La pedagogia dello sport
La pedagogia dello sport come scienza
Il termine pedagogia dello sport è stato utilizzato in Germania dagli anni sessanta per indicare all’interno delle “scienze dello sport”, quel sapere che si occupa di problemi educativi dell’attività motoria e sportiva. Il primo autore che usò questo termine è stato Ommo Grupe, che nel 1969 ha pubblicato il libro “Fondamenti di pedagogia dello sport” che trattava sulle implicazioni didattiche dell’educazione fisica. Tuttavia, il termine ha origini più antiche: Pierre de Coubertin (1922), inventore delle olimpiadi moderne, sosteneva la teoria dell’alto valore morale e sociale dell’esercizio fisico e dello sport per la formazione del carattere dell’uomo.
In seguito a queste pubblicazioni, soprattutto a quella di Grupe, si aprirono dei dibattiti che accusarono l’educazione fisica di: non essere una disciplina scientifica; di avere una connessione soltanto con la scuola e di essere legata a ideologie di regimi totalitari (il culto nazifascista del corpo). Queste critiche corrispondevano a critiche mosse contro la pedagogia, ritenuta inadeguata per la ricerca empirica.
La scarsa scientificità dell’educazione fisica era dovuta alla sua considerazione solo indirizzata al versante tecnico-pratico e centrata su una dimensione pedagogica di tipo moraleggiante. Per Grupe, il termine rompeva il concetto tradizionale totalitario dell’obbedienza e della disciplina; esso dava rilevanza all’apprendimento delle conoscenze.
La pedagogia dello sport interessò molti filosofi europei di rilievo: John Locke, Rousseau, Kant. Le loro teorie influenzarono il pensiero di molti educatori del XIX secolo, i quali daranno vita a vere e proprie scuole nazionali:
- Inghilterra: Thomas Arnold, direttore del Collegio di Rugby.
- Germania: Johann Guts Muths che sviluppa un metodo sistematico per l’educazione fisica.
- Francia: con lo spagnolo Francisco Amoros che ha sviluppato un metodo ludico-educativo dell’esercizio fisico.
- Svezia: Pehr Henrik Ling che sviluppò un metodo di ginnastica con funzione igienica e posturale.
- Italia: Rodolfo Obermann che diffuse la ginnastica nelle società ed Emilio Baumann che forma a Bologna una scuola per la formazione di maestri.
Il termine educazione fisica ha sempre fatto riferimento ad una dimensione pratica del corpo. Il termine pedagogia dello sport, paragonato al termine educazione fisica, esprime due concetti:
- Include una prospettiva teorica e una pratica.
- Il distacco con i concetti pratici riferiti al passato (autoritarismo, moralismo).
Una delle maggiori critiche rivolte all’accettazione della dizione della pedagogia dello sport si riferisce alla parola “sport”. Essa si presenta come un concetto polisemico che varia a seconda delle culture e delle epoche. È di chiara derivazione latina dal verbo deportare nel senso di svagarsi, e romanza dal francese desport che poi in inglese sport che significa attività di svago.
Rapporto tra educazione fisica e sport
Il rapporto tra l’educazione fisica e sport lo si evidenzia in cinque punti di vista:
- Sport ed educazione fisica rappresentano due fenomeni separati: teoria dell’impossibilità dello sport, caratterizzata dalla logica del profitto e della violenza (antisportività). Ormai è una posizione superata, resiste solo in presenza di pregiudizi e convinzioni errate.
- Sport ed educazione fisica si identificano. Questa posizione si identifica con quella dei giovani che hanno conosciuto poco il valore educativo dell’educazione fisica.
- Sport ed educazione fisica rappresentano due fenomeni distinti: ognuno ha la propria specificità. Posizione in voga negli anni sessanta.
- Lo sport è un fenomeno più vasto dell’educazione fisica: l’educazione fisica è un contenuto dello sport. Questa posizione prevale nell’età moderna che assiste alla prevalenza dello sport come fenomeno sociale, culturale ed economico.
- L’educazione fisica contiene lo sport: lo sport è uno strumento di quest’ultima. È la posizione del tipico insegnante di educazione fisica tradizionale.
Quando si parla di pedagogia dello sport, si assume uno dei punti di vista elencati utilizzando la parola sport. Il concetto di sport presenta due innegabili vantaggi:
- È un termine polisemico
- Racchiude tre concetti fondamentali di corpo, movimento e gioco.
