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Introduzione (pag 14-28)

Nel II secolo a.C. i mercanti iniziaro a trasportare la seta, un tessuto lucido, liscio e resistente, dalla Cina verso occidente. Qui era prodotta da oltre un millennio, fu infatti uno dei primi tessuti realizzati in Cina, comparsa agli albori di tale civiltà, come è dimostrato da alcuni canti popolari. Quando iniziò il suo commercio, era utilizzata per l'abbigliamento del popolo e dell'élite. Alcuni indumenti con particolari ricami sotto alcune dinastie furono proibiti al popolo, o comunque troppo costosi, ma restava comunque il tessuto più usato.

La seta è un prodotto di derivazione animale, i suoi filamenti derivano da una particolare specie di larva di farfalla, ogni baco produce un filamento di straordinaria lunghezza. Mentre gli uomini coltivavano, le donne mettevano da parte le uova di baco e curavano i gelsi. Dopo circa un mese e mezzo in cui il baco veniva nutrito, esso veniva bollito e poi il filamento veniva srotolato e trasformato in filo per la tessitura.

Il filaticcio è un sottoprodotto e veniva ottenuto collocando i bachi in orizzontale, e non appesi, in modo che formassero soffici batuffoli, poi usati per imbottire giacche o biancheria da letto. Fino al II secolo a.C., la seta era pressoché sconosciuta al di fuori dei confini della Cina, in quanto essa era stata isolata dalle altre grandi civiltà urbano-agricole dai suoi imponenti monti (es. Himalaya) e dai deserti. Con la nascita delle vie della seta, gli ostacoli geografici a ovest della Cina vennero superati e i rapporti con le altre civiltà agricole divennero significative.

Le vie della seta

Le strade che attraversavano questi ostacoli geografici rappresentavano una novità, al contrario, quando i mercanti raggiungevano l'Iran, l'India e le zone dell'Asia centrale, percorrevano itinerari ormai consolidati. Con il commercio della seta, quindi, per la prima volta si ha un collegamento tra le propaggini orientali e occidentali del continente euroasiatico. Le rotte terrestri avrebbero mantenuto importanza per circa 14 secoli, quelle marittime ancora più a lungo, creando legami e scambi culturali senza precedenti.

I popoli che parteciparono alla creazione di tali vie furono numerosi:

  • Popolazioni urbano-agricole dei vari imperi
  • Popoli nomadi delle praterie a nord di essi
  • Marinai naviganti nei mari e negli oceani a sud degli imperi

Questi ultimi tempo prima sperimentarono diverse rotte marittime, le navi che solcarono il Mar Rosso e quello Arabico, ad esempio, diedero un contributo notevole all'apertura della prima via marittima della seta (I sec d.C), collegando i porti indiani ai territori orientali dell'impero romano.

Contesto sociale ed economico

Le vie della seta euroasiatiche nacquero in un contesto sociale, economico e politico che si era evoluto per millenni, a partire dall'ascesa delle prime civiltà urbano-agricole (tra il 4 e il 2 sec a.C), ad esempio quella sorta in Mesopotamia lungo il Tigri e l'Eufrate, quella in Cina lungo il fiume Giallo, lungo il fiume Indo nell'odierno Pakistan e lungo il Nilo. In prossimità di ciascuna delle aree popolate da queste società urbane si estendevano tre zone ecologiche distinte ma interdipendenti: agricola, pastorale, boschiva.

In entrambe gli emisferi, nei luoghi nei quali le caratteristiche dell'ambiente favorivano l'agricoltura, i futuri contadini divennero sedentari. Intorno a tali luoghi, qualora ci fosse un surplus di cibo, si crearono le prime civiltà urbane, che scambiavano coi contadini i loro beni e servizi in cambio di prodotti agricoli. Gli abitanti delle città necessitavano di prodotti come il rame, lo stagno, pellicce e ambra (scambiati con gli abitanti delle foreste) e dipendevano, come anche gli agricoltori, dai pastori, i quali fornivano cuoio, carne e gli animali per i lavori agricoli.

Stili di vita e scambi culturali

Tra i tre stili di vita, quello agricolo era il più sicuro, carestie e siccità venivano sconfitte con le scorte di cereali raccolte nelle stagioni in cui veniva prodotto un surplus. Per contrasto, nell'emisfero orientale, soprattutto nella steppa eurasiatica (dall'altopiano mongolo alle pianure ungheresi), gli abitanti domesticavano gli erbivori selvatici. Erano nomadi e si spostavano con le loro mandrie e le loro tende (queste ultime vennero spesso trasformate in ambienti sontuosi dopo l'inizio del commercio della seta, tappezzate di splendidi tessuti e sontuosi tappeti). Tali spostamenti erano in genere stagionali.

