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Storia romana e la Grecia

Le origini, il medioevo ellenico e l'età arcaica

Il problema delle origini e l'omosessualità iniziatica

Due caratteristiche attribuivano i greci al sentimento dell’amore: la prima era l’inesorabilità. La seconda era l’assoluta indifferenza di Eros per il sesso delle sue vittime. Il destino delle donne greche nell’antichità era quindi differente rispetto a quello delle donne della polis, succubi del marito o del padre. Quindi dall’8-7 secolo le donne diventano veramente inaccessibili per i greci. Le origini dell’omosessualità non sono da ricercare qui, ma altrove, in un passato più remoto di quello omerico, precisamente nel passato tribale della società greca, in cui l’organizzazione della comunità, non ancora politica, era basata sulla divisione per classi di età.

In questa società il passaggio di un individuo da una classe di età all’altra è accompagnato da una serie di riti, ovvero passare un periodo di tempo lontano dalla collettività, deve attraversare un periodo di margine o segregazione e al termine del periodo rinasce a nuova vita, come membro della classe di età superiore. L’amore omosessuale tra un uomo e un ragazzo, nella Grecia precittadina, affonda le sue radici proprio in questi riti. Nelle diverse zone della Grecia precittadina infatti i ragazzi apprendevano le virtù che avrebbero fatto di loro degli adulti durante il periodo di segregazione, vivendo in compagnia di un uomo, al tempo stesso educatore e amante. Ecco le remote origini della pederastia greca.

Le prove: innanzitutto i miti che adombrano amori omosessuali come quello di Zeus con Ganimede ecc., e in questo contesto l’amore omosessuale svolge sempre la funzione essenziale di strumento pedagogico, capace di trasformare il ragazzo in uomo. Gli amanti a Creta (erastai) usavano rapire gli adolescenti da loro amati (eromenoi) per condurli con sé fuori città, per il periodo di segregazione e al loro ritorno gli veniva regalato dal loro amante un equipaggiamento militare. Importanti sono le iscrizioni pederastiche che si trovano vicino al tempio di Apollo Karneios, dove vi sono continui riferimenti a divinità courotropiche, quelle preposte all’educazione dei fanciulli, che ci fanno comprendere che l’omosessualità era istituzionalizzata, rappresentava una parte importante della vita del fanciullo.

Il rapporto sessuale sarebbe infatti stato considerato necessario in quanto capace di trasfondere al ragazzo le virtù virili attraverso lo sperma dell’amante: e in effetti i greci non di rado per indicare questo tipo di rapporti usano il verbo eispnein (inspirare) e come sinonimo di amante i sostantivi eispnelos e eispnelas (inspirator). La sodomizzazione è un atto che umilia chi lo subisce, e che simbolizza in modo evidentissimo la sottomissione del giovane al più anziano, in altre parole è un atto di acculturazione. Questa sottomissione era il presupposto sociale indispensabile per la nascita di un nuovo individuo che avrebbe assunto il ruolo virile nella sua pienezza, vale a dire avrebbe abbandonato il ruolo passivo e avrebbe assunto il ruolo del marito con le donne e quello dell’amante con i ragazzi.

I poemi omerici

I secoli tra il 12 e l’8 a.C. furono spesso definiti oscuri per mancanza di documenti e per il presunto stato di miseria in cui versava la Grecia dell’epoca. Ma questi secoli non erano oscuri assolutamente e si è portato alla luce che vi erano insediamenti urbani che testimoniano condizioni di vita più che decenti. Nell’Illiade e nell’Odissea Omero descrive amicizie maschili di intensità affettiva, come fra Achille e Patroclo. Achille, dopo la morte dell’amico, dichiara infatti che il suo unico scopo nella vita sarà quello di vendicare l’amico e infine di giacere nella fossa con lui.

La madre di Achille lo esorta a compiere il suo dovere sociale invece, l’invito ad accettare quella che per i greci era una regola natura: raggiunta una certa età bisogna porre fine alla fase omosessuale della vita e assumere il ruolo virile con una donna. L’esempio di Achille non è l’unico che ci permette di capire che l’omosessualità fosse diffusa nel mondo omerico. Anche Telemaco, quando giunge a Pilo, accolto dal re Nestore, questo dispone che dorma accanto a Pisistrato, il suo unico figlio ancora non sposato. L’omosessualità quindi, anche se non appare esplicitamente, sembra trasparire anche dai poemi omerici, restando tuttavia sullo sfondo del racconto. Ma i rapporti descritti non sono rapporti pederastici perché sono banalmente omosessuali, tra persone della stessa età, quindi come tali riprovati.

