

Post-industrial journalism: adapting to the present

hanno condotto un’indagine

nel 2012 su come si stava trasformando il giornalismo sulla

base della digitalizzazione. Cosa sta succedendo nelle grandi redazioni americane?!,

andiamo a vederlo direttamente. Fotografano un momento che è esattamente quello che

viviamo noi oggi in Italia (nel 2012 ancora in Italia non era così).

Obiettivo è stato vedere come la digitalizzazione impatti sul piano organizzativo.

L’oggetto del report è:

Le trasformazioni indotte dalle tecnologie digitali nelle pratiche del giornalismo

professionali (giornalista chi è?) e organizzative (in che modo fa ciò che fa?).

passaggio dall’industria del giornalismo al giornalismo post industriale

Il ricondotta a

queste 4 variabili:

 Esistono sempre meno percorsi di carriera standardizzata perché il giornalista

non è più una cosa sola, deve saper fare più cose (il data journalism non può essere

fatto da un giornalista o meglio può essere fatto da un pool di giornalisti affiancato

da analisti, sociologi, un giornalista non ha competenze per trattare quei contenuti)

chi è in grado di trattare quei contenuti e trasformarli in qualche cosa di capibile?!

 Il giornalista “definito dal prodotto” sempre meno presente (titolista, cronista,

l’idea che ci sia uno che si occupa di una cosa

deskista, caporedattore ecc)

soltanto non c’è più “public

sostituito dal giornalista oriented” definito da ciò

che lo sviluppo degli eventi richiede e da ciò che richiede il pubblico. Sei uno che

stai in redazione e qualsiasi cosa succede sei in grado di cambiare il sito, sapere

la fonte, attivare, restare in contatto ecc. da un lato: ti si richiede sempre più

dall’altro molto

specializzato più generalista (da punto di vista funzionale) in

grado di gestire molte più cose. (Una sorta di cortocircuito)

 I posti di lavoro nel giornalismo post- industriale sono sempre meno e sempre

più diversi dal passato. Che ci sia una contrazione sistematica delle occupazioni

nelle redazioni negli USA è già assodato, questo non significa che le persone che

lavoreranno nel giornalismo saranno sempre meno rispetto al passato,

probabilmente quelli che lavoreranno intorno al giornalismo del futuro con

competente non prettamente giornalistiche saranno sempre di più. Funzioni che

siccome non sono prettamente giornalistiche probabilmente saranno

esternalizzate.

 dell’utente

Dal giornalismo dei macchinari al giornalismo (e soprattutto per

l’utente). Esattamente come nelle campagne elettorali, di ogni utente di carta

stampata o di quelli all’interno delle community progressivamente la redazione

La centralità dell’utente

saprà di più. è tale nella comunicazione e

nell’informazione. Dove si situa quindi il confine tra natura informativa e la

desiderabilità dei contenuti?!

Venerdì 17/11/17

Abbiamo visto come si viene a creare una sorta di cortocircuito organizzativo in cui le

redazioni fanno sempre più fatica a seguire la logica della digitalizzazione. Affrontando

la principali differenze nel passaggio da giornalismo industriale a post industriale.

La figura del giornalista anche cambia che deve essere specializzato ma generalista, le

redazioni cambiano molto lavoro viene fatto fuori esternalizzato. E poi la centralità

dell’utente sia nell’informazione che nella comunicazione.

può essere misurata l’audience del singolo articolo, di

Oggi ad esempio alla «Stampa»

ogni singolo contenuto nel sito web, e questo sta trasformando la logica stessa della

notiziabilità poiché se io ho la possibilità di misurare la capacità attrattiva di ogni

fino che punto comanda la logica dell’audience in un

singolo giornale e/o testata,

contesto informativo e cioè fino a anche punto l’informazione resta tale se inseguiamo

l’audience?!. (Che rapporto c’è tra gradimento e informazione?!) dove spostiamo la

figura del GAtekeeping?!, sono io? è il mio gradimento?

Il digitale inaugura infatti un cambio di paradigma dove domina una logica orientata al

pubblico dove conta quindi il gradimento. La digitalizzazione spinge ad una

omologazione (comunicazione informazione) il discrimine è la funzionalità = noi da

c’è ed è

specialisti dobbiamo saper distinguere, poiché una distinzione la funzione.

La ricerca mette in evidenza le novità nei processi di newsmaking:

 1) Per il giornalismo non ci sono più limitazioni di scadenze temporali e di

formati (i giornali vivevano di scadenze, oggi non è più così, che tipo di

giornalista devo avere quindi? Anche le deadline non esistono più né i formati

(es. editoriale che non è che sparisce ma ha un’evoluzione prima era

tradizionali

lo spaio in cui si faceva un giornalismo di opinione oggi sostituito da quegli spazi

che si chiamano “il buongiorno di” “il mattino di “ ecc dove vengono dette cose

medie in cui il medio cittadino si identifica ecc.) - e questo ha delle conseguenze

sul tipo di giornalista che deve esserci dietro. Il problema nel digitale è la

i formati tradizionali non è che sparisco ma evolvono c’è una

diffondibilità,

evoluzione dei formati tradizionali.

 meno rilevante per l’attività di raccolta delle

2) La geografia diventa

informazioni, per la creazione e il consumo di giornalismo. Anche le grandi

testate con un radicamento territoriale forte, i contenuti che sono dentro perdono

la capacità di esser radicati in digitale. Nella carta stampata invece la

territorializzazione maggiore. Nel web pubblico + ampio = temi più generali.

Carta stampata regge di più in locale. Le testate carta stampata con una forte

territorializzazione tengono di più.

 3) Flussi in diretta di dati e di attività sociali diventano fonte di nuovi

materiali grezzi. Gli studiosi verificarono che allo stato attuale confluiscono sui

desk delle redazioni una quantità di materiali assolutamente maggiore di un

tempo. (es. quando accade un attentato arriva prima un twitt che una notizia)

Non possiamo dire che siccome ci sono 50 twitt su di un attentato sappiamo tutto,

si tratta di materiali grezzi che i giornalisti possono e devono controllare (un tema

di questo report è che il gatekeeping non è che sparisca perché ci sono i social, il

giornalista si sposta più avanti ( il giornalista non p quello che trova le notizie,

queste sono già tutte lì) ma rimane, quei Twitt allo stato grezzo possono divenire

qualche cosa di sensato solo grazie ad un giornalista. La questione dei flussi

grezzi indica il posizionamento del giornalista. Si ha bisogno di una davanti alla

tv e davanti a Twitter che trasforma il magma di contenuti informativi in notizia.

Una cosa sono le notizie un’altra sono le rappresentazioni.

 4) Le reazioni in tempo reale del pubblico (metriche di misurazione sul web)

hanno un’influenza diretta sulle storie. Oggi è facile misurare le reazioni del

pubblico difronte ad un’informazione, è anche relativamente semplice far

funzionare un software in grado di misurarlo, il problema è poi che uso fai di quei

dati, di quelle info.

 l’importanza della personalità (celebrity)

5) Cresce rispetto al brand delle

testata il giornalista famoso è quello che ti veicola la testata (es. Gramellini-

visibilità) che fa da ponte di credibilità (informazione/emozione/cronaca-

narrativa-spettacolarizzazione- contenuto estetizzato).

