Università degli Studi di Milano-Bicocca
Filosofia della mente, logica e lingue naturali, Panzeri
Primo modulo: Le caratteristiche distintive del linguaggio umano
Perché nella prima lezione abbiamo discusso sia la frase «Mostrami il secondo mattoncino azzurro» che la frase «Mostrami il secondo mattoncino azzurro sottolineato»? Abbiamo discusso sia la frase «Mostrami il secondo mattoncino azzurro» sia la frase «Mostrami il secondo mattoncino azzurro sottolineato» per dimostrare la struttura ricorsiva e gerarchica della lingua.
Hamburger & Crain testarono 15 bambini di età media 4 anni e 10 mesi chiedendo loro di indicare «the third orange ball» in configurazioni tipo e hanno trovato che nell’85% dei casi, i bambini sceglievano correttamente la quarta palla a partire da sinistra, mostrando di computare prima «orange» e modificare dopo questo composto con il cardinale «third».
Regola ricorsiva e struttura gerarchica
Fate un esempio di regola ricorsiva che produce una struttura gerarchica. La regola con cui un aggettivo postnominale si combina con l’elemento che qualifica è una regola ricorsiva che dà luogo a una struttura gerarchica del tipo: [[secondo] [[[mattoncino] [azzurro]][sottolineato]]].
Contributo semantico dell'aggettivo
Qual è il contributo semantico dell’aggettivo che segue il nome nel sintagma nominale «triangolo rosso»? Nel sintagma nominale «triangolo rosso», l’aggettivo qualificativo «rosso» è un aggettivo postnominale, esso è gerarchicamente sovraordinato ad un eventuale aggettivo prenominale poiché il suo contributo semantico è quello di intersezione insiemistica.
Contrastare significati diversi
Cosa ci dice il contrasto fra le frasi «Le numerose famiglie protestarono» e «Le famiglie numerose protestarono»? Nella seconda frase, «Le famiglie numerose protestarono», l’aggettivo postnominale «numerose» crea un’intersezione insiemistica con il nome «famiglie», andando a definire un insieme unico di «famiglie numerose» che «protestarono». La prima frase esprime un significato diverso: l’aggettivo prenominale «numerose» non definisce il tipo di «famiglie» che «protestarono», bensì indica che un alto numero di «famiglie», numerose o meno, «protestarono».
Esempio di intersezione insiemistica
Esempio di intersezione insiemistica formata da un nome e un aggettivo postnominale: «famiglie numerose».
Regola ricorsiva non linguistica
Fate un esempio di regola ricorsiva non linguistica. La regola aritmetica n+1 è una regola ricorsiva perché posso ottenere una serie infinita di valori al variare di n.
Strutture piatte e non gerarchiche
Fate un esempio di regola ricorsiva che produce strutture piatte e non gerarchiche. La regola «prendi la terza lettera di una stringa di lettere e aggiungila tra la prima e la seconda lettera della stessa stringa» è ricorsiva e produce quindi una sequenza infinita, però essa non produce una struttura gerarchica, ci dice che le lettere stanno una dopo l’altra su una linea piatta, non che c’è una relazione di contenimento fra i prodotti della regola stessa: b q f, d b q, b q f…
Risposte dei bambini a comandi linguistici
A che età i bambini inglesi rispondono a comandi come «Point to the second green ball» come gli adulti? Commentate questi dati. Secondo gli esperimenti di Hamburger & Crain, i bambini rispondono a comandi come «Point to the second green ball» all’età di circa 4 anni e 10 mesi mediamente. Questi risultati sperimentali, ottenuti nel 1984, sono compatibili con l’idea che l’informazione sulla struttura gerarchica delle lingue sia innata. Non si può però escludere che i bambini, nel lasso di tempo che va dalla loro nascita ai 4 anni e 10 mesi, abbiano imparato che la loro lingua è gerarchica.
Sviluppo del linguaggio
Tappe di sviluppo pre-determinate in lingue orali e segnate. Gli studi sull’acquisizione del linguaggio, parlato o segnato, mostrano chiaramente che esso avviene autonomamente e segue tappe di sviluppo pre-determinate con una tempistica largamente prevedibile: a ca. 6 mesi, lallazione; a ca. 12 mesi, prime parole; a ca. 20 mesi, esplosione del vocabolario (fino a dieci nuove parole al giorno); in età prescolare, sistema grammaticale pienamente sviluppato nei suoi aspetti fondamentali. Inoltre, queste tappe di sviluppo e una tempistica analoga si ritrovano nell’acquisizione delle lingue dei segni, ciò fa pensare che lo sviluppo del linguaggio sia in larga misura determinato endogenicamente.
