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Sicurezza sul luogo di lavoro, Gestione del personale Appunti scolastici Premium

Appunti di Gestione del personale e sicurezza sul lavoro per l’esame del professor De Palma. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Sicurezza, Luogo di lavoro, Fattori di rischio, Inquinamento, Tossicità, Rischio per la salute, Malattia da lavoro, Medicina del lavoro, Educazione sanitaria, Pericoli ospedalieri, Rischio da anestetico, Rischio infettivo, Rischio da radiazioni.

Esame di Gestione del personale e sicurezza sul lavoro docente Prof. G. De Palma

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Valutare l'efficacia del programma

Valutazione riferita agli obbiettivi posti all'inizio del programma.

Verifica se il programma è utile ai fini dell'obbiettivo o se è necessario apportare modifiche al

messaggio trasmesso o alle modalità.

È opportuno scegliere un riscontro oggettivo dell'efficacia dell'ES.

Educazione sanitaria ed ambiente di lavoro

ES → Processo che conduce all'incremento delle conoscenze del rischio specifico e della

prevenzione.

L'individuo e la collettività possono attuare alcuni comportamenti che contribuiscono alla

riduzione dell'esposizione al fattore di rischio.

→ Fondamentale nella prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.

→ Efficace e rilevante nelle attività lavorative con esposizione a fattori di rischio.

Corretta formazione ed informazione contribuisce ad incrementare le conoscenze del lavoratore

riguardo al rischio e a modificare le abitudini negative, contribuendo alla prevenzione dei danni.

Essenziale ruolo del SSN come cardine della prevenzione dei rischi per i lavoratori.

Educazione sanitaria ed ambiente ospedaliero

Rischio infettivo → Tipicamente prevenibile → Utilizzo delle precauzioni universali per

l'esposizione ad agenti biologici.

Utilità dell'ES → Riduzione del rischio di contaminazione e di infortuni nel personale sanitario

(programmi di informazione periodici).

Inquinamento da anestetici influenzato dall'attività lavorativa e dal controllo della strumentazione.

Esecuzione di programmi con: - riduzione dell'assorbimento corporeo

- variazioni nel comportamento degli operatori.

Rischio rilevante e prevenibile; l'esposizione professionale è fortemente influenzata dalle modalità

lavorative.

Educazione sanitaria e paziente

Promozione dell'educazione igenico-sanitaria del paziente.

Infermiere → Colloquio col paziente → Promozione della prevenzione (primaria, secondaria e

terziaria).

Accrescimento delle responsabilità educative e professionali del personale sanitario qualificato.

I rischi ospedalieri e la medicina preventiva degli operatori sanitari

Lavoro in ospedale e salute

Ambiente ospedaliero → Ambiente di lavoro privilegiato per il conseguimento della protezione

della salute e della promozione del benessere degli operatori.

→ Ospedale come ambiente di cura.

→ Ritardo della comunità scientifica: scarso interesse verso tematiche di

salute in ambiente ospedaliero.

Rischi tradizionali (presenti nell'ambiente ospedaliero)

Rischi innovativi (introduzione di nuove tecniche diagnostiche/nuovi

trattamenti).

Rischi derivanti dall'organizzazione di lavoro (inteso come complessa

realtà di rapporti professionali e sociali).

Medicina preventiva dei lavoratori ospedalieri

“Servizio di prevenzione e protezione dei rischi” → DL n626 del 19Settembre1994

(Attività di protezione della salute e sicurezza

degli operatori sanitari).

Competenze di una struttura di medicina preventiva dei lavoratori ospedalieri:

Medico del lavoro → Predisposizione e realizzazione dei controlli sanitari.

Monitoraggio biologico e sorveglianza sanitaria.

Misure di igiene ambientale.

Raccolta/valutazione dei dati di igiene ambientale.

Igienista industriale → Monitoraggio ambientale.

Fisico sanitario → Misura delle radiazioni elettromagnetiche.

Esperto della sicurezza → Valutazione dei rischi.

Programmazione misure di prevenzione e protezione.

Infettivologo → Identificazione, classificazione e prevenzione del rischio da agenti biologici.

Controllo dello stato di salute

Prevenzione dello stato di salute dei lavoratori → Base: Controllo delle condizioni di salute dei

lavoratori stessi.

Controllo dello stato di salute preceduto da monitoraggio ambientale → Verifica iniziale e periodica

degli effetti potenzialmente dovuti a fattori di rischio e formulazione del giudizio di idoneità.

