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Risposte alle domande d'esame di letteratura spagnola I

Caratteristiche del modernismo

Il Modernismo nasce in America Latina come reazione contro tutto ciò che è stabilito, esaltando tutto ciò che è moderno ovvero che si contrappone al passato e trova le sue fonti principali nelle correnti francesi del Simbolismo e del Parnassianismo. Non c’è un momento esatto d’origine, il Modernismo assume tendenze presenti in altri movimenti ma riesce a creare un movimento nuovo. Dai Parnassiani francesi riprende il classicismo mentre dai Simbolisti riprende la tendenza romantica e individualista. Rifiuta la volgarità e il conformismo estetico, rompe con i canoni estetici, fugge dalla facilità espressiva e dalla eccessiva rigidità. Ha uno scopo estetico con il principio de “el arte por el arte” tipico del Parnassianismo. È una letteratura che segna una frattura con il Rinascimento. L’etichetta “Modernismo” è stata data a posteriori e sta a indicare un’intera epoca pervasa dalla volontà di rinnovamento e di rottura con il passato, questo periodo viene chiamato anche “Edad de Plata”. Rispetto alla Generazione del ’98 è più esteticista, cosmopolita e sensoriale.

Dal punto di vista sociale alla borghesia si impone la vita di bohéme, una vita al di fuori degli schemi che deriva dal Decadentismo estetico. In America la poesia modernista ha un carattere fondamentalmente esteticista, la poesia americana è brillante, cromatica, piena di sensualità, è una poesia che rispecchia il temperamento esuberante di quelle terre. In Spagna segue due percorsi:

  • Uno esteticista simile a quello americano che riproduce i colori dell’Andalucía,
  • Uno che segue la sobrietà e la semplicità espressiva.

I critici hanno opinioni differenti sul Modernismo, alcuni, tra cui Henríquez Ureña, pensano che il Modernismo sia un fenomeno esclusivamente ispanoamericano, anche se lo stesso Ureña include in questa corrente numerosi autori spagnoli; secondo Jiménez il modernismo è una tendenza generale e non soltanto letteraria; Federico de Onís, autore di un’antologia di poeti modernisti, afferma che il Modernismo è la forma ispanica della crisi universale delle lettere e dello spirito.

La poesia di Rubén Darío

Rubén Darío è un poeta nicaraguense e fondatore del modernismo. Produce una poesia originale con contenuti cosmopoliti molto sensibili alle influenze esterne ma la sua espressione è castiza (approccio purista alla propria cultura). Con due viaggi in Spagna, uno nel 1892 e uno nel 1899 conosce gli intellettuali spagnoli dell’epoca con cui condivide le difficoltà conseguenti al Desastre. Azul (1888-1890) è la sua prima raccolta caratterizzata dall’esaltazione vitale. Il titolo parla di una simbolizzazione della poesia ispirandosi a L’azur di Mallarmé. Secondo Darío questo libro deve più al Parnasso che al Simbolismo. Il rinnovamento di Darío riguarda la lingua poetica, arricchita di immagini e di parole colte o rare scelte in base al loro valore sensoriale e la metrica, attraverso l’uso dell’alessandrino e per la possibilità si combinare metri diversi. Prosas profanas (1896), raggiunge la pienezza artistica, antico e moderno, Parnassianismo e Simbolismo raggiungono una sintesi. I testi di questa raccolta sono estremamente sensoriali, Darío richiama l’attenzione di tutti e cinque i sensi. Rinnova la metrica e riflette su tutto ciò che è umano (religione, vita, morte). Rivela un grande interesse per la storia della letteratura ispanica (Cervantes, Garcilaso, Góngora, Quevedo), mostra di apprezzare e voler riprendere la lezione dei grandi maestri.

Cantos de vida y esperanza (1905) in cui continua la sua crescita di sintesi tra le varie esperienze letterarie. La raccolta contiene una forte sensualità e la volontà di un’evasione immaginaria verso altri luoghi e altri tempi. La raccolta si differenzia dalle altre per i toni più inquieti e amari poiché affronta il tema spagnolo non solo relazionato alla cultura con l’esaltazione dei grandi poeti spagnoli ma riflettendo anche sulla situazione politica causa dal Desastre. Oda a Roosevelt affronta il tema della contrapposizione tra America spagnola e America anglosassone. Darío difende l’America spagnola contro l’espansionismo americano. È un testo precursore dell’esistenzialismo moderno. Argentina (1910) dedicato all’America latina nel centenario della sua indipendenza, affronta il tema politico con la consapevolezza che l’America vera è quella latina. Canto errante (1907) nel prologo esprime quello che pensa della poesia, prende le distanze dal culto dell’arte per l’arte. Combina la libertà con l’accettabilità del segno poetico, non possono essere combinate parole a caso.

