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Test di Rorschach evidence based

Il test lascia molta libertà nella risoluzione del compito. Lo psicologo deve capire dove il paziente guarda e cosa ha portato a quelle immagini. Egli osserva il risultato del processo di risposta, ed è questo che deve analizzare quando interpreta i risultati del test. Lo psicologo deve fare un’analisi di ciò che succede in una persona quando gli si presenta uno stimolo.

Processo di risposta

Vi sono diversi passaggi nel processo di risposta:

  • Osservazione dello stimolo visivo: l'attenzione viene spostata e concentrata su alcuni punti della tavola, oppure sull'intera tavola, mantenendo quindi un focus più olistico.
  • Costruzione dell'immagine: sulla base di alcuni punti della macchia, si richiamano alla mente alcune rappresentazioni visive già disponibili nella memoria.
  • Presa di decisione: l'immagine può essere scelta o scartata per essere sostituita da un'altra che viene percepita più corrispondente.

Scopo del test

Rorschach ha studiato arte, era affascinato dalle immagini contraddittorie che portano a contenuti diversi. Lo scopo dell’analisi delle risposte alle tavole è osservare la personalità in azione. Le macchie sono state create in modo tale da elicitare alcune risposte. Una parte della macchia rappresenta qualcosa, altre sono contraddittorie, nascondendo un’integrazione tra ciò che è nella realtà e ciò che è nella mente dell’esaminato.

Tipologia del test

Il test di Rorschach è un test di performance tipica, esamina il funzionamento psicologico o dei costrutti psicologici (non è un test proiettivo). È un metodo che consente di osservare alcuni campioni di comportamento che descrivono la personalità. È valido se il campione è raccolto seguendo procedure standardizzate e se gli stimoli massimizzano le caratteristiche individuali e minimizzano l’interferenza da parte dell’esaminatore.

Utilità: ambito clinico e ambito forense (per supportare le perizie).

Storia del test

Primo manuale: Rorschach H. (1921). Psychodiagnostik [Psychodiagnostics]. Bern, Switzerland: Bircher. L’autore lo pubblicò e morì subito dopo, quindi rimasero molti dubbi sulla somministrazione del test, gli obiettivi, ecc. Vennero di seguito prodotti altri 5 manuali, ma rimasero ancora molti dubbi.

John Exner fa una revisione della letteratura del Rorschach, basandosi solo sul dato empirico. Crea il sistema comprensivo, mettendo insieme ciò che funzionava dei precedenti metodi. È un metodo sperimentale che sta al passo con i tempi rispetto a ciò che succede nella ricerca, quindi deve essere sempre aggiornato.

Nel 1997 il Rorschach Research Council composto da John Exner, Greg Meyer, Don Viglione e Phil Erdberg, aveva il compito di aggiornare il sistema comprensivo, capire cosa non andava e apportare modifiche.

Dopo il 2000 il test spopola, viene utilizzato in molti ambiti. Nel 2006 muore Exner e non lascia un testamento sul sistema comprensivo. L'evoluzione del sistema comprensivo è il R-PAS (Rorschach Performance Assessment System). Utilizza un approccio evidence based, supportato da dati oggettivi.

Critiche al test

Negli anni ’90 vennero fatte diverse critiche al sistema comprensivo del Rorschach mosse da Garb, Wood e Lillienfeld:

  • Validità: ritenevano che il Rorschach non misurasse veramente ciò che dovrebbe misurare. Non c'era correlazione nella misurazione di tratti tra diversi test, danno punteggi diversi. Il MMPI e il Rorschach non danno gli stessi risultati perché sono test diversi, il secondo non correla con il famoso punteggio giusto. Conclusione: alcune variabili sono valide e altre no.
  • Affidabilità tra giudici: ritenevano che il test venisse considerato in modo diverso da vari psicologi e che rivelasse più su chi lo somministrava piuttosto che sul soggetto a cui veniva somministrato. Conclusione: è una critica infondata.
  • Ethnicity-bias: nel ’99 neri, ispanici americani e nativi americani ottenevano risultati diversi. Conclusione: Meyer nel 2002 scoprì che le differenze non erano dovute all’etnia, ma alle condizioni socio-culturali più disagiate. Il genere, l’etnia e l’età (a parte per l’infanzia) non influenzano il test.
  • Rappresentatività dei dati normativi: il test valutava tenendo conto del campione normativo, ma venne criticato come troppo perfetto. Conclusione: la critica risultava vera, quindi hanno cambiato il campione normativo, prendendo casi non clinici internazionali, di tutto il mondo.