L’educazione fisica è infatti una forma dell’educazione umana realizzata attraverso il corpo e il movimento al quale si associa la lucidità come strumento per realizzare i fini educativi. La pedagogia è teoria e pratica dell’educazione, quindi la pedagogia dello sport realizza i suoi fini attraverso il corpo, il movimento e il gioco. È un processo educativo in cui l’uomo apprende giocando e compiendo azioni motorie. È una scienza che deriva dalla pedagogia generale che aiuta a sviluppare le proprie risorse e capacità nei vari contesti sportivi.
Essa si configura come una scienza educativa dell’azione motoria. Dal punto di vista epistemologico, cioè del suo fondamento scientifico come scienza, il problema è nella definizione dell’oggetto che vuole indagare. Lo sport è un fenomeno complesso mai definibile dal punto di vista scientifico e questa mancanza impedisce l’individuazione di prospettive chiare di interpretazione pedagogica. Uno dei compiti fondamentali della pedagogia dello sport è quello di stabilire delle basi teoriche che definiscono la pratica educativa delle attività motorie in funzione dello sviluppo umano e del miglioramento della qualità della vita. Si occupa dell’insegnamento e dell’apprendimento motorio e del gioco ad esso connesso. Si occupa anche di ciò che dovrebbero fare i principali agenti educativi (scuola, famiglia) perciò la pedagogia dello sport può essere declinata come pedagogia sociale dello sport che mira ad elaborare strategie per la promozione dei valori umani.
I problemi epistemologici
- Quale funzione svolge come scienza
- Quali sono i campi di indagine
- Quale rapporto ha con le altre scienze
- Da quali altre scienze derivano le sue conoscenze
- Fino a che livello può spingersi
- Quali metodologie
- Quale relazione tra teoria e pratica
- Come incide sul curricolo dell’insegnamento sportivo
La pedagogia dello sport si sviluppa oggi su tre piani:
- Un piano di studio e di creazione di nuovi significati educativi di tipo filosofico-teorico e storico-normativo.
- Un piano di ricerca orientato sulla pratica pedagogica.
- Un piano di discussione e di avviamento allo sport orientato didatticamente.
Quindi, la pedagogia dello sport dal punto di vista epistemologico è una scienza che si occupa dei valori, dell’etica e dei problemi morali dello sport e dell’educazione sportiva. La pedagogia dello sport partecipa, oltre che allo studio epistemologico delle scienze dell’educazione, anche a quello delle scienze dello sport. Questa duplice partecipazione rende difficile la sua definizione. Anche le scienze dello sport sono state introdotte in Germania con l’intento di dare più credibilità scientifica allo studio dell’attività motoria e sportiva.
La pedagogia dello sport aspira ad essere riconosciuta come scienza dell’educazione. Attualmente ha la sua collocazione riconosciuta a livello internazionale tra le scienze dello sport (come la medicina dello sport, la psicologia, la sociologia dello sport), caratterizzate da uno statuto epistemologico fondato sul principio dell’interdisciplinarietà che aspira all’unificazione ad unico campo di ricerca (transdisciplinarità). L’elemento di unità di queste scienze consiste nel chiarire i significati dello sport per coloro che lo praticano, lo insegnano. Perciò, il fondamento principale è l’etica. La pedagogia dello sport si presenta come una scienza omnicomprensiva e generale, realizzando una continua sintesi dei contenuti provenienti dalle varie scienze analitiche. La pedagogia dello sport non è accettata e intesa allo stesso modo in tutte le aree culturali.
- America e Germania: accettata e consolidata
- Francia: mai entrata nell’uso
- Spagna: vi è un ampio dibattito
- Italia: sporadici tentativi di introdurre la disciplina opzionale di pedagogia dello sport e dell’educazione fisica.
I pedagogisti e gli studiosi avvertono la necessità di una dizione comune con la costruzione di un discorso pedagogico interdisciplinare comune a livello internazionale.