 6) Contestualmente: il giornalista è sempre più orientato al lavoro di

“qualità”, la “bassa cucina” sempre dequalificata nel “fattore umano” viene

automatizzata (narrative Science). Le contraddizioni che emergono sono

plurime es. il fatto che il giornalista sia sempre di più orientato alla qualità del

lavoro che offre. Negli Stati Uniti le info generali (5 righe) possono essere fatte

in maniera automatica (software). Analisi dello sport ad esempio: viene già fatto

con le macchine, il giornalista sportivo farà il commento a questo punto ma

l’analisi (Anche in Italia c’è stato qualche

della partita sarà fatto da software

esperimento, negli USA invece c’è già).

Dillettanti, folle, macchina

Attori che trasformano sistematicamente la funzione del giornalista

Cosa fanno meglio i dilettanti?

La presenza dei dilettanti nel sistema informativo. Gli ambienti digitali hanno più

volte messo in difficoltà il giornalismo tradizionale:

- prima con i Blog (spazio del microspecialismo) negli USA i Blog erano lo spazio

per l’iper-specialismo; si trattava inizialmente di persone che scrivevano cosa che

i giornalisti non potevano sapere; il blogger era un esperto esterno che spiegava

cose che le testate non riuscivano a spiegare altrettanto bene (negli anni 90 era

inteso così). C’era una simbiosi tra i blog e le testate tanto che i blogger son finiti

a lavorare per le testate, quelli più affermati con una certa audience

progressivamente è entrato a lavorare nelle testate). “Dilettante” in questo senso

(Il blogger non era giornalista professionista) ma che colmava un vuoto del

giornalismo e che quindi era funzionale al giornalismo.

- E poi i social network.

Cosa possono fare meglio dei giornalisti i nuovi entrati (i dilettanti) nell’ecosistema

digitale dell’informazione?

- Oggi il dilettante raccoglie la notizia probabilmente più velocemente di un

giornalista, la prima descrizione di fatti importante viene raccolta prima da un cittadino

connesso rispetto a un giornalista. La sfida sulla rappresentazione è persa.

dell’uccisione di Osama Bin Laden

Es. la cronaca ad opera di Sohaib Athar via live

Twitter. Il giornalista è qualcuno che interpreta qualche cosa che viene messa in campo

da altri. Sono 2 le redazioni che si accorgono di quello che sta accadendo, partono con il

monitoraggio sistematico e riescono a capire che le truppe americane stanno cerando di

arrestare Osama Bin Laden, era impensabile che quella cosa la vedesse un giornalista,

quindi qui il giornalista è colui che interpreta e dota di senso un qualche cosa che è messo

la notizia all’interno del flusso. Deve riconoscere

in campo da altri. Il ruolo è riconoscere

il valore notiza.

- Ne consegue la ri-collocazione del giornalista da produttore iniziale di notizie (news

aggregation) ad un ruolo di verifica ed interpretazione, creando significato in un flusso

di testo prodotto dal pubblico (original reporting) (storytelling). Storytelling inteso qui

nel modo in cui: come io posso mettere in chiave di rappresentazione giornalistica quei

dati (il live twitting sono una cosa- il formato giornalistico va dato dal giornalista)

trasforma il fatto in notizia.

In realtà “la dell’original reporting

- fede nel valore è spesso superiore alla quantità

realmente prodotta” (si è dato troppo peso al fatto che basta mettere il video e la notizia

si fa da sola, non è vero!, se pensiamo al lettore medio ma anche a quello non medio

come si fa a desumere che sia l’arresto di Osama da 50 Twitt; siamo sempre di più in

presenza di lettori/cittadini che pensano di saper mettere in chiave informativa quel

grande del giornalismo attuale; la notizia “fai da

flusso e questo è un problema molto

te” che però non funziona). Il giornalismo non ha imparato ad interagire

efficacemente con l’esposizione dei contenuti prodotti dai “dilettanti” Anche se sulle

testate nazionali questa cosa si è capita sempre di più, (io metto un ruscello che scorre

e si capisce che c’è stata l’alluvione- il fatto parla da sé) in realtà si è capito che questo

non basta. Iniziano a capirlo i giornalisti ma anche le persone. Già allora (anni del report)

si intercettava la difficoltà del giornalista ad elaborare/gestire con quel tipo di contenuto.

Cosa fanno di meglio le folle?

Il problema non è più cosa fa la persona con quel contenuto, ma cosa fa l’aggregazione.

Se il giornalista con questo pubblico aveva difficoltà ad entrare in contatto con quella

notizia, oggi in un sistema tale di sorveglianza sociale da parte della folla, il giornalista è

soprattutto per il fatto che c’è la ripresa live.

ancora più in difficoltà, –

2 casi analoghi (caso camionista 91 Rodney King ripreso) (caso si Philando Castile

diretta Facebook) poliziotti il passaggio tra i 2 casi è particolarmente rilevante poiché

c’è tutto il gioco del giornalismo online di mezzo.

Se il caso di Rodnet King era totalmente in mano alla redazioni e la decisione spettava

allora; nel casi di Castille essendo diretta live.

Mercoledì 22/11/17

La variabile della digitalizzazione ha cambiato il sistema informativo introducendo

anche nuovi attiri, questi nuovi hanno cambiato e stanno cambiando la funzione del

giornalista. La funzione del giornalismo e la funzione del giornalismo sono cose

differenti. Quella del giornalismo e del giornalismo è certo una funzione volta a

soddisfare dei bisogni. I 3 attori: sono i dilettanti, le folle e le macchine. Cosa fanno i

dilettanti lo abbiamo visto, sono quelli che spesso arrivano sul fatto prima dei giornalisti,

quindi i giornalisti non hanno più la preoccupazione di arrivare per primo. Il materiale

di documentazione dei fatti arriva al giornalista prima che il giornalista stesso sia sul

posto. Quindi questo non elimina il ruolo del giornalista ma lo sposta in avanti, il

giornalista segue il fatto (il fatto lo precede) egli dovrà significarlo, elaborarlo,

approfondirlo.

Questo vale sia per l’informazione che per la comunicazione.

Una cosa è cosa può fare un individuo con una camera in mano, altra cosa è ciò che può

fare la forma aggregata degli individui:

 Il concetto di folla: forma aggregata di individui che agiscono sui Social

e non soltanto nei Social; l’etichetta di questa situazione è

Network

crowdsourcing journalism (giornalismo che trova intorno a sé altri elementi di

ciò che sta accadendo nella realtà).

 Se noi pensiamo al concetto di folla intanto vediamo come questa ricopri la vastità

degli spazi, coprendo la geografia totale dei territori. Le folle si costituiscono

come “fonti non va trascurato l’elemento dei dati,

di dati”: la folla fornisce una

quantità di data sempre crescente. Anche queste sono fonti open importanti per

un giornalismo attento. Nelle folle vi sono anche attori istituzionali che mettono

a disposizione dati; gli istituiti di ricerca; le università ecc.