Il Rorschach non sempre correla con l'M-MPI. Come mai? Tutto dipende dal modo in cui le persone rispondono ai due test: possono aprirsi in un test mentre in un altro no, e questo determina la mancata correlazione. Nonostante siano due strumenti molto diversi tra loro, il Rorschach correla moltissimo con l’M-MPI se la persona risponde in maniera “open” in entrambi i tipi di test.

Schemi metodo R-PAS

Il metodo R-PAS (Rorschach Performance Assessment System) prevede:

  • La somministrazione
  • La siglatura (assegnare codici ad ogni comportamento)
  • Il calcolo dei punteggi
  • L'interpretazione

R-pas.com è un sito in cui puoi caricare, scaricare e osservare i dati sui test di Rorschach somministrati. Per adesso, in quanto psicologa in formazione, puoi accedere ed utilizzarlo solo con un sub-account (l’account di un supervisore).

Critiche agli articoli contro R-PAS

Sono gli articoli che sono contro il test di Rorschach a priori, o articoli contro R-PAS e a favore di altri sistemi.

I 6 step per l'apprendimento del metodo R-PAS

  1. Fase di risposta (RP): l’esaminatore consegna la tavola e chiede all’esaminato “Cosa potrebbe essere?”. Vengono presentate 10 tavole che possono avere più di una risposta e l’esaminatore trascrive le risposte a penna o al pc.
  2. Fase di chiarificazione (CP): si torna sulle risposte date per capire cosa è stato visto e in che modo è stato visto. Si riprendono le 10 tavole per chiarire dove l’esaminato stava guardando (localizzazione) e cosa della macchia gli ha fatto vedere quello che ha visto (determinanti). Questa seconda fase serve per poter siglare correttamente.
  3. Siglatura delle risposte: vengono assegnati una serie di codici che sono importanti per l’interpretazione (senza la presenza dell’esaminato).
  4. Elaborazione delle siglature per produrre i punteggi: fa tutto la piattaforma online automaticamente. Si iniziano a comprendere attitudini, preferenze, ecc.
  5. Interpretazione quantitativa dei dati: i punteggi individuali vengono confrontati con quelli normativi e riportati su scala con M = 100 e DS 50 (Standard Scores, come nei punteggi del QI).
  6. Interpretazione qualitativa dei dati: le risposte vengono lette per elaborare delle ipotesi interpretative, per cogliere le caratteristiche uniche di ciascun individuo e per identificare delle associazioni e connessioni temporali. Si integrano i dati qualitativi con quelli quantitativi per comprendere il soggetto.

La somministrazione vera e propria

Ci sono vari contesti in cui ci troveremo a dover somministrare il test; bisogna innanzitutto mettere a proprio agio la persona, quindi non bisogna somministrarglielo subito, ma occorre darsi il tempo di conoscersi e dialogare. Si inizia con una conversazione neutra, si parla del più e del meno (“Come va?”, “Ha fatto fatica a trovare il posto?”, “Com'è andata la settimana?”, commenti sul tempo ecc.).

A un certo punto si introduce il test, informando la persona su cosa verrà fatto. Importante è chiederle se sa cos’è il Rorschach e se lo ha già fatto.

  • Se non lo conosce basta spiegargli di cosa si tratta, di ciò che deve fare e a che scopo viene utilizzato.
  • Se lo ha già fatto, è utile capire in che contesto lo ha fatto, che idea si è creato del test e chi glielo ha somministrato.
  • Se l'ha già fatto bisogna eliminare le idee sbagliate che si è fatto dal sentito dire. Se lo ritiene non valido: occorre dare informazioni al paziente per fargli capire che invece è valido e spiegargli che il test potrà aiutare la psicologa a comprendere come poter farlo stare meglio.

