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→ azioni di tutela sul patrimonio culturale (azioni per conservare questo patrimonio) : restauri,

salvaguardare il patrimonio mobile, azioni di controllo, contesto del bene culturale. Tutto ciò ,

estremamente protezionistico → attuato questo sistema in Italia, in quanto siamo molto ricchi sotto

il punto di vista patrimoniale culturale e quindi vi è la necessità di mantenerlo qui.

C'è necessità di una legislazione perchè ci si trova di fronte a una contraddizione: quale articolo

prevale, tutela o proprietà? La disciplina di diritto è diversa se bene è di proprietà pubblica o

privata (nel caso della proprietà pubblica c'è contraddizione con l'articolo 42, perchè il bene

culturale da una parte appartiene al singolo cittadino, dall'altra è di utilità pubblica e si rivolge alla

comunità. Nel caso di bene pubblico non c'è questa contraddizione).

Azioni significative sono quelle di Napoleone → opere d' arte esportate in Francia e molte ,per

fortuna, sono state restituite: queste azioni hanno influenzato fortemenete anche la legislazione dei

beni culturali.

Anche i romani avevano già determinato leggi sul diritto dei beni culturali. In epoca medievale si

perde l' interesse alla conservazione in quanto il Cristianesimo voleva cancellare tutte le cose del

Classicismo : veniva considerato una forma di paganesimo. Si era perso un po' questo concetto.

Anche se nasce il sentimento che i cittadini hanno di conservare qualche simbolo che sentivano

legato alla loro storia → alternanza di pensiero. In questo spirito collettivo (documento del comune

di Siena 1100-1300 , dove chi governava doveva occuparsi dei beni e la colonna traiana per la

quale vi era una controversia ma lo Stato afferma che non poteva esssere toccata e doveva

essere un bene pubblico ). Quelle norme che impongono tante cose, hanno radici molto lontane, si

sono tramandate e troviamo ancora oggi nella nostra legislazione.

Rinascimento vi è una riscoperta della cultura e dei beni e quindi incomincia anche di nuovo il

problema di tutela e valorizzazione.

Dal 1500 si incomincia a capire che i beni culturali sono importanti e che vanno conservati e

trasmessi. Nel 1700 si hanno i primi interventi che impediscono le esportazioni dei beni nei paesi

esteri; anche nel gran Ducato di Toscana viene approvato la norma di conservazione e anche nel

regno di Napoli, capita quindi l' importanza mobile e del patrimonio di archeologia. Fenomeno di

esportazione andavano a disperdersi innumerevoli collezioni di importanza notevole.

I protezionismo deriva anche dal ricordo delle azioni napoleoniche (restituzioni grazie a Canova).

Nel periodo romano già esisteva il concetto di vincolo (un bene vincolato è un bene soggetto a

legislazione dei beni culturali) e inalienabilità, ma anche concetto dell'importanza del patrimonio

culturale. In epoca medievale si perde l'importanza conservazione, perchè l'antichità era pagana e

quindi viene allontanata: c'è quindi il riutilizzo dei materiali ma contemporaneamente ci sono scritti

che parlano della volontà dei cittadini di conservare qualche singolo oggetto legato a antichità. Es.

1100-1330: in uno scritto a Siena viene affermato che che il governo dovrebbe occuparsi

• del patrimonio culturale,

la colonna traiana in un altro scritto viene definita di proprietà di badessa ma non poteva

• venire distrutta o danneggiata per onore del popolo romano.

La tutela ha quindi radice storica molto importante.

Sentire sempre di più l' esigenza di tutelare i beni.

Periodo Napoleonico → molte cose sono state esportate mettendo in evidenza come il nostro

patrimonio sia stato esposto a rischi. Successivamente la Chiesa interviene con un primo

intervento organico ,1821,in cui puntualizza quali sono le regole che bisgona orsservare per

conservare il nostro patrimonio culturale (catalogazione, controllo degli scavi archeologici e

restauro). Si parla anche di vincoli, e di opere di controllo → si incomia a delineare un impianto

molto simile a quello che abbiamo adesso. Finalità di queste attività di legislazione che era

frammentata, in quanto non era applicata in tutto il Paese.

Dopo unità di Italia → codice civile esteso che abolisce due istituti storici che avevano però lo

scopo di tenere unite le collezioni: abolendo questo aspetto di protezioni vengono danneggiate la

conservazione delle collezioni → diventa grave per la città di Roma : si trova ad essere punita da

queste legge, in quanto tutte le collezioni importanti si trovavano non più protette; intervengono

con una legge e bloccano a Roma questa abrograzione e mantengono in atto il non esportare le

collezioni.

In Italia la cultura ha unito la popolazione prima dell'unione politica. Il messaggio che viene dalla

costituzione non è solo quello della tutela ma anche della fruizione. Nella costituzione «la sovranità

appartiene al popolo», quindi il patrimonio culturale appartiene al popolo, alla collettività.

La prima forma di legislazione, come noi la intendiamo, nasce nello stato della Chiesa, che per

primo decide di darsi delle regole per conservare i beni culturali, per sensibilità ma anche perchè

aveva patrimonio molto ricco. Nel Rinascimento c'è la riscoperta del classico e provvedimenti

contro fenomeno del degrado (es. lettera di Raffaello al papa che chiede interventi). Nel '500 di

inizia ad effettuare scavi archeologici e si inizia a capire che devono essere sottoposti a disciplina.

Nel 1700 lo Stato della Chiesa in parallelo con il Gran Ducato di Toscana, impone il divieto di

esportazione delle opere d'arte. Interventi di questo genere vengono fatti anche nel Regno di

Napoli: restituzioni all'esportazione. 1700: Grand Tour: esportazione opere che fa sentire esigenza

di tutela. Periodo napoleonico: esportazione di molte opere. Lo Stato della Chiesa emana il primo

provvedimento organico nel 1820 in cui puntualizza le regole che devono essere osservate per

salvaguardare beni culturali: catalogazione (per salvaguardare patrimonio bisogna prima

conoscerlo, catalogazione di importanza pari alla conservazione del bene proprio), vincoli su beni

privati e organi di controllo che sono precursori delle attuali soprintendenze. Nel lombardo veneto

c'è un decreto simile emesso dall'Impero austriaco. Le finalità di queste legislazioni adottate dagli

stati italiani riguardavano: catalogazione, restauro, scavi archeologici, esportazione opere.

Dopo l'unità d'Italia: il codice civile del 1865 abolisce due istituti storici che avevano tenuto unite le

collezioni delle importanti famiglie aristocratiche; la città di Roma si trova con nuove norme e con

collezioni più importanti non protette e esposte a possibili vendite e esportazioni, la situazione si

risolve con abrogazione delle nuove norme con una nuova legge del 1871, ripresa nel codice del

2004, grazie alla quale molte collezioni si sono mantenute. Dopo l'unità non c'è grande attenzione

a beni culturali, con la rivoluzione francese viene infatti ritenuto fondamentale il diritto di proprietà,

sancito come intangibile dallo Statuto albertino. Il diritto di proprietà scavalca la tutela dei beni

culturali: molte opere vengono vendute.

Negli ultimi venti anni dell'Ottocento si sviluppa una crescente attenzione verso la protezione del

patrimonio artistico nel nuovo Stato. Nel 1902 sarà promulgata una prima legge nazionale di

tutela: è la legge 12 giugno 1902 n. 185 (legge Nasi) istitutiva del “Catalogo unico” dei monumenti

e delle opere di interesse storico, artistico e archeologico di proprietà statale; poi modificata e

sistematizzata con la legge 20 giugno 1909, n. 364 (legge Rosadi).

La moderna disciplina sui beni culturali deve alla legge Rosadi e al suo regolamento applicativo

30 gennaio 1913 n. 363 (tuttora in vigore) i propri principi fondanti:

stabilisce il principio dell'inalienabilità (e della manomissione) del patrimonio culturale dello Stato

e degli enti pubblici e privati, (beni di “interesse storico, archeologico o artistico”);

afferma la possibilità per la pubblica amministrazione di sottoporre a vincoli di tutela opere di

proprietà privata considerate di “importante interesse”; si tratta dell’istituto della “notifica”, forma di

controllo diretto sul bene da parte dello Stato, che è chiamato ad esprimere un parere riguardo ad

ogni possibilità di gestione da parte del proprietario dello stesso;

facoltizza la pubblica amministrazione ad espropriare opere di proprietà privata che è

• necessario acquisire al sistema dei monumenti e musei pubblici;

istituisce la vigilanza sull'esportazione e sulla circolazione dei beni privati (con facoltà dello

• Stato di esercitare il diritto di prelazione);

promuove la pratica sistematica della ricerca archeologica;

• delinea compiutamente un'organizzazione e un'amministrazione, centrali e periferiche,

• deputate alla conservazione e alla tutela dei beni culturali (sovrintendenze ai monumenti e

sovrintendenze archeologiche e alle gallerie).

Il fine che la legge Rosadi si propone è la ricostruzione e il mantenimento della memoria storica di

un popolo, ossia di quell'insieme di testimonianze esemplari, cioè uniche e irripetibili, a cui si

attribuisca preventivamente un pregio estetico e che illustrino la cultura di un popolo, dalla sua

genesi ai suoi sviluppi più o meno recenti. II patrimonio è riguardato dunque come mezzo in vista

di un fine conoscitivo, del quale lo Stato deve farsi garante, attraverso politiche mirate di

protezione e di diffusione delle conoscenze acquisite.

Con il regio decreto n. 1889 del 1923 è sottolineata l'urgenza di compilare, per la conoscenza e

per la protezione, un catalogo dei monumenti e delle opere d’interesse storico, artistico e

archeologico di proprietà statale.

Con la legge n. 204 del 1922 sono poste le basi della tutela delle “maggiori bellezze naturali”.

Codice del 2004 va a mantenere ancora questa legge su Roma → permesso di tenere unite delle

collezioni importantissime che altrimenti andrebbero disperse.

Succede che non c' era una grande attenzione al patrimonio culturale → dopo la rivoluzione

francese (diritto di proprietà), cittadino conquista diritto di proprietà a questo punto non deve avere

limiti, e quindi mettere sotto tutela il bene era mettere dei limiti → non vi era attenzione da parte

della politica: sancisce il diritto di proprietà e quindi qualsiasi legge che metteva limiti andava a

violare questo principio. In questo periodo quindi abbiamo una notevole dispersione del patrimonio

culturale.

1909 → primo significati atto unitario → regolamento che è ancora esistente. Prima legge

organica Italiana → ora come ora non lo usiamo più. Mantenimento ricostruzione della storia del

popolo.

Nel 2004 non hanno ripreso niente di nuovo ma hanno semplicemente modificato e riscritto in

maniera più chiara il codice → beni culturali e paessaggio (solo collocazione immobile della sua

collocazione nel paesaggio).

Epoca fascista, legge del 1939 → introduce la sanzione penale ; definite le norme di tutela con le

relative sanzioni che completano la norma.quando cade il regime, si passa da una forma

monarchica ad una repubblicana quindi le leggi erano fondamentali, introducono perciò un articolo

della costituzione che è l' articolo 9. In questo modo mantengono il codice ma vi è un sistema

giuridico anche all' interno della costituzione e quindi la sua esistenza continua. Sempre valido il

diritto di proprietà ma viene dato allo Stato un potere di intervenire per salvaguardare il patrimonio

della collettività.

Norme che anche se non esistono più, gli atti prodotti da quella legge sono ancora validi grazie alla

presenza dell' articolo 9 all' interno della costituzione.

Epoca fascista '39: introduce la sanzione penale (siamo in contesto molto rigoroso) che rimane in

vita fino al '99. Ma con l'avvento del regime democratico c'è il problema di ovviare al problema del

diritto di proprietà, che nel fascismo era stato parzialmente annullato, quindi viene introdotto l'art. 9

= sistema giuridico mantenuto inalterato, solo legittimato.

La nostra legislazione vigente è orientata al protezionismo. Il vincolo di un bene può essere stato

dichiarato non in una legge attuale ma in una passata (es. legge del 1909), ma la dichiarazione

rimane valida anche oggi. Gli atti e i vincoli prodotti in base a leggi passate sono ancora validi.

Alcuni articoli nel codice civile si riferiscono a beni culturali: concetto di demanio (= un bene

demaniale è considerato di utilità collettiva, es. mare). Sono compresi nel demanio i beni immobili

di interesse storico, artistico, archeologico e raccolte museali. Il demanio è dello stato e degli enti

territoriali. Il bene culturale è quindi di proprietà collettiva, non vendibili perchè il demanio pubblico

è difficilmente vendibile. Si garantisce ai cittadini che beni culturali demaniali non possono essere

utilizzati per fini diversi rispetto alla fruizione.

