Estratto del documento

Dipartimento di filosofia e scienze dell'educazione

Corso di laurea in scienze dell'educazione indirizzo nidi e comunità infantili

Corso di pedagogia sperimentale ed evidence based education

Rapporto di ricerca empirica sulla pet therapy in relazione alla sindrome autistica.

Candidato:

Anno accademico A.A 2019/2020

Matricola:

Sommario

  • Pet therapy e autismo
  • Tema
  • Problema della ricerca
  • Obiettivo della ricerca
  • Mappa concettuale
  • Quadro teorico
  • Strategia di ricerca
  • Ipotesi di lavoro
  • Fattori dipendenti e indipendenti
  • Variabili di sfondo
  • Definizione operativa
  • Popolazione di riferimento
  • Questionario domande chiuse autocompilato
  • Scelta delle tecniche e strumenti di rilevazione dati
  • Piano di raccolta dati
  • Tecniche di analisi dei dati utilizzate
  • Sitografia-bibliografia

Pet therapy e autismo

Tema

La pet therapy in relazione con la sindrome autistica.

Problema della ricerca

Vi è relazione tra la pet therapy e la sindrome autistica?

Obiettivo della ricerca

Indagare quanto la pet therapy possa influire in modo positivo sull’autismo.

Quadro teorico

Abbiamo deciso di affrontare il tema della relazione che c’è tra la pet therapy e la sindrome autistica, in quanto vogliamo capire come essa possa influire sulla qualità di vita del bambino affetto da disturbo pervasivo dello sviluppo. Alcune ricerche oggi hanno infatti dimostrato come gli animali possano aiutare le persone a migliorare il loro stato di salute, non solo fisico ma anche mentale.

Il termine pet therapy (in italiano zooterapia) deriva dall’unione di pet che significa animale e therapy che vuol dire cura, l’insieme dei due termini sta ad intendere una terapia assistita dagli animali. Si tratta di una terapia dolce basata sull’interazione uomo-animale che integra, rafforza ed aiuta le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo. La pet therapy è quindi una co-terapia che affianca una terapia tradizionale. Il suo scopo è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative, soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostri collaborazione spontanea.

L’uso della parola pet therapy è stata coniata nel 1964 dallo psichiatra infantile Boris M. Levinson per descrivere l’uso di un animale da compagnia nella cura delle malattie psichiatriche. In Italia si iniziò a parlarne negli anni Ottanta in varie conferenze mediche, ma fino al 2000 non si arrivò ad avere documenti ufficiali che ne illustrassero i principi. Nel nostro Paese, a differenza di altri, è una pratica ancora oggi non del tutto sviluppata. Inizialmente ha preso molto campo soprattutto nel Nord Italia, ma adesso possiamo notare che si è sviluppata anche in altre regioni. Nella realtà toscana la pet therapy ha visto la sua nascita in particolare all'interno dell'ospedale pediatrico Meyer, dove viene già attuata da molti anni portando ottimi risultati, inoltre un’altra realtà che opera da tempo è quella dell’ospedale Niguarda di Milano.

La pet therapy si rivolge ad adulti, bambini e anziani e viene utilizzata in ambito psichiatrico (schizofrenia, depressione etc.), ambito dell’età evolutiva (autismo, iperattività, deficit cognitivi etc.), ambito neurologico (ictus, trauma cranico, sclerosi multipla etc.), ambito geriatrico (demenza senile, Alzheimer etc.) e nell’ambito dei disturbi alimentari (anoressia, bulimia etc.). La pet therapy inoltre viene utilizzata in particolar modo negli ospedali, nelle associazioni e nelle case di riposo per anziani. Gli animali che vengono utilizzati sono animali domestici come: cani, gatti, cavalli, asini, conigli e volatili.

