Introduzione
Docente: Annalisa Andreoni
Email: annalisa.andreoni@iulm.it
Struttura del corso
Primo ciclo: Sei lezioni teoriche (no presenza obbligatoria).
Secondo ciclo: Sei lezioni, a tre gruppi, laboratori ed esercitazioni (frequenza obbligatoria -> massimo 4 ore di assenza).
Valutazione
La valutazione si basa su tre prove scritte -> produzione testi -> media dei tre voti. Una delle tre prove scritte sarà sugli argomenti trattati nel primo ciclo.
Testi consigliati
- Cerruti, Cini – Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Bari, 2007.
- Garavelli - Prontuario di punteggiatura, Laterza.
- Luca Seriani – Gli italiani scritti, terza edizione.
Tipologia esame
- Prova sul parere di lettura di un libro a scelta dalla lista.
- Riassunto.
- Prova su lessico, grammatica, contenuto teorico.
Principi della comunicazione
La comunicazione è un ambito vasto, affrontabile da vari punti di vista. Il concetto di comunicazione è relativamente recente e si è diffuso in ambito scientifico nel XX secolo. Prima c’era lo studio della retorica, arte che insegnava come parlare, importante nel mondo antico.
Cosa è la comunicazione?
È un’attività umana che ha a che fare con elaborazione, trasporto e ricezione di dati. Si parla di comunicazione in senso contemporaneo a partire da una serie di scoperte tecnologiche che hanno permesso di mettere in comunicazione luoghi/persone lontani. La comunicazione è studiata come disciplina a sé stante dagli anni ’60.
La scrittura spesso non è stata presa in considerazione dalle teorie della comunicazione. Tra quelli che si sono occupati di scrittura c’è la scuola canadese di Marshall McLuhan, autore di libri molto importanti:
- Galassia Gutemberg
- Strumenti del comunicare, 1964
Tipi di scrittura identificati
- Scrittura ideografica;
- Scrittura alfabetica non integrale (sillabica);
- Scrittura alfabetica integrale.
McLuhan ha riflettuto anche sulla nascita della tipografia, a partire dal 1455 quando Gutemberg inventò la stampa a caratteri mobili, riducendo tempi e costi, con effetti rivoluzionari all’interno della società:
- Si passa dalla lettura ad alta voce a quella silenziosa;
- Si iniziarono a stampare libri di formato tascabile;
- Si è passati da una società in cui il senso prevalente era quello uditivo a una in cui quello prevalente è la vista.
Ha riflettuto sui mezzi di comunicazione di massa (scrittura, radio, tv, ecc.) e gli effetti che hanno sul pubblico, arrivando ad osservare (caposaldo della teoria della comunicazione) che “Il medium è il messaggio” = da una parte il messaggio, che non è neutro, muta a seconda del mezzo con cui viene comunicato; dall’altra il mezzo stesso è un messaggio e talvolta conta più dello stesso messaggio che intende veicolare.
Fa una distinzione tra:
- Media caldi: che trasmettono un’enorme quantità di informazioni, ponendo chi riceve in una situazione passiva (cinema, radio).
- Media freddi: ad esempio il telefono, implica rispondere, porre a nostra volta domande.
Inoltre, parlava di un futuro in cui i libri sarebbero stati soppiantati dagli audio-visivi, andando a parlare di un “villaggio globale”: il mondo è diventato quasi un piccolo villaggio in cui tutti possono sapere tutto di tutti grazie alla velocità della comunicazione.
Tuttavia, oggi, per quanto la nostra società sia legata al mondo della vista, il mondo di Internet ha rilanciato l’importanza della scrittura (anche se la scrittura su internet è profondamente modificata da come era prima).
Bolter ha parlato del concetto di oralità secondaria, facendo riferimento all’uso delle faccine.
Teoria linguistica di Roman Jakobson
Alla fine degli anni ’60 rileva fattori importanti per la comunicazione, come possiamo ritrovare nel suo saggio “Linguistica e poetica” (’66 in Italia).
Cosa serve per realizzare la comunicazione?
- Contesto
- Emittente
- Messaggio
- Destinatario
- Contatto (canale)
- Codice
Messaggio = l’informazione in sé, in qualsiasi forma si presenti (es. successione numerica, impulsi elettrici).
Codice = sistema di segni/linguaggio (non necessariamente verbale, anche lingua dei segni) in cui il messaggio viene formulato, la forma che assume il messaggio. Questo codice deve essere condiviso fra i due elementi che entrano in contatto tra di loro (si capiscono).
Emittente/mittente = produce il messaggio, la fonte e sceglie il linguaggio, il codice in cui il messaggio viene formulato.
Destinatario = colui al quale viene inviato il messaggio, punto di arrivo del sistema comunicativo.
In alto c’è il contesto, ciò a cui il messaggio fa riferimento: può essere sia una realtà concreta che astratta. La conoscenza e la condivisione del contesto tra emittente e destinatario è fondamentale per permettere la comunicazione del messaggio. Un messaggio al di fuori del contesto risulta indecifrabile/ambiguo.