 Sorveglianza sociale diffusa (cittadino monitorante) colui che gira e che è attento

a cosa gli accade intorno. Es. video del ragazzo in piazza castello con la Juve che

poi non si riusciva a trovare e quel vuoto ha creato indignazione soprattutto ha

attirato l’attenzione, in un sistema saturo il vuoto richiama l’attenzione.

Caso Rodney King (1991) ripresa di un pestaggio da un superotto con supporto

in pellicola, il video rimane un documento che io ho in mano e cosa posso fare

con quel video? A chi devo dare quella cosa per fare che arrivi al notiziario della

sera? E con che rischi?!, in questo caso resta inalterata la funzione del

gatekeeping

(Il digitale scompagina la struttura stessa del giornalismo in questo modo poiché

con facebook io posso fare quello che ha fatto la fidanzata del soggetto del

secondo caso Philiando Castile con un live dal suo smartphone). (Codice con

occhio esterno, ripresa fredda, lontana)

Caso Philando Castile: video mandato in diretta live Facebook. La figura del

gatekeeper vine scavalcata il giornalismo è cambiato, il giornalismo arriva dopo

(può spiegare e contestualizzare) il compito del giornalista dovrebbe esser

(Che non c’è nel video)

quello di spiegare cosa è successo prima. - cosa è

accaduto prima non viene spiegato dal video. La funzione informativa non è

soddisfatta dal video.

 L’ampia disponibilità di risorse non rende inutile la funzione del giornalista.

è nulla di oggettivo in un’immagine o in un video.

Non vi Il margine di

connotazione è molto ampio. Si potenzia inoltre la funzione del gatekeeper

colui che: “richiede

essendo il giornalista le informazioni rilevanti, le filtra e le

contestualizza”. L’azione informativa non avviene nel testo ma nel contesto.

Cosa fanno meglio le macchine?

Il computer è imbattibile nell’estrarre valore da grandi quantità di dati:

- il

giornalismo cerca di accreditare il proprio punto di vista (cercando numeri) poiché questi

lo accreditano per dimostrare quello che dice (vista la perdita di fiducia/credibilità).

Oggi la narrative science è in grado di trasformare l’esito di tali dati in testualità e

quindi storie, in modo tale da essere scritto in modo da esser indistinguibile da un

L’agenzia stampa (grandi

testo scritto da un giornalista. strutture con referenti

territoriali alle quali si abbonano i giornalisti per conoscere cosa succede, dicono al

giornalista solo ciò che è necessario).

Citizen journalism è stata nel pensiero comune medio un mito che in realtà non ha e non

potrà mai sostituire la figura professionale del giornalista.

Cosa fanno meglio i giornalisti professionisti?

Cos’è che un giornalista professionista fa meglio degli altri?

 Accountability: la responsabilità di ciò che esce su di una testata è

ineliminabile (nel giornalismo la responsabilità è ineliminabile). La

responsabilità diviene sempre più importante tanto più in un contesto che molto

spesso la elide. La responsabilità di far passare al tg una notizia presa da quel

flusso (es. Social)La questione del capitale reputazionale( della testata e dei

giornalisti) in un panorama inquinato come quello attuale, diviene un capitale

molto spendibile nell’ecosistema. Responsabilità tanto più fondamentale e

quanto più crescente è l’inquinamento nel sistema.

spendibile

 Efficienza: i giornalisti possono essere più efficienti delle macchine per ottenere

l’esclusività, l’idea di cercare qualche cosa di

certi tipi di informazioni es.

esclusivo uno scoop, la drammatizzazione (con tutti i limiti e tutte le ambiguità di

drammatizzare l’informazione) questa tuttavia è una cosa che può fare il

giornalista e non la macchina.

 Originalità: il giornalista deve provocare cambiamenti,sperimentare ecc nel

contesto americano questo emerge con grande forza poiché la macchina e tutta

logica burocratica dell’adempimento –

la routine è conservatrice.. (La fa sì che

con le nuove logiche sei il primo a saltare in un contesto di crisi strutturale come

questa) questa è la logica delle redazioni dei grandi giornali (italiani). Lavorare

sui moventi comportamentali di un attore sociale è compito professionale del

giornalista.

 Carisma: altra caratteristica strettamente americana, il carisma è la personalità

del giornalista, è il soggetto che legittima la testata stessa, la capacità di

costruire brand non per forza in contrapposizione con quello della testata.

l’indagatore

Il giornalista è comunque (non nel senso che cerca i fatti, poiché

ormai ci si trova nel mezzo) ma studia i fatti per interpretarli (contestualizzazione

ovvero dar senso) è un narratore (dare forma). La digitalizzazione non ha dunque

eliminato la funzione del gatekeeper. Si è solo spostata più avanti.

Elemento che rimane fondamentale: il giornalista non racconta le cose come sono

ma ovviamente le interpreta costruendo una realtà (come ogni attore sociale)

facendolo sulla base delle proprie predisposizioni.

Giovedì 23/11/17

Quali competenze hard e soft deve avere il giornalista secondo questo studio?

1. Le soft skills (o competenze trasversali a cavallo tra la figura del giornalista e altri

tipi di figure):

1) -atteggiamento mentale: (molto americano) ciò che si vede sempre di più nelle grandi

redazione che si stanno adattando, i giornalisti hanno un atteggiamento mentale differente

rispetto al passato” hanno uno sguardo su come innovare il giornalismo, non riproporlo o

( bisogna uscire dalla logica del “salvare”, non c’è nulla da salvare si sarebbero

salvarlo l’obiettivo

dovute piuttosto proporre nuove cose)), deve essere il giornalismo

imprenditoriale per cambiare le organizzazioni ( per arricchirle, per diventare digitale

che non significa semplicemente essere online), non assecondarle.” L’idea è che non c’è

l’idea di un cambio di

più nulla da salvare, ma si dovevano elaborare nuove modalità,

atteggiamento è possibile al punto che stiamo rimettendo in campo ad esempio il fumetto.

Il punto centrale è come posso cambiare le pratiche, i linguaggi devo pensare a nuovi

dell’adempimento all’esser

linguaggi, nuovi formati ecc. passaggio dall’ideologia

propositivi (cambi di paradigma) se siamo al centro dei processi comunicativi siamo

anche al centro dei processi organizzativi cioè di produzione.

“il giornalista deve essere connesso”

2) - Connessione: per connessione si intendono sia

le reti sociali che mediali, non è solo connesso ai Social Network ma è sempre più

necessaria la rete sociale (di quante professionalità hai bisogno? e chi sono queste

persone? Quanto deve essere ampia la tua rete sociale? affinché l’articolo abbia la

complessità del caso. L’articolo non sarà più il tuo punto di vista ma l’insieme di più punti

l’identità del giornalista cambia,

di vista (tra i più svariati) in un contesto attore-centrico

il giornalismo di connessione le soggettività scompare sempre di più (corto circuito)

Il giornalista progressivamente è sempre più connesso alla reti tuttavia la sua

soggettività piano piano scompare sempre di più (nel senso che non è direttamente il

suo pensiero che entra nell’articolo ma è un insieme di sguardi) La condizione di

networked reporter è uno stato e condizione che progressivamente dovrebbe riguardare

= perché se vogliamo “sociologizzare” questo si chiama

tutti i giornalisti digitali capitale

relazionale= che significa quale grado di capacità di relazione sei in grado di

immettere dentro la tua professione.