Ambiti e contenuti
Il campo di studio della pedagogia dello sport è molto vasto perché lo sport in sé è vasto. In origine si trattava dell’educazione fisica, problemi legati all’insegnamento-apprendimento, in seguito si sono aggiunti problemi di formazione di allenatori e di insegnamento di vari sport. Questo nucleo di problemi oggi si è ampliato fino a toccare tutti i principali temi prospettati dall’educabilità umana. I problemi tendono a coincidere con quelli della pedagogia ma anche con quelli scientifici e si articolano in tre ambiti di studio:
- Filosofico-teoretico
- Storico comparativo
- Sperimentale
Tra le principali questioni trattate dalla pedagogia dello sport vi sono quelli legati allo studio dei valori sportivi, della salute e del benessere, dell’intercultura, della differenza tra i sessi. L’educazione fisica e lo sport hanno la capacità di trasmettere molteplici valori desiderabili. Lo sport ha la sua radice nella spinta originaria della specie umana al miglioramento di sé stessa e promotore di valori.
I valori dello sport
I valori dello sport hanno la loro origine nel corpo che si muove e gioca. L’atto motorio e sportivo è sempre una dimostrazione di una cultura umana ed è accompagnato da implicazioni estetiche e morali che gli attribuiscono un determinato valore sociale. La pratica sportiva, perciò, non è solo tecnica; praticare e insegnare lo sport presuppone sempre una responsabilità per se stessi e per gli altri. L’educazione è sempre connessa con i valori; i valori sono collegati con gli atteggiamenti della persona, infatti il valore non è osservabile, è un’idea, è astratto, osservabile attraverso le azioni dell’uomo. Per questo l’educazione ai valori attraverso lo sport interviene su tali atteggiamenti e comportamenti per far assumere all’educando i valori ritenuti indispensabili per un corretto stile di vita.
Nello sport esistono tre tipi di valori:
- Valori puri: sono valori positivi che, se assunti, garantiscono il rispetto della dignità della persona, contribuiscono al suo sviluppo individuale e a quello della convivenza umana. Sono i valori educativi per eccellenza: salute e benessere, lealtà, amicizia del gruppo, pace, socializzazione, autocontrollo.
- Controvalori o disvalori: derivano dalla natura bipolare che caratterizza la struttura dei valori sportivi, cioè da ogni valore individuato corrisponde un opposto. Rappresentano i contenuti negativi: violenza, manipolazione, narcisismo, edonismo, consumismo, sessismo e razzismo.
- Valori misti: sono valori misti che possono essere valori puri o controvalori a seconda del modo in cui vengono presentati e sono: la vittoria, il premio, la competizione, il rendimento. La vittoria e il premio si trasformano in disvalori quando assumono l’aspetto del vincere e del guadagno ad ogni costo. La competizione diventa valore rifacendosi al suo significato originario: dal latino cum-petere, ossia “ricercare insieme”, diviene “confronto” e non scontro. È questo il senso dell’agonismo greco che rimanda all’agon che prima di indicare lotta indica luogo in cui ci si incontra per discutere e confrontarsi. Anche salute e benessere si trasformano in disvalori quando vengono perseguiti con ossessione, diventando patologia e dolore o quando si sviluppano atteggiamenti edonistici e narcisisti. Diventano valori puri quando sono affrontati con equilibrio, rispetto per gli altri. Se non si tiene conto della persona, lo sport porta allo sviluppo di processi di spersonalizzazione e disumanizzazione.
Il corpo è l’oggetto di studio dell’educazione fisica e sportiva delle scienze dello sport. Fatta eccezione per i Greci, le teorie elaborate le abbiamo dal XX secolo da Nietzsche parlando di “antropologia filosofica”. In seguito hanno contribuito altri studiosi dai quali emerge che non è facile distinguere tra natura e cultura. Il corpo ha una natura da anfibio che vive contemporaneamente in due mondi: quello della materia organica e della vita biologica. È proprio questa natura anfibia e ambigua del corpo a dare vita alla cultura umana. Senza l’educazione, ossia la trasmissione di conoscenze, competenze e valori, il corpo umano non realizzerebbe il processo di umanizzazione, ma solo quello di ominizzazione assumendo un aspetto solo apparentemente umano come per i bambini selvaggi.