A chi può appartenere bene culturale: enti pubblici territoriali, enti e istituti pubblici, persone

giuridiche senza scopo di lucro, enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, persone fisiche (soggetti

privati). Per gli enti ecclesiastici e soggetti pubblici, laddove non c'è contenzioso con

privato, la legge ritiene con sorta di presunzione che tutto che è più vecchio di 50 anni (se

bene mobile) e 70 (se beni immobile), è bene culturale a meno che non ci sia la

dichiarazione di un esame specifico della Soprintendenza che lo giudica di non interesse

culturale. Nella proprietà privata questa presunzione non esiste perchè il privato ha

bisogno di certezza di diritto: se non riceve una notifica o non è stata fatta da chi ha

dichiarato bene, questo genere non è importante per la legislazione, deve esserci

espressione.

Esistono più livelli di norme: interne (territorio italiano) e provinciali (provincie autonome).

L'Unione europea ha affermato la cessione di sovranità agli organi comunitari in alcuni ambiti. Per

l'ambito dei beni culturali, a causa delle forti differenze tra i vari paesi, è stato impossibile creare

norme comuni, la materia dei beni culturali è soggetta solo a forma di cooperazione (la Comunità

lo riconosce come di interesse culturale comunitario, ma c'è solo cooperazione, interviene

solamente con finanziamenti, non con norme che in altri ambiti, come industria, sono vincolanti).

L'unico aspetto che riguarda tutti i pesi è l'esportazione, a causa dell'uscita di opere dall'Unione

europea: si è ritenuto necessario disciplinare l'esportazione da un paese UE a paese non UE, per

non permettere l'esportazione attraverso i paesi europei con tutela bassa. Nell'UE è sancita la

libera circolazione di persone e merci, ma il bene culturale fa eccezione, è necessario, per passare

il confine, autorizzazione da parte della soprintendenza. Anche per portare il bene dall'Italia a Stato

del Vaticano (perchè non appartiene all'Unione Europea).

L'opera contemporanea non è un bene culturale (perchè ha meno di 50 anni) ma per essere

riconosciuta come opera contemporanea e quindi non come bene culturale (soggetto alla

legislazione) è necessario certificato della soprintendenza.

In ambito della tutela culturale non c'è nessun organismo internazionale che può disciplinare le

relazioni fra gli stati (come fa l'UE), c'è solo possibilità di fare accordi convenzioni e solo gli stati

che li accolgono sono disciplinati.

Per i beni immobili il vincolo di interesse storico-artistico- archeologico il vincolo trova anche la sua

validità all' interno di pubblici registri (per ogni immobile vi è un identificazione, ogni atto che si fa

un atto di compra- vendita viene segnato tutto, in modo di poter ricostruire tutta la storia dell'

edificio stesso). Vincolo di interesse culturale viene trattato nella stessa materia, quindi bisogna

andare a consultare questi registri dove vi sarà scritto il tipo di tutela a cui è soggetto quel bene.

Però può essere soggetto ad una legge che non è vigente adesso → bene sottoposto a tutela con

le norme del passato ma è valido anche con le norme attuali.

Una delle forme principali della tutela è capire se quel bene è sottoposto o no dalle regole del

codice (capire se è un bene che è già stato dichiarato un bene culturale o no, vedere se ha le

caratteristiche per essere sottoposto alle regole del codice).

Concetto di Demagno → bene che è considerato di utilità pubblica. Solo per quanto riguarda gli

Stati che hanno enti territoriali → se un bene culturale appartiene ad un entità territoriale, il codice

afferma che , automaticamente, è tutelato dal codice dei beni culturali. Patrimonio è sempre della

collettività, anche se è di proprietà di un entità territoria → è anche di proprietà dello Stato. Queste

sono delle garanzie per noi cittadini. Riconosce un forte valore collettivo al bene culturale e

garantisce a noi cittadini, che se quello è un bene culturale, verrà tutelato, conservato e

valorizzato. Il demanio è, in senso generico, l'insieme di tutti i beni inalienabili che appartengono a

uno Stato (beni demaniali).i beni demaniali appartengono allo Stato o a enti territoriali minori come

il Comune.

Sono indicati nell’art. 822 c.c. e si distinguono in due categorie:

1. Beni del demanio necessario, che possono appartenere solo allo Stato;

• 2. Beni del demanio accidentale o eventuale, che possono appartenere allo Stato o ad altri

• enti territoriali, ma anche a soggetti diversi da questi ultimi. Tutti i beni demaniali sono

sottoposti a un particolare regime giuridico, che consiste nella inalienabilità e

nell’impossibilità di costituzione di diritti di terzi, se non nei casi e nei modi previsti dalla

legge.

Facciamo degli esempio per individuare le due categorie di beni demaniali e pensiamo agli

immobili d’interesse storico. Questi possono appartenere anche a privati (come un antico castello

con tanto di fantasmi), ma se appartengono allo Stato sono beni demaniali del demanio

accidentale e quindi saranno sottoposti al regime giudico de beni demaniali. I fiumi, invece,

possono appartenere solo allo Stato, e sono sottoposti al regime giuridico demaniale. I fiumi,

quindi, fanno parte del demanio necessario.

Vediamo allora come l’art.822 c.c. individua le due categorie di beni.

Beni che fanno parte del demanio pubblico necessario: il lido del mare, la spiaggia, le rade e i

porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere

destinate alla difesa nazionale.

Beni che fanno parte del demanio pubblico eventuale o accidentale: se appartengono allo Stato, le

strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi; gli acquedotti; gli immobili riconosciuti

d'interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia, le raccolte dei musei,

delle pinacoteche degli archivi, delle biblioteche; e infine gli altri beni che sono dalla legge

assoggettati al regime proprio del demanio pubblico.

Abbiamo parlato dei beni demaniali che appartengono allo Stato, ma ci sono anche beni che

possono appartenere agli enti pubblici territoriali, come il Comune. Per i beni appartenenti alle

Regioni ( a statuto speciale o ordinario) la regolamentazione è in leggi speciali. Dei beni di

Comuni e Province si occupa l’art. 824 c.c. secondo cui: I beni della specie di quelli indicati dal

secondo comma dell'articolo 822, se appartengono alle province o ai comuni, sono soggetti al

regime del demanio pubblico.

Allo stesso regime sono soggetti i cimiteri e i mercati comunali.

I comuni e le province, quindi, possono essere anch’essi proprietari di beni che fanno parte del

demanio accidentale (non di quello necessario) e in tal caso il regime giuridico di detti beni sarà

quello del demanio.

Prima di vedere qual è il regime giuridico dei beni demaniali è però necessaria una precisazione.

Vi sono i beni che appartengono allo Stato, cioè quelli indicati dall’art. 822 c., i beni demaniali. Ma

potrebbe darsi che lo Stato abbia un diritto reale su beni altrui, che non sono demaniali.

Questi diritti reali dello Sato, però, potrebbero possedere una particolare caratteristica, una

particolare funzione: potrebbero essere costituiti per l’utilità dei beni demaniali o conseguire fini

d’interesse corrispondenti a quelli a cui servono i beni demaniali. Pensiamo, ad esempio, a una

servitù costituita a favore di un bene demaniale. In questi casi anche tali diritti hanno un particolare

regime giuridico che è quello del demanio ( art. 825 c.c.).

Vediamo allora la particolare condizione giuridica dei beni demaniali:

Inalienabilità: i beni che fanno parte del demanio pubblico possono essere alienati solo nei

• modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano.

Impossibilità di costituire diritti a favore di terzi su tali beni: di conseguenza non sarà

• possibile costituire diritti reali di godimento su tali beni, ipotecarli, usucapirli, pignorarli,

ipotecarli, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge.

L’uso di questi beni è di regola attribuito ai privati mediante concessione amministrativa.

LA DISTINZIONE FRA BENI DEMANIALI E PATRIMONIALI SI BASA SU UN CRITERIO

FORMALE STABILITO DAL CODICE CIVILE.

BENI DEMANIALI – ART. 822 C.C.

Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i

porti; i

fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia (Cod. Nav. 28, 692);

le opere

destinate alla difesa nazionale. Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se appartengono

allo Stato, le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi (Cod. Nav. 692 a); gli

acquedotti; gli immobili riconosciuti d'interesse storico, archeologico e artistico a norma

delle leggi in materia; le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi, delle

biblioteche; e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio

pubblico.

Beni del demanio culturale

1. I beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali che

rientrino nelle tipologie indicate all'articolo 822 del codice civile costituiscono il demanio culturale.

2. I beni del demanio culturale non possono essere alienati, né formare oggetto di diritti a favore

di

terzi, se non nei limiti e con le modalità previsti dal presente codice

BENI DEMANIALI INALIENABILI- art.54

• IMMOBILI E AREE ARCHEOLOGICHE

• IMMOBILI DICHIARATI MONUMENTI NAZIONALI

• RACCOLTE DI MUSEI, PINACOTECHE, GALLERIE BIBLIOTECHE

• ARCHIVI

• BENI IMMOBILI DICHIARATI DI INTERESSE

PARTICOLARMENTE IMPORTANTE AI SENSI ART. 10, c.

3, lettera d)

• COSE MOBILI di autore vivente o la cui esecuzione risalga a meno di 50 anni se incluse in

raccolte appartenenti ad enti territoriali.

ALTRI BENI INALIENABILI- art.54

• Beni mobili e immobili fino a conclusione del procedimento di verifica ex art. 12 (regime

cautelare)

• Documenti di enti territoriali - archivi e documenti di istituti pubblici

Vincolo → bene vincolato, bene sottoposto alla legislazione culturale.

Prima legislazione che nasce → stato della Chiesa che ha sempre avuto un grande patrimonio e

quindi avevano fin da subito sentito l' esigenza di tutelarlo.

A chi può appartenere un bene culturale ?

Norma vigorosa quando vi è un soggetto pubblico, un po' meno vigorosa quando il soggetto è

privato, perché deve anche salvaguardare l' artico 42 . Anche enti ecclesiastici, persone giuridiche

e possiedono beni cultuali.

Prima di tutto bisogna capire se il nostro bene è un bene culturale o meno, in un secondo

momento bisogna capire a chi appartiene. Particolarmente difficile inguadrarlo quando si tratta di

soggetti pubblici (bisogna andare a vedere quando è stato realizzato , per considerarlo un bene

culturale, ma non bisogna trovare una dichiarazione che è stato riconosciuto di interesse culturale

→ nella proprietà privata questo non può avvenire, in quanto è privato). Bene pubblicato deve

sempre avere un atto che lo si dichiara un bene culturale per il privato è diverso.

BENE PUBBLICO

bene mobile o immobile che appartiene a soggetto pubblico – PROPRIETA’ PUBBLICA

• BENE DI INTERESSE PUBBLICO

bene che assolve a finalità di pubblico interesse (ANCHE SE APPARTIENE A SOGGETTO

PRIVATO) oggettivamente pubblico in relazione alla fruizione

Legislazione in panorama Europeo / internazionale → più livelli di norme , quelle viste fino ad

ora sono tutte a livello Nazionale (che si applicano le stesse norme su tutto il territorio). In ambito

dei beni culturali abbiamo degli atti , che essendo talmente diversificato il panorama della tutela,

sarebbe stato possibile avere una legge unitaria che accumunassero tutti i paesi dell' Unione

Europea → a livello di atti comunitari vi è solo una forma di cooperazione. Si riconoscono come

beni collettivi ma solo il Paese deve stabilire le loro regole, stando però che vi deve essere un

principio di collobarozione. Non abbiamo nessun obbligo a rispettare le regole Europee. Unica

cosa che riguarda tutti sono le regole della fuoriuscita di opere → date delle regole per le

esportazioni dei Paesi Europei verso paesi non Europei,per salvaguardare le opere d' arte. Bene

culturale è un eccezione non ha la libera uscita.

Opera contemporanea non è un bene culturale , in quanto non è abbastanza vecchio per essere

definito tale, ma comunque vengono applicate le leggi di esportazione che vengono applicate per l'

esportazione.

Fuori dall' Europa → abbiamo delle relazioni, ma non c' è nessun organismo che può fare un

regolamento. Unica possibilità di definire una modalità è attraverso delle convenzioni per

disciplinare i movimenti di opere, ma possiamo farlo solo su base volontaria e su un accordo con

convenzioni.

LEZIONE 3 14/03

La competenza principale in materia di valorizzazione è affidata alle regioni. La parte della tutela

ha vere e proprie norme giuridiche con precetti e sanzioni, la parte della valorizzazione ha principi,

indirizzo (???), non dettaglio.

Tutela → Stato interviene completamente, in quanto la competenza del bene culturale appartiene

a loro., vere e proprie norme giuridiche con obblighi di leggi Mentre la valorizzazione , viene

attribuita alle regioni e non dello Stato, sono soltanto norme di principio e delle linee di guida al

quale la regione può applicare delle norme senza delle sanzioni.

Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42. Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi

dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n.137 (e successive modificazioni) testo aggiornato in

vigore a gennaio 2016.

