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• Definizione di nuove procedure e nuovi ruoli nella società

• Le macchine erano più complesse, non tutti le sapevano usare; serviva un supervisore, per

questo era necessario concentrare i lavoratori in un unico luogo, per controllarli meglio.

Schumpeter ha una visionepositiva della fabbrica come il motore per far aumentare la produttività,

la torta si sarebbe ingrandita e, anche se non fosse stata divisa equamente, tutti ne avrebbero

avuto una parte, il sistema di fabbrica avrebbe portato benefici alla società in generale. Gli operai

avrebbero avuto un salario con cui acquistare die prodotti che sarebbero diventati più economici.

Tramite la divisione del lavoro si affermavano competenze specifiche. Schumpeter parla di

distruzione creatrice: il nuovo sistema aveva escluso dal mercato le nuove organizzazioni a favore

delle nuove imprese.

→In realtà il processo non era così semplice come lo descriveva Schumpeter, il nuovo sistema di

impresa si adattava diversamente alle aree geografiche, alle fasi del processo produttivo, alle

culture ecc… e spesso imprese e forme precedenti coesistevano. La transazione fu una fase

complessa e lunga tra il 18° e il 19° secolo. i primi a investire nella nuova impresa erano i mercanti

imprenditori del settore cotoniero utilizzando la forza lavoro ben addestrata ma a basso costo dei

cotonifici. In seguito questi imprenditori consolidarono l’integrazione verticale che consentiva un

maggior controllo.

Marx ha una visione negativa vede la fabbrica come un ruolo creato dagli imprenditori per togliere

la proprietà delle macchine ai lavoratori. La divisione del lavoro gli operai perdono le competenze

di produrre un oggetto dall’inizio alla fine quindi non potrebbero produrre fuori dalla fabbrica. Nasce

una nuova figura, il proletariato, che si contrappone agli imprenditori. Se l’imprenditore gli avesse

abbassato i salari poi non avrebbero neanche potuto comprare i prodotti realizzati da loro e ciò

avrebbe portato alla crisi finale del capitalismo.

In generale, il sistema di fabbrica ha sia creato la nuova ricchezza di cui parlava Schumpeter,sia i

confloitti descritti da Marx.

Le imprese erano a proprietà familiare

le banche avevano un ruolo limitato, i capitali erano quelli accumulato dalla famiglia

 la borsa esisteva ma le società a responsabilità limitata erano proibite

 non c’era un organigramma e i membri erano quasi tutti interni

 le imprese erano focalizzate, facevano un solo prodotto, alcune erano integrate

verticalmente

c’era una concorrenza quasi perfetta (nella seconda rivoluzione invece ci saranno degli

oligopoli)

la materia prima per eccellenza era il cotone

ll sistema di fabbrica ha impatti sia a livello macro, impattando sui tassi di crescita, su quantità e

qualità dei flussi del commercio internazionale, sul contributo alla formazione di ricchezza

nazionale. A livello micro nascono nuove tecnologie e forme organizzative che fanno sorgere

nuove questioni per gli imprenditori e per i governi nazionali.

Landes definisce la rivoluzione con la lettera maiuscola il passaggio da un’economia agricola e

artigianale a una dominata dall’industria e dalla produzione meccanica. I tratti caratteristici sono:

la demografia: con la rivoluzione industriale la produttività aumenta, si esce dalla trappola

 malthusiana e la crescita della popolazione diventa sostenibile anche nel lungo periodo.

Insediamenti: da un lato i contadini vanno a vivere in città, dall’altro tanti imprenditori, capendo

 che i contadini non si sarebbero spostati vanno da loro. 10

Rapporti internazionali: i Paesi che si industrializzano diventano abbastanza potenti da

 esercitare un’influenza militare e politica su altri paesi

Conflitto sociale: c’erano pochi ricchi e molti poveri. Inoltre per i contadini lavorare in fabbrica

 e non a casa, con orari e gerarchie prefissati, per più giornate all’anno, con lunghi spostamenti

giornalieri, era un grosso cambiamento, si doveva lottare contro abitudini consolidate, c’era il

problema dell’assenteismo. Gli imprenditori di successo erano quelli che sanavano i conflitti con

gli operai.

Le reazioni dei lavoratori: si diffondono sia forme di resistenza individuali sia collettive

 come il luddismo, le società di mutuo soccorso e le organizzazioni sindacali (si sviluppano

più tardi). Il luddismo era un movimento violento che però è stato considerato come una

forma di contrattazione, non c’era una legislazione sul lavoro, con la forza si ottenevano

migliori condizioni. Le società di muto soccorso erano associazioni diverse per categoria che

garantivano protezione sociale in cambio di una quota annuale.

La risposta degli imprenditori: alcuni licenziavano gli operai che non si presentavano a

 lavoro o ci andavano ubriachi, altri ignoravano la questione, gli imprenditori più eliminati

cercavano di migliorare il rapporto coi lavoratori. Alcuni creavano dei villaggi operai, introno

alla fabbrica si dava una casa ai contadini, c’erano scuola, chiesa ecc, si cercava di

diffondere una cultura di sobrietà e impegno nel lavoro. (esempi emblema sono il villaggio di

Saltaire nel West Yorkshire e il cotonificio di Crespi d’Abba in Lombardia). Questo sistema,

definito paternalistico, consolidava il rapporto tra imprenditori e lavoratori; gli imprenditori

trattavano i lavoratori come figli, il villaggio era anche un modo per controllare i lavoratori.

Questo sistema si diffuse più o meno ovunque ma era più sviluppato laddove le istituzioni

nazionali e locali erano più deboli.

Un altro modo era l’egemonia: la nuova classe sociale della borghesia industriale si rese

conto di non poter diventare la classe egemone senza il consenso dei lavoratori perciò

chiedono leggi in loro favore mirate a attenuare i problemi della vita in fabbrica; in questo

modo la borghesia promuoveva una cultura favorevole alle trasformazioni in atto e

affermava la propria egemonia riducendo gli spazi di conflitto.

Un altro metodo era il conflitto regolato, i lavoratori si organizzavano in sindacati a cui si

contrapponevano le associazioni degli imprenditori.

Pollard vede la rivoluzione industriale come una conquista pacifica, un processo spontaneo in cui

gli imprenditori approfittano delle opportunità e eliminano i vincoli.

C’è un differenziale di contemporaneità: i paesi che si industrializzano dopo devono fare insieme

prima e seconda rivoluzione. Col diffondersi della tecnologia l’imprenditore non può fare tutto da

solo ma avrà bisogno dell’aiuto di banche e stato.

La seconda rivoluzione industriale: nascita e consolidamento della

grande impresa

Differenze tra il modello inglese della prima rivoluzione e il modello americano della seconda

rivoluzione:

Si passa da un’unica nazione, l’Inghilterra a più nazioni, Usa, Germania e Inghilterra.

 Cambiano le fonti di energia, si passa dall’energia a carbone e vapore al petrolio e l’elettricità.

 Con l’elettricità si rivoluziona anche la chimica. Le nuovi fonti di energia permettono di costruire

un modello di fabbrica orientato al risparmio di manodopera, in America infatti la manodopera

era scarsa.

Si sviluppano le grandi imprese, multiunitarie, multifunzionali, multiprodotto. Le large company

 nascono a causa dei progressi tecnologici e dell’allargamento dei mercati. 11

C’è una divisione tra proprietà e controllo, nascono i manager stipendiati. Le nuove imprese

 sono complesse e richiedono una struttura di governo formata da manager salariati. Prima della

rivoluzione imprese di grandi dimensioni erano banche (banca Medici) o compagnie

commerciali che però avevano pochi manager perché le unità operative e le transaizoni erano

molto ridotte.

In America c’era abbondanza di materie prime e scarsità di forza alvoro: gli stati del Sud

 producevano le materie prime industriali (cotone)

Il mercato interno americano era enorme e disperso, cresceva a dismisura, la popolazione

 aumentava e aumentavano i consumatori

Si passa da impresa monofunzione con pochi operai a un grande complesso industriale, ci sono

 più funzioni e più divisioni di prodotti. le imprese diventano anche multinazionali, hanno come

riferimento non un solo mercato ma il mondo. Le imprese crescono di dimensioni.