La generazione del 98: quadro storico-politico e autori

Durante la seconda metà dell’800, in Spagna, vengono combattute le Guerre Carliste: guerre civili tra reazionari e conservatori, sostenitori dell’ascesa al trono di Carlo, fratello del re Fernando VII esponente della monarchia assoluta e sostenitori dell’ascesa al trono di Isabel, figlia legittima del re, di impronta liberale e progressista. Le guerre furono vinte da Isabel.

Nello stesso periodo nasce il Regeneracionismo con la volontà di modernizzare il paese attraverso riforme educative, economiche e culturali che ebbe anche un impatto politico, in Reglas y consejos sobre investigación científica, Ramón y Cajal sostiene l’attività di ricerca e studio con un programma di cambiamento morale. Gli intellettuali cercano di attingere da esperienze culturali estere, nel 1876 nasce la Institución Libre de Enseñanza fondata da un gruppo di cattedratici tra cui Francisco Giner de los Ríos. Attraverso tale istituzione in Spagna arrivarono diverse correnti pedagogiche e scientifiche tra cui il krausismo, dottrina che difende la tolleranza accademica e prende il nome da Karl Christian Friedrich Krause. La Generazione del ’98 nasce in conseguenza al disastro del ’98, quando la Spagna perde le ultime colonie di Cuba, Puerto Rico e Filippine, perdendo quindi la guerra con gli Stati Uniti. Questo avvenimento, che segna la fine di un impero, fomenta la riflessione degli intellettuali sul senso della storia della nazione e sul suo destino, riflettono sul cosiddetto “mal de España”.

Gli uomini di cultura si assumono il compito di delineare l’orizzonte di sviluppo, la crisi pone in primo piano il ritardo culturale della Spagna nei confronti delle altre potenze europee. La Generazione del ’98 ha il fine di riflettere sulla crisi spagnola, prende come modello gli autori classici e mantiene uno stile semplice e sobrio. Azorín fu il primo ad utilizzare l’etichetta “Generazione del ‘98” nel periodico ABC per riferirsi a un gruppo di autori (include Baroja, Benavente, Darío, Maeztu, Unamuno e Valle-Inclán) che condividono la stessa inquietudine e attitudine di protesta. Azorín insieme a Pío Baroja e Ramiro de Maeztu formarono il “Grupo de los Tres” firmando, nel 1901, un Manifesto in cui denunciavano la situazione spagnola e l’urgente necessità di miglioramento.

José Martínez Ruiz, noto con lo pseudonimo di Azorín, dopo la radicale critica del tradizionalismo in El alma castellana vuole esplorare con animo malinconico l’anima del paesaggio nazionale e delle località minori. Nei romanzi La voluntad e Antonio Azorín si riflette la lettura dei filosofi Nietzsche e Schopenhauer. L'assenza di trama, annunciata in La voluntad, è la chiave narrativa di Azorín. La frammentarietà è dovuta al fatto che la trama della vita è multiforme e contraddittoria.

Ramiro de Maeztu si dedica quasi esclusivamente alla questione dell’identità nazionale. In Hacia otra España esprime un violento anti tradizionalismo, in un primo momento è un convinto progressista. In Don Quijote, Don Juan y la Celestina fa un’indagine sui tre tipici personaggi della letteratura spagnola: Don Quijote è un eroe mentre il Don Giovanni e la Celestina rappresentano l’aspetto più detestabile della nazione. In Defensa de la hispanidad condanna invece il pensiero moderno, soprattutto l’illuminismo e il liberalismo, esaltando la tradizione cattolica e imperiale che costituiscono il senso della cultura ispanica. Maeztu sarà fucilato nel 1936, poco dopo lo scoppio della guerra civile.