3) -Identità personale del giornalista: Ci sono giornalisti diversi da quelli precedenti

che tendono, come abbiamo detto ad essere meno presenti all’interno dell’articolo; poi

però c’è l’altro tipo d giornalismo in forte espansione che è quello interpretativo e allora

se queste redazioni si riempiono sempre di più da un lato dal giornalista interconesso

con il suo capitale relazionale che tende sempre di più ad “asciugare la sua presenza

sua personalità all’interno del prodotto e dall’altra; c’è invece per converso

e la il

d’opinione

giornalisti ( quindi abbiamo fortemente dirottato il giornlismo nazionale e

internazinale verso un tipo di giornalismo d’opinione e interpretativo). A quel punto il

giornalista interpretativo: o ha una forte identità personale (colui che scrive in prima

persona, scrivendo a nome di tutti, l’autorevole commentatore, l’interprete del “senso

comune”) è un’interprete non è il giornalista che costruisce la

naturalmente realtà non è

quello da cui vuoi sapere come sono andate le cose, è quello “da cui vuoi sapere cosa

pensi tu”. all’interno delle redazioni digitali

A questo si trova in maniera sempre più forte un

giornalista che cerca di costruire la propria identità personale e di affermarla, perché se

io affermo il mio punto di vista, allora è il punto di vista di qualcuno che ha un capitale

che non è più quello relazionale ma rimette in gioco un capitale di tipo reputazionale.

= questa distinzione non c’è nell’articolo l’ha

(I due capitali del giornalismo digitale)

introdotta il prof.

- Giornalista cronista ad esempio= chiamato a fare giornalista relazionale

“giornalista celebrity”

- Giornalista (sono le grandi firme) = capitale reputazionale (le

grandi firme sono poche e probabilmente saranno sempre meno) che tipo di

hai a fare l’interprete della realtà?!

legittimazione

Occorre che il giornalismo trovi un equilibro tra le due forze.

Giovedì 23/11/17

2.Hard skills (sempre più competenze esterne al campo del giornalismo viene fuori

dal report)

Il giornalismo è sempre meno fatto da soli giornalisti ma aumentano le professioni intorno

al giornalismo proprio per via della crescita della complessità della professione. Nello

studio vengono indentificate 6 hard skills dalla ricerca:

il giornalismo “esperto” che non è più solo generalista.

1) Conoscenze specialistiche: La

figura dell’esperto tendenzialmente non la metti più all’interno delle redazioni ma la

figure sempre meno organiche all’organizzazione produttiva ma sempre

contatti fuori,

più esterne. La specializzazione è necessaria perché i giornali devono spiegare, la

specializzazione è necessaria per i temi e per le tecniche. La tendenza hard a specializzare

funzioni c’è. Tutto ciò che è poco specializzato progressivamente in questi

sempre più le

ambienti perde di presenza.

2) Dati e statistica: ricorso a questi, è necessario saper gestire dei dati, il dato piace ai

giornalisti perché certifica la realtà. Per gestire i dati servono figure che gestiscono tali

Lo scoop di Enron (“Fortune”

dati (che non è il giornalista) è lavoro di uno statistico. dopo l’analisi dei

rivista) - crollo del sistema da una domanda (dove sono finti i soldi?)

dati.

3) Comprendere le metriche e i pubblici: competenze e strumenti per capire cosa

funzioni cosa rende spreadable e virale un contenuto. Che tipo di strategia social la testata

può adottare. almeno a livello elementare (l’informatica non può

4) Scrivere codici, programmare:

più nell’informazione che nella comunicazione.

essere estranea)

5) Storytelling: saper progettare le storie (che non è scrivere le storie) conoscere le

dinamiche della struttura narrativa. Avere capacità di gestire una struttura narrativa che

sia un testo, orale o video. Capacità di rendere un contenuto sexy.

6)Project Management: essere in grado di seguire tutte le parti del processo e

comprendere come possano essere messe insieme per produrre una storia che funzioni.

La storia è un flusso di attività. Figura di sintesi ineliminabile = funzione fondamentale

che fa la sintesi di tutta questa complessità (questo spesso produce conflitto).

Elementi che caratterizzano il giornalismo ibrido, cioè il giornalismo della

digitalizzazione

Fenomenologia del giornalismo ibrido

Uno dei temi ricorrenti: fake news

Il problema delle fake news= mancanza del riconoscimento della figura del giornalismo.

La questione delle fake new varia in funzione della forza/debolezza del giornalismo. Ci

(significa che c’è un pre-verità?!

sono etichette come quelle di post-verità Ma cosa

significa). Se parliamo di verità parliamo di concetto religioso.

Cos’è la verità? se attiene al campo della fede/religione significa che è il prodotto della

“rivelazione”. mi “riveli” qualche cosa.

Io non devo aspettare che il giornalista

Il concetto di post-verità è legato al fatto che vi è entropia (confusione) informativa.

news è legato al fatto che c’è “un’entropizzazione”

Il concetto di post verità e di fake

del processo informativo e comunicativo tale per cui si fa fatica a capire cosa è vero, o

verosimile, oppure nessun dei due.

Abbiamo già visto che la notizia è una costruzione sociale, e che il newsmaking è

costruzione sociale che risponde a valori notizia e questi ultimi sono convenzionali

ecc.

I valori notizia sono quella cosa che fa sì che i fatti divengano notizia poiché gli si

ascrive un valore. Ma tutto ciò non è naturale, non c’è nulla di rivelato è totalmente

una costruzione sociale.

Il problema è piuttosto come ridare dei punti di riferimento in questo contesto entropico.

La fake news = significa parlare di qualche cosa che non è né informazione né

(cos’è informazione,

comunicazione = ma non sono news misinformazione, è

informazione anche quella?).

Non bisogna mai sottovalutare le definizioni dei concetti che maneggiamo.

Venerdì 24/11/17

Fake news termine etichetta che abbiamo visto essere piuttosto difficile da definire, si

l’entropia

tratta di un concetto ambiguo. Ciò che spesso si intende con il temine è

informativa.

In un terreno di entropia del genere una possibilità risolutiva:

risposte che l’informazione dà all’entropizzazione del suo status:

Alcune (non esaustive) risposta al processo di entropizzazione dell’informazione.

Fact-checking = nasce in La

questione della ricerca della fonte.

“La è una forma di

seconda domanda del giornalista” fact checking che qualsiasi

giornalista dovrebbe fare. (Grado di interlocuzione che verifica il grado di attendibilità

delle esternazioni fatte ad esempio dai politici).

Le operazioni di fact checking son state pensate o per la verifica in tempo reale, ma la

cosa può esser fatta anche dopo. Perché una cosa possa venir verificata deve esser detta

“noi abbiamo abbassato le tasse” è un’esternazione difficilissima

in maniere precisa (es.

da verificare) e più il discorso è emozionale più ciò che tu stai dicendo diviene

inverificabile. Più lo storytelling ha una struttura emozionalizzata e più si tolgono gli

strumenti al fact checking.