I prodotti: non ci si limita al semilavorato ai prodotti finali

 Il primo big business americano sono state le piantagioni e tutto ciò che ruotava intorno al

 commercio del cotone, grossisti, banche e assicurazione. i cotonifici americani erano più grandi

di quelli inglesi ed erano integrati, univano la filatura e la tessitura alla tintoria, fino ad ottenere il

prodotto finito.

→ i prerequisiti per la nascita delle grandi imprese sono lo sviluppo delle reti di comunicazione e di

trasporto e le ferrovie.

Le imprese potevano contare sulle garanzie di un regolare servizio di spedizione e allora

aumentarono la capacità produttiva. Si ridussero i costi di trasporto e si velocizzarono i tempi.

Le ferrovie

Le costruzioni ferroviarie accompagnano la crescita dimensionale del mercato. Il mercato non

funziona senza le reti. Le ferrovie hanno avuto effetti diversi sulle economie nazionali:

a) In Inghilterra le ferrovie son state una conseguenza dell’industrializzazione. In Inghilterra le

ferrovie aprono le innovazioni alla gestione delle imprese a larga scala e danno il via alla

separazione tra proprietà e controllo.

b) In America le ferrovie sono state la causa dell’industrializzazione. Le ferrovie in America

inizialmente vengono finanziate dalle banche poi dalle public company ad azionariato diffuso

(stimolo per Wall street). Le ferrovie americano si caratterizzano per rapidità, semplicità,

economicità, sicurezza e durata. Gli investimenti privati si accompagnano a quelli pubblici ed

esteri. Le ferrovie creano in mercato interno, hanno effetti sull’industrializzazione, sulla

domanda dei prodotti industriali e di istituzioni finanziarie, in America nascono le banche

d’investimento. In America le forrovie sono il primo big business.

c) In Belgio, Francia, Germania, Russia e Italia le ferrovie son state un esempio di

industrializzazione forzata da parte dello stato, le ferrovie son state un volano per

l’industrializzazione. In Germania le esigenze finanziarie delle ferrovie fecero nascere le banche

universali. In Italia le ferrovie fecero nascere la Bastogi e contribuirono a creare il mercato

nazionale creando domanda per il settore meccanico e siderurugico.

d) In Europa continentale, Asia e America Latina si sviluppano a causa degli investimenti dei

capitali inglesi e francesi

Le società ferroviarie creano le prime imprese moderne caratterizzate da:

1. Divisione proprietà e controllo: c’era una forte necessità di coordinamento e c’erano molti

compiti di responsabilità dirigenziale. Al crescere dlele dimensioni poi i manager iniziano a

delegare gli impegni ai dirigenti intermedi.

2. Gerarchie manageriali

3. Funzioni di line e staff: le funzioni di line erano i manager che gestivano i traffici, il core

business, il trasporto di merci e persone e il funzionamento dei treni; le funzioni di staff erano le

funzioni amministrative e il controllo di gestione. Lo sviluppo delle forme organizzative più

12

efficienti poi diventa fonte di imitazione. La distinzione tra line e staff rende possibile la gestione

di queste organizzazioni complesse.

4. Coordinamento del movimento di migliaia di vagoni: il coordinamento delle attività era vitale per

fornire un servizio di trasporto sicuro ed efficiente

5. Controllo e contabilità

6. Standardizzazione non solo all’interno dell’impresa ma a livello nazionale

7. Economie di scala e diversificazione

8. Creazione di sistemi integrati: le linee ferroviarie si fondono tra loro

La rivoluzione nel sistema di comunicazione e di trasporto trasforma le forme d’impresa nel

 settore commerciale e nel settore secondario. Con le ferrovie si sviluppa la globalizzazione e le

imprese riescono a calcolare esattamente quando arriveranno le merci. Inoltre, poiché le

ferrovie richiedono grandi capitali stimolano il ruolo di banche e borsa e attraggono IDE.

In questo settore si affronta il tema delle relazioni industriali: le compagnie ferroviarie

 introducono un sistema continuo di assunzione dei lavoratori e istituiscono i salari fissi

Nel settore ferroviario si affronta il tema della concorrenza, si crearono dei cartelli che in seguito

 vennero dichiarati illegali. La prima legge Antitrust è del 1877 e riguarda il settore ferroviario. Il

paradosso dell’antitrust è che per raggirarlo le imprese anziché fare cartelli si fondono. Nel 1890

lo Sherman Act dichiara i cartelli illegali.

In seguito le competenze sviluppate nel settore ferroviario vennero trasmesse anche ad altri

 ambiti economici.

La rivoluzione dei trasporti mette le premesse per la formazione di un mercato mondiale, il

 commercio coloniale si trasforma e si creano nuovi legami di dipendenza. Tramonta l’egemonia

inglese.

Telefono e telegrafo

Il telegrafo viene inventano nel 1844 e ha consentito di creare una rete per lo scambio di

telegrammi. Nel 1876 venne inventato il telefono che consentiva di velocizzare le comunicazioni

rispetto al telegrafo.

Il battello

Il primo battello inventato fu il Clearmont nel 1807 che viaggiava sul fiume Hudson . le navi a

avapore ridussero notevolmente i tempi di traversata dell’oceano atlantico.

Nascita e consolidamento della grande impresa. Tecnologia e

innovazione.

La seconda rivoluzione è un complesso di innovazioni che si diffondono a partire dal 1870 e sono

caratterizzate da:

• alta intensità di capitale: per aprire un’impresa di grandi dimensioni serve più capitale, servono

finanziamenti diversi rispetto al passato

• alta intensità di energia: serve molta energia all’inizio e anche durante tutto il processo

produttivo

• da un processo produttivo continuo, veloce e a larga infornata: si trasforma la materia prima in

prodotti finiti senza interrompere il processo produttivo. I settori che permettono di usare un

processo produttivo continuo e veloce permettono di sfruttare economie di scala e di

diversificazione (con la stessa macchina si producono prodotti correlati tra loro). I flussi di

produzione continui erano resi possibili dai mezzi di trasporto. I costi unitari dei singoli prodotti

si riducono. 13

→ la seconda rivoluzione si distingue dalla prima perché coinvolge maggiori volumi produttivi e ha

un ritmo di cambiamento più rapido.

La grande impresa si caratterizza per:

Grandi dimensioni

 Progresso tecnologico

 Nuove strategie e forme organizzative (concentrazione orizzontale, integrazione verticale,

 diversificazione di prodotti e di mercati geografici)

Una nuova organizzazione del lavoro

i settori toccati sono:

La meccanica: era un settore toccato anche nella prima rivoluzione ma ora si parla della

 produzione di massa di automobili

La metallurgia

 La chimica

 L’alimentare: si passa dalla vecchia agricoltura alle catene che arrivano ad inscatolare gli

 alimenti

Il settore elettrico che agisce trasversalmente (emblema statunitense è l’industria petrolifera)

 I mezzi di trasporto

Nei settori ad alta intensità di lavoro le innovazioni migliorano i macchinari esistenti ma non

portano economie di scala.

Perché se la tecnologia era uguale per tutti solo alcuni hanno successo? La tecnologia offre

opportunità tecnologiche, il fatto che queste diventino opportunità tecnologiche dipende da

imprenditori e manager. Il successo secondo Chandler dipende dal triplice investimento:

1) Investimento nella produzione per costruire impianti della dimensione minima efficiente: le

fabbriche devono avere la dimensione giusta per:

• Conseguire economie di scala e diversificazione: erano le economie di scala a dare il

vantaggio competitivo

• Avevano importanti costi fissi: i CF erano più alti rispetto ai settori ad alta intensità di lavoro e

potevano essere compensati solo tramite l’uso continuo degli impianti

• Flussi di produzione continui e rapidi: era l’unico modo per ottenere un vantaggio.

Esempi di imprese che hanno investito nella produzione sono la Standard Oil di Rockefeller e le

imprese tedesche. La Standard OIl nasce dall’unione di 40 imprese petrolifere (40 raffinerie

piccole erano più costose di una sola grande), la fusione delle varie raffinerie permette di

conseguire economie di scala, chiudere le raffinerie meno efficienti, costruirne nuove più grandi

e coordinare il flusso produttivo.