Parte prima - Disposizioni generali (art.1-9)

Parte seconda - Beni culturali:

- Titolo I - Tutela

Capo I - Oggetto della tutela (art.10-17)

• Capo II - Vigilanza e ispezione (art.18-19)

• Capo III - Protezione e conservazione

• Sezione I - Misure di protezione (art.20-28)

◦ Sezione II - Misure di conservazione (art.29-44)

◦ Sezione III - Altre forme di protezione (art.45-52)

Capo IV - Circolazione in ambito nazionale

• Sezione I - Alienazione e altri modi di trasmissione (art.53-59)

◦ Sezione II - Prelazione (art.60-62)

◦ Sezione III - Commercio (art.63-64)

Capo V - Circolazione in ambito internazionale

• Sezione I - Principi in materia di circolazione internazionale (art.64 bis)

◦ Sezione I bis - Uscita dal territorio nazionale e ingresso nel territorio nazionale (art.65-

◦ 72)

Sezione II - Esportazione dal territorio dell'Unione europea (art.73-74)

◦ Sezione III - Restituzione (art.75-86)

◦ Sezione IV - Disciplina in materia di interdizione della illecita circolazione internazionale

◦ dei beni culturali (art.87-87 bis)

Capo VI - Ritrovamenti e scoperte

• Sezione I - Ricerche e rinvenimenti fortuiti nell'ambito del territorio nazionale (art.88-93)

◦ Sezione II - Ricerche e rinvenimenti fortuiti nella zona contigua al mare territoriale

◦ (art.94-100)

- Titolo II - Fruizione e valorizzazione

Capo I - Fruizione dei beni culturali

• Sezione I - Principi generali (art.101-105)

◦ Sezione II - Uso dei beni culturali (art.106-110)

Capo II - Principi della valorizzazione dei beni culturali (art.111-121)

• Capo III - Consultabilità dei documenti degli archivi e tutela della riservatezza (art.122-127)

- Titolo III - Norme transitorie e finali (art.128-130)

Parte terza - Beni paesaggistici

Parte quarta - Sanzioni

- Titolo I - Sanzioni amministrative

Capo I - Sanzioni relative alla Parte seconda (art.160-166)

• Capo II - Sanzioni relative alla Parte terza

- Titolo II - Sanzioni penali

Capo I - Sanzioni relative alla Parte seconda (art.169-180)

• Capo II - Sanzioni relative alla Parte terza (art.181)

Parte quinta - Disposizioni Transitorie, abrogazioni ed entrata in vigore (art.182-184)

Art.1 - Principi

1. In attuazione dell'articolo 9 della Costituzione, la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio

culturale in coerenza con le attribuzioni di cui all'articolo 117 della Costituzione e secondo

le disposizioni del presente codice.

2. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la

memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo

della cultura.

3. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono

la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la

valorizzazione.

4. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento della loro attività, assicurano la conservazione e

la pubblica fruizione del loro patrimonio culturale.

5. I privati proprietari, possessori o detentori di beni appartenenti al patrimonio culturale, ivi

compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, sono tenuti a garantirne la

conservazione .

6. Le attività concernenti la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio

culturale indicate ai commi 3, 4 e 5 sono svolte in conformità alla normativa di tutela.

Potere legislativo esercitato dal Parlamento, in via straordinaria anche il Governo , in situazioni di

gravità o quando si parla di materie specifiche che il Parlamento preferisce delegare al Ministero

dove si trovano persone più competenti. Legge delega alcuni elementi.

Nel Codice dei beni culturali c'è concetto di identità: la cultura concorre a formare identità (quindi in

Trentino e Valle d'Aosta la cultura viene riconosciuta come fortemente connotante, perchè accanto

all'identità nazionale vengono ritenute importanti anche le identità locali).

Molti soggetti concorrono alla funzione del Codice: nel comma I il soggetto è la Repubblica, e per

tale si intendono tutti i soggetti che concorrono alla Repubblica (stato e enti pubblici) perchè beni

culturali appartengono sia a pubblici che privati (valore immateriale e ideale di fruizione appartiene

alla collettività). Il fatto che i bei culturali possono appartenere a privati è aspetto significativo:

contemperare interesse pubblico con diritto di proprietà. L'atteggiamento del legislatore è

differenziato se il bene appartiene al pubblico o a privati. Se il bene appartiene al privato c'è

contraddizione. Per i privati proprietari c'è solamente obbligo di conservazione, non di fruizione. Il

primo articolo dà un'idea di come l'atteggiamento del legislatore sia differenziato: fondamentale

porsi la domanda dell'appartenenza del bene.

Questa materia si colloca nell'ambito del diritto pubblico, che regola i rapporti tra pubblico e

provati. Lo stato deve dare a cittadino strumenti per la conservazione del bene. La pubblica

amministrazione agisce tramite atti amministrativi: atti posti in essere con potere autoritativo dello

Stato nei confronti del cittadino, e riesce a interferire nella sfera giuridica del cittadino al quale è

rivolto limitandone poteri. Ha anche la forza di limitare il diritto di proprietà del cittadino, lo mette

nella condizione di non poter più agire liberamente su quel bene. Il fine è garantire la

conservazione. Tutti gli atti devono essere prodotti seguendo le linee del Codice.

Testo di legge → interesse pubblico di tutta la collettività che questo patrimonio venga conservato

e si prende cura di questo interesse al Ministero dei beni culturali; correlato al diritto di proprietà →

pone nella legge nell' aspetto originale in una posizione differenziata rispetto a come il bene

culturale si pone: se appartiene ad un privato o meno, atteggiamento differenziato. Se il soggetto è

pubblico non c' è contrapposizione, deve sempre lavorare, mentre se il soggetto è privato c' è la

contrapposizione, percè non sembre i miei principi vadano nella stessa direzione del bene

pubblico.

Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. Dalla definizione di

bene culturale presentata non si capisce se singolo bene culturale è tale o no. Il Codice rimanda

alle diverse discipline i contenuti specifici che stanno alla base della definizione dei singoli tipi di

bene. Discrezionailità: è necessaria dichiarazione da parte di esperto, non matematicamente certa

ma lascia spazio discrezione non assoluta perchè ci sono parametri di riferimento ma nemmeno

certa. L'esperto deve giustificare la sua dichiarazione entro i parametri di discrezionalità. E'

richiesto espressamente l'intervento delle discipline di interesse.

Il codice dei beni culturali e del paesaggio, conosciuto anche come codice Urbani dal nome

dell'allora Ministro dei beni e delle attività culturali Giuliano Urbani, è un corpo organico di

disposizioni, in materia di beni culturali e beni paesaggistici della Repubblica Italiana; emanato con

il decreto legislativo del 22 gennaio 2004 n. 42.È il principale riferimento normativo italiano che

attribuisce al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo il compito di tutelare,

conservare e valorizzare il patrimonio culturale dell'Italia. Il codice dei beni culturali e del

paesaggio invita alla stesura di piani paesaggistici meglio definiti come "piani urbanistici territoriali

con specifica attenzione ai valori paesaggistici".

Articolo 1 del codice dei beni culturali → riferimento alla repubblica italiana; tutetela e

conservazione del patrimonio. Concetto di tutela assolutamente unitaria del patrimonio culturale,

quindi preservare la memoria, l' identità del popolo (valorizzate anche le identità popolari minori →

discorso folcoristico).

Repubblica → tutti soggetti che concorrono all' esercitazione di questa funzione. Comprende tutti i

soggetti → beni che compongono il patrimonio culturale possono appartenere a : qualcunque

soggetto sia pubblico sia privato (molti beni culturali appartengono a privati cittadini). Soggetto

privato → obbligo genereco di garantire la conservazione, in quanto al soggetto non può essere

imposto di aprire il bene e farlo vedere, ma può essere imposto di tenere in maniera perfetta e di

conservare il bene per la collettività. Come detto precedentemente è dunque fondamentale capire

a chi appartiene il bene per poter applicare in maniera esatta le norme.

Tutela del patrimonio culturale:

individuare i beni culturali

• garantire la loro protezione e conservazione

Valorizzazione del patrimonio culturale:

promuoverne la conoscenza

• assicurarne le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica

• promuoverne e sostenere gli interventi di conservazione

Art.2 - Patrimonio culturale

1. Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici.

2. Sono beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano

interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e

bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali

testimonianze aventi valore di civiltà.

3. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati all'articolo 134, costituenti

espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri

beni individuati dalla legge o in base alla legge.

4. I beni del patrimonio culturale di appartenenza pubblica sono destinati alla fruizione della

collettività, compatibilmente con le esigenze di uso istituzionale e sempre che non vi ostino

ragioni di tutela.

Art.3 - Tutela del patrimonio culturale

1. La tutela consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette, sulla

base di un'adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio

culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione.

2. L'esercizio delle funzioni di tutela si esplica anche attraverso provvedimenti volti a

conformare e regolare diritti e comportamenti inerenti al patrimonio culturale.

La tutela: individuare, garantire protezione e conservazione per i fini di pubblica fruizione. Quindi

necessaria attività di catalogazione (che da sola no è sufficiente perchè non interviene sulla sfera

giuridica del cittadino) e utilizzo forme del codice e limitazioni di legge. L'individuazione

presuppone attività scientifica, mettere in atto procedure affinché bene sia riconosciuto. Una volta

fatto questo il proprietario deve garantire ciò che le norme impongono (es. Riguardo circolazione e

compravendita, o restauro) → qualsiasi intervento prevedono un'autorizzazione dal

soprintendente.

Art.6 - Valorizzazione del patrimonio culturale

1. La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette

a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni

di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, anche da parte delle persone

diversamente abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. Essa comprende anche

la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale. In

riferimento al paesaggio, la valorizzazione comprende altresì la riqualificazione degli

immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o degradati, ovvero la realizzazione

di nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati.

2. La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le

esigenze.

3. La Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati,

alla valorizzazione del patrimonio culturale.

Valorizzazione: assicurare migliore condizioni di conoscenza, utilizzazione e fruizione pubblica

anche da parte delle persone diversamente abili. Negli anni 80 l'attenzione per la condizione del

disabile era subordinata a quella per il bene culturale. Il fine ultimo dell'articolo 9 è la fruizione, gli

strumenti della fruizione sono la tutela e la valorizzazione che hanno valenza paritaria e devono

essere compatibili tra di loro. La tutela prevale sulla valorizzazione nel caso in cui sia a rischio la

conservazione del bene culturale. Non è possibile da parte dello stato imporre al cittadino attività di

fruizione, può avvenire in modo spontaneo. L'unico obbligo del cittadino è la conservazione che

può avvenire in modo spontaneo o in seguito all'intervento del soprintendente.

Nell'individuazione del bene culturale la legge estende la valenza di bene culturale non sono alle

cose che hanno particolare aspetto esteriore ma tutte testimonianze che hanno valore di civiltà (es.

archeologia industriale, come centrali idroelettriche) testimonianze che rappresentano momento

della storia, evoluzione tecnologica, ma che non rientrano nell'immaginario collettivo.

La materia che trattiamo si colloca nella branca del diritto pubblico → disciplinare i rapporti tra

cittadino e Stato. Legge affida allo stato l' interesse di questi beni, Stato deve agire per ragionare

in parole della conservazione e deve farlo con dei strumenti, che vengono dati dallo Stato.

Pubblica amministrazione esercita questo suo dovere, agendo attraverso degli atti amministrativi

→ atti particolari perché riesce a interperire nella sfera giuridica del cittadino al quale è rivolto

limitandone i suoi poteri. Serie di atti amministrativi, l' attività di tutela, che hanno questa capacità

di andare a colpire la sfera giuridica del cittadino e quindi di limitare il suo diritto di proprietà. Deve

essere in forma scritta e solo in questo momento produce gli effetti, e quindi fa in modo che il

cittadino non è più libero di agire ma deve rispettare tutte le leggi del codice → controllare così la

gestione dei beni con il fine sempre di garantire la conservazione. Interesse del privato deve

essere conciliato con l' interesse pubblico.

Tutti questi atti devono essere prodotti seguendo le linee e le norme che vi sono all' interno del

codice.

Bene culturale → I beni culturali sono tutti i beni designati da ciascuno Stato come importanti per

l'archeologia, la letteratura, l'arte, la scienza, la demologia, l'etnologia o l'antropologia.

Si contrappongono, per definizione, ai "beni naturali" in quanto questi ultimi ci sono offerti dalla

natura, mentre i primi sono il prodotto della cultura vigore in Italia. Legge affida alle varie discipline

di denifinire quale sia il bene culturale, affida a loro i contenuti specifici che saranno alla base per l'

interesse culturale di quel bene.

Definizioni molto generiche che devono chiedere ausilio alle varie discipline per andare a definire

quando siamo di fronte ad un bene culturare e quando no. Legge obbligherà ad un ampia

motivazione nel momento in cui si decide quando un materiale diviene un bene culturale. Le

ragioni per cui deve essere riconosciuto tale → perché ha portato questa decisione in base ai

parametri che mette la legge.

Art.10 - Beni culturali

1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli

altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone

giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente

riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o

etnoantropologico.

2. Sono inoltre beni culturali:

a) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato, delle

◦ regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;

b) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici

◦ territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico

c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici

◦ territoriali, nonché di ogni altro ente e istituto pubblico, ad eccezione delle raccolte che

assolvono alle funzioni delle biblioteche indicate all'articolo 47, comma 2, del decreto

del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.

