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Umberto Saba

Il vero cognome

Il vero cognome è Poli. Egli usava uno pseudonimo riprendendo il cognome della balia Peppa Sabaz.

L'ambiente familiare e la formazione culturale

Dopo aver subito sin da piccolo una difficile situazione familiare, che si ripercuoterà sulla sua esistenza, Umberto Saba vive a Trieste in una posizione appartata lontano dalle ricerche letterarie della generazione primonovecentista. Da qui, da questo ambiente lontano dai centri più attivi della cultura nazionale, derivano i legami con la tradizione poetica ottocentesca, di cui riuscirà a liberarsi solo più tardi, pur senza mai assumere aperti atteggiamenti di rottura. Trieste, città periferica e provinciale, è anche una porta aperta verso la cultura mitteleuropea e Saba sa approfittarne. Fondamentale si rivela per lui la conoscenza della psicoanalisi, non solo per rendersi conto della propria sofferenza psicologica, ma per motivare le ragioni profonde della sua poesia.

Il Canzoniere

Pubblicate nel 1921 le prime poesie sotto il titolo di Canzoniere, Saba aumenta progressivamente la raccolta con altri volumetti fino all’edizione complessiva da lui curata nel 1945 con la riproposta del titolo iniziale (lo stesso attribuito all’edizione definitiva, con le ultime aggiunte, uscita postuma nel 1961). La scelta è indicativa di un’idea di poesia che ha accompagnato l’esistenza del poeta come se si trattasse di una cronaca dell’esperienza (la riproposta delle singole raccolte, pubblicate nel corso degli anni, reca l’indicazione degli anni a cui i testi si riferiscono). L’autore stesso ha potuto definirla una storia, un romanzo, insistendo sull’idea della continuità che dà conto dei singoli componimenti poetici e ne precisa il significato. È stato proprio Saba a definire la sua poesia facile e difficile, fornendoci una chiave di lettura penetrante: la facilità è quella di un’espressione discorsiva, spesso colloquiale, di non ardua decifrazione, anche se non mancano momenti fulminei di straordinaria intensità espressiva; la difficoltà consiste nell’acuta percezione della complessità delle motivazioni che si nascondono sotto la lettera delle parole (la verità che giace al fondo).

Le prose

L’abilità creativa di Saba ha modo di rivelarsi pienamente nella Storia e cronistoria del Canzoniere (1948), una sorta di analisi rivolta a se stesso, questa volta per chiarire e chiarirsi le ragioni della propria poesia sia in riferimento alle occasioni da cui sono nati i singoli componimenti, sia le profonde motivazioni interiori. Il romanzo incompiuto Ernesto, pubblicato postumo, è la storia di una difficile e delicata crescita adolescenziale, giocata fra le incertezze dell’attrazione sessuale e le difficoltà create dall’ambiente in cui vive il protagonista.