In Germania si sviluppano le economie di diversificazione, c’erano grandi fabbriche che con lo

stesso processo produttivo facevano prodotti diversi, la Bayer produceva prodotti farmaceutici,

fertilizzanti e coloranti e aveva costi inferiori rispetto a chi produceva solo coloranti. In Germania

i finanziamenti arrivano dalle banche miste.

Poiché queste imprese consentivano una produzione di massa ma la domanda era limitata, si

sviluppano monopoli e oligopoli in tutto il mondo, la risposta legislativa cambia nei vari stati.

Alla fine del 19° secolo si diffuso il modello dell’organizzazione scientifica di Taylor che

suggeriva la suddivisione delle fasi di lavoro in compiti elementari, i profitti addizionali avrebbero

reso possibili gli aumenti salariali che avrebbero compensato alla disumanizzazione del lavoro.

Il Taylorismo si concretizzò poi con il modello T di Ford,

→ mentre nella 1 rivoluzione c’era la concorrenza perfetta nella seconda si sviluppano monopoli

e oligopoli.

2) Investimento nella distribuzione e nell’integrazione verticale:

• A monte: il flusso di produzione continuo rende necessario un approvvigionamento costante

di materie prime. 14

• A valle: si internalizza la distribuzione (le case automobilistiche aprono concessionarie).

Nascono le funzioni di marketing e vendita e le filiali di vendita. Le cause sono la necessità di

vendere le grandi quantità prodotte con maggiore rapidità ed efficienza; i prodotti hanno

bisogno di conoscenze specifiche di mktg e vendita (I commessi devono avere le

competenze specifiche, devono spiegare ai clienti come funzionano i prodotti che gli

vendono), i beni hanno bisogno di manutenzione e la concorrenza ha un ruolo forte (se ci si

affidava a un intermediario esterno, questo commercializzava merci provenienti da diversi

produttori per ottenere a loro volta economie di scala e diversificazione, così però i clienti

potevano fare i paragoni tra più modelli di macchine). Internalizzando la distribuzione il

vantaggio passava dal distributore all’imprenditore. I primi che si integrarono furono i

distributori statunitensi si macchina da cucirei cui commessi dovevano spiegare il

funzionamento (Singer).

→ chi non si integrava non sopravviveva alla concorrenza.

3) Investimento dell’arruolamento e la promozione di buoni manager. Non è sufficiente

concentrare l’attenzione sulla fabbrica ma è necessario un coordinamento tra fornitori,

produttori e consumatori. La necessità di mantenere costante il flusso produttivo dipendenva

dalle capacità maangeriali specifiche. L’imprese erano diversificate e l’imprenditore non poteva

controllare da solo i settori differenti quindi deve delegare il potere ai manager che si

occupavano non solo della produzione, infatti con la seconda rivoluzione nascono molte altre

funzioni, (approvvigionamenti, vendite, HR, R&D, legale ecc…), nasce la U-form (impresa

unitaria), la struttura funzionale. I manager erano a capo delle funzioni di line e di staff.

L’imprenditore della prima rivoluzione aveva come atto critico il controllo dei lavoratori mentre

quello della seconda rivoluzione deve creare un’ampia e articolata gerarchia manageriale.

→le nuove dinamiche della concorrenza: chi riesce per primo a fare un investimento ottiene un

vantaggio replicabile dagli altri, i first mover restano leader per tutto il periodo. Le imprese però non

potevano limitarsi a copiare il first mover perché si sarebbe rischiato un eccesso di capacità

produttiva, dovevano differenziare la strategia, a differenza della prima RI, ora le strategie sono

importanti.

I modelli nazionali della seconda rivoluzione industriale

Gli USA e l’Europa continentale sono le prime aree a sperimentare le nuove tecnologie ad alta

intensità di capitale ed elevati volumi produttivi. La seconda rivoluzione industriale ebbe modelli

diversi:

Negli USA: nasce la grande impresa nell’industria pesante e nei beni di consumo. Gli USA

 erano favoriti dalla dotazione di materie prime e dalla popolazione in continua crescita. I

finanziatori sono capitalisti e banchieri e c’è una preminenza degli inside directors. Queste

imprese erano società per azioni e non partnership come in passato, inoltre erano società

integrate che , assumono la U-form ed spesso diventano multinazionali. Le famiglie non

scompaiono ma non sono in grado di governare le imprese senza l’aiuto dei manager, c’è una

separazione netta tra proprietà e controllo. nei CdA ci sono molti inside directors oltre agli

outside directors, in maggioranza, di fatto però il controllo era esercitato dagli inside directors..

Le large companies suscitavano anche scalpore nell’opinione pubblica, il tema dei bug business

è rimasto al centro del dibattito politico; in America si vietano i cartelli, ciò provocò però

un’ondata di fusioni creando gigantesche realtà aziendali che son riuscite ad affermarsi anche

grazie al contributo del sistema formativo, l’istruzione superiore seppe adattarsi velocemente

alle esigenze delle imprese, nacquero anche le business school.

UK: si sviluppano le grandi imprese soprattutto i beni di consumo, l’integrazione verticale era

 limitata le imprese sono familiari, gli inside directors venivano accolti con fatica, le gerarchia

manageriali avevano poco spazio e il centro aveva solo un ruolo di federazione. Il reddito

inglese continua a crescere ma a tassi inferiori. l’Inghilterra aveva un ampio mercato sia interno

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sia internazionale, tuttavia la domanda era poco adatta a stimolare gli investimenti. Gli inglesi

avevano i vantaggi per poter sviluppare la chimica organica però si fanno fregare

quest’opportunità dai tedeschi. Il sistema inglese era il meno efficiente e non ha permesso di

cogliere a pieno il vantaggio del potenziale economico delle nuove tecnologie. Ciò accadde

perché per gli imprenditori non era vantaggioso abbandonare il sistema della prima rivoluzione;

non era conveniente internalizzare la distribuzione. La posizione inglese nei confronti die cartelli

era del tipo vivi e lascia vivere, le imprese che si fondevano si organizzavano in federazioni e

non in gerarchie manageriali. In Inghilterra inoltre erano meno diffuse le università e gli

investimenti nell’istruzione erano minori. Anche se la GB aveva perso il primato molti settori

restavano forti, come quello della finanza internazionale ed erano superiori alle altre nazioni

europee, la grande impresa supportava i servizi internazionali e si sviluppavano le

multinazonali. Il sistema del big business si è evoluto in un’articolazione di piccole e medie

imprese che hanno originato i distretti industriali.

Germania: predomina la grande industria, non toccò tutti i settori come in America ma si diffuse

 nei settori siderurgico, chimico, meccanico e dell’elettromeccanica, le imprese sono condotte

dai familiari e dai manager e i finanziatori sono le banche universali, tipiche della Germania. Il

controllo delle imprese era in mano ai proprietari. Le banche volevano essere azionisti e

controllare le imprese. Non si afferma il mercato dei beni di consumo anche perché il reddito

pro-capite tedesco era inferiore. In Germania lo stato incentivava i cartelli, le imprese che non li

rispettavano potevano essere punite, i cartelli lavoravano sul costo e sfruttavano le tecnologie

americane della produzione di massa; in Germania i cartelli sono un sistema efficiente che non

limita la concorrenza. In Germania alcune decisioni importanti venivano prese dalle banche,

altre dai cartelli. In Germania inoltre c’era un rapporto virtuoso con le università, si sviluppano

centri di ricerca superiori. Erano importanti anche gli artigiani specializzati. In Germania non

c’era un grande mercato interno come negli Usa ma era importante il mercato estero, le

esportazioni furono il motore della crescita tedesca. In Germania comunque la piccola impresa

non scompare ma si concentra sulle nicchie.

→ UK e Germania avevano un’estensione notevolmente inferiore a quella degli USA ma avevano

la stessa popolazione. In America infatti ci sono tante città disperse che obbligano allo sviluppo di

reti. Nelle nazioni europee le risorse erano meno abbondanti e i mercati più ridotti.

I Paesi late comer

Ci Son dei tratti comuni. Hanno un ruolo di follower, sono importatori di tecnologie. Mescolano

elementi di prima e di seconda rivoluzione. In questi stati è importante attrarre capitali esteri e il

ruolo dello stato che costringe all’industrializzazione è determinante. In generale, anche se alcuni

Paesi hanno sfruttato prontamente le nuove opportunità e altri meno, c’è stata una crescita

dimensionale delle imprese quasi universale.