3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista

dall'articolo 13:

a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o

◦ etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da

quelli indicati al comma 1;

b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse

◦ storico particolarmente importante;

c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale;

◦ d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse

◦ particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica,

militare, della letteratura, dell'arte, della scienza, della tecnica, dell'industria e

della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell'identità e della storia delle

istituzioni pubbliche, collettive o religiose;

e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che non siano ricompese

◦ fra quelle indicate al comma 2 e che, per tradizione, fama e particolari caratteristiche

ambientali, ovvero per rilevanza artistica, storica, archeologica, numismatica o

etnoantropologica rivestano come complesso un eccezionale interesse.

4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a):

a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà;

◦ b) le cose di interesse numismatico che, in rapporto all'epoca, alle tecniche e ai

◦ materiali di produzione, nonché al contesto di riferimento, abbiano carattere di rarità o

di pregio;

c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le

◦ incisioni, con relative matrici, aventi carattere di rarità e di pregio;

d) le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio;

◦ e) le fotografie, con relativi negativi e matrici, le pellicole cinematografiche ed i supporti

◦ audiovisivi in genere, aventi carattere di rarità e di pregio;

f) le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico;

◦ g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o

◦ storico;

h) i siti minerari di interesse storico od etnoantropologico;

◦ i) le navi e i galleggianti aventi interesse artistico, storico od etnoantropologico;

◦ l) le architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze

◦ dell'economia rurale tradizionale.

5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono soggette alla disciplina del

presente Titolo le cose indicate al comma 1 che siano opera di autore vivente o la cui

esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni, se mobili, o ad oltre settanta anni se

immobili, nonché le cose indicate al comma 3, lettere a) ed e), che siano opera di autore

vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.

Non soggette alla legislazione del Codice le opere di autore vivente, o che abbiano più di 50 anni

per i beni mobili e immobili, in ambito privato. In ambito pubblico per bene mobili 50 ma termine

viene allungato a 70 per i beni immobili (altrimenti tutta l'edilizia della guerra sarebbe rientrata nei

beni culturali). Il bene pubblico non ha bisogno di una dichiarazione ma basta la presunzione.

Tutela → nell' esercizio e disciplina delle attività, individuare i beni appartenenti al patrimonio, e

garantire la conservazione e la valorizzazione del patrimonio. Conoscere la consistenza del

patrimonio per tutelare al meglio i beni culturali. Fondamentale fare lì attività di catalogazione, ma

non è sufficiente ; per andae a mettere in atto i meccanismi del codice bisogna individuarlo

attraverso le forme attuate dal codice. Andare a studiare il patrimonio e mettere in atto le

procedure per farlo riconoscere come bene culturale → porprietario dovrà osservare tutte le norme

nel dettaglio per garantire la conservazione e la valorizzazione. Tutti gli interventi che bisogna fare

ad un determinato bene devono essere autorizzati precedentemente dalla Sovraintendenza. Fine

ultimo è sempre quello di conservare il bene.

valorizzazione→Qui si innesta il tema della “valorizzazione” del bene culturale.

L’idea della valorizzazione del bene culturale oscilla tra due poli concettuali essenziali:

valorizzazione come potenziamento dell’espressione del valore culturale del bene (ad es.:

ricollocare i reperti delle ville pompeiane, all’interno del museo nazionale archeologico di Napoli, in

ambienti che riproducono il contesto architettonico del rinvenimento, in modo da rendere meglio

fruibile e leggibile il valore culturale del reperto); valorizzazione del bene culturale come criterio di

gestione dell’istituto della cultura capace di autofinanziarsi secondo canoni di efficienza-efficacia

economicità dell’agere amministrativo.

Quest’ultima nozione si collega altresì a una nozione metagiuridica di “valorizzazione” dei beni

culturali, che prende in considerazione il bene culturale come occasione di crescita economica

della società (valore “economico”, non “finanziario” del bene culturale, come volano del turismo e

di numerosi servizi collaterali che possono far crescere l’economia del territorio).

il termine “valorizzazione”, predicato dei beni culturali, compare per la prima volta in un testo

normativo nel 1964, con la legge 26 aprile 1964 n. 310 istitutiva di una commissione d’indagine per

la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio (cd.

Commissione Franceschini, dal nome del suo presidente). L’enunciato “valorizzazione dei beni

culturali” è quindi adoperato dal decreto legge 14 dicembre 1974 n. 657, di istituzione del Ministero

per i beni culturali e l’ambiente (poi divenuto, nella legge di conversione 29 gennaio 1975 n. 5,

Ministero per i beni culturali e ambientali). Ricorre altresì nel d.P.R. 24 luglio 1977 n. 616, al capo

VII (“beni culturali”) del titolo III (“servizi sociali”), che rinviava a una successiva legge “sulla tutela

dei beni culturali” l’individuazione delle funzioni amministrative delle regioni e degli enti locali “in

ordine alla tutela e valorizzazione del patrimonio storico, librario, artistico, archeologico,

monumentale, paleo-etnologico ed etno-antropologico”.

Sennonché la prima definizione del termine “valorizzazione dei beni culturali” è stata introdotta dal

d.lg. 31 marzo 1998, n. 112 (concernente il conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello

Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59). Non

quindi nella sede della disciplina sostanziale delle funzioni e dei servizi amministrativi, ma nella

sede del riparto tra compiti e funzioni di rilievo nazionale, riservati alla competenza dello Stato, e

compiti e funzioni non di rilievo nazionale, da conferire alle regioni e agli enti locali.

Per tale decreto legislativo [articolo 148, comma 1 lettera e)], la «valorizzazione» è “ogni attività

diretta a migliorare le condizioni di conoscenza e conservazione dei beni culturali e ambientali e ad

incrementarne la fruizione”.

La prima definizione della valorizzazione compare dunque nella sede del riparto delle funzioni

amministrative tra Stato e regioni. Questa circostanza ha non poco complicato il quadro

concettuale. Si è al riguardo condivisibilmente osservato che questa scissione, tra tutela e

valorizzazione, “era sorta . . . .essenzialmente nel rapporto Stato-regioni quale modus vivendi

perché queste potessero trattare di beni culturali senza esercitare poteri autoritativi loro non

trasferiti né delegati.

Valorizzazione, nella pratica, era così divenuta l’attività non autoritativa esercitata dalle regioni (G.

Severini, I principi del codice dei beni culturali e del paesaggio, in Giornale di diritto amministrativo,

n. 5/2004, 472).

Considerato l' interesse pubblico anche dei disabili nel contemplamento per l' interessi , una volta

di fronte al disabile che doveva fare modifiche ad un bene culturale immobile non era possibile

farle, con queste nuove norme, e una tutela anche per il disabile, si sono verificate delle

modificazioni a loro favore. Fine ultimo della valorizzazione del patrimonio culturale → fruizione:

arricchire le nostre esperienze personali. Il fine quindi è sia tutela sia valorizzazione sia fruizione.

Valenza paritaria.

Legge da la tutela come prevalenza della valorizzazione.

Individuare il bene culturale → prima , nella legge precedente era prevalente l' aspetto esteriore,

adesso la legge, espelle il concetto di bene culturale non solo l' aspetto esteriore ma copre anche

tutte quelle testimonianze che possono avere valore di civiltà. Esempi abbiamo anche un aereo

storico, un automobile storica particolare, centrali idroelettriche, edificio strano, qualche mulino →

testimonianze che rappresentano un momento della storia, ma nell' immaginario storico collettivo

non avremo l' idea che sia un bene culturale. Ritenuto però che anche queste sono testimonianze

della storia e della civiltà. La legge si applica nella stessa manienra con tutte le eccezioni del caso.

Beni culturali → interesse storico, artistico, archeologico.

LEZIONE 4 16/03

Suddivisione tra fonti atto (manifestazione di volontà vuole andare a creare esplicitamente

diritto,sono le fonti scritte, la maggioranza) e fonti fatto (esistono in via residuale, diritto creato dal

basso, da comportamento ripetuto che a determinate condizioni può essere considerato diritto,

fonti non scritte, l'unica fonte fatto dell'ordinamento è la consuetudine).

Divisione tra fonti di produzione (atti o fatti abilitati dall'ordinamento a creare fonti giuridiche) e

cognizione (che servono per far conoscere il diritto, es. la Gazzetta ufficiale, una volta era unico

modo per conoscere in modo ufficiale le leggi).

Sistema delle fonti: è sistema chiuso, che esclude ammissibilità di norme extra-ordine: è fonte del

diritto soltanto quella che l'ordinamento riconosce come tale. Il sistema delle fonti è organizzato in

maniera gerarchica, le fonti di diversa forza normativa prevalgono su quelle subordinate (es. una

norma primaria non può contraddire una legge costituzionale).

Elaborato alcune categorie concettuali relative alle fonti del diritto -> fondi atto: fonti in cui una

manifestazione di volontà vuole andare a creare volontariamente diritto (fonti scritte)

è fonti fatto: diritto non viene creato da

un esplicita fonte di volontà, ma da

un comportamento che ha

determinate condizioni può essere

considerato fonte del diritto (fonti non

scritte: consuetudine).

Fonti di produzione-> atti o fatti abilitati dall’ ordinamento che creano diritto e norme di diritto

Fonti di cognizione -> non creano diritto ma lo fanno conoscere (gazzetta ufficiale: quotidiano

ufficiale dello stato dove vengono scritte le norme giuridiche, avere la versione ufficiale di un testo

di legge).

Sistema delle fonti -> sistema chiuso, esclude l’ ammissibilità di norme che sono abilitate ad

essere tali. è fonte del diritto solo quello che l’ ordinamento riconosce come tale.

Gerarchia delle fonti:

le fonti con maggiore importanza sono le costituzionali (Costituzione, i Regolamenti

• comunitari, leggi di revisione costituzionale);

fonti primarie (la legge ordinaria -che è il diritto per eccellenza- 14:00

• alla base ci sono le fonti secondarie (regolamenti e le consuetudini).

Struttura del sistema delle fonti -> strutturato in maniera gerarchica. Fonti di diversa fonte

normativa si collocano in base alla loro importanza: punta si trovano le fonti costituzionali ultra

primarie (fonti che hanno una maggiore importanza come la costituzione e anche i regolamenti

comunitari); subito sotto abbiamo le fonti primarie con la legge ordinaria , leggi regionali e affianco

della legge abbiamo atti aventi forza di legge che hanno delle peculiarità.

Alla base della piramide abbiamo le fonti secondari con la consuetudine.

Questa suddivisione sta nel fatto che il gradino superiore ha una forza maggiore rispetto alle altre

fonti.

Costituzione -> fonte più importante dell’ ordinamento. Atto fondamentale per decretare il modo

stesso di come è uno Stato. Fonte suprema del diritto, si pone a fondamento dello stato stesso,

crea e istituisce altre fonti del diritto.

Essa è l’ unico frutto del cosiddetto potere costituente : elaborata e creata dall’ assemblea

costituente ( rifondare e ricostruire la società, 2 giugno 1946 i cittadini/e Italiani furono chiamati al

voto, chiamati anche a votare per eleggere questa assemblea dove confluiscono le principali

personalità con il compito di redimene una nuova costituizione; conferito un potere costituente,

assoluto, di fare qualsiasi cosa con il solo limite del risultato del referendum; avendo vinto nel

referendum il nuovo stato era di forma repubblicana. Frutto del potere assoluto è stato la creazione

della costituzione). Una volta fatto il proprio lavoro, l’ assemblea si sciolse.

Manifestazioni di potere costituito nell’ unica manifestazione del potere che è la costituzione e per

questo si pone sopra ad ogni altra fonte del diritto.

Essa ha un carattere normativo: pone delle norme che hanno un operatività immediata, è diritto

che va già applicato.

Fino al 1956 la costituzione fu una lettera morta, fino a quando entrò in atto la corte costituzionale:

organo importantissimo perché è l’ organo che deve controllare e vagliare la corretta

interpretazione della costituzione, valutare se le norme del diritto rispettano la costituzione. La sua

prima pronuncia, nel ’56 viene fatta per decretare che la costituzione ha un operatività immediata

-> costituzione ha iniziato ad avere degli effetti immediati e diretti sulla realtà. Può essere

modificata ma solo attraverso un apposito procedimento aggravato, procedimento complicato, ci

sono garanzie forti rispetto al processo legislativo ordinario. Non deve essere cambiata troppo

facilmente.

Statuto Albertino -> vigeva in Italia nel 1948. Lo Statuto del Regno o Statuto Fondamentale

della Monarchia di Savoia del 4 marzo 184 (noto come Statuto Albertino dal nome del re che lo

costituzione Regno sardo-piemontese

promulgò, Carlo Alberto di Savoia), fu la adottata dal il 4

1848

marzo a Torino.

