Letteratura italiana contemporanea
Neoclassicismo e romanticismo
Ci troviamo tra la seconda metà del '700 e i primi decenni dell'800. Questa è l'età delle rivoluzioni, infatti l'Illuminismo aveva promosso un processo di rinnovamento che era sfociato nelle varie rivoluzioni (Rivoluzione Americana, Industriale e Francese) e la caduta dell'Antico Regime, quindi fine della monarchia assoluta e il re e l'affermazione del principio che la fonte della sovranità è il popolo. Dopo la rivoluzione francese abbiamo eserciti di massa quindi coinvolgimento della massa in prima persona.
Si ha l'emergere di nuove classi medie, borghesi e mercantili. Quelle borghesi hanno la necessità di un ordine visto in Napoleone che concentra nelle sue mani un grande potere di vastissime estensioni. Nel 1796 gli eserciti francesi entrano in Italia e provocano la fondazione delle repubbliche giacobine. L'arrivo dei francesi porta in Italia un processo di ammodernamento dal punto di vista economico. Sul fronte politico abbiamo quello che viene chiamato triennio giacobino, si diffondo idee patriottiche, democratiche, ma ben presto vede nella dittatura napoleonica un tradimento delle idee illuministiche che si era fatta portatrice.
Tra il 1814-15 il dominio napoleonico volge al termine con il congresso di Vienna e il ritorno ai vecchi sovrani. Tutto ciò provoca una crisi dei valori illuministici e l'emergere di sentimenti di delusione. Neoclassicismo e romanticismo possono essere visti come due reazioni alla crisi. Neoclassicismo: rifugiarsi nel mondo antico di bellezza e armonia. Romanticismo: ripiegamento nell'interiorità dell'uomo e nella natura.
Neoclassicismo
C'è una grande attrazione per il mondo antico preso come vasta letteratura greca e romana. Dovremmo parlare di neoclassicismo ogni volta che si è mostrato questo interesse, ma in realtà sappiamo che in diversi momenti della storia l'uomo ha mostrato ammirazione per il mondo classico (Dante). Però viene assimilato alla mentalità medievale del poeta, non c'era una frattumazione tra presente e passato, con una chiave precristiana.
Il culto del mondo classico si verifica anche nel periodo dell'umanesimo (400), classicismo filologico, riscoperta dei classici, riportare le opere antiche alla loro veste originale. Nasceva dal fatto che dopo la caduta dell'impero romano molte opere furono rinchiuse nei monasteri e i monaci avevano alterato molti testi originali. Anche nel periodo dell'arcadia (fine 600-inizio 700) che guarda il mondo classico per superare l'eccessiva artificiosità dello stile rococò e barocco.
Il neoclassicismo recupera e porta al compimento questo progetto di recupero dell'antichità. Questo fu dovuto anche ad un evento particolare: riscoperta di Ercolano e Pompei. Il neoclassicismo vuole proporre un ritorno alla purezza delle forme classiche, l'arte classica aveva realizzato il bello assoluto, ideale con profonda armonia. L'unico modo per creare un'opera d'arte era imitare le opere classiche.
Si utilizza questa espressione perché nella seconda metà del settecento di avverte una profonda frattura tra presente e passato che viene visto come un paradiso antico che non può più ritornare. Winkelmann aveva fatto un'analisi dell'Apollo del Belvedere. Teorizzò i principi fondamentali della poetica classica. Dalla contemplazione di Apollo trae aspetti fondamentali del neoclassicismo. Gli aspetti fondamentali possono essere sintetizzati in:
- La statua greca è una manifestazione del bello ideale che va al di là del tempo presente e della materia.
- La bellezza è nobiltà e grandezza nelle forme e negli atteggiamenti.
- Il suo atteggiamento è un rapporto di religiosa ammirazione, avverte una sorta di estasi dinanzi al classico come un rifugio dal presente.
- La bellezza ideale non esclude l'intensità delle passioni, ma è trascesa in una superiore calma e compostezza.
Successivamente, gli intellettuali del tempo diedero una propria personale interpretazione, talvolta opposta a quella di Winckelmann. È possibile mettere a confronto, infatti, due letterati dell'epoca: Vincenzo Monti e Ugo Foscolo, rappresentanti della poesia neoclassica poiché fecero riferimenti ai miti classici, adoperarono un linguaggio aulicamente atteggiato (ricco, cioè, di parole desuete, latinismi ecc...), amarono rappresentare la realtà moderna attraverso il velo mitologico; nonostante però queste caratteristiche comuni, Monti e Foscolo si oppongono nel rappresentare la poetica neoclassica. Queste differenze sono legate alle esperienze biografiche: Monti fu un intellettuale organico durante il regime borbonico, rappresentando il vecchio tipo di intellettuale italiano: un intellettuale cortigiano, pronto a schierarsi al sovrano di turno per trarre vantaggi ed onori.
Per tanto, fu cantore del Pontefice Paolo VI, della Rivoluzione Francese e, infine, di Napoleone, per il quale scrisse un Prometeo componimento intitolato " " (recupero del mito, della figura antica), celebrando l'imperatore francese come eroe. In Monti manca l'inquietudine e l'angoscia che, invece, animano Foscolo che partecipò attivamente alla vita politica del suo tempo. L'autore italo-greco non riesce a trovare un proprio ruolo nel nuovo assetto sociale creatosi dopo il trattato di Campoformio, rifiuta di ricoprire il ruolo di intellettuale cortigiano come fece Monti; manterrà sempre l'atteggiamento di uomo libero, assumendo il ruolo di poeta vate, promulgatore di un messaggio di libertà e rivendicazione dei diritti della nazione attraverso il recupero della tradizione.
Queste esperienze assai diverse rifluiscono soprattutto nello stile poetico e quindi in che modo i due poeti hanno interpretato le teorie neoclassiche. Leopardi, parlando di Vincenzo Monti, lo definisce "poeta dell'orecchio ma non del cuore", cioè i versi di Monti sono dei versi perfettamente costruiti sotto il rigore delle regole classiche però sono freddi, aridi, incapaci di commuovere il lettore. Al contrario, Foscolo è colui che ha interpretato fedelmente l'interpretazione di Winckelmann.
Bisogna ricordare che Ugo Foscolo si formò in piena epoca illuministica e aveva tratto da quest'ultimo una visione meccanicistica della vita: ha la consapevolezza che il tempo distrugge ogni cosa e tutto termina con la morte. All'azione distruttiva del tempo, Foscolo attribuisce alla poesia e alla fantasia una funzione eternatrice. Molti critici hanno parlato, nell'autore, di "neoclassicismo romantico" in quanto egli si pone a cavallo tra due sensibilità. Poiché la realtà non è assolutamente poetica, si sente la necessità di trasfigurarla idealizzandola con la tradizione classica.
Su queste direttive, Monti, il quale scrive spesso poesie d'occasione (celebrando, cioè, eventi contemporanei agli autori), compone l'ode "Al signor di Montgolfier" (1784), trasfigurando il volo del pallone aerostatico a miti classici. Per quanto riguarda Foscolo, possiamo prendere in considerazione "A Zacinto" (1802-3). Dà come oggetto principale, la celebrazione della dedica alla terra natia: Zante. Il gusto neoclassico lo si coglie immediatamente dal titolo poiché Foscolo opta per il nome antico dell'isola a sfavore di quello moderno. Inizia il sonetto con elementi rappresentativi del vago indefinito.