John Nash: genio e sregolatezza
John Nash... Nullum magnum ingenium sine mistura dementiae fuit... (Nessun grande ingegno fu mai senza una mistura di follia) L.A. Seneca, De tranquillitate animi. Genio e sregolatezza convivevano in un grande uomo-bambino. John Nash, premio Nobel per l’economia e teorico dei giochi "non cooperativi". Una vita sorprendente.
Primi anni e carriera
Nato nel 1928 a Bluefield (West Virginia), si laurea in matematica a Princeton e inizia a lavorare con John von Neumann, Lloyd Shapley e Harold Kuhn. Quest'ultimo gli sarà vicino negli anni bui, gli darà la notizia del Nobel e ne farà la presentazione ufficiale a Stoccolma, nel corso della cerimonia di consegna. Nash si occupa principalmente di teoria dei giochi, ma anche in altri settori della matematica trova importanti risultati. In uno di essi è peraltro anticipato da un italiano. In un'autobiografia Nash scrive in proposito: "Accadde che lavorassi in parallelo con Ennio de Giorgi, che operava a Pisa. Egli fu il primo a raggiungere la vetta almeno per il caso, particolarmente importante, delle equazioni ellittiche" (Nash, 1955).
Schizofrenia e riconoscimenti
Verso la fine degli anni '50 si ammala di schizofrenia. Nel 1994 vince il Nobel per i risultati, ottenuti negli anni '50, sui giochi non cooperativi e riprende gradualmente a muoversi negli ambienti scientifici.
Un carattere difficile
Dice di lui Barbara Bonvento: "La fame di affetto che lo spingeva a cercare le amicizie più diverse e il non volere, allo stesso tempo, essere dominato dagli altri, spiegano i suoi rapporti umani complessi e gli amori di vario genere vissuti in maniera turbinosa e scostante. Quelle che sembravano solo manifestazioni di una personalità dotata di genialità, si rivelarono sintomi della malattia che lo colpì quando le intuizioni e le scoperte scientifiche gli avevano fatto guadagnare riconoscimenti da parte dei più grandi matematici del tempo" ("Periodico di Matematiche" 1999).
Mentre per anni "l'uomo Nash rimaneva congelato in uno stato di sogno, un fantasma che vagava per Princeton scarabocchiando lavagne e studiando libri religiosi, il suo nome cominciò a comparire ovunque in testi di economia, articoli di biologia evolutiva, trattati di scienze politiche, riviste matematiche" (Nasar Sylvia, A Beautiful Mind, New York, Simon & Shuster, I ed. 1998, p. 19).
Nash ha vissuto per circa trenta anni oscillando tra il paradiso e l'inferno. Il paradiso del ragionamento razionale, delle dimostrazioni, dei calcoli, aveva le sue "sedi" in istituti universitari prestigiosi (come quello di Princeton), dove insieme a logici, matematici, fisici e ingegneri esperti di teoria dei giochi, ha lavorato per il governo alle strategie politiche e militari della guerra fredda. L'inferno era quello della schizofrenia paranoica che ha trasformato la naturale stravaganza di Nash in un incubo durato circa trenta anni tra deliranti allucinazioni e un inquietante distacco emotivo dal mondo esterno. Dopo diversi ritorni al ragionamento lucido, spesso successivi ai ricoveri in ospedali psichiatrici, Nash tornò.