Abbiamo di loro una conoscenza limitata, dataci per lo più dalle testimonianze scritte lasciate dai dotti delle popolazioni agricole. Infatti, queste popolazioni svilupparono una lingua scritta molto più tardi. Scambiavano lana e pellicce con merci della zona agricola. La mobilità dei nomadi favorì i commerci, la nascita di nuove idee e religioni, ma anche le lotte per il predominio politico. Tali lotte favorirono le migrazioni verso ovest, in quanto l'estremità orientale era la più arida, ma procedendo verso ovest l'erba diveniva più alta e le precipitazioni aumentavano: possibilità di tenere più animali.

Gli spostamenti fecero anche sì che i nomadi svolgessero un ruolo da intermediari tra taiga e agricoltori, scambiando i vari prodotti. Conducevano un'esistenza precaria, lunghi periodi di siccità o tempeste potevano decimare le mandrie e gli spostamenti potevano rivelarsi pericolosi.

Gli abitanti delle foreste, poste all'estremità settentrionale della steppa, non lontano dal circolo polare artico, catturavano animali selvatici, raccoglievano bacche ed estraevano minerali e pietre. Non possedevano una lingua scritta ma, non vivendo vicino ai confini della zona agricola, non sono stati descritti dagli eruditi. Tuttavia, sappiamo che ebbero molti contatti con i nomadi, come dimostrano le pellicce di orso, l'ambra, o le lamine auree rinvenute nella steppa. Numerose lamine rappresentano scene della foresta, ritraendo renne, leopardi, aquile e orsi, animali tipici della taiga.

Gli storici suppongono che alcuni nomadi in origine abitassero nelle foreste e fossero poi migrati nella steppa. Ad esempio, la confederazione mongola comparse improvvisamente e minacciosamente e trovava le sue origini mitiche in un lupo e in una cerva, animali delle foreste.

Reti regionali di commerci

Questi scambi di prodotti, molti dei quali originari di una specifica nicchia ecologica, crearono reti regionali di commerci. Tali contatti non crearono necessariamente buoni rapporti, dato che usanze e religioni erano molto diverse tra loro. Quando le civiltà urbane si espansero, si intensificarono i rapporti e i conflitti, e ciò portò al tentativo da parte di esse di espandersi con la forza. Nacquero così imperi destinati ad ampliarsi.

Intorno al 4000 a.C. si iniziò ad addomesticare i cavalli nella steppa. Inizialmente furono importanti per carne e latte, poi svolsero un decisivo ruolo nel trasporto, soprattutto in ambito militare. Solo alla fine del 18 secolo, l'invenzione della macchina a vapore ridimensionò la loro importanza. Intorno al 1750 a.C. comparse il carro trainato dai cavalli: Prima rivoluzione militare in tutta l'Eurasia tra il 1700 e 1500 a.C. i soldati a cavallo invasero gran parte dell'Asia sudoccidentale. Ad esempio, nel 1600 a.C. i carri dei Micenei lungo le sponde del Mediterraneo gettarono le basi della Grecia classica.

Gli abitanti delle praterie cominciarono a coalizzarsi in strutture politiche chiamate confederazioni. Un leader non poteva reclutare soldati, ma attorno ad un capo carismatico e abile si potevano raccogliere numerosi individui, talvolta persino altri capi con le loro tribù si alleavano volontariamente ad un capo noto per i successi militari. Tuttavia, anche una grande confederazione, comprendente stirpi e popoli diversi ed estranei tra loro, era evanescente, infatti, qualora essa venisse sconfitta o se il capo, al quale era legata la fedeltà, moriva, la confederazione poteva dissolversi.

2600 a.C.: si diffondono le cavallerie: seconda rivoluzione militare fondata sui cavalli: gli abitanti della steppa, disponendo di mandrie numerose e di ampie conoscenze acquisite sin dall'infanzia in materia, acquisirono un'ampia superiorità militare difficile da arginare. Nella stessa epoca, gli abitanti delle aree agricole cominciarono ad usare i cavalli a scopi agricoli e dunque trovarono la necessità di importare tali animali. Fin quando ebbero un surplus di prodotti poterono effettuare tali scambi. In seguito, accresciuto il loro potere, i nomadi cominciarono a difendere i propri interessi e territori con arcieri a cavallo e i rapporti divennero conflittuali. Ondate di nomadi sconvolsero gli equilibri delle zone agricole euroasiatiche. In tale contesto nacque il commercio della seta in Eurasia.

Capitolo 1: Le origini delle vie della seta

Le origini delle vie della seta vanno ricercate nei rapporti tra la Cina urbano-agricola e due popoli pastori della steppa: gli Xiongnu, potente confederazione stanziata in Mongolia, e gli Yuezhi, stanziati nella Cina nordoccidentale. Entrambi i gruppi erano abili arcieri, si spostavano a cavallo e all'epoca non possedevano una lingua scritta.