L’età della lirica: Solone, Alceo, Anacreonte, Teognide, Ibico e Pindaro

Con Saffo tacque per sempre la voce della poesia d’amore fra donne, l’amore fra uomini invece continuò ad essere cantato. Il primo a parlare di questo amore è Solone, dove nei suoi scritti, dietro l’immagine austera tramandata da una tradizione preoccupata solo di offrire un modello di pubbliche virtù, ci sono i sentimenti di un uomo che, nel corso della sua lunga vita, conobbe le tentazioni d’amore. Anche in Alceo, Anacreonte, Ibico, Teognide e Pindaro troviamo il desiderio maschile nei confronti di altri uomini.

Di Alceo si sa poco, dedica due versetti a Menone che più che amichevoli sembrano proprio sentimentali. Di Anacreonte le testimonianze sono più esplicite e numerose. Uno infatti dei suoi temi più apprezzati è il desiderio per i ragazzi. Per lui sono i suoi dei, per questo parla di loro e non delle divinità. Teognide lo stesso, anche lui in alcuni versi parla di amore pederotico, quello del poeta per il giovane Cirno. Confronta anche l’amore per i ragazzi e quello per le donne. Infine Pindaro, autore di bellissimi versi dedicati a Teosseno che riflettono fedelmente l’ideale aristocratico dell’amore efebico.

I poeti greci hanno saputo, senza farlo esplicitamente, il significato di questi amori, il valore culturale che essi avevano e le regole dell’etica sessuale alla quale dovevano adeguarsi. Essi rivelano infatti che un ragazzo veniva amato in primis per la sua bellezza, che andava di pari passo con la virtù. Pur essendo un rapporto erotico era strettamente legato alla socialità, ai riti conviviali, a momenti d’incontro in cui il compagno era compagno d’esperienza, l’amante da lui imparava a godere nel modo giusto e nella giusta misura i piaceri della vita: i canti e la danza, il vino e l’amore. Tutto questo rendeva l’amore omosessuale superiore all’amore per le donne. Per un ragazzo essere amato era segno d’onore, prova d’eccellenza, conferma delle sue virtù. Chi era amato, insomma, non doveva temere la riprovazione, se accettava le profferte degli amanti; se le rifiutava per qualche tempo, era solo per essere più desiderato, per provocare, per aumentare la sua fama ed enfatizzare l’emozione del cedimento.

L’età classica

Il galateo dell’amore. Come conquistare un ragazzo: le regole sociali del corteggiamento

Ad Atene per un ragazzo avere una relazione omosessuale non era solo accettabile, ma anche socialmente apprezzata. Tra Pais ovviamente era concesso questa relazione, non tra schiavi o tra schiavo e libero. Il corteggiamento era regolato da un inderogabile galateo, dal quale non si poteva prescindere. Ma quali erano le regole del corteggiamento ad Atene? La prima ci viene data da Platone. Esistono due tipi di amore: il primo volgare, che ispira uomini non nobili, uomini che amano più i corpi che le anime. Il secondo invece è quello di coloro che amano i ragazzi, ma solo quelli ormai vicini alla pubertà, quindi all’età della ragione.

Ma non sono amori fugaci questi, l’uomo ama il suo ragazzo in modo stabile, lo corteggia con perseveranza, cerca di dimostrare in tutti i modi la serietà delle sue intenzioni. La nobiltà dei suoi intenti renderà nobile anche la sua volontaria sudditanza all’amato. Quindi l’osservanza delle regole del corteggiamento è la garanzia della bontà dell’amore. Ma come dovevano comportarsi gli amanti? L’amato in primo luogo doveva in un primo momento resistere al corteggiamento, doveva sfuggire dall’amante, mostrarsi ritroso, difficile da conquistare, quasi incorruttibile e soprattutto non sottomettersi mai alla voglia dell’amante.

Si è detto spesso che il corteggiamento, in Grecia, era deviato sui ragazzi a causa dell’indisponibilità delle donne e si è anche osservato che le regole del gioco pederastico erano le stesse del corteggiamento eterosessuale nelle società tradizionali che prevedono la capitolazione della donna, ma attraverso varie fasi per evitare la perdita d’onore. Così anche per il ragazzo greco che, perdeva l’onore, solo se si mostrava impaziente e precipitoso nella scelta dell’amante. Se invece cedeva al termine di un corteggiamento duraturo e serio, dopo essersi accertato che le intenzioni dell’innamorato non erano solo sessuali, allora le cose erano diverse: lungi dall’essere riprovato, il ragazzo meritava onore e considerazione. Resistere significava mettere alla prova l’amante prima di cedere.