Poi abbiamo il canale o contatto, mezzo fisico che trasmette il messaggio. Ad esempio, quando parliamo, sono le onde sonore e la voce il canale. Canale e contatto non coincidono completamente (a volte c’è il canale, ma, ad esempio, un rumore fa venire a meno il contatto).
Il destinatario svolge un compito complicato e fondamentale = decodificare, interpretare, capire il messaggio, motivo per cui la comunicazione è un’attività di problem solving.
Capacità del destinatario
- Capacità di riconoscimento del discorso, che deve attivare il destinatario quando riceve il messaggio.
- Capacità di analisi sintattica: il destinatario deve capire se l’ordine sintattico delle parole è funzionale alla lingua in questione/che conosce.
- Capacità di interpretazione semantica: quanto riguarda il significato delle parole, (es. Andrea è un coniglio -> sapere anche che coniglio, oltre che un animale, è metafora di codardo), il senso di una frase (ironia, sarcasmo).
- Capacità di interpretazione pragmatica: l’informazione viene relazionata con la conoscenza della realtà (es. comprendere quando un messaggio è falso);
- Capacità del riconoscimento dell’intenzione comunicativa.
Quando si va dal mittente al messaggio c’è un vero e proprio processo, detto di emissione: insieme di strategie che portano al messaggio. Allo stesso tempo il destinatario deve svolgere un processo di ricezione: insieme strategie che decifrano/ricostruiscono nella mente il messaggio. Messaggio = centro focale tra i due processi.
Il destinatario concorre alla formazione del messaggio perché deve renderlo attivo/efficace. Inoltre, sono le attese del destinatario e la sua capacità interpretativa a spingere l’emittente a costruire un messaggio in un modo anziché in un altro.
Esempio dell’importanza di utilizzare lo stesso codice tra emittente e destinatario
In seguito agli insuccessi delle rivoluzioni a Napoli (1799), dove si era formata una breve repubblica, Vincenzo Cuoco spodestato il sovrano, scrisse “Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799”, opera di storiografia contemporanea su cui riflette in merito alle cause del fallimento della rivoluzione. Fra queste cause emerge il fallimento del processo di comunicazione: i rivoluzionari non sono riusciti a guadagnarsi il sostegno del popolo, nonostante volessero appoggiare i diritti del popolo stesso. Questo perché i rivoluzionari parlavano un linguaggio troppo colto e forbito, ricco di riferimenti classici, incomprensibili a una popolazione analfabeta.
Regole da seguire nella comunicazione scritta
- Verificare che una parola o una frase trasmettano agli interlocutori quello che noi vogliamo veramente trasmettere.
- Concordanza tra contenuto del testo e linguaggio utilizzato.
- Quando scriviamo, rispetto al parlato, dobbiamo anche prevenire il fraintendimento da parte del destinatario e capire quali aspetti del testo scritto potrebbero generare fraintendimenti nel lettore -> pena il fallimento del processo di scrittura.
Si parla di etica della comunicazione = non si intende qualcosa di morale, ma si fa riferimento a tutto ciò che favorisce il processo comunicativo. Deve esserci un patto comunicativo tra mittente e destinatario, in cui il mittente si assume la responsabilità di costruire il proprio messaggio tenendo conto del rapporto tra sforzo che il destinatario dovrà fare per comprenderlo e la bontà del frutto che ne riceverà.
Funzioni della scrittura, del linguaggio
Importante!
- Funzione referenziale = orientata verso il riferente (contesto). L’atto comunicativo è incentrato sul contesto, ossia la realtà extralinguistica. Tende a fornire informazioni sull’esperienza concreta. (Es. “oggi piove”) Prevalenza della terza persona.
- Funzione emotiva = atto linguistico incentrato sull’emittente, quando il messaggio proietta in primo piano un’emozione o un atteggiamento rispetto a un dato fatto. (Es. “Sono stanco, che angoscia”), espressioni come “Ahi!”.
- Funzione conativa = persuasiva (“Fai presto”, “alzati”), cerca di ottenere un effetto sul destinatario, espressa da imperativo o certe espressioni linguistiche, incentrata sul destinatario. Karl Huber identificò queste tre prime funzioni in una sua opera.
- Funzione poetica/estetica = è incentrata sul messaggio. È la forma mediante la quale il messaggio viene espresso. Non fa riferimento solo a poesie/composizioni, ma si ha anche nella pubblicità. Si tratta di figure foniche (assonanze, consonanze, allitterazioni, ecc.).
- Funzione fatica (o di contatto) = Ci permette di riconoscere tutti quei messaggi che non hanno un vero valore informativo o referenziale, ma che servono a stabilire, verificare, mantenere il contatto comunicativo tra mittente e destinatario. Serve per verificare che il canale funzioni e si stabilisca il contatto. Es. espressioni di gentilezza, espressioni come “pronto” al telefono.
