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Scheletro (descrizione ossa, movimenti, articolazioni, legamenti, completa di immagini)

Appunti riguardanti il sistema scheletrico, supplementati di ciò che e' stato spiegato a lezione, arricchito di immagini. Ben organizzati e completi, 30 assicurato. Università degli Studi di Torino - Unito, Facoltà di medicina e chirurgia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Anatomia I docente Prof. G. Panattoni

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ESTRATTO DOCUMENTO

Nella visione posteriore della colonna si notano i processi spinosi che continuano

anche nell'osso sacro tramite sporgenze. In secondo piano ci sono i processi trasversi.

La colonna vertebrale vista frontalmente è praticamente dritta. Con una piccola curva

destroconvessa a livello toracico appena percepibile, ma si considera dritta.

Sul piano sagittale ci sono le curve, che si formano già nell'embrione:

Lordosi con la concavità rivolta in avanti (lordosi cervicale e lombare)

• Cifosi quando sono dorso-convesse (cifosi toracica e sacro-coccigea)

Queste curve devono avere inclinazioni specifiche e fanno si che il baricentro di tutto

il corpo cada in corrispondenza della terza vertebra lombare, in modo tale che non si

perda l'equilibrio. Sono curve di compenso poiché la colonna vertebrale sostiene il

peso del corpo superiore.

Alterazioni: Scoliosi, curva sul piano

• frontale

Iperlordosi, curva

• anomala sul piano

sagittale

Ipercifosi, sul piano

• sagittale

Le curve non fisiologiche

provocano problemi ortopedici e si riflettono anche su altro, ad esempio portando alla

deformazione della gabbia toracica e può giungere al grado per cui si rende difficile

la respirazione. Le alterazioni n genere si manifestano insieme

(ciforoscoliositoracolombare). Se non vengono curate peggiorano.

Le curve prevedono che i corpi vertebrali abbiano una forma specifica, qualora questa

cambi provoca irregolarità della colonna. I corpi vertebrali possono cambiare forma

quando si sviluppa l'osteoporosi, perché l'osso diventa troppo rarefatto e non sopporta

il peso che deve sorreggere. Le curve

fisiologiche si

formano già tutte,

in vita intrauterina,

entro la sedicesima

settimana. Non

acquisiscono già il

grado definitivo, che si instaura invece dopo la nascita, quando il neonato inizia a

camminare, è infatti il peso a definire la stabilità finale.

Il midollo spinale è contenuto, con le sue meningi, nel foro vertebrale, formato

dall'arco vertebrale. La serie degli archi costituisce il canale vertebrale. Il midollo

spinale è più corto però del sacco meningeo.

Il canale vertebrale, osservando solo la sua componente ossea, è interrotto. Il canale

infatti ha una parete ossea formata dagli archi e una parete formata da legamenti

gialli, che si insinuano fra gli archi. Superiormente sfocia nel foro occipitale e

termina inferiormente nell'osso sacro.

Le meningi sono un sacco unico che avvolge l'encefalo e si continua, senza

interruzioni nelle

meningi spinali.

Canale vertebrale

circoscritto dalla

parete posteriore

del corpo

vertebrale, dalle

lamine degli archi

e, dove non ci sono

le lamine, dai

legamenti gialli.

La dura madre del midollo spinale, a differenza di ciò che accade nel cranio, non

aderisce alla parete dell'osso (più precisamente al periostio), ma c'è uno spazio

epidurale o peridurale, caratterizzato dalla presenza di grasso e da un plesso di vasi

anastomizzati tra loro detto plesso venoso vertebrale interno.

Successivamente alla dura madre si incontra l'aracnoide, poi uno spazio in cui si trova

il trabecolato aracnoidale e il liquor (è in continuità con quello infra-aracnoideo

cranico). Il trabecolato aracnoidale si lega alla pia madre, che avvolge il midollo.

Nella sezione trasversa del midollo si nota che la materia grigia non presenta uno

strato periferico, come accade invece nell'encefalo con la corteccia, ma è concentrata

nel centro formando una regione a forma di H, circondata dalla sostanza bianca.

Anteriormente il midollo presenta due radici in cui si diramano i nervi, ognuno con

una diramazione posteriore ed una anteriore, precedute da un ganglio. I nervi sono

metamerici.

La radice anteriore di ciascun nervo contiene le fibre efferenti, cioè fibre motrici che

innerveranno la periferia: muscoli, ghiandole e altri tessuti. Un danno alla radice

anteriore provoca paralisi della regione innervata da quelle diramazioni.

La radice posteriore contiene fibre afferenti, cioè fibre sensitive che sono fibre che

entrano nel midollo spinale, quindi veicolano all'encefalo impulsi sensitivi di diversa

natura. Il danno a questa radice è di tipo anestetico, cioè si perde sensibilità alla

regione corrispondente.

Il

midollo spinale lungo 44 cm nelle donne e 45 cm nei maschi in media, arriva fino ad

L2 o tra L2 e L3 mentre il sacco meningeo giunge fino al sacro (S2/S3). Tra L2 e S3

c'è uno spazio subaracnoidale non occupato dal midollo, ma dalle radici dei nervi. Le

radici dei nervi scendendo si posizionano mano a mano obliquamente fino a sembrare

verticali. Il fascio di fibre inferiore forma

una struttura a coda di cavallo

detta cauda equina, i cui nervi

passano nei fori sacrali.

Il midollo può essere suddiviso

in segmenti detti mielomeri o

neuromeri midollari.

Falsa ascensione del midollo:

In fase embrionale il midollo

riempie quasi tutto il canale

vertebrale ma con la crescita il tessuto nervoso dopo la

nascita non si modifica, mentre la colonna vertebrale si

allunga. In conclusione il midollo non cresce quanto la

colonna e si ha l'impressione che avvenga un'ascensione

del midollo spinale.

Per analizzare il liquido cefaloarachidiano (liquor), che è

lo stesso che si trova nello spazio cranico, si fa la puntura

lombare fra L3 e L4 attraversando i legamenti gialli. In

questa regione c'è la cauda equina, che non viene

danneggiata, e quindi non si lede il midollo. Questa

procedura è detta rachicentesi.

Caratteristiche differenziali delle vertebre

vertebre cervicali

Corpo di forma quadrangolare. Margini laterali formano le apofisi uniformi o

semilunari o di Luschka, che permettono il legame con le vertebre sovrastanti. Hanno

un arco ampio, processi trasversi bifidi e processo spinoso corto e bifido. L'unico

processo spinoso un po' più lungo è quello di C7 (è il primo processo spinoso che si

può palpare e serve per contare i processi spinosi), è detta vertebra prominente. Nei

fori trasversali passeranno i vasi vertebrali.