Una volta che io ho verificato un qualche cosa di verificabile cosa devo fare?

- Politifact: prima piattaforma americana che opera fact checking, viene presa

un’affermazione che è entrata in modo significativo nel dibattito pubblico che gira nei

circuito social con insistenza e la si sottopone a verifica.

verosimiglianza “del detto”

Con un termometro di misurazione della

Qual è la capacità che ha questo tipo di strumento? La questione chiave diviene come

far entrare questo tipo di verifica nei circuiti giornalisti attuali.

Blog di verifica all’interno del WP, uno dei più famosi in

-Glenn Kessler su WP

America e nel mondo, in cui si fa analisi di alcune notizie che circolano nella stampa

(con assegnazione di pinocchio). WP ha a disposizione uno staff che gli consente di

indagare, fare ricerca sul campo e dopo un complesso processo (testimoni, ecc) vi è

l’assegnazione dei “pinocchi”. Quello diviene quindi un punto di riferimento per il

cittadino e per il resto dell’informazione.

- Blog di Grillo con 43 successi della Raggi vs Repubblica (redazioni romane) che

verificano ogni dichiarazione cosa c’è di vero o meno.

Cosa c’è di diverso rispetto al blog di cui abbiamo parlato prima?

- il fatto che non sia strutturato, non è pensata per essere una struttura permanente

- viene fatto solo su questo caso specifico

- non ha una funzione a supporto della linea giornalistica tradizionale della testata

-sembra un affare tra Repubblica e il Blog (sembra quasi una risposta diretta al Blog)

Nell’esperienze strutturate all’americana gli staff sono costruiti in modo tale da essere

-

adeguati a fare quel tipo di verifica, in questo caso non è detto che l’analisi risultante sia

accurata davvero. Non sono degli analisti, sono dei giornalisti, siamo sicuri che il fact

checking possa farlo il giornalista solo?!.

- in Italia esiste Pagella Politica= il problema è far entrare questo strumento non tanto

all’interno delle abitudini del lettore ma anche ad esempio far fare questa operazioni in

tv, vi è una difficoltà televisiva pazzesca. Come si può trasformare in linguaggio

televisivo questo?, come posso far entrare un’operazione di verifica nei tempi televisivi?.

del giornalismo attuale, che rende quest’ultimo più

Altro elemento di successo

adatto agli ambienti digitali:

di dati che legittimano in qualche modo una qualche fotografia della realtà

L’uso

- Data visualisation: io trovo un dato interessante, lo metto in una grafica che funziona.

Mettere belle grafiche con dei numeri non è data journalism.

- Data journalism: lavoro di indagine fatto sui dati (prima di tutto: li hai trattati tu? o

sono quelli Censis o del Ministero? Perché se sono del ministero te che tipo di lavoro ci

hai fatto?!)

-Data driven journalism: traiettoria verso la quale sta andando il giornalismo vero quello

che sta cercando di darsi delle vere innovazioni. Spicchio di giornalismo che si sta

specializzando a far uscire la notizia all’interno di un set di dati, la notizia dipende dai

dati non dipende dalle altre dimensioni.

 The Guardian = NSA files

 Propublica- si finanzia con il crowdfunding (giornalismo investigativo) + scuola

di formazione di data journalism. Il giornalismo è la fase finale di tutte queste

competenze.

 Esempi da HP Usa

Crisi del linguaggio giornalistico tradizionale: attenzione calante a causa del

panorama digitale che modifica il nostro sistema neuronale (attenzione differente)

es. Smartphone. L’articolo sequenziale su carta stampata non funziona più. Il

giornalismo digitale sta cercando delle soluzioni, uno di questi modi es. Graphic

Novel. l’idea che la soluzione a questa crisi della linearità sia la

-Graphic journalism:

distribuzione di un libro (fumetto). L’idea è dare senso alla visualità attraverso un

libro di graphic novel che utilizza un linguaggio del tutto differente. Lavoro per

piccole comunità interpretative.

-Docu-serie audio (podcast) REPUBBLICA VELENO: notizia strutturata in episodi

stile netflix

L’invisibile e la prospettiva:

- drone journalism

Visone di prospettiva che fa la differenza, la tridimensionalità del racconto data

dal drone + giornalista che contestualizza ed interpreta.

Sono solo alcuni esempi di come il giornalismo digitale si attrezzi nel contesto

attuale.

Fine quinta parte relativa alle slide 4. Post-Industrial Journalism

Mercoledì 29/11/17

La storia e la cronaca del fenomeno

di internet. Ieri medium, oggi ambiente

L’evoluzione

Anni 90 internet esce dalla sfera militare entra in quella civile e progressivamente diviene

quello che conosciamo oggi. Nel 1994 legata al fenomeno internet si gonfia la bolla del

New Economy. Il web 1.0 era quello spazio che si chiama sito internet e intorno a quella

idea la presenza delle comunità virtuali, quegli spazi all’interno di un perimetro definito

da una serie di siti fissi.

1994 Fase in cui si genera una bolla tutta economica in cui si sostiene che il web per

come si era conosciuto allora (Silicon Valley ecc poi divenuta mitologica e sopravvissuta

a questa prima fase) è una fase in cui una quantità enorme di investimenti economici

finiscono all’interno di quella cosa che era chiamata e-commerce. Gli anni 90 sono la

all’apice del successo

fase in cui della e-commers (era delle dot com) in cui il valore che

si stimava della start up che entravano e avevano una buona idea diventava (dall’essere 5

giovani che sono in un garage) una grande impresa che valeva milioni e milioni di dollari).

Il mito americano (trovi la cosa geniale, la affermi sul mercato e diventi miliardario).

di “cosa

Tutti gli anni 90 corrispondono ad un decennio di una grande narrazione

doveva essere internet” cioè il luogo del “fare affari”, dell’”avere fortuna” Del “fare

business”

Che è un po’ poi la storia del far west

“si va alla conquista di quello spazio, e quello spazio acquista un valore di tipo

economico che non corrisponde al reale valore di quella fase della storia di internet ha

prodotto; cioè il valore nominale di quelle aziende ( le loro quotazioni che chiamavano

capitali) questa cosa ad un certo punto scoppia, bastano 10 anni.

Nel 2000 Scoppia il modo di immaginare il web, il futuro, gli affari e tutto il valore che

9% dell’indice Nasdaq

questa cosa si porta dietro ci si trova davanti ad un crollo del

L’indice Nasdaq che è l’indice della borsa americana per le azioni tecnologiche

polverizza un valore economico inimmaginabile crollando in 3 giorni.

Erano fasi in cui ad esmepio Time Warner cioè la CNN si compra Americanonline

pensando di mettere insieme “la grande tv mondiale” con il “grande portale delle

informazioni” e quindi cambieremo la storia del mondo”

La fotografia dei quei giorni era “è cambito il mondo”

La CNN ha i giornalisti, il giornalismo e quindi i contenuti, American online ha

l’infrastruttura della nuova frontiera dell’economia, e quindi dell’informazione e della

comunicazione.