Kung San e sviluppo del linguaggio
Perché si è parlato dei Kung San nel deserto del Kalahari, in Namibia? Nella nostra cultura tendiamo a pensare che sollecitare il bambino rivolgendogli la parola quando ancora non parla con un codice semplificato (il cosiddetto «mammese») costituisca un passaggio fondamentale nello sviluppo del linguaggio. In altre culture, gli adulti non si rivolgono ai bambini finché essi non sono in grado di interagire e questi sviluppano il linguaggio senza alcun problema. Analogamente, i Kung San ritengono di dover insegnare la posizione eretta ai loro bambini, ad esempio sostenendoli con mucchi di sabbia, mentre nella nostra cultura attendiamo che essi lo facciano autonomamente. Entrambi i comportamenti di aiuto si dimostrano dunque non necessari, anche se non inutili.
Esempi non linguistici di periodo critico
L’acquisizione del linguaggio avviene in modo spontaneo solo all’interno di una certa finestra temporale, il cosiddetto periodo critico o sensibile. L’esistenza del periodo critico è una prova a favore della teoria innatista di Chomsky poiché esso si trova di frequente anche in altre specie animali a regolare lo sviluppo di funzioni cognitive. Per esempio, il canto dei fringuelli si sviluppa pienamente se questi animali sono esposti al canto dei loro conspecifici entro il decimo mese di vita; al passare di questo periodo critico, per quanto l’esposizione al canto sia intensa, il canto del piccolo fringuello sarà rudimentale. Il sistema di visione dei gatti si comporta in modo analogo: se si tiene coperto l’occhio di un gattino fino all’età di tre mesi, il gattino in questione non vedrà tanto acutamente quanto avrebbe dovuto.
Riferimenti al periodo critico
Elencate tutte le volte che nel corso si è parlato in maniera diretta o indiretta di periodo critico. Nel corso si è più volte parlato di periodo critico: innanzitutto, a sostegno dell’ipotesi del linguaggio come organo di Chomsky e ulteriormente, inserito nel discorso della lingua dei segni del Nicaragua.
Ricchezza morfologica e complessità linguistica
Continuum di ricchezza morfologica da lingue meno complesse a lingue più complesse. La morfologia è quell’ambito dello studio della lingua che si concentra sulla struttura delle parole. Durante il corso, abbiamo approfondito l’idea che non si può associare la complessità linguistica alla complessità culturale poiché ogni lingua possiede il medesimo grado di complessità linguistica e potenziale espressivo. In particolare, le lingue possono essere morfologicamente più ricche o più povere, ma questa caratteristica viene generalmente compensata da una sintassi più semplice o più complessa. La sintassi è invece quell’ambito dello studio della lingua che riguarda come le parole si combinano tra loro a formare delle frasi. Nel corso, abbiamo preso in esame lingue in cui si riscontra questa complementarietà, esse sono: cinese, inglese, italiano, latino e mohawk. Questo ordine le presenta dalla morfologicamente più povera -il cinese è una lingua isolante- e sintatticamente più ricca alla morfologicamente più complessa -il mohawk è una lingua polisintetica- e sintatticamente più semplice.
Lingua e dialetto
Le lingue possono variare nella dimensione del loro lessico, come nel caso delle lingue informali, che mancano di termini specialistici. Tuttavia, se necessario, le lingue informali possono facilmente prendere in prestito termini dalle lingue ufficiali. Le lingue informali, di solito, prima di diventare tali erano dialetti. «Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina», M. Weinreich.
Fenomeni linguistici in italiano e mohawk
I fenomeni in italiano che richiamano quelli presenti in mohawk sono: parole morfologicamente complesse come «daglielo», ma non espressione di polisintesi vera e propria come le parole in mohawk; parole con incorporazione del nome del tipo verbo-nome come «lava-piatti», in mohawk possibili anche con la flessione del verbo; la restrizione verbo-oggetto, presente anche in mohawk; la dislocazione del soggetto e dell’oggetto, frequente in mohawk; l’omissione del soggetto, possibile anche dell’oggetto in mohawk.