Quando le cavallerie della steppa cominciarono a rappresentare una minaccia, la Cina stava attraversando il periodo noto come il periodo degli stati combattenti. Sette grandi stati indipendenti nelle valli del fiume Giallo e Azzurrosi combattevano per la supremazia, mentre i tre stati situati più a nord, Qin Zhao e Yan, dovevano far fronte alle razzie dei nomadi, i quali riuscivano a scappare prima ancora che gli eserciti cinesi riuscissero ad intervenire.

Perciò, ciascuno dei tre stati, fece costruire solide mura, le quali non permettevano ai nomadi di passare coi cavalli, ma solo di scavalcare. Tuttavia, ciò non fu sufficiente a risolvere un problema più generale: difendersi dalla cavalleria in un'epoca in cui l'esercito cinese si spostava ancora coi cocchi.

Così, re Wuling (325-299 a.C.) dello stato di Zhao, attuò una riforma dell'esercito:

  • Trasformò gli aurighi in cavalieri
  • Eliminò la gonna e le ampie divise tipiche cinesi e fece indossare ai soldati pantaloni lunghi fino alle ginocchia e maglie strette, proprio come i nomadi, dato che quello tipico cinese era inadatto a cavalcare

Si diffuse un grande malcontento, additarono tale riforma come anticinese. Infatti, all'epoca, il divario culturale aveva dato vita a grandi pregiudizi: i nomadi erano visti come barbari, i cinesi come mercenari inaffidabili. Nonostante il malcontento, molti stati seguirono il suo esempio, rendendosi conto dell'emergenza.

Ciò portò alla necessità di cavalli e di conseguenza di ampi pascoli. La Cina fu costretta a comprare cavalli dai nomadi e, fortunatamente, non tutti i nomadi erano ostili ai cinesi. Gli Yuezhi divennero ottimi partner commerciali. Essi erano, oltre commercianti di cavalli, commercianti di giada. Molti manufatti di giada furono ritrovati nelle tombe di grandi sovrani cinesi.

La dinastia Qin e la muraglia

221 a.C.: lo stato di Qin pose fine al periodo degli stati combattenti sconfiggendo i rivali e creando un unico impero. In quest'epoca, la Cina era impegnata in conflitti con gli Xiongnu. Al fine di contrastare le loro razzie, il sovrano Qin Shi Huangdi volle unire tutte le fortificazioni costruite nel periodo degli stati combattenti in un'unica grande muraglia. Così, gli scambi che un tempo avvenivano lungo tutta la frontiera si concentrarono in corrispondenza delle porte della muraglia. Huangdi aveva bisogno di sempre più cavalli per poter creare la sua cavalleria. Questi ultimi venivano forniti da un capo Yuezhi di nome Lou. Qin gli mostrò riconoscenza dando lui una posizione di potere a corte. Così, si creò un'alleanza. La dinastia Qin tuttavia durò poco (221-207 a.C.) e fu presto sostituita da quella Han.

La dinastia Han e gli scambi culturali

La dinastia Han inaugurò il proprio regno assumendo una posizione prettamente difensiva e dovette anche fare fronte a grandi problemi finanziari. A causa di essi, il sovrano dovette avviare una tregua con gli Xiongnu, creata tramite politiche matrimoniali tra principesse cinesi e capi Xiongnu. Ciò era un'umiliazione nazionale, ma l'unica possibilità di placare le ostilità. Le principesse avevano una grande dote, seta e cereali, e in cambio i nomadi davano ai cinesi dei cavalli. Ciò creò un periodo di pace e favorirono i commerci.

Dopo questo periodo, durato quasi 60 anni, l'impero Han divenne sufficientemente forte da abbandonare l'usanza e quando l'imperatore Wudi (140-87 a.C.) salì al trono, gli Han sferrarono un'offensiva, respingendo i nemici. Tuttavia, appena gli eserciti cinesi tornarono indietro, i nomadi ripresero le incursioni nei luoghi di confine. Han capì di necessitare un'alleanza e inviò un ambasciatore presso gli Yuezhi. A svolgere tale missione mortale, in una regione piena di nomadi, fu Zhang Qian. Egli fu fatto prigioniero e gli Xiongnu lo costrinsero a stare presso di loro per 10 anni. Sposò una donna nomade e creò con lei una famiglia ma restò sempre fedele alle proprie origini.

Il viaggio di Zhang Qian e gli Yuezhi

Intanto, gli Yuezhi erano usciti malconci dalle battaglie con gli Xiongnu e si erano avventurati verso ovest. Dunque, quando Qian arrivò, non trovò nessuno. Un capo locale gli diede ospitalità e gli comunicò che la tribù in questione si era mossa, così egli ripartì, per trovarli nell'odierno Afghanistan. Per circa un anno tentò di convincere il capo Yuezhi ma fu inutile, così tornò in Cina. Sebbene non fosse riuscito nell'intento primario, aveva comunque ristabilito rapporti con gli Yuezhi che condussero alla ripresa dei commerci.