Nel preambolo autografo dello stesso Carlo Alberto viene definito come «Legge fondamentale

perpetua ed irrevocabile della Monarchia sabauda». Il 17 marzo 1861, con la fondazione del

Italia

Regno d'Italia, divenne la carta fondamentale della nuova unita e rimase formalmente tale,

1946

pur con modifiche, fino al biennio 1944- quando, con successivi decreti legislativi, fu adottato

un regime costituzionale transitorio, valido fino all'entrata in vigore della Costituzione, il 1º gennaio

1948.

Lo Statuto Albertino, in quanto costituzione flessibile, poteva essere modificato o integrato con

leggi costituzionali

legge adottata secondo la procedura ordinaria. Le infatti, sono presenti

Costituzione repubblicana 1948

nell'ordinamento italiano solo a partire dalla del che è rigida.

Poteva essere modificato con un procedimento legislativo molto semplice, attraverso questo ,

partito Fascista nel corso del ventennio a potuto modificare lo Stato in base alle proprie esigenze,

e in un certo senso ha agito in maniera legale, in quanto la carta stessa permetteva la modifica

della carta.

Per impedire questo, Assemblea costituente, ha fatto si che la Costituzione avesse un carattere

rigido. Quindi costituzione può essere modificata, ma non tutti gli articoli. Pone solo un limite

esplicito: forma repubblicana (unico limite esplicito). Ultimo articolo della costituzione 139 afferma

che la forma repubblicana non può essere modificata.

Limiti impliciti revisione della costituzione : primi 12 articoli, articoli principali, importanti per

connotare la costituzione dello stato, la loro modifica va a snaturare l’ essenza stessa della

Costituzione scritta. Sono i DIRITTI FONDAMENTALI. Quindi abbiamo un limite esplicito e 12

impliciti.

Leggi costituzionali : si affiancano alla costituzione, non vanno a modificarle. Norme autonome;

non sono contenuti all’ interno della costituzione ma sono leggi a parte che hanno la stessa

importanza. Deve essere approvata due volte dalle Camere del Parlamento, in tutti i procedimenti

aggravati e fra una votazione e l’ altra devono passare due mesi. Garanzie che rendono

difficoltoso questo passaggio. Inoltre può anche essere sottoposto a referendum popolare detto

anche sospensivo : sospende l’ entrata in vigore della revisione della legge di una costituzione.

Finche il popolo non decide la legge rimane sospesa.

Leggi revisionali: vanno a modificare l’ articolo della Costituzione. Sono leggi che vanno a

fondersi nella stessa costituzione.

Regolamenti della comunità Europea: regolamenti dell’ Unione Europea hanno un operatività all’

interno del sistema. Efficacia immediata all’ interno dello Stato, senza che quest’ ultimo deve fare

qualcosa. Nel momento in cui il regolamento viene emanato dal consiglio dell’ Unione Europea

questo diventa diritto di tutti i paesi membri. Tuttavia Italia e altri paesi , vi era stata una difficoltà ad

accettarla.

Secondo il regolamento Europeo le leggi date da loro dovrebbero essere più forti della costituzione

stessa.

Punto di incontro: corte costituzionale italiana ha accettato che il regolamento Europeo abbiano

una diretta applicazione all’ interno dello Stato e che possono essere in astratto superiori come

forza alle norme costituzionali salvo quelle norme costituzionali immodificabili, cioè i diritti

immodificabili e la legge costituzionale. Se una legge comunitaria vanno contro quelli dello nostro

stato si può rifiutare di non applicarli, anche se questa mancata applicazione della legge Europea

comporterebbe all’ Italia la fuori uscita dalla comunità Europea stessa. Chiamata TEORIA DEI

CONTROLIMITI. Comunque fanno parte dei diritti europei e sono collocabili nella fascia del diritto

costituzionale.

Regolamenti comunitari inseriti nelle fonti di diritto della costituzione. Fonte riconosciuta dal diritto,

non ci sono più problemi per riconoscere le fonti europee fonti del diritto.

Legge ordinaria -> fonte del diritto in eccellenza. Fonte più diffusa, ma non la più importante.

Strumento di creazione del diritto per eccellenza che viene creata dal parlamento che deve

lavorare collettivamente, con le due camere che collaborano per la creazione della nuova legge.

Procedimento legislativo ordinario -> serie di atti che è necessaria per dar vita ad una legge

ordinaria. Parlamento deve approvare la legge, ma prima che diventi operativa è necessario l’

intervento degli altri organi, per far si che essa entra in vigore.

Struttura in tre fasi

iniziativa

 approvazione: testi discusso dal parlamento

 efficacia : operazioni necessarie affinche la leggi esplichi le sue funzioni.

Procedimento parte con la presentazione di un progetto di legge, già predisposto in articoli (testo

già articolato), e si presenta ad una delle due camere; può presentare alle camere un disegno di

legge: Governo, soggetto principale che presenta disegno di legge al Parlamento, ma anche

Parlamento stesso può presentarlo, attraverso ciascun parlamentare o più firmatari possono

presentare un disegno di legge. Maggiore sono i firmatari più alta è la probabilità che venga

accettata. Si prevede anche l’ iniziativa popolare, anche noi possiamo presentare un progetto di

legge basta che venga firmato da almeno 50 mila lettori. Strumento importante perché per circa 60

anni non è mai stato presentato un disegno di legge popolare. Il primo fu presentato una decina di

anni fa da parte di MTV : promotrice di campagna di sensibilizzazione che doveva arrivare ad un

primo disegno di legge di iniziativa popolare; scelto il tema dell’ istruzione.

Possono presentare un disegno di legge anche le Regioni, e infine anche il consiglio nazionale

dell’

economia e del lavoro : organismo che esiste ancora oggi, che nell’ intenzione dei costituenti deve

diventare un promotore molto forte della nuova repubblica. Possibilità, anche qui, mai stata

esercitata.

Disegno arriva in parlamento -> progetto di legge deve essere discusso e poi eventualmente

approvato.

Procedimento normale : COMMESSIONE REFERENTE, quando testo arriva in Parlamento in

molti casi non viene discusso all’ interno della camera , ma viene rinviato ad una commissione

permanente , dove siedono parlamentari competenti che ricreano delle piccole camere in

composizione ridotta, dove , le proporzioni parlamentari sono rispettabili. Progetto di legge viene

discusso, commissione non deve approvare, ma solo proporre modifiche e poi riferisce al

parlamento. Quest’ ultimo procede all’ approvazione tramite la votazione: avviene attraverso una

discussione, votazione sui singoli articoli, e infine una votazione finale sul risultato.

Affinche il testo sia definitivo, deve essere approvato in maniera identico da entrambe le camere ,

devono approvare lo stesso identico testo. Può anche capitare che una delle due camere

rimodifichi il testo, e quindi bisogna riapprovare il testo.

Commissione deliberante -> può approvare il testo, non si limita a riferire al parlamento ma vota

il disegno di leggo.

Procedura derigente -> votare articolo per articolo, ma votazione finale totale viene fatta

solamente dal Parlamento.

Testo deve essere approvato quindi dalla Camera e dal Senato, passando nella fase dell’

efficacia. Subito dopo l’ approvazione da parte del Parlamento -> Promulgazione : atto attraverso il

quale il presidente della repubblica per testimoniare che tutto si sia svolto regolamento, nella

correttezza del sistema. Cosiddetto atto dovuto, il Presidente non è chiamato a fare una

valutazione della legge, in quanto questo lavoro è stato fatto dal parlamento, ma deve fare una

verifica sulla correttezza istituzionale -> POTERE DI RINVIO, previsto dalla costituzione ,

presidente può rifiutarsi di apporre la propria firma una volta, e quindi rinviare indietro il documento

alle camere ; effettuato sempre in maniera accorta e intelligente : rinviato quando violavano una

copertura finanziaria dello Stato; quando pensa che lo Stato non abbia le fonti economiche per

avviare un determinato disegno di legge.

Se però viene accettato dal Parlamento il presidente non si può esimersi dal firmare.

Pubblicazione -> raccogliere la legge all’ interno delle raccolte , e stamparlo all’ interno della

gazzetta ufficiale della Repubblica. Dopo 15 giorni, asso di tempo attraverso cui tutta la

popolazione dovrebbe venire a conoscenza della nuova legge e quindi il tempo di metterla in

pratica. Quindi diventa operativa dopo 15 giorni dalla pubblicazione sulla gazzetta; non è ammessa

ignoranza da parte della popolazione in quanto tutti dovrebbero essere informati attraverso la

gazzetta.

Atti aventi forza di legge -> atti normativi, affianco del Parlamento interviene anche il Governo;

funzione legislativa sarebbe attribuita al Parlamento ma in alcuni casi può essere affiancata dal

Governo.

Stessa forza della legge ma partecipa il governo.

Decreti legislativi : emanati dai Governo , solo dopo che Parlamento ha emanato un

 documento di delega, con il potere di creare una norma giuridica avente valore di legge al

Governo, ponendogli però delle indicazioni -> oggetto della delega, criteri direttivi che è

tenuto a rispettare.

Utilizzato in genere quando c’ è necessità di emanare una norma di tipo tecnico. Il codice

di tutela del paesaggio è un decreto legislativo.

Decreti legge : emanati dal Governo di propria iniziativa, senza delega del Parlamento.

 Può emanare una norma di questo tipo quando esiste un requisito di straordinaria urgenza.

Tuttavia , il parlamento dovrà intervenire entro 60 giorni dopo, emanandola come legge

ordinaria. Nel caso in cui entro 60 giorni il decreto legge non viene confermato come legge

ordinaria allora deve ricadere, in quanto non viene ritenuta legale. Decade con effetto

retroattivo : tutti gli effetti che il decreto legge aveva esplicato devono essere cancellati e

bisogna ritornare alla situazione di partenza.

Fonti secondarie -> tutti i regolamenti accumunati alla loro forza subordinata alla legge.

Distinzione fra regolamenti statali e non statali. Atto normativo che ha una forza minore alla legge.

Le fonti costituzionali:

La Costituzione è atto fondamentale per decretare il modo di essere stesso di uno stato, è la

fonte suprema del diritto, che si pone a fondamento dello stato stesso e crea a sua volta altre fonti

di diritto, che trovano la loro ragion d'essere nella costituzione. E' l'unico “frutto” del potere

costituente, è stata elaborata dall'Assemblea costituente: dopo il ventennio fascista e la II guerra

mondiale, l'Italia si è trovata con la necessità di ricostruire e rifondare lo stato e a società su nuove

basi, per questo nel 2 giugno del 1946 i cittadini e le cittadine vengono chiamati a decidere fra

monarchia e repubblica e a votare l' Assemblea costituente, alla quale viene dato il compito di

redigere la nuova costituzione, a questa assemblea viene conferito l potere costituente, un potere

assoluto che aveva come solo limite il risultato del referendum. Il frutto di questo potere assoluto è

a Costituzione, per questo ha più potere delle altre fonti del diritto. In seguito l'Assemblea

costituente si sciolse, il potere costituente non esiste più, ulteriori modifiche vengono fatte dal

potere costituito.

La Costituzione ha un carattere normativo: pone delle norme che hanno una operatività

immediata, quindi ciò che dice la Costituzione è già diritto che va applicato. Nei primi anni della C.

questa idea non era maggioritaria, si riteneva avesse valore programmatico e che per trovare

applicazione nella realtà fossero necessarie prima legiferazioni del Parlamento. Infatti la C. non è

stata applicata fino al 1956, data in cui nasce l'organo Corte costituzionale, molto importante, deve

controllare e vagliare la corretta interpretazione della Costituzione. La prima pronuncia della Corte

Costituzionale afferma che la C. ha carattere applicativo, quindi la C. ha iniziato ad avere effetti

immediati e diretti sulla realtà. Di fianco alla normatività, la C. ha anche carattere rigido, può

essere modificata solo attraverso procedimento legislativo aggravato, più complicato del

procedimento legislativo ordinario: aspetto che differenzia la costituzione repubblicana dalla

precedente carta costituzionale Statuto Albertino della monarchia, che poteva essere modificato

con facilità → per questo nel ventennio fascista si è potuto modificare lo stato con facilità e in

modo legale.

Non tutti gli art. della Costituzione possono essere modificati. L'ultimo articolo 139 afferma che la

forma repubblicana non può essere modificata, perchè questo era l'unico vincolo che aveva

l'Assemblea Costituente.

La dottrina ha elaborato nel corso degli anni anche altri limiti, impliciti perchè dichiarati e ritenuti

come tali in via interpretativa: sono i primi 12 articoli, definiti fondamentali, una loro modifica

andrebbe a snaturare la Costituzione.

A fianco della Costituzione abbiamo le leggi costituzionali: che si affiancano alla Costituzione, in

sé autonome alle quali si dà forza normativa peri alla carta costituzionale, es. statuti delle regioni.

Le leggi di revisione costituzionale modificano la Costituzione e una volta che la modifica è

avvenuta rientrano nella costituzione, non sono autonome come le leggi costituzionali. Le leggi

costituzionali e le leggi di revisione costituzionale si pongono sullo stesso piano della Costituzione.