Risultato: dopo 3 mesi questa cosa non funziona più.

Probabilmente all’interno di quel sistema la fiducia del cittadino/consumatore non era

entrata. Immaginare di pagare un acquisto online con la carta di credito era pensato come

assurdo.

Dal 2000 in avanti quanto questa prima fase di internet (gli attori che si muovevano

i grandi attori dell’economia globale vedono un’occasione nel

sono che

riorganizzarsi dopo lo scoppio della bolla negli anni 90)

Quindi nel 2001-2003 quel mondo si riassesta.

Il mondo degli startupper, “dei sempre quella cosa che quando viene raccontata

garage”

ha elementi di mito (che era un’era gloriosa della “cultura occidentale) viene rimesso in

piedi, dopo esser caduto o meglio, si cerca di rimettere insieme le macerie cercando di

“ridare vita all’internet” che era crollato. E qui si apre la seconda fase: il punto non è più

il business, c’è dell’altro, internet potrebbe funzionare ad esempio per la cultura

si dicono : “dobbiamo

partecipativa, i grandi ri-costruttori pensare in maniera differente

quello spazio, è un’ambiente reticolare e forse va valorizzato e messa in gioco questa sua

struttura, dobbiamo pensare che se le persone non sono così disposte a “comprare e

comprare” dobbiamo ipotizzare che quelle stesse persone magari possono fare qualche

cosa di diverso lì sopra, e non è detto che questo qualche cosa di diverso abbia poi un

(basta

valore minore” pensare al valore che hanno oggi i dati che sono addirittura un

presupposto per l’acquisto e la vendita).

Questa è la fase in cui diviene più complessa l’idea di internet come “spazio di

innovazione”; spazio solo dell’innovazione e della vendita: c’è l’incontro

non è più uno

tra l’idea di quello che poteva essere internet e la cultura partecipativa e quindi dei motori

di ricerca ecc (non che non ci fossero prima, però il punto prima era il browser il grande

problema della prima fase era su chi avesse potuto imporre l’utilizzo di un certo tipo di

browser.)

il problema era l’accesso a quel mondo che si immaginava “virtuale”

1° fase garantito l’accesso che è l’unica cosa che si ottiene dalla prima

2° fase: fase da qui in

avanti la questione è: che tipo di funzione collaborativa può essere messa in gioco? Come

si facilita la presenza delle persone lì dentro? (Si tratta di un processo giocato dall’alto,

non è un luogo come la tv europea anni 80 fine 70 che origina dal basso con degli attori

che si organizzano)

Nella 1° come nella 2° fase vi sono precisi attori che guidano il processo. Grandi attori

precisi. Si tratta di un processo che si è costruito in alto, fortificato e ancora oggi mosso

da due tre grandi attori (Facebook e Google).

La storia di internet è la costituzione progressiva di attori sempre più forti sovranazionali

come Google e Facebook globali la cui storia va ricercata negli anni 90 e capita nella sua

complessità (Facebook, Google). Già allora infatti si capisce che bisogna far fruttare la

natura reticolare del sistema e quindi la cultura partecipativa nasce lì.

Il problema è che una volta che si capisce che la cultura partecipativa e il network come

struttura di riferimento può tornare a ridare vigore a quel settore di economia di uno

stato, in senso di capacità di introitare, fare business e fare affari questo mercato si ritrova

a mettere in gioco. (Tim O’Relly): etichetta che non ti dice quali sono le

Dal 2005 in avanti nasce il web 2.0

caratteristiche in realtà: internet diviene social:

 Condividere = sharing (come strategie di presentazione di sé) e

 Diffondere = spreading

sono le prerogative.

Il web nasce con queste caratteristiche come soluzione ad un fallimento.

Le infrastrutture sulle quali si fonda l’ambiente digitale sono globali, commerciali e

private.

Perché il web 2.0 ha funzionato bene? quali sono le tendenze che fanno funzionare una

tecnologia?

1) - semplicità il web 2.0 ha introdotto la semplicità in qualche cosa che era molto

complesso (“socievolezza” 4

2) - facilitazione della socialità scambio socievole che riduce tutto ad

una sorta di leggerezza) la de-responsabilizzazione fa parte della relazione che si

costituisce e la leggerezza prevalgono. Il potere socievole è ciò che toglie il concetto di

responsabilità.

– (negli anni 90 si pagava) pensare la rete, la “nuova impresa del web” come

3) Gratuità

lo spazio della gratuità che, se ci si pensa, era nata invece come spazio del business a tutti

Tutto ciò che p gratis favorisce l’accesso.

i costi. c’è la gratuità non solo delle infrastrutture ma anche dei contenuti.

4) - Contenuti liberi,

Inoltre mi trovo in un territorio molto sicuro, sono in uno spazio chiuso, confinato.

4 Concetto di socievolezza: quello spazio in cui tu puoi dire qualsiasi cosa con una leggerezza che altrove

ti sarebbe negata. Es. puoi recensire un “ristorante”, un luogo, un vino, un evento ecc. la peculiarità

dell’infrastruttura della socievolezza inserisce leggerezza nell’espressione. Il potere socievole è ciò che

toglie la responsabilità rispetto alle figure che hai davanti e con le quali ti confronti, c’è una sorta di

decontestualizzazione della relazione. web all’interno di recinti sempre più stretti e definiti

La storia del web è chiudere il

all’interno di aree sempre più strette controllate e controllabili (è la storia del far

west). La storia del web è storia di progressiva chiusura.

Il web degli anni 90 era mare aperto, anche troppo aperto in cui uno non sapeva

nemmeno cosa farci; oggi il web sembra più una pozzanghera, piccola in cui vedi

tutti i contorni e i limiti.

5) - produzione delegata ( user generated contents)= qualche cosa di assolutamente

rivoluzionare. C’è la delega nella produzione, sono io utente che li genero, la piattaforma

non è quini produttrice di contenuti fino a quando non deciderà di esserlo e qui bisogna

osservare i processi: e progressivamente l’intenzione di questi attori diviene:

A questo punto che ho in mano quasi tutta la popolazione mondiale (tranne Russia e

Cina), ho le infrastrutture, il passo successivo è ora posso iniziare a produrre

io(“piattaforma”) i contenuti.

di garanzia di Google (T di Trust) “questa non è un fake

Es. Trust project: il bollino

news” non è un passo a riconoscersi un attore attivo nel processo di formazione di

contenuti.

Questo significa che tu Google stai lasciando il tuo ruolo di infrastruttura/ piattaforma

tecnologico all’interno del processo informativo e ti stai invece affermando

di attore

come attore che entra in relazione con la qualità del contenuto.

Piano piano la tendenza sembra dunque divenire poi attore attivo nel merito dei contenuti

(Google es. T di trust) i nuovi big actors sulla scena: Google, Facebook, Apple Youtube,

Amazon e Ebay non ricavano con la produzione, ma con lo stoccaggio e la

organizzazione dei contenuti altrui (nonché dalla commercializzazione dei dati degli

utenti.)

Quella progressione allo stoccaggio tradisce il concetto di gratuità dal quale siamo partiti.