Faccette articolari poste orizzontalmente.

Le ultime vertebre cervicali cominciano ad avere

tratti simili alle toraciche.

Atlante (C1)

Confina con l'occipitale superiormente e con l'epistrofeo inferiormente. Non ha un

corpo ma ha un unico arco, che si può suddividere in arco anteriore e arco

posteriore. Ha un processo spinoso appena accennato. Ha un canale molto ampio.

Possiede una superficie rivestita da cartilagine articolare sulla superficie posteriore

dell'arco posteriore. Processi articolari superiori a forma d'impronta di scarpa che si

articolano con quelli speculari occipitali.

Il corpo di questa vertebra si è fuso con l'epistrofeo, diventando un processo in più in

C2 detto dente odontoideo . Anche il dente dell'epistrofeo è

rivestito di cartilagine. Il dente si articola laddove ci

sarebbe dovuto essere il corpo della prima vertebra, sporge

anche un po' oltre e arriva al piano del foro occipitale e

siamo quasi a contatto col tronco encefalico.

Vertebre toraciche

Corpo vertebrale a forma di cuore da carta da gioco. Foro vertebrale un po' più

piccolo (il midollo presenta rigonfiamenti a livello cervicale e lombare). Processi

trasversi abbastanza lunghi, processo spinoso rivolto verso il basso. processi

articolari con le faccette orientate prevalentemente sul piano frontale. Solo le

vertebre toraciche hanno anche dei processi articolari per le coste, che sono delle

emifaccette, situate sull'apice del processo trasverso.

I processi spinosi delle vertebre toraciche sono embricati: posizionati come le tegole

di un tetto. Vertebre lombari

Corpo più massiccio. Lamine

dell'arco robuste. Foro a forma

triangolare. Processo spinoso

tozzo, processi articolari

curvilinei prevalentemente

orientati sul piano sagittale, sono

artrodie infatti la colonna

lombare è il segmento più mobile

della colonna, i processi trasversi

sono a punta. Ci sono due tubercoletti, accessorio e mammillare. Il processo

trasverso viene chiamato costiforme perché sono una forma rudimentale delle coste

lombari. Osso sacro

• l'osso sacro

possiede tutti i

caratteri della

vertebra standard

fusi tra loro.

Rimane il segno di

interposizione dei

dischi

intervertebrali che

si ossificano con

l'età. I processi trasversi nella regione superiore formano le ali del sacro e presentano

un processo articolare per l'ultima vertebra lombare, detta faccetta articolare.

Posteriormente c'è la cresta sacrale mediana che è la fusione dei vari processi spinosi.

Le creste sacrali laterali sono la fusione dei processi articolari.

Fra L5 e S1 c'è un disco intervertebrale e il punto mediano del disco è detto

promontorio sacrale, che sporge verso la cavità del bacino. Questo punto è chiamato

anche angolo lombosacrale.

Sulla faccia posteriore si trova lo iato sacrale, un margine a V.

La sezione trasversale rende possibile l'osservazione dei

condotti nervosi che assumono una forma a T, dando

origine ad un foro posteriore ed uno anteriore. Quindi si

differenzia dalle altre vertebre che invece possiedono fori

laterali.

Capita che L5 si fonda con S1, sacralizzazione di L5, e allora ci sono 5 fori vertebrali

sacrali oppure si ha la lombarizzazione di S1 e si avranno perciò 3 fori sacrali, questo

interferisce con lo schema nervoso.

Coccige

Caratteri appena accennati. Solo la prima vertebra coccigea presenta due processi

trasversi detti cornei coccigei, che instaurano un legame con l'osso sacro.

ARTICOLAZIONI DELLA COLONNA VERTEBRALE

Solo nel tratto T1-T12:

emifaccette sul bordo toraco-superiore e inferiore del corpo (tranne T1, T11 e

• T12 che ne ha una intera)

Enartosi costo trasversarie, sulla punta del processo trasverso

• Artrodie costo vertebrali , con movimenti molto limitati

Solo tra C2 e C7

Artrodie uncovertebrali

Tra C1 - S1 e S5-Co1

Sinfisi, per la presenza fibrocartilaginea dei dischi intervertebrali

Tratto C1-T12

Artrodie

Tratto L1-S1 cinglimi laterali, movimenti molto limitati

DISCHI INTERVERTEBRALI Parte centrale gelatinosa,

nucleo polposo, formato da

tessuto cortoide (sia con

cellule cartilaginee che

notocordali,, che diventano

minoritarie dopo i 10 anni).

La matrice del nucleo è

formata per l'85% da acqua,

donando consistenza

semifluida. Intorno c'è una

struttura robusta ad anello,

anello fibroso. L'anello fibroso periferico è costituito da lamelle cartilaginee fibrose

ad andamento alternato per donare più resistenza. l'anello è un po' più largo

anteriormente e appiattito posteriormente.

Placche epifisarie fungono cartilagini di accrescimento ancorate alla spugnosa

vertebrale che si ossificano dopo i 10 anni circa e vanno a far parte dell'osso.

Con l'età il nucleo polposo si disidrata ma anche l'anello fibroso, quindi diventa meno

elastico.

Legamenti longitudinali anteriore, a nastro, e posteriore, festonato, fanno da confine

al disco. Il legamento giallo posteriore per la

sua struttura non continua non ha una

gran funzione di contenimento,

differentemente rispetto a quello

anteriore.

I corpi vertebrali possono fare

movimenti angolati. Ogni struttura

fondamentale (osso vertebrale + disco)

costituisce il segmento mobile.

Ci sono 23 dischi e costituiscono, in quanto spessore, un quarto della lunghezza della

colonna.

Compressione spinge il nucleo polposo verso le pareti inferiori, quindi si protrude il

disco all'indietro, sollevando pesi il nucleo si sposta più indietro.

Il disco intervertebrale e le placche epifisarie compongono un sistema osmotico, con

interfacce semipermeabili. Le forze che agiscono sulla colonna,

in posizione eretta, fanno fuoriuscire

liquidi e sostanze nutritizie dal disco.

In posizione supina avviene il

processo contrario e i liquidi e le

sostanze fuoriuscite ritornano al

disco. Questo è il motivo per cui al

mattino si è qualche centimetro più

alti. E' importante l'alternanza delle

due posizioni per lo scambio dei

liquidi intervertebrali.