Mentre i first mover crescono per ragioni economiche i late comer crescono per ragioni strategiche.

La Francia è un Paese industriale ritardatario. La rivoluzione francese ha ritardato

l’industrializzazione. Le maggiori società erano concentrate nei settori non manifatturieri ed erano

controllate e possedute dalle famiglie. Alcune comunque crescevano investendo in nuove

tecnologie e raggiungendo posizioni di leadership. L’industria più dinamica era quella siderurgica

pur se non poteva competere con quella tedesca.

La Russia: è stato decisivo l’intervento del governo che ha imposto dazi per proteggere il mercato

nazionale e ha stimolato lo sviluppo delle infrastrutture (lo stato finanziò le ferrovie). Le prime

grandi società erano concentrate nei settori ad alta intensità di capitale: siderurgico, meccanico,

petrolifero, della gomma, dei trasporti e delle costruzioni navali.

Il Giappone è stato il primo paese orientale a spuntare nel panorama internazionale. A partire

dalla restaurazione Meiji il governo ha promosso l’industrializzazione fondando imprese in diversi

settori: minerario, cotoniero , del cemento, del vetro, cantieristico. Alla base dell’industrializzazione

giapponese ci sono gli zaibatsu, diversificati in vari settori. 16

L’Italia cerca di recuperare il terreno perduto ma lo sviluppo si concentra solo nell’Italia del Nord

Ovest. Durante la belle epoque gli italiani cominciano ad emigrare. La Germania investe il suo

capitale in Italia, le banche svolgono il ruolo di volano per creare un mercato dove esportare i

propri prodotti. In Italia c’è un mix di prima e seconda rivoluzione, le piccole imprese dei settori

tradizionali convivevano con le imprese oligopolistiche nei settori dell’industria siderurgica,

meccanica e elettrica. Lo stato ha un ruolo decisivo, agisce tramite protezionismo, commesse,

favori e sussidi, lo stato talvolta però obbliga a numerosi salvataggi. La produzione era vincolata

dai limiti della domanda del mercato interno.

L’impresa multidivisionale e il capitalismo manageriale

Il paradigma di Taylor, the pricnicples of management era nato dall’osservazione che in molti

settori non c’era una buona organizzazione del lavoro, gli operai cercavano di fare il meno

possibile senza correre rischi e produrre meno di quello che potevano. L’organizzazione scientifica

del lavoro di Taylor si basava su 4 principi:

1) Controllo dei tempi e dei movimenti con la finalità di standardizzare strumenti e condizioni del

lavoro in modo da dividere il processo produttivo in azioni semplici

2) Selezione dei lavoratori più economici per compiere queste operazioni

3) Integrazione dell’azione da compiere e del lavoratore tramite vigilanza e incentivi

4) Separazione tra pianificazione e svolgimento del lavoro: chi pianifica conosce l’intero processo

produttivo, chi lavora no.

Nella pratica Taylor è stato applicato nella produzione di massa, si sono aggiunte le macchine che

permettessero di concretizzare il metodo ideato da Taylor, senza la catena di montaggio sarebbe

stato impossibile applicare il taylorismo. La produzione di massa si basa su:

1. Lo studio dei tempi e dei movimenti ottimali per la realizzazione delle varie fasi

2. Ricerca dell’intercambiabilità dei componenti di una macchina

3. Jig system: realizzazione di macchine per semplificare ed accelerare la produzione. I jig system

erano delle maschere che servivano per tenere fermo il prodotto e metterlo nella posizione

giusta per lavorarci.

4. Sistemi standardizzati e sincronizzati che connettono in sequenza le operazioni di fabbricazione

con quelle di imballaggio

Il primo ad applicare la rivoluzione scientifica del lavoro è stato Ford, faceva solo il modello T nero

perché il nero era il colore che asciugava più velocemente, si ottenevano forti economie di scala

che riducono i costi e quindi i prezzi. Diminuiscono anche i tempi di produzione. I salari degli operai

però aumentano. Ford aveva capito che, dato che produceva un prodotti di massa aveva bisogno

di un mercato di massa: gli operai potevano essere i consumatori. L’automobile diventa così un

prodotto di massa. Le imprese statunitensi avevano dei surplus di risorse che investivano in R&S,

il reddito e il potere di acquisto pro-capite aumentano. Le altre imprese imitano la Ford. Pian piano

però il mercato si sarebbe saturato. Ford può essere aragonato a Sloan:

a) Ford era un imprenditore centralizzatore che non delegava il potere, la strategia era basata

sulla standardizzazione, odiava la burocrazie e gli organigrammi, e voleva un’impresa

focalizzata. Quando la Ford cominciò a perdere i vantaggi del first mover diede la colpa ai

manager e iniziò a licenziarli. Ford perdeva quote di mercato perhchè produceva un solo

modello e con i vecchi metodi. La Ford si riprenderà solo dopo la morte di Henry copiando la

GM, adottando la M-form e assumendo i managers, la centralizzazione del potere ostacolava la

trasmissione delle informazioni.

b) Sloan era un manager della General Motors, la strategia era basata sulla personalizzazione dei

prodotti (c’erano 5 divisioni di prodotto e ognuna mirava a una diversa fascia di reddito), c’era

gerarchia manageriale complessa, assume i managers licenziati da Ford e capisce l’importanza

di diversificare. 17

Il contesto americano degli anni 20 è all’origine della diffusione di una nuova strategia e forma

d’impresa, quando il contesto cambia le imprese devono essere in grado di cambiare strategia e

struttura, l’inerzia è uno dei più grandi pericoli per la vita delle imprese.

In America non si poteva più contare sul traino della domanda dovuto a fattori esterni come le

ferrovie e l’aumento della popolazione, ma bisognava elaborare prodotti originali grazie alla ReS.

La crescita dell’impresa quindi non si basava su condizioni esterne ma sullo sviluppo interno.

Le imprese che si basavano sulla U form non potevano gestire business diversi, nasce allora

l’impresa multidivisionale, grazie a DuPont e GM. Questa struttura permette di combinare l’azione

sistematica del manager con la creatività imprenditoriale che è sparsa in azienda.

I problemi della M form

• L’allocazione del potere decisionale: se è troppo centralizzato c’è rigidità e scarsa circolazione

delle informazioni, se però si decentralizza troppo si crea l’anarchia

• Ci son delle differenze tra la teoria e la pratica : nella pratica c’erano i problemi di allocazione

delle risorse e di conflitti tra HQ e capi di divisione. Nel caso della GM ad esempio si diffuse un

clima di sfiducia e dissenso.

• Problemi gestionali, contabili e amministrativi

Il successo della M-form il mondo passa dall’essere un mondo di imprenditore al capitalismo

manageriale, si delinea la separazione tra proprietà e controllo. Questa separazione è copta

diversamente da Usa e Europa. Negli Usa Berle e Means erano preoccupati, per loro i diritti di

proprietà erano sacri e temevano che i manager non avrebbero dovuto rendere a nesuno del loro

operato e che avrebbero pensato solo a massimizzare i loro profitti. Secondo Berle e Means il

punto era capire quali erano i centri di repsonsabilità di ogni gruppo di corporate governance.

• Secondo la prima teoria interesse e responsabilità dei manager dovevno riferirsi solo ad

azionisti: si torna al concetto tradizionale di prorpeità

• I dirigenti governavano l’impresa a vantaggio dei propri interessi

• Il riconoscimento del fatto che le società non erano solo al servizio dei proprietari ma

dell’intera comunità (vari stakeholder)

In Europa Rethenau era contento della separazione perché riteneva che ci fossero due tipi di

azionisti, quelli industriali e quelli finanziari che avevano solo obiettivi speculativi e he bisognasse

limitare il potere di questi ultimi. Anche Rethenau arriva alla stessa conclusione di Berle e Means:

gli interessi dell’impresa dovevano essere allineati a quelli della comunità.

Ci si chiedeva se questa fosse una soluzione win win o win lose, se i vantaggi degli uni fossero

svantaggi per gli altri.

L’egemonia americana e il suo declino

La seconda guerra mondiale rafforzò l’egemonia americana.