Visite preventive → Scopo: Accertare l'idoneità fisica dei soggetti e individuare le manifestazioni

morbose preesistenti che possono aggravarsi.

Accertamento periodico → Base: Conoscenza preliminare dei fattori di rischio.

→ Comprende esame clinico (non fornisce indicazioni significative sui

danni delle esposizioni) e risultati relativi a sorveglianza sanitaria e

monitoraggio biologico.

Misura dell'inquinante → Utile per mettere in evidenza un eventuale sovraesposizione.

Normativa in tema di tutela della salute degli operatori

DL n626 del 19Settembre1994 → Obbligo di attivazione di un servizio di prevenzione e protezione

dai rischi professionali.

Attività: Individuazione e valutazione dei fattori di rischio,

individuazione delle misure per sicurezza e salute

dell'operatore sanitario.

Rischio infettivo

Rischio da HIV

Trasmissione dell'HIV al personale ospedaliero ~ 1% (inferiore rispetto a quello di altre infezioni).

Prevenzione del contatto con materiale infetto → Disposizioni che enfatizzano la necessità di

“considerare il paziente come fonte di contagio”.

Disposizioni: - utilizzo di guanti monouso, mascherine, occhiali protettivi, camici e grembiuli,

- lavaggio immediato delle mani dopo eventuale contatto,

- misure di prevenzione di incidenti causati da aghi o materiale infetto,

- apparecchiature di ventilazione per manovre rianimatorie.

Educazione del personale di primaria importanza: prevenzione dell'HIV tramite distribuzione di

circolari con le disposizioni e incontri periodici di formazione.

Rischio da bacillo della tubercolosi

Progressiva diminuzione della tubercolosi in Italia → Scarsa attenzione alla malattia perché

suscettibile ad efficaci interventi terapeutici.

Nuova ripresa della malattia → Dovuta a: - immigrati provenienti da paesi a elevato tasso di

mortalità,

- invecchiamento della popolazione,

- sviluppo e diffusione dell'AIDS.

Tubercolosi → Malattia prevalentemente endogena → Riattivazione di MO presenti nel complesso

primario che si forma dopo il primo contatto col germe.

Misure efficaci nella diagnosi della forma morbosa nei pazienti ricoverati.

→ Esposizione al rischio: Personale in reparti pneumologici, tisiologici e nei laboratori

di analisi microbiologici.

→ Prevenzione: Valutazione della recettività al bacillo tubercolare (test alla

tubercolina).

Permette di accertare se il soggetto è cutipositivo (avvenuto contatto

con il MO in precedenza) o cutinegativo (no contatto con MO in

precedenza).

Circa il 70-80% della popolazione è cutinegativo.

→ Vaccinazione: Tutti i soggetti ricettivi devono essere vaccinati con BCG.

(Normativa DPR n.477 del 23Gennaio1975)

Efficacia della vaccinazione variabile 6-80%.

→ Chemioprofilassi: Caposaldo contro la tubercolosi.

→ Sorveglianza sanitaria: Controllo annuale dei soggetti a rischio e vaccinati.

Rischio da altri microrganismi

Laboratori di microbiologia, ricerca e stabulari a rischio di infezioni e infestazioni.

Agenti infettivi: - materiale biologico in esame

- animali da laboratorio

Manifestazioni morbose molto rare, comprendono: forme virali, batteriche, da miceti, da protozoi e

da elminti.

Personale nei reparti di pediatria e neonatale a rischio per forme virali aeree (notevole importanza in

gravidanza) → Complesso TORCH.

Prevenzione e normativa

Lavoro ospedaliero comprende un rischio infettivo variabile in base al reparto lavorativo.

Personale idoneo allo svolgimento del lavoro accertato tramite visita preventiva.

Attribuzione della idoneità: - possibilità che il lavoratore affetto da patologie infettive (fonte di

contagio per pazienti e colleghi).

- possibilità che il lavoratore possa manifestare condizioni di

ipersuscettibilità.

Ogni tipo di immunodeficienza è in grado d aumentare la suscettibilità individuale al rischio

infettivo.

Giudizio di idoneità → Verifica di eventuali immunodeficienze.

Immunodeficienze acquisite → Secondarie a malattie gravi, comportano la non idoneità.

Immunodeficienza da malattie autoimmuni e da infezione da HIV non preclude in modo assoluto il

lavoro in ospedale.

Anche in assenza di manifestazioni cliniche i lavoratori sieropositivi possono manifestare poca

integrità mentale.

L'operatore sanitario affetto può costituire fonte di contagio per pazienti e colleghi.