Kg per cmq - carico sui dischi lombari.

Con l'età si disidrata l'anello fibroso che si fessura, quindi si è più soggetti ad una

deformazione eccessiva dell'anello fibroso che può andare a comprimere le radici

nervose, oppure può accadere che fuoriesca una parte del tessuto dalla zona laterale.

ERNIA DEL DISCO.

Se il disco interessato dall'ernia è mediano può arrivare a comprimere addirittura il

midollo.

LEGAMENTI

Legamento longitudinale anteriore, nastro.

Legamento longitudinale posteriore festonato.

Legamenti fra i processi spinosi,

interspinosi. Legamenti gialli posti fra i processi

trasversi.

Nel tratto cervicale, il legamento

sopraspinale è molto esteso in senso sagittale,

per il mantenimento del cranio,

costituisce il legamento nucale.

Movimenti

Flesso-estensione:

150° tratto cervicale

• 40° tratto toracico

• 70°-100° tratto lombare

Inclinazione laterale

50°-90° tratto cervicale

• 80° tratto toracico

• 35° tratto lombare

Rotazione

110°-120° tratto cervicale

• 50° tratto toracico

• 10° tratto lombare

ARTICOLAZIONI ATLANTE-EPISTROFEO E ATLANTE-

OCCIPITALE

Tra i processi articolari dell’Atlante e i condili dell’occipitale c’è l’articolazione

atlo-occipitale che è una condilartrosi. L’atlo-odontoidea si trova tra l’arco inferiore

dell’Atlante e il processo odontoideo o dente dell’Epistrofeo, ed è un ginglimo

laterale. Infine le articolazioni uguali a quelle delle altre vertebre cervicali tra i

processi articolari inferiori dell’Atlante e superiori dell’Epistrofeo, ovvero le

articolazioni atlo-epistrofiche che sono due perché sono pari, mentre l’atlo-

odontoidea è mediana e impari. Anche l’atlo-occipitale è pari. I condili dell’occipitale

si dice che abbiano una forma a “impronta di scarpa”. Presentano due assi, uno

maggiore e uno minore. Sono dei condili (superfici ellissoidali complesse) che si

articolano con i processi articolari superiori dell’Atlante.

Dobbiamo capire come si realizzi un ginglimo laterale tra l’arco anteriore

dell’Atlante (che ha una superficie posteriore rivestita da cartilagine articolare) e il

dente dell’Epistrofeo che ha una superficie rivestita da cartilagine sia

anteriormente che

posteriormente. Questo ginglimo laterale è

costituito da un cilindro pieno

(il dente dell’Epistrofeo) e uno

cavo osteofibroso, dove si va ad

aggiungere un legamento che

ha una superficie anteriore

rivestita da cartilagine articolare che

completa l’anello osteofibroso,

il quale ruota come perno

intorno al dente dell’epistrofeo. Ciò

permette i movimenti solidali di

rotazione del cranio e dell’Atlante.

Questo ginglimo è assiale, quindi è un caso particolare dei ginglimi

laterali.

Per analizzare queste articolazioni conviene partire dall’esterno. Dalla protuberanza

occipitale esterna scende il legamento sopraspinoso che riveste il legamento nucale,

visibile come un setto mediano nella nuca. Dopo vediamo i legamenti gialli, che

prendono questo nome dall’atlante in giù. Riempiono gli spazi lasciati vuoti dagli

archi vertebrali e costituiscono insieme a questi ultimi la parete del canale vertebrale.

Si può anche considerare come primo legamento giallo la membrana atlo-occipitale

che riempie lo spazio tra cranio e atlante, inserendosi tra le due ossa sia anteriormente

che posteriormente. I legamenti gialli normalmente sono solo posteriori, In questo

caso invece, non essendoci il corpo dell’atlante, il legamento compie il giro completo.

Guardando da davanti notiamo innanzitutto il legamento longitudinale anteriore,

che nasce da un punto mediano subito anteriore al gran forame occipitale.

È un nastro, che da questo punto scende e riveste da davanti l’arco anteriore

dell’Atlante e poi tutti i corpi vertebrali allargandosi pian piano. Si possono poi

notare le capsule vertebrali delle varie articolazioni tra i processi articolari delle

vertebre e i dischi intervertebrali. Tra Atlante e Epistrofeo non ci sono dischi

intervertebrali. Lo spazio anteriore è rivestito da una membrana atlo-occipitale e atlo-

epistrofica anteriore su cui si stratifica il legamento longitudinale anteriore, Questo

legamento si pone davanti alla base del processo odontoideo.

Guardando posteriormente, notiamo la membrana atlo-epistrofica posteriore e la atlo-

occipitale posteriore, che hanno ruolo simile ai legamenti gialli. In questo modo

inizia il canale vertebrale.

Ora analizzeremo la situazione guardando posteriormente, sezionando l’occipitale e

gli archi posteriori delle prime vertebre.

Notiamo che il legamento longitudinale posteriore si inspessisce salendo e raggiunge

il bordo antero-laterale del gran forame occipitale fissandosi alla base dell’occipitale.

Nel primissimo tratto prende il nome di membrana tectoria ed è un inspessimento

che porta a una maggiore protezione dell’articolazione atlo-odontoidea. Dall’Atlante

fino all’Epistrofeo ai lati di questa membrana ci sono altri due legamenti che li

tengono uniti: i legamenti laterali inferiori di Arnold. Essi sono nascosti alla vista

posteriore dalla membrana tectoria. La loro funzione è quella di un ulteriore mezzo di

contenzione tra Atlante e Epistrofeo.

Notiamo inoltre un legamento crociato formato da due braccia, che sono i legamenti

longitudinali, superiori e inferiori, e il legamento trasverso dell’Atlante, posto

subito a contatto della faccia posteriore del dente, attraverso una cartilagine. In uno

spazio ulteriormente anteriore vediamo i legamenti alari. Tutto ciò fa in modo che il

dente dell’epistrofeo stia al proprio posto in modo stabile. I legamenti alari sono, più

precisamente, legamenti occipito-odontoidei laterali.

Il dente dell’epistrofeo è sospeso e fissato a tutti questi legamenti, in modo che

rimanga nei giusti rapporti con il gran forame occipitale.

Domanda molto quotata: “articolazioni cranico-vertebrali”.