Negli anni 50 il mondo si è trovato di fronte alla sfida americana, la supremazia degli USA era

indiscutibile. Gli Usa dopo la guerra intervengono anche nelle dinamiche competitive degli altri

settori, tramite la consulenza diffondono i loro sistemi di strategia e struttura: americanizzazione.

Gli Usa dovevano il loro vantaggio allo sviluppo delle large corporation, lo sviluppo era stato reso

possibile dai fattori naturali e dall’aumento demografico dovuto anche all’immigrazione. Erano

avanzate anche le reti di trasporto.

Nessun vantaggio però può durare per sempre, negli anni 60 e 70 cambia lo scenario macro e

cambiano le performance delle imprese a livello micro. Nel frattempo era cambiato anche il

contesto culturale, mentre negli anni 50 c’era una gran fiducia nei confronti degli Usa ora c’erano

problemi monetari e di alta inflazione, c’era la guerra in Vietnam, c’erano state le due crisi

petrolifere, c’era un malcontento generale. Si sviluppa un nuovo contesto, →la diversificazione non

18

correlata nasce sia per ragioni interne (manager economisti e non ingegneri) sia per ragioni

esterne (antitrust):

1) le dinamiche della concorrenza: gli Usa passano da una concorrenza debole a una forte e

pressante, negli Usa aumenta il numero di imprese e si diffonde ovunque la diversificazione non

correlata. Gli Usa avevano aiutato l’Europa e il Giappone perché li volevano fortificare per

ragioni economiche e politiche, ora però si trovano davanti dei competitors enormi. Non cambia

solo il lato dell’offerta (concorrenza) ma anche quello della domanda, il mercato i satura e anche

le innovazioni erano arrivate al limite, all’inizio c’era il boom della domanda di primo acquisto.

Per rispondere alla maggior concorrenza le imprese diversificano. (Inoltre si potevano investire

le risorse in eccesso.

2) il management: cambia la formazione dei manager e cambiano le loro idee nella seconda

rivoluzione i manager erano ingegneri, si pensava che ci dovesse essere una correlazione tra

competenze tecniche e amministrazione, ora invece sono laureati in economia. I manager

quindi potevano essere impiegati in qualsiasi settore. Le nuove conoscenze manageriali

permettevano di ridurre i costi delle acquisizioni non correlate ed erano il presupposto ideale

per la nascita delle conglomerate.

3) gli assetti proprietari: l’azionariato resta diffuso ma cambia il tipo di azionisti, prima gli azionisti

erano in maggioranza privati che erano interessati alla crescita del valore dei propri investimenti

nel lungo piuttosto che nel breve, n quegli anni invece gli investitori sono sempre più spesso i

fondi d’investimento e i fondi pensioni, questi avevano obiettivi più di breve, cercavano allora di

diversificare. Il cambiamento dell’ottica dell’azionista cambia l’ottica delle imprese.

4) il contesto economico: cambia la legislazione. A fino 800 si erano impediti i cartelli e le

imprese erano cresciute per fusione, allora si fa il Clayton antitrust act che proibiva

l’integrazione orizzontale nello stesso settore. Le imprese allora iniziano a integrarsi

verticalmente; nel 1950 allora si fa lo Celler-Kefauver Act volto a evitare la preponderanza

settoriale e i monopoli in alcuni settori. Le fusioni e acquisizioni erano diventate una mania, le

imprese diversificavano in maniera non correlata.

Le conglomerate

Questo tipo d’impresa si differenzia dalla multidivisionale perché opera in settori non correlati. Tra il

19 e il 20 secolo si diversificava acquisendo aziende operanti nello stesso settore o settori

correlati. Esempi sono la Litton Industries che era passata da macchine da scrivere a cantieristica,

ristorazione e consulenza, e la Textron che era passata dal tessile ai prodotti aerospaziali e alla

meccanica pesante.

Vantaggi della diversificazione non Svantaggi

correlata:

1) La diversificazione del rischio: i 1) I managers: un manager pensa di poter

risultati delle varie unità erano correlati controllare tutto ma di fatto non ci riesce.

negativamente e creavano un portafoglio

più stabile.

2) Si possono condividere risorse 2) Problema di scala: le imprese erano

finanziarie e manageriali tra i vari settori. diventate enormi.

La conglomerata aveva più risorse rispetto

a un’impresa singola e poteva assumere

manager più validi.

3) Ci si può ingrandire. 3) L’organizzazione non funziona più bene

come prima: controllare 80 divisioni era

impossibile. 19

4) Si possono sfruttare competenze 4) La degenerazione si vede nelle relazioni tra

trasversali. divisioni e HQ. I manager dell’HQ passano

dall’essere manager competenti a non capire

i i vari settori e diventare manager finanziari

che guardavano il ROE come un risultato

solo numerico a prescindere dal settore:

management by numbers. Questo non è un

buon modo per gestire un’impresa

lungimirante, magari il ROE era basso per

problemi congiunturali.

5) Riduzione del costo del capitale: la 5) Il conflitto d’agenzia: le relazioni tra

conglomerata potev raccogliere sia il proprietari e managers prima andavano

capitale di debito sia quello di rischio a bene. Nel momento in cui le conglomerate

costi inferiori rispetto all’impresa singola. funzionano peggio queste relazioni

cambiano.

6) 6) Problemi tra top e middle management

Tra la fine degli anni 50 e la metà degli anni 60 le conglomerate avevano risultati estremamente

positivi. negli anni 70 ci sono varie crisi economiche e gli Usa entrano in stagflazione e divenne

difficile gestire società che operavano in settori così diversi. Negli anni 70 gli Usa attraversano la

sindrome vittoriana, le conglomerate peggiorano sia nel core business sia in tutti gli altri settori. Il

problema maggiore era dovuto al fatto che i manager non conoscevano le imprese acquisite

mentre le aziende correlate avevano le funzioni di staff centrali per le funzioni critiche le

conglomerate ne erano prive. Gli Usa registrano sconfitte nei settori siderurgico, automobilistico,

l’elettronica del consumo e la meccanica. Nel 1971 c’è il primo deficit commerciale del secolo.

Negli anni 80 inizia la ristrutturazione, le imprese disinvestono per ridurre le attività o per

rifocalizzarsi nel core business, c’è una compravendita di imprese su cui si creano anche

speculazioni. In alcuni casi la de-conglomerazione era volta solo all’aumento di reddittività. Le

imprese che si sono riprese l’hanno fatto a costi altissimi. Comunque, nonostante la crisi, gli Usa

restavano invincibili nei settori collegati alla difesa, alle telecomunicazioni e alla ricerca

universitaria; inoltre, non tutti i settori erano in preda alla ristrutturazione. Quindi, anche se si parla

di sindrome vittoriana, la crisi americana non può essere paragonata all’Inghilterra di fine 800.

→ in America la diversificazione non correlata fallisce mentre in Giappone è un fattore di

successo perché c’è una struttura diversa, c’è un diverso rapporto di controllo: negli Usa i

manager volevano controllare tutte le divisioni tramite i numeri , in Giappone è tutto molto

decentrato, cosa fare viene deciso all’interno dei keiretsu stessi e non dall’HQ. Il

coordinamento era informale. L’errore degli Usa è stato di diversificare troppo e allo stesso

tempo centralizzare.

Le multinazionali

Le multinazionali si differenziano dalle imprese che esportano all’estero perché le prime hanno

anche filiali all’estero, le multinazionali non si limitano ad esportare per aumentare i loro vantaggi.

Ci sono 3 teorie:

1) Hymer: si possono conseguire vantaggi i di proprietà grazie alle superiorità in termini di:

tecnologie, risorse o organizzazione migliore. 20

2) Vernon: quando i prodotti arrivano alla maturità e il mercato interno è saturo si va all’estero.

3) Uppsala: la multinazionalizzazione era l’esito dell’accumulazione di competenza acquite dalle

imprese prima nel mercato nazionale e poi nei paesi stranieri

4) Dunning: riprende Hymer e dice che si va all’estero per i vantaggi di proprietà e di

internalizzazione, tuttavia se ci fossero solo i vantaggi di proprietà basterebbe esportare, si

aprono filiali all’estero perché ci sono anche vantaggi di localizzazione (manodopera meno

costosa o migliore). Ci sono anche vantaggi di internalizzazione, si preferisce andare all’estero

con filiali proprie piuttosto che esternalizzare.