Manuel Machado è fratello di Antonio Machado con cui studierà nella Institución Libre de Enseñanza. Insieme scrivono articoli per il settimanale La Caricatura. Studia il folclore andaluso che si riverserà poi in vari libri, soprattutto quelli ispirati alla lirica popolare, come il Cante hondo. Il suo appartamento di Madrid era come un cenacolo bohémien. Dal modernismo riprende soprattutto l’atteggiamento vitale anticonformista e la volontà di innovazione nella diversità delle forme. Nel 1901 pubblica Alma, il titolo indica un’evoluzione simbolista verso la realtà spirituale e il desiderio di esplorarne i misteri. In questa raccolta si intersecano influssi della poesia di Rubén Darío, il simbolismo e il canto popolare andaluso. Scriverà anche testi teatrali insieme al fratello. Verso la fine della guerra civile ritorna a Madrid e scrive un panegirico a Franco quando rientra trionfante nella città. Tale scelta politica gli permette una permanenza tranquilla sotto il regime negli ultimi anni della sua vita.

Manuel Reina conosce la poesia francese e il Simbolismo, in Cromos y acuarelas mette in risalto il colorismo andaluso mentre in El jardín de los poetas è un omaggio a Góngora in una forma pienamente modernista. Salvador Rueda è famoso per la sua capacità espressiva ma aveva uno scarso rigore nella scrittura. Si dedicò a tutti i generi scrivendo anche una prosa costumbrista: La cópula. Ángel Ganivet tratta uno dei temi più rilevanti all’epoca: la abulia.

La traiettoria poetica di Antonio Machado

Antonio Machado nasce a Siviglia dove abita anche il nonno, le cui idee liberali, come quelle del padre, si ispirano al krausismo. Insieme al fratello Manuel studia nella Institución Libre de Enseñanza. Le sue prime pubblicazioni consistono in articoli di cronaca per il giornale La Caricatura. Nel 1902 incontra Rubén Darío e nello stesso anno pubblica Soledades. Nel 1909 si sposa ma la moglie morirà dopo pochi anni. Il successo di Campos de Castilla allevierà la sua sofferenza. Nel frattempo si era recato anche a Parigi dove frequentò i corsi universitari di Bergson e Bédier. Con il fratello scrive dei rifacimenti delle commedie di Tirso de Molina e Lope de Vega e anche testi originali per il teatro. Machado mantiene un forte legame con la tradizione poetica che lo indirizza su una strada molto personale, diversa sia da quella di Jiménez che dagli altri poeti degli anni Venti e Trenta che avevano dimenticato l’esigenza di testimoniare il sentimento e il tempo vissuto. Proclamata la Repubblica si trasferisce a Madrid dove collabora alla politica culturale del governo. I testi di Soledades sono scritti tra il 1899 e il 1902, il titolo diventerà poi Soledades, galerías y otros poemas. È una raccolta che presenta l’impronta formale del modernismo di Darío, ma l’introversione dei testi conferisce un tono personale alla scrittura di Machado, nel prologo afferma, infatti, di ammirare Darío, ma preferisce seguire un percorso differente. Il titolo “soledades” rimanda all’essenza intimistica del libro mentre l’immagine delle “galerías” rappresenta l’intricato percorso interiore. Le solitudini non sono solo dell’uomo ma anche dello spazio deserto, abitato solo dal soggetto che dialoga con sé stesso. In Soledades ci sono immagini tipiche del decadentismo: giardini abbandonati, vecchi parchi, fontane. Tutto sembra velato di malinconia e nostalgia, inoltre queste immagini, ripetute costantemente, formano un paradigma lessicale di simboli, compongono infatti i campi semantici della vecchiaia, del tempo, della morte, dell’angoscia e della solitudine. Nella raccolta la parola poetica è voce viva di un dialogo intimo, per Machado la poesia è parola essenziale nel tempo: l’io ha un’ansia continua di fronte al trascorrere del tempo e alla condizione di non poter essere se non nel tempo che distrugge, la poesia è l’unico riscatto grazie alla sua capacità di rendere atemporali istanti fugaci della vita. In Campos de Castilla il poeta si lascia catturare dalla solennità del paesaggio, questo libro segna un distacco da Soledades poiché non c’è più la soggettività estrema e viene introdotta la storia. Machado parla dell’identità nazionale, evoca il passato collettivo della Spagna, rappresentata dalla Castiglia, regione più rappresentativa. Il passato viene opposto alla decadenza attuale.