MOVIMENTI DELLE ARTICOLAZIONI CRANICO-

VERTEBRALI

- flessione (di circa 30°)

- estensione (20°)

- inclinazione laterale (dx + sx: 70°)

- rotazione (70°)

La rotazione è accompagnata da una leggera flessione, in quanto l’artrodia atlo-

epistrofica è lievemente disarmonica poiché l’esposizione pianeggiante delle

superfici articolari non è perfetta.

Nell’impiccagione il colpo del cappio procura la frattura o la lussazione del dente

dell’epistrofeo, che uscendo dalla sua sede si pianta nel troco encefalico. Questo

provoca morte immediata.

Un altro movimento articolare è all’opposto di quelli appena descritti, e si trova a

livello dell’articolazione tra sacro e ossa dell’anca. Questo movimento è chiamato

nutazione (all’indietro) e contronutazione (in avanti). Il sacro può spostarsi insieme

al coccige di circa 1,5 cm. È molto utile nell’espulsione del feto, in quanto allarga lo

spazio nel canale osteo-fibroso muscolare del parto.

GABBIA TORACICA

La differenza tra gabbia toracica e cassa toracica consiste nel fatto che si chiama

gabbia quella costituita solo dalle ossa e dalle articolazioni, mentre si chiama cassa se

comprende i muscoli che riempiono gli spazi intercostali.

Nella parte posteriore la gabbia toracica è costituita da una parete stretta costituita dai

corpi, dai peduncoli e dai processi trasversi delle vertebre toraciche. Sono presenti 12

paia di vertebre toraciche, che sono ossa mal classificabili perché sono sì più lunghe

che spesse e larghe, ma hanno una struttura paragonabile a quella delle ossa piatte.

Vengono perciò chiamate ossa allungate, ma de facto sono ossa piatte. Le 12 coste

sono di lunghezza diversa: dall’alto essa aumenta per poi diminuire nuovamente. Si

articolano con lo sterno dopo aver fatto un decorso curvilineo attraverso

l’interposizione di una cartilagine costale. Si nota, vedendo lateralmente la gabbia

toracica, che le prime 7 coste, dette coste vere o sternali, si articolano ciascuna con

la propria cartilagine, che poi si connette con lo sterno, un osso piatto impari e

mediano.

Talvolta tra le cartilagini possono esserci dei ponti cartilaginei che le connettono tra

loro. Le 8,9 e 10 (insieme anche alla 11 e 12) sono coste dette spurie, false o

asternali. Esse non sono direttamente collegate allo sterno ma le loro cartilagini,

raccordandosi, vanno poi a unirsi alla settima. La 11 e 12 sono coste rudimentali:

sono più corte e hanno un’estremità libera che non si articola con le altre né con lo

sterno.

Vengono dette fluttuanti in quanto si perdono nella parete muscolare dell’addome

senza ancorarsi allo sterno. Quindi tutte le coste si articolano con le vertebre

toraciche, ma solo le prime 10 con lo sterno e solo le prime 7 lo fanno direttamente.

Lo sterno è composto di tre parti: il manubrio che è la parte più craniale, il corpo e il

processo xifoideo. Queste parti nell’adulto sono in continuità in questo spesso i segni

che fungono da discriminanti sono ossificati. Nel giovane è presente una sincondrosi

sia tra manubrio e corpo che tra corpo e

processo xifoideo.

Vedendo lo sterno di profilo si nota che il

manubrio è angolato rispetto al corpo. La parte

più craniale del manubrio prende il nome di

incisura giugulare.

L’angolo sternale o di Louis si trova al confine tra manubrio e corpo. Quest’angolo

sternale corrisponde sempre alla seconda cartilagine costale. Questo è un dato

costante, perciò può essere utilizzato per individuare la seconda costa. Prendendo

come esempio una qualsiasi delle prime 7 coste notiamo che dapprima la costa tende

a portarsi indietro lateralmente, per poi piegare attraverso l’angolo costale.

A questo punto tende a torcersi lievemente per poi giungere alla cartilagine costale.

Ai lati dell’incisura giugulare lo sterno presenta due faccette articolari per

l’articolazione con la clavicola.

Al di sotto presenta una prima faccetta articolare per la prima cartilagine e poi tutte le

altre, sempre più ravvicinate.

Partendo dalla visione posteriore, le coste iniziano con una testa che consiste in una

doppia faccetta articolare che va ad articolarsi con quelle presenti sul bordo dei corpi

vertebrali. A questo segue una parte più stretta detta collo e poi un tubercolo che si

articola con la faccetta articolare presente sull’apice del processo trasverso delle

vertebre toraciche.

La Scapola è un osso piatto triangolare che si appoggia sulla faccia posteriore della

gabbia toracica, di cui parleremo poco più avanti.

La gabbia toracica presenta un’apertura superiore libera, che misura circa 12x7 cm.

Quella inferiore è invece chiusa dal diaframma. Le coste sono oblique, perciò

attraverso una sezione trasversa vedo più coste. È presente dimorfismo sessuale della

gabbia toracica: nel maschio è più ampia e le due emiarcate costali anteriori

descrivono un angolo, mentre nella donna spesso si nota un arco.

Tra le coste particolari abbiamo la prima costa: è orientata in modo diverso dalle altre

perché ha una faccia inferiore e una superiore, non una laterale e una mediale come le

altre. Presenta un tubercolo sulla superficie superiore o esotoracica, determinato

dall’inserzione del muscolo scaleno anteriore.

È noto come tubercolo di Lisfranc. Esso è dovuto all’inserzione di un muscolo

laterale del collo, lo scaleno anteriore. Tra il tubercolo dello scaleno anteriore e quello

dello scaleno medio c’è il solco dell’arteria succlavia, che esce dal torace per portarsi

all’arto superiore. Medialmente questa arteria scavalca l’apice del polmone, rivestito

dalla pleura. Davanti al tubercolo di Lisfranc passa invece la vena succlavia. La

costa, insieme ai due scaleni, forma quello che viene chiamato triangolo

interscalenico. In questo triangolo, oltre all’arteria succlavia, sono presenti anche tutti

i nervi destinati all’arto superiore.

ARTICOLAZIONI DELLA GABBIA TORACICA

Fra cartilagine e sterno abbiamo dei legamenti radiati. Anteriormente sono presenti

sinartrosi mentre posteriormente diartrosi. La parte più mobile delle coste è perciò

situata posteriormente mentre quella meno mobile è costituita dal piastrone esterno

costale, ovvero dall’insieme delle cartilagini. Le coste sono leve di terzo genere. Tra

le articolazioni posteriori abbiamo le artrodie costo-vertebrali o costo-somatiche

(somatica in quanto coinvolge il corpo della vertebra).