Complessità linguistica
Ci sono lingue più complesse di altre? La complessità linguistica di ogni lingua è eguale, ma all’interno di essa, le lingue possono variare per complessità in ambiti specifici. Ad esempio, a una complessità morfologica maggiore corrisponde una complessità sintattica minore e viceversa. Tutte le lingue, parlate e segnate, hanno la stessa capacità di trasmettere contenuti ricchi e concetti astratti.
Lingue polisintetiche e complessità sociale
Tutte le lingue polisintetiche sono parlate da comunità tradizionali e di piccole dimensioni, nessuna lingua polisintetica è la lingua ufficiale di uno stato-nazione moderno tecnologicamente avanzato. Baker suggerisce, nel suo libro Gli atomi del linguaggio, che ciò sia un caso e, a sostegno di questa ipotesi, porta l’esempio della società azteca: essa era una delle società tecnologicamente più avanzate e con più stratificazioni sociali dell’America precolombiana, eppure la loro lingua, il nahuatl, era tra le più polisintetiche. La tendenza a ritrovare lingue non polisintetiche nei moderni stati-nazione è dovuta al fatto che in Europa non si parlava alcuna lingua polisintetica. Altri studiosi non ritengono affatto che sia un caso, tra questi McWhorter. Egli, in un libro intitolato The Language Hoax, avanza una spiegazione: più una società è grande, più ha stratificazioni sociali, più è complessa; il linguaggio ufficiale di queste società grandi e complesse a un certo punto della sua storia deve essere stato imposto a un gran numero di parlanti non-nativi che hanno imparato quel linguaggio da adulti perché esso era importante per ragioni economiche o politiche; mentre un bambino acquisisce una lingua facilmente e in maniera naturale anche se essa è morfologicamente ricca, gli adulti fanno fatica, quindi gli aspetti morfologici tendono a essere omessi dai parlanti non-nativi e alla lunga questa influenza può ridurre la complessità morfologica delle lingue maggiori.
Complessità sintattica dell'inglese
In quale senso specifico e/o in quale specifico ambito si potrebbe dire che l’inglese ha una complessità sintattica maggiore a quella dell’italiano? L’inglese, che ha una morfologia più semplice dell’italiano, ha invece rigide regole sintattiche. Ad esempio, in inglese il soggetto deve sempre precedere il verbo, in italiano l’ordine è variabile.
Povertà dello stimolo e principi linguistici
Perché si è parlato della frase «John is too stubborn to talk to»? La frase «John is too stubborn to talk to» è stata presa in esame a sostegno dell’argomento della povertà dello stimolo di Chomsky: la lingua sembra seguire princìpi semplici, ma contiene in realtà molti trabocchetti.
Processi morfologici comuni in mohawk
Casi in italiano che in piccolo rappresentano i processi morfologici molto comuni in mohawk. I casi in italiano che in piccolo rappresentano i processi morfologici molto comuni in mohawk sono: le parole morfologicamente complesse come «daglielo», ma non espressione di polisintesi vera e propria come le parole in mohawk; le parole con incorporazione del nome verbo-nome come «lava-piatti», in mohawk possibili anche con la coniugazione del verbo; la restrizione verbo-oggetto, presente anche in mohawk; la dislocazione del soggetto e dell’oggetto, frequente in mohawk; l’omissione del soggetto, possibile anche dell’oggetto in mohawk.
Lingue polisintetiche e comunità tradizionali
Perché le lingue polisintetiche sono parlate solo da comunità tradizionali? Baker, nel suo libro Gli atomi del linguaggio, suggerisce che ciò sia un caso e, a sostegno di questa ipotesi, porta l’esempio della società azteca. La tendenza a ritrovare lingue non polisintetiche nei moderni stati-nazione è dovuta al fatto che in Europa, più ricca e potente da altri punti di vista, non si parlava alcuna lingua polisintetica. Altri studiosi non ritengono affatto che sia un caso, tra questi McWhorter. Egli, in un libro intitolato The Language Hoax, avanza una spiegazione: più una società è grande, più ha stratificazioni sociali, più è complessa; il linguaggio ufficiale di queste società grandi e complesse a un certo punto della sua storia deve essere stato imposto a un gran numero di parlanti non-nativi che hanno imparato quel linguaggio da adulti perché esso era importante per ragioni economiche o politiche; mentre un bambino acquisisce una lingua facilmente e in maniera naturale anche se essa è morfologicamente ricca, gli adulti fanno fatica, quindi gli aspetti morfologici tendono a essere omessi dai parlanti non-nativi e alla lunga questa influenza può ridurre la complessità morfologica delle lingue maggiori.