La poesia di Juan Ramón Jiménez: traiettoria, temi, stilemi

Juan Ramón Jiménez nasce a Moguer, studia giurisprudenza a Siviglia e dipinge ma è appassionato anche alla lettura dei poeti romantici: Byron, Hugo, Goethe, tra i poeti spagnoli preferisce Bécquer e Rosalia de Castro. A 14 anni scrive le sue prime poesie che vengono pubblicate in riviste andaluse. Nel 1900 si trasferisce a Madrid dove frequenta un gruppo di letterati che si riunisce attorno alla figura di Rubén Darío. Dopo la morte del padre la depressione lo costringe a trascorrere dei periodi in una clinica di Bordeaux. In Francia si avvicina alla poesia simbolista di Mallarmé, Rimbaud e Baudelaire. La poetica di Jiménez può essere suddivisa in diverse tappe, parte dal sensoriale, passa al sentimentale per poi culminare con un carattere intellettuale.

In una prima tappa poetica Jiménez si ispira alla poesia becqueriana e si dedica a una poesia pura e semplice, a questo periodo appartengono:

  • Arias Tristes (1903) in cui fonde il modello di Bécquer con gli esempi simbolisti di Verlaine e di poesia popolare andalusa. In questa raccolta fonda un paradigma lessicale di simboli attorno alle immagini della luna, della notte e del giardino. Nello stesso anno fonda una rivista Helios, aperta alla grandi correnti letterarie a cui collaborano Machado, Benavente, Unamuno, Azorín e Darío.
  • Jardines Lejanos (1904) In un secondo momento, durante il suo soggiorno a Madrid, Jiménez abbraccia il Modernismo con tutte le sue figure retoriche e effetti sensoriali.

A questa tappa appartengono:

  • La Soledad sonora (1911) in cui la solitudine acquista un valore positivo come opportunità di una più profonda comunione con la natura e con la poesia.
  • Poemas Agrestes
  • Platero y yo (narrazione poetica) che presenta tutte le caratteristiche di un romanzo che tende a evitare la forma tradizionale: prospettiva soggettiva e struttura frammentaria del testo.

Nel 1916 si trasferisce a New York per sposarsi. In una terza tappa poetica, Jiménez abbandona tutti gli accorgimenti estetici del Modernismo per dedicarsi a una poesia più semplice ma profonda nei suoi contenuti. Scrive:

  • Sonetos espirituales (1917) che segna un primo mutamento nella poetica di Jimenez con la centralità del tema amoroso.
  • Diario de un poeta recién casado (1917) cambierà il titolo in Diario de poeta y mar. Questa raccolta rappresenta una svolta decisiva: introduce paradigmi lessicali del tutto nuovi rispetto a quelli precedenti, gli aggettivi sensoriali sono ridotti al minimo e usa il verso libero. La novità più profonda sta nella riscoperta del proprio io, il viaggio a New York rappresenta una difficile mediazione tra il passato che ha lasciato in Spagna e la nuova realtà della metropoli connessa all’amore delle donna. New York gli risulta estranea, frammentaria, volgare, in antitesi con la sua idea di bellezza.

In Eternidades Jiménez esprime il suo disaccordo con la propria produzione precedente che ritiene soffocata dall’eccesso di immagini. Il suo compito diventa quello di captare l’essenza della cose riversata nella parola che le rappresenta senza bisogno di altri complementi. La estación total rappresenta il culmine di questa sua ricerca di una poesia depurata da tutto ciò che non è essenziale. Jiménez ha una propria teoria poetica, secondo lui la poesia corrisponde a tre elementi principali: bellezza, poiché la poesia è espressione di tutto ciò che è bello; conoscenza poiché attraverso la poesia si può raggiungere una realtà più profonda rispetto a quella esteriore; eternità poiché attraverso la poesia si può sconfiggere la morte e il tempo. Per Jiménez la poesia è come una donna che si toglie la propria tunica: non ha bisogno di nessun adornoperché ha la bellezza in sé stessa.

Infine un’ultima tappa è quella relativa all’esilio, dopo il 1936. Il poeta vive in America, i temi delle sue poesie sono più filosofici e riflettono su temi esistenziali e religiosi (Dios deseado y deseante [1948-49], Espacio [1954]). Nel 1956 vince il Premio Nobel per la Letteratura.

Il pensiero politico di Miguel de Unamuno

Unamuno fu educato secondo rigidi principi cattolici in un ambiente dominato dalla borghesia. Si presentò come candidato, sostenuto dai socialisti, per il consiglio comunale della sua città. Aveva un attaccamento alla sua terra natale di Bilbao e difendeva i valori tradizionali senza però disdegnare le idee progressiste.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

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