Permette movimenti di scivolamento, ed è una artrodia. Le articolazioni costo-

trasversarie sono formate da una enartrosi, ma soltanto secondo alcuni: infatti la

capsula articolare è molto lassa ed è circondata da molti legamenti che ne

impediscono il movimento e fanno sì che questa enartrosi si comporti come una

artrodia.

Morfologicamente è quindi una enartrosi, ma di fatto si comporta come una artrodia.

Posteriormente è presente un robusto apparato legamentoso costituito da legamenti di

diverso tipo che si trovano descritti sui libri di testo e che sono non sono

propriamente necessari per l’esame. Anteriormente sono presenti le articolazioni

condro-sternali. Quella tra la prima costa e il manubrio è una sincondrosi. Le altre

che legano le cartilagini delle coste allo sterno sono artrodie. Queste artrodie sono

però praticamente immobili.

Abbiamo detto che le coste sono leve del terzo genere. Il fulcro è a livello

dell’articolazione costo-somatica e della costa trasversale: rispettivamente una

artrodia e una enartrosi. La potenza è applicata dai muscoli e la resistenza è anteriore.

Siccome la potenza è tra il fulcro e la resistenza queste leve sono dette interpotenti.

Le coste possono fare due movimenti composti: uno di sollevamento e

contemporanea torsione verso l’esterno e avanzamento oppure uno di arretramento e

torsione.

Il movimento dei muscoli permette perciò di aumentare i tre diametri della cavità

toracica. Quello trasversale, quello antero-posteriore e quello cranio-caudale. Quando

invece abbassano le coste allora fanno diminuire questi tre diametri. Questo è ciò che

avviene quando respiriamo. È inoltre presente la pleura, che riveste il polmone.

Quella parietale è fissata alla fascia endo-toracica.

Quando respiriamo essa segue i movimenti della parete mentre la pleura viscerale

segue il polmone. Perciò gli effetti della respirazione si avvertono soprattutto nella

cavità pleurica, in quanto viene a crearsi uno spazio tra le due pleure e la dilatazione

del polmone avviene in seguito alla depressione creata per mezzo dei muscoli.

Qualsiasi muscolo sollevatore delle coste è un muscolo inspiratore.

Distingueremo tra muscoli delle coste inspiratori ed espiratori a seconda che siano

principali od ausiliari perché l’inspirazione a riposo è un fenomeno muscolare attivo,

invece l’espirazione, anche quella forzata, è un ritorno elastico passivo. Se invece

voglio avere delle espirazioni violente (ad esempio per spegnere una candela o

suonare uno strumento a fiato) allora bisogna usare i muscoli espiratori. Tra i

muscoli espiratori principali ci sono i muscoli dell’addome, che si inseriscono sul

bacino e sulle ultime 5-6 coste.

Agiscono avvicinando le coste al bacino e quindi contraendo la gabbia toracica.

Anche il riso e il pianto coinvolgono questi muscoli.

ARTO SUPERIORE

SCAPOLA

È formato da Scapola, Clavicola, Omero, Radio lateralmente, Ulna medialmente e

ossa della mano. La Scapola guarda verso la gabbia toracica. La cintura scapolare è

formata da Clavicola, Scapola, l’epifisi prossimale

dell’Omero e l’articolazione della spalla o scapolo-

omerale. La Clavicola ha una struttura simile a quella di un

osso lungo, ma ha un tipo di ossificazione molto

particolare, infatti in caso di rottura si possono avere

problemi di calcificazione e formazione del callo osseo.

L’asse mediano della Clavicola forma un angolo di 60°

con quello del piano del triangolo formato dalla Scapola, che a sua volta è a 30°

rispetto ai piani frontali.

clavicola ha una estremità mediale o sternale e una laterale, più piatta, detta acromiale

in quanto si articola con l’Acromion, ovvero la punta della spina della Scapola. Altro

processo osseo della scapola è quello coracoideo, su cui si inseriscono solo muscoli e

non articolazioni. Questi processi ossei sono facilmente palpabili.

Qui sono presenti le articolazioni sterno-clavicolare e acromio-clavicolare. La forma

della Clavicola è a S italica. Al di sotto della scapola notiamo il tubercolo trapezoide

e conoide, necessari ad ospitare i legamenti omonimi. La faccia anteriore della

Scapola è tutta un’area di inserzione del muscolo sotto-scapolare. La forma della

scapola è triangolare, con un margine laterale detto ascellare, uno vertebrale e

mediale e uno superiore che presenta una incisura, trasformata in un foro per mezzo

di un legamento.

Sono poi presenti angoli: uno superiore, uno inferiore e uno laterale, dove è presente

il collo della Scapola seguito dalla cavità glenoidea, di forma poco tondeggiante. La

sua estensione è infatti molto limitata, ed è per questo che tende a lussarsi facilmente.

Un cercine glenoideo ha la funzione di limitare la lussazione, ma spesso risulta

insufficiente.

La faccia posteriore è caratterizzata dalla spina che termina sfumando, portandosi in

avanti. La sua funzione è quella di dividere la Scapola in una fossa sovraspinosa e

una sottospinosa. Su di esse si inseriscono i muscoli omonimi. La Scapola è protetta

da potenti muscoli che evitano la sua rottura, semplice per via della

mancanza di spessore.

LE ARTICOLAZIONI CON LA CLAVICOLA

Notiamo che sono presenti dei legamenti che congiungono due

parti dello stesso osso: il processo coracoideo e l’Acromion. La funzione è di rinforzo

e questi legamenti vengono chiamati coraco-acromiali. L’articolazione sterno-

clavicolare presenta un disco articolare. Questa articolazione è a sella. Il disco serve

da perno per i movimenti della Clavicola. L’articolazione acromio-clavicolare

permette movimenti di scivolamento, ed è una artrodia. Il legamento coraco-

clavicolare è formato da legamento conoide e trapezoide. Questi partono dai tubercoli

omonimi e terminano sul processo coracoideo. È anche presente il legamento

trasverso superiore, che abbiamo già nominato in quanto permette all’incisura

soprascapolare di diventare un foro.

LO SCHELETRO DEL BRACCIO, DELL’AVAMBRACCIO E DELLA MANO

OMERO

È un osso lungo pari che forma lo scheletro del braccio. Costituito da una diafisi (di

forma grossolanamente circolare) e

due epifisi (prossimale e distale).