Ma la legge dell’amore ad Atene è più complessa, tanto che non è possibile intenderla subito: da un canto incoraggia il corteggiamento fino al punto di perdonare all’amante i falsi giuramenti, dall’altro vuole che i padri proteggano i figli dai corteggiatori, facendoli controllare dai pedagoghi, così che qualcuno potrebbe pensare che l’amore per i ragazzi è cosa turpe. Ma è sbagliato: per loro l’amore brutto è solo quello volgare. Quando è ispirato a nobili sentimenti è bello e quando è tale, non è vergogna per il ragazzo cedere all’amante. Chi pensa che cedere sia disonorevole, lo fa perché pensa solamente agli amori volgari. Non vi è infatti nessuna legge che vieta a un cittadino di amare, frequentare o corteggiare un ragazzo libero, e che il ragazzo non solo non viene disonorato dal fatto di essere corteggiato, ma al contrario, avrà così modo di dimostrare la sua saggezza. Quindi un ragazzo può onorevolmente avere una relazione con un adulto, se, avendo raggiunto l’età della ragione, ha saputo scegliersi un buon amante. Avere invece tanti amanti, questo era inammissibile per i greci. Ergo la pederastia purché non fosse volgare non era né vietata dalla legge né socialmente riprovata.

Come amare un ragazzo: le manifestazioni erotiche nel rapporto pederastico

Il pais, dunque, al termine del corteggiamento, cedeva all’amante, stabilendo con lui un rapporto che, se l’amore era saggio, era in primo luogo di tipo spirituale, intellettuale e pedagogico. Ma ovviamente era anche di tipo erotico. Il tutto è riassunto benissimo dal verbo eran che dal momento in cui fa la sua comparsa indica la percezione fisica dell’amore, l’eros. Non meno significativo è l’uso del verbo charizesthai, che riferito all’amato, allude al comportamento con cui costui soddisfa il desiderio sessuale dell’amante.

Che si stabilisca nelle relazioni pederastiche anche un rapporto di tipo sessuale è la regola, come dimostra anche il racconto di Platone nel Simposio dove descrive come Alcibiade cerchi di convincere Socrate ad amarlo. Altro quesito: qual era esattamente il tipo di rapporto fisico che legava l’amante all’amato? In che modo insomma l’amato soddisfaceva l’amante? Il rapporto pederastico ateniese probabilmente non prevedeva la sodomizzazione. Nel corteggiamento l’erastes è rappresentato dalla posizione su e giù: di fronte all’amato, con una mano ne sfiora il viso, con l’altra i genitali. Nel momento del rapporto egli è di nuovo in piedi davanti all’eromenos, ma questa volta con il pene tra le sue cosce. Questo però non significa che il coito anale fosse socialmente interdetto.

Forse solo a livello iconografico si usavano immagini più idonee a mettere in evidenza l’aspetto affettivo del rapporto omosessuale. Estremamente significativo è infatti anche l’uso, per indicare il ragazzo che si concede all’amante, hyperetein, che significa rendere servizio, servire come sottoposto. Perché si parla di sottomissione dell’amato se non poteva essere praticata? Sia i graffiti di Thera che le commedie di Aristofane ci confermano invece che i rapporti sessuali tra uomini vi erano eccome e del resto, a provare che la sodomizzazione dei giovani amati, di per sé, non era affatto considerata negativa ci perviene dalla poesia omoerotica raccolta nell’Antologia Palatina, dove nei versi nessuna tra le bellezze dei ragazzi amati sembra attrarre eroticamente gli amanti quanto la zona anale, non di rado descritta attraverso metafore il cui romanticismo, per quanto in maniera, segnala inequivocabilmente la mancanza non solo di ogni interdetto sociale, ma anche di ogni volgarità nel modo di pensare alla sodomizzazione. Talvolta viene chiamato bocciolo di rosa, o fico, o equiparato all’oro, l’ano è in ogni caso un’attrattiva irresistibile. L’onore era in gioco: ma era perduto solo dai paides che cedevano senza rispettare alcune regole procedurali. Quelle regole che erano stabilite dal galateo del corteggiamento che vengono poi confermate e chiarite dalle disposizioni del diritto.

