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I RISCHI DELL’INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA

Il rischio è associato alle condizioni di incertezza nelle quali vengono preso le decisioni. In ambito

nanziario la complessità del processo e i numerosi obiettivi creano queste situazioni di incertezza

e di conseguenza comportano la valutazione dei risultati attesi in termini di probabilità.

La gestione dei rischi costituisce la base del processo di intermediazione, e come possono questi

soggetti ridurre i rischi?

Gli intermediari incidono su:

- informazioni: infatti riducono il gap informativo con bene ci sia individuali che sistemici. Questo

aumenta infatti la consapevolezza dei soggetti coinvolti e permette di avere un maggiore

e cienza di allogamento delle risorse nanziarie.

- Negoziabilità degli strumenti: possibilità di smobilizzo del contratto/strumento a prescindere

dalla scadenza (quindi può avvenire anche prima). Ciao aumento la disponibilità del

trasferimento delle risorse.

- Diversi cazione: gestione professionale di portafogli di investimenti ampiamente diversi cati e

questo incide non solo alla riduzione ma anche alla trasformazione dei rischi.

- Trasformazione delle scadenze: consente di accrescere il grado di compatibilità tra i datori e

prenditori di fondi, gestendo la raccolta di strumenti a breve e impieghi a medio-lungo termine.

I RISCHI

Complessità e ampiezza dei fattori che determinano le conseguenze di una decisione rendono

necessaria una classi cazione in diverse tipologie di rischi.

In base agli e etti dell’evento:

Rischi puri (o assicurativi) -> gli e etti che possono manifestarsi sono negativi e la

• gestione è oggetto speci co dell’attività assicurativa.

Rischi nanziari (o speculativi) -> gli e etti possono essere positivi o negativi, con

• diversa intensità, e sono oggetto speci co dell’attività creditizia e mobiliare.

In base alla natura dell’evento:

Rischi sistematici -> nascono da situazioni relative al contesto generale e dalle variabili

• di mercato, quindi non dipende dal singolo intermediario.

Rischi non sistematici -> derivano da fenomeni di diversa natura (es: operativi, di

• business, strategici o reputazioni) e dipendono dalla gestione caratteristica del singolo

intermediario.

Rischio nanziario:

-> è speculativo perchè si manifesta nell’oscillazione del valore del capitale investito che può

aumentare o diminuire rispetto a quello iniziale.

Anche se è normale pensare subito sia generatore di perdite elevate, questo rischio può riportare

anche elevati guadagno = elemento negativo ma anche opportunità.

NB: il rischio è una variabile indipendente, il rendimento è una variabile dipendente -> il

rendimento dipende dal rischio assunto e non viceversa.

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La relazione diretta tra rischio e rendimento trova conferma nel medio-lungo termine, anche se

spesso nel breve periodo gli andamenti del mercato non corrispondono le aspettative premiando

così gli investimenti meno rischiosi. Non tutti gli individui hanno la stessa propensione al rischio,

quindi il rendimento deve essere de nito valutando la propensione del soggetto:

- capacità di generare risparmio nanziario

- Disponibilità patrimoniale

- Obiettivi di investimento

- Orizzonte temporale previsto

Come si misura il rischio?

Viene calcolata attraverso la deviazione standard dei rendimenti storici.

La misurazione avviene ex ante -> ovvero prima di e ettuare l’investimento facendo riferimento

dei valori futuri ponderati per la loro probabilità di accadere (serve a limitare il rischio potenziale e

a misurare l’impatto di una nuova operazione); ex post -> utilizzando i valori e ettivamente

manifestatesi considerando il loro scostamento dai valori iniziali (misura il rischio e ettivamente

assunto).

Le misure del rischio:

- assoluto -> misurano la variabilità complessiva. Sintetizzano quindi tutti i fattori di rischio anche

se bisogna determinare un orizzonte temporale.

- Relativo -> misurano la variabilità rispetto un elemento esterno preso come riferimento. So

basano sul confronto quindi sono facili da utilizzare.

- Sensitivity -> rispetto al fattore di rischio cui l posizione è tipicamente esposta. Questi indicatori

sono facili da utilizzare ma tengono in considerazione solo una fonte di rischio.

SISTEMA DEI RISCHI NEGLI INTERMEDIARI

Per qualsiasi impresa, il rischio dell’attività svolta è costituito dalle possibili oscillazioni subìte dal

valore del capitale economico (differenza tra valore economico delle attività e delle passività) o

della sua redditività (ROE, Return On Equity).