Oggi dividiamo le branchie della pet therapy in due grandi gruppi:

  • Le AAA (attività assistite con animali) che hanno come scopo il miglioramento della qualità della vita di alcune categorie di persone. Esse vengono effettuate in una vasta gamma di contesti ambientali da professionisti abilitati o volontari di associazioni che lavorano con animali.
  • Le TAA (terapie assistite con animali) sono co-terapie che affiancano le terapie tradizionali con l’utilizzo di animali con specifiche caratteristiche. Esse servono a migliorare lo stato fisico, sociale, emotivo e cognitivo dei pazienti. Possono essere svolte in gruppo o singolarmente.

Il disturbo noto come autismo venne identificato per la prima volta nel 1943 dallo psichiatra austriaco Leo Kanner. Egli fu il primo a parlare dell’autismo attraverso un suo articolo dove descrisse una decina di bambini che aveva in cura e che presentavano, tra loro, simili caratteristiche. Kanner “prese in prestito” il termine autismo dagli studi di uno psichiatra svizzero: Eugene Bleuler, che l’aveva utilizzato per descrivere adulti affetti da schizofrenia. L’autismo rientra nei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (DPS) ed è caratterizzato generalmente dalla compromissione qualitativa dell’interazione sociale, della comunicazione e da determinati pattern comportamentali.

I sintomi dell'autismo compaiono di solito prima dei tre anni di età, riguardano inizialmente difficoltà di linguaggio e di comunicazione e un'apparente difficoltà di contatto visivo ed emotivo, sia con i genitori sia con i coetanei. Grazie ad alcuni studi condotti con l’uso di animali domestici, come la pet therapy si è potuto verificare che l’interazione tra l’animale e il soggetto genera effetti positivi sia a livello fisico e sia a livello psichico poiché si crea empatia, in modo del tutto naturale. Attraverso la relazione con gli animali, i bambini imparano a prendersi cura di un altro, aumentando la stima e la fiducia in sé stessi, elementi fondamentali per maturare in modo equilibrato.

Gli animali si donano completamente, non giudicano, non rifiutano, non hanno pregiudizi ed apportano una consistente carica energetica, aprendo così gli spazi ad una relazione spontanea, affettuosa, divertente e delicata soprattutto nel momento del gioco o della coccola. I benefici che sono stati apportati da questa determinata situazione hanno infatti riscontrato che: il battito cardiaco della persona diminuisce, i livelli di adrenalina e dopamina aumentano con effetti positivi sull’umore e sullo stato psicologico, si riducono le ansie e le paure e aumentano gli stimoli al movimento riducendo la sedentarietà. Questi benefici si è riscontrato durare di più rispetto agli effetti positivi di altre attività simili.

Ma prima di poter fare tutto ciò dobbiamo capire in primis come entrare in relazione con il soggetto, ovvero capire quali sono le sue capacità comunicative in termini di comprensione e riproduzione del linguaggio. A tal proposito si può richiedere di visionare il Piano Educativo Individualizzato (PEI) per sapere quali competenze ha già acquisito il soggetto e su quali invece si deve ancora lavorare. In più, occorre sapere le attività che il soggetto predilige e quali non gradisce, ad esempio, se risultano gradite le attività di manipolazione o se, al contrario, il fatto di sporcarsi le mani lo infastidisca. In base quindi all’orientamento del bambino verso l’animale, si valuterà attentamente come gestire l’attività, tenendo in considerazione: il tipo di rinforzo usato al momento della scelta del cane da coinvolgere, i tempi di concentrazione del soggetto poiché durante la seduta potrebbe essere necessario prevedere delle pause, la sua flessibilità al cambiamento e le sue possibili reazioni davanti ad eventuali imprevisti in modo da prepararlo, se necessario, a cosa accadrà nel corso della presente seduta o nella successiva.

Un altro fattore di criticità può essere rappresentato da reazioni anomale agli stimoli sensoriali, soprattutto per quanto riguarda i canali olfattivo, uditivo e tattile. È bene tenerlo in considerazione, ad esempio nella scelta del bocconcino da dare...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 96REBECCA di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Trinchero Roberto.
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