Protezione del paziente dal virus HVB → Gli operatori sanitari Au+ non dovrebbero essere adibiti a

mansioni che comportino il contatto con i pazienti negli

ambulatori con indagini diagnostiche invasive.

Protezione del paziente dal virus HIV → Non risulta che l'attività sanitaria degli operatori

sieropositivi comporti un rischio per i pazienti.

Protezione del paziente dal virus tubercolare → Personale sanitario idoneo alla ripresa del lavoro

solo dopo la guarigione completa.

Protezione del paziente dalla salmonellosi → Personale sanitario sottoposto ad accertamenti.

L'idoneità del lavoro per gli affetti da salmonellosi

viene rilasciata dopo la guarigione clinica.

DL n.626 del 19Settembre1994 → Protezione da agenti biologici

Disposizioni che si applicano ad attività che comportano un

rischio di esposizione ad agenti biologici: attività nei servizi

sanitari, attività nei laboratori clinici, veterinari e diagnostici e

raccolta dei rifiuti speciali.

Rischio da anestetici per inalazione

Inquinamento da anestetici per inalazione

Rischi nelle sale operatorie → Inquinamento da anestetici (maggiore)

Attenzione al microclima

Procedure di disinfezione

Anestetici volatili maggiormente usati: - protossido d'azoto (N O)

2

- alotano (fluotano)

- enfluotano (etrano)

- isofluorano (forane)

Ultimi tre, composti alogenati liquidi dosati sotto forma di miscele.

Presenza di anestetici determinata da:

Struttura della sala operatoria

Cubatura dei locali e sistemi di evacuazione e ventilazione → Eccessivo inquinamento.

Sistemi di erogazione degli anestetici

Sistemi di erogazione non correttamente tarati, non sottoposti a manutenzione periodica o

mascherine non aderenti perfettamente → Fuoriuscita di gas e vapori.

Valutazione dell'inquinamento: Monitoraggio ambientale e monitoraggio biologico.

Caratteristiche tossicologiche dei principali anestetici per inalazione

Documentazione sui danni da esposizione protratta possibili solo con studi epidemiologici effettuati

a basse dosi → Incertezze nell'interpretazione perché: esposizione sperimentale (una sostanza)

esposizione professionale (più sostanze).

Effetti neuropsicologici

Responsabile di alcuni disturbi soggettivi e di una tendenza alla minor efficienza lavorativa.

Altri fattori presenti in sala operatoria potrebbero influire sull'organismo manifestandosi attraverso

una sintomatologia simile.

Effetti a carico del fegato

Eccessi di epatopatie (epatotossicità degli anestetici).

Altri fattori presenti in sala operatoria e stile di vita errato potrebbero influire sull'organismo.

Effetti citogenetici

Esposizione a sostanze genotossiche, mutagene e cancerogene → Variazione nel patrimonio

genetico.

Altri fattori a cui si è esposti potrebbero indurre gli stessi effetti.

Effetti su altre funzioni

Funzioni studiate: cardiaca, renale, emopoietica, riproduttiva e immunitaria.

Aumento di aborti spontanei nelle lavoratrici esposte.

Normativa e prevenzione dell'inquinamento da anestetici volatili

La legge stabilisce limiti di esposizione relativi al protossido d'azoto e agli anestetici alogenati.

“Circolare n5 del 14Marzo1989” → Limite max per strutture esistenti 100 ppm.

Limite max per strutture ristrutturate o in costruzione 50 ppm.

“Circolare della Regione Lombardia n40 del 2Settembre1993” → Controllo dello stato di salute

degli operatori sanitari esposti.

→ Periodicità di attuazione di

monitoraggio ambientale e

biologico.

Inquinamento dipende da sistema di erogazione, evacuazione e ventilazione dei locali, quindi ogni

tecnica di disinquinamento terrà conto dei sistemi di erogazione, evacuazione e ventilazione.

Rischio da detergenti, disinfettanti e sterilizzanti

Disinfettanti e sterilizzanti

Disinfettanti → Mezzi e/o sostanze atte a distruggere i MO patogeni.

Sterilizzanti → Sostanze in grado di distruggere tutti i MO patogeni e saprofiti.

Entrambi di comune impiego in ospedale.

Mezzi fisici: Radiazioni UV e calore.

Rischi dovuti a presenza di radiazioni e di calore.

Rischi presenti soprattutto a livello della cute.