Il procedimento di revisione costituzionale ha molte garanzie, che rendono più difficoltoso il

procedimento aggravato, perchè sia scelta consapevole es.

la legge di revisione costituzionale deve essere votata due volte dalle Camere e tra una

• approvazione e l'altra devono trascorrere almeno due mesi;

rispetto al procedimento ordinario vengono richieste maggioranze maggiori, per garantire

• una maggior condivisione della modifica;

una revisione costituzionale può essere anche sottoposta a referendum, che può essere

• sospensivo se va a sospendere una revisione costituzionale approvata dal referendum:

fintanto che non avviene l'approvazione popolare, l'efficacia della modifica rimane in

sospeso.

I Regolamenti della Comunità europea: oggi fanno parte delle fonti di diritto italiano e quindi

hanno operatività all'interno del sistema, ma per arrivare a questa conclusione ci sono stati 20 anni

di diatriba giurisprudenziale tra la Corte costituzionale italiana e la Corte di giustizia delle Comunità

europee. L'Italia è uno dei membri fondatori delle Comunità europee, prendendo parte alle

Comunità europee uno Stato fa una delega di sovranità, permette che il diritto della Comunità

europea diventi anche diritto dello Stato membro (nei trattati di Roma viene previsto che i

regolamenti europei abbiano efficacia all'interno dello Stato senza che lo Stato faccia nulla).

Tuttavia l'Italia e altri Stati proposero una lettura differente e fecero difficoltà nell'accettare una

norma esterna (perchè lo stato di diritto è no stato chiuso, e nella Costituzione non si parlava di

regolamenti delle Comunità europee), si crede sia necessario che lo Stato italiano approvi le legge

delle Comunità europee. Secondo i trattati di Roma i regolamenti europei dovevano essere più forti

dei Regolamenti esterni, quindi più forti della Costituzione.

Nell'84 la Corte costituzionale italiana ha accettato che i Regolamenti europei avessero diretta

applicazione all'interno del sistema e che potessero in astratto essere superiori come forza alle

norme costituzionali tranne a quelle immodificabili (i diritti fondamentali e l'ordinamento

repubblicano). Quindi la Corte Costituzione ha affermato che se un Regolamento comunitario

andasse contro quelli che sono i principi fondamentali della Costituzione, l'Italia si dovrebbe

rifiutare di applicare il regolamento anche se questo dovesse comportare la sua uscita delle

Comunità europee. Ma la Comunità stessa si fonda sui principi fondamentali = teoria dei

controlimiti. Anche in Germania.

Nell'ultima revisione costituzionale i Regolamenti costituzionali sono stati inseriti nella Costituzione,

non sono più fonte di diritto extra ordine.

Le fonti primarie:

La legge ordinaria: fonte del diritto per eccellenza, strumento di normazione più utilizzato in

assoluto. Fonte più diffusa ma non la più importante, perchè ha forza normativa minore delle

costituzionali. Entrambe le camere collaborano per approvazione della legge. Il procedimento

legislativo ordinario è la serie di atti e di attività necessaria per dare vita ad una legge ordinaria. La

Costituzione attribuisce il potere legislativo all'esercizio collettivo delle due Camere (Senato della

Repubblica e Camera dei Deputati), ma affinché la legge diventi operativa, entri in vigore esplichi i

suoi effetti nella società sono necessari altri organi,. Questo procedimento si articola in tre fasi:

iniziativa (apertura del procedimento)

• costitutiva o di approvazione (fase in cui il testo viene discusso dal Parlamento e

• approvato);

dell'efficacia (affinché la legge esplichi i suoi effetti: promulgazione e pubblicazione).

Il procedimento parte con la presentazione a una delle due camere (non importa quale) di un

disegno, progetto di legge già predisposto in articoli, già “articolato” (il Parlamento non deve solo

ricevere richiesta di una legge, ma la legge già articolata). La Costituzione esplicita i soggetti che

possono proporre una legge, dotati di iniziativa legislativa:

il Governo (soggetto principale che presenta disegni di legge, tutti i principali sono

• presentati dal governo),

il Parlamento (un parlamentare o una molteplicità può presentare un progetto),

• il popolo (iniziativa legislativa popolare) con sottoscrizione di 50 000 elettori, per circa 60

• anni non è mai stato presentato un progetto di legge di questo tipo, il primo è stato

presentato a opera di MTV una decina di anni fa facendo leva sulla sua utenza (popolo

giovane di elettori) inviando il primo disegno di legge di iniziativa popolare dopo aver fatto

un sondaggio chiedendo agli utenti di scegliere un tema su cui si voleva la legge, si scelse

scuola-università, si incontro selezione molto qualificata di giuristi e professori e dopo la

sottoscrizione lo presentò al Parlamento che è per legge obbligato a prenderlo in

considerazione, ma non venne accettato. Strumento utilizzato in maniera molto scarsa

rispetto alle sue possibilità, più utilizzato per sensibilizzare. Il popolo in questo modo può

dar voce a necessità;

le Regioni;

• il CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) nell'intenzione dei Costituenti

• doveva diventare promotore forte dal punto di vista sociale ed economico, tant'è che gli

viene datala possibilità di presentare dei disegni di legge ma in 60 anni di vita circa non ne

ha mai proposto uno.

Procedura per commissione referente (Parlamento → Commissione referente che discute e può

apportare modifiche → testo re-inviato dalla Commissione al Parlamento → votazione articolo per

articolo e votazione sull'intero testo) = il progetto di legge viene inviato dal Parlamento a una

commissione permanente per materia (che ricreano delle piccole camere in proporzione ridotta,

dove le proporzioni delle Camere sono rispettate), dove il testo di legge viene discusso, la

commissione non può approvare, può proporre delle modifiche e può re-inviarlo al Parlamento (per

questo si dice commissione referente) che può procedere con approvazione.

L'approvazione avviene tramite votazione su singoli articoli con eventuali modifiche e votazione

generale alla fine (che serve a vedere se il testo notificato nei vari articoli ha ancora sua validità e

può stare in piedi o se non ha più sostanza).

Affinché l'approvazione del disegno di legge sia definitiva il testo deve essere approvato in

maniera identica da entrambe le Camere (sia Senato della Repubblica sia Camera dei Deputati).

Ogni volta che una Camera compie una modifica è necessaria una nuova applicazione dell'altra

Camera (negli anni '80 a causa di questo procedimento ci fu un blocco della legiferazione, detto la

“navetta” = legge inviata da una parte all'altra e non approvata quindi bloccata per anni. Oggi è

problema residuale, ma negli anni '80 ha portato a ostruzionismo).

Procedura per commissione deliberante = la commissione permanente non si limita a riferire al

Parlamento ma vota il disegno di legge, non si deve riferire al Parlamento. Il vantaggio sta nel

fatto che più disegni di legge possono essere discussi e approvati contemporaneamente, essendo

le commissioni permanenti in numero maggiore rispetto al Parlamento e quindi l'attività si può

moltiplicare. Ma la votazione deve avvenire, per leggi importanti, necessariamente nel Parlamento

nella sua interezza → ci sono quindi dei limiti nella procedura per commissione deliberante.

Procedura per commissione redigente (via intermedia) = commissione vota solo articolo per

articolo e la votazione finale viene lasciata al Parlamento.

Il testo di legge attraverso una di queste procedure viene approvato dalle due Camere. Comincia

quindi la fase dell'efficacia, fase necessaria perchè la legge entri in vigore. Si compone di:

promulgazione = il Presidente della Repubblica documenta e proclama l'avvenuta

• formazione della volontà legislativa. Il Presidente che ha il compito di testimoniare che tutto

il procedimento si è svolto in modo adeguato al sistema (la promulgazione è atto dovuto,

non opinione sulla legge, ma su correttezza istituzionale; ha il potere di rinvio = per una

volta per ciascun disegno di legge il Presidente può rifiutarsi di approvare e rinviare il

disegno di legge al Parlamento perchè sia ridiscusso. Questo potere è stato utilizzato per

es. quando il disegno è ritenuto in contrasto con una norma costituzionale come quella che

prevede la copertura finanziaria per qualsiasi legge dello Stato, regola quindi i fondi dello

Stato per mettere in atto una legge. Se il disegno di legge viene nuovamente approvato dal

Parlamento questa volta il Presidente non può esimersi dal firmare);

pubblicazione = inserzione della legge nelle raccolte ufficiale delle legge e dei decreti e

• nella stampa nella Gazzetta ufficiale della Repubblica, da questo momento possono

passare 15 giorni (periodo di vacatio legis) nei quali tutta la popolazione dovrebbe venire a

conoscenza della legge e può rispettarla: la legge diventa quindi operativa e non è

ammessa ignoranza dopo 15 giorni dalla pubblicazione ufficiale.

Gli atti aventi forza di legge: sono atti normativi in cui, a fianco del Parlamento, interviene anche

il Governo (la funzione legislativa è dalla Costituzione attribuita al Parlamento, tranne alcuni casi

come questo), hanno la stessa forza della legge. Si dividono in decreti legislativi e decreti legge.

decreti legislativi vengono emanati dal Governo solo dopo che il Parlamento ha emanato

• una legge di delega. Il Parlamento nella legge di delega al governo il potere di emanare un

atto avente forza di legge e deve indicare al Governo innanzitutto qual è l'oggetto della

delega (su quale oggetto il Governo ha potere di creare una norma giuridica), i termini

(entro quando il decreto va creato), indicazioni criteri direttivi. Questo strumento viene

utilizzato quando c'è necessità di emanare leggi dal punto di vista tecnico (es. il Codice di

tutela dei beni culturali e del paesaggio è un decreto legislativo). Il decreto legislativo viene

elaborato dai ministri, poi emanato dal Presidente della Repubblica e pubblicato sulla

Gazzetta ufficiale.

decreto legge viene emesso dal Governo ma entro 60 giorni dall'emanazione il Parlamento

• lo deve confermare come legge ordinaria, se non viene confermato e convertito in legge

ordinaria, il decreto decade con effetto retroattivo (eliminati tutti gli effetti del decreto legge

nei 60 giorni). Viene emanato quando ci sono casi di emergenza, quando il Parlamento ci

metterebbe troppo per emanare una legge. Negli anni '80 c'era problema che i decreti

legge decaduti venivano continuamente resuscitati e riproposti, anche per due anni. Oggi

questa possibilità è venuta meno perchè un decreto legge decaduto può essere proposto

soltanto se si presenta una nuova situazione di straordinaria necessità e urgenza, non si

può riproporre in base alla precedente necessità.

Le fonti secondarie:

Il regolamento = serie vastissima di atti giuridici e normativi, accomunati dalla forza giuridica

inferiore alla legge. Distinzione tra regolamenti statali (governativi e ministeriali) e non statali

(provengono da regioni, comuni, enti pubblici).

La consuetudine o uso è l'unica fonte fatto dell'ordinamento, non scritta, non si basa su fonte che

vuole creare diritto. Proviene dal basso, che nasce da comportamento ripetuto che nel corso del

tempo vene percepito come doveroso e quindi di valore giuridico.

Importanza estremamente residuale nell'attualità perchè oggi il diritto è quasi esclusivamente

scritto, fino alla fine del '700 era quasi esclusivamente consuetudinario, fatto da norma non scritte,

il diritto scritto era l'eccezione. Una consuetudine per avere valore giuridico deve avere due

caratteristiche: un elemento materiale (consiste nel comportamento uniforme e costante ripetuto

nel tempo dai membri di una data comunità: elemento fattuale) e uno psicologico (i membri della

comunità devono essere intimamente convinti che ci si debba comportare in quel modo, per una

convinzione psicologica sulla doverosità giuridica di comportarsi in quel modo). Oggi si possono

ravvisare ancora in contesto agrario.

LEZIONE 5 21/03

Norma rivolta alle persone → codice controlla comportamenti umani inaturali affinche il nostro

bene culturale venga mantenuto nel miglior modo possibile, imponendo determinati

comportamenti.

Bene culturale che anche se è di proprietà privata viene sottoposta alle leggi del diritto civile nella

stessa identica maniera di un bene che non ha caratteristiche culturali → somma una tutela

contenuta nel codice (strumento attraverso il quale stato gestisce questo suo potere per tutelare gli

interessi pubblici ) che definisce quali sono gli ambiti di intervento pubblico che si sommano all'

interesse pubblico (tutelato e preseguito secondo norme di legge). C'è differenza tra bene

pubblico (= bene mobile o immobile che appartiene a soggetto pubblico → proprietà pubblica) e

bene di pubblico interesse (= bene che assolve a finalità di pubblico interesse e, anche se

appartiene a soggetto privato, è oggettivamente pubblico in relazione alla fruizione).

I beni pubblici dello stato e degli enti territoriali possono essere beni demaniali, beni patrimoniali

indisponibili (entrambi servono all'immediata soddisfazione di bisogni di importanza sociale e

godono di un regime speciale di diritto pubblico) o beni patrimoniali disponibilità (sono posseduti a

titolo di proprietà privata). Gli enti territoriali sono: Comuni, Provincie, Città metropolitane, Regioni

e Stato. La distinzione fra beni demaniali e patrimoniali si basa su un criterio fondamentale stabilito

dal Codice civile.