Trend fondamentali

Facebook e Google attori fondamentali, noi stiamo vivendo una colonizzazione di

internet da parte dei social network. Ciò significa che la gran parte delle cose che ci

riguardano succedono all’interno di Facebook ed è uno dei luoghi in cui passiamo gran

parte della nostra giornata e progressivamente la capacità di metter gente dentro cresce.

La forza che spinge dentro quel “recinto” sarà sempre

E questo diviene un dato culturale,

più forte al punto che se ne vuoi uscire diventa poco facile. Le pressioni oggettive, sociali

e esterne che spingono a stare dentro diventano potenzialmente incontrastabili.

Colonizzazione significa che una volta negli anni 90 questo tipo di esperienza sociale era

una “goccia nell’oceano”, oggi questo tipo di esperienza è “l’oceano”, lì dentro ci sono

tutti. Il perimetro è sempre più stretto e gran parte delle nostre relazioni sarà vincolata a

stare sui social network.

 Colonizzazione di internet da parte dei social network (Facebook

principalmente) dei motori di ricerca e delle piattaforme di messaggistica. Il

perimetro di internet andrà sempre di più a coincidere con i confini dei social

network che satureranno lo spazio delle relazioni globali. Le cose escono dai siti

internet e vanno nell’ambiente quest’ultimo è il posto dove succedono

spreadble.(

le cose)

 Stato di connessione strutturale: è la Network Society che implica la network

politics. Il fatto che io sia connesso in maniera strutturale cambia la capacità (in

senso di quantità) di stare nel network, un tempo non si è sempre connessi. È

“attributi

qualche cosa che ha di strutturalità”.

 Contestuale broadcastinizzazione del web ( Facebook live e live Twitting) la tv

assomiglia sempre di più ai social network attuali e i social alla tv. Le soluzione

che vengono date sono televisive e anche la televisione diviene sempre più social

La contaminazione è molto interessante.

 Progressiva concentrazione delle risorse pubblicitarie, dei consumi e delle

ownership nell’ambiente digitale.

Dati su quanto questa concentrazione sia dignificativa:

Dove va a pubblicità su internet? Come sono distribuite le quote di mercato?

Il 32 % del valore della pubblicità mondiale è su Google

14 % Facebook del valore della pubblicità mondiale.

Per questo possiamo considerare quegli strumenti colonialisti, epurando il

termine da eccessivo negativismo, intendendo questi attori come dotati di una

progressiva capacità di mangiare quote nel sistema dei media.

In Italia la pubblicità online:

Google e Facebook sono al top come quote di mercato e tendono a salire come

capacità di introitare svuotando il perimetro delle risorse nazionali mentre tutte

le altre soluzioni italiane sono tendenzialmente in calo.

Il fenomeno di globalizzazione di questi 2 attori che riescono a svuotare il

perimetro della risorse nazionali.

Dove va la pubblicità su Internet?

In Italia il 50% della pubblicità online è su mobile e decresce quella su supporti fissi.

Quando immaginiamo di ri-inserire fiducia, dobbiamo tenere conto di questo sistema qui.

Del panorama nel suo insieme. È doveroso focalizzare il contesto all’interno del quale si

opera.

Giovedì 30/11/17

abbiamo visto: l’evoluzione della

Ieri governance di internet e dei suoi attori.

Il web è passato da essere un possibile fattore risolutivo delle disuguaglianze a creatore

delle stesse a livello globale.

I portali e i motori di ricerca, come abbiamo visto, si stanno mangiando progressivamente

gli spazi del web,

Le cose che quotidianamente fa ognuno di noi sono:

- Cercare qualche cosa - search

- Passare attraverso un portale per arrivare a qualchecosa - portale

- Social network - Social

(Quindi è chiaro che le risorse principali siano quelle dei dati su grafico visto ieri)

172 miliardi di euro è il valore che gestiscono 2/3 attori.

rispetto all’anno precedente significa un

I 172, 2 miliardi di valore 20% di aumento e

la tendenza è in aumento.

 In Italia il valore della pubblicità online è 2 miliardi

 Nel mondo 172 miliardi e il 50% è nelle mani di 2 soli attori.

Il trend in Italia (Google e Facebook continuano a salire) la globalizzazione del fenomeno

aumenta qualsiasi dato si consideri.

questo “tracciare il perimetro” di queste aree all’interno delle quali operiamo

La morale di

e opereremo è che questo sistema, nato come sistema “neutrale”, oggi non si può

immaginare come neutrale; i grandi attori che gestiscono il sistema non sono neutrali.

che mette in difficoltà l’altra parte mettendosi d’accordo con Google e

Es. Obama

Facebook e la risposta a questo è Trump (mondo di sconfitti da Amazon).

Ora infatti il mantra è “Amazon uccide le persone”, sta montando il sentimento contro

quegli attori lì.

Obama decise di allearsi con loro poiché aveva capito che non poteva battarli. ( My

Barack Obama.com.)

La presunta neutralità della rete è un mito

L’algoritmo non è neutrale, è un attore in campo. Chi paga può assicurarsi una

maggiore visibilità dei propri contenuti.

Si tratta di una piattaforma che non è neutrale e ha obiettivi precisi.

 1) La rete produce quindi disuguaglianze sulla base di divide culturali, sociali

economici: per esempio l’accesso a banche dati; oltre a Google e Facebook c’è

Amazon che ha la banca dati di profilazione più efficace e efficiente del mondo

poiché traccia i consumi. (non le predisposizioni)

 2) L’ambiente digitale pone problemi di “costi” individuali di permanenza

nell’ambiente e di gestione delle relazioni interne (quel è il prezzo della visibilità)

il costo individuale che ognuno deve sostenere per mantenere un certo grado di

visibilità nel motore di ricerca.

 3) Le grandi piattaforme sociali esercitano condizionamenti sulle attitudini e i

comportamenti sulla base delle loro ideologie e delle loro architetture. Le

architetture influenzano, cosa possa fare io lì?!, cosa mi è proibito? la struttura

è rigidissima e tende a una filosofia dell’ottimismo (espressa dal like) Questo

porta con sé un significativo grado di omologazione delle modalità con cui

interagiamo, con cui comprimo, con cui leggiamo i contenuti.

Inizialmente es. Second life si pensava che fosse una vita parallela diversa dalla realtà,

internet come spazio enorme colonizzabile

L’attore media si sente più sicuro in spazi più piccoli. Oggi gli spazi sono estremamente

più piccoli e chiusi architetture molto ristrette.

Quello che è successo è un grande imbuto che ha visto restringersi il perimetro, si tratta

di un contesto che domiamo, dove stiamo bene e al sicuro. Si tratta di una questione

funzionale, che semplifica.

La facilitazione a monte è la costruzione di infrastutture (architetture) tecnologiche che

semplificano il game quotidiano della vita sociale. In un contesto come quello

contemporaneo una forte semplificazione è necessaria. E questa architettura è uguale per

tutti quindi omologa.