L’individuazione di ciascuna tipologia di rischio richiede, preliminarmente, la definizione degli

aggregati – contabili ed extracontabili – sensibili (aree di impatto).

per le banche la valutazione è più complessa perchè deve basarsi sull’attuazione dei flussi attesi a

un tasso che tenga conto della componente oggettiva (risk free) e di una componente soggettiva

che dipende dalle caratteristiche dell’aggregato (il premio al rischio).

L’effettiva esposizione di un intermediario alle diverse tipologie di rischio dipende principalmente

da:

- scelte di composizione del portafoglio di attività e passività;

- caratteristiche contrattuali degli strumenti finanziari sottoscritti e/o emessi;

- vincoli imposti dalla normativa di vigilanza pro tempore in vigore;

- struttura del Conto Economico.

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Principali poste SP

Principali poste CE

In sintesi: risultato della gestione -> misura il contributo reddituale di 5 aree gestionali sulle quali

riflettono differenti componenti di rischio:

CLASSIFICAZIONE DEI RISCHI Come si può notare l’approccio nel tempo di

Basilea si è modificato.

Fonti principali del rischio:

- tipo e natura dei rapporti continui e sistematici

che si instaurano con i datori di fondi (depositanti,

azionisti,..), i prenditori dei fonti e le controparti

delle transazioni (=fonti esterne). -> gli effetti delle

scelte si misurano in maniera indiretta sul capitale

economico

- Modalità con le quali intermediario svolte la

propria attività: strategia, propensione al rischio,… (=fonti interne). -> gli effetti delle scelte si

misurano in maniera diretta sul capitale economico.

• Rischio di provvista -> capacità dell’intermediario di raccogliere in maniera continua risorse

finanziarie tra le controparti per quantità e a prezzi in linea con gli obiettivi.

• Rischio di controparte -> sono legati ai rapporti tra intermediario e soggetti finanziati, esprimono

la possibilità di situazioni di insolvenza/inadempienza ma anche condizioni di deterioramento

della qualità del credito.

• Rischi di mercato -> sono l’insieme di fattori esogeni di incertezza che nascono dai rapporti che

l’intermediario instaura per la gestione e la detenzione di studenti negoziabili.

• Rischio di liquidità -> in caso di squilibri improvvisi, necessità di fare operazioni integrative di

raccolta a condizioni economiche non convenienti (rischio di provvista). Si possono int uesto

caso liquidare dei titoli facilmente negoziabili sostenendo el perdine di negoziazione (rischio di

liquidità). Quindi la illiquidità dipendono dal grado di rischio di controparte, di provvista e di

mercato.

• Rischio di regolamentazione -> riguarda sia il rischio legislativo (=effetti che derivano

dall’attuazione di di nuove norme che modificano l’operatività) e dal rischio di compliance

(=inadempienze interne nel rispetto delle regole).

I rischi interni derivano molto da aspetti legati alla vita aziendale che impattano in maniera negativa

i risultati economici. (Se ne parla più avanti) sono rischi che difficilmente si possono individuare.

Tutti i rischi incidono sull’equilibrio di

gestione in termini di:

- equilibrio economico (risultati reddituali

per garantirete relazioni di scambio con

datori e prenditori)

- Equilibrio patrimoniale (valore attivo >

valore passivo)

- Equilibrio finanziario (tra flussi entrate/

uscita di breve e struttura attivo/passivo

nel lungo)

Rischio di provvista (o funding risk, o di approvvigionamento)

dipende dalla capacità dell’intermediario di raccogliere le risorse nanziarie presso

le diverse controparti, per quantità e prezzi (costi) compatibili con gli obiettivi di

crescita, le scelte di composizione dell’attivo e il rendimento degli investimenti.

Ogni intermediario deve essere in grado sia di mantenere e rinnovare la raccolta in essere

(“raccolta effettiva”), sia di attivare operazioni integrative (“raccolta potenziale”) per quantità, nei

tempi richiesti e a condizioni ‘convenienti’.

Il mantenimento della raccolta impatta anche sul rischio di liquidità -> un intermediario è liquido se

ha la capacità di far fronte alle proprie obbligazioni con tempestività e senza compromettere la

solvibilità.

Le banca sono particolarmente esposte a questo rischio, in quando i loro depositino sono a vista

ed un improvviso ritiro dei depositi (corsa agli sportelli) obbliga la banca a reperire velocemente le

risorse a fronte della forte richiesta delle clientela. (Con i depositi a vista la volatilità è alta vista che

pu&ogra

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sab_dl di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gestione della banca e analisi del merito di credito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Cavezzali Elisa.
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