La faccia posteriore della

• diafisi presenta un solco

spiraliforme diretto in senso

medio-laterale, detto solco del

nervo radiale, lungo il quale

decorre il nervo radiale

(innerva tutti i muscoli del

gruppo posteriore del braccio e

dei gruppi posteriore e laterale

dell'avambraccio, la cute

posteriore del braccio e dell'avambraccio). Può essere leso da una frattura

omerale.

L’epifisi prossimale è caratterizzata da

• strutture che si vedono meglio da

anteriormente che lateralmente, ovvero

la piccola e la grande tuberosità

(chiamate anche rispettivamente

trochine e trochite).

Separate dal solco bicipitale

dell’omero, attraversato dal tendine del

capolungo del bicipite prima che questo

si immetta nell’articolazione scapolo-

omerale.

L’epifisi è delimitata perifericamente

dal un solco circolare detto collo

anatomico dell’omero, per

differenziarlo dal collo chirurgico dove

si sega l’omero in caso di amputazione,

confine tra epifisi e diafisi.

La testa dell’omero a forma di

segmento di sfera, rivestita da cartilagine, si articola con la cavità glenoidea

della scapola, appartenente all’articolazione della spalla.

L’epifisi distale si allarga a triangolo e poi si assottiglia leggermente curvando

• in avanti.

Entra in gioco nell’articolazione del gomito e ai vertici dell’ipotetico triangolo

presenta due protuberanze ossee (o processi), epicondilo laterale e epicondilo

mediale. Ad essi soggiacciono il condilo (o capitello dell’omero) ed una specie

di rocchetto di filo, la troclea dell’omero: per questo sono più semplicemente

chiamati epicondilo (epicondilo laterale) e epitroclea (epicondilo mediale).

Condilo e troclea sono rivestiti da cartilagine e partecipano all’articolazione del

gomito: il condilo si articola con la testa del radio e la troclea con l’ulna.

Sopra di essi vi è la fossetta radiale e la fossetta coronoidea (sopra la troclea)

(dal greco significa a becco di cornacchia).

Al di sopra della troclea vi è la fossa olecranica, dove si colloca il becco

dell’olecrano ulnare, nei movimenti di estensione del braccio.

Nel gomito il nervo ulnare diviene

molto superficiale, si immette

nell’omonimo solco (solco del nervo

ulnare) decorrendo posteriormente

all’epitroclea e medialmente

all’olecrano.

Il nervo ascellare ruota intorno al

collo chirurgico dell’omero (decorso

circonflesso).

ARTICOLAZIONE DELLA SPALLA Articolazione mal riuscita:

• la superficie i uno dei due

capi articolari, a forma di

sfera, è molto più ampia

della cavità glenoidea

della scapola.

Facilmente si lussa: lungo

• la cavità glenoidea è

presente un labbro

glenoideo, però scarsi

legamenti e solo

anteriormente, capsula

lassa anteriormente,

tendini dei muscoli

rotatori (cuffia dei

rotatori) riescono in parte a stabilizzare l’articolazione.

30° rispetto al piano sagittale tracciato in posizione anatomica di base (braccio

• addotto pendente lungo il fianco) nell’interlinea dell’articolazione.

Il tendine del capolungo del bicipite decorre nel solco bicipitale, penetra nella

capsula articolare e si infila nell’articolazione passando sulla tuberosità

sopraglenoidea della scapola.

Processo coracoideo della scapola è un prolungamento che si trova ventralmente

all'acromion: fornisce il punto di inserzione a diversi muscoli, quali il capo breve

del muscolo bicipite brachiale e funge da origine per alcuni legamenti, quali il

coraco-omerale.

I legamenti gleno-omerali sono divisi in 3 fasci: rinforzano la parte anteriore ed

inferiore della capsula

Il legamento gleno-omerale superiore è teso tra il labbro glenoideo e la piccola

tuberosità dell'omero.

Il legamento gleno-omerale medio è teso tra il labbro glenoideo e la radice della

piccola tuberosità dell'omero.

Il legamento gleno-omerale inferiore è teso tra la faccia antero-inferiore del labbro

glenoideo a e il collo chirurgico.

Forame ovale di Weitbrecht posto tra il legamento superiore e medio, fa

comunicare la cavità articolare con la borsa sierosa del sottoscapolare.

Legamenti tra clavicola e scapola (articolazione acromio-clavicolare).

La capsula articolare è protetta da una serie di che ne facilitano anche la

borse sierose

mobilità (borsa sottodeltoidea, borsa sottoacromiale, borsa del tendine sottoscapolare,

borsa acromiale).

MOVIMENTI

DELL’ARTICOLAZIONE

SCAPOLO OMERALE = enartrosi

(freni non obbligatorio saperli)

Innalzamento 6-8cm (freno: leg.

• Costo-clavicolare) Abbassame

• nto 2-4cm

(freno: leg.

Sterno-

clavicolari)

Estensione

• 80° (freno:

capsula e

leg. Coraco-

omerale)

Abduzione /

• adduzione

85° a

scapola

fissa

Abduzione /

adduzione 125° a

scapola ruotata

Rotazione mediale 85° (freno: capsula)

• Rotazione laterale 65° (freno: capsula e tensione muscoli periarticolari)

RADIO E ULNA = avambraccio

Sono due ossa lunghe (ulna è mediale rispetto al radio).

Diafisi con fori nutritizi (foro nutritizio dell’ulna e foro nutritizio del radio).

• Diafisi del radio di forma prismatico-triangolare; il suo margine mediale dà

attacco alla membrana intraossea fibrosa che unisce, colmando lo spazio

interosseo, la diafisi del radio a quella dell’ulna; presenta dei buchi in cui

passano vasi e nervi ed è interrotta in alto (qui l’arteria brachiale si divide).

Vi è una prosecuzione a nastro della membrana interossea, che prende il nome

di corda obliqua di Weitbrecht. Le superfici articolari sono rivestite da

cartilagine.

Diafisi dell’ulna: forma prismatico-triangolare e cilindrica nella parte inferiore.

Epifisi prossimale ulnare: salendo dalla diafisi verso l’epifisi, la tuberosità

• dell’ulna. È una prominenza ossea, immediatamente inferiore al processo

coronoideo. Accoglie il capo terminale del muscolo brachiale .

Olecrano è la parte più prossimale dell'ulna, è una proiezione ossea a forma di

uncino che serve alla costituzione dell'articolazione del gomito (è rivestito da

cartilagine). Infatti concorre alla formazione dell'incavo trocleare, che ospita la

troclea dell'omero.