- Funzione metalinguistica = quando il discorso è focalizzato sul codice. La linguistica moderna ha distinto tra due livelli del linguaggio: linguaggio-oggetto, che identifica qualcosa e il linguaggio che parla del linguaggio stesso, ossia il meta-linguaggio. Ci fa riflettere sul linguaggio stesso, ci parla dello stesso codice che stiamo utilizzando.
Differenza tra oralità e scrittura
Vi sono alcune variabili a cui sono soggetti gli atti concreti linguistici, fra cui la più importante:
Variabile diacronica, Saussure
Il concetto diacronia e sincronia della lingua è legato allo studioso e al suo libro ‘Cours…’. La variazione diacronica della lingua è legata al mutare della lingua nel corso del tempo. Lo studioso oppone la diacronia alla sincronia. Sul piano sincronico, dobbiamo studiare la lingua come un sistema chiuso che ha delle caratteristiche eterne, indipendenti dal mutamento della lingua del tempo, effettuando un processo di astrazione.
Saussure fa distinzione anche tra:
- Langue = sistema generale
- Parole = atto comunicativo del singolo
Eugenio Coseriu, il linguista rumeno, ha introdotto le seguenti varianti:
- Varianti diafasiche = legate alla situazione comunicativa / per ogni situazione c’è un registro linguistico diverso.
- Varianti diastratiche = legata al gruppo sociale di appartenenza del parlante.
- Varianti diatopiche = da topos, sono quelle legate alle varietà geografiche (ad esempio gli italiani regionali).
Sulla variante diacronica dell’italiano si è molto insistito verso la fine dell’800. Sulla variante diatopica si è incentrata la dialettologia. Dal dopoguerra si è invece posta molta attenzione alla variante diastratica. Più recentemente è stata individuata un’ulteriore variabile:
Variabile diamesica = si riferisce al mezzo di trasmissione del messaggio. Termine introdotto nel 1983 da Alberto Mioni in un articolo. È all’interno di questa variabile che si situa la varietà orale o scritta della lingua. Quando parliamo di italiano orale o scritto stiamo ragionando all’interno di questa variabile, ma in ciascuna di queste varietà dell’italiano (scritto-orale) possiamo trovare ulteriori varianti diafasiche, diastratiche e diatopiche.
Testo orale vs testo scritto
| Testo orale | Testo scritto |
|---|---|
| Si realizza attraverso il canale fonico-acustico + prevede un parlante ed un ascoltatore. | "Mette in comunicazione gli assenti", manca un processo di interazione nella comunicazione (grande differenza tra oralità e scrittura). |
| Produzione lineare -> la produzione si svolge con limiti di pianificazione e memoria. Per questo il testo orale è frammentato (frammentarietà), ci sono molti segnali discorsivi che hanno una funzione fatica e tutta una serie di elementi che non dovrebbero essere presenti nella scrittura (ciò costituisce uno dei grandi problemi della scrittura). | Nello scritto sono altri i modi per richiamare l’attenzione -> usare l’elenco puntato piuttosto che tante ripetizioni. - Impossibilità di correggersi. |
| Facilitano la comunicazione orale pause, gestualità e uso di particelle discorsive, segnali discorsivi che hanno una funzione fatica, di cui fanno parte i marcativi, elementi che segnalano inizio, proseguimento e conclusione di un testo (es. dunque, allora). | Corrispondente nella produzione scritta sono i capoversi. |
| Il testo orale è connotato dal legame con la situazione concreta e spesso dall’uso di elementi deittici, espressioni tramite cui si indicano le cose “questo, quello, ecc.”, fanno riferimento a qualcosa di concreto e condiviso perché la comunicazione orale avviene in presenza (Es. ‘passami quella penna lì’). Prevalgono elementi meno formali rispetto allo scritto, ma anche qui dipende dalla situazione comunicativa. | |
| Sintassi del periodo -> prevalenza della paratassi (frasi principali/coordinate) sull’ipotassi (subordinate): l’uso delle subordinate richiede una progettazione troppo grande per l’oralità. Spesso nella comunicazione orale compare l’asindeto, mancanza di congiunzioni. |
Altre osservazioni sulla comunicazione orale
Nella comunicazione orale è molto usato il che polivalente. Tipici del parlato sono tre casi:
- Che esplicativo consecutivo (‘me lo timbra che devo uscire?’);
- Che enfatizzante esplicativo (‘hai visto il primo volume che putiferio ha già suscitato?’);
- Che presentativo (&
-
Riassunto esame laboratorio di scrittura, prof Zazzaroni Annarita
-
Riassunto esame Laboratorio di lettura e scrittura, prof. Masotina, libro consigliato Manuale di sceneggiatura, Aim…
-
Riassunto esame Laboratorio di scrittura e argomentazione, Prof. Laurino Antonio, libro consigliato Scrivere e comu…
-
Riassunto Fondamenti di informatica