Metodi chimici:

Formaldeide

Molto usata in ambiente ospedaliero come disinfettante e sterilizzante per materiale sanitario,

biancheria, ambienti e fissazione dei tessuti.

Gas, fortemente irritante.

Assorbimento per via aerea e in parte minima per via cutanea.

Sintomatologia → Irritazione a carico delle mucose, dermatiti da contatto e asma bronchiale.

Potere mutageno e cancerogeno.

Prevenzione: Efficace ventilazione e uso di DPI.

Limite di legge ACGIH: 1 ppm.

Glutaraldeide

Uso in continuo aumento in ambito ospedaliero → Sterilizzazione apparecchiature mediche.

Forte potere irritante per cute e mucose; odore pungente.

Limite di legge ACGIH: 0,2 ppm (facilmente sperabile con sterilizzazione in vaschette aperte).

Prevenzione: Come formaldeide.

Ossido di etilene (EtO)

Gas ampiamente usato in ambiente ospedaliero → Sterilizzazione presidi medici e chirurgici.

Dopo la sterilizzazione è necessario un periodo di degasificazione.

Sintomatologia → Manifestazioni irritative ed allergiche, effetti neurotossici ed emolitici.

“Sufficientemente cancerogena” per animali e “limitata” per uomo.

Prevenzione: Presenza di locali adibiti alla sterilizzazione e alla degasificazione dotati di adatti

impianti di aerazione.

Limiti di legge ACGIH: 1 ppm.

Limiti di legge in Italia: 3 ppm.

Detergenti

Detergente → Sostanze in grado di asportare impurezze di ogni tipo da un corpo o da un prodotto.

Uso: Igiene personale, pulizie di reparto, lavanderia.

Solitamente in miscela con disinfettanti → Effetti sovrapposti o confusi.

Patologia da detergenti → Coinvolge la cute (dermatiti irritative ed allergiche).

Prevenzione: Uso di DPI e scelta di detergenti privi di coloranti e profumi.

Rischi derivanti dai rifiuti ospedalieri

Rifiuto ospedaliero → Qualsiasi materiale scartato in quanto inutile per ogni ulteriore utilizzo, deve

essere collegato con le attività di diagnosi e terapia degli stabilimenti

ospedalieri.

→ Raccolta, stoccaggio e smaltimento in condizioni igieniche e sicure.

Classificazione dei rischi e modalità di raccolta

Normativa: DPR 915/1982.

Classificazione dei rifiuti: - urbani ed assimilabili

- speciali

- tossici e nocivi

Ad ogni classificazione corrisponde un proprio modo di raccolta e smaltimento.

Rifiuti speciali assimilabili agli urbani (RSAU)

Messi in sacchi di polietilene e stoccati all'esterno, poi trasportati in una zona dell'ospedale dove

saranno ritirati e smaltiti con i normali rifiuti solidi urbani.

Rifiuti ospedalieri trattati (ROT)

Raccolti in contenitori di cartone molto resistente con capacità 40-80L.

Internamente rivestiti di materiale idrorepellente: il contenitore interno è rivestito da un film di

polietilene che lo collega a quello esterno → Coperchio a chiusura irreversibile.

A norma di legge i singoli contenitori vengono sterilizzati, raccolti e inceneriti.

Presidi sanitari acuminati e taglienti

Raccolti in contenitori di cartone speciale con apertura a scatto, coperchio ribaltabile e chiusura

irreversibile → Immessi in contenitori ROT e smaltiti.

Rischi per la salute negli operatori

Esposizione ad una serie di agenti potenzialmente lesivi → Rischi chimici, fisici e biologici.

Rischio biologico

Presenza variabile di MO in grado di infettare i lavoratori → Diffusione di HVB e HIV.

Diverse figure professionali ospedaliere hanno il rischio di incorrere in infezioni 5-10 volte

superiore alla popolazione generale.

Infezione conseguente a ferite (aghi, tagli e punture) che coinvolgono arti superiori e inferiori.

Cause di infortunio: - manipolazione poco attenta dei rifiuti

- utilizzo di contenitori inadeguati per la raccolta

- prolungati tempi di conservazione dei rifiuti in luoghi inadatti

- applicazione di tecniche scorrette di condizionamento

Rischio chimico

Connesso all'utilizzo di sostanze chimiche in ambito ospedaliero.

Composti maggiormente usati: - sostanze detergenti, disinfezione e sterilizzazione

- farmaci (soprattutto antitumorali).

Altri rischi

Rischio di origine traumatica (movimentazione dei rifiuti).

Figura più esposta: l'ausiliario.