I beni culturali:

appartengono al patrimonio storico artistico della Nazione (art. 9 della Costituzione)

• appartengono al patrimonio culturale (Codice dei beni culturali)

• come tali sono sottoposti ad un regime speciale comporta una compressione all'esercizio

• del diritto di proprietà per quanto riguarda la gestione e la circolazione che sono sottoposte

al controllo pubblico).

Le tipologie escluse dalla tutela (quindi non sottoposte alle norme di tutela) sono i beni immobili e

mobili di interesse storico artistico che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non

risalga ad oltre 50 anni, se la proprietà è pubblica o di persona giuridica senza scopo di lucro.

Capire in che misura il diritto pubblico può intervenire per rispettare la proprietà → discrezionalità

: caratterizza tutte le azioni della pubblica amministrazione nell' ambito dei beni culturali, deve

essere coerenti con i limiti di legittimità. Valutazione discrezionale che sono demandati alle singole

materie, demandata ai specifici settori; limitata fortemente da alcune misure, quindi più ci sono

vincoli più la pubblica amministrazione ha vincoli. Obbligo di specificare la motivazione.

Codice non ha la definizione di cosa sia il bene culturale, ma tutela la gestione pubblica dei beni

che avviene attraverso la gestione del bene, attraverso lo studio del stesso codice, adottare le

musire che meglio si adattano alla conservazione del bene.

Discrezionalità: capire quanto margine d'azione sia coerente con i limiti di legittimità, caratterizza

tutte le azioni della pubblica amministrazione. La finalità delle norme è sempre la conservazione

del bene.

La gestione dell'interesse pubblico avviene attraverso la valutazione discrezionale, che può essere

variabile, non è scritta in legge, ma dipende dalle valutazioni specifiche dei settori.

La valutazione del bene culturale deve avvenire non in base all'arbitrio ma a elementi specifici → è

necessaria giustificazione, non come una volta.

Regime speciale è collegato alle loro attitudine a soddisfare un interesse pubblico e comporta un

obbligo assoluto e incondizionato del proprietario ad utilizzare il bene in modo da garantire la

conservazione (poteri limitativi del proprietario, volto alla conservazione del bene culturale, finalità).

C'è una duplice tutela di carattere giuridico: da un lato il bene culturale, anche se di proprietà

privata, segue le regole del diritto civile come un bene non culturale, dall'altra vengono poste in

atto quelle misure affinché venga tutelato l'interesse pubblico. Il codice è lo strumento attraverso il

quale lo stato tutela l'interesse pubblico. Una delle caratteristiche del diritto pubblico è quella di

capire in quale misura intervenire per rispettare la proprietà (contraddizione tra l'articolo 9 e

l'articolo 42).

Tutela del patrimonio culturale → individuare i beni culturali

→ garantire la loro protezione e coservazione

Demaniale → è un bene pubblico ,apppartiene ad un soggetto come ente territoriale (comuni,

provincie , regioni , città, metropolitane), che è sottoposto ad una disciplina particolare che lo tutela

a soddisfare i bisogni principali della collettività. Quando un bene è culturale e appartiene ad uno

di questi soggetti, di diritto appartiene ad un bene demaniale, e quindi è più tutelato.

Servono all' immediata soddisfazione di bisogni di importanza sociale.

Elemento basilare è capire quando siamo di fronte ad un bene culturale → diversi adempimenti e

diverse conseguenze dei comportamenti che non sono adeguati alle leggi.

Non sono sottoposte alle norme di tutela i beni immobili e mobili di interesse storico artistico che

siano opere di autori che hanno meno di 50 anni. Per i soggetti pubblici si sposta il termine all' età

di 70 anni, nel 2008 : questo perché patrimonio del dopo guerra doveva senno stare sotto alla

tutela.

Questa legge fa riferimento a testimonianze aventi valori di civiltà → molti beni più ampi che non

corrispondono solo a caratteristiche di esteticità. Oggetto della legge dell' 89 si rifaceva a

caratteristiche estetiche.

Cultura immateriale (tradizioni, canti popolari , rappresentazioni teatrali, cori alpini , dieta

meditteranea), tutto ciò che è stato tramandato oralmente.

Unesco → affiliata all' ONU che si occupa di scienze e cultura.

Articolo 7-bis → tutti i valori culturali riconosciuti anche in ambito internazionale per la cultura

materiale sono significativi se sono configurabili come testimonianze materiali; afferma il principio

che il codice , tutela solo le cose materiali. Ai fini del codice per avere rilevanza giuridica dobbiamo

fare sempre riferimento ad un qualcosa di materiale. Codice dei beni culturali non è lo strumento

giusto per tutelare questa cultura immateriale, in quanto deve essere sempre rapportabile ad un

concetto di materialità.

Articolo 10 → comma 1: beni culturali quando appartengono a soggetti pubblici o privati senza fini

di lucro. Se siamo in presenza di un soggetto che ha queste caratteristiche temporali e non solo ,

siamo in una posizione che dobbiamo presumere che sia in effetti un bene culturale.

Una parte del patrimonio italiano culturale è quello delle Chiese → quelli più frequenti di essere

proprietari di beni culturali, ma che hanno una caratteristica di non essere oggetti di lucro,

sottoposti quindi alle disposizioni fino a che non c' è stato un momento in cui vi è stata una

valutazione, in modo che la legge da per scontato che sia un bene culturale. Esiste perché

appartiene ad un proprietario e non appartiene a non interesse di lucro → assolvere a interesse

pubblico, al di la di essere bene culturale o meno. Sottoposti a tutela ex- legge fino a quando non

avviene una verifica EX ART 12, dopo il procedimento di verifica sono sottoposti a tutela solo quelli

ritenuti di interesse culturale.

Diferenza tra verifica e dichiarazione → implicano un procedimento logico diverso.

Dichiarazione intende l' ambito privatista mentre verifica intende l' ambito pubblico, quindi ci si

trova di fronte ad un bene e deve dare per scontato che quello sia un bene culturale finché non sia

studiato, deve studiare in maniera dettagliata in modo da capire se sussiste o no. Se sussiste

continua ad essere tutelato come bene, sennò sarà un bene assolutamente svincolato dalle leggi.

Quindi questo passaggio è veramente fondamentale e importante.

Comma 2 → sottoposizione alle norme del codice , qui siamo sempre sicuri che si tratta di beni

culturali anche se avessero meno di 50 anni. Tutto quello che si trova nei musei pubblici o

appartengono ad istituti pubblici, bisogna considerarli a tutti gli effetti come dei beni culturali.

Tipologie sempre sottoposte a tutela e alle leggi del codice.

Beni appartenenti a soggetti privati → cose immobli e mobili che presentano interesse giuridico ,

storico, archeologico o entno antropologico particolarmente importante. Si parla di interesse

particolare e eccezionale quando il sopraintendente va a dare modificazioni , deve motivare la

particolarità del bene. Qualificare qualcosa di significativo che si ricollega a questo particolare ed

eccezionale. Definizione di eccezzionalità impone motivazione, dev' essere di più di normale.

Rimane nell' ambito del sovraintendente.

Legge non dice che qualsiasi cosa vecchia di 50 anni sia un bene culturale, ma deve avere

interesse storico e culturale che deve essere valorizzato.

Ambito del riconoscimento culturale → articolo 11: cose e oggetti specifici ad una determinata

tutela. Non sono sottoposti a tutte le leggi del codice , ma solo agli articoli che sono sottoposti, per

esempio affreschi, graffiti sono esposti solo all' articolo 50 → esposti a pubblica visita. Affresco

che è su un edifico che non ha interesse, deve però essere tutelato. Norma di difficile

comprensione.

Procedimento di dichiarazione → rivolto alla proprietà privata

Procedimento di verifica → va a dichiarare l' interesse o si accerta che quel bene non sia più

tutelato dal codice.

Il bene demaniale è un bene pubblico che appartiene a ente territoriale (comuni, provincie, regioni,

città metropolitane) che è sottoposto a una disciplina particolare che lo tutela a soddisfare i bisogni

principali della collettività.

Sapere se un bene è soggetto al codice o no è rilevate perchè cambiano adempimenti e sanzioni.

Non è bene culturale: se di artista vivente e ha più di 50 anni. Per quanto riguarda i soggetti

pubblici il termine è di 70 per i beni immobili (per escludere il patrimonio del dopoguerra).

L'interesse deve essere artistico, archeologico, bibliografico, archivistico ….. Per l'individuazione

dei beni sottoposti a tutela si può utilizzare:

criterio oggettivo: il bene deve rientrare nelle tipologie previste dal codice dei beni culturali,

• criterio soggettivo: ci sono modalità diverse di individuazione in relazione all'appartenenza

• del bene (pubblica o privata).

Sono sottoposti a tutela ex lege fino a quando non sia intervenuta la verifica ex. Art.12. Dopo il

procedimento di verifica sono sottoposti a tutela solo quelli ritenuti di interesse culturale.

Art. 7 bis

La cultura immateriale è insieme di tradizioni, canti popolari, tutto il repertorio culturale tramandato

oralmente, c'è stata convenzione UNESCO (associata all'ONU) che ha riconosciuto alcune

tradizioni all'interno del gruppo della cultura immateriale. Il Codice dice che beni culturali sono

significativi solo se configurabili come testimonianza materiale.

Art. 10 Comma 1

tutti i beni che hanno queste caratteristiche (no di autore vivente ecc.) sono considerati beni

culturali quando appartengono a soggetti pubblici o privati senza fini di lucro = presunzione. Sono

sottoposti per legge a Codice fino a che non viene fatta una valutazione, la verifica indicata nell'art.

12. Anche se non si trova valutazione espressa di interesse questi beni vanno comunque

considerati culturali = tutela ex lege. Prassi che nel 2004 è stata codificata come legge.

Questa norma può esiste proprio perchè non va a configgere con il diritto di proprietà. Si tratta

infatti di interessi pubblici.

Differenza tra verifica e dichiarazione → implicano diverso ragionamento logico. La verifica implica

una valutazione da parte di uno storico dell'arte che deve studiare bene e riconoscere se sussiste

o no interesse culturale.

Art. 10 Comma 2

Tutto quello che si trova nei musei pubblici oppure istituti senza scopo di lucro, vanno ritenuti bene

culturale.

Si parla di interesse particolare e eccezionale: quando il soprintendente va a dare valutazione di

bene culturale deve motivare la particolarità del bene, deve qualificare qualcosa di significativo che

si collega a “eccezionale”. L'affermazione di eccezionalità impone motivazione, dev'essere di più di

normale.

La legge non dice che qualsiasi cosa più vecchia di 50 anni è bene culturale, ma deve avere

interesse storico e culturale che deve essere valutato da soprintendente.

Art. 11

Cose oggetto di specifiche condizioni di tutela = beni non sottoposti a tutti gli articoli ma solo ad

alcuni es. affreschi, graffiti ecc. esposti a pubblica vista sono sottoposti ad articolo 50 (è vietato

distacco di affreschi ecc. senza l'autorizzazione del soprintendente e il distacco è violazione della

legge).

LEZIONE 6 28/03

Reperto archeologico appartiene di diritto allo stato, addirittura demaniale. Mentre il sito

archeologico, viene considerato bene culturale e quindi di interesse culturale e sottoposto alle

norme di diritto, ma di norma , essendo immobile dovrebbero avere proprietari privati o pubblici,

non è necessariamente un bene demaniale.

Limitazioni sono sempre state messe per tutelare tutto ciò che può uscire dal sito archeologico,

non sono neanch' ora un bene culturale, ma i beni archeologici intesi come reperti , lo stesso

codice definisce questi (articolo 91) appartengono allo stato o ai beni demaniali. Se trovati in

proprietà privata rimangono sotto questa proprietà privata ma con un vincolo, e dichiarato di

interesse culturale.

Quelli che appartengono allo stato sono anche essi vincolati, non possono essere ceduti o venduti

come niente fosse ma hanno delle norme da rispettare.

Se il reperto che possediamo in casa è stato ritrovato prima del 1909 lo possiamo tenere in casa.

Se troviamo qualcosa bisogna sempre denunciare il ritrovamento, tanto che è stato messo un

premio che viene dato al ritrovatore che può essere in denaro oppure, in certi casi particolari,

potrebbe accadere che il premio potrebbe essere uno dei beni seriali ritrovati. Se non denunciamo

il ritrovamento siamo perseguibili penalmente. Scoperta fortuita , che può accadere a chiunque,

deve essere denunciata entro 24 ore al sovraintendente o al sindaco; è un obbligo di legge.

Scopritore non deve portarlo via ma deve garantire sicurezza al reperto.

Articolo 92

Premio per i ritrovamenti

1. Il Ministero corrisponde un premio non superiore al quarto del valore delle cose ritrovate:

a) al proprietario dell'immobile dove è avvenuto il ritrovamento;

b) al concessionario dell'attività di ricerca, di cui all'articolo 89, qualora l'attività medesima non

rientri tra i suoi scopi istituzionali o statutari (1);

c) allo scopritore fortuito che ha ottemperato agli obblighi previsti dall'articolo 90.