Sono sempre esistite ma hanno iniziato a diventare un fenomeno rilevante a partire dalla 3

rivoluzione. In passato infatti le compagnie commerciali avevano un impatto modesto

sull’economia globale e si espandevano soprattutto a livello multiregionale. Nella prima rivoluzione

le imprese si limitavano ad esportare. é nella belle époque che nascono le multinazionali grazie

alle reti ferroviarie e telegrafiche. In questo periodo le multinazionali magari non avevano un’attività

nel Paese d’origine ma raccoglievano i soldi in patria e li investivano all’estero, costruivano utilities

nei paesi emergenti: free-standing companies; investivano nell’energia elettrica, l’acqua, il gas e i

trasporti pubblic (in particolare Africa, Asia e America del Sud erano ricche di risorse naturali, in

particolare miniere petrolifere). le componenti chiave di questo processo erano le competenze

tecniche, di organizzazione della produzione e di marketing.

Dopo la grande guerra c’è una contrazione degli scambi a causa del protezionismo. Le

multinazionali negli anni 30 reagiscono cercando di superare le barriere doganali. Il liberismo dopo

la seconda guerra mondiale sostiene la crescita delle multinazionali. In questo periodo inoltre il

dollaro era sopravalutato e l’Europa era debole, in questa situazione le compagnie statunitensi

potevano rafforzare la loro posizione all’estero Nella prima fase (anni 70) esse

dell’americanizzazione dei settori tecnologici della distribuzione e per importare materie prime

(Argentina), in seguito le imprese europee e quelle giapponesi espandono la propria rete. Negli

anni 70 crescono gli IDE da parte di queste due potenze.

Le multinazionali inizialmente adottano la M-form e una strategia di tipo globale in cui le

organizzazioni restano gerarchiche con i vertici al centro e in periferia ci sono solo gli stabilimenti.

Il potere restava centralizzato nella ccasa madre, le consociate avevano poca autonomia. Ci si

basava o sull’internalizzazione o sugli accordi con partner locali qualora i costi di transazione

fossero troppo alti.

Negli anni 70 si investe sempre più nei settori dei servizi alle imprese, nella finanza, nel commercio

e soprattutto nella consulenza. Con la globalizzazione crescono gli attori coinvolti nel commercio

internazionale, si espandono i paesi asiatici.Negli anni 80 gli Usa persero il primato di investitori

all’estero a favore dei paesi asiatici. L’emergere delle multinazionali asiatiche ha alla base ragioni

diverse rispetto alla superiorità tecnologica. A volte era lo stato a obbligare l’internalizzazione delle

attività estere, spesso hanno internalizzato per acquisire i vantaggi tecnologici tipici del paese

d’origine, spesso le imprese facevano leva sulle reti di relazioni etniche, buona conoscenza dei

mercati emergenti.

Negli anni 80 le multinazionali passano dalla M form alla N form, si passa alla strategia

transnazionale, un network di imprese dove il centro ha meno potere, c’è una struttura più

orizzontale in cui le consociate sono indipendenti, hanno competenze e culture differenti e

possono interscambiare conoscenze e innovazioni. Qesto fenomeno è stato possibile grazie allo

sviluppo delle nuove tecnologie e in particolare di internet che hanno favorito il controllo e la

riduzione dei costi di transazione.

Un caso particolare è quello italiano in cui si parla di multinazionali tascabili, piccole imprese che,

pur mantenendo un controllo familiare, si sono espanse all’estero tramite operazioni di M&A. 21

Dopo la seconda guerra mondiale: la terza rivoluzione

In 50 anni il mondo era cambiato tantissimo, anche le imprese cambiano, ci sono migliaia di

dipendenti e organigrammi complessi, le grandi imprese hanno davanti a sé problemi nuovi:

struttura complessa; territorio; politiche economiche; numerosi stakeholders. Alla base di questo

cambiamento c’è la rivoluzione scientifica che origina continuamente nuove innovazioni, aziende,

università e stato concorrono alla trasformazione dell’invenzione scientifica in “prodotto finito” e alla

sua diffusione; sono gli USA ad essere il leader della terza rivoluzione e non il Giappone perché

gli USA son l’unico Paese ad avere le risorse finanziarie sufficienti.

Nel corso degli anni 30 i settori capital intensive erano presenti in tutti il mondo e contribuivano alla

crescita del PIL, si era diffusa ovunque la grande impresa, si era rafforzato il ruolo di R&S e le

innovazioni riguardano in particolare il settore chimico e elettrico. Gli investimenti in R&D

(difficilmente esternalizzabili) determinano il cambiamento tecnologico e lo sviluppo dei contesti

nazionali. La ricerca era una risorsa strategica fondamentale per la competitività. Si forma una rete

integrata tra centri di ricerca aziendali e accademici (università). La Germania negli anni 30 era il

Paese più avanzato d’Europa perché era ricco di competenze tecnologiche. La seconda guerra

mondiale è un volano di innovazione per Usa, Germania e Giappone. Durante la seconda guerra

mondiale infatti si sviluppano molte invenzioni che riguardano standardizzazione; accelerazione;

routinizzazione; modularizzazione; miniaturizzazione. Le operazioni militari sostengono il

cambiamento nei trasporti, (aviazione in serie), nell’elettronica, nella chimica e nella farmaceutica.

La scarsità di materiali provoca l’individuazione di sostituti sintetici per materie prime tradizionali.

Le necessità del combattimento portano alla scoperta di strumenti come il radar o di nuovi aerei tra

cui i jet. Anche la guerra fredda sostiene la crescita dei budget per le spese scientifiche.

Si entra nella Terza rivoluzione industriale soprattutto in tre aree:

• comunicazioni: nasce internet

• trasporti: aerei più grandi e più veloci alimentati con motori jet

• manipolazione della materia: le potenzialità emergono con la produzione della bomba atomica.

Le sperimentazioni nel settore nucleare permettono di sfruttare l’energia derivata.

→ il fattore chiave erano le tecnologie generali o multifunzione, emblema di ciò sono i

semiconduttori, i componenti fondamentali di tutti i prodotti.

Un’altra conseguenza né la crescita delle risorse finanziarie disponibili a livello globale per prestiti

e investimenti. Nascono nuovi attori finanziari che rendono disponibili le risorse per gli investimenti

delle multinazionali.

Un’altra conseguenza è l’aumento dei flussi migratori di capitale umano che hanno inciso sul

mercato del lavoro.

Le rivoluzione riguarda:

• elettronica: in particolare la microelettronica

• terapeutica

• chimica: le innovazioni toccano la petrolchimica, il settore farmaceutico, la produzione di

cibi e bevande e la siderurgia.

Dopo la guerra fredde e il crollo delle barriere dell’unione sovietica (muro di Berlino) il mondo si

globalizza, nascono il mercato europeo e il mercato nordamericano.

I “first movers” nel campo dei mainframe sono aziende manageriali già esistenti e consolidate ma

si aprono spazi anche per aziende imprenditoriali (mini computer e periferiche) che possono

occupare posizioni di nicchia. Negli anni 50 IBM è leader grazie agli investimenti il R&S e capitale

umano. Ma negli anni settanta compare la concorrenza dei cloni e dei prodotti compatibili

soprattutto in Giappone (Fujitsu; Hitachi; Nec); mentre l’Europa non riesce a sviluppare le

necessarie basi di conoscenza e vende prodotti giapponesi con i propri marchi (Bull; Olivetti;

Siemens).nella terza rivoluzione cambia anche il tipo d’impresa. Con la diffusione di internet si

afferma la N-form (network form) fondata sull’internalizzazione delle funzioni con risorse sensibili e

interdipendenti tra loro, come design e marketing mentre la produzione è esternalizzata, si

22

esternalizza il più possibile, si investe sempre meno in impianti e più in risorse immateriali.

Cambiano gli equilibri internazionali, USA e Eu cedono il passo alle nazioni asiatiche.