Paragonato agli animali, il corpo appare indeterminato. Questa indeterminatezza, detta neotenia, apre il corpo umano alle infinite possibilità biologiche, sociali e culturali che caratterizzano la vita umana, offrendo la possibilità di trasformazione. Con la parola corpo, l’italiano intende sia il corpo come oggetto che come soggetto. La lingua tedesca differenzia: Koerper sta per corpo oggetto, reso oggettivo dalla scienza, il corpo materiale, il corpo in sé, il cadavere inteso come qualcosa di inanimato; Leib sta per corpo soggetto inteso come vissuto, come esperienza vitale. La lingua tedesca risulta utile quando si cerca di definire l’epistemologia delle scienze dello sport.
La pedagogia dello sport ha una concezione di corpo come qualcosa o qualcuno che deve essere educato su molti piani e livelli di complessità (biologico, sociale, psichico). È visto come vissuto, non separabile dall’esperienza della persona. Detto ciò, la pedagogia dello sport è vista come la scienza che studia come e con quali mezzi è possibile educare l’uomo, umanizzarlo attraverso lo sport, tenendo conto dei fattori esterni (sociali, politici) ed interni (psicologici, culturali) che agiscono sul corpo umano e dei risultati che producono l’educazione. Vediamo le divisioni in quanto scienze del corpo:
- Scienze naturali dello sport: corpo come oggetto
- Scienze umane dello sport: corpo in quanto simbolo come la pedagogia, la sociologia, la filosofia.
Possiamo sintetizzare l’educazione nella seguente formula: E= f(a,b,c/S). In cui a è l’educatore, b è l’educando, c il mezzo e S lo scopo. L’educazione come funzione può essere anche attribuita all’educazione fisica: ED= f(a1,b1,c1/S1), s sta a indicare che l’educazione ha come scopo l’umanizzazione fisico-corporea dell’uomo e che c è il materiale fisico e culturale che promuove lo sviluppo fisico umano. In conclusione, il corpo è indivisibile da Koerper e Leib ma è anche “più che corpo”, non è pura materialità e neppure solo spirito.
Il concetto di movimento
Il movimento è parte integrante della natura umana fin dalla nascita, caratterizza l’esistenza dell’uomo. Dal punto di vista culturale, i movimenti possono essere divisi in quattro categorie:
- Di base: movimenti della vita di ogni giorno
- Segnici: trasmettono segnali e informazioni (gesti)
- Produttivi: movimenti che producono valori e risultati attraverso operazioni manuali compiuti con strumenti
- Simbolici: movimenti di forme espressive (il gioco sportivo e la danza)
Il concetto di movimento viene spesso scambiato con quello di motricità. Vi sono varie posizioni degli studiosi:
- Il significato dei due termini è identico
- Il significato del movimento è considerato un sottoinsieme di motricità
- I due termini hanno un significato che si interseca parzialmente
- Il significato dei due termini è completamente diverso
Lo psicologo Jean Piaget (1970) ha attribuito un ruolo fondamentale alla motricità: implica nell’uomo la consapevolezza dei proprio movimenti corporei e di sé stesso come essere che si muove. È la capacità di compiere movimenti corporei considerando il valore e il significato che assumono nel loro manifestarsi esteriore e nel loro rivelarsi interiore in relazione con le diverse forme di attività psichica e i modi di essere della personalità del soggetto. La motricità implica la conoscenza del soggetto. In quanto esperienza fisica, la motricità trasforma l’uomo. Parlare di movimento secondo Parlebas, significa oggettivare l’uomo e ridurre la sua complessità umana; il concetto di azione motoria permette invece di superare questo concetto semplificato riconducibile al Koerper, ma partecipa anche il Leib.
Il movimento è visto come una componente elementare delle azioni. Il movimento alimenta la creatività in forme ludiche, il gioco appare dunque come la rivelazione della motricità umana. È un’attività fine a se stessa, perseguita per puro piacere. Johan Huizinga (1972) dà una definizione di uomo come essere che gioca, per il quale il giocare è un fenomeno fondamentale dell’esistenza. Esso è una forma di attività volontaria che è sempre in relazione con la cultura, l’ambiente e le condizioni economiche del tempo ed è inoltre indipendente dall’età, dal sesso, dalla razza ed è sempre modificato dall’esperienza. È una forma di interazione che ha bisogno di essere regolata attraverso il rispetto di regole. Nella lingua inglese abbiamo la differenza tra play e game. Il play indica l’azione di giocare intesa come ricreazione e divertimento quindi senza un obiettivo definito; il game è la forma del gioco cioè il gioco caratterizzato da regole in vista del raggiungimento di un obiettivo.
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