2. Il proprietario dell'immobile che abbia ottenuto la concessione prevista dall'articolo 89 ovvero sia

scopritore della cosa, ha diritto ad un premio non superiore alla metà del valore delle cose

ritrovate.

3. Nessun premio spetta allo scopritore che si sia introdotto e abbia ricercato nel fondo altrui senza

il consenso del proprietario o del possessore.

4. Il premio può essere corrisposto in denaro o mediante rilascio di parte delle cose ritrovate. In

luogo del premio, l'interessato può ottenere, a richiesta, un credito di imposta di pari ammontare,

secondo le modalità e con i limiti stabiliti con decreto adottato dal Ministro dell'economia e delle

finanze di concerto con il Ministro, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988,

Articolo 92 del codice stabilisce il premio di ricerca allo scopritore fortuito : diritto ad un premio non

superiore ad ¼ del valore del ritrovamento, se poi il proprietario del terreno è il ritrovatore va tutto a

lui, sennò vanno suddivisi fra il ritrovatore e il proprietario del terreno. Molto raramente questa

norma viene applicata. Panorama archeologo → ci possono essere parti di territorio dove non c' è

un ampio interesse per poter mettere un vincolo, quindi limitare la proprietà, quindi in questo caso

vengono individuate nella categoria urbanistica dove vi sono aree di interesse archeologico , dove

viene imposto una segnalazione alla sovraintendenza ogni volta che si deve fare un attività →

attenzione particolare.

Ricerca riservata allo stato o a soggetti a cui viene data la licenza → musei, centri di ricerca,

università.

I beni archeologici:

Articolo 91

Appartenenza e qualificazione delle cose ritrovate

1. Le cose indicate nell'articolo 10, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo o sui

fondali marini, appartengono allo Stato e, a seconda che siano immobili o mobili, fanno parte del

demanio o del patrimonio indisponibile, ai sensi degli articoli 822 e 826 del codice civile.

2. Qualora si proceda per conto dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali o di

altro ente o istituto pubblico alla demolizione di un immobile, tra i materiali di risulta che per

contratto siano stati riservati all'impresa di demolizione non sono comprese le cose rinvenienti

dall'abbattimento che abbiano l'interesse di cui all'articolo 10, comma 3, lettera a). È nullo ogni

patto contrario.

Ha caratteristiche comuni alla prima parte del codice, anche se il Codice lo colloca in una sezione

particolare: le cose indicate all'art.10 trovate nel sottosuolo o fondali marini, appartengono allo

stato. Si dice “cose” non beni culturali perchè c'è presunzione (= si dà per scontato) chele cose

trovate scavando appartengono allo stato, che nel nostro contesto significa stato-regione (per la

provincia autonoma).

Nel 1992 hanno ritenuto che questi beni (archeologici) hanno rilevanza sociale e hanno

determinate garanzie in più anche se appartenenti allo stato (non possono essere ceduti).

La legge che ha previsto l'appartenenza pubblica nel 1909. Se si dimostra che il bene è di

proprietà della famiglia prima del 1909 lo si può tenere. O se si dimostra che era un bene

commerciabile. Oppure si può fare leva sul premio al ritrovatore del bene (per incentivare al

ritrovatore di denunciare il ritrovamento). Il premio secondo la legge può essere in denaro o in certi

casi particolari ,potrebbe essere la possibilità di tenere uno degli oggetti ritrovati se seriali (ma in

pratica mai accaduto). Tutto ciò che non rientra in questa casistica se tenuto è reato.

La ricerca è riservata per legge alo stato o ai soggetti a cui viene data in concessione, quindi il

privato non può fare ricerca.

La scoperta deve essere denunciata entro 24 ore al soprintendente.

Art. 92

Come viene commisurato il premio di ricerca: lo scopritore ha diritto al premio non superiore al

quarto del bene che viene ritrovato. Se è proprietario del suolo ha diritto alla metà. In Trentino

viene applicata.

Il reperto archeologico mobile o immobile appartiene allo stato. Il sito viene gravato da un vincolo

ma ci possono essere anche ampi spazi che non sono caratterizzati da grande interesse e quindi

non è possibile vincolare la proprietà: vengono quindi individuate nella cartografia urbanistica

come aree di interesse archeologico, che non sono vincolate ma i comuni impongono alla

soprintendenza che venga segnalata qualsiasi movimento di terra.

Sui siti archeologici si applica disciplina altri beni, se è pubblico c'è tutela presuntiva che è

soggetta a verifica con articolo 12.

Un altro strumento, dedicato all'archeologia, è la norma della verifica preventiva di interesse, che

prevede per quanto riguarda solo le opere pubbliche, che il progetto venga portato a conoscenza

della soprintendenza in via preliminare, la quale dopo fasi di verifica può andare a studiare il grado

si rilevanza archeologica dell'opera pubblica. Può quindi rilevare che la progettazione va a

interessare un'area archeologica e quindi interrompere i lavori . In Trentino non è molto applicata,

nel resto di Italia è applicata in modo molto più serio.

L'art. 92 richiama la convenzione UNESCO, che è significativa perchè a fini internazionali dà

definizione di patrimonio subacqueo: qualsiasi forma di vita o oggetto di interesse archeologico che

sia stata sott'acqua per almeno 100 anni.

Il bene archivistico deve avere suo riconoscimento con motivazione e notifica del proprietario che

da qual momento in poi dovrà averne massima cura e dovrà eseguire le indicazioni date dalla

soprintendenza.

Testimonianza avente valore di civiltà: non più come una volta solo in base al valore estetica ma

anche edifici industriali (es. Montecatini di Mori) → terminologia molto ampia di bene culturale

basta che ci sia la motivazione (anche disegno di scimpanzé sotto a supervisione dell'etologo

Morris).

Il castel Thun è bene culturale perchè ha più di 70 anni e ha evidenti caratteristiche di

testimonianza di civiltà. Essendo pubblico scatta quindi senza verifica la presunzione di interesse.

Se fosse stato sempre pubblico non troveremo mai nessun documento che rileva lo status di bene

culturale (es. Buonconsiglio), ma siccome fino al '92 era privato quindi esistono documenti che

testimoniano la rilevanza culturale. Il Duomo dato che appartiene alla Chiesa è bene culturale in

via presuntiva in attesa di verifica che per il Duomo è inutile perchè è scontato che lo sia.

Bene è culturale se è privato solo quando c'è la dichiarazione, per pubblico c'è presunzione. Il

reperto archeologico è sempre dello stato tranne casi particolari. I beni dei musei sono sempre ben

culturali (senza i 50 anni = unica categoria in cui non serve limite?).

Anche per affreschi, stemmi e meridiane valgono le disposizioni dell'art.50: non vanno rimossi.

NORME SPECIFICHE:

La tutela:

misure di protezione: l'obiettivo della legge è la fruizione come fine e gli strumenti per

• perseguire questo fine sono la tutela e la valorizzazione, prevale la forma della tutela

perchè prima ci si deve occupare della conservazione. Queste norme salvaguardano il

bene dai danni dell'uomo e della natura. La non osservanza porta sanzione. Interventi

subordinati ad una autorizzazione: il divieto può essere rimosso tramite autorizzazione,

strumento con il quale valuterà se l'intervento del singolo, quindi l'interesse del privato è

compatibile con l'interesse pubblico.

misure di vigilanza e protezione

• restauro : recupero integrità materiale e trasmissione dei valori culturali.

Il codice penale aveva ritenuto che queste azioni fossero dannose per la collettività (questo fa il

codice penale: individuare quelle azioni da rimuovere per garantire la convivenza civile).

Abbiamo due presidi quindi in caso di danneggiamento o distruzione il magistrato può decidere

quale norma applicare. Nel codice penale ci sono alcuni articoli che parlano di beni culturali.

-> Si dice in uno che se il fatto è commesso su beni culturali mobili o immobili si applica la pena

della reclusione o una multa. Tutti gli interventi previsti sono soggetti ad autorizzazione del

Ministero, è prevista distinzione di due tipi di autorizzazioni: una per i beni più importanti che viene

dal Ministero, un'altra dal soprintendente. Tutte queste attività che vengono indicate che

comportano un'alterazione del bene culturale, può essere effettuata solo successivamente

all'autorizzazione che non può essere chiesta in seguito (non esiste in questo campo

un'autorizzazione sanatoria). Anche lo spostamento di un bene culturale deve essere subordinato

all'autorizzazione perchè in questo caso il soprintendente può dare delle indicazioni e limitazioni

molto importanti, precauzioni che eventualmente devono essere messe in atto per salvaguardare

la conservazione (può darsi che l'opera viva in un microclima particolare e non può essere

spostato oppure può essere spostato in un modo particolare). Anche eliminare dei documenti in un

archivio pubblico (es. ciò che produce l'azienda sanitaria) non può essere fatto senza

autorizzazione.

Molte operazioni che possono apparire banali in realtà rientrano sotto questa disciplina che

permette la conservazione da parte della soprintendenza del materiale delle aziende pubbliche.

L'autorizzazione deve essere chiesta per opere e lavori di qualunque genere sui beni culturali,

anche per interventi provvisori e minimali, se non è preventivamente autorizzato scatta

automaticamente la sanzionatoria sia di tipo amministrativo che penale, per qualsiasi modifica,

dalla più minima alla più importante.

Succede quindi che il progetto che corrisponde alla volontà del proprietario viene portato in

soprintendenza, la quale esamina il progetto e valuta se questo intervento garantisce la

conservazione del bene, lo può ritenere compatibile e allora autorizza l'intervento oppure non

compatibile e quindi non autorizza o ancora lo può ritenere parzialmente valido per cui dà

indicazioni.

Attraverso la valutazione discrezionale dà al richiedente l'autorizzazione, senza la quale il privato o

il soggetto non è legittimato a fare nessun intervento. C'è una categoria di interventi assolutamente

vietati e un'altra categoria che comprende qualsiasi opera su bene culturale che ha un divieto

relativo, ossia è vietata fin quando non è autorizzata. Una volta ottenuta l'autorizzazione compete

alla pubblica amministrazione controllare l'adeguato eseguirsi dell'intervento. La maggior parte del

lavoro della soprintendenza viene fatto in questo ambito. E' un aspetto che limita molto l'azione del

privato. Contemperare il pubblico e il privato comporta dei sacrifici.

che cosa si intende per misure di protezione? È richiesta la distinzione tra interventi che sono

assolutamente vietati e altre che sono vietate fino a quando non vengono autorizzate.

La limitazione dei diritti del proprietario si vede principalmente in questo campo in cui ogni

intervento sul bene culturale è subordinato all'autorizzazione.

30.3.17 LEZ. 8

Il Parlamento è dotato del potere legislativo, è composto da due camere, dotate dei medesimi

compiti (= bicameralismo perfetto). Rimane in carica per 5 anni.

IL PARLAMENTO

· È l’organo dotato del potere legislativo;

· È composto da due Camere, dotate degli stessi compiti e poteri (c.d. Bicameralismo perfetto):

# CAMERA DEI DEPUTATI:

1. è composta da 630 deputati, tutti elettivi (ossia eletti dai cittadini);

2. per votare (elettorato attivo) occorrono 18 anni;

3. per essere votato ed, eventualmente, eletto (elettorato passivo) ne occorrono 25.

#CAMERA DEL SENATO

1. ne fanno parte membri sia elettivi, sia non elettivi;

2. è composto da:

- 315 senatori (membri elettivi),

gli ex Presidenti della Repubblica, e i c.d.“senatori a vita” (membri non elettivi);

– 3 . per votare (elettorato attivo) occorrono 25 anni;

4. per essere votato ed, eventualmente, eletto (elettorato passivo) ne occorrono 40.

Il parlamento pre-repubblicano era formato da una “camera alta” e una “bassa”: nella alta

sedevano i nobili per diritto ereditario, rappresentava la parte aristocratica della città, la camera

bassa era a rappresentanza elettiva ma l'elezione non era a suffragio universale, era a base

censitaria e solo gli uomini potevano votare (votava solo chi aveva un certo reddito e

rappresentava solamente l'alta-media borghesia).

Questa struttura bicamerale è rimasta anche nel Parlamento moderno, con Senato e Camera dei

Deputati. Inizialmente nel '48 per il Senato era previsto un anno in più di mandato perchè secondo

i costituenti questo avrebbe permesso una maggiore continuità politica. In realtà questa differenza

di mandato non è mai stata messa in atto. Dal '63 anche la Costituzione prevede la medesima

durata tra le due camere.

Le camere di differenziano per la composizione (schema riassuntivo sopra):

la Camera dei deputati è composta da 630 deputati tutti elettivi che possono essere eletti

• dai 18 anni. Per elettorato passivo si intende a possibilità di votare, l'elettorato attivo è

invece la possibilità di farsi votare e essere eletto, per questo servono 25.

il Senato della Repubblica ospita 315 membri elettivi più membri non elettivi: ex presidenti

• della repubblica e i senatori a vita (possono essere nominate autonomamente dal


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anselmialessia96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione dei beni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Costa Lorena.

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