Incavo trocleare (o incisura semilunare): è una depressione con

un’interruzione della cartilagine articolare tra l’olecrano e il processo

coronoideo. Come anticipato, la funzione dell'incavo trocleare è articolarsi con

la troclea omerale e generare l'articolazione del gomito.

Processo coronoideo: cresta ossea, situata sulla superficie anteriore dell'ulna e

proiettata in avanti. Concorre alla formazione dell'incavo trocleare, quindi

serve al completamento dell'articolazione del gomito.

Un’altra superficie articolare si trova sul margine laterale del processo

coronoideo, ricoperta da cartilagine in continuità con quella del processo;

abbiamo l’incisura radiale dell’ulna che entra in contatto articolare con una

parte della superficie circonferenziale della testa del radio.

Epifisi prossimale del radio: presenta due tuberosità ancora più marcate di

• quelle dell’ulna, dove si inserisce il bicipite brachiale.

Il capitello o testa del radio, la cui faccia superiore è detta fossa glenoidea, si

articola con il condilo dell’omero e la cui circonferenza articolare costituisce

l’articolazione radio-ulnare prossimale.

Il collo del radio subito al di sotto del capitello.

Epifisi distale: verso il basso l’ulna si assottiglia e il radio si ingrossa.

• Entrambe le epifisi, il radio lateralmente e l’ulna postero-medialmente,

terminano con un processo stiloideo. Quello del radio serve da punto di repere

per palpare arteria radiale, quello ulnare si presenta come rilievo appuntito sul

polso

Sulla faccia mediale dell’epifisi del radio c’è l’incisura ulnare del radio, per

l’articolazione con l’estremità distale dell’ulna (articolazione radio-ulnare

distale).

Sull’epifisi distale del radio vista posteriormente presenta vari solchi e un

tubercolo, dove passano tendini muscoli estensori delle dita della mano

(Non sono da sapere singolarmente).

Tibia e perone (o fibula) sono omologhi nella gamba.

COMPLESSO ARTICOLARE DEL GOMITO

Il complesso articolare comprende tre articolazioni:

Ginglimo angolare omero-ulnare tra la troclea dell’omero e l’incisura

1. semilunare (che congiunge l’olecrano e il processo coronoideo) che consente la

flesso-estensione

Condilartrosi tra condilo (o capitello) dell’omero e il capitello (o testa) del

2. radio nella sua superficie un po’incavata, che consente la flesso-estensione e

lievissimi movimenti di angolazione dell’avambraccio rispetto al braccio

(quasi impercettibili)

Ginglimo laterale radio-ulnare prossimale con la partecipazione

3. dell’enartrosi omero-radiale, assieme al ginglimo laterale radio-ulnare distale, è

responsabile dei movimenti di pronazione e supinazione dell’avambraccio (le

epifisi che si angolano sono solo quelle distali)

L’olecrano non è incluso nella capsula articolare.

Vi sono delle borse a livello olecranico. Guardando la capsula articolare si nota che è

molto robusta ed estesa, ma come legamenti non ne ha molti, ma resistenti

(legamenti collaterali). Sono nastri fibrosi che vanno dai due epicondili (epicondilo

ed epitroclea) alle rispettive ossa sottostanti (collaterale radiale e collaterale

ulnare).

Il radio, nella sua superficie circonferenziale che non è in rapporto con l’incisura

radiale dell’ulna, è circondato da un anello fibroso che va dal margine anteriore

dell’incisura radiale al margine posteriore (legamento anulare del radio ) . È fissato

solo sull’ulna.

Il legamento quadrato è un ulteriore mezzo per mantenere le due ossa in giusto

rapporto articolare (testa del radio ed incisura radiale dell’ulna). E' teso tra margine

inferiore dell'incisura radiale dell'ulna e collo del radio.

Vi è una fisiologica angolazione tra l’asse dell’omero (e si vedrà anche del femore) e

l’asse dell’ulna. Quando il segmento distale di un arto si angola rispetto al segmento

prossimale (quando le ossa dell’avambraccio sono angolate rispetto all’omero) si

parla di VALGISMO (se la deviazione è in fuori; il gomito è fisiologicamente valgo,

12-18°) o VARISMO (se la deviazione è in dentro).

Flesso-estensione 145° (freni: capsula e leg. Collaterale mediale ulnare)

Prono-supinazione 90° (freni: leg. Quadrato anulare, membrana interossea, corda

obliqua di Weitbrecht)

L’incisura ulnare del radio e la faccia mediale dell’epifisi distale del radio si articola

con l’ulna e nella radio ulnare distale (ginglimo assiale del tipo laterale, consente

incrociamento delle due ossa nella prono-supinazione dell’avambraccio).

L’articolazione si spinge anche un pochino sotto l’ulna, quindi la superficie rivestita

da cartilagine articolare dell’epifisi distale dell’ulna partecipa solo all’articolazione

radio ulnare. Non riesce a partecipare all’articolazione radio-carpica, perché tra

l’ulna e il carpo si interpone un disco articolare (o legamento articolare) che separa la

cavità articolare radio-ulnare distale dalla cavità articolare radio-carpica.

ARTICOLAZIONE RADIO-CARPICA = articolazione del polso

Articolazione tra:

faccia inferiore del radio

1. il disco articolare triangolare

2. le tre ossa del carpo

3.

LA MANO

La mano si compone di tre regioni:

Carpo La parte più prossimale che si articola con l’avambraccio costituita da 8

1. ossa corte

Metacarpo 5 ossa lunghe con epifisi prossimale detta base ed epifisi distale

2. detta testa, che è convessa e si articola con la falange prossimale. Sono indicate

come I,II,III,IV,V metacarpale procedendo dal più laterale.

Falangi ossa lunghe; possono essere chiamate falangi prossimali, mediali e

3. distali o ungueali, il pollice ha solo falange prossimale e distale; oppure

falange, falangina e falangetta.

La base della falange prossimale si articola con la testa delle ossa metacarpali.

OSSA DEL CARPO

4 fila PROSSIMALE: procedendo in senso latero-mediale abbiamo scafoide

• (tabacchiera anatomica, conca vicino al pollice), semilunare, piramidale, su

un piano più anteriore e articolato con il precedente c’è il pisiforme

4 fila DISTALE: procedendo in senso latero-mediale abbiamo trapezio,

• trapezoide, capitato, uncinato

Non si trovano sullo stesso piano, ma su un piano curvilineo concavo, chiuso

ventralmente da un legamento (legamento trasverso del carpo o retinacolo dei

muscoli flessori). Si forma un tunnel che ha come letto la faccia palmare del carpo e

come tetto questo legamento trasverso del carpo (tunnel carpale o canale del

carpo), che può andare incontro ad infiammazione.