Rischio da radiazioni ionizzanti

Le radiazioni ionizzanti

Radiazioni ionizzanti (RI) → Onde elettromagnetiche o particelle subatomiche capaci di ionizzare la

materia.

- Radiazioni ionizzanti non corpuscolate: Raggi X (usate nelle

radiografie e TAC).

- Radiazioni ionizzanti corpuscolate: Radiazioni β e γ (derivanti

dall'impiego di radionuclidi).

Rischio: Assorbimento e incorporamento di radionuclidi.

→ Misurazione delle RI: determinazione della dose assorbita.

Udm: Gray

Dose equivalente: Diversa qualità delle RI.

Dose efficace: Diversa sensibilità dei vari tessuti alle radiazioni.

Effetti biologici delle radiazioni ionizzanti

Danno al DNA → Interruzione di una o entrambe le eliche che comporta:

Effetti terministici

Morte cellulare → Perdita di funzione grave di un tessuto/organo.

Effetti stocastici

Modificazione cellulare → Cellula somatica: Neoplasia maligna.

Cellula germinale: Danno trasmesso alla progenie.

Effetti deterministici

- Irradiazioni parziali → Possono avere un effetto acuto o tardivo.

- Esposizione dell'intero organismo → Unica alta dose (2-10 Gy) → Sindrome mortale.

Tessuti danneggiati: Midollo osseo (depressione

dell'emopoiesi e pancitopenia).

Mucose dell'apparato digerente.

→ Dose > 20 Gy → Danno al tessuto cerebrale → Morte.

→ Dose bassa (0,5 Gy) → Invecchiamento precoce, riduzione

della vita media, alterazioni a carico

di cute, gonadi, midollo osseo e

cristallino.

- Irradiazione parziale → Interessa cute e gonadi.

Cute: Eritema, bolle, desquamazione e ulcere.

Gonadi: Sterilità temporanea (uomo 0,1-1 Gy || donna 3-4 Gy)

Sterilità permanente (uomo > 5 Gy || donna > 4 Gy)

Effetti stocastici

Una cellula modificata da RI conserva la capacità di moltiplicarsi dando luogo a neoplasie maligne.

Il rapporto dose-effetto tra RI e tumore è di tipo lineare, senza un valore soglia.

Neoplasie: - Leucemie e tumori cutanei (maggiore probabilità).

- Carcinoma alla tiroide (assorbimento esterno).

- Neoplasie polmonari (assorbimento per via inalatoria).

Effetti ereditari

Effetti genetici: - mutazioni a livello dei geni di tipo dominante (trasmesso a tutta la prole) e

recessivo (trasmesso solo ad alcuni).

- aberrazioni cromosomiche strutturali o di numero.

Le conseguenze variano per gravità → Da malformazioni gravi a morte prematura.

Esposizione intrauterina: - effetto letale

- malformazioni

- ritardo mentale

- induzione di tumori maligni

- effetti ereditari

Personale sanitario a rischio

Personale sanitario esposto in servizio nei reparti: - radiologia e radioterapia

- medicina nucleare

- emodinamica cardiovascolare

- ortopedia

- endoscopia digestiva e urologica

- anestesia

Norme di radioprotezione

Radioprotezione → Prevenzione dal rischio da RI negli aspetti tecnici e sanitari.

Normativa: DPR n185 del 18Febbraio1964

- Zona controllata → Luogo in cui esiste una sorgente di RI e in cui c'è un'esposizione

professionale > 15 mSv.

- Zona sorvegliata → Zona di periferia della zona controllata in cui sussiste il pericolo

permanente di superamento della dose max.

- Professionalmente esposti → Lavoratori abituali della zona controllata.

- Occasionalmente esposti → Lavoratori occasionali della zona controllata.

Personale a rischio: infermieri, radiologi, ausiliari e addetti.

Compiti che comportano un rischio: - assistenza a pazienti non collaboranti

- assistenza a pazienti da sottoporre a radioterapie

- assistenza a pazienti sottoposti a procedure diagnostiche.

Dose massima ammissibile (DMA) → Dosi di RI che non comportano un danno all'individuo, allo

svolgimento della sua vita e alla collettività.

5 rem/anno per irradiazione del corpo intero

60 rem/anno per irradiazione delle estremità

30 rem/anno per irradiazione di cute e tessuto osseo

15 rem/anno per irradiazione di altri organi

La determinazione della dose di RI assorbita da ciascun lavoratore esposto è di fondamentale

importanza → Misurazione: Dosimetri (il più usato il dosimetro a pellicola).

