La riforma protestante
Si tratta di un movimento europeo che coinvolse la parte centro-settentrionale e quella orientale del continente. I promotori furono uomini di Chiesa: la riforma nacque dentro l’istituzione. In effetti, tale movimento era un moto di reazione alla corruzione del clero, ai suoi abusi, al suo potere temporale e alla vendita di indulgenze. Anche se, i reali motivi sorgevano nella scarsa chiarezza teologica e la relativa confusione di idee sui dogmi di fede e morale. Così si fece spazio la dottrina luterana, favorita soprattutto dai principi tedeschi; la dottrina di Zwingli e quella di Calvino, nelle città svizzere e francesi.
Martin Lutero
Nato in Turingia, ricevette una formazione scolastica, studiando Arti all’università. Prese gli ordini monacali agostiniani e cominciò a insegnare teologia a Wittenberg. Tra le sue riflessioni prese corpo il problema della Giustizia Divina. Il punto di partenza di tale riflessione è proprio la distanza fra la santità divina e l’uomo macchiato indelebilmente dal peccato. Pertanto, è inutile ricercare sempre la misericordia divina. Da qui, l’idea secondo cui l’uomo - simuliustus et peccator (peccatore quotidiano ma giusto nella fede) - si può salvare solo con la fede in Dio, unico modo di contatto con questi.
L’avvenimento clou, che diede avvio a una presa di posizione da parte di Lutero, fu il commercio delle indulgenze che consisteva nel comprare lettere di indulgenza per potersi confessare dal sacerdote per peccati che soltanto il Papa avrebbe potuto assolvere. Così Lutero scrisse le 95 tesi di Wittenberg (1517), in cui esponeva la sua dottrina polemica nei confronti della Chiesa cattolica, proponendo una riforma religiosa e nel rapporto uomo-Dio. I cardini principali della sua riflessioni furono:
- La fine della mediazione fra l’uomo e Dio, in favore del sacerdozio universale;
- La svalutazione dei sacramenti e della transustanziazione.
Lo “slogan” promosso da Lutero era: “L’uomo buono fa opere buone. Egli è buono perché credente”.
La prima reazione del papa Leone X fu la bolla Exsurge Domine, con la quale condannava il contenuto delle tesi; minacciava la scomunica di Lutero; invitava Lutero al ritiro di 41 posizioni. La reazione di Lutero fu eloquente: bruciò la bolla papale nella piazza di Wittenberg. Il papa rispose con la Decet Romanum Pontificem, ovvero la scomunica. Nonostante la condanna da parte della Chiesa, la dottrina luterana prendeva piede. Il potere religioso dovette richiedere l’aiuto del potere politico. Carlo V indette la Dieta di Warms (1521), alla quale partecipò anche l’inquisitore Alberto di Magonza. L’intervento di Lutero confermò la sua appartenenza alla Chiesa e la sua fede. Il suo protettore, Federico il Saggio di Sassonia, non era particolarmente tranquillo per la posizione di Lutero e decise di proteggerlo nel suo castello tra il 1521 e il 1522. In questo periodo venne compiuta la traduzione del Nuovo Testamento in modo più semplice ed espressivo. Un’altra figura importante, “l’ombra di Lutero”, fu Filippo Melantone, il teologo della riforma.
Le due alternative: Erasmo e Lutero
Erasmo da Rotterdam scrisse il De libero arbitrio cui Lutero ribatté con il De servo arbitrio. Erasmo, anch’egli monaco agostiniano, sciolse i suoi voti e iniziò a viaggiare per l’Europa, in particolare soggiornò in Olanda, Inghilterra, Italia e Germania. Credeva in una fusione fra Umanesimo e Cristianesimo, proponendo una sintesi fra Humanitas e morale cristiana; criticando la teologia scolastica e le autorità ecclesiastiche.