Regola di coriferimento
Fate almeno un esempio che mostra che la Versione 1 della regola di coriferimento è sbagliata e commentatelo. Prima ipotetica versione della regola di coriferimento: il soggetto sottinteso non si può riferire alla stessa persona a cui si riferisce un nome proprio quando, nella frase, il nome proprio segue la posizione del soggetto sottinteso. Questa versione spiega perché con «Il fratello di Gianni dice che lui vincerà la gara» è corretto supporre che Gianni vincerà la gara e con «Dice che lui ha salutato il fratello di Gianni» non è corretto supporre che Gianni ha salutato suo fratello; ma non spiega perché nella frase «Quando lui è stanco, Gianni si arrabbia», «lui» potrebbe riferirsi a Gianni.
Versione migliorata della regola di coriferimento
Discutete un esempio che mostra che la Versione 2 della regola di coriferimento è migliore della Versione 1. Seconda, e definitiva, versione della regola di coriferimento: il soggetto sottinteso non si può riferire alla stessa persona a cui si riferisce un nome proprio contenuto nel costituente più piccolo che contiene il soggetto sottinteso. Questa versione spiega la frase «Quando lui è stanco, Gianni si arrabbia».
Test della frase scissa
Applicando il test della frase scissa quali costituenti sapete trovare nella seguente frase: «Lo zio di Gianni ha comprato un biglietto della lotteria alla stazione»? Applicando il test della frase scissa: [È] «Lo zio di Gianni» [che] «ha comprato un biglietto della lotteria alla stazione»; [È] «un biglietto della lotteria» [che] «Lo zio di Gianni ha comprato alla stazione»; [È] «alla stazione» [che] «Lo zio di Gianni ha comprato un biglietto della lotteria».
Coriferimento e povertà dello stimolo
Regola del coriferimento e argomento della povertà dello stimolo. Nessun bambino che debba imparare a parlare apprende la regola di coriferimento; se così fosse, i bambini dovrebbero per un certo periodo fare degli errori nella computazione del coriferimento perché applicherebbero la prima regola formulata, quella errata. Esperimenti che hanno lo scopo di verificare la conoscenza della regola di coriferimento sono stati condotti con bambini inglesi e italiani, di cui i più piccoli avevano 2 anni e 8 mesi. L’esperimento consiste nel far assistere i bambini a una storia raccontata usando dei giochi e poi nel porre loro delle domande circa quanto accaduto; più precisamente, si chiede loro di stabilire se una frase pronunciata da un pupazzo sia un’adeguata descrizione di quanto accaduto nella storia. Le frasi contengono nomi e pronomi e la loro interpretazione mette alla prova la regola di coriferimento. I bambini di tutte le età e di entrambe le nazionalità mostravano un comportamento identico a quello adulto. La conclusione che Chomsky ha tratto è che le regole sono troppo complesse per essere apprese da un bambino sulla base degli stimoli a cui è esposto nel breve tempo in cui le apprende. Quindi, la regola di coriferimento non sarebbe appresa, bensì parte del patrimonio genetico del bambino.
Modificazione avverbiale
Argomento della povertà dello stimolo e modificazione avverbiale. La differenza sostanziale di significato tra le frasi «Immediatamente le persone pensarono che Gianni sarebbe partito» e «Le persone pensarono che Gianni sarebbe partito immediatamente» potrebbe far pensare che l’avverbio modifichi il verbo che lo segue. Questa regola non è corretta, la modificazione avverbiale sottostà a una regola di tipo gerarchico per la quale l’avverbio modifica il verbo quando è parte del costituente più piccolo in cui è incluso il verbo. Anche in questo caso, lo stimolo è povero e i parlanti seguono regole di cui non conoscono nemmeno l’esistenza.
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Paniere di filosofia della mente - risposte multiple
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