Quando Zhang tornò in Cina, ormai i nomadi non costituivano più un pericolo. Perciò, Wudi aveva puntato a rafforzare il corridoio a ovest del fiume Giallo. La città di Anxi divenne il quartiere generale di questo lungo e stretto territorio e i militari che lo presidiavano introdussero l'agricoltura nelle sue oasi. Questo corridoio rappresentava un passaggio sicuro per i viaggiatori stranieri nel cuore agricolo della Cina. Incominciò così ad attirare i mercanti che passavano di qui nel loro viaggio verso la capitale. Ciò comportò la presenza di merci esotiche sempre più numerose. I mercanti portavano con loro anche informazioni su terre lontane e così gli storici cinesi iniziarono la stesura di resoconti dettagliati su terre remote.

Intanto, i rapporti tra la dinastia Han e gli Xiongnu divennero più distesi. Durante il regno dell'imperatore Yuandi (48-33 a.C.), un capo degli Xiongnu si alleò coi cinesi e andò alla corte di Yuandi per omaggiarlo. Quest'ultimo dunque, decise di dargli in sposa una principessa come simbolo di alleanza. Si offrì volontaria Wang Zhojun, donna dalla straordinaria bellezza, che fu celebrata numerose volte nel folclore, come donna di grande bellezza, che sacrificò sé stessa per la patria e che con immenso dolore dovette lasciarla, per vivere nella solitudine in un popolo straniero. Il matrimonio, tuttavia, fu fecondo e la donna diede luce a principi e principesse intenzionati a mantenere ottimi rapporti con la Cina, attraverso doni e cortesie reciproche. Tale relazione intima e pacifica si protrasse per anni.

Gli Yuezhi-Kushan

Dopo essere fuggiti, gli Yuezhi si stanziarono nell'odierno Afghanistan nordorientale. Più o meno nella stessa epoca, il capo di una tribù Yuezhi, quella Kushan, un tribù in un regno che dominò la regione chiamata fino a poco tempo prima Bactriana. Gli Yuezhi-Kushan fondarono qui un potente regno, introducendo in questa zona una nuova cultura e una nuova religione. Erano un popolo di guerrieri capaci nei commerci e ricchi. Ogni adulto in buona salute era un soldato.

Sotto molti aspetti l'impero ellenistico asiatico aveva ereditato le tradizioni dell'antica civiltà greca, pertanto era privo di una società centralizzata. Il suo sistema politico era formato da una rete di città stato fortificate, ognuna dotata di grande autonomia. La presenza degli Yuezhi-Kushan in Bactriana, non era derivata, come era solito, da una conquista militare di una società agricola da parte dei nomadi raziatori, bensì era nata dall'incontro di due civiltà con due culture molto diverse e molto sofisticate.

Già prima dell'arrivo degli Yuezhi-Kushan, la Bactriana aveva subito invasioni: la città di Ai-Khanum (sito archeologico che fornisce un quadro esaustivo della vita in una polis dell'antica Grecia, comprende un teatro, un ginnasio, alcuni templi e palazzi con mosaici e capitelli corinzi) era stata saccheggiata circa 15 anni prima che arrivassero gli Yuezhi e in questa occasione, il potere dei re bactriani giunse alla fine. All'epoca in cui Zhang Qian giunse in questa terra, essa non era più nota come Bactriana, bensì come Tokharistan (nome che giunse fino ai giorni nostri). Gli studiosi sanno che gli Yuezhi parlavano il tocario e il fatto che questa terra fosse nota come Tokharistan già in India poco dopo il loro arrivo, fa presupporre che qui vi fossero già insediati popoli di lingua tocaria.

La vita quotidiana non subì particolari modifiche in questo periodo, lo stile di vita ellenistico sembra essere sopravvissuto per un periodo, mescolandosi alla cultura nomade, in un processo lento e graduale. I nomadi, infatti, non volevano distruggere le città e trasformarle in pascoli, come vuole la visione stereotipata delle conquiste nomadi, bensì inserirsi come cittadini e governanti. Una volta arrivati nel Tokharistan, gli Yuezhi acquisirono familiarità con la cultura locale, soprattutto con la cultura materiale: ad esempio, cominciarono a commerciare vino.

Gli Han e i loro successori furono sempre disponibili ad accogliere mercanti Yuezhi in Cina e a lasciar loro dei salvacondotti, affinché potessero viaggiare ovunque all'interno della Cina. Alcuni documenti dell'epoca ci rendono noto che tali mercanti, provenissero essi dall'India, dall'Asia centrale o occidentale, erano sempre chiamati con l'appellativo di "

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cepula97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Basso Enrico.
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