La vita

Trieste 1883 (città che apparteneva all’impero austro-ungarico. Diventa italiana solo alla fine della guerra nel 1918). Ha la cittadinanza italiana grazie al padre, Ugo Edoardo Poli, discendente da una nobile famiglia veneziana. La madre, Felicita Rachele Cohen, appartiene a una famiglia ebrea di piccoli commercianti. Quando ha il figlio, è già stata abbandonata dal marito, un giovane insofferente dei legami familiari. Ben presto il bambino viene affidato a una balia slovena, Peppa Sabaz, che, avendo perso il figlio, riversa su di lui il suo affetto. Successivamente la madre, austera e severa, rivuole il figlio con sé. Privo della figura paterna, diviso nel suo amore fra la madre naturale e quella adottiva, Saba trascorre un’infanzia difficile e malinconica, che rievocherà più tardi nelle poesie intitolate Il piccolo Berto. Abbandona gli studi alla quarta ginnasiale, decidendo di proseguirli come autodidatta. La sola forma di compensazione e di sfogo è offerta dalla poesia. L’amore per Leopardi è contrastato dalla madre che cerca di fargli leggere uno scrittore impegnato come Parini. La formazione letteraria matura sui testi di Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso, Foscolo, Manzoni. Un soggiorno di studi a Firenze non lo coinvolge nella battaglia per il rinnovamento culturale che proprio in quella città i giovani stavano avviando. Particolarmente difficili risulteranno i rapporti con La Voce, mentre il concittadino Slataper stronca la prima raccolta dei suoi versi. Come Svevo, anche Saba sconta la sua collocazione di intellettuale periferico, più legato alle radici profonde della cultura mitteleuropea. Sposa Carolina Woelfer, da cui avrà una figlia, Linuccia. Tra il 1907 ed il 1908 è chiamato sotto le armi e scrive Versi militari. Dopo aver partecipato al primo conflitto bellico, Saba aprirà a Trieste una libreria antiquaria, che costituirà, insieme con la poesia, l’occupazione di tutta la sua vita. Nel 1921 esce il Canzoniere, in cui Saba raccoglie tutta la sua precedente produzione poetica. Sofferente di disturbi nervosi, nel 1928 intraprende una cura con un allievo di Freud, il triestino Edoardo Weiss. Colpito dalle leggi razziali, si trasferisce a Parigi. Allo scoppio della guerra è a Roma, dove Ungaretti cerca di proteggerlo. Durante l’occupazione vive nascosto a Firenze, ospite anche in casa di Montale. Muore nel 1957.

La poetica

Un poeta isolato

Nel panorama della lirica italiana del primo Novecento l’opera di Saba, con la sua predilezione per le tematiche quotidiane e con il suo tono prosastico e dimesso, costituisce una vistosa accezione tanto da apparire inattuale. La marginalità della poesia sabiana è strettamente connessa all’origine triestina del poeta, legato per nascita e cultura a una città che, a fine Ottocento, era ancora parte dell'impero austro-ungarico e che diventerà italiana solo nel 1918. La formazione culturale di Saba, condotta in gran parte da autodidatta, avviene quindi in un ambiente letterario lontano sia dalle esperienze poetiche post-simboliste sia dalle accese sperimentazioni avanguardistiche che influenzano Ungaretti e, più tardi, gli Ermetici. Estraneo ai nuovi fermenti culturali che interessano l’Italia, Saba è invece influenzato dalle forme della tradizione poetica italiana sette-ottocentesca, da Parini a Foscolo a Leopardi, come pure dai libretti d’opera dell’800. La vocazione mitteleuropea di Trieste favorisce d’altro canto il precoce contatto con gli stimoli più innovativi provenienti dall’area di lingua tedesca: egli si accosta così alla lettura diretta del filosofo Nietzsche (interpretato in un’ottica opposta rispetto al superomismo dannunziano) e soprattutto di S. Freud, la cui influenza farà di Saba, secondo la celebre definizione di Contini, un poeta psicoanalitico prima della psicoanalisi. Rispetto all’ambiente italiano Saba si pone come un autore al tempo stesso arretrato e originalmente innovativo, condividendo la sorte che era già toccata a un illustre triestino, Italo Svevo. Non a caso l’opera di Saba comincia ad essere apprezzata soltanto negli anni Venti e Trenta, quando la rivista Solaria ne promuove la conoscenza.

La poesia onesta

Fedele al proprio ideale poetico, Saba si mantiene lontanissimo dalle pose estetizzanti di matrice dannunziana così come dal culto della parola pura, affidando invece alla poesia una profonda funzione conoscitiva, legata all’espressione delle verità più profonde ed essenziali dell’esistenza. A differenza dei poeti simbolisti, tuttavia, egli non si propone di indagare astrattamente il mistero che si cela dietro la realtà, ma intende confrontarsi con gli aspetti più quotidiani e concreti dell’esistenza, a partire dalla propria esperienza individuale. Secondo quanto egli stesso afferma nell’articolo Quello che resta da fare ai poeti, rifiutato dalla rivista fiorentina la Voce nel 1911 e pubblicato postumo nel 1959, compito dell’artista è produrre una poesia onesta che, a partire da una sincera autoanalisi della propria interiorità, sia in grado di ritrovare al di là delle apparenze la verità che giace al fondo di ciascuno, i sentimenti più intimi e le pulsioni.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

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