Nuove forme d’impresa

Dopo gli anni 70 si sviluppa un nuovo contesto caratterizzato da:

• Crisi petrolifere: con l’aumento del prezzo del petrolio aumentano i costi delle imprese

(specialmente per le imprese integrate verticalmente), il Giappone infatti che aveva un sistema

più flessibile viene toccato meno, le economie di scala diventano diseconomie di scala,

aumentano anche i costi delle famiglie che riducono la domanda

• Aumento della concorrenza

• Crisi delle grandi imprese statunitensi

• Nuove tecnologie e infrastrutture: queste toccano non solo le imprese della terza rivoluzione ma

portano cambiamenti tecnologici anche alle altre imprese. Nascono anche nuove opportunità:

trasporto aereo; ciò fa sviluppare anche nuove infrastrutture.

• Seconda globalizzazione

• Privatizzazioni e liberalizzazioni: non solo Usa e eu, in tutto il mondo, anche in India ad

esmepio.

• Nuovi settori: industria e servizi

• Nuova forma d’impresa: N-form e refocusing al fine di diventare più snelle e veloci.

→La crisi generale delle grandi imprese, le nuove tecnologie che favoriscono la dimensione

minima ottima, la diffusione di nuovi sistemi di produzione più flessibili (produzione modulare: si

assemblavano i prodotti modulari tramite un’interfaccia standardizzata, si aveva il vantaggio di

svolgere il progetto di innovazione all’interno del singolo modulo però gli standard facevano

innovare i sistemi che riguardavano l’intero ventaglio di prodotti, inoltre anche se i prodotti erano

di massa i componenti potevano essere adattati in maniera flessibile) rispetto alla produzione

in serie spingono verso il refocusing delle imprese:

Aumenta il livello di specializzazione

 Downsizing: le grandi imprese integrate diventano più piccole perchè si deverticalizzano e

 aumenta il numero di produttori indipendenti specializzati. I fornitori sono dei generalisti

specializzati differenti dai semplici terzisti o subfornitori.

Si riduce l’integrazione verticale perché si danno le attività che non riguardano il core business

in outsourcing → si creano così le reti integrate con fornitori e distributori. L’outsourcing è un

modo per ridurre i costi fissi e variabili. Negli anni 90 era diventato comune per molte imprese

automobilistiche esternalizzare alcune fasi del processo di produzione.

La deverticalizzazione comunque non ha comportato una riduzione dei volumi di produzione.

All’interno dei network poi ci son diversi tipi di reti.

• Il mercato del lavoro è caratterizzato da globalizzazione e flessibilità. Si può delocalizzare

all’estero la produzione, il mercato del lavoro è globalizzato.

Le 3 rivoluzioni:

1) Smith parla della mano invisibile del mercato, le imprese erano price taker e c’era una

concorrenza quasi perfetta

2) Chandler dice che la mano visibile dei manager si sostituisce a quella invisibile del mercato

3) Vanishing hand: c’è un’eliminazione della burocrazia a favore di un ritorno al mercato, gli

imprenditori tornano ad essere più importanti dei manager (Gates, Jobs)

→ in questo contesto ci si può chiedere se ci sia ancora spazio per la grande impresa e per i

manager; la risposta è affermativa perché bisogna coordinare la rete con i fornitori (spesso è

addirittura necessaria la figura dell’alliance manager), bisogna comunque sviluppare le risorse

strategiche di base e resta la produzione di massa. 23

La Foxcom: è un’azienda taiwanese, è la più grande fornitrice di componenti elettrici, fa prodotti

su commessa per le grandi imprese, è un’impresa enorme ma flessibile perché non è

verticalmente integrata.

La Dell: nasce grazie alle capacità imprenditoriali di Michael Dell che riesce a creare die PC

personalizzati, non era integrata, è una specie di putting out system (produzione flessibile in base

alla domanda) che però riesce a sviluppare grandi dimensioni grazie ai progressi nei trasporti che

rendono più facile la gestione di tutti i contatti.. 24

preindustria Prima RI (1760) A cavallo Seconda RI Terza RI (dalla

(1870-1880) 2 GM agli anni

70)

Nazioni Italia e Olanda Inghilterra Usa, Germania, Usa,

leader Inghilterra globalizzazione

Energia animale Carbone e vapore Carbone e Petrolio- Petrolio,

vapore elettricità elettricità,

nucleare

• • •

settore trasporti

Tessile Chimica, Comunicazio

meccanica ne

• meccanica • •

metallurgia Traporti

per le

industrie • •

elettricità, Manipolazion

tessili alimentare e della

• siderurgico materia

(carbone)

prodotti autoconsumo L’industria si Nuovi processi, digitalizzazione

concentra sui prodotti di

prodotti intermedi sintesi e beni di

consumo

Trasporti Navigazione a Nascono le Nascolo le Motorizzazione

vela e strade ferrovie e le navi automobili di massa, alta

non lastricate a vapore velocità e

(c’era trasporto aereo

l’incertezza di

arrivare a

destinazione) • •

Imprese e Senza fabbrica; Impresa post

Sistema di Impresa

strategia no economie di fordismo: N form

fabbrica: nasce grande e

scala; un soggetto multiunitaria.

organizzazione nuovo il •

base; Strategia di

proletariato a cui

coincidenza diversificazion

si contrappone

proprietà e e correlata e

l’imprenditore. Ci

controllo nelle integrazione

sono solo

mani del verticale.

imprenditori.

fondatore. •

• Imprenditori e

I rapporti tra i

CONCORRENZ manager:

nuovi soggetti

A PERFETTA separazione

son regolati dalla proprietà e

moneta, è controllo

un’altra novità.

• Imprese piccole,

proprietà e

controllo

coincidono, i

capitali li mette la

famiglia.

OLIGOPOLI 25

struttura No Con le U form e M form Lo si sta ancora

organizzazione, ferrovie capendo,

imprese nascono gli

specializzate organigram

mi 26

I ruggenti anni 90: la new economy

Il quadro politico di questi anni è estremamente favorevole, crolla il blocco sovietico e finiscono le

crisi energetiche. C’è una contabilità nazionale positiva e negli Usa si riduce la fiscalità, aumenta il

welfare e si investe nelle infrastrutture. Sembra che si torni al libero mercato della prima

rivoluzione industriale teorizzato da Smith. In questi anni si consolida il primato americano a

dispetto del Giappone grazie anche alle dimensioni del mercato interno, alle pressioni della

concorrenza, alle politiche pubbliche di procurement e garanzia della proprietà intellettuale. In

questi anni inoltre gli Usa riuscivano a sfruttare appieno le opportunità offerte dalla uova

globalizzazione e incrementare il volume degli scambi mondiali.l e condizioni favorevoli erano

potenziate dall’amministrazione di Clinton che sosteneva la creatività imprenditoriale individuale

incrementando l’efficienza delle infrastrutture. L’insieme delle condizioni esogene favorevoli faceva

decollare una nuova imprenditorialità, la new economy caratterizzata da:

Diminuzione dei settori labour intensive in favore di quelli ad alta intensità e conoscenza

 Maggiore produttività e occupazione

 Si diffonde un nuovo strumento per finanziare le nuove iniziative imprenditoriali: il venture

 capital

Si diffondono i piani di stock option per trattenere i manager migliori e per evitare che i manager

 cercassero di sfruttare le nuove politiche per ottenere ritorni nel breve

Altri finanziatori erano i fondi di investimento: le imprese high tech avevano bisogno di tante

 risorse. Negli anni 90 la quota di azioni detenuta dai fondi supera quella dei singoli investitori. I

fondi finanziavano le start up e incoraggiavano la rifocalizzazione sul core business

La new economy rivoluziona la struttura competitiva di interi settori, ne crea di nuovi e cambia

quelli vecchi. La Netscape è l’emblema delle potenzialità di internet, internet provoca grandi

cambiamenti nelle imprese:

• i confini organizzativi son più flessibili.

• Cambia i modelli organizzativi delle imprese: chiunque può rivolgersi all’esterno tramite la

propria casella email, non solo il vertice.

• Cambia i livelli gerarchici: il capo perde autorità.

• Una forza lavoro più competente: il personale è più informato e può prendere decisioni migliori.

• Maggior controllo dei lavoratori e dei processi produttivi

• Più diffusione delle informazioni in azienda

• I software ERP influenzano i modelli organizzativi e i criteri amministrativi

I vari sistemi di automazione, come il TQM e l’outsourcing avevano migliorato l’efficienza.