Si passa alla somministrazione. Per fare il Rorschach occorre essere seduti uno accanto all’altro: lo spostamento deve avvenire dopo aver introdotto il test, quindi quando la persona si sarà ambientata, non appena entra in studio. È importante questa posizione perché in questo modo non si interferisce col compito dell’esaminato, tenendolo al sicuro dal timore di sentirsi giudicato dalle reazioni involontarie ma inevitabili che alcune sue risposte potrebbero suscitare nel clinico.

Si ribadisce la consegna: “Le darò le tavole una alla volta. Vorrei che le guardasse e rispondesse alla domanda ‘Che cosa potrebbe essere?’ Inoltre aggiungere la somministrazione ottimizzata: per ogni tavola provi a darmi 2 o 3 risposte, ovvero, provi a vedere 2 o 3 cose diverse.” Si prende la prima tavola, la si dà in mano alla persona, e si comincia.

N.B. Bisogna chiedere proprio “Cosa potrebbe essere?” e non porre la domanda in altri modi (ad es. “Cosa le fa venire in mente?”) perché noi vogliamo che il test si collochi a metà tra “Cosa l’esaminato vede nella macchia” e “Cosa c’è nella mente che guarda la macchia”. Chiedere “Cosa vede?” fa troppo riferimento alla macchia, quindi viene privilegiato il campo percettivo e non promosso quello soggettivo, “Cosa le fa pensare” fa troppo riferimento all’interpretazione mentale, trascurando la percezione percettiva.

Fase di risposta

L’approccio non direttivo deve essere l’esaminato che conduce. Nel caso di domande su come interpretare le tavole (ad es. “Posso girare le tavole?” oppure “Posso dire la prima cosa che mi viene in mente, di pancia?”), la risposta da dare è “Sta a lei. Come preferisce.” Non bisogna dare indicazioni e suggerimenti su come rispondere alle tavole.

4 principi fondamentali:

  • Somministrazione standardizzata
  • Esaminato conduce
  • Scopo: catturare la performance dell’esaminato
  • Ci si focalizza sulla rappresentazione visiva

È importante evitare qualsiasi confronto, specialmente commenti come “Molte persone vedono questo”; se il paziente non riesce a trovare una risposta, evitare di dire “Generalmente gli altri riescono a rispondere in poco tempo”, ma preferibilmente “Si prenda un po’ di tempo, vedrà che qualcosa le verrà in mente”; se la persona dà una sola risposta a una tavola, occorre incoraggiare altre risposte (promemoria) “Provi a guardare ancora; vorrei che mi dicesse cos’altro riesce a vedere”; se la persona non riesce a trovare altre risposte, occorre accettare il rifiuto; se, al contrario, l’esaminato dà più di 3 risposte alla stessa tavola, alla quarta la si interrompe, dicendo gentilmente “Va bene, può bastare, grazie”; ricorda che è importante ottenere mediamente 2-3 risposte per tavola, e comunque mai più di 3.

Quando una persona simula un disturbo psicotico, interpreta le tavole in maniera bizzarra e assurda. Ciò che lo differenzia dallo schizofrenico vero, è il livello di comprensibilità della comunicazione, infatti quando si ha a che fare con gli schizofrenici veri, si fa fatica a seguire la logica dei loro ragionamenti, a differenza dei soggetti che simulano.

Siglatura

1) Orientamento della tavola (p.63):

Codifica Nome Descrizione
@ CT La tavola viene ruotata, ma poi la risposta è data in posizione standard
< Rot. A sinistra La risposta è data ruotando la tavola in senso antiorario di 90°
V Capovolta La risposta è data ruotando la tavola in basso di 180°
> Rot. A destra La risposta è data ruotando la tavola in senso orario di 90°

Se l’esaminato non ruota la tavola, non segniamo nulla. Perché è importante segnarsi la rotazione delle tavole:

  1. Ci permette di capire se l'esaminato usa flessibilità cognitiva nel trovare un’interpretazione alle tavole, se ha più punti di vista e se è capace di prendere iniziativa per dare sfogo alla sua creatività.
  2. La rotazione della tavola potrebbe anche essere indice di un atteggiamento oppositivo (spesso si rileva quando l’esaminato ruota la tavola appena gli viene posta).
  3. La rotazione può anche essere motivata dal fatto che l'esaminato non riesce a vedere nulla (spesso si rileva quando la persona osserva la tavola per del tempo, poi dopo la gira).
  4. Ci permette di capire se vi è un evitamento di un percetto che infastidisce o fa vergognare/imbarazzare (contenuti sessuali, scabrosi, violenti…)
  5. Eventuale presenza di paranoia (bisogno di vedere tutto quello che può esserci)

Ad esempio:

  • Dare poche risposte + chiedere se si può girare la tavola = fatica a trovare le risposte
  • Dare tante risposte + chiedere se si può girare la tavola = flessibilità cognitiva
  • Tante rotazioni della tavola + tanti incoraggiamenti/interruzioni = atteggiamento oppositivo

2) Localizzazione (dove hai visto quello che viene visto?) (p.65-75):

Codifica Nome Descrizione
W Globale Tutta la mappa
D Dettaglio Comune La risposta si riferisce a uno o più dettagli in aree frequentemente usate
DD Dettaglio Insolito La risposta si riferisce a uno o più dettagli in aree raramente utilizzate

Che differenza c’è tra guardare tutta la tavola e soffermarsi solo su un dettaglio:

  1. Ci permette di capire il funzionamento percettivo e soprattutto attentivo dell’esaminato (visione globale vs. stile analitico) e se ha capacità integrativa.
  2. Serve a rilevare se ha disturbi del pensiero (nei casi gravi).

Per capire se è un dettaglio comune o insolito si utilizza la tabella delle qualità formali del manuale (p.197). Se l’esaminato, in una risposta, vede due percetti, li segneremo come unica risposta. Se una delle due corrisponde a un’area D, e l’altra corrisponde a un’area Dd, si siglerà Dd, perché si sigla quella più bassa. Se una risposta è in un’area che non c’è nella tabella segneremo Dd perché è infrequente.

3) Inversione dello spazio bianco/Integrazione dello spazio bianco (lo spazio bianco è utilizzato? Se sì come?) (p.75-87):

Codifica Nome Descrizione
SR Invers. Spaz. Bia. L’esaminato usa il bianco per invertire figura-sfondo
SI Integraz. Spaz. Bia. L’esaminato integra il bianco nel percetto
SR+SI Tutte e due insieme

Se lo spazio bianco non viene usato, in questa parte non bisogna siglare nulla. A cosa serve siglare l’uso del bianco:

  1. Le risposte con inversione dello spazio bianco possono indicare un atteggiamento oppositivo (l’esaminato sta facendo l’opposto di quello che gli viene chiesto di fare).
  2. Le risposte con integrazione dello spazio bianco generalmente non riflettono oppositività, al contrario indicano un alto funzionamento cognitivo, capacità di integrare la figura con lo sfondo.

Quindi, quando dobbiamo siglare SR?

  • Tutte le volte che l’area di maggior focus è il bianco (anche se non è davanti)
  • Tutte le volte che viene percepito l’elemento bianco come tridimensionalmente posizionato in primo piano rispetto alla macchia, la quale invece viene percepita come posizionata “dietro” al piano bianco
  • Tutte le volte che c’è molta enfasi e da molte verbalizzazioni sullo spazio bianco

Problema: alcune aree di spazio bianco sono leggermente colorate. Sigliamo SR o SI quando l’esaminato specifica chiaramente il termine “bianco” o frasi equivalenti, se no non li sigliamo.

4) Contenuto (cosa viene visto?) (p. 87-90):

Si analizzano specifiche categorie di contenuti perché sarebbe impossibile studiare tutti i tipi di contenuti possibili. È vulnerabile alla manipolazione delle risposte perché il soggetto si immagina che giudicheremo ciò che lui vede.

Codifica Nome Descrizione
H Umano Intero persona, 2 bambini, bambino
(H) Umano Immaginario Angelo, elfo, mostro
Hd Dettaglio Umano Figura umana incompleta: faccia, braccia, mani
(Hd) Dettaglio Umano Immag. Faccia del diavolo, ali dell’angelo
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IlariaRognoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Test di Rorschach evidence based e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Giromini Luciano.
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