Le leggi sulla pederastia. Due momenti, due città: Atene e Berea

È difficile capire quindi l’amore efebico ateniese, allude all’abitudine dei padri di far accompagnare i figli dai pedagoghi, incaricati di seguirli e controllarli. Abitudine questa che dimostra da un canto la frequenza dei tentativi più o meno leciti di conteggiamento, e dall’altro la perplessità dei padri sul fatto che i figli avessero degli amanti. Queste perplessità non tormentavano solo i padri, ma l’intera comunità, come dimostra la legislazione sui paides. La legge prevedeva infatti una protezione dai tentativi di seduzione alta nei loro confronti proprio da parte dei maestri.

Atene non fu la sola città a porsi questo obiettivo; in età ellenistica anche la legge ginasiarchica di Berea rivela interessanti analogie con le cosiddette norme soloniche, e contribuisce a chiarirne ulteriormente il significato e la portata, mostrando che la legislazione protettiva (così come ad Atene) non era diretta a evitare qualunque rapporto pederastico, ma solo quei rapporti che potevano essere pericolosi per i paides a causa della cattiva qualità degli amanti.

  • Amanti proibiti: indegni, infami, neaniskoi e maestri. Nella legge di Berea, come in quella di Solone per Atene, si contiene una lista di coloro che non potevano frequentare il locale ginnasio: gli schiavi, i liberi, i loro figli, i prostituiti, gli ubriachi e i pazzi. Gli adulti quindi a cui veniva impedito l’accesso era un ristretto gruppo, non la totalità. Ci si preoccupava quindi di impedire solo quei rapporti che, a causa dell’indegnità dell’amante, avrebbero reso la pederastia volgare e diseducativa. In particolare il testo si concentra sui neaniskoi che in alcune fonti indica quelli che negli ultimi anni della paideia, diventano poi efebi. In altre invece, si è tali dopo il compimento della maggiore età (25/30 anni). Il raggiungimento infatti dell’età adulta comportava un cambiamento di ruolo sessuale: quello dalla passività all’attività, il ragazzo non era quindi più amato, ma amante. Quindi il diritto, si preoccupava che questi seducessero i loro più giovani compagni.
  • Il senso dell’intervento: la protezione della pederastia. Esisteva quindi una legge che vietava la pederastia? Una simile disposizione è in verità assai discutibile. Grazie alle fonti si sa benissimo che spesso gli adulti passano gran parte del loro tempo nelle palestre, e lo facevano allo scopo, ben preciso di ammirare e corteggiare i giovinetti più belli e questa è la prova che la regola riportata da Eschine, ma di Solone, di fatto, non esiste. Il diritto ateniese infatti puniva solo i rapporti omosessuali imposti con la violenza e anche in questo caso la sanzione non era la morte ma una pena pecuniaria. Quindi il diritto ateniese certamente non si disinteressava al problema delle pederastia, si preoccupò esclusivamente di garantire che la vita dei paides si svolgesse secondo regole che avrebbero impedito amori non educativi e volgari. Al di là di questo, si lasciava ai cittadini piena libertà.

L’età per amare e quella per essere amati

L’amato deve avere un’età confacente. Qual era dunque l’età degli eromenoi? Tra l’uscita delle scuole inferiori e l’entrata nell’efebia si aveva un periodo per il quale la tradizione antica non aveva previsto niente, un periodo vuoto, intorno ai 15 anni. Ma è anche vero che spesso gli eromenoi avevano un’età inferiore. Erano pochi gli anni per essere amati, solo gli anni fra i 12 e 17: a questa età infatti, quando spuntava la barba e i peli erano ormai folti, i fanciulli cessavano di essere appetibili. Tuttavia è anche vero che amare un fanciullo troppo giovane era considerato assai più riprovevole che amarne uno troppo vecchio. Superare i limiti d’età era più una questione di gusto personale, ignorare quelli minimi, invece era una colpa.

Si suol dire che i greci quindi non erano erastai per tutta la vita, ma solo per i primi anni dell’età adulta, fino all’età del matrimonio, epoca in cui la loro regola di vita diventata l’eterosessualità e i rapporti omosessuali diventavano più un’occasionale variante. Ma che le cose stessero davvero così, e sempre, è assai discutibile. Esempio è Sofocle, amante di giovinetti belli, che ebbe rapporti pederastici tutta la vita.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Giorcelli Silvia.
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