Fine sesta parte relativa alle slide 5. Internet landscape

Giovedì 30/11/17 Digital politics in a digital society

Politica e potere nei nuovi ambienti digitali

La normatività dell’architettura delle piattaforme, c’è un tema di architettura delle

piattaforme che sono il presupposto delle regole di funzionamento dei vari Social network

per capire quali sono le dinamiche per cui un post fa successo e un altro devo far

riferimento alle architetture. Si devono studiare la piattaforme e le regole di ingaggio che

una piattaforma ha.

Capire come funziona un social network e le dinamiche che lo animano significa studiare

e dall’altro dall’hardware (cioè l’infrastruttura). Le dinamiche

da un lato gli attori sociali

sociali si determinano all’interno dei paletti dell’infrastruttura. (normatività)

Perché i Social Network sono centrali nel web contemporaneo?

Il web cannibalizzato dai social, i social sono divenuti centrali perché banalmente sono

quelli che utilizziamo di più

 All’interno di quelle infrastrutture oggi converge gran parte del flusso

comunicativo prodotto off line e online. Hub = snodo. I Social Network sono

lo snodo in cui va a finire gran parte del flusso comunicativo. Se quello è lo snodo

va presidiato e gestito. Da qui la centralità

 Sono lo snodo nel quale la comunicazione trova una capacità di diffusione

aumentata (spreadable media) sulla base di: (almeno)

(a) dinamiche sociali specifiche del sistema (per es. le pressioni sociali, il

principio di omofilia ecc) spazio nel quale si generano dinamiche diverse da

quelle dei media tradizionali

(b) logiche matematiche inconoscibili: gli algoritmi che sono un fattore di

diffondibilità rilevante. dell’attenzione

(c) strategie di management come infrangi il muro di

disattenzione che hai davanti? es. nella politica è altissimo, che tipo di regole di

ingaggio ci sono? la sfida in questo ambiente è molto interessante poiché è

possibile fare strategie di attenzione o disattenzione.

(d) connessione di nodi reticolari e relazioni sociali modalità effettivamente

differente dai media tradizionali, in un contesto come i social network il problema

è quello one to one

 Sono un luogo privilegiato di ri-costruzione e ri-generazione di un frame e di

ri-significazione continua su vasta scala, ottenuti combinando e ri-editando

materiali esistenti (remix culture). Il flusso entra in un modo ed esce significando

un’altra cosa, vi è la sostanziale incontrollabilità del flusso comunicativo. Con

modalità ingestibili. Si perde la capacità di controllo e ciò che accade diviene in

termini pulviscolari.

Mercoledì 06/12/17

Disegno e attivismo nell’era di internet

Gianluca Costantini- Graphic Journalist

Roberto Iovino - social media m. in Actionaid

OccupyGezi protesta a Istanbul Erdogan

Venerdì 01/12/17

L’abbondanza comunicativa e il sovraccarico di informazione

 Il flusso comunicativo è caratterizzato da sovrabbondanza comunicativa. Si

deve ragionare su tale concetto poiché questo cambia la nostra disposizione

verso il flusso a cui ci esponiamo, sovrabbondanza fa rima con “schermarsi”,

possiamo ridefinire noi stessi come un pezzo del gatekeeping.

Noi non siamo più disponibili a ricevere qualsiasi tipo di comunicazione,

come soggetti sociali siamo indisponibili e mettiamo barriere alla ricezione.

Il modello di comunicazione come trasmissione non regge più, oggi il problema

non è quanta o quale comunicazione produrre, ma il problema da porsi è la

ricezione. Il modello trasmissivo è finito; in questo contesto di sovrabbondanza

comunicativa non va più bene. Viviamo in un contesto di saturazione

il problema è non essere nella “cartella dello spam”.

comunicativa,

L’unica strategia a nostra (come fruitori) disposizione è porre barriere all’ingresso

questo farà sì che si capisce che il problema della comunicazione

contemporanea digitale è abbattere quelle barriere. Questo vale per tutti i

generi di comunicazione, il problema non è come parlare ma come farsi

ascoltare, oggi tutti parlano quindi il prodotto di tale contesto è

l’incomprensione. L’obiettivo è cercare di bypassare il muro di questa

e dell’influenza sociale

attenzione attraverso il ruolo del leader molecolare

che sono in qualche modo le persone che stanno al di là questa barriera.

“Persone che parlano con altre persone portando il messaggio di altre persone

stanno in qualche modo bypassando quella barriera.”

Il concetto di J. Kean di sovrabbondanza comunicativa ci aiuta a comprendere

l’ambiente in cui agiamo: mondo in cui vi è una pluralista di voci che parlano e

l’incapacità sostanziale dall’altro lato della involontarietà (ovvero non volontà) di

ascoltare chi sta parlando. Questo è lo STATUS nel quale oggi il comunicatore

lavora. Si tratta di un dato strutturale.

(Metafora che spiega la difficoltà di fare comunicazione in un cotesto digitale:

del pesce nella bolla d’acqua: la bolla è già piena d’acqua se io continuo ad

aggiungere acqua all’interno non cambio lo scenario/ la vita del pesce poiché la

bolla è già satura, il punto è come posso attirare l’attenzione di quel pesce?

Battendo sul vetro? forse, il pesce gira in uno spazio (comunicativo) piuttosto

compresso e ristretto). La boccia come “il recinto” visto negli appunti precedenti.

Questo pone la questione su due livelli distinti, ha dunque due conseguenze:

1. La capacità di controllo e gestione del flusso informativo e della

tecnologia è: (come siamo in grado di controllare questo ambiente così

saturo)

Teoria della razionalità limitata di Herbert Simon la razionalità di

un soggetto è limitata alle info disponibili, dai limiti cognitivi

e dall’ammontare

soggettivi finito di tempo a disposizione.

Che significa che la nostra capacità di assorbire informazione davanti

a quel mare magnum che abbiamo davanti è limitata da alcune

variabili ( a)quantità di info disponibili, b) dai limiti cognitivi dei

soggetti, c)tempo limitato a disposizione, e il concetto di tempo non

può essere eliso dal contesto digitale. Di quel tempo di connessione

strutturale disponibile io quanto tempo ho a disposizione?!).

(Il social network vive del tempo reale, il digitale ha accelerato i tempi

comunicativi).

2. La capacità di auto-controllo sul flusso comunicativo: (come siamo in

grado di controllare noi stessi difronte a tale saturazione) (il problema è

anche come mi pongo io, come cambio io rispetto ad una sovra produzione

In questo contesto l’attacco all’attenzione

di flusso). (alla capacità di

essere attenti) è molto alto, il sistema pone nelle condizioni di dover

costruire una capacità di autocontrollo molto maggiore. Si tratta di un

sisitema che ti distoglie l’attenzione continuamente, c’è uno stimolo

continuo a fare qualcos’altro. Il sistema pone nelle condizioni di dover

costruire una grande capacità di autocontrollo.

 dall’economia dell’attenzione

Passaggio (superata) a quella

che combina competizione e “stress da

della pressione

informazione” (connessione strutturale) un’attrattività

rispetto a cosa sta accadendo sul tuo Facebook, Instagram e

Twitter c’è. Lo stato di essere strutturalmente disattento è


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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione pubblica e politica
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher daria.loreti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi mediali e ICT e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cepernich Cristopher.

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