Il Giappone presenta elementi di debolezza rispetto alle nuove sfide che pongono diversi problemi

e diverse risposte: nuove tecnologie, mercati globali, invecchiamento della popolazione e nuovi

flussi migratori.

Le imprese rimettono se stesse al primo posto, gli shareholder diventano più importanti degli

stakeholder.

Un altro fattore della rspresa degli Usa in questi anni sono le ristrutturazioni e rifocalizzazioni, ciò

sommato alle nuove tecnologie e agli automatismi porta a molti licenziamenti, ne è emblema il

27

caso della GE guidata da Welch che puntò a ritornare sul core business (la distruzione creatrice di

Schumpeter). Se le imprese non si trasformavano erano destinate a soccombere.

L’Europa tra le due guerre

Lo sfondo macroeconomico:

1973-1896: le difficoltà europee vs l’espansione americana

 1896-1914: la belle epoque e la diffusione della seconda rivoluzione in Europa

 1914-1918: la mobilitazione bellica influenza l’affermazione della grande impresa in Europa. La

 grande guerra vede l’Europa sconfitta a favore dell’America. In occasione della guerra l’Europa

prende contatti con i big business.

Anni 20: l’ascesa americana si contrappone alle problematiche dell’Europa post bellica.

 L’impresa multidivisionale compare negli Usa tra le 2 guerre. Le differenze tra Europa e Usa

aumentano.

La crisi del 29 e le diverse risposte. In questi anni sembra di assistere alla fine del capitalismo,

 si vedono i successi dello stalinismo in Russia.

Anni 30: tra modernizzazione e dittature, il rapporto stato-impresa. In generale la crisi del 29

 accresce ovunque il ruolo dello stato (anche negli Usa con il New Deal di Roosevelt). Si apre il

dibattito sociale sulla grande impresa.

Anni 50 e 60:nasce la comunità europea.

Le differenze tra Usa e Europa

1. L’usa vieta i cartelli mentre l’Europa li protegge ( a eccezione della GB che non prende

posizione). Un tratto caratteristico del modello europeo erano i cartelli, l’Europa infatti era più

tollerante nei confronti delle collusioni. Il modello tedesco era formato da federazioni, holding,

banche miste e cartelli che erano nati per fare concorrenza all’impresa americana. I cartelli

avevano come giustificazioni sociali la stabilità dei prezzi, l’occupazione, gli investimenti e ilf

atto che intraprendessero strategie d’integrazione e sviluppo. In Germania nasce un grande

cartello tra 4 imprese chimiche che formano la IG Farben, questa tecnicamente era una fusione

che aveva come obiettivo il recupero della leadership mondiale e aveva stretto alcuni accordi di

cartello anche a livello internazionale. I gruppi di imprese da un lato stabilizzavano i profitti e

dall’altro riduceva i costi unitari tramite le economie di scala e di diversificazione, si univano le

competenze di ReS e i brevetti. La IG Farben cercò di attaccare il mercato inglese tramite

l’acquisizione della BDC. Il mercato inglese reagì creando una fusione tra la BDC e altre 4

imprese chimiche a facendo nascere l’ICI.

Dopo la grande guerra l’Europa inizia a confrontarsi con le industrie di grandi dimensioni, lo sforzo

bellico aveva imposto la nascita di grandi imprese, si diffondono i tentativi di imitazione dei nuovi

processi di produzione però i mercati interni sono statici e mancano i presupposti per l’integrazione

internazionale dei mercati. Dopo la grande guerra i settori della prima rivoluzione perdono terreno

a favore dei settori ad alta intensità di capitale (chimico, elettrico e siderurgico). Molte imprese e

molti settori comunque tentano la sfida e provano a investire in IDE negli USA. In Europa la

diffusione dell’impresa manageriale si doveva scontare con fattori culturali, la struttura dei mercati

e le politiche industriali adottate dai governi di ogni nazione.

La Fiat cresce molto in questi anni, dopo il biennio rosso si cerca la via per l’americanizzazione,

col Lingotto si crea il lavoro in linea, si cerca di produrre un’auto standardizzata, tuttavia è un

fordismo a metà, gli operai non avevano un reddito alto per comprare le auto che producevano e il

mercato interno non era abbastanza sviluppato, l’unica via era esportare. Negli anni 30 si creano le

prime auto destinate al grande pubblico (la Balilla e la 500), nel 1939 viene creato lo stabilimento

di Mirafiori. 28

2. Negli Usa è il mercato a ricostruire, in Europa è lo stato. Nell’Europa continentale i governi

hanno avuto un ruolo diverso. In alcuni casi i governi erano i clienti delle grandi imprese, in altri

casi, tramite il protezionismo cercavano di creare le basi industriali. In Italia nelle ultime fasi

della grande depressione la banca d’Italia nel tentativo di salvare banche e industrie viene

coinvolta nella crisi. Nel 1933 viene fondato l’IRI che salva le banche rilevando le partecipazioni

delle banche che stavano fallendo. Il sistema a partecipazione statale iniziava con il

finanziamento tramite fondo iniziale della banca d’Italia e obbligazioni, poi c’era la

partecipazione statale a Spa e la gestione secondo criteri privatistici. L’IRI era nato come un

ente provvisorio con due sezioni (smobilizzi e finanziamenti), aveva una struttura complessa a

holding. Nel 1936 la legge bancaria vieta la banca mista e lascia le imprese senza sostegno

creditizio a lungo termine.

3. Un altro fattore era la struttura del mercato dei capitali. In Europa le imprese si finanziavano più

tramite le banche, negli USA tramite a borsa. In GB si diffondeva il mercato azionario, in altri

casi permaneva l’approccio tradizionale basato sulla holding a capo di una federazione di

imprese; anche se erano quotate molte imprese inglesi restavano a proprietà familiare. In

Inghilterra le fusioni danno il via a federazioni più che a imprese M-form. In Italia e Francia c’era

forti caratteri di capitalismo personale. In Italia si affermano i grappoli di imprese. IN Germania i

finanziamenti venivano dal mercato azionario e dalle banche universali.

4. Un'altra differenza tra Europa e Usa sono le relazioni industriali, nella cultura europea operai e

impiegati erano componenti fondamentali per l’impresa ed erano partecipanti della gestione. In

America invece si bilanciava la minor sindacalizzazione con i salari più alti. Per queste ragioni

anche quando in Europa si introduceva l’organizzazione scientifica del lavoro questa veniva

limata e dava risultati meno efficienti. Inoltre in America c’erano anche più corsi diretti alla

formazione dei manager rispetto all’Europa.

5. Le imprese Europee in media erano più piccole di quelle americane, erano meno diversificate e

spingevano meno sulla separazione tra proprietà e controllo. in Europa l’azionariato era meno

diffuso, le imprese erano di proprietà familaire. In Europa di fatto si diffondeva la Holding- Form

che era più flessibile e capace di adattarsi a varie situazioni. La H form rese possibili

l’integrazione verticale e orizzontale senza perdere la posizione di potere dell’impresa e delle

consociate.

→ c’è una convergenza: le imprese che influenzano il PIL erano poche e operavano tutte negli

stessi settori, tuttavia da un lato c’era la Ford, dall’altro la Fiat. Dopo la 2 guerra mondiale la

convergenza diventerà più forte.

L’ibrida Europa

Tra il 1945 e il 1973 c’è la golden age, caratterizzata da:

Produzione di massa: diffusione delle tecnologie della seconda rivoluzione e del fordismo. Si

 conseguono economie di scala. La nascita del MEC offriva alle imprese un mercato di sbocco

per la produzione di massa.

Capitalismo manageriale: predominano le grande imprese direte dai manager

 Grande impresa integrata: si internalizza il più possibile, l’impresa è diversificata e

 multidivisionale.

I miracoli economici: c’è una crescita economica in molti Paesi, aumentano le politiche di

 welfare che fanno aumentare i consumi e gli investimenti; aumenta l’occupazione; avviene una

trasformazione a livello sociale e culturale, iniziano ad affermarsi i manager. Le grandi imprese

creano i bisogni dei consumatori. L’aumento della domanda era vantaggioso sia per le imprese

già affermate sia per i nuovi entranti.

Aumenta il numero delle grandi imprese

 29


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale e management
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariagiovannamureddu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Business History e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Binda Veronica.

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