ARTICOLAZIONE DELLA MANO

Condilartrosi radio-carpica prendono parte il radio dal lato PROSSIMALE e

• le ossa del carpo dal lato DISTALE

Dal lato prossimale l'estremità distale del radio che ha la forma di una

− cavità ovale concava, detta cavità glenoidea

Dal lato distale, la superficie articolare del carpo si presenta come un

− condilo formato dalle facce prossimali dello scafoide, del semilunare e

dell’osso piramidale, che sono tra loro unite da legamenti interossei.

Lo scafoide e parte del semilunare corrispondono al radio; parte del

semilunare e del piramidale si mettono in giunzione con il disco

articolare; la maggior parte del piramidale si applica contro il legamento

collaterale ulnare.

Consente movimenti di flesso-estensione di 80° (freni: capsula e legamenti

radio- carpici), adduzione 45° (freno: legamento collaterale radiale e capsula),

abduzione 15° (freno: legamento collaterale ulnare e capsula), circonduzione,

pronazione e supinazione attribuibili anche ad altri distretti articolari, già

descritti.

Legamenti radio-carpica:

− Dal lato radiale il collaterale radiale

Dall’ulna, aderendo al disco fino al piramidale, il collaterale ulnare

Legamento radio-ulnare dorsale è ulteriore rinforzo

Le articolazioni intercarpiche sono tutte artrodie, consentono lievi movimenti di

scivolamento fra di loro, in modo da curvare un po’di più il palmo della mano.

Fra le ossa prossimali e distali del carpo, si considera tutto come un’unica superficie

articolare (articolazione medio-carpica), nell’insieme è una condilartrosi,

articolazione sul pavimento del tunnel carpale che consente flesso-estensione e

maggiore curvatura.

SCHEMA GLOBALE

Art. radio-carpica = condilartrosi

⋅ Art. medio-carpica= condilartrosi

⋅ Art. intercarpiche= artrodie

⋅ Art. carpo-metacarpica I= a sella (trapezio, movimento del pollice)

⋅ Art. carpo-metacarpica II-V= artrodie

⋅ Art. intercarpiche= artodie

⋅ Art. metacarpo-falangea I= ginglimo angolare (pollice)

⋅ Art. metacarpo-falangea II-V= condilartrosi

⋅ Art. interfalangee=ginglimi angolari

LEGAMENTI:

Le ossa del carpo con le vicine si scambiano una serie di legamenti

• Sopra c’è il legamento trasverso del carpo, che le nasconde alla vista sul lato

• palmare

Le articolazioni carpo-metacarpiche sono rinforzate da legamenti dorsali e

• volari connessi con i rispettivi legamenti intercarpici e intermetacarpali.

Le articolazioni metacarpo-falangee hanno legamenti collaterali radiali e

• ulnari e tenute solidali dal legamento accessorio volare, che sulla superficie

interna è rivestito da cartilagine ialina e partecipa all’articolazione.

Le articolazioni interfalangee costituiscono dei ginglimi angolari forniti di un

• piccolo labbro glenoidale, di pertinenza del legamento accessorio palmare;

sono rinforzate da legamenti collaterali ulnari e radiali.

ARTO INFERIORE

CINGOLO PELVICO (BACINO)

PELVI= 2 OSSA DELL’ANCA (ILEO, ISCHIO, PUBE) + OSSO SACRO +

COCCIGE + SINFISI PUBICA (un pochino obliqua in avanti)

Delimita cavità pelvica: GRANDE PELVI (contiene parti più aborali dell’intestino) e

la PICCOLA PELVI (retto, utero, vagina, ovaie, tube uterine, vescica ed

eventualmente la prostata, l’uretra).

Lateralmente presenta due superfici concave rivestite lungo superficie semilunare da

cartilagine, con piccola incisura in basso, che prendono il nome di acetabolo o cotile.

Accoglie la testa del femore per costituire l’articolazione dell’anca (o coxo-femorale).

È delimitato da margine circolare detto ciglio cotiloideo.

Nella parte inferiore e anteriore dell’ileo si notano due fori otturati da una

membrana otturatoria.

Ciascun osso dell’anca comprende:

Ileo forma lo spicchio superiore dell’acetabolo

1. Ischio forma spicchio più inferiore dell’acetabolo ed ha un ramo inferiore

2. (tuberosità ischiatica che è palpabile e può far male negli individui magri quando

si siedono) ed uno superiore. Nell’insieme il ramo inferiore del pube e dell’ischio

formano la branca ischio pubica, che delimita inferiormente il foro otturato.

Pube ramo superiore e inferiore che si articola per sinfisi con il controlaterale;

3. delimita parte superiore del foro otturato e forma uno spicchio anteriore

dell’acetabolo

L’osso dell’anca non è complanare nelle sue componenti, ma le ali iliache sono

messe su piani diverse rispetto alle altre parti (varie componenti fuse in un osso

unico).

La sinfisi pubica è un pochino obliqua in avanti.

Il sacro si articola con le ali iliache (articolazione sacro-iliaca), considerabile un

artrodia.

Analogie tra cingolo pelvico e cingolo scapolare.

In pratica l’ileo e sottostante ischio sono la scapola, la

clavicola corrisponde al pube.

OSSO DELL’ANCA ( O OSSO COXALE)

L’osso dell’anca è un osso piatto , pari e simmetrico. E’ costituito da ileo, ischio e

pube. L’osso dell’anca ha 2 facce, una interna e una esterna e 4 margini.

L’ileo, l’ischio, il pube; si fondono entro il 15/16 esimo anno di età.

L’ileo è posto superiormente all’acetabolo, l’ischio postero-inferiormente e il pube

antero-inferiormente.

Nella superficie mediale dell’ileo vi è un grande rilievo denominato linea arcuata

che è obliqua e suddivide la faccia interna dell’ileo in due parti ; la parte superiore

concava è detta fossa iliaca interna e la parte inferiore corrisponde al fondo della

cavità dell’acetabolo . La faccetta auricolare si trova all’estremità posteriore della

linea arcuata e si articola con la superficie articolare del sacro. Dietro a questa faccia

auricolare per il sacro, si trova una grossa parte più robusta detta tuberosità iliaca

che dà inserzione ai legamenti sacro iliaci posteriori.


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DETTAGLI
Esame: Anatomia I
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni) (ORBASSANO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Medicina96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Panattoni Gian Luigi.

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