Misure per il contenimento del rischio

- Rischio di irradiazione esterna → Infermiere deve dotarsi di grembiule e guanti piombati o

collocarsi dietro lo schermo protettivo.

- Esami radiologici su neonati → Paziente sostenuto dai genitori o utilizzo di amache o bretelle di

sospensione.

- Assistenza a pazienti che hanno subito somministrazione di radionuclidi → Uso di DPI e

minimizzazione del

tempo do assistenza.

Rischio da radiazioni non ionizzanti

Radiazioni non ionizzanti → Radiazioni elettromagnetiche che possiedono energia < 12eV (livello

minimo di radiazione per ionizzare la materia).

- Radiofrequenze (RF)

- Microonde (microwave MW)

- Radiazioni ultraviolette (UV)

Rischio da radiofrequenze e da microonde

Radiazioni non ionizzanti con frequenza oltre l'infrarosso RF 100 kHz e MW 300 Ghz.

Principali impieghi e personale a rischio

Personale a rischio: Tecnici di radiologia e fisioterapisti.

Impieghi:

Diatermia → Riscaldamento dei tessuti superficiali sfruttando l'effetto termico delle RF

(macroniterapia) o delle MW (radarterapia).

Ipertermia → Impiegata come coadiuvante in protocolli terapeutici dei tumori, per il riscaldamento

rapido di sangue e tessuti nei casi di trapianto d'organo.

Diagnostica per immagini.

Effetti biologici delle RF e delle MW

Dipendono da: Frequenza, durata, esposizione della radiazione.

Come l'organismo o il singolo organo vengono esposti al campo elettromagnetico.

Effetti biologici → Effetti termici e effetti non termici.

Effetti termici → Quadro patologico coinvolge cristallino e gonadi maschili

- Cristallino → Rapida opacizzazione fino a comparsa di cataratta.

- Gonadi maschili → Sensibilizzazione agli aumenti di temperatura a carico della

spermatogenesi, ipospermia fino a completa sterilità.

Effetti non termici → “Sindrome neurastenica” (debolezza, stancabilità, bradicardia, insonnia,

labilità pressoria).

Alterazioni del sistema emopoietico e immunitario.

Non dimostrabile cancerogenicità e teratogenicità.

Misure per contenere il rischio

Controllo della sorgente: - deve rispettare i criteri di omologazione,

- dotata di prescrizioni di sicurezza (adeguatamente schermata).

Ulteriori misure: - ridurre al minimo il tempo di esposizione,

- riduzione a zero della potenza prima di manovrare l'apparecchio,

- evitare l'esposizione diretta,

- allontanarsi il più possibile.

La zona attorno alla sorgente deve essere delimitata.

Rischio da radiazioni ultraviolette

Radiazioni UV → Radiazioni non ionizzanti di lunghezza d'onda (λ) compresa tra 400-145 nm.

Tre tipi di UV: - UV-A (λ 400-315)

- UV-B (λ 315-280)

- UV-C (λ 280-145)

Principali impieghi e personale a rischio

Principali impieghi: Sterilizzazione e fototerapia.

Lampada germicida → Sterilizzazione dell'aria, di ambienti e di liquidi biologici.

Disinfezione e sterilizzazione di oggetti, acqua e stabulari.

Fototerapia → Terapia di numerose affezioni dermatologiche e di tipo internistico.

- Psoriasi, vitiligo e terapia di tumori cutanei → Stimolazione risposta protettiva.

- Acne e herpes simplex → Effetto battericida.

- Rachitismo e ittero natale → Effetti metabolici.

- Consolidamento di fratture ossee.

→ Usata in laboratorio per apparecchiature diagnostiche.

Effetti biologici delle radiazioni UV

Le radiazioni UV hanno scarso potere di penetrazione.

Effetti dell'esposizione a carico di:

- Cute: Vari tipi di lesioni in rapporto a intensità e durata d'esposizione:

Eritema di vario grado, necrosi tissutale, ipercheratosi,

iperpigmentazione, cancro della cute (esposizioni intense e

prolungate).

- Occhi: Principali effetti sono: congiuntivite, fotocheratite, edema,

arrossamento, ulcerazioni corneali, opacità oculari e comparsa di

cataratta (esposizione a UV-B).

Meno probabili le lesioni alla retina.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (BRESCIA, CHIARI, CREMONA, DESENZANO, ESINE, MANTOVA)
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristina Scaratti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gestione del personale e sicurezza sul lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof De Palma Giuseppe.

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